Che cos'è la semiotica?
È la disciplina che si occupa dei segni, del senso e della comunicazione; quindi si occupa di tutti i meccanismi di produzione, comunicazione e interpretazione del senso. La semiotica ha per oggetto tutti i sistemi di segni e questo la rende molto ampia a differenza, ad esempio, della linguistica che si occupa di un sistema solo. La semiotica, perciò, si divide in vari rami come quello legato alla musica e quello legato alla gestualità.
A cosa serve la semiotica?
La semiotica e la pubblicità
Lo scopo della semiotica può sembrare molto astratto ma in realtà ha anche una vocazione fortemente applicativa e fornisce tutta una serie di strumenti di analisi che ci aiutano a fare luce su tanti fenomeni comunicativi diversi. Infatti, chi padroneggia la semiotica ha una serie di competenze molto utili nel mondo del lavoro: ad esempio, se si studia una campagna elettorale o pubblicitaria, l'uso degli strumenti della semiotica può portare a una comprensione più profonda delle strategie di persuasione. Può anche servire come strumento per mettere in evidenza i sistemi di valori veicolati da un certo testo come una pubblicità.
La semiotica e le storie
Se invece si vogliono studiare delle storie, la semiotica ci dà una serie di strumenti per la comprensione profonda delle strutture narrative e dei valori in gioco, che sono utili per analizzare le storie e per costruirle.
La semiotica e il marketing
La semiotica ci aiuta a capire come gli utenti interpretano un certo oggetto e quali valori gli attribuiscono.
La semiotica e i dibattiti (religiosi o culturali)
La semiotica ci permette di comparare le diverse strategie messe in atto da diversi gruppi per interpretare testi chiave come le leggi o i testi sacri. Sta nascendo una branca della semiotica che studia i gruppi religiosi in rapporto ai nuovi media e quindi alla religiosità online.
Quando c'è comunicazione c'è mediazione
La semiotica ci serve perché l’uomo non è in grado di comunicare in modo diretto, o potremo dire perché l’uomo non è in grado di comunicare con la telepatia. Effettivamente l’essere umano non può comunicare in maniera diretta i propri contenuti mentali, ma deve mettere in atto un complesso processo comunicativo. Quando vogliamo comunicare qualcosa, cerchiamo nella nostra mente delle parole che ci vengono messe a disposizione dalla nostra lingua. Fatta questa selezione, dovremmo pronunciare le parole; il nostro interlocutore riceverà il segnale da noi emesso, dovrà decodificarlo e abbinarlo ai suoi contenuti mentali.
Quindi ogni volta che c’è comunicazione c’è questo processo complesso che passa attraverso una mediazione in cui i protagonisti sono i segni che ci vengono messi a disposizione dalla nostra lingua. La mediazione è sempre mediata; il problema è che la mediazione è un processo complesso e a volte rischioso. Un esempio limite è quello del “telefono senza fili” che ci fa capire come sia difficile comunicare senza alterazioni, perché c’è sempre qualcosa nel mezzo che modifica il segnale iniziale. La semiotica è dunque la disciplina che si occupa di studiare cosa avviene ai contenuti dopo che subiscono la mediazione, la quale avviene ogni volta che c’è comunicazione.
La teoria della menzogna
Noi possiamo comunicare non solo oggetti evidenti ma anche concetti astratti oppure fare riferimento ad oggetti ed entità che non esistono nel mondo reale, quindi ci sono delle parole che non fanno riferimenti al mondo concreto, come ad esempio la parola “unicorno”, che si riferisce a un essere puramente immaginario che però è pensabile e ne possiamo parlare attraverso questo specifico termine. Possiamo inoltre creare frasi come “Gli unicorni esistono”, in questo caso è un’affermazione che non corrisponde alla realtà ma il linguaggio permette comunque di farlo.
L’unicorno dunque è un segno che sta per un concetto ma non sta per un oggetto realmente esistente, eppure la parola “unicorno” mi permette di dire che esiste e quindi i segni possono essere usati per mentire. È interessante notare che Umberto Eco definisce la semiotica come la disciplina della menzogna. I segni sono sempre un sostitutivo di qualcos’altro, e come già detto la comunicazione ha una natura mediata e mai diretta, infatti i segni sono qualcosa che sta per qualcos’altro e questo qualcosa può essere vero o falso; e del funzionamento dei segni si occupa la teoria semiotica.
