Che materia stai cercando?

Riassunto esame Fondamenti di semiotica, prof. Pisanty, libro consigliato Semiotica

Riassunto per l'esame di Fondamenti di semiotica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Semiotica", Valentina Pisanty. Tratta dei seguenti argomenti: modelli comunicazionali; segno come equivalenza e segno come inferenza; il segno in Saussure; che cos'è lo strutturalismo; la funzione segnica in Hjelmslev; la semiosi secondo Peirce; teoria dell'inferenza;... Vedi di più

Esame di Fondamenti di semiotica docente Prof. V. Pisanty

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

prodotto dell’interazione tra innumerevoli Enciclopedie individuali, le quasi si confrontano e si

intersecano durante i concreti processi comunicativi.

3.4.3. TESTO ED ENCICLOPEDIA

Una teoria semiotica che adotti l’Enciclopedia come propria ipotesi regolativa rinunci in partenza

all’obiettivo di rappresentare il piano del contenuto in modo esaustivo.

Ogni testo o discorso circoscrive infatti un’area di consenso (che Eco, con Peirce, chiama universo

di discorso o anche topic) entro la quale il discorso stesso si muove, stabilendo quali zone

dell’Enciclopedia debbano essere attivate per garantire il buon andamento dell’interazione

comunicativa e quali invece vadano temporalmente messe tra parentesi in quanto non peritnenti in

quel particolare contesto. Nell’istante in cui riconosce l’argomento su cui verte il testo che ha di

fronte, l’interprete è in grado di “sfondare” la rappresentazione enciclopedica dei vari termini che

compongono il testo stesso, selezionando per ciascuno solo quei percorsi di senso che si

dimostrano compatibili con il topic individuato. La scelta del topic seleziona la porzione di

competenza enciclopedica richiesta per disambiguare la frase, orientando al contempo la selezione

delle proprietà semantiche da assegnare ai sememi che la compongono. La scelta del topic è resa

possibile dagli indizi supplementari che l’interprete ricava dalle circostanze ei enunziazione in cui

avviene lo scambio comunicativo e dal cotesto, ossia da ciò che precede e segue la frase nel flusso

del discorso. In assenza di indicazioni supplementari circa le circostanze di enunziazione e/o il co-

testo in cui la frase è inserita, quest’ultima sia priva di significato. A questo proposito, vi sono

teorie del testo le quali negano la possibilità di stabilire il significato di un termine o di un sintagma

a prescindere dall’effettiva situazione enunciativa in cui esso viene proferito. A questa famiglia di

teorie testuali, Ecco contrappone le cosiddette “teoria di seconda generazione” , le quali pongono

dei “punti di raccordo tra uno studio della lingua come sistema strutturao dei discorsi o dei testi

come prodotti di una lingua già parlata o in ogni caso parlanda”. L’Enciclopeida regista, tra le altre

informazioni, i contesti (e le circostanze) in cui è statisticamente più probabile che ciascun termine

venga impiegato, i sensi più o meno “cristallizati” che esso in genere assume in ognuno di questi

contesti e gli altri sememi che prevedibilmente lo accompagneranno nei sintagmi (o co-testi) in cui

sarà inserito.

CAPITOLO 4. INTERPRETAZIONE

4.1 PERCHÈ L’INTERPRETAZIONE?

Peirce ha spiegato che il processo dell’interpretazione può essere scandito in diverse fasi a partire

dal momento in cui l’interprete entra in contatto con qualcosa che cattura la sua attenzione e si

accinge a interpretarlo, passando attraverso il flusso della semiosi in azione e la scelta delle ipotesi,

per approdare alla fase conclusiva in cui l’interprete identifica il qualcos’altro per il quale suppone

che il segno stia e, al contempo, formula l’interpretante (mentale o comportamentale) che sancisce

la chiusura di un ciclo di interpretazione.

