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[ 

- + -k-i/k

o ancora: (ATT + PAS) = Fl

IND/k-i/k

Possiamo immaginare questa espressione:

+ -

[11] (FL + FL ) = FLN

k-i/k k-i/k

come espressione di compattamento perché in sostanza abbiamo riespresso la [9] e la [10] in termini

 

minuscole

di massima sintesi per cui le Fl sono diventate tutte maiuscole FL e quindi vengono

compendiate e dà il flusso netto FLN che riproduce il primo membro della seconda uguaglianza

k-i/k

[B], che è ritornata compatta e che equivale a una variazione del fondo netto di origine indiretta k-

i/k.   

 (FNN comprende l’ipotesi di

La [12] [FL - E(Fl ) R(Fl )] = FLN = )

j j k-i/k k-i/k IND k-i/k

consolidamento.

L’articolazione ci porta nell’espressione di sintesi solo di composizione, questa scomposizione può

essere ripetuta al contrario per tornare al compattamento la prima volta, e per tornare al

consolidamento l’altra volta.

LEZIONE “Q” PARTE I DEL

12/04/2005: LIPARI

Proprio perché riteniamo che il tutto sia almeno qualcosa al quale bisogna, in qualche modo,

tendere come “educazione introduciamo quella che abbiamo

a muoverci in una certa logica”

chiamato una “sintattica di ricomposizione”.

“conoscenza”

Nella quale, questa volta, su un piano di e no su un piano di esistenza come nella

prima, cerchiamo di ricostituire il tutto.

Questo lo facciamo attraverso due vie, che abbiamo chiamato di compattamento e di

consolidamento.

prima: è l’operazione reciproca della

La articolazione riassomma, ricompone, appunto, con

sommatoria di.. Fl Fn con J…etc..un po’ tutti i componenti che siano stati, precedentemente, presi

in considerazione.

Cioè avevamo, per così dire articolato adesso “contro-articoliamo”.

Idealmente è come se fosse un’operazione, meramente, algebrica, però sappiamo che, per nostra

sfortuna, queste grandezze non sono necessariamente grandezze quantitative, possono essere anche

qualitative.

E’ questa, comunque, è la soluzione più semplice.

La soluzione meno semplice ma più premiante è quella che abbiamo indicato come di

“consolidamento”.

Il consolidamento parte da un nucleo centrale di tutti i fondi ed i flussi che si possono compattare,

quindi tutti quei fondi e quei flussi che sono stati, semplicemente, articolati, poi vi sono quelli che

i quali hanno subito un’operazione che è quella della

sono stati disarticolati, moltiplicazione ed,

eventualmente, un’altra operazione che è quella della diversa valutazione della diversificazione

cioè una diversità nelle valutazioni nei quantum, o comunque di tutto quello che noi abbiamo

attribuito ai singoli elementi.

Nel consolidamento, al nucleo centrale di compattamento, bisogna aggiungere due passaggi

serve ad elidere o ad eliminare l’effetto della

fondamentali, uno quello della eliminazione (che

, e l’altro della

moltiplicazione) rettifica. (a rettificare e dire quale grandezza deve essere chiamata a

far parte del tutto).

Dirlo può essere relativamente facile, formalizzarlo un po’ meno.

Può essere, particolarmente, laborioso perché le molteplicità dei fondi e dei flussi possono

introdurre tante di quelle grandezze che avremmo difficoltà a dominarle.

negli ultimi decenni, però, ci può venire incontro lo strumento, chiamiamolo così, dell’informatica,

ed in particolare quella dell’informatica aziendale, cioè di quella specifica informatica che è tarata o

che è specializzata a risolvere i nostri problemi, nei quali non si studia l’informatica in sé, ma si

utilizza l’informatica al fine di risolvere i problemi aziendali.

L’informatica può essere enormemente utile per le nostre cose, per l’estrema velocità di calcolo, di

elaborazione, che questi macchinari consentono.

Attraverso l’informatica si realizza un’operazione importante ovvero quella di trasformare una serie

di operazione, nel senso lato del termine, che concettualmente erano e sono in serie e praticamente

riescono a divenire, in qualche modo, in parallelo.

L’informatica fa il “miracolo” (fra virgolette) di potere gestire i “nostri problemi” con una serialità

così ravvicinata che praticamente diventa un parallelismo.

Dunque immaginando tutta questa sintattica come “una dove noi facciamo entrare i

scatola nera”

nostri fondi ed i nostri flussi, possiamo organizzare e scomporre là dentro come vogliamo poi alla

fine, con una serie di istruzioni, possiamo ricomporli, come vogliamo.

Il che significa che certe articolazioni classiche, extracontabili, contabili….etc…possono, diciamo,

non esistere più, probabilmente questo rappresenta, dal punto di vista formale, anche la fine di uno

strumento millenario quale il “conto”.

Noi avremmo/avremo delle grandezze che entrano in questa scatola nera e si riportano dietro un

segno, avranno un codice o un qualcosa per cui Ck1, Ck, saranno messi assieme e, di volta in volta,

li andiamo a prendere e li porteremo nella determinazione di costo, di produttività, a seconda delle

esigenze del momento.

Allora, per concludere, il compattamento e il consolidamento, ricostituendo il tutto su un piano di

semplicità, per dir così, partendo nel primo caso da una semplice articolazione, nel secondo caso da

un’articolazione un’espressione compatta il tutto,

e disarticolazione, prefigura in diciamo in

un’espressione compatta perché siamo partiti da una logica di bilanciamento.

Ciò posto, vediamo come questi fondi e questi flussi possono essere conosciuti.

a K, si estendono per “j”, quindi hanno un campo di manifestazione e

Fondi e flussi, vanno da k-i

quel che sia..

Possono essere, variamente, articolati in tanti modi.

Intanto dobbiamo bene avere a riferimento quelli che sono gli “esercizi” , nell’accezione, che noi

vediamo, più ampia possibile, quindi compreso l’esercizio annuale fino a comprendere per multipli

vita aziendale,per sotto-multipli

compreso o abbracciare tutto quello che riguarda l’intera tutto

quello che individua grandezze, comunque, ritenute significative alla nostra attenzione.

Possiamo fare grandi articolazioni o disarticolazioni di questi fondi o di questi flussi, un numero

non infinito ma indefinito.

Qua dobbiamo fare delle estreme semplificazioni variando aree di esercizi e li indichiamo, in

qualche modo, di tipo economico e di tipo finanziario, perché sono quei valori più conosciuti, è

chiaro che questi sono “esercizi particolari”.

un’attenzione prevalente ai perché un po’ per “tradizione”

Dedicheremo flussi piuttosto che ai fondi

perché la nostra scuola è prevalentemente orientata all’attenzione verso i flussi.

Questo è importante ma non decisivo perché noi sappiamo che in principio, almeno nella nostra

dimensione aziendale, sono i fondi.

L’aspetto dei flussi, almeno in Italia, è più sensibile, nel senso che riflettono maggiormente le

diverse situazioni nelle quali si pongono.

LEZIONE “R” DEL 15/04/2005: LIPARI

Sappiamo già in linea di principio che semantica, sintattica e pragmatica così come ogni altro campo

della conoscenza e della esistenza sono tra di loro collegate. l’articolazione

Ricordiamo le formule già introdotte: nella [9] e la [10] selettiva, nella [11] il

compattamento e nella [12] il consolidamento.

Questa espressione è stata già commentata intanto si tratta di articolazione e non di disarticolazione, è

selettiva e non totalitaria.

Cosa è caduto intanto? E’ caduto l’aspetto non patrimoniale, non perché lo riteniamo meno importante

ma perché a partire dalle uguaglianze di bilanciamento [A] e [B] sappiamo che il bilanciamento come

risorse non patrimoniali che eppure esiste però è al di sopra di noi, cioè si fa a livelli più alti multi-

aziendali ma bensì multi-sistemico, il bilanciamento ultimo e definitivo è quello per così dire planetario;

noi non possiamo andare nel campo degli altri, dei nostri dipendenti, dei nostri fornitori, dei nostri

clienti neanche dei nostri azionisti se siamo una S.p.A., per dire come vanno le nostre cose, come sono i

nostri fondi, come sono i nostri flussi, possiamo soltanto intercettare quelli che escono da noi, quelli che

entrano in noi, possiamo stimare qualcosa che riguarda i fondi ma soltanto stimare perché i nostri flussi

sono i nostri non è detto che i beneficiari di questi flussi abbiano soltanto questi flussi.

che esce dalla mia azienda a favore di un lavoratore probabilmente nell’azienda familiare

Un salario

del lavoratore stesso incontra un altro salario o incontra i dividendi o incontra gli interessi o incontra

delle rendite.

