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Economia e dinamica industriale

Lezione 1 (17/09/2019)

Spillover = termine con cui si indicano le esternalità (positive o negative) derivanti dai comportamenti dei singoli o delle imprese. In particolare, si è in presenza di esternalità quando un individuo o un’impresa mettono in essere un’azione che ha effetti (benefici o malefici) su un altro operatore, che non paga o non viene pagato per tali effetti.

Fare rete = mutuo interesse da parte di imprese a collaborare interconnettendosi tra loro.

Distretti industriali = concentrazione di imprese che operano nella stessa filiera (all’interno di questi distretti si verificano delle esternalità di rete).

3 gruppi di tematiche

  • Imprenditorialità = Processo di formazione delle imprese
  • Innovazione = Processi innovativi -> contribuiscono alla crescita e competitività delle imprese
  • Esternalità di rete

Distribuzione dimensionale delle imprese

Le imprese nascono con una certa dimensione iniziale e pertanto le collocheremo in una certa classe dimensionale.

Esempio:
Paesi presi in considerazione: Germania – Francia – Italia – Spagna – Regno Unito

Perché c’è eterogeneità nella distribuzione dimensionale?

Imprese con 0 addetti -> imprese con solo il titolare e qualche coadiuvante
Micro imprese 1-4
5-9
Macro imprese 10 o più
All’aumentare della dimensione dell’impresa i tassi di natalità diminuiscono.

Motivi

  • Barriere all’entrata, ad esempio di natura strutturale, che limitano l’ingresso di nuove imprese. Vincoli finanziari: le imprese preferiscono finanziarsi attraverso risorse proprie, ma ci sono altre possibilità come il debito bancario o gli strumenti di tipo equity (Obbligazioni). Queste ultime sono le meno preferite poiché il venture capital gioca un ruolo fondamentale ed è fortemente invasivo e limitante per la possibilità di un imprenditore di assumere le proprie decisioni in maniera indipendente.
  • Caratteristiche degli individui: ad esempio genetiche -> gene dell’imprenditorialità (Sindrome di Asperger)

Regno Unito -> Liberal market economy -> imprese mediamente più grandi
Paesi mediterranei -> Imprese piccole e piccolissime

Le imprese differiscono per:

  • Dimensione
  • Stato
  • Valore aggiunto
  • Occupati

Concorrenza perfetta

  • Atomicità: Gran numero di imprese attive ciascuna delle quali è troppo piccola per influenzare il comportamento di altre imprese
  • Omogeneità del prodotto: Tutte le imprese vendono lo stesso prodotto
  • Informazione perfetta: Consumatori e venditori conoscono i prezzi praticati da ciascun venditore
  • Simmetria tecnologica: Tutte le imprese hanno accesso alla stessa tecnologia
  • Libertà di entrata e assenza di costi irrecuperabili: Implica barriere all’entrata non significative e efficienza dei mercati secondari. Qualsiasi numero di imprese e qualsiasi distribuzione dimensionale delle imprese sono possibili. Ne scaturisce una distribuzione di frequenza piatta oppure si può ipotizzare una distribuzione normale dove media, mediana e moda coincidono

Perché utilizzo metodi quantitativi? Per verificare la regolarità empirica che supporti una certa distribuzione di frequenza. L’evidenza empirica mostra regolarità valide sia nel tempo che per contesti settoriali e territoriali diversi:

  • Fattori specifici rispetto a ciascuna industria e qualsivoglia ampiezza del mercato determinano il numero e la dimensione delle imprese nei vari contesti;
  • La tipica distribuzione delle imprese in gran parte delle industrie è la log-normale.

Barriere all'entrata

Indicano l’intensità di spesa promozionale e pubblicitaria, barriera all’entrata molto significativa e indice di una media o grande impresa. Il modello tradizionale ipotizza che molti imprenditori vorrebbero entrare in mercati altamente profittevoli (→teoria della ‘fila’ di imprenditori→ «Jacks/Jacquelines of all trades..»;

  • La presenza di barriere all’entrata potrebbe tuttavia rendere molto redditizia l’attività delle imprese attive (incumbent); rappresentando un meccanismo di esclusione di quelle nuove (new comer);
  • Natura delle barriere all’entrata:
    • Strutturali: gli incumbent godono di vantaggi naturali dal lato dei costi, del marketing o della regolamentazione pubblica;
    • Strategiche: gli incumbent intraprendono deliberatamente azioni aggressive tese a scoraggiare e contrastare l’entrata (azioni deterrenti).

Non c’è correlazione tra tasso di natalità e tasso di penetrazione nel mercato (in caso di nuove imprese il tasso di penetrazione nel mercato è molto basso o irrilevante).

