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La scrittura di Labrunie e il lettore empirico

Quando Labrunie scrive la sua opera, si trova in una casa di cura e versa in uno stato confusionario; scrive come il lettore empirico all'inizio legge, cioè senza individuare le connessioni temporali, il prima e il dopo. Proust: "Sylvie c'est la rêve d'un rêve", il sogno di un sogno... ma davvero Labrunie stava scrivendo come se sognasse?

Nerval e la struttura narrativa di Sylvie

Di certo Nerval, in quanto autore modello, non scriveva come se sognasse: Sylvie si regge su una strategia narrativa e su una tattica grammaticale perfetta che però può apparire tale solo agli occhi del lettore modello di secondo livello.

Essere un lettore modello di secondo livello

Come si può diventare lettore modello di secondo livello? Ricostruendo la sequenza degli eventi che il narratore aveva perduto per poi capire non tanto come egli l'avesse perduta, ma come avesse indotto il lettore a perderla.

Fabula e intreccio

Per capire cosa sia necessario fare, occorre fare riferimento al tema della fabula e dell'intreccio. La fabula procede in modo lineare da un tempo T1 verso un momento finale TX, senza salti indietro né in avanti. Ma l'intreccio è cosa ben diversa. Ad esempio, l'Odissea inizia in medias res (in un momento T0) quando Omero inizia a parlare. L'intreccio inizia al momento T1 quando Ulisse è prigioniero di Calipso, sfugge alle sue insidie amorose, naufraga tra i seguaci e solo a quel punto (T2- canto 8) racconta la sua storia.

Il racconto riprende da molti anni prima (T-3): per la prima volta il lettore conosce per la prima volta le avventure del suo eroe. Questa analessi dura gran parte del poema: solo nel capitolo 13 il testo ci riporta al tempo a cui eravamo giunti al canto 8.

Racconti di fabula o intreccio

Ci sono racconti tutta fabula: sono forme semplici come le favole o i Limericks. La fabula è solo il contenuto del racconto. Questo contenuto può essere o meno complicato attraverso l'intreccio; la forma del contenuto narrativo viene espressa dalla forma dell'espressione che consiste, ad esempio, nello schema metrico, nel gioco di rime, cioè nel discorso narrativo (vedi figura pag.43).

Fabula e intreccio come sistemi semiotici

Fabula e intreccio potremmo dire non sono una questione di linguaggio (possono essere tradotte anche in un altro sistema semiotico: posso parafrasare l'Odissea, raccontando la stessa fabula secondo lo stesso intreccio, ma con una diversa forma dell'espressione).

In un testo narrativo l'intreccio può mancare, ma fabula e discorso no. Il discorso fa parte della strategia dell'autore modello: è parte del discorso sia il commento di Lear (unfortunate) sia la forma stessa del limerick.

Il "ricomponiamo" è una manifestazione dell'autore modello attraverso il discorso narrativo e non come modo di organizzare la fabula attraverso un intreccio. Molti si sono battuti affinché la voce dell'autore modello si facesse sentire solo attraverso l'organizzazione dei fatti (fabula e intreccio) riducendo al minimo la presenza del discorso (non come se non ci fosse ma come se il lettore non dovesse sentirne i suggerimenti).

Il ruolo dell'autore modello e l'ordine narrativo

È possibile che ci siano testi come Sylvie che hanno solo intreccio e niente fabula? Non è questo un testo che ci suggerisce l'impossibilità di ricostruire una fabula?

Si tratta di scegliere tra due dichiarazioni:

  • Labrunie a Dumas dice che i suoi scritti perderebbero il loro fascino ad essere spiegati, se la cosa fosse possibile.
  • Nerval (autore modello), alla fine dell'opera: "ho cercato di mettere le mie chimere sulla pagina senza troppo ordine ma molti cuori mi comprenderanno" che significa? che Nerval non ha seguito nessun ordine? o che l'ordine che ha seguito non si mostra a prima vista (cioè ad una prima lettura)?

Eco trova inaccettabile il pensiero che Nerval non volesse che il suo lettore riconoscesse le sue strategie stilistiche. Nerval voleva non solo che avvertissimo che i tempi erano confusi ma anche che comprendessimo in che modo egli era riuscito a confonderli. L'unica data, importuna ed imperiosa, che appare nella più strategica delle posizioni testuali, proprio alla fine sembra voler spezzare con un riferimento preciso l'incanto del testo.

Lettore e ricostruzione temporale

Perché quella data (1832)? come diceva Proust, in quest'opera occorre tornare continuamente alle pagine precedenti per capire dove ci trovi: se nel presente o nel passato. Ma ecco qui che se torniamo indietro ci accorgiamo che tutto il discorso narrativo è costellato di indicazioni temporali che si perdono nella prima lettura ma alla seconda emergono chiaramente. La voce che ci comunica questi agganci temporali, è vero, vuole farci perdere il senso del tempo: tuttavia ci invita anche a ricostruire la sequenza esatta degli eventi.