Come faccio a dire qual è la situazione di fondo del mio dipendente? Come faccio a inglobare la sua

posizione nei miei fondi o viceversa a trasferire i miei nei suoi?

E’ una situazione che non si può fare, si può fare soltanto nei livelli più alti, nel gruppo aziendale il

di quel gruppo ma soltanto di quel gruppo o di quell’insieme di

consolidamento determina fondi e flussi

aziende o di imprese a seconda dei casi. Posso farlo guardando una determinata realtà regionale,

economicamente regionale non giuridicamente, posso farlo a livello di Italia, posso farlo a livello di

Europa, posso farlo a livello del mondo.

Ogni aggregazione, ogni sistema intermedio o maggiore ha sempre quelle risorse, non è che ci

fermiamo; a livello sociale ci fermiamo alla dimensione del pianeta, ma se fossimo a livello naturale

neanche quello basterebbe perché può investire un sistema più ampio (la luna, le stelle,..) è proprio la

che ogni volta che si cerca una correlazione più ampia si salta l’ordine di grandezza, si salta di un

logica

grado.

Ad esempio l’ordine di grandezza non è 10 e 11, si salta una grandezza quando si passa da 10 a 100, si

scarta di un ordine, di un livello; dal livello aziendale al super-aziendale, quanti livelli super-aziendali?

Tanti e molti, non si sa; e se vogliamo superare i livelli aziendali vogliamo arrivare ai sistemi

economici, e se non bastano i singoli vogliamo arrivare ai sistemi economici multipli.

Comprendiamo perché queste uguaglianze o sono finte non contraddittoriamente ma limitativamente

che è diverso rispetto all’ipotesi di risorse non patrimoniali sulle quali abbiamo insistito. Dovremmo

dire che non c’è ne occupiamo più, c’è ne occupiamo fuori dalle varianti sapendo che sono frammenti di

altre uguaglianze, questo non significa che non ci interessano più, escono fuori da questa logica più

senza dire che l’esternabilità

stringente, più aziendale in termini di internabilità aziendale aziendale

non ci interessi più, una selettività ragionata, dolorosa per alcuni versi ma che non vuol dire rinuncia

tant’è vero il riferimento al bilancio sociale, noi li chiamiamo bilanci sociali quando non sono bilanci

perché non bilanciano, non possono bilanciare e non sono sociali perché sono anche naturali, in

riferimento all’impatto ambientale. L’idea di bilancio sociale, complessivo, integrale che dir si voglia è

qualcosa che serve a sanare il limite e le contraddizioni di queste uguaglianze di bilanciamento aziendali

che si fermano non considerando le risorse non patrimoniali.

Questa formula che così sembra abbastanza banale, che dal punto di vista matematico è meno che

banale, dal nostro punto di vista ha contenuti molto forti, perché se proviamo a ribaltarlo in termini

pratici, cioè simulando un prospetto dove a sinistra mettiamo le attività e a destra le passività e il netto.

Se proviamo a ribaltare la redisposizione chiamiamola tabellare, con uno a sinistra e uno a destra con un

non c’è.

valore lordo e un valore netto, questo

Quindi questo riproduce a livello sintattico quello che avevamo assunto già a livello semantico che

erano le tre approssimazioni:

1. patrimoniali in proprietà;

2. patrimoniali non in proprietà;

3. non patrimoniali.

Non è vero che questa è la classica situazione patrimoniale, questa è la vera situazione patrimoniale

nella quale la classica situazione patrimoniale non si deve deformare, perché porta solo quelli in

sulla proprietà. E’ vero che non c’è il lavoro, però

proprietà e di quelli non in proprietà porta gli effetti

ci sono le uscite di cassa o i debiti per il pagamento dei salari, ecco cosa vuol dire deformazione di

ottica. Cioè io semioticamente mi compendo di dare una rappresentazione patrimoniale che in effetti è

la mia patrimoniale cioè la patrimoniale della proprietà, non è la patrimoniale dell’azienda che è una

cosa diversa a seconda del profilo oggettivo, più istituzionale dell’azienda in quanto tale.

Quindi non è che loro fanno dei “falsi”, nascondono, non nascondono dal punto di vista semiotico

perché al lavoro corrispondono non i salari, i salari sono flussi, quindi vanno nel conto economico ma

quali l’uscita di cassa o degli

corrispondono delle diminuzioni di attività aumenti di passività quali i

in conto salari. Loro non hanno la terra, non è vero, la terra non in proprietà c’è l’hanno

debiti

sottoforma di fitti attivi e di fitti passivi, i fitti attivi e i fitti passivi sono però dei flussi economici

attraverso la diminuzione e/o l’aumento di passività a seconda dei casi connesso con il fitto attivo e con

il fitto passivo; ho un fitto attivo perchè la cassa è di più, ho un fitto passivo perché la cassa è di meno

oppure se non c’è cassa del credito o del debito, cambiario o altro.

Il totale, per così dire, dei numeri in qualche modo corrisponde, ma non dobbiamo cadere nella trappola

per cui siccome i numeri sono uguali allora non c’è problema.

Il reddito è una grandezza, se è 100 questo non significa nulla se non è confrontato da dove viene, come

viene, ecc.

Stiamo riprendendo sotto la specie del profilo delle uguaglianze delle risorse che può far finta che

queste cose non si vedano, delle cose che abbiamo detto nella semantica e che qui formalizziamo in un

certo modo immaginando anche nella dimensione del conto.

Questa rappresenta una situazione di fondi parziale, e che può andare con una costruzione di prospetto

che idealmente adesso direi qui, una vera e propria situazione patrimoniale o i fondi patrimoniali nei

quali vi siano due sezioni verticali e due sezione orizzontali, con patrimoniali in proprietà e

la linea non la posso fare per tutto il grafico perché l’ordine è diverso

patrimoniali non in proprietà,

(trasformatori, trasformandi,..) per cui mi troverei per esempio le materie, i materiali che sono in

proprietà, allora questi andrebbero su non andrebbero giù, se tiro una linea a casaccio questi sono a

casaccio; sopra mi trovo sia in proprietà che in non proprietà e sotto invece sia in proprietà che in non

proprietà.

La schematizzazione di fondo è quella nella quale bisogna ricavare a destra e a sinistra della prima

fascia quelli che sono fondi patrimoniali attivi in proprietà e passivi in proprietà, anche qui fondi

patrimoniali attivi non in proprietà e passivi non in proprietà con il saldo che evidentemente oscillerà da

un lato o dall’altro in funzione delle grandezze, anche qualitative.

Quando si dice soppesiamo il dare e l’avere non nel senso contabile della parola, ma nel senso del

linguaggio settoriale che viene dal linguaggio generale dobbiamo dire soppesiamo i conti, i vantaggi e

gli svantaggi, alla fine posso dire questo reddito è maggiore o preferisco un reddito minore che soddisfa

al meglio le aspettative dei partecipanti alla vita aziendale, queste cose si soppesano ugualmente non è

lo porto in dare o in avere in bilancio. Lo porta si, perché poi mette sull’altro piano le

che tutto

motivazioni, le conoscenze, le aspettative, i valori; ma questo significa che le grandezze mentre noi

pensiamo che questo bilancio si sanasse però siamo in grado di immettere e di controllare grandezze non

quantitative.

Analogamente potremmo dire per una configurazione di flussi, consideriamo anche qui i flussi

patrimoniali possiamo immaginare due fasce che dal punto di vista categoriale facciano vedere le

variazioni che avvengono su questo piano.

La variazione delle rimanenze è una variazione di tipo patrimoniale perché rimanenze iniziali e

rimanenze finali, il sarà quel che sarà, ma una variazione che invece riguardi il lavoro evidentemente

sarà patrimoniale non in proprietà oppure andando a individuare L come salario, e li possiamo avere

anche il valore aggiunto.

Altro aspetto da richiamare è quello del grado di eventuale maggiore o minore concretezza che hanno

queste cose.

Queste cose esistono? Si fanno? Potrebbero esistere e funzionare da schema concettuale, esistere fra 5,

fra 10 o fra 20 anni o mai, però aver funzionato da schema concettuale, oppure esistere oppure sempre

da schema concettuale esistere in qualche misura e probabilmente essere in crescita o decrescita.

