Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

3.4 Pubblicità e bambini

Fu Packard per primo, negli anni 50, a analizzare il fenomeno persuasivo occulto

sui bambini, in modo da renderli propensi al consumo. Solo dopo i 7-8 anni

nasce un atteggiamento critico e consapevole verso i messaggi pubblicitari. La

pubblicità ha però un effetto più ampio sui bambini, in primis quello della

stereotipizzazione del mondo (es: differenza tra i sessi). Gli elementi periferici

sono sicuramente più efficaci nel target infantile / preadolescenziale.

3.5 La persuasione subliminale

Nel 1957 ci fu il famoso episodio della pubblicità subliminale della Coca Cola in

un cinema americano. In realtà non è provata l’efficacia e si scoprì che il fine era

quello di dare notorietà all’agenzia pubblicitaria. Lo stimolo attraverso messaggi

subliminali è sicuramente possibile, ma l’induzione ad un determinato

comportamento desiderato (es: consumo) è molto dubbio.

4. La pubblicità sociale

La pubblicità viene oggi utilizzata anche per diffondere informazioni e

promuovere il consenso su argomenti come salute pubblica, rispetto

dell’ambiente, patrimonio artistico ecc. Negli anni 70 in Italia è nata la Pubblicità

Progresso. Spesso la pubblicità sociale è commissionata da enti pubblici.

Uno dei temi più ricorrenti è la prevenzione, anche se è evidente come una

consapevolezza e una conoscenza dei comportamenti a rischio non

necessariamente porta le persone ad evitarli (es droghe, preservativi ecc). La

decisione in relazione ad un comportamento dipende infatti sia dalle conoscenze

circa le conseguenze sia da dalle conseguenze sulle norme sociali. Ad esempio,

in certe città allacciarsi la cintura è quasi causa di derisione, quindi per una

norma sociale qualcuno decide di non utilizzarla, nonostante sia conscio dei

rischi. Gli ostacoli sociali e psicologici ai messaggi di prevenzione sono:

-il piacere dato dalla condotta a rischio;

-l’ottimismo irrealistico verso la propria salute;

-lo scetticismo circa l’efficacia delle raccomandazioni;

-la contradditorietà dei messaggi (i film e i vip trasmettono messaggi contrari a

quelli della pubblicità sociale).

4.1 L’appello alla paura

L’accento viene allora messo sulle conseguenze spaventose dei comportamenti

a rischio. Questa è sicuramente la tecnica più efficace. Tuttavia il ricevente può

decidere deliberatamente di innalzare le 4 barriere psicologiche viste poco fa.

La pubblicità sociale, nella stragrande maggioranza dei casi, promuove un

divieto più che un’ingiunzione positiva: è più una dissuasione che una

persuasione. La dissuasione è però, a livello psicologico, più costosa, perché

implica un’accettazione. Per questo spesso i messaggi di dissuasione cercano di

identificare e proporre dei potenziali benefici/obbiettivi, oltre a sottolineare

soltanto le conseguenze che si possono evitare.

5. La persuasione nella politica

Le persone che prestano attenzione ai messaggi politici sono quelle,

teoricamente, più interessate all’argomento e quindi già presumibilmente

orientate. Sono quindi le meno influenzabili. Fu Lasswell nel 27 a condurre una

ricerca sociale sulla comunicazione politica, focalizzata sulla popolazione target.

Nel 44 fu invece Lazarsfeld, con una tecnologia più progredita, ad analizzare la

campagna presidenziale usa del 1940 sugli elettori. Analizzarono i discorsi dei

due contendenti, i messaggi radio e gli articoli di giornale, intervistando poi una

campione rappresentativo della popolazione dell’Ohio. Venne cosi a galla che i

cittadini che avevano già un’idea prima della campagna, cercarono (in parte

inconsciamente) di esporsi solo alle fonti di informazione coerenti con la propria

posizione, andando cosi a rafforzare le proprie convinzioni politiche. Il resto dei

cittadini, quelli più indecisi, erano invece più esposti agli effetti persuasivi dei

media. La vera e propria conversione di orientamento fu praticamente

inesistente. Si scoprì anche il cosiddetto flusso di comunicazione a due stadi, in

cui una piccola parte di popolazione, esposta maggiormente ai messaggi dei

media, influenza poi le persone con cui vengono a contatto, con un effetto

particolarmente efficace nei caso degli opinion leaders.