Le due vocazioni della semiotica
Spesso si dice che la semiotica ha due anime (vocazioni). Nel sistema accademico italiano la semiotica rientra nel sistema della filosofia del linguaggio e in effetti ha una vocazione filosofica ma parallelamente ha anche una forte vocazione applicativa perché si presta a casi di studio concreti.
La semiotica prima della semiotica
La semiotica è una disciplina moderna, infatti si sviluppa alla fine dell’Ottocento con la linguistica, l’antropologia, la sociologia e la psicologia. Chiaramente non è che prima l’uomo non si interrogasse sui segni e sul loro senso, infatti esistono delle riflessioni semiotiche antecedenti. Alcuni esempi di pensatori che hanno riflettuto sui simboli sono:
- Aristotele: che formulò un concetto che è stato ripreso da Greimas (strutturalismo francese) ovvero “il quadrato semiotico”.
- Agostino di Ippona (Sant’Agostino): per esempio nel 1389 scrive il “De Magistro” dove si interroga sul segno e sul significato, e la risposta che si dà per spiegare la relazione tra il segno e il significato è che nella mente di ciascuno esiste un maestro che governa l’abbinamento segno-significato. Ancora più recente è il “De doctrina christiana” dove scrisse: “il segno è una cosa che, oltre all’immagine che trasmette sensi di sé stesso, fa venire in mente, con la sua presenza, qualcos’altro (diverso da sé). Vedendo, ad esempio, delle impronte pensiamo che vi sia passato un animale di cui quelle sono appunto orme; visto il fumo conosciamo che sotto c’è il fuoco; udita la voce di un essere animato, ne discerniamo lo stato d’animo…”
- John Locke nel 1690 pubblica il “saggio sull’intelletto umano” ed è il primo che parla di “semiotics” e ne parla già come di un ramo del sapere che spiega come si acquisisce la conoscenza e come la si comunica.
I padri della semiotica
Ha due padri fondatori:
- Charles Sandres Peirce (1839-1914): che è stato uno dei fondatori della scuola del pragmatismo americano (impostazione filosofica). Gli scritti di Peirce sono stati pubblicati dopo la sua morte nella raccolta intitolata “Collected papers” tra il 1931 e il 1938.
- Ferdinand de Saussure (1857-1913): era un linguista svizzero, quindi ebbe un approccio diverso rispetto a quello filosofico. L’opera di maggior successo di Saussure è “Cours de linguistique générale” pubblicato anche in questo caso dopo la morte dell’autore nel 1916.
Sono considerati i padri della semiotica perché preconizzano la nascita della semiotica come disciplina. Locke ne aveva già parlato ma non si era mai creata una vera e propria disciplina, Peirce e Saussure hanno anche introdotto un’importante teoria del segno da cui poi sono nati vari studi.
La semiotica per Peirce
La logica e la semiotica sono dei sinonimi secondo Peirce. Qui si ritorna al concetto che il segno è un oggetto sostitutivo che sta al posto di qualcos’altro, e questo principio sarà a breve alla base della teoria di Peirce.
La semiologia per Saussure
Saussure, a differenza di Peirce che aveva preso spunto da Locke, non parla di semiotica ma di semiologia perché lui ragiona sempre sul linguaggio verbale e considera gli altri sistemi di segni in rapporto al linguaggio verbale. Saussure si rende conto che è solo uno dei sistemi semiotici che l’uomo è in grado di utilizzare, quindi così come esiste la linguistica che si occupa del linguaggio verbale deve esistere anche una scienza che si occupa di tutti i sistemi di segni, quindi la linguistica diventa un ramo di una disciplina che prende in considerazione tutti i sistemi di segni (semiologia). Fino a poco tempo fa gli studiosi distinguevano la semiotica dalla semiologia: la prima era molto più generale mentre la seconda designava in modo più preciso la corrente strutturalista derivante da Saussure.
Sviluppo della semiotica nel corso del tempo
- Saussure e Peirce muoiono (1913-1914);
- “Course de linguistique générale” (Saussure 1916);
- “Collected papers” (Peirce 1931-1958);
- “Fondamenti della teoria del linguaggio” (Hjemslev 1943);
- “Teoria dell’informazione” (Shannon e Weaver 1948-1949);
- “Closing statement” (Jakobson 1960).