Queste cose sono in essere, il riferimento al bilancio sociale mostra che queste cose sono state colte

ormai da qualche decennio e che quindi se noi non ne sappiamo abbastanza non è colpa loro o colpa

nostra.

Intanto esistono, e questo ci conforta di più, siamo confortati di un trend che sembra nascente, non sono

argomenti che si vanno a spegnere, ma sono argomenti che vanno nascendo; nessuno può dire se

dureranno 1000 anni o 100 o di meno però certamente siamo in una fase nascente.

Altro aspetto è il riferimento sulla pertinenza della seconda via che sembrava praticamente un po’

strana, cioè che facesse cadere idealmente metà dei suoi componenti e che fosse accreditabile come una

via vera, media per cosi dire di determinazione dei flussi; siamo stati confortati in questo senso dicendo

che a parte che è uno schema teorico e quindi può dire sempre mi muovo in questo modo, alla fine

anche quando determino il cash flow ho scelto per un determinato profilo conoscitivo di battere una

seconda via, che potrò fare con A, con B o con C questa è un’altra questione.

Però ho detto per mio scopo conoscitivo mi sembra una seconda via, posso dire al contempo che per

altro scopo conoscitivo mi sembra che fosse la prima, ma non è che la seconda fosse interdetta perché

mutilata; mutilata è, ma che lo scopo conoscitivo fosse a sua volta mutilata non c’è problema.

Richiamiamo l’esperienza plurisecolare e internazionale delle repubbliche territoriali, massimamente

dello Stato e delle varie articolazioni in Italia delle Regioni, Province e Comuni, in altri paesi con altri

nominativi ma l’idea di fondo grosso modo è la stessa.

Queste aziende vedono fondamentalmente per i bilanci, i bilanci di previsione, questa scelta è dovuta a

fatti storici. Queste aziende hanno privilegiato l’aspetto finanziario della gestione, allora i bilanci di

previsione che sono il documento dal punto di vista politico, giuridico, amministrativo più importante

la prima via con la variante “A”.

per questi tipi di aziende vengono impostati secondo

Nelle aziende pubbliche territoriali si predilige per il bilancio che ha una più alta funzione politica,

giuridica e amministrativa di privilegiare l’aspetto finanziario della gestione; il bilancio di previsione

impostato su contenuti finanziari è da seconda via, in particolare in Italia questa seconda via è di

variante “A”.

Addirittura c’è uno dei requisiti, che qualcuno chiama principi del bilancio dello Stato, delle aziende

territoriali minore che afferma la cosiddetta “integrità integrità vuol dire che ogni sua

del bilancio”,

posta deve essere iscritta al suo valore integrale, non è possibile nessuna compensazione di partita.

Se incasso 1000 e spendo 10, per incassare 1000 io non devo mettere 990, ma devo mettere Entrate per

1000 ed uscita per 10.

Il che significa la variante “A”, addirittura vige un divieto normativo dove non si può fare nemmeno una

la prima via variante “A” è quella dei

scelta, quindi bilanci di previsione degli enti pubblici territoriali.

Però non è detto che tutte le aziende pubbliche camminino allo stesso modo perché in sede previsionale

è cosi, ma in sede consuntiva dove non si determinano i bilanci, ma bensì i rendiconti, la situazione è

differenziata perché una cosa sono Regione e Stato, un'altra cosa sono gli Enti Locali (Comuni e

Province).

I Comuni e Province per legislazioni sopravvenute sono più vicine a quel modello da Codice Civile e

quindi hanno un certo tipo di taglio. Invece Stato soprattutto, il problema delle Regioni è aver

mantenuto una impostazione che qualcuno chiama “vecchia”, è sicuramente antica ma non vecchia però

ha un pregio, che è impostata esattamente la seconda via variante “A”, invece per quanto riguarda il

Rendiconto dello Stato soprattutto il bilancio delle Regioni, l’impostazione è da prima via variante “A”.

Il conto dei flussi nel campo dello Stato, che è aperto nella sezione parte seconda del rendiconto, il

conto dei flussi che vige nell’azienda dello Stato è impostato nella maniera in cui abbiamo visto poco fa,

tant’è vero che si chiama “conto completa di altre sezioni, tre fasce:

dei proventi”,

una che riguarda il profilo di cassa, “gestione

1. e tesoreria”;

l’altra che si chiama “gestione che riguarda crediti e debiti;

2. dei residui”,

poi c’è una terza sezione, chiamiamola così in orizzontale, che è chiamata “altri

3. miglioramenti

vuol dire che si rilevano le variazioni in capo al patrimonio che

o peggioramenti patrimoniali”,

non sono denaro o che non titoli espressi in denaro.

+ -

Questo conto ha tre sezioni: T e T , T che indica tesoreria, i soldi che ci sono, che sono nel circuito tra

+ -

me e il cassiere, in pratica tutto ciò che attiene alla cassa; poi abbiamo R e R , sono i residui in più e in

meno cioè del tipo aumentativo e diminutivo, non residui attivi e residui passivi, è variazione positiva

sia l’aumento di residui attivi sia la diminuzione di residui passivi; poi c’è una fascia chiamata “altri

 

 

qui abbiamo i

miglioramenti o peggioramenti patrimoniali”, e i , cioè tutte quelle variazioni di

consistenze, però di valore che si hanno nei mezzi delle proprietà, nel patrimonio dello Stato compreso

le navi da guerra, compreso gli edifici, compreso anche i disegni di Raffaello e di Michelangelo, cioè

quelle cose che non sono demanio, che sono patrimonio indisponibile e passano da qui.

Il modello più ampio, più omnicomprensivo concettualmente almeno per noi italiani più corretto nasce

proprio da un documento sottoconosciuto, sottovalutato che è il Rendiconto Generale dello Stato, e

invece nella situazione del conto dei flussi che è il più corretto dei principi.

Questo può essere ripreso secondo altre logiche all’interno di un sistema patrimoniale applicato anche

alle imprese, dove si intravede ed è possibile pensare alla consistenza patrimoniale di lavoro,

consistenza patrimoniale di fitti o di altro cui siamo stati abituati a vedere solo come flussi.

nel linguaggio economico è inteso come capitale, però non è questa l’accezione cui lo intendiamo,

K

perché noi abbiamo detto i capitali, il che ci porta ad arricchire il significato di questa espressione

f1 f2 f3

perché fra i capitali troviamo K , K , K , K , tutte le consistenze di beni non sono direttamente o

e

indirettamente riconducibili alla categoria di capitale netto, il capitale finanziario è un capitale netto, il

capitale finanziario è un capitale a maturazione economica: un entrata di cassa del tipo tesoreria, il

capitale di credito o di debito del tipo dei fitti nello Stato, ma nelle imprese possiamo dire cambiali

attive e cambiali passive.

Pero quel K deve essere inteso in senso ampio, cosi come la T, non è solo il terreno, sono quelli che

vengono dalla terra (terreni, fabbricati, immobili) che sono possibili e legati al concetto di rendita,

affitto, canoni, tutti quelle serie di flussi riconducibili a questa categoria di beni di questa natura; L è il

lavoro nelle sue manifestazioni sia di lavoro dipendente sia di lavoro autonomo, C è il coordinamento

è l’ambiente patrimonializzato perché l’ambiente

aziendale misura il valore della struttura aziendale, A

p

e l’aria non possiamo metterla nello Stato patrimoniale, ma quella parte di cui abbiamo acquisito il

diritto alla fruizione; SA servizi in senso ampio non servizi come Enel o gas, questi servizi in quanto

p,s

tali non sono accumulabili, ma qui mettiamo i servizi continuativi che se sono riconducibili a lavoro, a

capitale e a terra sono già locati. Ad esempio i contratti di fornitura, io non posso raccogliere energia

la raccolgo l’ho già consumata; però ho il valore

oggi che mi serve domani, perché nel momento in cui

dei contratti di fornitura che è cosa ben diversa, è possibile considerare i contratti di fornitura per quel

che mi danno dal punto di vista del credito di servizio non credito di denaro che mi impongono

tipicamente come debito di denaro.

La [11] e la [12] non aggiungono molto perché vado a ricomporre ciò che avevo scomposto. La [11]

rappresenta una semplificazione estrema, mentre la [12] prevede una possibilità di eliminazione delle

rettifiche.

LEZIONE “S” PARTE II – “T” DEL 19/04/2005 E 22/04/2005: LIPARI

LA SINTATTICA “PROGRESSIVA” DELLA RILEVAZIONE AZIENDALE.