Tassi di entrata e di uscita

Secondo il modello di concorrenza perfetta, in ogni periodo si dovrebbero osservare questi due fenomeni:

  • Entrata: nelle industrie in cui le imprese attive ottengono extraprofitti
  • Uscita: dalle industrie in cui le imprese attive ottengono profitti inferiori a quelli normali

Anche queste ipotesi sono contraddette dall’evidenza empirica: entrata e uscita sono due facce della stessa medaglia, si verificano simultaneamente con entrata lorda e uscita che risultano molto più elevate dell’entrata netta. Gli studi empirici sull’entrata mostrano in effetti che la creazione di una nuova impresa è un’attività rischiosa, con un’alta probabilità di insuccesso. Un’interpretazione alternativa è allora che entrata e uscita sono un meccanismo di selezione capace di individuare le imprese efficienti abbastanza da poter sopravvivere in una certa industria, anziché un meccanismo di aggiustamento automatico capace di spingere verso zero i profitti degli incumbent. I tassi di entrate e di uscita sono correlati positivamente ossia se tante imprese entrano in un mercato altrettante imprese usciranno da quel mercato.

Motivo dell'elevata propensione all'imprenditorialità durante la recessione?

Questo potrebbe spiegarsi con il fatto che in presenza di condizioni avverse l’approccio all’imprenditorialità potrebbe essere l’unica opportunità di procurarsi reddito => Imprenditorialità di necessità. A volte le imprese incorrono in perdite ma continuano a restare sul mercato in attesa di tempi migliori, questo perché la transizione da una tipologia occupazionale ad un'altra ha dei costi => Costi di transizione.

Lezione 2 (19/09/2019)

Come misurare il processo di entrata?

Attraverso la costruzione di indici (natalità, mortalità, fertilità…). Ogni indice: offre una visione diversa, anche se dello stesso fenomeno; e sottende una teoria economica diversa.

Misure di demografia imprenditoriale

1) Approccio ecologico

  • L’approccio ecologico standardizza il numero di entranti per quello degli incumbent (imprese già attive), allo scopo di cogliere l’ampiezza dell’attività di start-up rispetto a quella della esistente popolazione di imprese. Esso può essere dunque descritto come una rappresentazione del rapporto tra i nuovi imprenditori e quelli esistenti. Quanta è più piccola l’indagine dell’unità territoriale, più dobbiamo tenere conto degli effetti spaziali. Lo si utilizza per calcolare una serie di misure della demografia imprenditoriale:
    • Indice di natalità: rapporto % fra le imprese nate e le attive.
    • Indice di mortalità: rapporto % fra le imprese cessate e le attive.
    • Indice di sviluppo: rapporto % fra il saldo (nate – cessate) e le attive.
    • Indice di dinamica: rapporto % fra la somma (nate + cessate) e le attive.

2) Approccio Labour Market (elaborato in base al mercato del lavoro)

  • L’approccio labour market standardizza il numero dei new comer rispetto alla consistenza numerica delle forze di lavoro o della popolazione in età lavorativa (15-64); Esso assume implicitamente (hp di base) che tutte le imprese siano il risultato di una scelta occupazionale:
    • I nuovi imprenditori sono individui che in precedenza facevano parte delle forze di lavoro svolgendo o cercando attivamente un lavoro alle dipendenze: decidono di utilizzare la propria conoscenza del processo produttivo e del mercato per passare da un lavoro alle dipendenze a un lavoro autonomo (Masters of one trade ..).
  • Pertanto, ogni individuo sul mercato del lavoro è un potenziale imprenditore, che potrebbe avviare una propria impresa.
  • Sulla base di questo approccio il tasso di imprenditorialità (densità delle nuove imprese) è calcolato come quota % dei proprietari di impresa sul totale delle forze di lavoro (per cento).
    • In Italia è del 20%, ma è sempre positivo nel tempo: struttura produttiva frammentata.

Teorie dell'imprenditorialità

Prime teorie dell’imprenditorialità

1- Arbitraggio, assunzione di rischio, incertezza.
  • Richard Cantillon (1755): imprenditore come «arbitraggista», speculatore e assuntore di rischio:
    • Conduce attività di scambio e ne assume il rischio acquistando a prezzi certi e rivendendo a prezzi incerti:
    • Rischio e profitto: chiunque percepisca un reddito incerto può essere considerato un imprenditore;
    • Imprenditore di successo:
      • Rende dinamico un sistema economico altrimenti statico a causa dell’incertezza che limita l’attività di scambio;
      • Agevolando la produzione e lo scambio consente al sistema economico di raggiungere l’equilibrio.
    • Imprenditore non di successo:
      • Cessa l’attività, in un meccanismo nel quale solo i “più adatti” sopravvivono (Spencer vs. Darwin).
    • Nuovi imprenditori:
      • Entrano in scena quando e dove vi è persistenza dei profitti nel lungo periodo;
    • Innovazione: NO
    • Percezione e intuito: SI
1.2 - Coordinamento dei fattori di produzione.

