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La Regione, invece, ha il compito di programmare, coordinare e indirizzare gli

interventi sociali e si occupa della verifica e della loro attuazione. Spetta,

inoltre, alla regione la determinazione degli ambiti territoriali, dei criteri di

partecipazione degli utenti alle prestazioni e alle tariffe da corrispondere, dei

criteri per l’autorizzazione, l’accreditamento e la vigilanza dei servizi e delle

strutture residenziali e semiresidenziali. Presso la Regione è inoltre istituito il

registro dei soggetti del Terzo Settore autorizzati all’esercizio dell’attività. A

livello regionale abbiamo il Piano regionale che è predispsto seguendo le

indicazioni del Piano nazionale ed in base alle risorse a disposizione; esso si

occupa dell’integrazione socio – sanitaria e coordina le politiche dell’istruzione

e del lavoro.

Lo Stato ha il compito di definire i livelli essenziali delle prestazioni sociali e

gli obiettivi delle politiche sociali attraverso l’emanazione del Piano Nazionale

degli interventi e dei servizi sociali, emanato con cadenza triennale dal

Consiglio dei Ministri.

La legge quadro promuove una governance multilivello dei servizi

socioassistenziali in cui i tre livelli di governo sono: statale, regionale e locale,

dove i cittadini possono ricevere servizi da più canali. Il livello locale trova

espressione nel Piano di Zona, strumento designato dalla legge per la

programmazione dei servizi a livello locale, predisposto dai Comuni con durata

triennale. Attraverso il Piano di Zona i Comuni definiscono priorità e indirizzi

generali dell’offerta dei servizi socioassistenziali, sulla base delle esigenze

individuate a livello territoriale. L’innovatività del Piano di Zona risiede,

inoltre, nell’apertura alla partecipazione degli attori del terzo settore che

concorrono all’erogazione dei servizi socioassistenziali. Il terzo settore,

dunque, partecipa attivamente alla programmazione e al governo dei servizi

socioassistenziali.

Quale strumento di tutela e garanzia degli utenti è prevista la realizzazione

della Carta dei Servizi Sociali, all’interno della quale vengono indicati i servizi

di cui si può usufruire, il funzionamento e le modalità di accesso. La Carta dei

Servizi risponde al principio di trasparenza e garantisce ai cittadini la

conoscenza dei servizi che qualsiasi pubblica amministrazione si impegna a

fornire. 8

La riforma del Titolo V della Costituzione

Tale riforma modificò il Titolo V della Costituzione, specificatamente

nell’articolo 117, nel quale si definisce la ripartizione delle competenze

legislative tra Stato e Regioni. La rifora ha assegnato alle Regioni la potestà

legislativa esclusiva in materia di assistenza sociale, fato salvo il tema dei

LIVEAS che rimane di pertinenza statale. Tale riforma rappresenta

l’affermazione che la gestione amministrativa delle politiche pubbliche debba

essere affidata all’ente locale più prossimo al cittadino, affidando agli enti di

livello superiore le funzioni che gli enti di livello superiore le funzioni che

l’ente locale non può assolvere per ragioni organizzative e/o di competenza

territoriale.

Servizi per anziani

L’area dell’utenza anziana costituisce un bacino importante di destinazione dei

servizi socioassistenziali. L’invecchiamento della popolazione anziana indice a

condizioni di non autosufficienza e, quindi, di perdita di autonomia individuale.

I servizi predisposti per gli anziani possono assumere varie forme e, in molti

casi, prefigurano una logica di intervento che integra la dimensione sociale con

quella sanitaria; negli ultimi decenni i servizi per gli anziani hanno seguito la

logica della domiciliarizzazione. Si sono così diffusi, a partire dagli anni

Settanta, una serie di servizi territoriali attraverso i quali l’erogazione degli

interventi assistenziali ha luogo presso il domicilio dell’utente. Tuttavia, la

permanenza in una servizi residenziali o semiresidenziali diviene un’esigenza

insopprimibile.

I servizi ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) si attivano prevalentemente a

seguito di dimissioni da strutture ospedaliere e hanno la finalità di consentire

l’erogazione di servizi di carattere sanitario direttamente al domicilio del

paziente. Abbinati ai servizi di assistenza domiciliare, essi consentono di

ridurre la permanenza dell’utente presso le strutture ospedaliere. A queste

attività si possono affiancare i servizi di trasporto sociale, vale a dire quei

servizi di accompagnamento per effettuare visite mediche presso ambulatori e/o

ospedali, oppure per sopperire ad altre esigenze di mobilità.