La sintattica conclusiva è, particolarmente, importante perché da un “senso”, a tutta questa sintattica.

facciamo “il salto”, ovvero quello di “tradurre

Con la sintattica conclusiva, le acquisizioni concettuali,

che abbiamo fin qui fatte, e tradurli in fatti di scrittura”.

Quando diciamo “semiotica scritturale”, significa che, prima o poi, bisognerà fissare in “segni scritti”

le cose di cui stiamo parlando.

Quindi è proprio “il passare alla conclusiva” che cominciamo a tradurre le “acquisizioni in

scritture”.(grafici, letterali, numerici, etc., ma non contabili, che però, rappresentano la manifestazione

tangibile del nostro lavoro).

punto che, si è ritenuto, in maniera propriamente imperfetta, di identificare questa “sintattica

Al con l’intera nostra disciplina.

conclusiva”,

Anche perché la sintattica conclusiva, la intendiamo come rilevazione, e spesso la Ragioneria è

imperfettamente intesa come rilevazione.

Quindi parliamo di rilevazione che per noi è sinonimo si sintattica conclusiva.

In questa rilevazione, noi agiamo, fondamentalmente, con una materia prima, per così dire, che sono i

“dati”.

I dati: sono delle grandezze, che noi curiamo o di cui noi ci curiamo per cercare di fissare, in segni

scritti, evidentemente, i fondi o i flussi.

Il dato da, comunque, l’idea di una cosa che ci viene data, di cui noi assumiamo la disponibilità, in

qualche modo, diciamo, con “la nel senso buono del termine, e poi di dovere

riserva mentale”,

intervenire “su questo dato”, per, in qualche modo, trasformarlo ed è, in qualche modo, quello che noi

facciamo.

E allora diciamo che, un primo stadio, quello iniziale, possiamo parlare di:

 Dati grezzi: come quelli che, noi acquisiamo in prima battuta, e che presentano il massimo

grado di generalità o il minimo grado di specializzazione. I dati, per quanto grezzi siano, non

sono mai grezzi del tutto, che ovviamente non sarebbero mai trattabili, e non sono mai dati del

tutto ( nessuno ce li regala).Il dato è sempre, guai se non lo fosse, “il risultato di un minimo di

attività conoscitiva, preliminare, che ci dice, attenzione ma io dove devo andare? Cioè il dato

è sempre il “frutto Il concetto di

di un processo mentale”. dato, che rappresenta il livello più

elementare, di approccio alla rappresentazione per segni delle nostre grandezze, deve essere,

preliminarmente, convenzionato, anche in questi termini, seno, cadremmo in errore, di prender

tutto, e rimanere sommersi di dati, che sono mezzi, ma che non possono essere,

necessariamente, trattati. Se la raccolta dei dati grezzi, che è una raccolta mirata, è fatta bene, a

parità di condizioni, potrà essere fatta la seconda operazione che è quella della:

 Elaborazione dei dati stessi: quindi, le grandezze acquisite, congiunte nelle matrici di controllo

che ritenute utili, solo quelle, possono essere, come dice la parola stessa, elaborate, e quindi

essere, in qualche modo, trasformate per poi avere dei dati che chiamiamo, appunto,:

 Dati finalizzati: al controllo di gestione, finalizzati alla Contabilità generale, a calcoli di

convenienza economica particolari, al budget…

Troviamo, in queste tre fasi, questo ritornare, un po’ ossessivo, fra Acquisire, Modificare e cedere.

Cioè, in sostanza, stiamo acquisendo, grandezze, le trasformiamo, le modifichiamo, e le canalizziamo e

le facciamo diventare qualcos’altro.

 Se io compro o vendo una partita di merce, avrò a fronte una fattura; la fattura, in quanto tale,

rappresenta un dato grezzo, anche se al suo interno, ci ha legati, dati ancora più grezzi ma non

dell’assicurazione,

casuali, cioè la quantità, il prezzo unitario, il costo del trasporto, etc.., sono

tutti dati, più o meno grezzi, ma grossomodo grezzi che sono li dentro, in un documento, che poi

alla fine mi dà un totale. Sono dati grezzi, anche se hanno un minimo di elaborazione al suo

interno, e no sono messi a caso, cioè sono le transazioni di alcune operazioni che sono a monte a

determinate produzioni economiche, giuridiche. Se la fattura esprime, a seconda del segno, un

l’entrata e l’uscita,

costo o un ricavo, o al tempo stesso, vogliamo che esprima anche, allora

già, comprendiamo bene che stiamo cominciando ad “elaborare”,il dato stesso, cioè dobbiamo

cominciare a canonizzarla, non più un fatto alto e grosso di fatture, bensì, tanti piccoli pacchi di

fatture che avranno già le loro canalizzazioni, e quindi quel dato comincia a produrre tanti altri

dati che sono più fini e quindi più “finalizzandi” di finalizzazione.

Quindi acquisiamo dei dati, relativamente grezzi, li trasformiamo in dati, relativamente elaborati, e

– pronti per l’uso.

poi andiamo a vedere dei dati finalizzati cioè, in qualche modo, pronti o pre

Allora abbiamo la rilevazione, che idealmente, si compone di queste tre fasi, appunto di:

a) acquisizione dei dati grezzi,

b) di trasformazione dei dati in elaborati ,

c) di potenziale cessione dei dati, convenzionalizzati agli utenti.

Possiamo, in questo caso, parlare di “rilevazione cioè stiamo

in senso stretto”, traducendo, i flussi i

in diciamo terra terra, “pezzi o meglio in “documenti

fondi + e -, di carta” che sono portatori di

che poi diventano “informazioni”.

questi dati”

Ma esiste, soltanto, questa rilevazione?! A rigore potremmo dire Si!, perché è l’ultima fase, abbiamo

questo nome e basta

Però accadrà, anche, che chi viene per ultimo si porta dietro il bene e il male, di chi lo procede.

Questo introduce l’altro concetto, che è quello della “Rilevazione in senso ampio”, cioè se è

all’aspetto conclusivo,

circoscritta, essa la rilevazione , soltanto quello che abbiamo detto,

grossomodo, va bene.

Se invece, vogliamo intendere, che su di essa, “progressivamente”, noi trasferiamo tutti i problemi che

noi abbiamo cumulato, nel corso della sintattica, e nel corso della semantica , allora, evidentemente, la

rilevazione, pur restando quella rilevazione in segni scritti si arricchisce di tutte queste problematiche.

Vediamo di vedere le possibilità, che la rilevazione, ci offre e anche di mettere nelle giuste proporzioni

alcune relazioni piuttosto che altre.

Le classificazioni, possibili, sono tante.

 ai versi di direzione:

o per eventi di origine, cioè da dove nascono, in rilevazioni endogene per fatti

amministrativi interni ed esogeni per avvenimenti esterni; qualcosa che accade dentro

l’azienda o no, è chiaro che un prezzo è un fatto esterno, la trasformazione di costo è un

fatto interno.

e in destinazione: una volta che l’input è arrivato verso chi?o verso dove…la rilevazione

o si orientai; interno a favore degli organi deliberativi, o direttivi come il management, o

esecutivi cioè per livelli più bassi, quindi, si prefigura una casistica dei soggetti a cui

indirizzare la rilevazione stessa; esterno per i soggetti non aziendale, pubblico, cioè

quei soggetti che sono portatori di un interesse conoscitivo all’interno dell’azienda

Fin qui abbiamo detto i versi di direzione, non abbiamo detto le ragioni. Altra cosa sono le ragioni

 alle ragioni di attivazione: delle rilevazioni stesse, quindi,

o ragioni di causa, rilevazioni vincolate, per leggi, regolamenti, la norma, meglio,

impone. Condizionate, invece, o con norme, di grado inferiore, o dalle opportunità,

che dipendono dal contesto, in cui mi muovo, Vincolate, chi ritiene per necessità od

opportunità informative, di fare una cosa, piuttosto, che un’altra, quindi, nel nostro caso

una rilevazione, piuttosto che un’altra;

o per intenti di scopo: nel senso di che cosa vogliamo raggiungere attraverso queste

documentare degli eventi…intenti di scopo, esplicative, verificative,

rilevazioni; voglio

probative di legittimità, di regolarità o di merito, sembrano la stessa cosa ma non lo

sono, evidentemente, le prime vogliono porre il concetto di documento, quelle

sono quelle più (tra virgolette) “semplici” perché devono spiegare perché una

esplicative

determinata grandezza è quella, cioè quella grandezza è 1000, ma perché è 1000, quindi

spiegano…cioè esplicano la “ragione di una grandezza”, verificative, non è tanto

spiegare perché una cosa è accaduta, ma verificare che una cosa è accaduta in un modo

piuttosto che un altro: probative è ancora più forte, cioè devono avere validità di prova,

questo prezzo non è possibile perché la documentazione “proba”

potremmo dire..-no

quindi prova che non è così…; indicative che indicano, nel senso che non documentano

qualcosa che sta per avvenire ma che indicano dei percorsi da compiere ( una cosa è la

previsione cioè quello ch eimmaggino possa accadere, un cosa è la prescrizione per dire

cosa io voglio fare in positivo; proscrittivi quello che non si vuol fare…quindi fare e non

fare)

 relazioni col tempo: intanto per

o ordini di eventi: cioè di ordinario o straordinario, ovvero una delle distinzioni possibili

che possiamo fare rispetto al tempo; cioè voglio ordinare le rilevazioni ordinarie e

straordinarie rispetto al tempo.

o Rispetto agli eventi di riferimento

o Per la proiezione che possono avere le nostre rilevazioni possiamo intenderle di breve, di

medio e lungo termine.

