Sintesi archeologia classica
L'archeologia classica e lo studio del passato
L'archeologia è la disciplina che studia la conoscenza del passato, cioè del mondo antico, attraverso i dati materiali (monumenti, edifici, manufatti etc). Il termine archeologia deriva dal greco e vuol dire letteralmente "discorso sul passato".
Il contributo di Tucidide
L'opera dello storico Tucidide del V secolo a.C. "La guerra del Peloponneso" si apre con una sezione che prende proprio il nome di "Archeologia" e che narra la storia dei Greci dalle origini fino allo scoppio della guerra. Egli effettua una deduzione storica partendo da un dato archeologico. Quindi, sebbene il termine fosse già presente, Tucidide è il primo che utilizza tale parola associata al metodo analitico archeologico di riferirsi a testimonianze materiali: in particolare, egli racconta di un gruppo di genti provenienti dalla Caria avrebbe abitato l'isola di Delo molto prima degli ateniesi, e la prova è il rinvenimento di una necropoli con tipologia di sepolture e oggetti di corredo propri di quella popolazione.
Il Medioevo e il Rinascimento
Il Medioevo rappresenta un periodo di frattura tra l'epoca classica greca e romana e quello che poi sarà il Rinascimento dal Cinquecento: in questo periodo intermedio, quando molte conoscenze e la stessa cultura del passato erano andate perdute, si convive con le rovine del mondo antico senza avere la percezione della classicità in quanto si sentiva una certa continuità data la vicinanza temporale. Molti monumenti vengono addirittura distrutti per ricavare materiale per le costruzioni o per costruire chiese o altri edifici in quegli stessi siti: le rovine greche e romane testimoniavano la vittoria del cristianesimo sulle religioni pagane.
Nel Quattrocento, con la rinascita degli studi classici e con la formazione di una concezione della classicità come qualcosa di diverso dal presente, si inizia a sviluppare un certo interesse verso l'antichità: prima per le opere letterarie degli antichi, poi anche per gli oggetti classici. Il mondo classico inizia ad essere rispettato, visto come modello di civiltà, bellezza e di valori morali. L'archeologia diviene mezzo per conoscere e studiare l'antichità in sé e per sé, nasce una certa passione per gli oggetti antichi che vengono messe insieme in collezioni (collezionismo antiquario).
Data questa loro destinazione, venivano presi in considerazione solo quegli oggetti caratterizzati da un'oggettiva bellezza artistica, che avrebbero fatto bella figura nelle collezioni, che avrebbero generato la "maraviglia" nell'osservatore. Le collezioni di oggetti "meravigliosi" antichi erano esposte dai nobili insieme ad oggetti esotici e particolari nelle Wunderkammer, ovvero le stanze delle meraviglie. Accanto al fenomeno del collezionismo, tra Quattrocento e Cinquecento rinasce anche il genere letterario delle "mirabilia", ovvero delle descrizioni di edifici e monumenti antichi, che facevano anche da guida.
Il contributo di Johann Joachim Winckelmann
Una reazione all'antiquaria si avrà appunto soltanto nel Settecento, grazie all'operato del tedesco Johann Joachim Winckelmann, considerato in padre dell'archeologia moderna. Nasce nella Sassonia del 1717, figlio di un ciabattino, si iniziò al mondo classico mentre lavorava in una biblioteca, si convertì al Cristianesimo, si trasferì a Roma, fece carriera in questa città e si interessò anche a Pompei ed Ercolano. La sua opera principale, "Storia delle arti del disegno presso gli antichi", sarà il pilastro dell'archeologia moderna perché critica i metodi di scavo (sterro) fino ad allora utilizzati e perché inizia a dividere l'età classica in diverse fasi temporali, ognuna caratterizzata da uno stile:
- Stile antico (età arcaica)
- Sublime o "del periodo aureo" (V-IV secolo a.C.)
- Bello (dalla seconda metà del IV secolo a.C.)
- Periodo della decadenza (dal III-II secolo a.C. All'età imperiale romana)
Scoperte che poi faranno vacillare la tale classificazione sono che essa si basava sulle notizie su artisti e opere dell'antichità forniti dalle fonti letterarie e soprattutto che essa avveniva sull'analisi di opere che non erano originali greche, ma copie romane che quindi non potevano avere le stesse caratteristiche delle opere originali. Nello stile antico del Winckelmann sono compresi sia lo stile arcaico che lo stile severo; in quello sublime ci sono opere di diversi autori, quindi con diversi stili; nel periodo decadente sono comprese le opere dell'età ellenistica e di età romana.