9

Emerge un forte squilibrio tra le regioni settentrionali e nel resto dell’Italia: il

numero degli ospiti anziani delle strutture residenziali nel Nord – Ovest e nel

Nord – Est è maggiore rispetto a quello delle altre Regioni.

Servizi per i minori

L’area dei servizi per i minori fa riferimenti a interventi assai eterogenei con

finalità diverse e dedicati a problematiche diversificate. In molti casi gli

interventi per i minori hanno una duplice valenza, in quanto sostengono sia il

minore che la famiglia; è questa la ragione per cui spesso i servizi per minori

vengono associati a quelli per le famiglie, assumendo la denominazione di

servizi per minori e famiglie. E’ possibile evidenziare l’aumento della domanda

dei servizi di asili nido, nonostante il calo della natalità: ciò è dovuto

all’aumentata partecipazione femminile al mercato del lavoro, che riduce i

tempi per le attività di care nell’ambito familiare. I servizi per i minori

riguardano pure quelli ricreativi e culturali, come i centri estivi, le ludoteche, i

Centri di animazione giovanile.

Accanto a questi servizi, si collocano quei servizi che intervengono in

situazioni di maggiori difficoltà nell’adempimento delle responsabilità

familiari, come l’affido e i servizi offerti dalle Comunità Alloggio. Altri servizi

per la tutela dei minori sono quelli che derivano da situazioni di violenza e

maltrattamento.

Servizi per adulti e famiglie

L’utenza di tali servizi sta cambiando, a causa della crisi economica; ciò è

dovuto in primo luogo all’espansione delle situazioni di disagio occupazionale,

riconducibili all’aumento del numero dei disoccupati e delle persone in

condizioni di precarietà lavorativa. A tale fenomeno si assiste ad un

cambiamento del profilo dell’utenza: ai servizi sociali si rivolgono categorie di

individui che, in passato, non erano richiedenti o fruitori di servizi

socioassistenziali.

Servizi per persone con disabilità

servizi domiciliari;

- 10

servizi residenziali e semiresidenziali (centri socioeducativi, centri diurni

- per disabili, centri diurni integrati, cooperative di tipo A, associazioni di

volontariato)

cooperative di tipo B;

- amministratore di sostegno;

- indennità di accompagnamento.

-

Servizi per persone con problemi di dipendenza da sostanze e nuove

dipendenze

Il problema della tossicodipendenza emerge negli anni Settanta, a seguito della

crescente diffusione di sostanze stupefacenti che provocano dipendenza

psicofisica e che inducono gravi conseguenze sulla salute umana in caso di

consumo eccessivo. I primi servizi per tossicodipendenti furono promossi negli

anni Ottanta da associazioni di volontariato spesso di ispirazione religiosa per

il recupero e il reinserimento sociale. In seguito, si sono diffuse, grazie

all’intervento dello Stato, varie attività di informazione e prevenzione nelle

scuole, mediante interventi di ascolto e sostegno psicologico, oppure attraverso

azioni di carattere sociale atte ad individuare situazioni di emarginazione che

possono favorire il consumo di sostanze.

Per quanto riguarda le dipendenze da sostanza si possono identificare i seguenti

servizi riabilitativi e di cura:

le comunità residenziali o comunità terapeutiche: si tratta di strutture che

- prevedono soggiorni continuativi di durata variabile, promosse da enti

privati che richiedono all’utenza il pagamento di una quota, sebbene alcune

mantengono un carattere pubblico e offrano un servizio gratuito;

le comunità semiresidenziali o diurne, nelle quali non è previsto un

- soggiorno notturno. Le attività terapeutiche vengono organizzate secondo

una logica comunitaria; 11

i centri di accoglienza offrono un accesso intermittente con la finalità del

- recupero. Sono promossi da enti pubblici e privati;

servizi per le tossicodipendenze (SERT), gestiti dalle ASL e finanziati dal

- Servizio Sanitario nazionale, offrono una serie di attività preventive, di cura

e riabilitazione, e si caratterizzano, da punto di vista terapeutico, per la

distribuzione del metadone.

Servizi per persone affette da problemi di salute mentale

La salute mentale è stata oggetto della disciplina emanata dalla legge 180/1978,

comunemente ricordata come “Legge Basaglia”. Essa stabilì la progressiva

chiusura dei manicomi e degli ospedali psichiatrici, indirizzandosi verso la

creazione di strutture residenziali extraospedaliere, al fine di garantire una

maggiore prossimità tra luogo di cura e ambiente di vita del paziente.

Il Dipartimento di salute mentale è un’unità organizzativa dell’ASL con il

compito di coordinare le attività di cura e assistenza erogate nelle strutture

ospedaliere ed extraospedaliere.

