Analisi del termine "racconto"
Analizziamo prima di tutto il termine “racconto”, che ha 3 significati:
- Il più evidente e diffuso designa l’enunciato narrativo, cioè il discorso orale o scritto che assume la relazione di una serie di avvenimenti.
- Il secondo senso di racconto, meno diffuso, designa la successione di eventi, reali o fittizi, che formano l’oggetto del suddetto discorso, oltre alle relazioni intercorrenti tra tali eventi (concatenamento, opposizione, successione...). È quindi un insieme di azioni e situazioni astratte dal medium che ce ne dà cognizione.
- Il terzo senso di racconto è il più antico, cioè l’atto stesso del narrare, focalizzato sul narratore.
Il nostro studio verterà specificatamente sul primo senso attribuibile al racconto: cioè ciò che in letteratura si trova ad essere un testo narrativo. Vedremo però come l’analisi del discorso implichi costantemente lo studio delle relazioni con gli altri due “sensi” del racconto: cioè gli eventi che esso riferisce (senso 2) e le relazioni tra il medesimo testo e l’atto che lo produce (senso 3).
Classificazione dei sensi del racconto
Utilizzeremo quindi una classificazione per designare i tre “sensi”:
- Racconto
- Storia
- Narrazione
Oggetto del nostro studio sarà dunque il racconto, nel senso appena delimitato. La nostra analisi sarà quindi lo studio delle relazioni tra questi 3 elementi interdipendenti.
Analisi del racconto secondo Todorov
Possiamo classificare, modificando e aggiornando la classificazione di Todorov, l’analisi specifica del racconto e delle sue problematiche su diversi punti, derivanti dalla grammatica del verbo:
- Tempo: quelle dipendenti dalle relazioni temporali tra racconto e diegesi.
- Modi: quelle dipendenti dalle modalità (forme e gradi) del discorso narrativo.
- Voce: quelle dipendenti dal modo in cui la narrazione (senso 3) si trova implicata nel racconto e nei suoi personaggi.
Nota: queste tre categorie non si sovrappongono ai 3 sensi del termine racconto: sono invece 3 ulteriori modi di analizzare i rapporti tra racconto, storia e narrazione (tempo e modo, per esempio, studiano il rapporto tra racconto e storia, mentre la voce analizza sia il rapporto tra racconto e narrazione che quello tra narrazione e storia).
Ordine
Il racconto è una sequenza doppiamente temporale: vi è il tempo della cosa raccontata e il tempo del racconto (intreccio e fabula). Tale dualità rende possibile tutte le distorsioni temporali. Tale dualità è presente in moltissimi tipi di espressione (soprattutto nei film e nei racconti orali), fatta eccezione per molte opere d’arte che, pur essendo sequenze di immagini, si prestano a uno sguardo globale e sincronico non sequenziale. Il testo narrativo ha come sua temporalità quella derivata metonimicamente dalla sua lettura.
Il rapporto tra fabula e intreccio va studiato secondo le loro tre determinazioni individuate da Genette, a cui saranno dedicati i rispettivi tre capitoli:
- I rapporti tra l’ordine cronologico nella fabula e l’ordine cronologico nell’intreccio.
- I rapporti fra la durata degli eventi reali e degli eventi narrati.
- I rapporti tra la ripetizione degli eventi reali e degli eventi narrati.
Anacronie
Studiare l’ordine temporale di un racconto significa operare un confronto tra il tempo narrato e il tempo della storia, cercando di ricostruire la cronologia originale dei fatti tramite i suggerimenti del narratore e tramite inferenze personali. Le anacronie (discordanza dei due ordini temporali) sono spesso tecniche narrative ricercate, e possono essere soggettive (anticipazione, retrospezione) o oggettive (prolessi e analessi); l’oggettività è ovviamente in relazione al discorso narrativo, e non alla realtà.
Quando si vuole costruire uno schema che rappresenta l’ordine di un racconto (in stile Propp), è possibile considerare, oltre al tempo, anche i rapporti di subordinazione e coordinazione, costruendo anche una gerarchia. L’ubiquità temporale proustiana è un classico esempio di uso approfondito di anacronie soggettive.
Portata e ampiezza
Analizziamo ora non l’ordine, bensì la grandezza dei “salti” temporali, meglio definibile come portata dell’anacronia; l’ampiezza è invece la durata di storia compresa nell’anacronia.
Le anacronie possono essere assunte dal narratore o da un personaggio in particolare. Le analessi possono essere:
- Interne: l’ampiezza globale è interna al discorso primo.
- Esterne: l’ampiezza globale è esterna al discorso primo.
- Miste: la portata è anteriore all’inizio del racconto ma termina al suo interno.
Le analessi esterne, al contrario delle altre due, non possono interferire con il racconto. Le analessi interne possono essere eterodiegetiche (fondate su una storia diversa da quella principale, per esempio quella di un personaggio particolare) o omodiegetiche (basate sulla storia principale). Le analessi omodiegetiche sono particolarmente propense a interferire con il racconto, ed esse si dividono in completive (segmenti retrospettivi che colmano a posteriori una lacuna anteriore del racconto) e ripetitive (richiami o allusioni del racconto al proprio passato, per rendere significativo quello che non lo era o per cambiare il significato), caratterizzate da una scarsa ampiezza.
Le analessi esterne possono invece essere parziali (se terminano in un’ellissi) o complete (se si ricongiungono al racconto principale). Le prime sono semplici informazioni isolate che si vogliono dare al lettore, le seconde sono più uniformemente partecipi del discorso narrativo.
L’anticipazione, o prolessi temporale, è molto meno diffusa dell’analessi, almeno per quanto riguarda la tradizione della narrativa occidentale. Distinguiamo facilmente anche in questo caso prolessi interne ed esterne, sempre in base alla relazione con il tempo primo, che si estende fino all’ultima scena non prolettica. Se la prolessi inizia oltre questo punto, la prolessi è esterna, e spesso assume la funzione di epilogo. Le prolessi interne pongono lo stesso problema delle analessi interne, cioè le interferenze con il racconto primo.
Possiamo suddividere ulteriormente le prolessi, limitandoci a quelle eterodiegetiche, in:
- Completive: completano anticipatamente una lacuna.
- Ripetitive: rappresentano anticipatamente uno sdoppia.
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