Chi era Mussolini e come si comporta nella Prima Guerra Mondiale?
Mussolini era il leader del partito socialista e prima della Prima Guerra Mondiale si dichiarò neutrale. Tuttavia, la sua posizione cambiò non appena scoppiò la guerra. In un articolo de "L'Avanti", il giornale che allora dirigeva, sostenne che bisognava passare da una neutralità assoluta a una neutralità attiva e operante. Mussolini pensava che il suo partito lo avrebbe seguito in questa sua posizione, ma ciò non avvenne. Anzi, perse il ruolo di direttore e di leader.
Mussolini decise quindi di fondare il suo giornale nel 1914 e chiamarlo Il Popolo d'Italia e in seguito di partecipare come militare alla guerra. Durante la guerra scrisse un diario di bordo che verrà poi pubblicato, e da lì iniziò a elaborare il concetto di nazione come qualcosa di superiore al concetto di classe. Ciò si può notare dal cambio di sottotitolo del suo giornale da Quotidiano Socialista a Quotidiano dei soldati e dei produttori (nell'agosto 1918), con "produttori" si intende sia gli operai che i datori di lavoro che i tecnici, ovvero tutti coloro che in qualche modo hanno a che fare con la produzione. Una volta finita la guerra, decise di fondare il 23 marzo 1919 i fasci di combattimento, il suo partito.
I problemi del dopoguerra in Italia
Gli anni successivi al dopoguerra dovettero affrontare una serie di problemi. Tra questi, c'era il problema di riorganizzare l'apparato produttivo delle fabbriche dato che si passava da un'economia di guerra in cui si producevano armamenti, divise, scatolame a un'economia di pace. Altro problema era l'inflazione causata dal continuo stampo durante la guerra per far fronte alle spese. Questo aumento generalizzato dei prezzi non si tradusse anche in un aumento dei salari, quindi diminuì il potere d'acquisto.
Anche il problema dei reduci non era da sottovalutare. I reduci erano tornati in patria. Alcuni erano feriti e chiedevano un sussidio di invalidità, altri volevano essere reinseriti nel mondo del lavoro, altri non volevano abbandonare le armi. Questi ultimi daranno vita poi alle squadre armate che confluiranno nel fenomeno dello squadrismo.
Tra gli altri problemi c'erano i debiti ingenti verso l'America che nel dopoguerra si era isolata e un debito pubblico in continua crescita. Inoltre, l'Italia dovette affrontare scontri nelle fabbriche in quanto si rivendicava un aumento dei salari e delle migliorie nelle condizioni di lavoro (la giornata lavorativa di 8 ore) e nelle campagne dato che i braccianti stavano occupando le terre.
Squadrismo
Lo squadrismo è un fenomeno formato da squadre armate organizzate militarmente. Gli squadristi sono ex combattenti nella Prima Guerra Mondiale che non hanno voluto lasciare le armi e giovani che la guerra non l'hanno fatta, ma avrebbero voluto. Gli squadristi non rispondono a Mussolini, bensì ai Ras, ovvero ai capi locali, e nutrono verso di loro un sentimento di fedeltà e cameratismo. Mussolini vede questo movimento da lontano, non è un loro capo, anzi è dubbioso di tale movimento.
Le squadre armate si sono sviluppate nelle città dove tanto più forte fu la lotta di classe, quindi regioni come Lombardia, Emilia, Umbria, Toscana. Lo squadrismo è un movimento reazionario, spontaneo e finanziato dato che dispone di armi e camion o carri armati per gli spostamenti. Coloro che hanno avuto bisogno delle squadre armate sono stati i proprietari terrieri volti a far cessare le proteste e le occupazioni delle terre da parte dei braccianti.
L'esercito non risponde a questo movimento, anzi permette che tutto ciò accada. Alcuni storici sostengono che le forze dell'ordine abbiano disobbedito agli ordini provenienti da quel che oggi è il ministero degli interni, altri hanno sostenuto che non hanno ricevuto ordini. L'opinione pubblica non ha nessuna reazione. Da una parte è timorosa e ha paura, dall'altra è contenta di quanto si stia facendo. Questo perché si sentivano oppressi dal socialismo che voleva controllare la quasi totalità della loro esistenza.
Leggi elettorali dal 1882 al 1948
Le elezioni del 1919 e 1921
Il sistema elettorale è ciò che permette l'attribuzione dei seggi grazie ai voti ottenuti. Il sistema proporzionale permette maggiore rappresentatività perché attribuiscono ad ogni lista un numero di eletti proporzionale ai voti ottenuti. Ciò però porta a governi di coalizione, spesso fragili e poco duraturi. Il sistema maggioritario premia la lista che ha ottenuto più voti e permette governi più duraturi, ma poco rappresentativi delle minoranze.
Fino al 1919 si votava con un sistema elettorale a collegio uninominale con ballottaggio e la classe politica era rappresentata da notabili, nel 1919 si vota con il sistema proporzionale. Alle elezioni si presentano nuovi partiti: il Partito Popolare fondato da Don Luigi Sturzo che aveva un programma fondato sui valori cattolici e i fasci di combattimento. Nel 1919, il Partito Socialista ottiene 156 seggi, il Partito Popolare 100 seggi e nessuno i fasci di combattimento. Questo perché si erano presentati solo a Milano, avevano un programma confuso, erano molto simili ad altri partiti e non si aveva la chiarezza della loro posizione politica.
Nel 1919 si forma un governo di coalizione tra popolari e liberali che a causa di contrasti interni durò poco.
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