Altri studiosi hanno elaborato modelli che, sulla scorta di quello tracciato da Perice, tentano di

spiegare che cosa accade quando un interprete entra in relazione con un testo. La premessa che li

accomuna è l’idea che ogni atto interpretativo coinvolga almeno due elementi incancellabili: un

dispositivo che interpreta e un testo da interpretare. Le nozioni di testo e di interpretazione sono

inestricabilmente intrecciate e non è possibile definirne una senza chiamare un causa l’altra.

4.1.1. TRE INTENZIONE

Testo e interprete si presuppongono a vicenda nel meccanismo della comprensione. Come ogni

altro tipo di interpretazione, la ricezione di un atto comunicativo richiede l’intervento dei

meccanismi cognitivi e inferenziale. Nel momento in cui riconosce un’intenzione comunicativa

dietro alla superficie espressiva del testo, l’interprete collaborativo si predispone a ricostruire tale

intenzione, per esempio, cercando di capire se il proferimento isa da intendere in senso letterale,

figurato o ironico, in modo da potervi rispondere adeguadamente.

Per Schleiermacher, l’interpretazione completa di un discorso si riaggunge solo quando l’interprete

fa revivere in sé l’esperienza individuale testimoniata dal discorso stesso. Ma mentre per l’autore il

passaggio dall’evento psichico alla sua messa in discorso può avvenire in modo largamente

inconsapevole, l’interprete giunge alla riproduzione dell’evento originario solo dopo essersi

impadronito della struttura costitutiva profonda del testo, ossia dipo aver compiuto un rigoroso

studio di tipo filologico, linguistico e comparativo, per ricostruire le norme grammaticali e stilistiche

alle quali l’autore si è attenuto nella stesura della sua opera. Per Schleiermacher, il culmine

dell’interpretazione si raggiunge quando l’intentio lectoris riesce a ripordurre esattamente l’intentio

auctoris attraverso il dispiegamenteo dell’intentio operis. Ciò che l’autore voleva dire è da

considerarsi come una questione ininfluente: difatti, o l’autore è riuscito a esprimere la propria

intenzione comunicativa nel testo, e allora non c’è bisogno di interrogarsi sui suoi proposti reali per

conoscerla, oppure non è riuscito a rappresentare la propria intenzione, e allora essa è

irrimediabilmente persa. L’analisi strutturale dei testi elegge a proprio oggetto di studio

preferenziale il testo “letterario”, narrativo o poetico. Cioò che conta ai fini dell’analisi di queto tipo

particolare di testi non è principalmente l’intentio auctoris, bensì il testo inteso come una forma

conchiusa dotata di un senso proprio. Il significato di un testo sia racchiuso nelle maglie stesse del

testo prima ancora dche qualcuno cominci a interpretarlo. Con ciò, non si nega che tale testo

possa dare adito a una varietà di possibili interpretazioni, magari anche sensibilmente diverse tra

loro. Solo che, secondo questo approccio, il testo è la matrice strutturale in grado di generare tutte

le sue interpretazioni posibili: ne deriva che ogni interpretazione empirica (intentio lectoris) che

emana dal testo realizzerebbe alcune delle potenzialità virtualmente contenute nel testo stesso

(intentio operis). Il problema è come definire tale intenzione del testo una volta che essa sia stata

definitivamente sganciata dai proposti comunicativi dell’autore e dagli usi che ne fa il lettore.

4.2. PER UNA PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE

Comunicare: produrre una comunicazione e comprendere una comunicazione. Teoria pragmatica

della comunicazione per Peirce e Eco.

4.3. CIÒ CHE È DETTO E CIÒ CHE È INTESO

La nozione di segno come equivalenza è strettamente legata alla nozione di significato letterale.

Ciò a cui il significante equivale è proprio il significato letterale del segno corrispondente,

significato che esaurirebbe il valore semantico del segno stesso. Il significato letterale sia ciò che

per convenzione è collegato al sifnificante, ma questa definizione non dice molto, essendo una

petitio principii, in quanto assume ciò che vuole definire, la nozione di significato. Il significato

letterale di una frase coincide con le condizioni che si devono realizzare perchè la frase stessa

risulti vera. Significato referenziale o vero-funzionale della frase e questo è quanot intende Grice

quando para di “ciò che una frase dice” Si comunica e si comprende ciò che è inteso e non ciò che

è detto. La distinzione fra ciò che è detto e ciò che è inteso sottoline un primo limite all’aporto del

codice nel lavoro di interpretazione: il codice, il significato letterale, può servire a ricostruire ciò che

è detto, ma rimane poi da spegare come da questo l’interprete riesca a ricostruire ciò che è inteso

dall’esecutore.