Programmazione, gestione ed erogazione dei servizi socioassistenziali

La programmazione dei servizi socioassistenziali nel passato faceva riferimento

al concetto di governement; con questo termine si indicano le tradizionali forme

di programmazione e gestione delle politiche pubbliche, fortemente concentrate

sull’autorità degli organi di governo istituzionali. Il concetto di governance

delinea un cambiamento nelle relazioni tra istituzioni pubbliche (statali,

regionali, locali) e gli attori che, a diverso titolo, possono concorrere alla

realizzazione di una politica pubblica. Si parla di governance allorché si

registra una progressiva riduzione della vita autoritativa pubblica e una crescita

di forme interattive, di partenariato, di cooperazione fra attori pubblici e

privati. Questo processo implica un mutamento del ruolo delle istituzioni

pubbliche che devono predisporsi per lo sviluppo di relazioni tra attori di

diverso genere.

Le cause principali della diffusione delle dinamiche e delle esperienze di

governance sono state la privatizzazione e la liberalizzazione di molti settori

nei settori del welfare, generando il declino dell’intervento statale

12

nell’erogazione dei servizi di welfare. Un ulteriore elemento che ha alimentato

la diffusione dei processi di governance sono state le politiche di

decentramento amministrativo e politico.

Si parla di governance multilivello perché i processi decisionali inerenti le

politiche da attuare in un determinato settore si dipanano lungo più livelli di

raccordo, che incrociano e definiscono diversi ambiti di competenze.

Le sfide e i limiti che i processi di governance multilivello devono affrontare

sono innumerevoli; una delle principali difficoltà risiede nel tenere insieme gli

attori governativi e quelli non governativi. Questa difficoltà ha favorito la

proliferazione di agenzie e soggetti che svolgono un ruolo di regolazione,

ponendosi in una posizione terza e super partes rispetto agli attori convolti.

Le dinamiche di governance multilivello non si esauriscono nella

programmazione dell’offerta dei servizi socioassistenziali, ma, in molti casi

interessano anche l’erogazione e/o la gestione associata a livello intercomunale

dei servizi. E’ facoltà di ciascun Comune valutare se aderire o meno a una

modalità di erogazione e alla gestione associata dei servizi; ciascun Comune,

infatti, può decidere quali servizi offrire in forma di gestione associata e quali,

viceversa, autonomamente, senza condividere la proprie risorse con gli altri

Comuni. I vantaggi della gestione associata sono:

riduzione dei costi, grazie alle economie di scala che si possono realizzare

- condividendo le risorse tra più Comuni;

maggiore equità nell’accesso ai servizi: la disaggregazione dell’offerta tra

- vari enti e strutture è una fonte di disomogeneità organizzativa e

professionale.

Uno degli obiettivi della gestione associata è quello di uniformare i livelli di

qualità dei servizi, al fine di garantire un trattamento equo ai cittadini; inoltre,

la concentrazione delle strutture è un presupposto per l’ottimizzazione delle

risorse. Al tempo stesso, la concentrazione delle strutture riduce la dispersione

delle traiettorie d’accesso degli utenti e ciò consente l’incremento

dell’esperienza professionale.

Il Piano di zona 13

Rappresenta un importante elemento nell’implementazione di logiche di

governance multilivello ed è una delle innovazioni della legge 328/2000 che ha

segnato le dinamiche di programmazione dei servizi socioassistenziali.

Il Piano di zona è uno strumento che definisce in termini istituzionali un nuovo

livello di programmazione dei servizi socioassistenziali. I comuni sono

chiamati a redigere il PDZ, di durata triennale , attraverso il quale definiscono

un programma unitario di offerta di servizi socioassistenziali. Tuttavia la

programmazione locale dei servizi socioassistenziali non nasce con il PDZ

perché varie sperimentazioni si sono avute nel decennio precedente

all’emanazione della legge quadro. Il merito della legge 328 è quello di aver

istituzionalizzato, mediante il PDZ, la pratica della programmazione territoriale

dell’offerta di servizi. Altro elemento di innovazione è che esso permette

l’implementazione di servizi che vengono offerti in forma associata a tutti i

cittadini. Infine, le istanze di programmazione che sono oggetto

dell’elaborazione di un PDZ prevedono la partecipazione di attori non

istituzionali, ossia organizzazioni private che possono svolgere attività di

produzione ed erogazione dei servizi socioassistenziali (es. le cooperative

sociali) e/o funzioni di advocacy dei bisogni. Questa possibilità permette alle

organizzazioni private di partecipare attivamente alla programmazione.

