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Principali trattamenti farmacologici e possibili effetti collaterali

Antidepressivi (SSRIs)

In diversi studi si è osservato che la serotonina (5-HT) può essere coinvolta nell'eziopatogenesi della sindrome premestruale. Molti sintomi della SPM come depressione, alterazioni del sonno, ansia, aggressività, forte desiderio di carboidrati e difficoltà di concentrazione possono essere dovuti infatti ad un deficit di serotonina. A tal proposito l'ACOG (2000) suggerisce l'utilizzo degli inibitori selettivi del reuptake di serotonina (SSRIs) come terapia di prima linea per il trattamento delle forme più severe della SPM.

Gli SSRIs sono una classe di psicofarmaci in grado di inibire la ricaptazione della serotonina all'interno della terminazione presinaptica, favorendo l'aumento del segnale della 5-HT. Più in particolare inibiscono il trasportatore responsabile del reuptake della serotonina (SERT), probabilmente attraverso un'inibizione competitiva. Tale inibizione permette una permanenza maggiore della 5-HT nel vallo sinaptico e conseguentemente un aumento della trasmissione serotoninergica.

Molecole come sertralina, paroxetina, fluoxetina, citalopram, escitalopram, si sono rivelate efficaci nel trattare sia i sintomi psichici tipici della SPM quali ansia, umore depresso e irritabilità, sia i sintomi fisici come meteorismo, tensione mammaria e alterazioni dell'appetito.

Vi sono quattro strategie di somministrazione: continua, intermittente, semi-intermittente, alla comparsa dei sintomi; generalmente le pazienti riportano un miglioramento della sintomatologia già dopo il primo ciclo di assunzione (Appleton, 2018). Dal momento che l'effetto indotto dagli SSRIs è molto più rapido se questi vengono utilizzati per il trattamento della SPM piuttosto che per i disturbi depressivi maggiori, può essere vantaggioso prediligere la somministrazione intermittente (durante la fase luteale) perché più economica e capace di ridurre la frequenza degli effetti avversi. In termini di efficacia, inoltre, dosaggi continui o intermittenti non differiscono in modo significativo (Dimmock et al., 2000).

La più recente revisione pubblicata su Cochrane e relativa alla validità degli SSRIs nel trattamento della sindrome premestruale risale al 2013. In questa sono stati analizzati 31 studi randomizzati e placebo-controllati che confrontavano gli SSRIs e il placebo per quanto riguarda la capacità di attenuare i sintomi della SPM. Tale classe di medicinali si è rivelata superiore al placebo nel ridurre i disturbi premestruali quando somministrati continuamente o solamente durante la fase luteale del ciclo (Hofmeister et al., 2016; Marjoribanks et al., 2013).

Oltre ad inibire la ricaptazione della serotonina, si è visto inoltre che gli SSRIs sono capaci di stimolare la sintesi di neurosteroidi come l'allopregnanolone, coinvolto anch'esso nell'eziopatogenesi della SPM. Nonostante siano necessari ulteriori accertamenti, in uno studio effettuato su 46 donne affette dalla sindrome premestruale è stato osservato che i livelli di ALLO aumentavano in seguito al trattamento con SSRIs (Gracia et al., 2009).

A differenza degli antidepressivi triciclici, di vecchia generazione, gli SSRIs presentano una maggiore tollerabilità. Ciò non implica che siano esenti da effetti collaterali: per la loro insorgenza molte donne si ritrovano a dover sospendere il trattamento. Nella maggior parte dei casi gli effetti avversi sono di lieve entità. I più comuni sono:

  • Insonnia o sonnolenza
  • Affaticamento
  • Nausea
  • Nervosismo
  • Cefalea
  • Secchezza delle fauci
  • Tremori lievi
  • Disfunzioni sessuali
  • Disturbi gastrointestinali (Dickerson et al., 2003)

I più gravi consistono invece in un aumento del rischio di fratture ossee e di emorragie gastrointestinali (Eom et al., 2012; Weinrieb et al., 2005). Per ridurre tali effetti avversi, le ricerche si stanno focalizzando sull'utilizzo di dosi inferiori di SSRIs da assumere solamente nella fase luteale del ciclo (Verma et al., 2014).

Diuretici (spironolattone)

Lo spironolattone appartiene alla categoria dei "diuretici risparmiatori di potassio" e viene considerato come l'unico diuretico in grado di contrastare alcuni dei sintomi tipici della sindrome premestruale come la ritenzione idrica e la tensione mammaria (Dickerson et al., 2003). Tale composto steroideo di sintesi possiede struttura analoga al progesterone e funge da antagonista del recettore dell'aldosterone.

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Scienze biologiche BIO/14 Farmacologia

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