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 Logica gerarchica: i gruppi di elementi linguistici di una frase (i sintagmi o costituenti) sono a loro

volta organizzati in strutture gerarchiche, per cui alcuni sono subordinati ad altri.

 Ricorsività: le regole sintattiche del linguaggio sono applicabili una dopo o dentro l’altra e l’unico

limite sarebbe costituito dalle capacità cognitive della mente umana.

 Organizzazione categoriale: il linguaggio opera su oggetti linguistici dotati di caratteristiche

uniformi, in virtù delle quali è possibile raggrupparli in classi (o categorie).

NOTA: la frase non è una semplice disposizione lineare di elementi linguistici, ma l’insieme di oggetti

organizzati strutturalmente e raccolti in unità via via crescenti, poste una dentro l’altra.

Costituente (o sintagma): elemento linguistico (o gruppo di elementi linguistici) in grado di occupare una

posizione specifica all’interno di una frase.

NOTA: le nozioni di costituente e di sintagma sono intercambiabili, tuttavia la prima è più usata per fare

riferimento ai singoli elementi linguistici che compongono una frase, mentre la seconda alle unità via via

crescenti che partono da essi.

Classi (o categorie) lessicali: raggruppamenti omogenei entro cui è possibile collocare elementi linguistici

accomunati dal medesimo ruolo morfologico, sintattico e semantico all’interno della frase.

NOTA: gli elementi linguistici di una stessa categoria lessicale sono intercambiabili sul piano sintattico, cioè

possono essere sostituiti l’uno all’altro senza produrre frasi agrammaticali.

Frase (complessa): secondo la grammatica generativa, il massimo dominio entro cui si realizza e si

manifesta la sintassi, oltre il quale la produzione linguistica si attiene più che altro a fattori pragmatici e

inerenti alla comunicazione.

Parola: elemento linguistico costituito da uno o più morfemi e corrispondente a un’unità stabile entro i

domini superiori del sintagma e della frase.

Morfema: componente elementare di una parola ne indica le caratteristiche semantiche e grammaticali.

NOTA: le parole in genere sono costituite da un morfema base che ne veicola il significato e da uno o più

morfemi secondari che ne indicano caratteristiche prettamente grammaticali, quali il tempo, il caso, il

genere, il numero, etc.

4. Funzionamento del linguaggio

Ricapitolando, secondo i presupposti del generativismo il linguaggio opera attraverso:

 regole di riscrittura (o regole a struttura sintagmatica), che indicano come assemblare i costituenti

linguistici elementari nella produzione di unità sintattiche di livello via via superiore;

 un dizionario di elementi lessicali che renda disponibili gli oggetti cui applicare le regole di

riscrittura;

 un numero ristretto di principi generali che, applicati al risultato della composizione lessicale

tramite regole di riscrittura, filtrano le frasi ritenute inaccettabili.

Le regole di riscrittura sono espresse nella forma XP → X - X, dove → sta per “si riscrive” e - sta per “seguito

da”, XP sta per “x phrase” e X può essere sostituito dall’etichetta di una qualunque categoria lessicale.

Inoltre, è possibile ricorrere a parentesi tonde per indicare gli elementi opzionali e a parentesi quadre per

indicare gli elementi eventualmente replicabili.

5. Test di costituenza

La teoria generativista comprende alcuni test specifici attraverso i quali è possibile distinguere

raggruppamenti casuali di elementi linguistici dai costituenti veri e propri, cioè dalle unità linguistiche

aventi funzione sintattica.

 Test dello spostamento e della costituzione di frase scissa e della non-interrompibilità

un gruppo di elementi linguistici è un costituente se è possibile spostarlo senza produrre frasi

agrammaticali, se non è possibile spezzarlo per immissione di altri elementi linguistici, se è possibile

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ricostruire con esso una frase scissa della forma È X che Y (dove X rappresenta l’elemento

sottoposto al test e Y il resto della frase).

 Test della sostituibilità e dell’enunciabilità in isolamento

un gruppo di elementi linguistici è un costituente se è possibile sostituirlo con un proforma senza

compromettere la possibilità di articolare frasi analoghe alla precedente, o se è possibile disporre

tale frase in modo da enunciarlo isolatamente.

 Test della coordinabilità e dell’omissibilità

un gruppo di elementi linguistici è un costituente se è possibile coordinarlo con gruppi ugualmente

validi mediante l’inserimento di congiunzioni come e, o e ma, o se è possibile ometterlo senza

alterare la correttezza della frase.