Per stadi di intervento riguardo all’intera vita aziendale od ai suoi tempi intermedi.

o

o Per fasi di compimento: rilevazioni propedeutiche o rilevazioni completive, cioè le

fatture, che contengono dati grezzi che poi diventano elaborati.

o Per ricorrenze di scritturazioni: in rilevazioni continuative, senza soluzioni, le

continuative si intendono solo quelle che sono in serie, l’energia ad esempio, comunque

legata ad un ciclo di produzione; quindi sono continuative per distinguerle da quelle che

nessuno li misura non sono continuative perché non si fermano mai; intermittenti

aperiodiche, quando capita, oppure variamente periodiche, il bilancio di esercizio è

intermittente periodico, un bilancio straordinario è aperiodico.

o Per dotazioni di grandezze:, in rilevazioni passate, presenti, future, e

livellate.(capitalizzazione porta le grandezze in avanti, attualizzazione porta le grandezze

v/s il presente).

 Agli oggetti investiti: quindi, in qualche modo, alla materia che le rilevazioni vogliono

rappresentare.

o Per estensioni di campo, in rilevazioni totali, parziali e particolari; il tutto,

parziali, un po’ più

secondo le nostre convenzioni, non soltanto nostre, poi

rispetto al tempo, particolari, più rispetto allo spazio.

o Per presenze di componenti, in rilevazioni complete e incomplete: se noi

vogliamo valutare un’azienda, nel suo insieme(capitale economico, avviamento),

complessità dell’azienda

questa sarebbe una rilevazione totale, perché, investe la

considerata, però, può darsi che questa rilevazione totale sia incompleta, nel

senso che, non riesce, in quanto tale, a tener conto di tutti i componenti di cui è

necessario “tener conto”.

o Per tipologie di grandezze, in rilevazioni effettive, ipotetiche e convenzionali,

qua in questi casi, non c’è espressamente il problema del tempo, come succedeva

negli altri casi. Qui siamo, Proprio, come dice la classe, nell’”individuazione

dell’oggetto”. Quindi, effettive, ipotetiche e convenzionali vuol dire che

l’oggetto che noi individuiamo, lo individuiamo “per quel che noi riteniamo che

effettività: intendiamo dire che noi

sia la sua effettiva manifestazione”

prendiamo a riferimento il fatto per come riteniamo si manifesti; rilevazioni

ipotetiche significa che assumiamo le grandezze in base ad alcune nostre

tipico è quello dei costi standard: quei

ipotesi, piuttosto, che altre(l’esempio

costi che vengono determinati astraendo, standard, perché è “stendardo” ,

bandiera, riferimento che per definizione non sono effettivi, cioè, che io fisso

immaginando delle “ipotesi”, di produzione costante nel tempo, per esempio,

sono, in qualche modo, una “via di mezzo”

etc. ); le convenzionali tra le

“come sono”, le ipotetiche “come

effettive e, appunto, le ipotetiche, le effettive

io me li immagino”, nelle c’e una componente di “effettività”,

convenzionali

nonché una componente di sostituzioni di queste effettività con un valore che

rappresenta l’effettività stessa. L’esempio più classico, è il più elementare in

questo mondo, che è la “media”, il concetto di media è il valore convenzionale,

posto e più semplice, che noi riusciamo ad immaginare; perché la media guarda

alcune effettività, nonché li ignori però, in qualche modo; Il concetto è che io sto,

convenzionalmente, sostituendo alla serie effettiva un valore che non è ipotetico

ma è rispetto a quello, per cui, la media può essere sia in termini di effettività sia

Il concetto è nel “valore

in termini ipotetici, ma si sostituisce alla serie.

che se agisco su “effettività” o agisco su “convenzionalità”, mi

convenzionale”

guarda o mi considera, però, poi mi coglie e mi sostituisce lo stesso valore che

“fisso

guarda; altre tipologie predeterminabili; predeterminabili, nel senso che,

prima la ragione”; e quindi vanno inclusi i c.s. LIFO, FIFO, NIFO, HIFO (essi,

quindi, sono, anche, valori convenzionali, che è una loro convenienza di

opportunità); le non predeterminabili sono tutte le altre ovvero, su base

, su una cessione d’azienda, convengono una

negoziale, , significa che le parti

certa grandezza.

 Ai collegamenti con altre: (cioè i collegamenti che le rilevazioni hanno con altre rilevazioni,

interne al loro campo, cioè al tempo, ai processi produttivi, etc; Quali siano le scelte che vanno

fatte, queste rilevazioni non vanno mai da sole, almeno che “non sia una ed una sola”, se così

non è, come, ovviamente, non avviene nella maggior parte, dei casi abbiamo dei collegamenti

per: l’accezione fondamentale è quella tra rilevazioni

o Per nessi di attinenza,

cronologiche e logiche cioè quelle che sono legate, dal punto di vista temporale,

di tipo logico cioè una rilevazione che va di volta in volta valutata; noi

potremmo dire, nel caso delle imprese, aspettiamo una manifestazione

finanziaria e vediamo se essa ha determinato dei costi o dei ricavi; una cosa è il

criterio logico, per cui dico che alcune manifestazioni hanno una funzione

“originante”, altre “originate ma questo è un nesso logico, non

o derivate”

un costo o un ricavo sorge solo se prima c’e

vuol dire che, cronologicamente,

l’aspetto finanziario.

o Per gradi di interazione: attiene ai legami, alle relazioni che legano le varie

c’e questo tornare di aggettivi

rilevazioni; relazioni che legano le varie rilevazioni;

ovvero quello di semplice, complessive e complesse..

o Per gradi di autonomia: in rilevazioni singole e comparate.Singole non vuol dire

“solo” isolato..non c’è niente di solo e di isolato significa con un basso grado di

comparazione mentre comparato significa con più alto grado possibile; come

vediamo sono sempre estremi..di intervallo.

o Per gradi di importanza: in rilevazioni primarie e secondarie a seconda se

servono di più o se servono di meno in relazione allo scopo conoscitivo.

o Per vincoli di aggregazione: in rilevazioni complementari e supplementari .

 Ai segni di espressioni:

o Per lingue adottate, in rilevazioni letterali, numeriche (monetarie e non) grafiche a

“macchina”, a seconda delle lingue; quindi le lingue vanno , in qualche modo, adottate

in riferimento ai codici che io assumo mentre i linguaggi impiegati sono come io

traduco quelle lingue rispetto a quelli che sono gli scopi conoscitivi che io vado ad

utilizzare.

o Per metodologie di quantificazione: in rilevazioni misurative (enumerative, descrittive

e probabilistiche) e valutative in estimative e congetturali che fanno riferimento alle

Stime e alle Congetture.

 Alle modalità di svolgimento:

 Per procedure di esecuzione: in rilevazioni formalizzate ed informali.

 Per materialità di effettuazione: in rilevazioni manuali e strumentali.

 Per supporti di memorizzazione, in rilevazioni cartacee, non cartacee,

e multimediali.

LEZIONE “S” DEL 19/04/2005: LIPARI

Riprendiamo con le vie di determinazioni dei flussi.

La prima e la seconda sono uno schema mentale che dobbiamo avere presente sia quando si procede

molto piccole, sia quando si procede verso “il tutto” e con una

per parti particolare attenzione per

quell’aggregato particolare di problema che va sotto il nome di sistema contabile.