La gestione associata dei servizi socioassistenziali

Le varie opzioni di gestione associata sono:

i patti di collaborazione amministrativa;

- la delega a enti di natura pubblica preesistenti o costituiti ad hoc;

- la delega a enti di natura privata costituiti ad hoc.

-

La gestione associata mediante patti di collaborazione amministrativa prevede

la gestione associata dei servizi svolta dagli enti partecipanti, appoggiandosi

alle risorse organizzative a loro disposizione. Non vi sono dunque deleghe a

enti terzi, bensì una suddivisione dei compiti gestionali tra gli enti; si tratta di

soluzioni che delineano una strategia di internalizzazione delle attività

gestionali. 14

Un esempio di patto di collaborazione amministrativa è la convenzione

intercomunale, prevista dal TUEL. Nell’ambito di una convenzione, i Comuni

assegnano le deleghe per la gestione di una specifica attività a uno di essi

(generalmente il Comune capofila).

La gestione associata mediante delega a enti pubblici non viene svolta

direttamente dai Comuni dell’ambito sociale, ma viene delegata a un ente terzo

di natura pubblica. La terzietà dell’organizzazione che si pone come ente

gestore offre dei vantaggi:

sgravio del lavoro amministrativo ai Comuni, che possono così concentrarsi

- maggiormente sulle fasi di programmazione dei servizi;

rende equilibrati i rapporti tra i vari Comuni di un ambito sociale, che

- altrimenti potrebbero pendere a favore del Comune che si prende carico di

quest’attività (es. ASL, una Comunità montana o l’unione di Comuni);

consente di individuare una struttura che acquisisca una specializzazione

- specifica in termini gestionali (es. Consorzio o azienda speciale consortile).

La delega della gestione può essere assegnata alternativamente a un ente già

esistente che si assume questa responsabilità o a un ente creato ad hoc e

dedicato esclusivamente alla gestione associata dei servizi socioassistenziali.

La gestione associata mediante delega a enti privati: le fondazioni di

partecipazione e le imprese private nella forma di società a responsabilità

limitata.

Le potenzialità di flessibilità gestionale e amministrativa permettono un più

elevato grado di autonomia nelle gestione del personale, nella regolamentazione

di acquisti e forniture, nella vendita di servizi.

La delega della gestione associata dei servizi socioassistenziali a un ente

privato presenta delle criticità sul piano politico e istituzionale: i cittadini

avranno minori possibilità di esercitare delle forme di vigilanza democratica.

Produzione ed erogazione dei servizi socioassistenziali

15

E’ possibile individuare tre differenti opzioni di produzione dei servizi

socioassistenziali:

produzione ed erogazione dei servizi direttamente da parte del Comune;

- erogazione da parte del Comune attraverso la forma dell’ house providing;

- esternalizzazione.

-

La scelta tra una delle tre modalità può essere compiuta da un singolo comune,

oppure dai Comuni associati; la scelta non è univoca rispetto alla gamma dei

servizi offerti in quanto un Comune può decidere di erogare direttamente alcuni

servizi e scegliere di esternalizzarne altri.

La prima formula è la più semplice dal punto di vista organizzativo: i servizi

vengono forniti direttamente dal Comune, facendo ricorso al proprio personale

e utilizzando risorse e strutture. Questa soluzione viene anche definita

produzione “in economia” ma ciò non significa che essa sia la soluzione più

conveniente sul versante economico, bensì la meno complessa in termini di

gestione dei costi di transazione. Questa soluzione presenta dei limiti:

rigidità organizzativa (ciò ostacola lo sviluppo di interventi flessibili);

- riduce gli spazi per i possibili contributi che i soggetti della società civile

- possono offrire (es. volontari di un’associazione).

La soluzione dell’in house providing prefigura una soluzione ibrida tra la

produzione diretta e l’esternalizzazione dei servizi: l’ente locale affida la

produzione dei servizi a un ente formalmente esterno a esso, nei confronti del

quale esercita un controllo dal punto di vista della governance. I processi di in

house providing, dunque, prevedono che un ente locale costituisca una nuova

organizzazione, sulla quale possa esercitare un completo controllo nella nomina

degli organi direttivi, e che a essa affidi i compiti di produzione dei servizi

socioassistenziali, senza che ciò sia oggetto di un bando di gara aperto ad altri

soggetti. Nel campo dei servizi socioassistenziali, si hanno due tipologie di enti

che si prestano a tale soluzione:

-l’istituzione, 16


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
SSD:
Docente: Spoto Maria
Università: Catania - Unict
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Camelovera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Spoto Maria.

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