E’ inoltre provato come i media non riportino esattamente i fatti come sono

accaduti: nei momenti di crisi internazionale, per esempio, i media seguono

molto spesso la linea del governo.

La teoria dell’agenda setting sostiene come i media non influenzino direttamente

le idee della gente ma come riescano a definire la percezione degli eventi.

Se i mass media daranno molto spazio alla cronaca nera, nei programmi

elettorali verrà dato molto spazio alla sicurezza e alla giustizia. Questo effetto è

particolarmente presente nelle persone con un alto interesse verso la politica,

l’assenza di un orientamento politico definito, un’alta frequenza di esposizione ai

media e un basso livello di integrazione sociale.

5.1 Le campagne elettorali

Tre fattori in particolare sottolineano l’importanza della comunicazione nel nuovo

scenario sociale e politico:

-in sistemi bipolari anche una differenza di 2-3% può essere determinante per

determinare il vincitore;

-la “videopolitica” è sempre più diffusa, e sempre più si basa su segnali periferici;

-negli ultimi anni c’è stata una forte perdita di identificazione del cittadino con un

partito o con un orientamento politico; ora il voto dipende più dal singolo

candidato o sulla posizione di un partito su singole questioni specifiche.

Nella videopolitica, studi americani hanno dimostrato come i toni aggressivi (ma

non troppo) diano la sensazione allo spettatore di un “esito non scontato, ma

influenzabile da ogni singolo voto”.

In ogni caso, l’elemento cruciale per capire l’influenza dei media sul voto è il

livello di coinvolgimento delle persone rispetto alla politica: meno la si segue, più

si è influenzabili.

6. La televisione e il suo pubblico

Nel 900, secolo della comparsa del proletariato urbano, la ricerca sociologica ha

sempre ritenuto la comunicazione di massa molto efficace, ritenendo tale

efficacia collegata alle strategie retoriche utilizzate per la costruzione del

messaggio, dando quindi per scontato che il pubblico fosse attento e ingenuo.

Tuttavia non veniva utilizzato un vero metodo scientifico per valutare l’effettiva

persuasione di un messaggio.

6.1 Lo spettatore e il telecomando

I nuovi metodi scientifici provocarono la crisi della concezione del pubblico

passivo. L’audience iniziò ad essere giustamente percepito come un insieme

variegato di individui diversi fra loro: alcuni favoriscono e altri inibiscono i

messaggi persuasivi.

Negli anni 60 si diffonde il “modello degli effetti limitati”, che scopre come spesso

l’effetto dei media sia solo quello di rafforzare le convinzioni. In particolare,

l’attenzione accordata ai media dipende dai bisogni e dalle gratificazioni che

l’individuo può trarre dagli stessi. Ecco perché esistono programmi tv e giornali

orientati.

6.2 Ma lo spettatore ha sempre il telecomando a portata di mano?

È tuttavia evidente come in molti casi i messaggi che ci raggiungono sono non

scelti da noi; è vero che in questi casi l’attenzione dedicata al messaggio sarà

poca, ma gli elementi periferici potrebbero comunque influenzarci (ad es: sento

sempre parlare di spread, mi convinco che sia una tematica importante, anche

se non mi fermo a capire davvero cosa sia).

Gli studi ci insegnano comunque come solo a determinate condizioni i contenuti

televisivi producono un’influenza sugli spettatori. Tali condizioni sono soprattutto

collegate agli SCOPI che lo spettatore si propone di perseguire utilizzando le

risorse offerte dai media. Tali esigenze possono essere la comprensione di sé e

del mondo sociale (es programmi scientifici), l’orientamento all’azione e

all’interazione (es pubblicità) e il semplice svago. Ogni spettatore attribuisce una

differente importanza a questi elementi, ma è proprio in base a questa

importanza attribuita che egli si espone, proporzionalmente, ad esserne

influenzato.

6.3 Studiare gli effetti dei media, ma quali?

-Effetti diretti: modificazione comportamento (es acquisto);

-Effetti indiretti: cambiano il modo di rappresentare la realtà delle persone.