Abbiamo visto la prima e la seconda via, adesso vediamo la terza via che in qualche modo è

speculare alla seconda, che idealmente la seconda sulla terza danno la prima in quanto essendo la

prima “il ed essendo stata divisa in due tronconi, uno e l’altro

tutto” finanziario economico, è chiaro

riproducono l’unita.

che la 2°+3° = 1°

Almeno nello schema che ci siamo dati c’è la bipartizione tra finanziario ed economico, che è

importantissima e non è l’unica; non è quindi un problema di averne 3, 4, 5, ecc. ma a seconda di

quanti modi diversi riteniamo di poter seguire una gestione: una è il tutto, le altre sono le due altre

parti importanti, non ho detto che sono le sole.

o dell’articolazione

Nella logica della disarticolazione di parti, del compattamento o del

idealmente possiamo cambiare i pedici anziché mettere “e” mettiamo “c” e diventa

consolidamento

“gestione o mettiamo “i” e diventa “gestione mettiamo “p” e diventa

caratteristica”, immobiliare”,

“prodotto della produzione”.

La terza via è completamento della seconda per introdurre idealmente la prima, perché si limita

soltanto agli aspetti economici.

Nell’uguaglianza [33] non è compresa T, cioè la terra, ma ciò è un errore.

[  

+ - e+

[33] (T,K ,L,A ,C,M ,SA ,BC,SC) + (OB ,RT ,AC ) ] = (Fll ) = RC

e p p,a p,s IND e e e IND k-i/k k-i/k k-i/k

Nella [33] abbiamo la terra e i suoi fattori derivati (beni immobili), il capitale economico non il

capitale finanziario, l’ambiente patrimonializzato, il lavoro, il coordinamento aziendale, i materiali

primari e accessori, i servizi acquisiti, i beni da cedere, i servizi da cedere, IND perché essendo

un’articolazione selettiva, abbiamo fatto cadere D, cioè le modificazioni dirette, e quindi soltanto

quelle gestionali.

Fra le diminuzioni di passività:

1. le obbligazioni economiche (OB ) cioè obbligazione a fare, a dare qualcosa che non sia

e

obbligazione pecuniaria, perché se sono obbligazioni pecuniarie la troviamo nella seconda

via;

2. le rettifiche economiche (RT ) sono poste che idealmente diminuiscono il valore di

e

elementi dell’attivo, però gli elementi dell’attivo devono essere di natura economica quindi

queste rettifiche non devono investire crediti, il credito di natura finanziaria e da seconda

via; ma devono investire i fattori della produzione e dunque attività che hanno contenuto

economico, molto tipico è il caso dei fondi di ammortamento cioè rettifiche di valore, di

grandezze con riferimento a capitale economico (ad esempio macchinari, impianti), tutto

quello che è passibile di una perdita nel tempo di valore. Potrebbe essere anche rettifiche di

valore per esempio sui materiali primari o secondari; la rettifica economica può investire

anche questo, cioè la rettifica di valore sul magazzino, non soltanto la perdita di valore

riferita ad un bene a fecondità ripetuta, ma anche la perdita di valore riferita a beni a

fecondità semplice, una rettifica che faccio direttamente nella grandezza di M, oppure metto

in M il valore storico e le rettifiche economiche. potenzialmente un po’ tutto quello che c’è

Queste rettifiche di valore economico investono

qui, quindi anche perdite su prodotti destinati alla cessione, ma anche i semilavorati, le

materie prime, anche i macchinari.

3. gli accantonamenti economici (AC ), lascerà qualcosa per differenza fra gli accantonamenti

e

finanziari e quelli che si imputano al presente e che quindi gravano, sono queste le

cosiddette passività improprie, perché OB sono passività proprie in quanto proprie non di

proprietà ma perché ci obbligano verso terzi, invece le rettifiche e gli accantonamenti sono

improprie perché abbattono il valore delle attività senza far fronte ad obbligazioni verso

terzi. Gli accantonamenti si fanno gravare subito sul valore dei flussi che andiamo via via a

considerare a fronte di eventi futuri di natura economica e non di natura finanziaria (come il

TFR) sempre debiti in corso di maturazione; in questo caso sono previsioni in ordine a

minori ricavi o a maggiori costi che derivano da rischi particolari o più o meno particolari

(ad esempio il valore dei titoli).

Abbiamo come risultato la sommatoria dei flussi positivi economici, sono sia attività che

aumentano sia passività che diminuiscono, avere un credito in più o un debito in meno da questo

punto di vista è la stessa cosa.

L’ultimo termine è RC cioè il ricavo che non abbiamo usato ne per la prima via ne per la seconda;

la prima perché è ibrida e c’era di tutto, la seconda perché ci sono entrate ed uscite, li possiamo

quindi chiamare costi e ricavi; nella fattispecie ricavi quindi le variazioni aumentative derivati dalla

modificazione aumentative di ricavi e passività di ordine economico.

Questo lega il concetto di ricavo e di costo all’aspetto della gestione economica, altrettanto si era

fatto l’altro giorno, quando avevamo legato il concetto di entrata e di uscita alla gestione di ordine

finanziario.

Analogamente la [34]:

[  

- + e-

(T,K ,L,A ,C,M ,SA ,BC,SC) + (OB ,RT ,AC ) ] = (Fll ) = CS

e p p,a p,s IND e e e IND k-i/k k-i/k k-i/k

diventa più semplice perché sono variazioni diminutive di quelle che erano le attività, e al contrario

le variazioni aumentative di quelle che erano le passività, le stesse dal punto di vista categoriale.

Anche qui la sommatoria dei flussi lordi che si vanno sommando gli uni agli altri, di natura

economica, nell’intervallo di tempo k-i/k quale che esso sia (ricordiamo che è k-i e non k-1, i può

essere tutto quello che vogliamo, anche negativo). CS sono i costi che derivano dalla gestione

economica.

Adesso vediamo il passaggio successivo [35]:

 (FNN

(FL ) = (RC CS) = (FLN ) = )

k-i/k k-i/k e k-i/k INDe k-i/k

quando ricomponiamo il tutto passando a FL, il flusso positivo o negativo, che è data dalla

differenza tra tutti i costi e da tutti i ricavi sempre nello stesso intervallo, che è dato dal flusso netto

di contenuto economico in k-i/k, che è data dalla variazione del fondo per variazione indiretta

economica in k-i/k.

  

  (FNN

La [36] [(FL - E(Fl ) R(Fl )] = (RC CS) = (FLN ) = ) ci cambia

e e k-i/k k-i/k e k-i/k INDe k-i/k

eliminazione e di rettifica perché vuol dire che a monte non c’è

perché introduce gli elementi di

stata soltanto articolazione, bensì della disarticolazione.

Questa distinta articolazione avrà comportato per molti dispersione di termini e avrà portato delle

diversità di apprezzamento delle grandezze, ha prodotto reazioni diverse nel moltiplicare e nel

dividere, e poi nelle sottrazione; è l’operazione di riconduzione all’unità delle diverse grandezze

significa rettificare in più e in meno a seconda se siamo andati più su o in po’ più in meno.

Naturalmente siamo in una variante “A” per cui i componenti sono individuati in maniera lorda o

integrale, senza compensazioni interne, senza valori differenziali, sappiamo già che la “B” è

intermedia, invece la “C” rappresenta l’altro estremo.

Vediamo adesso:

  

 –

[37] [( ATT PASS) ] = (Fln )

1,h INDe k-i/k 1,h e k-i/k

per brevità abbiamo tolto le indicazioni analitiche di K, L, T, ecc. e abbiamo attività meno passività

in k-i/k, è uguale alla sommatoria per intervallo da 1 a h;

   e+ e-

 –

mentre nella [38 ] [( ATT PASS) ] = (Fl + Fl ) abbiamo

h+1,m INDe k-i/k h+1,m k-i/k

l’intervallo k+1/m e   e+ e-

 abbiamo l’intervallo 1,h +

nella [39] (FLN ) = (Fln ) + (Fl + Fl )

3/B k-i,k 1,h e k-i/k h+1,m k-i/k

h+1/m; una parte la stiamo trattando cercando di determinare grandezze relativamente

differenziali, analitiche ma particolari, ricordiamo “m” che significa una serie di differenze

relative a Fl positivo e negativo che mi da un n1, poi Fl ecc., quindi è quella parte che io

1 2

ritengo passibile di determinare dei risultati differenziali utili per la conoscenza, utili per

l’azione, utili per decidere come operare.