4.4. IL PRINCIPIO DI COOPERAZIONE

Chi ha cercato la distinzione tra ciò che è detto e ciò che è inteso è stato Paul Grice. Ha cercato di

colmare la distanza tra queste due parti di significato, quella convenzionale e quella situazionale,

cercando di mostrare come l’una possa condurre all’altra.L’idea centra e fondante di Grice è che

l’attivita comunicativa sia per necessità un’attività collaborativa, in quanto finalizzata a uno scopo

comune: chi si impegna in una conversazione, si impegna a fare il modo di farsi comprendere e a

cercare di comprendere i propri interlocutori.

L’esistenza di uno scopo comune o convergente fa sì che le interazini comunicative intenzionali,

come tutte le altre azioni coordinate e collaborative, debbano conformarsi a quello che Grice

chiama il Prinzipio di Cooperazione:Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è

richiesto, nel momento in cui avviene, dall’intento comune accettato o dalla direzione della

scambio verbale in cui sei impegnato.Il Principio di Cooperazione rende il proprio contributo a

un’attività cooperativa adeguato a quanto è richiesto. Il Principio di Cooperazione è tanto intuitivo

quanto importante.

4.5. LE MASSIME CONVERSAZIONALI

Grice scompone il Principio di Cooperazione in quattro Massime Conversazionale: massima della

quantità, massima della qualità, massima della relazione e massima della modalità. Le massime

conversazionali non sono condiciones sine qua non della comunicazione, ma sono piuttosto dei

suggerimenti. Seguire le massime significa realizzare il Principio di Cooperazione.

4.5.1. LA MASSIMA DELLA QUANTITÀ.

La categoria della quantità si riferisce alla quantità di informazione che deve essere fornita e

comprende le seguenti massime:Dà un contributo tanto informativo quanto richiesto (dagli intenti

dello scambio verbale in corso).Non dare un contributo più informativo di quanto sia richiesto.

4.5.2. LA MASSIMA DELLA QUALITÀ

La categoria della qualità comprende una supermassima:“cerca di dare un contributo che sia

vero”e due massime più specifiche:Non dire ciò che ritiene falsoNon dire ciò di cui non hai prove

adeguate. La massima della qualità si suddivide in due sottomassime, che potremmo chiamare

della sincerità e dell’anti-pettegololezzo.

4.5.3. LA MASSIMA DELLA RELAZIONE

Nella categoria della relazione colloco un’unica massima, e cioè “si pertinente”

4.5.4. LA MASSIMA DELLA MODALITÀ

Indifine, la categoria della modalità, che si riferisce non già (come le categorie precedenti) a

quanto è stato detto, bensì alla maniera in cui si dice, comprende la supermassima “si perspicuo” e

varie sottomassime quali:Evita oscurità d’espressioneEvita ambiguitàSi conciso (evita inutili

prolissità)Si ordinato

4.5.5.LE MASSIME IN AZIONE

Le indicazione delle massime valgono per tutte le interazioni caratterizzate dalla presenza di uno

scopo comune.Le massime si riferiscono sempre e solo a ciò che è detto, che secondo Grice è il

risultato meccanico, o quasi meccanico, dell’applicazione ricorsiva delle regole del codice linguistico

di riferimento.

VIOLARE LE MASSIME:

Più ci si attienen alle massime, più la comunicazione dovrebbe risultare fluida e semplice, mentre

un allontanamento sistematico dai dettami delle massime potrebbe avere conseguenze deleterie

per i processi comunicativi.Le vilazioni delle massime possono essere sussunte in quattro

categorie:Dissociazione la dissociazione dal principio e dalle massime consiste nei tirarsi

letteralmente fuori dal gioco conversazionale. Questo tipo di violazione comprende quei casi in cui

non si vuole parlare o comunicare in genere, come quando si dice “No comment”.Violazione

nascosta consiste nei violare una massima, ma senza che gli interlocutori se ne rendano conto.

