Sentenza in materia di astreinte - Cassazione francese
20 ottobre 1959
Introduzione alla sentenza
Questa sentenza offre l'opportunità di evidenziare la differenza di stile nella redazione della giurisprudenza francese rispetto a quella inglese, quest'ultima molto discorsiva e attenta ai fatti. In una sentenza così breve non emergono le sottigliezze, e questo spiega la diffidenza storica nei confronti del giudice, sempre considerato come mera "bouche della loi", che si deve limitare ad applicare il diritto.
La tipica sentenza francese è quindi un sillogismo in cui dalla premessa si arriva alla conclusione (posto che la legge dice questo allora la soluzione è questa). Non a caso in Francia qualsiasi raccolta di giurisprudenza si accompagna a una nota di un commentatore che si fa carico di spiegare i fatti accaduti, il percorso iter logico compiuto dalla giurisprudenza, restando pur sempre un iter non vincolante, ricostruito sulla base dell'esposizione di una serie di conclusioni in cui talvolta può essere criptico il percorso fatto dal giudice.
Importanza della sentenza
Sentenza molto importante perché, nonostante le misure dell'astreinte fossero state sviluppate dalla giurisprudenza sin dall'inizio dell'800, in questa decisione la questione che si pone è vitale per la sopravvivenza dell'astreinte come strumento efficace per perseguire le sue finalità.
La vicenda
La vicenda nasce da un contratto di appalto in relazione al quale rimanevano dei servizi da rendere da parte dell'appaltatore, il quale tuttavia omette di completare la propria prestazione, rendendosi quindi inadempiente. La parte creditrice si rivolge al tribunale che fissa un astreinte, una penale, a carico del debitore, per l'ipotesi in cui non adempia entro una certa data. Questa misura, originariamente fissata in un importo contenuto, evidentemente non spaventa l'appaltatore tanto che, per ben 4 volte, questi continua a ignorare l'ordine del tribunale.
Il creditore, di fronte al continuo inadempimento, si rivolge nuovamente al tribunale, il quale fissa un nuovo termine e una nuova astreinte un po' più alta per il mancato adempimento. Si arriva così alla 4a richiesta di adempimento: il tribunale decide allora di prevedere una penale molto pesante a carico del debitore nella misura di 10.000 franchi al giorno per un periodo massimo di 3 mesi (normalmente l'astreinte prevede un termine ultimo alla scadenza del quale il creditore torna in tribunale).
A questo punto il creditore agisce per ottenere il pagamento della somma ingente di 900.000 franchi, e solo a questo punto si presenta il debitore, il quale eccepisce che l'astreinte così determinata è inammissibile, è nulla, perc
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