Invece l’altra parte che non riteniamo passibilmente passibile di questa contrapposizione che fanno

parte dei valori che rimangono lordi, integrali per quel che sono; ovviamente aggiungendo gli uni

agli altri abbiamo la [39] che è la risultante delle cose che abbiamo citato.

Riguardiamo quelle per “compattamento” e “consolidamento”:

 (FNN

[40] (FL ) = (RC CS) = (FLN ) = ) , il flusso + o -, 3/B individua la

k-i/k k-i/k e k-i/k INDe k-i/k

via, l’insieme dei costi e dei ricavi, il flusso netto nella sua interezza, la variazione di fondo netto

per la parte di variazioni indirette relative all’aspetto economico lungo il medesimo intervallo;

  

  (FNN

[41] [(FL - E(Fl ) R(Fl )] = (RC CS) = (FLN ) = ) qui abbiamo

e e k-i/k k-i/k e k-i/k INDe k-i/k

E (eliminazioni) ed R (rettifiche).

Vediamo l’ultima formulazione, la 3/C, che è la più semplice perché l’intervallo 1,m è trattato alla

stessa maniera:

  

[42] [( ATT PASS) ] = (Fln )

1,m INDe k-i/k 1,m e k-i/k

andiamo tutti per m riteniamo possibile o opportuno determinare dei piccoli “risultatini” che di

volta in volta sono ritenuti utili per conoscere un aspetto piuttosto che un altro.

Abbiamo la ricomposizione per compattamento:

C (FNN

[43] (FL ) = (RC CS) = (FLN ) = )

k-i/k k-i/k e k-i/k INDe k-i/k

Abbiamo la ricomposizione per consolidamento:

C  

  (FNN

[44] [(FL - E(Fl ) R(Fl )] = (RC CS) = (FLN ) = )

e e k-i/k k-i/k e k-i/k INDe k-i/k

Possiamo in linea di principio ripetere quello che abbiamo detto sulla seconda via partendo

dall’interrogativo che ci siamo posti: Che senso ha se l’insieme dei fondi stesso per intero andarlo a

mutilare e poi determinare dei flussi?

Ha sempre senso perché potrei anche per disarticolazione prendere virtualmente delle piccole cose

combinarle variamente ed ottenere dei risultati molto parziali, anche a prescindere da questa ipotesi

un po’ limite, abbiamo visto che queste strade si possono battere anche bene quando vi sono le

condizioni di correttezza, che può essere:

1. piena,

2. accettabile,

3. convenzionale. dicevamo va bene solo finanziaria quando non c’è l’economico, oppure

La correttezza piena

quando c’è è perfettamente fasato con l’economico. La terza via è pienamente corretta se manca

l’aspetto finanziario oppure l’aspetto finanziario c’è ed è fasato con l’aspetto economico. Se

immaginiamo un economia di un certo livello comprendiamo benissimo tutta fatta di scambi in

natura, di baratti, la moneta non entra in gioco e allora la terza via diventa perfetta perché sono tutte

variazioni aumentative e diminutive di cose, non avendo moneta comune scambiamo beni contro

beni.

L’altra condizione potrebbe essere dell’esistenza di un prospetto finanziario e quindi di una perfetta

fasatura. sono quando non è vero non c’è aspetto

Le condizioni di correttezza accettabile finanziario ma è

cosi immaginario che non incide per niente oppure sono sfasati ma non di tanto.

Difficile trovare una condizione di correttezza convenzionale perché nel campo della seconda via,

questa correttezza convenzionale proveniva da un atto imperio, da una norma, non era un qualunque

operatore del sistema economico, era lo Stato, inteso come legislatore; assunta l’ipotesi di

perpetuità in capo all’istituto e quindi l’azienda che ne rispetta l’ordinamento economico o meglio

amministrativo finisce con il portarsi dietro questa perpetuità e quindi la capacità limitata di attesa

rispetto al congiungimento degli aspetti finanziari con quelli economici. Comunque c’è un atto

d’imperio, una convenzione assunta dal legislatore tramuta in legge e che ci dice fate così,

immaginare qualcosa di analogo nel campo strettamente economico non è pensabile, di fatto non è

così, si può immaginare che vi sia una convenzione non scritta certamente non supportata

dall’ipotesi data da norma, in qualche modo che affermi il primato dell’aspetto economico

sull’aspetto finanziario e quindi orienti gli operatori, gli studiosi, i tecnici a privilegiare questo tipo

di approccio. Questo accade storicamente o è accaduto al mondo delle imprese o delle aziende di

che sono fondate storicamente anche teoricamente sull’assunto di una

produzione di reddito,

convenienza economica fra i partecipanti all’iniziativa, alla vita aziendale; mentre lo Stato come

contratto sociale, il mettere assieme una determinata collettività, non è mosso da ragioni di Azienda

e quando questo accade c’è un patto più o meno scritto governato e governanti del tipo “ti do dei

soldi, dimmi cosa fai di questi soldi..”. nulla di tutto questo, però in fondo qualche rapporto c’è lo

Nel campo delle aziende di produzioni

“ti do dei soldi, delle risorse, vediamo se sei bravo a farle fruttare” è diverso dall’altro

stesso,

assunto, questo “io” e “tu” non significa che ci siano dei soggetti.

Il fondamento del patto, scritto o non scritto, che c’è tra i partecipanti all’azione, all’attività

economica, è un fondamento di tipo economico, dall’investimento e dal ritorno delle energie.

Questo, nel tempo viene assunto dall’ordinamento, quando leggiamo che l’impresa commerciale è

quella che è preordinata al raggiungimento del profitto, sostanzialmente abbiamo assunto che la

collettività vuole che le imprese commerciali determinano, sostengano profitti, addirittura

l’amministratore che non persegue il profitto può essere citato in giudizio sul piano della

se l’azienda perde perché ha perso, il rischio che ha l’impresa perché i mercati

responsabilità civile,

sono rimasti in un certo modo non c’è nessuna responsabilità, se però si può dimostrare che

l’amministratore scientemente non ha perseguito il profitto è perseguibile a sua volta sul piano della

responsabilità civile. Uno dei passaggi “formali” ma sempre dal punto di vista sostanziale, che

hanno spinto, sollecitato la transizione rivolta alle aziende pubbliche dal campo del diritto pubblico

al campo del diritto privato, in particolare le ex-partecipazioni statali, gli enti pubblici economici.

Perché anche quelli avevano l’economicità, ma era un’economicità generica, libera; però il

passaggio di molte aziende pubbliche nel campo del diritto privato, la trasformazione in “soldoni”

per azioni aveva anche questo effetto mentre l’amministratore dell’azienda pubblica

in società

avrebbe potuto dire che ragioni di socialità, di economicità o altro avevano consigliato nell’interesse

generale di fare o non fare quella cosa e poi avrebbe deciso la storia; nel campo del diritto privato

in particolare delle S.p.A. o meglio delle imprese commerciali il non perseguire il profitto diventa

civilmente perseguibile, se non addirittura penalmente.

E’ uno scarto forte che richiama anche ad un aspetto dell’ordinamento che in maniera categorica nel

pubblico dice finanziario, nel privato non dice economico direttamente, ma lo dice indirettamente e

comunque parzialmente e in qualche modo ci porta a privilegiare l’aspetto economico.

Se noi (popolo) attraverso i nostri legislatori vogliamo che lo Stato o abbiamo voluto in passato, che

lo Stato si occupasse soltanto di aspetti finanziari, visto le cose che abbiamo detto perché non

cogliamo che il mondo delle imprese private sia orientato soltanto sugli aspetti economici? Il che ci

semplificherebbe la vita, perché potrei dire c’è la terza via, applicate la seconda allo Stato, la terza

alle imprese, la seconda allo Stato in preventivo, la prima si applica allo stato in consuntivo.

Però non lo posso dire, perché? C’è un'altra cosa importante che sta nell’ordinamento non soltanto

nel nostro, e non soltanto da ora, e cioè il fatto che il perdere o il guadagnare nell’attività economica

fa in qualche modo parte di diritti assoluti, posso perdere quel che voglio se ho risorse a sufficienza

e posso guadagnare quel che voglio se lo faccio legittimamente truccando le imposte però l’aspetto

di tutela e di garanzia nei confronti di terzi dell’attività economica è fondata sostanzialmente su due

aspetti fra di loro collegati, l’uno che è il patrimonio, l’altro che è il denaro.