L’effetto di questo tipo di violazione è sempre di fourviare in un modo o nell’altro i propri

interlocutori.Conflitto fra massime, si ha quando per rispettare una massima si è costretti a

violarne un’altra. È il caso delle risposte evasive.Violazione palese (farsi beffa-flout- o sfruttare una

massima) ci si fa beffa di una massima, o in altri termini si sfrutta una massima, quando la si viola

in modo clamorosamente evidente, cioè quando l’esecutore può smaccatamente fare in modo di

non osservarla. Difatti, lo sfruttamento di una massima è sicuramente uno dei modi più proficui per

riuscire a comunicare più di quello che si dice, perchè la violazione sfacciata di una massima

costringe l’interprete a trovare una ragione che riconcili il comportamento dell’esecutore con il

Principio di Cooperazione.Tutti i tipi di violazione avvengono sempre e solo a livello del significato

letterale, cioè a livello di ciò che è detto e mai a livello di ciò che è inteso.

L’ESPLICITO E L’IMPLICITO

Se con esplicito si intende tutto ciò che è ricavabile da un proferimento senza u

tilizare le informazioni contestuali e circostanziale, allora anche una parte dell’inteso sarà costituita

da una parte di esplicito. Il significato referenziale o vero- funzionale di una frase, ciò che è detto

apputno, è solo una parte delle informazioni che esplicitamente vengono ricavate dalle regole

logiche e linguistiche associate alle espressioni. Si ha così, in opposizione alla coppia ciò che pe

detto vs. Ciò che è inteso, la coppia formata dall’esplicito e dall’implicito. Ciò che è detto vs, ciò

che è inteso ed esplicito vs. Implicito, non sono sovrapponibili. Mentre la prima coppia comprende,

da un lato, il solo significato referenziale e, dall’altro, il resto delle informazioni comunicate, la

seconda comprende, da un lato, tutto ciò che è ricavabile esclusivamente dalle regole logiche e

linguistiche e, dall’altro, tutto ciò che è ricavabile dall’interazione della frase con le informazioni che

costituiscono il contesto o, in generale, la circostanza di enunciazione.

IMPLICATURE CONVENZIONALI, PRESUPPOSIZIONI E IMPLICAZIONI:

L’inteso non è una nozione uniforme. Una parte di ciò che è inteso è determinata direttamente

dalla parte sintattica del significato della frase.Una parte importante dell’inteso è costituita dalle

implicature convenzionali, che sono quella porzione di inteso veicolata linguisticamente dalla frase,

ma che non appartiene al significato referenziale della stessa.

Un’altra parte dell’inteso che fa parte dell’esplicito è costituita dalle presupposizioni e dalle

implicazioni e dalle implicazioni logiche di una frase. Le presupposizioni sono ciò che si deve

assumere come vero o dare per scontato per ritenere una frase semanticamente adeguata.Le

implicazioni sono ciò che una determinata frase implica logicamente, cioè le proprie conseguenze

logiche, tutto ciò che è deduttivamente ricavabile dalla frase stessa.In generale, possono essere

individuate tre tipologie di presupposizioni: presupposizioni essitenziali, semantiche e strutturali.Le

presupposizioni esistenziali vengono attivate dal fatto stesso di nominare qualcuno. Le

presupposizioni semantiche sono prodotte dal significatto particolare di alcuni verbi quali:

smettere, dispiacersi, farcela, rendersi conto... Le presupposizioni strutturali dipendono da certi tipi

di frase come le frasi controfattuali e quelle scisse. La distinzione tra presupposizione e

implicazione può essere resa più evidente dal test della negazione, che consiste nel negare la frase

che genera questi fenomeni semantici e verificare se questi vengono ancora prodotti. Se vengono

