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buona o cattiva fede del soggetto che, pur accorgendosi dell’errore dell’altro abbia fatto finta di

nulla.

DISCIPLINA DELLA RESCISSIONE

Generalmente la legge NON esprime un giudizio di MERITEVOLEZZA, al fine di non limitare la piena

realizzazione dell’autonomia privata del soggetto. Il contratto equo è quello lecito e voluto dalle parti.

Tuttavia ci sono dei casi in cui la stipulazione del contratto è avvenuta in condizioni di GRAVE

SQUILIBRIO, in cui una delle parti coinvolte ha approfittato dello stato di bisogno o di pericolo dell’altra

per trarne vantaggio personale, entrambi comportamenti considerati deplorevoli dall’ordinamento, per

quanto non costituiscano ILLECITO. In questi PARTICOLARI casi l’ordinamento interviene a tutela della

parte danneggiata attraverso lo strumento della RESCISSIONE, con conseguente rimozione degli obblighi

contrattuali. Nel primo caso la parte danneggiata si trovava in una situazione di disagio economico tale da

limitare la sua volontà, per cui essa può richiedere la rescissione purché la lesione ecceda la metà del

valore che la prestazione aveva al momento della stipulazione. Nel secondo caso, invece, la condizione

iniqua è dovuta alla necessita, della parte danneggiata, di proteggere sé stesso o altri dal pericolo di un

danno grave alla persona. In entrambi i casi, comunque, la parte avvantaggiata deve ESSERE A

CONOSCENZA dello stato di necessità in cui l’altra parte si trovava.

EFFETTI DEL CONTRATTO (fase di attuazione)

Per EFFICACIA DEL CONTRATTO si intende la sua IDONEITA’ a produrre effetti finali, ovvero una

modificazione dei rapporti giuridici tra le parti coinvolte, che siano rilevanti per l’ordinamento.

L’effetto immediato del contratto è la sua IMPEGNATIVITA’ (art. 1372 c.c), cioè la capacità di vincolare le

parti a tener fede agli impegni presi. Alcune disposizioni legislative approfondiscono il tema degli effetti:

a) di regola alle parti non è consentito sciogliersi UNILATERALMENTE dal contratto; tale facoltà, detta

di RECESSO UNILATERALE può essere tuttavia prevista dal contratto, ma applicabile solo prima

che questo entri in fase di attuazione.

b) Il contratto NON può produrre effetti giuridici nei confronti di TERZI, in quanto il vincolo è limitato ai

contraenti.

c) Gli effetti del contratto non si limitano a quelli espressi nello stesso, ma anche a quelli DERIVATI

dalla legge, dagli usi o dall’equità.

d) Gli effetti si distinguono in reali e obbligatori. Gli effetti REALI consistono nel trasferimento o

costituzione di un diritto reale ovvero nel trasferimento di un altro diritto; essi si producono in virtù

del PRINCIPIO CONSENSUALISTICO, cioè del semplice consenso delle parti legittimamente

manifestato, a prescindere dagli effetti obbligatori a essi collegati. Gli effetti OBBLIGATORI

consistono nell’impegno ad effettuare una certa prestazione (ad es. in un contratto di compravendita

l’effetto reale, cioè il trasferimento della proprietà, si produce al momento della conclusione a

prescindere dalla consegna del bene e dal pagamento del prezzo, ovvero gli effetti obbligatori che

ne scaturiscono).

CLAUSOLA DELLA BUONA FEDE

L’ordinamento stabilisce che in fase di ESECUZIONE, cioè di produzione concreta degli effetti, le parti

debbano comportarsi secondo buona fede (art. 1147 c.c. E’ possessore di buona fede chi possiede

ignorando di ledere l’altrui diritto..), ovvero non fare nulla che maliziosamente possa ledere l’altra parte,

compromettendo l’assetto degli interessi concordato nel contratto. 4

RISOLUZIONE DEL CONTRATTO

Si tratta di un procedimento per lo scioglimento del contratto in presenza di VIZI DELLA FASE DI