NOTA: occorre ricordare che i test di costituenza sono strumenti empirici ed euristici finalizzati a dimostrare

la correttezza grammaticale delle frasi risultanti e non necessariamente la plausibilità del loro significato.

6. La teoria X-barra e la struttura dei costituenti

Teoria X-barra: sviluppo della grammatica generativa finalizzato a fornire un modello grafico preciso per

l’illustrazione delle strutture linguistiche.

NOTA: il modello fornito dalla teoria X-barra si basa sulle assunzioni fondamentali della grammatica

generativa e prevede che i sintagmi di una frase siano articolati su più livelli, per rendere conto della loro

natura ricorsiva di elementi costituenti di livello via via maggiore.

Indicatore sintagmatico (o albero generativo, o phrase marker): struttura grafica per la rappresentazione

sintattica della frase, articolata dal basso verso l’alto e da sinistra a destra secondo ramificazioni ad albero.

NOTA: la rappresentazione tramite indicatori sintagmatici può essere sostituita, per semplicità, da una

sequenza di parentesi quadre etichettate (indicatori parentetici).

Variabile categoriale: contrassegnata X, rappresenta un generico elemento linguistico in un indicatore

sintagmatico.

Principio di uniformità delle categorie: secondo la teoria X-barra, i costituenti di qualunque categoria

lessicale proiettano strutture uniformi così articolate (a meno dei parametri che rendono conto delle

variazioni interlinguistiche):

 testa (del sintagma): costituente fondamentale dei sintagmi, corrisponde a un elemento linguistico

o, talvolta, ad un morfema, e determina la natura stessa del raggruppamento (sintagma nominale,

verbale, etc.);

NOTA: in virtù del Vincolo sulla costituzione categoriale del sintagma ogni sintagma di categoria X

deve necessariamente comprendere una testa di categoria X.

 complemento: costituente posto normalmente (in lingue come l’italiano) a destra della testa del

sintagma, rappresenta l’elemento direttamente collegato ad essa;

NOTA: in virtù del Principio di adiacenza il complemento, quando nominale, deve trovarsi

immediatamente a destra della testa che lo seleziona.

 aggiunto: costituente che normalmente segue (a destra) testa e complemento del sintagma, ha

funzioni linguistiche supplementari, non è indispensabile ed è eventualmente replicabile;

 specificatore: costituente posto a sinistra della testa del sintagma, rappresenta spesso il soggetto

collegato ad essa. 3

NOTA: la rappresentazione di alcune strutture sintattiche può richiedere l’espansione per aggiunzione del

sintagma, cioè è possibile ramificare un aggiunto a qualsiasi livello della proiezione di un costituente. ed in

particolare all’altezza della sua proiezione massimale (XP), per rendere conto, ad esempio, di aggiunti che si

trovino a sinistra dello specificatore.

Modificatore: complemento, aggiunto o specificatore, in generale un elemento costitutivo di un sintagma.

Elemento nucleare del sintagma: modificatore strettamente legato, sul piano semantico e funzionale, alla

testa del sintagma cui fa capo.

Elemento extranucleare del sintagma: modificatore legato superficialmente alla testa del sintagma cui fa

capo, per cui non è indispensabile al fine del suo collocamento in frasi complesse ben formate.

7. Nodi e relazioni strutturali

NOTA: per la Restrizione dei nodi ramificanti un indicatore sintagmatico ben formato non può ammettere

nodi da cui dipartano più di due ramificazioni; per la Restrizione sui nodi incrociati le ramificazioni, in

generale, non possono intersecarsi.

Nella rappresentazione ad albero del modello X-barra un nodo si definisce:

 ramificante, se dà origine a più di una ramificazione;

 terminale (o di livello zero), se è posto nella parte inferiore dell’indicatore sintagmatica, fa capo, di

norma, ad un singolo elemento lessicale e costituisce la testa della proiezione (o proiezione zero);

 radice, se è il vertice del diagramma e costituisce quindi la proiezione massimale del sintagma;

 intermedio (denotato X’) se è collocato tra la radice e i nodi terminali e corrisponde quindi ad una

proiezione intermedia del sintagma.