6.4 Effetti diretti

Gli studi di Bandura e Phillips hanno dimostrato come l’assitere a fenomeni

violenti possa essere motivo di incentivo a compierne: negli US, il picco di

omicidi si raggiungeva nei 3 giorni successivi a celebri incontri di boxe,

soprattutto se molto pubblicizzati, e spesso la vittima aveva i tratti del pugile

battuto (età, etnia); l’incontro di boxe è violento, reale e soprattutto prevede una

premiazione sociale ed economica per il vincitore. Ovviamente i programmi

violenti fungono da miccia solo negli spettatori con inclinazioni aggressive.

Questi fattori rinforzano l’effetto persuasivo della violenza: identificazione col

personaggio, conseguenze proposte come trascurabili (es: film western no

sofferenza), realisticità della scena osservata.

L’effetto Werther (vedi Goethe) è l’aumento del tasso di suicidi in seguito alla

divulgazione di notizie relative a suicidi.

6.5 Effetti indiretti

La cultivation hypothesis degli anni 70 analizzò l’estrema uniformalità con cui i

media riproducevano gli stereotipi di realtà che l’audience possiede. È un circolo

vizioso: i media trasmettono spesso situazioni sovrastimate (es: episodi di

violenza), facendo credere che siano più comuni di quello che sono, incentivando

cosi la creazione di stereotipi, che poi ci si aspetta sempre di più di vedere in tv.

Tuttavia, smentendo in parte la teoria della coltivazione, si è visto anche come

alcuni programmi tv possano concorrere a smontare, e non a costruire, alcuni

stereotipi, proponendo per esempio un programma che mostra uomini intenti a

svolgere lavori tradizionalmente femminili. Tale effetto è forte soprattutto nei

bambini. Quindi i comportamenti sociali possono essere appresi sia se sono

positivi sia se sono negativi, maggiormente nelle persone con scarsa

conoscenza del mondo (es bambini).

7. La persuasione nelle relazioni interpersonali

La persuasione è collegata per antonomasia alla comunicazione mediale, ma è

fortemente presente anche in moltissime comunicazioni interpersonali. I fattori

che influenzano l’efficiacia della persuasione interpersonale risiedono sia negli

aspetti verbali che in quelli non verbali, tra cui:

-i segnali paralinguistici: qualità della voce, riso, pianto, sospiri, pause, suoni

come “eh, uhm,”, ecc. La fluidità del discorso concorre all’efficacia persuasiva;

-le espressioni del volto: esistono movimenti facciali universali (non influenzati

culturalmente) riconducibili alle 6 emozioni di base (felicità, rabbia, sopresa,

tristezza, paura, disgusto), quindi riconoscibili sul volto di chiunque;

-l’aspetto fisico (incluso l’abbigliamento) la bellezza per esempio è un pro, questo

è dovuto al fatto che le persone belle ricevono più facilmente feedback positivi e

sviluppano maggiormente le abilità comunicative;

-il comportamento spaziale, cioè i gesti, la posizione, il contatto. Esistono quattro

gradi di distanza: intima, personale, sociale e pubblica. in base alla cultura (nord

vs sud) la tolleranza cambia.

7.1 Il processo comunicativo

Un primo approccio comportamentista, quello di Lasswell, studiò il fenomeno

comunicativo in modo sistematico, chiedendosi “chi dice cosa a chi, attraverso

quale canale e con quale effetto”. Sarà tuttavia dimostrato come il messaggio

può essere decodificato in modo diverso rispetto a ciò che l’emittente intendeva.

Ciò è dovuto essenzialmente alle differenze fra le persone.

La comunicazione è un fenomeno dinamico che chiama in causa il concetto di

feedback, secondo cui il ricevente manda segnali alla fonte lasciando intendere

la decodifica effettuata. Le persone sono quindi spesso sia fonte che bersaglio di


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

9

PESO

35.53 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere moderne
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Pisanty Valentina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Semiotica

Riassunto esame Semiotica, prof. Pisanty, libro consigliato Figure III, Genette
Appunto
Riassunto esame Semiotica, prof. Pisanty, libro consigliato Morfologia della fiaba, Propp
Appunto
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni
Appunto
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato Storia della guerra fredda, Romero
Appunto