ESECUZIONE (vizi funzionali), cioè nella situazione in cui, pur essendo valido ed efficace, il contratto non

sia concretamente attuabile a causa di un mutamento delle condizioni di fatto, che incidono sull’assetto

degli interessi concordato. Nei contratti a prestazioni corrispettive le fattispecie per la risoluzione sono:

- INADEMPIMENTO, per cui una delle parti non effettui la prestazione prevista, lasciando la

prestazione dell’altra priva di GIUSTA CAUSA. Allorché la parte danneggiata può richiedere la

risoluzione del contratto con eventuale risarcimento danni, o anche l’adempimento coatto della

prestazione. L’art. 1455 c.c. pone tuttavia un limite alla risoluzione, specificando come non risolvibili

quei contratti in cui l’inadempimento di una parte ha SCARSA IMPORTANZA, cioè non costituisce

un danno rilevante agli interessi dell’altra. Criterio di valutazione è quindi la gravità. Nel contratto

può essere specificato, tramite una CLAUSOLA RISOLUTIVA ESPRESSA, le circostanze di

inadempienza al verificarsi delle quali il contratto può dirsi risolto.

- ECCESSIVA ONEROSITA’ SOPRAVVENUTA, ovvero la prestazione di una delle parti è divenuta

troppo onerosa, per cause STRAORDINARIE e IMPREVEDIBILI, rispetto agli accordi fissati. Simili

cause fanno riferimento ad eventi di mercato, in grado di generare un grave squilibrio sul piano

della convenienza economica dell’accordo. Si tratta quindi di fattori che non potevano essere

calcolati in anticipo dai contraenti. In circostanze normali, invece, prevale il principio dell’

AUTORESPONSABILITA’, per cui ciascuno è autonomo e responsabile della sua scelta di contrarre

in funzione dei propri mezzi economici e di una corretta analisi della convenienza. Per cui errate

valutazioni non possono costituire oggetto di tutela.

- IMPOSSIBILITA’ SOPRAVVENUTA, per cui un evento imprevisto rende DEFINITIVAMENTE

IMPOSSIBILE il realizzarsi della prestazione prevista dal contratto, rendendo priva di giusta causa

la controprestazione.

Esiste un’ulteriore ipotesi di sfasatura tra programma ed esecuzione, non imputabile alle tre circostanze

sopra descritte. Si tratta di quelle situazioni in cui, sebbene la prestazione rimane possibile, vengono meno

i MOTIVI del contraente, lo scopo ulteriore che ha determinato l’accordo; esso costituisce perciò una

QUALITA’ ESSENZIALE DEL BENE oggetto dello scambio, il quale non avrebbe senso al di fuori di quel

programma (per es. nel caso della conclusione di un “contratto d’affitto di un balcone al fine di assistere a

un concerto”, se il concerto viene annullato l’accordo non ha più ragion d’essere).

IL PROBLEMA DELL’ASIMMETRIA CONTRATTUALE

Sebbene l’ordinamento riconosca la piena autonomia contrattuale del soggetto e stabilisca l’uguaglianza

formale dei contraenti, sul piano pratico si assiste di fatto ad una accentuata asimmetria nel potere di

contrarre, che vede un soggetto forte, cioè l’impresa, ed uno debole. Essendo economicamente più forte

l’impresa detta le condizioni di mercato, ponendo un serio limite alla capacità di contrarre dell’altro

soggetto. Ciò significa che l’uguaglianza viene meno sul piano sostanziale e che si è reso, perciò,

necessario, porre dei freni all’autonomia privata per evitare che, altrimenti, il soggetto forte schiacci

letteralmente quello debole.

OBBLIGO DI CONTRARRE

L’art. 2597 c.c. stabilisce che chi esercita un’impresa in condizioni di MONOPOLIO LEGALE ha l’obbligo di

contrarre con chiunque richieda le prestazioni oggetto dell’impresa e di osservare la parità del trattamento.