generati anche dalla negazione della frase, allora ci si trova di fronte a presupposizioni. Se invece

la frase negata non suggerisce più quella determinata informazione, allora, ci si trova di fronte a

un’implicazione. Infatti, le presupposizioni hanno la caratteristica di venire generate anche dalla

negazione della frase in questione. LE IMPLICATURE CONVERSAZIONALI IMPLICATURE

CONVERZAZIONALI GENERALIZZATE E PARTICOLARI CANCELLABILITÀ E INDISTACCABILITÀ

4.6. IL CIRCUITO COMUNICATIVO: UNA DESCRIZIONE GRICIANA

Due agenti del circuito comunicativo, l’esecutore e l’interprete. Secondo Grice, l’esecutore, che

vuole comunicare qualcosa al suo interlocutore seguendo le regole del codice, il principio e le

massime, cercherà un modo economico, compatibilmente con le proprie capacità espressive, per

dare una verste sensibile, precettibile, all’informazione che intende comunicare, in base agli effetti

che vuole suscitare, e quindi valutando la possibilità di violare palesemente a livello di sifnificato

letterale una o più massime. L’esecutore produce così il segnale dell’esecutore, lanciadolo sul

canale. L’ambiente percettivo dell’interprete viene perciò sollecitato dal segnale prodotto

dall’esecutore, e per prima cosa, sempre secondo Grice, l’interprete applica le regole del codice per

ricavare il significato referenziale o letterale del testo, inclusi i riferimenti delle espressioni che

occorrono nel proferimento.

L’interprete verificherà se ciò che è detto è in accordo con le Massime conversazionali o se, al

contrario, qualcosa non funziona. Assumendo che l’esecutore si stia attenendo al Principio di

Cooperazione, l’interprete cercherà una speigazione del comportamenteo apparentemente

dissonante dell’esecutore. L’apparato griciano può essere di aiuto anche dal punto di vista della

produzione di un oggetto comunicativo: nella misura in cui il Principio di Cooperazione costituisce

una norma implicita alla quale conviene attenersi per rendere più fluida ed efficace la

comunicazione, la sua padronanza può essere perfezionata per migliorare le capacità espressive di

un individuo.

I LIMITI DEL CODICE

La comunicazione non prevede mai un segnale prettamente linguistico, ma segnali formati da indizi

di natura diversa, di cui solo alcuni veicolano informazioni linguistiche, mentre tutti concorrono a

orientare l’interpretazione.Si può sostenere che l’indeterminatezza semantica, o

sottodeterminazione del significato, sia una delle carateristiche più importanti della lingua, perchè

ha un valore adattivo rispetto alla lingua stessa, dandole plasticità e produttività, cioè

conferendole, sia sul piano dell’espressione sia sul piano del contenuto, la possibilità di articolaris

su una realtà esterna, e quindi comunicabile, in continuo mutamento.I modelli postali della

comunicazione non possono essere considerati come possibili modelli descrittivi dell’attività umana,

e forse non solo umana, di comunicare e comprendere.Tutto il lavoro che non richiederà una scelta

potrà essere attribuito alla nozione di codice, mentre tutto il lavoro che implicherà una scelta sarà

il risultato di un’attività inferenziale. Perciò, se il significato letterale deve essere conseguenza

esclusiva dell’applicazione delle regole del codice, deve poter essere ottenuto senza richiedere

scelte.L’esperienza interpretativa suggerisce che, di fronte a un enunciato potenzialmente

ambiguo, solitamente l’ambiguità non viene neppure percepita dall’interprete, il quale opta a colpo

sicuro per un’interpretazione, senza neppure contemplare la possibilità che ve ne siano altre.

