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La nascita dei talk show

Il talk show è nato negli anni '70 ed è una forma di intrattenimento della neotv basata sulla conversazione tra un conduttore e i suoi ospiti in studio o in collegamento. La scelta degli ospiti è molto importante in quanto non devono ripetere le stesse cose, debbono creare battibecchi e devono parlare di argomenti non per i quali sono professionisti/famosi nel loro ambito, ma parlare del più e del meno.

Il talk show può essere con attualità come Harem di C. Spaak o senza attualità come Tappeto Volante di Luciano Rispoli. Il talk show per eccellenza è considerato Bontà Loro di Maurizio Costanzo andato in onda nel 1976. Esso, come i talk show in generale, è caratterizzato da una scenografia essenziale che richiama il salotto. Aveva 3 poltrone, 1 sgabello, una finestra e un orologio a cucù. Il programma fu importante anche perché per la prima volta venne intervistato in diretta il presidente del consiglio: Giulio Andreotti.

La riforma del 1975

La riforma della Tv italiana del 1975 è basata su alcuni obiettivi di fondo come la massimizzazione dell’ascolto, una nuova riorganizzazione della Rai, e la possibilità a soggetti politici e culturali di essere rappresentati all’interno dell’ente (quest’ultimo per niente rispettato).

Essa prevede come punti chiave la riserva dello stato di trasmettere su scala nazionale, la nascita di una terza rete con relativo telegiornale, l’aumento delle tribune politiche, la concorrenzialità e l’autonomia tra le reti Rai e il controllo della Rai passa dal Governo al Parlamento; la Rai non era più quindi sotto il controllo del partito di maggioranza, ma della politica in generale. Questo punto ha dato vita ad un processo di lottizzazione, ovvero la spartizione dei canali televisivi.

La legge Gasparri

La legge Gasparri del 2004 porta il nome dell’allora ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri. Essa prevede l’abolizione del limite del 30% che nessun editore non può superare in un settore, la definizione del SIC (sistema integrato delle comunicazioni), il limite massimo di ricavi del 20% del SIC, il limite asimmetrico del 10% per Telecom Italia, la privatizzazione della Rai, l’assegnazione delle frequenze e soprattutto il passaggio dall’analogico al digitale.

Dalle tv commerciali al duopolio

Fino agli anni '70, la Rai esercitava il monopolio del servizio radiotelevisivo. Con la diminuzione dei costi per l’acquisto degli apparecchi tecnici per la trasmissione tv, gli imprenditori iniziavano a intravedere il potenziale guadagno del mezzo grazie alla vendita di spazi pubblicitari. Nascono così TeleBiella 1971, TeleMilano di Berlusconi, Italia1 di Rusconi, ReteQuattro di Mondadori anche in seguito a due sentenze della Corte Costituzionale che liberalizzava dapprima la televisione via cavo e poi quella via etere.

Tuttavia il mercato non era in grado di alimentare tutte queste tv, quindi la raccolta della pubblicità diventa centrale per la sopravvivenza di esse. Se Berlusconi capì questa cosa e fondò la sua concessionaria Publitalia’80, Rusconi si affidò ad una concessionaria esterna che determinò il fallimento della rete. Berlusconi comprò prima Italia1 nel 1982 e ReteQuattro nel 1984, fallita in seguito a errori di palinsesto dovuti a accordi siglati con ABC e TVglobo troppo dispendiosi da sostenere per gli azionisti stessi. Così nel 1985 Berlusconi con Fininvest ha lo stesso numero di reti della Rai e compete sia dal punto di vista degli ascolti, che della raccolta pubblicitaria. Si parla quindi di un Duopolio iniziato nel 1985 e finito nel 2003.

La legge Mammì

La legge Mammì porta il nome dell’allora ministro delle poste e telecomunicazioni Oscar Mammì. Approvata nel 1990 prevedeva: l’abolizione dell’opzione zero secondo la quale chi aveva un giornale/quotidiano non poteva possedere un canale tv e viceversa, il divieto di spot all’interno dei cartoni animati, la definizione di un limite di spot pubblicitari all’interno dei film, l’introduzione di un garante per l’editoria e la radio-televisione, il limite massimo anti trust di 3 reti per ciascun operatore, la caratteristica che i programmi debbano essere di interesse generale e garantire pluralismo di informazione, ogni rete deve avere un direttore diverso e un telegiornale con relativo direttore e soprattutto consente la diretta anche alle reti Fininvest.

Il programma contenitore

Il programma contenitore è il primo prodotto neotelevisivo, nato in seguito alla riforma del 1975 per ac

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roberto_10 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Radio, cinema e televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Ghislotti Stefano.
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