Apparentemente è il patrimonio, il che giustifica questi comportamenti delle banche che

privilegiano più il patrimonio; però il patrimonio non come parte economica, come potenzialità

economica quindi come capacità alternativa di produrre reddito, ma il patrimonio come capacità

la tutela dei terzi nell’attività economica

di essere liquidato e trasformato in denaro e mezzi liquidi,

è incentrata sull’aspetto finanziario della gestione, non sull’aspetto economico.

se non c’è l’aspetto economico corretto non potrà neanche funzionare quello

Noi sappiamo che

ma dal punto di vista giuridico quello che conta è l’aspetto economico tant’è vero che le

finanziario,

procedure concorsuali partono quando gli operatori economici non perdono, ma quando gli

operatori economici sono insolventi, che è una cosa completamente diversa, perché posso perdere

quello che voglio ma se sono in grado di raggiungere qualche cosa. Quel che interessa è che

l’imprenditore sia in utile o in perdita, se insolvente, in stato di insolvenza, non che non paga una

cosa, ma non è in condizione di pagare allora scattano le varie procedure concorsuali. Vuol dire che

non è consentito almeno nell’ordinamento di guardare soltanto l’aspetto economico della gestione

per cui si deve andare anche all’aspetto finanziario il che pone un ibrido nella realtà; mentre lo Stato

può dire il finanziario, nel privato non può dire solo l’economico ma deve essere in condizione di

seguire con qualche misura anche l’aspetto finanziario.

E’ chiaro che anche l’operatore privato interessa definire l’aspetto finanziario perché le aziende

private non sono perpetue, le aziende private non hanno capacità impositiva per cui non si può dire

la mia aziende va male e quindi aumento i prezzi.

Lo Stato può sempre dire aumento le imposte, allora questa capacità di recuperare sempre e soltanto

sul piano finanziario le deficienze che via via si andavano accumulando, ha fatto illudere che si

potesse camminare indefinitivamente su questa strada. E’ chiaro che quando si passa una certa

misura fra il sistema economico che non reagisce più che non sopporta più le imposte, che si

sopporta le imposte, e fa decrescere l’attività economica allora si comincia a pensare all’aspetto

economico, da questo punto di vista abbiamo di fatto queste due vie che tendono a convergere,

rimangono come schemi di riferimento lo Stato rimane come previsione sulla seconda via, però ci si

rende conto che non và, così come le aziende private, tipicamente le imprese, che rimangono in

prevalenza alla terza via però anche lì l’ordinamento stesso e le imprese si accorgono che non va.

Allora ci può essere una tendenza a ritornare alla prima, in fondo la strada è battuta per lo Stato

stesso, però nel campo del consuntivo e anche per le imprese con riferimento ai sistemi patrimoniali

correnti che cercano in qualche modo di conciliare sia l’aspetto finanziario che quello economico.

In alto la situazione è di transizione se lo Stato che muore verso le imprese, le imprese che muoiono

verso lo Stato, da questo punto di vista tipico è la costituzione degli Enti Locali, che sono enti

territoriali con moltissime inclinazione verso le imprese.

Anche nei sistemi contabili c’è una sorta di ibrido perché la polarizzazione prevalente è sul reddito,

lascia prevalere gli aspetti economici (principio di competenza economi, costi, ricavi e rimanenze)

quindi la terza via.

Come abbiamo visto sul piano dei sistemi contabili, il sistema del reddito o sistema del patrimonio

poi mi dicono di chiamare variazioni originarie nell’area

o del risultato economico, sostanzialmente

delle numerarie, quindi agganciano l’aspetto finanziario con le variazioni originarie e invece si

prediligono l’aspetto economico con le variazioni originate.

LEZIONE “U” PARTE 1° DEL 26/04/2005: Bilanciamenti e bilanci aziendali

Precedentemente abbiamo visto le possibilità, fondamentali, che , vi sono di seguire, dal punto di

i “flussi”.

vista, sintattico

La realtà, come anche normale che sia, poi, raramente riproduce in maniera puntuale, in schemi

astratti.

In qualche modo, gli schemi servono, proprio, per questo cioè ad astrarre dal recingo delle

fattispecie e creare “i modelli di riferimento”.

Questo, per fortuna, non accade, anche, perché, queste astrazioni sono, tutto sommato, costruite

guardando la “realtà”, guardando il vario modo atteggiarsi delle aziende, guardando anche le

“normative che intervengono in materia”.

In questo senso abbiamo avuto modo di ricordare che ad esempio:

 che ritroviamo nel “Rendiconto

La prima via, variante, A: è un classico generale dello

Stato” nella sezione terza dei flussi, e da questo punto di vista, è una delle poche eccezioni

assolutamente “pura”, forse, perché viene fatta , in qualche modo, d’ imperio, per legge, e

quindi può essere determinata senza grandi inquinamenti di interessi vari, così come

abbiamo detto, che:

 “invece”, il Bilancio, inteso come Bilancio di previsione dello Stato e degli altri enti

“pura”, riconducibile alla “seconda

pubblici territoriali, è, in forma pressoché via variante

; nel campo del privato e delle imprese, che sono le fattispecie più vicine alle nostre

A”

esperienze, si trovano diverse combinazioni che risentono, molto, anche, degli ambienti

culturali dei contesti storici , in cui le questioni si pongono.

 Nei paesi di lingua, ma più di cultura “anglosassone”, si preferiscono le “varianti del tipo

C”, da qualunque via si parta, perché si pensa che la realtà possa essere “smontata e

in qualche modo, a piacimento,

ricostruita”, mentre nei paesi di origine e di cultura

“neolatina” si preferiscono le “varianti solo che, come la realtà ci insegna, nell’incontro

A”,

tra cultura “neolatina” e cultura “anglosassone”, negli ultimi decenni, i neolatini hanno

modo, per cui, in realtà, spesso accade che le soluzioni siano del “tipo

perso, in qualche B”,

con una “preponderanza leggera” verso “C”,

quindi, in qualche modo, intermedie che non

verso “A”, ma questo accade, soprattutto, dove intervengano regolamentazioni ufficiali,

non vi sono regolamentazioni ufficiali, si è “liberi”; ma “liberi” non vuol dire che si fa

dove

quel che si vuole, perché, ognuno di noi, in qualche modo, è libero sì, ma, è anche “schiavo”

del contesto in cui vive.

Mentre, a dimensione dei bilanci annuali, comunque siano preventivi, consuntivi, si può,

ragionevolmente, sostenere, l’opportunità, non diciamo la necessità, di “generale contrapposizione

di componenti lorde o integrali”;

A dimensione interna, con esercizi più piccoli, e come parziali rispetto al tempo e come

“la

particolari rispetto allo spazio, generale contrapposizione, ha meno freccia in suo ambito.

Anche i nostri maestri italiani, che, sono stati, diciamo, fra i “grandi sacerdoti”, col principio di

“unità questa filosofia,

aziendale”etc..etc..., per dir così, la spendevano di più sul campo di

rilevazione contabile di bilancio e molto meno su quelle interne, sui Costi e così via..

Perché, se io, mentre devo determinare “il una contrapposizione la

costo di un oggetto qualsiasi”,

costi di produzione di questo oggetto e i Ricavi di vendita di questo oggetto”

devo fare tra..“I non

posso partire dai Costi Generali, di tutte le aziende, in tutta la sua vita contrapporli ai Ricavi

in un’azienda non è finita;

Generali in tutta la sua vita, e ritornare, anche, perché spesso, la vita

capiamo benissimo che è “un approccio sterile”.

Rimane, però, quella variante di distinguere “unità” ed “unitarietà”.

Una cosa è:

L’ che vuole come intoccabile le “coordinazioni”.

Unità, Una cosa è:

L’unitarietà, che dice, va bè, se, proprio, è necessario distinguiamo, quanto riteniamo opportuno,

fino alle disarticolazioni, però, manteniamo, sempre, nella nostra mente che si tratta di forzature,

ecc.ecc.ecc.

quindi, vi sono incertezze, arbitrarietà, e là dove possiamo, dobbiamo ricomporre…

Questo è un richiamo, per poi entrare, nel merito più specifico di:

Bilanciamenti e bilanci aziendali


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti delle lezioni di ragioneria tenute dalla Professoressa Lipari che comprendono la spiegazione di vari concetti, tra i quali: la sintattica preliminare, la sintattica centrale dei fondi e dei flussi aziendali (composizione, scomposizioni e ricomposizione), le componenti di origine diretta e indiretta, obbligazioni, rettifiche ed accantonamenti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione aziendale
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lipari Angela.

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