Le teorie che fondano la loro spiegazione sulla condivisione di un codice sono costrette a riordinare

e a sistematizzare questi casi di ambiguità in un numero sempre maggiore di categorie, con

soluzioni spesso ad hoc per ogni singola categoria di esempi.Lo stesso processo di saturazione,

cioè il processo dell’assegnazione di riferimento alle espressioni che compongono le frasi, non è

spiegabile in base a regole semantiche condivise.È vero che una lingua è un codice che associa

rappresentazioni fonetiche a rappresentazioni semantiche, ma la rappresentazione semantica di

una frase non coincide con i pensieri che possono essere comunicati pronunciando quella frase. Si

passa dalla rappresentazione semantica al pensiero comunicato non attraverso un’aggiunta di

codifica, ma per mezzo inferenze. Sperber-Wilson.

L’inferenze diviene il vero motore di tutto il processo interpretatvo, inclusa la ricostruzione

dell’espicito.

LA COMUNICAZIONE OSTENSIVA

Tutte le forme di comunicazione umana intenzionale, sia standarizzata sia non standarizzata,

rientrano nella categoria generale della comunicazione ostensiva.

Per comunicazione ostensiva si intende un processo che si realizza attraverso la produzione e

l’analisi di indizi di vario genere e natura. La strategia comunicativa dell’esecutore consiste

nell’individuare e produrre indizi, mentre la strategia dell’interprete coicide con il tentativo

inferenziale di dare un senso a quegli stessi indizi. Un indizio, nel senso comunicativo, non è altro

che un atto di ostensione.Un atto ostensivo non è altro che la realizzazione dell’intenzione

comunicativa, e cioè dell’intenzione di rendere manifesta l’intenzione informativa.Caratteristica

degli atti ostensivi è quella di creare delle aspettative. Quando qualcuno indica una cosa, cisi

aspetta che questi abbia una ragione per farlo. Ci si aspetta anche che la ragione che spinge un

individuo a produrre un atto ostensivo, sia esso un gesto o un proferimento o qualsiasi altro

genere di segno, sia in qualche modo rilevantre per il destinatario dell’atto. La rilevanza dell’atto è

ciò che giustifica lo sforzo, cioè la speranza di ottenere un’informazione che tenderà a otimizzare la

nostra rappresentazione della realtà esterna. Il realizarsi dell’intenzione comunicativa funziona da

segnale per l’interprete, il quale si sforzerà di capire quale sia l’informazione rilevante che

l’esecutore intende trasmettergli.Questo è lo schema della comunicazione ostensivo-inferenziale, la

quale può essere definita come un’azione che realizza uno stimolo, il quale rende mutuamente

manifesto all’esecutore e all’interprete che l’esecutore intende trasmettergli una serie di

informazioni.La gomitata trasforma il normale sbadiglio in un atto ostensivo.

Le parole e le frasi non sono altro che un genere molto particolare di indizi; hanno la caratteristica

di manifestare immediatamente, per il semplice fatto di essere prodotti, l’intenzione comunicativa

e, grazie alla loro elevata standardizazzione, permettono di restringere il campo delle ipotesi

interpretative. Infatti, l’apporto del codice nel processo di interpretazione è proprio quello di

restringere il campo delle possibili ipotesi interpertative, tendendo a escluderne alcune e

sollecitandone altre. Così, comunicazione linguistica non è altro che un caso particolare della

comunicazione ostensiva.

IL PROCESSO DI INTERPRETAZIONE

L’idea generale è ancora quela griciana della comunicazione come azione coorinata e collaborativa:

chi si impegna in uno scambio comunicativo di qualsialsi tipo, si impegna di fatto a cooperare, sia

come esecutore sia come interprete. Anche per ottenere quello che un determinato esecutore dice,

il significato referenziale o vero- funzionale, bisogna operare tutta una serie di scelte che ci

permettano di individuare tra i tanti possibili significatti compatibili con le regole linguistiche quello

che l’esecutore verosimilmente intendesse trasmettere.In condizioni normali, un’interpretazione si

presenta alla mente come l’unica possible, e solo dopo un ulteriore lavore cosciente e forzato di

interpretazione si giunge ad afferrare anche le altre interpretazioni virtualmente possiblili. Il

meccanismo che realizza il lavoro di comprensione deve funzionare come un filtro che lascia pasare

l’interpretazione intesa, ma blocca le altre.