Due generici nodi (costituenti) A e B possono trovarsi in relazione di:

 fratellanza (e sono detti fratelli), se fanno capo allo stesso nodo (padre);

 dominio (o dominanza), se A è posto più in alto di B ed è congiunto ad esso esclusivamente da

linee che muovono verso il basso;

NOTA: si parla di dominanza immediata (o diretta) se non vi sono nodi intermedi nella relazione tra

A e B; si parla di dominanza esaustiva se il nodo A domina un insieme Y di nodi e non vi sono altri

nodi dominati da A al di fuori di quest’ultimo.

 precedenza, se A è posto a sinistra di B;

NOTA: si parla di precedenza diretta se non vi sono altri nodi tra A e B.

 c-comando, se A non domina B, B non domina A e il primo nodo ramificante che domina A domina

anche B;

NOTA: si definisce dominio di c-comando l’insieme dei nodi c-comandati da A. 4

 reggenza, se A è una testa, c-comanda B ed è in condizione di fratellanza (c-comando reciproco)

con B;

 m-comando (o c-comando esteso), se A non domina B, B non domina A e la prima proiezione

massimale che domina A domina anche B.

NOTA: la relazione di m-comando definisce anche la nozione di reggenza larga.

8. Funzione grammaticale e ruolo tematico

Analizzando le proprietà grammaticali, sintattiche e semantiche di un elemento linguistico (ad esempio il

soggetto di una frase) risulta che ad esso si collegano realtà correlate ma differenti.

 Funzione grammaticale: dato un elemento linguistico, aspetto legato alla sua collocazione

sintattica nella struttura della frase, per cui gli si attribuisce la funzione di soggetto, in quanto

modificatore dell’intero frase, di oggetto diretto o di oggetto indiretto.

 Ruolo tematico (o ruolo logico-semantico, o ruolo theta): manifestazione del significato logico-

semantico di un elemento linguistico, per cui gli si attribuisce, ad esempio, il ruolo di agente nella

frase, o di paziente, fine o esperiente.

NOTA: la funzione grammaticale e il ruolo tematico di un elemento linguistico non fanno in alcun modo

riferimento alla categoria lessicale cui appartiene, che determina invece la sua natura di nome, verbo, etc.

9. Categorie lessicali e funzionali

L’appartenenza di un elemento linguistico ad una categoria lessicale è determinata, in primo luogo, da

criteri morfosintattici e solo secondariamente da questioni di forma e di significato.

 Verbi (V)

Dal punto di vista morfologico, elementi che esprimono in maniera esplicita il tempo, il modo,

l’aspetto e la persona della frase; dal punto di vista sintattico-strutturale, elementi che ammettono

un certo numero di avverbi come modificatori ed occupano una posizione tipica rispetto ai propri

argomenti (cioè gli elementi aventi funzione grammaticale di soggetto e di oggetto diretto).

 Nomi (N)

Gli unici elementi in grado di svolgere da soli le funzioni di soggetto e oggetto del verbo, dal punto

di vista sintattico sono normalmente modificati da aggettivi e determinatori; operano, con i

pronomi, il riferimento diretto ai concetti espressi dalla frase.

 Determinatori (Det)

Contraddistinti dal ruolo di modificatori prenominali, cioè dal fatto di occupare la posizione

antecedente il nome e mai la successiva, comprendono articoli determinativi (il, la, …), aggettivi e

pronomi dimostrativi (questo, quello, …), aggettivi e pronomi interrogativi ed esclamativi (quando,

quale, …).

 Quantificatori (Q)

Come i determinatori, sono contraddistinti dalla funzione di modificatori prenominali e

comprendono aggettivi e pronomi numerali (uno, due, tre, …) e indefiniti (alcuni, pochi, molti, …). 5

 Pronomi (Pro)

Flessi rispetto alla persona, al genere e al numero della frase, svolgono la funzione nominale o si

combinano con un verbo, facendo riferimento, in ogni caso, agli attori dello scambio comunicativo;

comprendono pronomi personali tonici e atoni (io, tu, …, lo, la, …), riflessivi (sé stesso) e particelle

pronominali (ci, vi, ne).

 Aggettivi (A)

Modificatori (a destra o a sinistra) di elementi nominali, sono flessi rispetto a genere e numero ed

ammettono avverbi; corrispondono agli aggettivi qualificativi della grammatica tradizionale.

