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Semiotica teorica

Introduzione

La semiotica è la scienza dei segni che studia due cose: i fenomeni di senso e i fenomeni di comunicazione. I fenomeni di senso ovvero il significato. La semiotica perciò studia i significati e come perché noi comprendiamo. Prima dobbiamo comprendere per comunicare. Come devono essere fatte le cose che comprendiamo per poterle comunicare. Le cose che possiamo comprendere sono i segni e i testi (artefatti umani). Il testo è brano di musica, film.. noi comprendiamo anche il mondo che ci circonda.

La semiotica è capire ciò che abbiamo intorno quindi c’è una continuità nello studiare i fenomeni di senso, comprensione. E il loro studio in relazione ai testi e alla comprensione in generale. Con quest’ultima la semiotica sfuma con un’altra disciplina ovvero la filosofia della conoscenza. Quando vado verso l’astrazione allora la semiotica tende a diventare filosofia della conoscenza. Sul primo versante la semiotica studia non solo i testi e la comprensione ma anche i modi su come avviene la comunicazione di ciò che si comprende.

Ciò rende la semiotica molto vicino alla retorica: disciplina delle figure retoriche (in senso stretto), disciplina che studia le soluzioni che si possono adottare per instaurare una buona comunicazione con chi ho davanti, se la si intende bene centra con tutti i tipi di comunicazione che si fanno. La semiotica ha diversi gradi di astrazione e applicazione. La si può intendere e trovare in forma di elementi per fare delle analisi utili a qualcosa: disciplina operativa ed applicata. La troviamo applicata nel mondo della pubblicità, per analizzare il progetto di spot televisivo e la sua coerenza. Bisogna considerare se il testo che leggo attengono dei segni e non altri. Se sì, la semiotica sarà specifica (ex. Semiotica del cinema, semiotica dell’immagine, semiotica della pubblicità, semiotica generale parente della filosofia della conoscenza).

Nata negli anni ’60 del secolo scorso, il suo riconoscimento è avvenuto con la ripresa di Pierce, Eco, Barthes.. la semiotica ha seguito dei filoni, due orientamenti di studio: da una parte lo strutturalismo, dall’altra la pragmatica. Lo strutturalismo punta a studiare i sistemi di conoscenze necessari alla comprensione e alla comunicazione, a partire dal fondatore ovvero Saussure. Come sono organizzati gli elementi di una lingua: strutturalismo. La distinzione tra significante e significato è una definizione strutturalista.

Io capisco una cosa ponendola in posizione oppositiva con tutti gli altri: capisco il segno a se lo vedo contrapposto a b, c.. vengono portate avanti le idee di S. Pierce e Eco sono esponenti della pragmatica ovvero la linea che privilegia non lo studio dell’insieme di conoscenze utili per comunicare ma le azioni che si compiono quando si comprende e quando si comunica, in che azioni può consistere la comunicazione, l’idea chiave per il pragmatismo è l’azione e l’inferenza (interpretazione), ogni segno e testo è punto di partenza di un percorso di una serie di interpretazioni. Per comprendere e comunicare vengono usate le idee e nella pragmatica le idee sono considerate segni, da ciascuno di questi può partire un percorso di interpretazione, allora si capisce come la pragmatica più dello strutturalismo ha dato un contributo alla filosofia della conoscenza. In pragmatismo (che azioni comunicative e di comprensione prevede un testo). E strutture (la struttura di un testo che permette di essere tale).

C’è stato un progressivo spostamento di interesse, la semiotica iniziò a studiare il segno per poi studiare qualcosa di più ampio ovvero il testo. Trovo delle unità espressive che sono sempre e solo in un'unica inquadratura o circostanza oppure no? La semiotica pragmatica considera in partenza il segno come punto di partenza di conoscenza e comunicazione, ha provato ad applicare le categorie al testo chiedendosi in che modo l’atto comunicativo di produrre un testo lascia delle tracce dentro un testo stesso. L’atto di produrre un oggetto di comunicazione si chiama: enunciazione. La semantica pragmatica È sulla scia di Banveniste (dato che c’è un io studia come l’io lascia e se lascia delle tracce e come quel tu è presente in quel testo). Ha messo a frutto anche un’altra tradizione di Austin puntando a considerare i testi alla luce della distinzione tra azione locutoria ovvero produrre una frase e compiere quello che si dice e l’azione illocutiva ovvero l’azione iscritta che voglio compiere compiendo quell’azione indipendentemente dalla mia volontà (ex. Lezione, parlo ovvero azione locutiva ma intanto insegno cioè illocutiva).

Che azione i testi vogliono produrre e come il loro consumo in atto porta a certe cose. L’effetto perlocutorio è ciò che ottengo con la mia spiegazione quindi il contesto. Una debolezza nella semiotica contemporanea che porta a ritenere come per studiare i segni posso fare a meno del confronto con la realtà delle cose. Le regole che metto in gioco sono indipendenti alla realtà e plasmano la realtà per come la vediamo. Non c’è una realtà oggettiva ma viene plasmata ai nostri occhi. C’è un antireferenzialismo all’interno della disciplina. Il problema del referente, dell’oggetto, della realtà e di come il linguaggio può dire o meno la realtà. Nel pragmatismo c’è il rapporto tra i segni e la realtà è la stessa cosa che dire le idee che abbiamo della realtà e la realtà.

Charles Peirce

Filosofo americano, prima che semiotico, 1839-1914, padre della pragmatica. Ha un’esistenza legata all’ambiente universitario statunitense ed è il fondatore della semiotica angloamericana contemporanea. È un autore nella produzione cartacea a-sistematico cioè scrisse moltissimi articoli brevi su argomenti scientifici più vari. Il fatto è che anche se questo non è dichiarato, lui a monte ha una visione sistematica. La sua produzione saggistica è frantumata perciò questo è

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

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