LA PERTINENZA

Secondo Sperber e Wilson, gli esseri umani prestano attenzione a ciò che appare loro

pertinente:La pertinenza determina quale informazione particolare riceverà l’attenzione di un

individuo in un dato momento.Quindi, se un’informazione è pertinente, questa solleciterà

l’attenzione dell’individuo, altrimenti semplicemente non verrà notata.La pertinenza è quella

proprietà delle informazioni che serve ad attivare e focalizzare la nostra attenzione. Teoria della

Pertinenza di Sperber e Wilson:

Un’informazione risulterà tanto più pertinente quanto più genererà nell’ambiente cognitivo di un

individuo una serie di effetti cognitivi, vale a dire un mutamento nella sia rappresentazione del

mondo esterno. Un’informazione risulterà tanto meno pertinente quanto più sforzo cognitivo

richiederà per essere elaborata. Due fattori principali: gli effetti cognitivi (tanti più effetti, tanto

maggiore la pertinenza) e gli sforzi cognitivi (tanto maggiore lo sforzo, tanto minore la

pertinenza).La pertinenza, inoltre, non è una nozione assoluta.Ciò che può risultare pertinente in

una determinata circostanza, potrebbe non esserlo in un’altra. SI può perciò dire che la pertinenza

è sempre in funzione della situazione in cui l’informazione è afferrata, cioè è il contesto a fornire la

misura per giudicare la pertinenza di un informazione. Non esiste un’informazione pertinente in

assoluto, ma solamente informazioni più o meno pertinenti in determinati contesti.

DEFINIRE IL CONTESTO:

Givon ha individuato tre modi di intendere il contesto: il contesto generico, cioè la condivisione del

mondo e della cultura discritti da una determinata lingua; il contesto deittico, cioè la condivisione

della semplice situazione enunciativa; e infine il contesto del discorso (o co-testo), cioè la

condivisione della conoscenza del discorso immeidatamente precedente al proferimento stesso. Ma

neppure questa distinzione è sufficiente per capire quali informazioni entrino in gioco nel lavoro di

interpretazione.Bisogna considerare che il contesto è qualcosa con cui la nuova informazione deve

reagire, e deve perciò essere riducibile all’ambiente cognitivo, ambiente in cui l’interpretazione

avviene. Il contesto deve essere costituito da un sottoinsiembe ritagliato dall’insieme di

informazioni che formano l’ambiente cognitivo di un individuo.In primo luogo, nella mente

dell’ascoltatore vi sono le informazioni utilizzate per l’interpretazioni dei proferimenti precedenti in

generale e le informazioni attivate per la loro stessa interpretazione. Vi sono le informazione

risultanti dalle percezioni derivanti dall’ambiente circostante. Infine, vi sono le entrate

enciclopediche attivate in ordine di accessibilità dal proferimento che deve essere trattato.

La ricerca del contesto è parte integrante dell’interpretazione di un proferimento e viene guidata

dagli stessi meccanismi che guidano l’interpretazione dei proferimenti, alla quale la mente umana è

biologicamente orientata.E solo il proferimento che fornisce le indicazioni per la costruzione del

contesto appropriato, ed è solo dopo che il proferimento è stato eseguito che l’interprete parte alla

ricerca del contesto inteso, selezionandolo dall’ambiente cognitivo secondo diversi procedimenti.

GLI EFFETTI COGNITIVI

Gli effetti cognitivi sono il risultato dell’interazione dell’informazione acquista con il contesto, cioè

con una selezione delle informazioni che compongono l’ambiente cognitivo di un individuo in un

determinato momento. Quesi effeti vengono chiamati da Sperber e Wilson effetti contestuali.. Un

effetto contestuale è il risultato dell’interazione di una nueva informazione con le ipotesi che

formano il contesto in cui l’informazione stessa viene processata, in modo tale che queste ulteriori

informazioni ottenute da questa interazione non siano ottenibili solo dal contesto o solo dalla

nuova informazione separatamente. In altre parole, un effetto contestuale deve essere il risultato

della genuina interazione tra queste componenti. Sperber e Wilson individuano e dfiniscono