Dopo gli anni Sessanta c’è lo sviluppo della semiotica.
Macrocorrenti della semiotica
| Da Peirce | Da Saussure |
|---|---|
| Semiotica “interpretativa” (Thomas, Sebeok) | Semiotica “strutturalista” (Hjelmslev, Barthes, Benveniste, Greimas) |
Da Peirce nasce la semiotica “interpretativa” da cui deriva la scuola di Thomas Sebeok nello stato dell’Indiana (tradizione americana). Da Saussure invece nasce la semiotica “strutturalista” che si espande in tutta Europa fino ad arrivare alla Russia. Esistono sì due macro correnti, ma non bisogna pensare che questa dicotomia sia radicale, infatti tra le due correnti esistono molti punti di contatto e di dialogo, perciò molti studiosi hanno fuso le due tradizioni come ad esempio Umberto Eco.
Saussure “Il circuito delle parole”
Fonazione
Ascolto c: concetto i: immagine acustica Fonazione Ascolto
Questo schema di Saussure ci spiega come funziona la comunicazione verbale:
- Chi vuole parlare deve prima di tutto abbinare il concetto a una parola esistente che gli viene messa a disposizione dalla sua lingua, ovvero il concetto deve essere abbinato ad un’immagine acustica (sequenza di suoni). Il concetto più la sequenza di suoni vanno a formare il segno ovvero la parola;
- Dopo l’abbinamento il parlante esprime questo segno (parola) attraverso il suo apparato di fonazione orale;
- L’interlocutore riceve il segnale tramite il proprio udito e a sua volta fa un percorso di decodifica, ci abbina il concetto relativo e poi associa questo concetto ai proprio contenuti mentali.
Saussure: Langue & Parole
Come siamo in grado di fare l’abbinamento tra un concetto e un’immagine acustica? Secondo Saussure questo avviene perché abbiamo una Langue che è un insieme di segni e regole condivisi all’interno di un certo gruppo sociale, infatti è la parte sociale del linguaggio ed è indipendente dall’individuo perché questo non può crearla o modificarla ma solo usarla. Se ciascuno di noi usasse un codice proprio personale diventerebbe molto difficile comprenderci, per questo non sta nel potere del singolo quella di crearla, perché spetta alla collettività. Nel momento in cui noi facciamo uso del repertorio di suoni che ci fornisce la langue facciamo uso della Parole che è l’esecuzione individuale della Langue. Gli individui apprendono la Langue grazie al loro apparato uditivo e questo permette, ad esempio ai bambini di comunicare all’interno della collettività, è anche importante sapere che non esistono individui che padroneggiano tutta la langue, infatti essa nella sua totalità non esiste a livello individuale ma a livello collettivo.
Separando la Langue dalla Parole si separa ad un sol tempo ciò che è sociale da ciò che è individuale:
- La Langue è sociale ed essenziale, infatti se non c’è un codice condiviso la comunicazione diventa impossibile. La Langue non è una funzione del soggetto parlante perché è il prodotto che l’individuo registra passivamente.
- La Parole è individuale e più o meno accidentale, perché è legata al singolo individuo e ad un uso momentaneo. La Parole è un atto individuale di volontà e intelligenza, perché è l’individuo che quando vuole esprimere un concetto seleziona gli elementi della Langue e ne fa uso.
La Langue, quindi, è un tesoro che i parlanti hanno a disposizione e che nessuno possiede a pieno, mentre la Parole è personale, è un atto individuale di volontà e intelligenza.
Saussure: Il segno
La combinazione di un oggetto con una combinazione di suoni è il segno. La figura rappresenta in modo grafico il concetto di segno proposto da Saussure, infatti secondo lui il segno è composto da significato e significante:
- Il significato è un concetto;
- Il significante è una sequenza di suoni (immagine acustica).
Il segno, quindi, è un’entità a due facce e non ci può essere significato senza significante e viceversa. Parlando di suoni e concetti si parla in entrambi i casi di entità immateriali, che non fanno parte del mondo tangibile. Il segno non è da confondere con il segnale che è l’uso contingente della parola dato dal fatto che c’è una persona che articola una sequenza di suoni pronunciandola o scrivendola (i segnali fanno parte della Parole). Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome ma un concetto e un immagine acustica, quindi unisce due elementi di natura astratta.