 Preposizioni (P)

Posti prima di nomi o frasi subordinate, sono invariabili e comprendono le preposizioni tradizionali

(di, a, da, …), locuzioni preposizionali (davanti a, dietro a, prima di, …) e alcuni avverbi invariabili

(davanti, dietro, prima, dopo, …).

 Avverbi (Adv)

Contraddistinti dalla notevole libertà di movimento all’interno della frase e dalla capacità di

modificare diversi elementi linguistici, comprendono avverbi invariabili (meglio, peggio,

fortunatamente, …).

Categorie funzionali: categorie lessicali chiuse, cui fa capo un numero determinato di elementi.

10. Il sintagma verbale (VP)

I sintagmi aventi per testa un verbo sono così strutturati:

 la posizione di specificatore è normalmente occupata dall’elemento avente la funzione

grammaticale di soggetto, che può essere un sintagma nominale (NP), un pronome, un’intera frase;

 la posizione di complemento è normalmente occupata da un sintagma nominale (NP) o da una

frase;

 la posizione di aggiunto è normalmente occupata da sintagmi preposizionali (PP) o avverbiali

(AdvP).

Si distinguono verbi:

 transitivi, accompagnati da due elementi nucleari nelle posizioni di specificatore e di complemento;

 intransitivi, accompagnati da un solo elemento nucleare nella posizione di specificatore;

 inaccusativi, accompagnati da un solo elemento nucleare nella posizione di complemento.

11. Il sintagma nominale (NP)

I sintagmi aventi per testa un nome sono così strutturati:

 la posizione di specificatore è normalmente occupata da modificatori prenominali come i

determinatori e i quantificatori;

 la posizione di complemento è tipicamente occupata da un sintagma preposizionale (PP) introdotta

dalla preposizione di, da un sintagma aggettivale (AP) o da una frase;

NOTA: in italiano un NP non ammette mai un altro NP come complemento.

 la posizione di aggiunto può essere occupata ancora da sintagmi preposizionali (PP), sintagmi

aggettivali (AP) o intere frasi.

Nomi argomentali (o deverbali): elementi nominali che, con i propri modificatori, presentano una relazione

logico-semantica con la struttura tipica del verbo a cui corrispondono (es: la struttura di dono corrisponde

alla struttura di donare).

NOTA: occorre ricordare che i modificatori nominali sono comunque omettibili, quelli verbali non sempre.

Relazioni R: nel caso di nomi non argomentali, le relazioni extralinguistiche che individuano il ruolo

tematico dei costituenti nominali in frasi come Il libro di Mario, non chiare sul piano semantico. 6

12. Sintagmi determinatore (DP) e quantificatore (QP)

Spesso determinatori e quantificatori modificano una testa nominale e pertanto occupano la posizione di

specificatore nei sintagmi NP. Tuttavia, la rappresentazione di frasi in cui un determinatore preceda un

quantificatore o viceversa (es: tutti quei libri, questi tre libri) richiede una soluzione alternativa, che meglio

renda conto del ruolo di tali costituenti.

13. Il sintagma aggettivale (AP)

I sintagmi aventi per testa un aggettivo sono così strutturati:

 la posizione di specificatore è normalmente occupata da avverbi, focalizzatori (es: proprio) e non;

 la posizione di complemento è normalmente occupata da un sintagma preposizionale (PP) o da una

frase.

14. Il sintagma preposizionale (PP)

I sintagmi aventi per testa una preposizione sono così strutturati:

 la posizione di specificatore può essere occupata da un avverbio focalizzatore (es: anche);

 la posizione di complemento è occupata da un sintagma nominale (NP);

 la posizione di aggiunto, almeno in italiano, è vuota.

NOTA: il complemento nei sintagmi preposizionali non è quasi mai omettibile.

15. Il sintagma avverbiale (AdvP)

I sintagmi aventi per testa un avverbio sono così strutturati:

 la posizione di specificatore può essere occupata solo da altri avverbi, focalizzatori e non;

 le posizioni di complemento e aggiunto sono quasi sempre vuote o raramente riempite da sintagmi

preposizionali (PP), in quanto gli avverbi sono più spesso modificatori di altre strutture linguistiche

(verbi, altri avverbi, aggettivi, frasi, nomi).

NOTA: gli avverbi in grado di modificare frasi (es: probabilmente, evidentemente) si dicono frasali. 7


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SteDV

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in comunicazione digitale
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SteDV di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Prada Massimo.

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