L'arte greca e l'influenza di Winckelmann
L'arte greca, secondo il Winckelmann, nella sua fase sublime, aveva raggiunto la perfezione, il Bello Assoluto, che non poteva essere eguagliato dagli artisti delle epoche successive. L'opera che secondo lui incarnava questa perfezione è l'Apollo del Belvedere: esso incarnava "la primavera eterna, la piacevole gioventù, il bello sovrumano, perché in quella figura nulla v'è di mortale, nessun indizio si scorge dei bisogni dell'umanità".
Esplorazioni e scoperte nel Settecento e Ottocento
Nel corso del Settecento nascono i primi gruppi inglesi di appassionati dell'antico che, a seguito dei nobili che percorrevano gli itinerari del Gran Tour, visitavano ed esploravano i grandi siti della classicità e portavano a Londra parte dei frutti delle loro scoperte. Tuttavia è soltanto dai primi decenni del XIX secolo che queste esplorazioni diventano più frequenti: esse sono indirizzate soprattutto in Grecia, specialmente ad Atene. Qui gli inglesi (e in particolare lord Elgin) portarono alla luce e poi in parte nella madrepatria molte sculture di Fidia che erano state collocate nel timpano del Partenone dell'acropoli di Atene.
L'operato di Winckelmann aveva talmente influenzato la concezione dell'arte che chi trovò le statue non credette fossero di Fidia, ma suoi rifacimenti romani, perché non rispettava lo stile che a detta del tedesco doveva essere del periodo di Fidia. Quindi il valore di queste opere non fu quello che esse meritavano, solamente quando Canova apprezzò queste opere come straordinarie, queste iniziarono ad essere acquistate dai nobili inglesi, seppure ad un prezzo molto inferiore al valore effettivo.
Addirittura Stendhal affermò di preferire queste sculture all'Apollo del Belvedere. Lo stesso accadde in occasione degli scavi per il santuario a Zeus di Olimpia, nella seconda metà dell'Ottocento ad opera di tedeschi: fu scoperto il più grande complesso di sculture dopo il Partenone, ma anche in questo caso non fu data importanza a queste opere.
Heinrich Schliemann e la scoperta delle aree omeriche
Un importante personaggio per la scoperta delle aree di ambientazione dei poemi omerici fu Heinrich Schliemann, il quale era un ricco mercante, profondo conoscitore dei poemi omerici: egli si recò nell'Asia minore, area dove si trova Troia secondo Omero, e da' vita a quello che si avvicina di più ad uno scavo stratigrafico moderno, riuscendo ad individuare nel nono strato quello che secondo lui era lo strato che corrispondeva al tempo della sconfitta di Troia contro i greci. Poi si dedicò a Micene e alla ricostruzione della civiltà micenea pre-ellenica.
La cosa interessante è ancora la stretta relazione tra strumento letterario e ritrovamento archeologico.
L'archeologia filologica in Germania
In Germania negli anni '30 dell'Ottocento nasce una disciplina chiamata "archeologia filologica": lo scopo principale era quello di dare fondamento a ciò che dicevano i libri di arte tramandati attraverso il Medioevo. Lo studio era caratterizzato da:
- Uso delle fonti letterarie relative all'arte antica (in particolare "Viaggio in Grecia" di Pausania, "Storia naturale" di Plinio e "Architettura" di Vitruvio)
- Individuazione delle statue descritte nei testi tra quelle conservate (quasi tutte copie romane)
- Analisi delle copie romane per risalire all'originale greco
Il limite a questo tipo di studio era il fatto che si era troppo legati alla fonte letteraria, quindi era più storia dell'arte che archeologia.
Archeologia preistorica
Nel corso dell'Ottocento nacque però anche l'archeologia preistorica e protostorica, una disciplina che ovviamente non poteva fare nessun riferimento sulle fonti letterarie e quindi bisognò per forza sviluppare delle tecniche di indagine sul terreno molto scrupolose ed accurate per ricercare fonti biologiche e resti che in qualche modo potevano permettere lo studio delle ere preistoriche.