Il rifiuto è legittimo qualora l’impresa abbia fatto tutto ciò che era necessario per adempiere alla

prestazione, ma, nonostante ciò, è risultato impossibile adempiere.

INSERZIONE AUTOMATICA DI CLAUSOLE 5

L’art. 1339 c.c. prescrive l’inserzione di clausole e prezzi di beni e servizi imposti dalla legge, DI DIRITTO

all’interno del contratto. Inoltre dispone che le clausole difformi alla legge vengano sostituite con quelle

previste dall’ordinamento. Tale meccanismo automatico previene l’estensione della nullità di una singola

clausola all’intero contratto. Si riscontra, quindi, la tendenza a garantire un livello dei prezzi equo su

determinate categorie di beni.

RAPPORTI DI LAVORO

Nei rapporti di lavoro il più delle volte il potere contrattuale del lavoratore è subordinato a quello

dell’imprenditore. Per questo esiste una disciplina in materia di rapporti di lavoro, che stabilisce determinati

criteri a tutela del lavoratore, per quanto riguarda:

a. calcolo della retribuzione, a sostegno del quale viene l’art. 36 della Costituzione, il quale autorizza

il giudice a rettificare un contratto di lavoro basato sull’accettazione di una retribuzione ingiusta;

b. definizione dei diritti non strettamente patrimoniali del lavoratore, quali diritti sindacali, sul luogo del

lavoro e definizione di correttezza del datore di lavoro nell’esecuzione del rapporto;

c. flessibilità del lavoro, ovvero durata e stabilità del posto di lavoro.

FINANZIAMENTO DELLE IMPRESE

Le banche costituiscono, ovviamente, un soggetto forte e determinano le condizioni di accesso al credito.

Lo Stato prevede misure di agevolazione all’impresa che chiede un finanziamento nella forma del

CONTRATTO DI CREDITO AGEVOLATO, il quale prevede che venga fissato un tasso politico a favore

dell’impresa, ma che sia comunque assicurato alla banca il tasso di mercato, per cui la differenza fra i tassi

viene coperta dallo Stato.

CONDIZIONI GENERALI DEL CONTRATTO

Nella contrattazione d’impresa, gli svantaggi ed i costi del contratto vengono quasi sempre addossati al

contraente debole, ovvero il consumatore. Il contratto d’impresa presenta alcune caratteristiche che lo

distinguono dai contratti ordinari:

- sul piano della redazione il contenuto contratto è PREDISPOSTO UNILATERLAMENTE

dall’impresa;

- sul piano della conclusione il contenuto stesso non è negoziabile, bensì frutto di un’accettazione

passiva da parte dell’altro soggetto contraente.

L’ordinamento interviene qui a disciplina del contratto d’impresa stabilendo, nell’art. 1341 c.c, come

condizione di efficacia del contratto, l’ONERE DI CONOSCIBILITA, ovvero che il soggetto predisponente

abbia messo la controparte in condizione di conoscere le condizioni generali del contratto. In sostanza

non è rilevante per la legge che il consumatore abbia effettivamente conosciuto le condizioni, perché

usando l’ordinaria diligenza che si richiede, egli avrebbe dovuto conoscerle prima di accettarle. Sul piano

pratico, tuttavia, il consumatore viene a conoscenza delle c.g.c, il più delle volte, solo al momento della

conclusione, e comunque quasi sempre a solo titolo informativo, essendo privato del potere di

negoziazione. Inoltre l’onere di conoscibilità è spesso reso inutile dall’inevitabilità dello scambio o

dall’assenza di reale concorrenza.

Solo per alcune clausole dette vessatorie l’ordinamento prevede il vincolo dell’accettazione per iscritto.