Il carattere psichico delle nostre immagini acustiche appare bene quando noi osserviamo il nostro linguaggio, infatti senza muovere le labbra siamo in grado di parlare tra noi e di recitarci mentalmente dei pezzi di poesia.
Saussure: Il segno nel caso del concetto albero
L’immagine acustica è costituita dall’insieme dei suoni delle lettere che compongono la parola albero. Se si prende come esempio la parola Dio possiamo vedere che c’è un’articolazione della parola sotto forma di segnale che viene pronunciato (in un certo tempo, in un certo spazio e con la propria voce). Dopo aver emesso il segnale questo viene ricevuto dall’interlocutore che condivide la stessa Langue e quindi è in grado di decodificare il segnale e collegarlo allo stesso segno (significato).
La parola Dio tra due interlocutori di religioni diverse viene associata a diversi contenuti mentali, infatti se l’emittente è cristiano pensa a Gesù, ai comandamenti e alla colomba mentre il ricevente pensa ad Allah, al Corano e alla Mecca. Finora abbiamo esplorato una relazione verticale ovvero quella tra il piano dell’espressione e il piano del contenuto, tuttavia i segni sono coinvolti in una rete di relazioni più ampia e più complessa.
Dimensione verticale e orizzontale
Questo schema rappresenta delle onde, e per capire questo schema dobbiamo sapere cosa si intende per “continuum”. “Continuum” significa un insieme di elementi non strutturato, una specie di magma che comprende una serie di oggetti nella loro interezza. Lo schema è diviso in due piani, in alto c’è la parte relativa al pensiero e in basso quella relativa al suono, noi abbiamo imparato che il piano del pensiero è il piano dei concetti mentre il piano del suono corrisponde alle immagini acustiche.
All’interno di una certa cultura si trovano degli insiemi onnicomprensivi, possiamo provare ad immaginare tutti i concetti pensabili in una certa cultura (significati possibili) e possiamo anche provare ad immaginare tutta la serie di suoni che l’apparato fonatorio umano può fare; l’insieme dei concetti possibili e l’insieme dei suoni possibili sono rappresentati da queste specie di onde che rappresentano un continuum, in cui c’è tutto. La Langue traccia delle righe che tagliano delle fette da questi continuum e le abbina, quindi delle porzioni di pensiero (concetti) vengono abbinate a dei suoni; perciò la Langue ritaglia delle porzioni in questi continuum e li ordina.
La concezione del segno di Saussure è quindi relazionale e strutturale piuttosto che referenziale, cioè che Saussure considera il segno nella sua struttura e rispetto agli altri, essendo nel piano astratto non è tanto importante il fatto che un segno si riferisca ad un certo oggetto, perciò secondo Saussure non è importante capire a che oggetto rimanda un certo segno ma piuttosto è importante capire la struttura del segno stesso e di come il segno si rapporta con gli altri all’interno dello stesso sistema semiotico (concezione relazionale).
Ogni segno può essere considerato come una certa porzione: da una parte di unità di pensiero e dall’altra di unità di suono, ritagliati da questo continuum di concetti e di suoni.
Saussure: Il concetto di valore
Il valore di un segno è, per Saussure, determinato dalle relazioni tra il segno e gli altri segni all’interno del sistema nel suo complesso, quindi come già detto non dipende dal referente del segno. L’identità di un segno è determinata dalla sua differenza rispetto agli altri segni, ovvero un segno è ciò che gli altri non sono.
Se si vuole studiare un sistema di segni, secondo Saussure, non bisogna partire dal singolo limitandosi alla dimensione verticale (rapporto tra significato e significante di ogni segno); al contrario bisogna cominciare dalla totalità cercando di analizzarne gli elementi, quindi bisogna partire dal tutto e piano piano scomporlo negli elementi più piccoli (pensieri e suoni).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Semiotica - la teoria semiotica greimasiana
-
Semiologia - teoria e semiotica della scrittura
-
Teoria e semiotica della scrittura - Lezione sui pittogrammi
-
Teoria e semiotica della scrittura - Riassunto esame, prof. Zaganelli