Un archeologo preistorico all'inizio dell'Ottocento iniziò a riordinare i reperti del Museo Archeologico Nazionale Danese ed effettuò una prima periodizzazione delle ere preistoriche dimostrando che era possibile pervenire a scoperte archeologiche interessanti anche senza avere le opere letterarie come punto di riferimento. Quella preistorica, che veniva chiamata "archeologia degli analfabeti", influenzerà poi col suo metodo anche l'archeologia classica.
La scuola viennese e il cambiamento di prospettiva
Agli inizi del '900, con l'influenza della teoria dello "storicismo" (ogni fenomeno deve essere analizzando a partire dal contesto storico che lo ha generato), si ebbe un superamento della visione neoclassica dell'arte. Ciò avvenne a Vienna, nella cosiddetta "scuola viennese": gli studiosi che appartenevano a questa corrente si concentravano sul concetto di stile artistico, e sul fatto che ogni stile doveva essere inserito in un determinato contesto storico, quindi a posteriori non è possibile giudicare uno stile migliore di un altro.
Questo mutamento di pensiero si traduce soprattutto in una rivalutazione dell'arte romana, fino ad allora considerata come arte della decadenza. Nel ventennio fascista addirittura l'arte romana divenne un modello da seguire e riadattare alla situazione politica italiana: essa rappresentava la grandezza e la superiorità della civiltà romana di cui il popolo italiano era ritenuto erede diretto. Quindi si riprendono simboli del comando imperiale romano come il fascio littorio.
L'evoluzione dell'archeologia nel XX secolo
Negli anni '50 si ha una svolta: l'archeologia non è più solo studio del mondo classico, storia dell'arte antica, non si fonda più solo sulle fonti letterarie, ma diviene una scienza storica con una metodologia propria, altamente scientifica e scrupolosa. Sicuramente hanno influito gli studi sulle civiltà preclassiche, quindi con l'influenza dell'archeologia preistorica e protostorica, e anche gli studi sulle civiltà antiche e non classiche, come quella mesopotamica, iranica etc.
La personalità che in questo periodo permette una svolta in Italia è Ranuccio Bianchi Bandinelli, il quale afferma appunto che l'archeologia non è più solo storia dell'arte, com'era quella winckelmanniana. Anzi la storia dell'arte è un suo aspetto non primario, che tende ad inserirsi come particolare momento entro un più ampio quadro storico; solamente scoprendo i nessi economici, politici e i rapporti ideologici, l'opera d'arte assume il suo reale valore storico, di testimonianza.
Archeologia processuale e postprocessuale
Negli anni '60 si ha una forte riflessione teorica e metodologica soprattutto sul come utilizzare il dato archeologico: le più importanti sono la "archeologia processuale" della scuola inglese, e la "new archeology" di quella americana. Queste due scuole studiando le società antiche arrivano alla conclusione che esistano delle costanti antropologiche, delle leggi che guidano l'agire umano e lo sviluppo culturale della società, soprattutto in merito alla capacità dell'uomo di adattarsi all'ambiente naturale e sociale.
Quindi per un'analisi storica è utile confrontare diverse società anche appartenenti ad epoche diverse. Il punto debole di questo tipo di visione è che in realtà questo confronto può far perdere di vista la specificità dei diversi periodi, ci possono essere delle affinità per esempio tra un gesto in diverse società, ma non è detto che le varie società danno lo stesso significato a quel gesto. Subito nacquero critiche quindi a questo pensiero, e già negli anni '70-'80 nasce la "archeologia postprocessuale", la quale privilegia l'individuo e la specificità di ogni civiltà e di ogni cultura.
Archeologia moderna
L'archeologia oggi è la scienza che studia la storia attraverso lo testimonianze materiali, si avvale di tecnologie e di una metodologia specifica, cioè quella dello scavo stratigrafico, non è più storia dell'arte ma comprende numerosi specialismi: dell'arte, dell'architettura, degli oggetti etc. L'archeologia si avvale di numerose discipline di supporto: archeozoologia e archeobotanica, archeoastronomia, archiviazione e ricostruzione virtuale, chimica, fisica, geologie, paleontologia e così via. Tanti tipi diversi di archeologia, ma tutte utilizzano lo stesso metodo.
Metodi dell'esplorazione archeologica sul campo
Fino a qualche decennio fa per scavo si intendeva uno "sterro", cioè uno scavare e svuotare un sito dalla terra per cercare tesori, ovvero delle vere opere d'arte da poter esporre nei musei o nelle collezioni private. Oggi invece si lavora per "scavi stratigrafici", metodo scientifico di indagine archeologica. L'archeologia prende questo metodo dalla geologia: esso consiste in un'indagine della stratificazione del terreno, ovvero la sovrapposizione di strati, fosse, fondazioni murarie etc.