Jean-Baptiste Say (1828): l’imprenditore combina e coordina i fattori della produzione, tenendo per sé il «residuo» sotto forma di profitto. Caratteristiche personali dell’imprenditore:

  • Saggezza.
  • Perseveranza.
  • Esperienza.
  • Capacità di risolvere problemi.

Da Cantillon a Kirzner

4.1 - L’imprenditore ‘attento’ (‘alert’).

Israel Kirzner (1973, 1985): l’imprenditore è attento a cogliere opportunità di profitto sottovalutate o non percepite dagli altri individui, scoprendo e sfruttando fallimenti del meccanismo di determinazione dei prezzi:

  • Alertness: la lucidità mentale che porta l’imprenditore a scoprire nuove opportunità prima di altri non viene spiegata e non vengono fornite indicazioni su come essa potrebbe essere sviluppata (politiche per la diffusione della consapevolezza imprenditoriale?);
  • Gifford (1998): modello kirzneriano nel quale gli imprenditori dotati di maggiori competenze manageriali hanno maggiore probabilità di percepire nuove opportunità (sono cioè più “alert”).

Da Cantillon a Knight

2.2 - Imprenditorialità, rischio, e incertezza.

Frank Knight (1973, 1985): gli individui sono opportunisti e diventano imprenditori quando i rendimenti attesi, scontati di un fattore di rischio, sono relativamente favorevoli o, in alternativa, diventano lavoratori dipendenti quando il lavoro salariato è più conveniente. Gli imprenditori hanno informazione limitata sulle fonti di approvvigionamento di risorse naturali, sul cambiamento tecnologico e sui prezzi. Caratteristiche salienti:

  • Autostima.
  • Saggezza.
  • Carattere avventuroso.
  • Lungimiranza.
  • Fortuna.
  • Perspicacia.

Imprenditorialità "Schumpeteriana"

3.1- Innovazione e «distruzione creatrice».

Joseph Schumpeter (1912, 1934, 1942): l’imprenditorialità implica l’innovazione. L’imprenditore non opera cambiamenti graduali ai metodi di produzione, ma sviluppa nuovi prodotti, modifica routine consolidate ed è la forza trainante dello sviluppo economico.
L’imprenditore:

  • Non è un assuntore di rischio: “finanziatori esterni” (capitalisti, banchieri) si fanno carico del rischio connesso allo svolgimento di attività imprenditoriali.
  • No Intrapreneurship: con l’avvento delle grandi imprese capitalistiche scompare la figura dell’imprenditore.
3.1- …continuazione.
  • Gli individui imprenditorialmente attivi sono le forze trainanti del cambiamento strutturale (agenti di cambiamento);
  • Gli imprenditori sono “figure energiche” che mettono in mostra le loro “caratteristiche essenziali” introducendo il “nuovo” in varie attività e che “si discostano dalle routine standardizzate alle quali i manager uniformano i propri comportamenti” (Schumpeter, 1911, p. 171);
  • “Soltanto nelle economie contemporanee queste figure energiche hanno assunto un ruolo così importante da andare a rappresentare una classe speciale di soggetti economici e da ricevere la denominazione di imprenditori”.

Leibenstein

4.1- Leadership e motivazione.

Harvey Leibenstein (1968): gli imprenditori introducono cambiamenti di natura graduale ai prodotti e ai processi produttivi esistenti, attraverso una combinazione di leadership, motivazione, capacità di risolvere situazioni critiche di assumere rischio. In effetti:

  • Le grandi imprese burocratizzate possono trovare eccessivamente costosa l’introduzione di innovazioni radicali poiché, a causa di possibili problemi di agenzia, esse potrebbero preferire lo sviluppo di innovazioni incrementali, anche se queste garantiscono rendimenti più bassi, a quello di innovazioni.
4.2- Aspetti personali o psicologici.

Gli imprenditori di successo hanno speciali, innate caratteristiche individuali:

  • Necessità di “riuscire”. Una società con un alto livello di questa caratteristica produrrà imprenditori più determinati.
  • Elevato “internal locus of control”. Gli imprenditori hanno la convinzione innata che la loro performance dipenda prevalentemente dalle loro azioni, anziché da fattori esterni.
  • Tolleranza dell’ambiguità. Gli imprenditori hanno una capacità maggiore di quella dei dipendenti di operare in ambienti nei quali il contesto complessivo è mal definito o ambiguo (preferenza per l’incertezza?).
  • Altro. Competitività, sicurezza, impazienza, egoismo, intuizione, coscienziosità, disponibilità
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher isabellaisoldi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e Dinamica Industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Santarelli Enrico.
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