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1. Sulla storia del problema

La letteratura scientifica riguardante la fiaba non è troppo ricca. La scienza della fiaba è stata, fino a

poco tempo fa, poco approfondita. Bolte e Polivka hanno dato uno dei primi contributi

fondamentali pubblicando "Note ai racconti dei fratelli Grimm", in cui si riportano le varianti

presenti in tutto il mondo e un elenco di tutte le fiabe note. Oggi sappiamo che molte di essere non

sono mai state pubblicate nè catalogate.

L'eterogeneità e la pittoresca multiformità del materiale fiabesco fanno si che la chiarezza e la

precisione dell'impostazione scientifica sia molto faticosa.

È corretto partire da una classificazione. Ne sono state date diverse: una classificazione classica

divide le fiabe in fantastiche, di costume e di animali. È però evidente come i confini di queste

categorie siano sottili e come permettano ai 3 generi di sovrapporsi. Tale classificazione è però

fondamentalmente giusta.

Wundt ha elaborato una classificazione più ricca:

-fiabe apologo-mitologiche;

-fiabe di magia propriamente dette;

-fiabe e apologhi biologici;

-puri apologhi di animali;

-fiabe sull'origine;

-fiabe e apologhi scherzosi;

-apologhi morali.

Questa classificazione provoca però obiezioni soprattutto in relazione all'uso della parola "apologo".

A questa suddivisione per categorie si affianca una classificazione per soggetto, che però è ancora

più confusa, se non del tutto impossibile.

Questa difficoltà è legata anche ad una delle proprietà della fiabe: i componenti di una fiaba

possono essere trasferiti senza alcun mutamento in un'altra (legge della trasferibilità).

Volkov esplica una classificazione per soggetto:

-Gli innocenti perseguitati;

-L'eroe sciocco;

-I tre fratelli;

-I combattenti col drago;

-La conquista dell'amata;

-La fanciulla saggia;

-Magie e incantesimi;

-Il possessore del talismano;

-Il possessore di oggetti magici;

-La moglie infedele.

Ecc.

E' chiaro come questa ripartizione sia però imprecisa. Questa classificazione di Volkov è dunque

puramente convenzionale. I vari soggetti delle fiabe sono strettamente legati tra loro e intrecciati

l'uno con l'altro.

E' stato Aarne, con la sua compilazione di un elenco, che ha permesso una cifratura della fiaba. I

soggetti vengono denominati da Aarne "tipi" ed essi vengono numerati. La classificazione non è

però priva degli errori commessi anche da Volkov. Le categorie fondamentali sono:

-fiabe di animali;

-fiabe propriamente dette;

-aneddoti;

Viene subito da farsi due domande: conosciamo in modo abbastanza preciso il concetto di

aneddoto? Le fiabe di animali non possono essere quindi fiabe propriamente dette?

Aarne ha il merito di suddividere le fiabe in sottocategorie (generi – specie – varietà).

Le fiabe di magia, per esempio, sono divise in avversario prodigioso, marito prodigioso, oggetto

prodigioso, forza predigiosa ecc.

Aarne propone però la sua classificazione non come scientifica, ma come pratica, e in quest'ottica

ha un grande valore. Le fiabe possono infatti riportare più numeri, appartenere quindi a diverse

categorie legate al contenuto.

La classificazione è una delle prime e più importanti fasi dello studio scientifico.

Veselovskij ha individuato i motivi come soggetto. Il motivo può essere presente in soggetti diversi.

Per Veselovskij il motivo è primario, non il soggetto. Il motivo è per lui "l'unità non scomponibile

del racconto". Tuttavia gli esempi che egli riporta di motivo sono scomponibili.

Per esempio il motivo "il drago rapisce la figlia del re" è formato da elementi che possono essere

facilmente sostituiti (ad es. Il drago può essere sostituito col diavolo, con lo stregone, ecc).

Bedier propone invece, come schema rappresentativo delle fiabe, lo schema W + a + b + c / W + l +

m + n, dove W è la l'elemento costante presente in tutte le fiabe, mentre le lettere minuscole sono le

variabili.

Ad oggi, i modelli di Bedier e Veselovskij sono stati abbandonati.

Il libro di Volkov descrive le fiabe per motivi, tra cui sono annoverati le qualità degli eroi, il loro

numero, le loro azioni, gli oggetti. Ad ognuno di questi argomenti corrisponde un segno

convezionale (lettera o numero). Volkov ne elenca circa 250. Fiabe simili, ovviamente, danno luogo

a schemi simili.

Questo ci dice poco: tuttavia, come una lingua si basa su una grammatica (che ne è il substrato),

anche la fiaba deve appoggiarsi ad una struttura organizzata.

Quest'analisi morfologica è necessaria come base per altri tipi di analisi, come quella storica, o per

spiegarci l'apparente mistero celato dalla somiglianza tra fiabe provenienti da parti diverse del

mondo. Quest'analisi oscura e formale è necessaria per una comprensione reale.

2. Metodo e materiali

Il nostro lavoro verterà specificatamente sulle fiabe di magia, identificate da Aarne con i numeri da

300 a 749. Punteremo a definirne la morfologia, cioè una descrizione per componenti e sulla base

del rapporto delle parti tra loro e rispetto al tutto.

Nelle fiabe spesso troviamo personaggi diversi che ricoprono le medesime funzioni. In questo senso

è utile studiare la fiaba in base alla funzione dei personaggi.

Una prima analisi ci ha mostrato come la reiterazione delle funzioni nelle fiabe è soprendente.

La specificità dell'azione di un personaggio cambia, ma il ruolo che ricopre è fisso. Tale ruolo è

sostituibile ai motivi di Veselovski o agli elementi di Bedier. Le funzioni sono assai poco numerose,

al contrario dei personaggi che le hanno incarnate.

La fiaba è quindi multiforme, varia ed eterogenea da un lato, uniforme e ripetitiva dall'altro.

La definizione delle funzioni è quindi il punto di partenza; essa deve trascendere il soggetto e deve

essere rappresentata da un sostantivo che indica un'azione generale (fuga, divieto, ecc). Bisogna

inoltre posizionare una funzione all'interno della narrazione.

Una definizione di funzione: un atto del personaggio, ben determinato nell'ottica della sua

importanza per il decorso dell'azione.

Sottolineamo quattro tesi:

-Le funzioni sono quindi elementi costanti e fondamentali della fiaba.

-Il numero di funzioni nel racconto di magia è limitato. Poche le contengono tutte.

-La successione delle funzioni è sempre la stessa. Il "salto" di una funzione non infirma la

successione delle altre.

-Le fiabe sono tutte monotipiche (vedremo in seguito perchè).

Fiabe con le stesse funzioni sono "monotipiche". Sorprendentemente, si è scoperto che nessuna

funzione esclude la compresenza di quasiasi altra.

Tutto lo studio, puramente deduttivo, è stato condotto dalla fiaba 50 (la prima di magia) alla fiaba

151, includendo quindi tutte le fiabe magiche di Afasanev.


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere moderne
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Pisanty Valentina.

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