Secondo Carandini, il compito dello scavatore è stabilire la sequenza delle azioni e delle attività naturali e umane accumulatesi entro un determinato spazio e tempo, prima singolarmente distinte e poi messe in relazione tra loro. Un primo accenno ad un metodo di scavo stratigrafico fu eseguito da Schliemann a Troia; in realtà il primissimo scavo pseudo-stratigrafico fu effettuato nel 1784 in Virginia per analizzare una tomba. I primi tentativi di definire una metodologia scientifica risalgono agli anni '30 del Novecento, grazie a Wheeler, il quale applicò il metodo stratigrafico ma su saggi quadrati regolari: si andava ad effettuare lo scavo per strati un quadrato regolare alla volta, ovviamente documentando scientificamente tutto ciò che si trovava.
Lo spazio di terra tra un saggio ed un altro viene chiamato "risparmio". Questo metodo però non fu molto utilizzato successivamente, perché poteva accadere che ciò che si veniva a trovare nel risparmio era prezioso, oppure che gli strati si situavano in pendenza, quindi si faceva confusione nell'attribuzione di un reperto ad un'epoca piuttosto che un'altra.
Motivazioni e metodi per la scelta dell'area di scavo
Perché si decide di scavare in un'area? O perché in quell'area si sono avuti dei rinvenimenti fortuiti, e quindi si dà vita a scavi occasionali, o perché ci sono delle strutture visibili, o per uno studio preliminare di un territorio e della sua storia da cui può derivare un programma di ricerca scientifica finanziato da università o da centri di ricerca. Vi sono poi gli scavi di "emergenza" o di "salvataggio", cioè quelli occasionati da lavori pubblici (infrastrutture, manutenzione etc). La cosiddetta "archeologia preventiva" prevede indagini preliminari alla realizzazione di opere pubbliche per individuare le zone meno "a rischio" di rinvenimenti archeologici, per non ricorrere poi a scavi di emergenza che comportano costi e allungamento dei tempi di realizzazione dell'opera.
Per quanto riguarda la scelta dell'area da indagare spesso si utilizza un metodo chiamato "survey": un gruppo di archeologi e specialisti in vari campi scientifici effettuano una ricognizione sistematica di un'area, scelta perché magari ci sono evidenze in superficie (cocci ceramici, resti di muro etc.): l'area quindi viene esplorata, si raccolgono i materiali, si documentano e localizzano le strutture e reperti; in base alla cronologia dei reperti ci si può fare un'idea sul periodo di frequentazione del sito ed eventualmente programmare uno scavo. La survey può essere intensiva (diffusasi solo dagli anni '70 in poi) o estensiva (la più utilizzata dal Settecento), a seconda dell'estensione del sito da esplorare.
Altre indagini preliminari possono essere le fotografie aeree e il georadar: le prime vengono effettuate soprattutto negli spazi aperti e poco abitati, il secondo misura i campi magnetici presenti nel terreno e la resistività del terreno per sentire cosa c'è sotto la superficie.
Formazione delle unità stratigrafiche
Ma come si formano le unità stratigrafiche? Si inizia con una situazione di partenza dove c'è un terreno inutilizzato. Con l'insediamento dell'uomo si iniziano a costruire i primi edifici, ma prima si scavano delle fosse dove andranno le fondamenta dei muri portanti della costruzione, quindi spesso il terreno che si trova sopra un altro strato è più antico in quanto è la rimanenza degli scavi della fossa. La situazione è stabile fino ad un evento straordinario (terremoto, alluvione etc) che fa crollare l'edificio o parte di esso. Questi resti, come deposito alluvionale, per l'accumulo di materie dovuto all'azione del vento o per altri motivi, si accumulano in un determinato strato del terreno e quindi vengono sepolti. Quindi la stratificazione avviene per cicli, cioè per l'alternanza di periodi di attività e periodi di pausa.
Ovviamente si può dire che ogni scavo costituisca una distruzione, quindi è importantissimo che ogni minima cosa sia documentata attraverso fotografie, piante, disegni geometrici etc. Altro elemento molto importante è la misurazione delle quote perché ad ogni quota c'è uno strato, quindi un errore nella misurazione farà sballare tutto il lavoro svolto di analisi.