Esse sono clausole che producono un’alterazione del normale equilibrio contrattuale a vantaggio del

soggetto predisponente, il quale prevede limitazioni di responsabilità, sospensione dell’esecuzione e

facoltà che limitano la libertà contrattuale della controparte, che viene sobbarcata dei costi e rischi

dell’operazione. 6

CONTRATTI CON I CONSUMATORI

Il CONSUMATORE è il soggetto, che accede al mercato per soddisfare i bisogni quotidiani

personali o della sua famiglia, senza intenti speculativi, e in una posizione di istituzionale

debolezza, qual è quella tipicamente del soggetto che occupa la posizione finale nel processo

organizzativo della produzione e della distribuzione, sul quale confluiscono in buona misura i

costi dell’una e dell’altra. (Barcellona)

La nuova disciplina comunitaria, basata sulla direttiva CEE 93/131 e applicata in Italia nel 1994 (art. 25

della legge comunitaria), introduce la categoria dei CONTRATTI CON I CONSUMATORI e una serie di

misure a tutela degli stessi. Tra queste vi è la definizione di clausole abusive, intendendo una tipologia di

clausole vessatorie SEMPRE NULLE, quindi inefficaci, a prescindere dall’accettazione da parte del

consumatore. Appartengono a tale categoria:

- clausole che limitano od escludono la responsabilità dell’impresa in caso di morte o danno alla

persona del consumatore, qualora questo sia derivato da un fatto od omissione del professionista;

- quelle che limitano od escludono la facoltà del consumatore di agire nei confronti del professionista

o di altra parte in caso di inadempimento parziale o totale o di adempimento inesatto del

professionista;

- ed infine quelle che estendono l’adesione del consumatore a clausole che egli non ha avuto modo

di conoscere prima della conclusione del contratto.

LE OBBLIGAZIONI

Per OBBLIGAZIONE si intende il rapporto giuridico tra due soggetti, un CREDITORE e un DEBITORE, il

primo soggetto attivo titolare di una PRETESA, mentre il secondo soggetto passivo obbligato a soddisfarla.

Oggetto della pretesa creditoria è la PRESTAZIONE DOVUTA, ovvero un dare, un fare, o un non fare, che

rappresenta quindi l’obbligo del debitore. Fonte dell’obbligazione, in base all’art. 1173 c.c., può essere il

CONTRATTO, il FATTO ILLECITO, o qualsiasi altro ATTO o FATTO idoneo a produrla. Requisito essenziale

della prestazione (art. 1174) è la PATRIMONIALITA’, cioè la suscettibilità di valutazione economica

secondo il parametro di mercato.

L’obbligazione è l’elemento fondante dei rapporti di scambio di natura contrattuale, in quanto

l’adempimento delle obbligazioni contrattuali costituisce il criterio di adempimento del contratto stesso.

Inoltre è lo strumento mediante il quale l’ordinamento garantisce la riparazione di un danno alla sfera

giuridica altrui, in seguito ad un fatto illecito, con conseguente reintegrazione dei diritti violati. Ad esempio,

in merito ad un contratto risolto per inadempimento, l’obbligazione risarcitoria fornisce al creditore,

temporaneamente “espulso” dal mercato, la garanzia di rientro attraverso il risarcimento del danno subito.

DOVERI DEL CREDITORE E DEL DEBITORE

A entrambi i soggetti coinvolti nel rapporto obbligatorio è richiesto dalla legge, in base all’art. 1174 c.c., di

comportarsi secondo CORRETTEZZA (con rimando quindi al principio della buona fede), ovvero

coerentemente con l’assetto degli interessi cui l’obbligazione è strumentale. La buona fede non può essere,

comunque, fonte di ulteriori obblighi.

In riferimento al comportamento del debitore l’ordinamento stabilisce inoltre, nell’art. 1175, che

nell’adempiere l’obbligazione, il debitore debba usare la diligenza del buon padre di famiglia, elevando

quindi tale comportamento a criterio di MISURA dell’adempimento stesso. La diligenza è perciò la misura

dello sforzo richiesto al debitore, che nell’adempiere l’obbligazione, dovrebbe osservare le REGOLE

TECNICHE che appartengono all’attività svolta, come si confà al padre di famiglia medio. 7


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in organizzazione e marketing per la comunicazione d'impresa
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matteopratelli87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi giuridici e mercato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Messinetti Raffaella.

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