Diagramma pag. 50: sulla colonna verticale abbiamo la sequenza della fabula implicita (quella ricostruita da Eco); sulla colonna orizzontale abbiamo la sequenza dei capitoli cioè la sequenza dell'intreccio; la sequenza della fabula esplicita (quella su cui Nerval fornisce informazioni nel testo) appare come una linea seghettata e fratta che si distende lungo la linea orizzontale dell'intreccio.

Tempo, narratore e lettore

Il tempo al quale parla il narratore lo chiamiamo tempo zero: scegliamo 1853 (data in cui è stata scritta Sylvie). Una volta fissato un tempo 0 possiamo fare un conto alla rovescia esatto usando i dati forniti dal testo. Per gli altri riferimenti vedi pag. 51.

Cosa ricava il lettore da questa ricostruzione temporale? Se rimane un lettore di 1 livello nulla: forse riesce a dissipare qualche effetto di nebbia ma rischia di perdere l'incanto dello smarrimento. Il lettore di 2 livello si accorge che questi embrayages o scambi temporali seguono un ordine, un ritmo. Come una melodia di cui prima si gode per effetti irriflessi ma di cui poi si scopre una parte dura.

Le analessi sono concentrate soprattutto nei primi 12 capitoli che coprono l'arco temporale di un giorno: lo spazio dell'intreccio è immensamente dilatato e narra pochi sconnessi momenti della fabula (questi 8 anni non sono davvero ricatturati anzi sembra che noi possiamo solo immaginarli, perduti come sono nelle brume di un passato che sembra non poter essere ritrovato). Negli ultimi 2 capitoli, invece, abbiamo solo due analessi: cioè il narratore accelera il tempo dell'intreccio non c'è più fabula da ritrovare! Questo cambio di marcia ci fa passare dal tempo dell'incanto a quello dell'illusione.

Rapporto tra fabula e intreccio

È il rapporto tra fabula ed intreccio a governare le stesse scelte lessicali del discorso: solidarietà tra il livello del discorso (espressione) e livelli più profondi (contenuto). Quello di Sylvie è un meccanismo narrativo prodigioso le cui leggi sono nel testo, davanti i nostri occhi. Il lettore modello trova e attribuisce all'autore modello quello che l'autore empirico forse ha scoperto per pura serendipità.

Poe e la teoria della composizione

Poe "Philosophy of Composition" è un caso di autore empirico che interviene direttamente per dirci che egli voleva essere esattamente quel tipo di autore modello. In esso Poe voleva solo dire che cosa stesse scrivendo e che cosa voleva che il suo lettore di primo livello sentisse e quello di secondo livello scoprisse.

Secondo Poe il principale effetto della poesia è la Bellezza mentre la malinconia è il più legittimo di tutti i toni poetici (perché la Bellezza in un animo sensibile suscita le lacrime). Decide di usare il refrain, in quanto di tutti gli effetti artistici nessuno era stato così universalmente utilizzato come questo. Sceglie la parola Nevermore che sarà pronunciata da un corvo.

Poi si chiede quale sia il tema più malinconico di tutti: la morte. Ma quando questo tema è più poetico? Quando è congiunto alla bellezza. La morte di una bella donna è indiscutibilmente il tema più poetico del mondo e le labbra meglio adatte a svilupparlo sono quelle di un amante. Il Corvo dovrà andare a posarsi sul busto di Pallade in modo da creare un contrasto tra il pallore della statua e il nero del Corvo.

Poe non ci sta dicendo quali effetti voleva suscitare nell'animo dei suoi lettori empirici ma vuole svelare come ha prodotto l'effetto che deve stupire e attrarre il suo lettore di primo livello. Così facendo ci suggerisce quello che vorrebbe che il suo lettore di secondo livello scoprisse. Poe non dice come la sua opera debba essere letta né quale sia il significato univoco e definitivo di essa ma ci dice quale strategia abbia messo in opera per creare un lettore capace di interrogare la sua opera.

Sembra quasi che lo dica perché fino a quel momento non aveva mai incontrato il lettore modello che il suo testo voleva costruire.

Il ruolo del semiotico

Il semiotico si occupa del testo, e degli effetti che esso provoca. Al semiotico non interessa l'autore empirico ma cerca di rinvenire il modo in cui egli segnala le sue intenzioni nel testo.

Lecture three: indugiare nel bosco

L'argomento di questa terza lettura è il ritmo. Calvino: "l'apologia della rapidità non pretende di negare i piaceri dell'indugio".

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kiaretta9746 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e analisi del testo narrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pisanty Valentina.
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