almeno tre tipi di effetti contetiali: Le implicazioni contestuali sono costituite dal risulttao di tutte le

deduzioni derivabili dalla congiunzione delle infomazioni del contesto con la nuova informazione

acquisita percettivamente o comunicativamente dall’esterno, e non sono derivabili separatamente

solo dalla nuova informazione o solo dalle informazioni contesutali. Il rinforzo, via conferma, e

l’eliminazione, via contraddizione, di informazioni precedentemente mantenute dal sistema

cognitivo costituiscono gli altri tipi di effetti contestuali individuati da Sperber e Wilson. È possibile

che una nuova informazione avvalori una credenza preesistente, allo stesso modo è possibile che

una nuova informazione cancelli una precedente credenza. Si hanno tre modi in cui una nuova

informazione può interagire con un contesto: le implicazioni contestuali, il rinforzo e l’eliminazione

di informazioni preesistenti. Questi sono gli effetti cognitivi che caratterizzano in positivo la nozione

di pertinenza: maggiore è il numero degli effetti, maggiore risulta la pertinenza, o meglio, una

nuova informazione è tanto più pertinente in un contesto quanti più effetti cognitivi essa produce.

Un’informazione che non produce alcun effetto contestuale, è di fatto un’informazione irrilevante,

per nulla pertinente. Non tutte le informazioni risultano pertinenti in un contesto.

LO SFORZO COGNITIVO:

La fatica cognitiva che occorre per interpretare una nuova informazione, sia percepita sia

comunicata, è detta sforzo di trattamento. Lo sforzo di trattamento è un fattore negativo: coeteris

paribus maggiore è lo sforzo di trattamento, minore è la pertinenza. Una serie di ragioni che

determinano lo sforzo è indiscutibilmente legata al singolo individuo. Un’altra serie di ragioni è,

ovviamente, legata alla circostanza di enunziazione: è ovvio che costa molta più fatica decifrare un

proferimento verbale in un ambiente molto rumoroso di quanto non lo sia farlo in un ambiente

silenzioso. Altro fattore oggettivo che determina un maggiore o minore sforzo di trattamenteo è la

complessità linguistica e logica del proferimento.Infine, dato che la ricerca del contesto è parte

integrante dell’interpretazione, un altro fattore che sarà determinante per lo sforzo di trattamento

è costituito dall’accessibilità e dalle dimensioni del contesto: tanto più difficilemente accessibile o

tanto più esteso sarà il contesto, tanto maggiore sarà lo sforzo per costruirlo e maneggiarlo. I

diversi contesti che siamo in grado di costruire a partire da un determinato ambiente cognitivo

sono più o meno accessibili.

IL PRINCIPIO DI PERTINENZA OTTIMALE: La teoria della pertinenza è riassumibile in

quattro assunti: Ogni dato proveniente dal mondo esterno ha un molteplice numero di

interpretazioni possibili compatibili con le regole di codifica e decodifica a esso abbinate. Le diverse

interpretazioni non appaiono alla mente dell’interprete in maniera caotica o contemporaneamente,

ma in ordine rispetto alla loro accessibilità data la paricolare circostanza. Esiste un criterio che

guida l’interprete nella ricerca dell’interpretazione intesa. Questo criterio è abbastanza forte da

permettere di escludere tutte l possibili interpretazioni tranne un: quella intesa dall’esecutore.

Principio di Pertinenza Ottimale: un’interpretazione è ottimamente pertinente se e solo se è in

grado di produrre un numero sufficiente di effetti contestuali tale da meritare di essere trattato

dall’interprete, e se e solo se non richiede all’ascoltatore uno sforzo ingiustificato nel raggiungere

gli effetti voluti. Il merito della teoria della pertinenza è proprio quello di trattare i fraintendimenti

come casi normali e non come eccezioni. Si può sostenere che la Teoria della pertinenza non ha

eccezioni, ma tutto risulta spiegabile nell’ambito dei parametri previsti dalla teoria.

4.10. IL CIRCUITO COMUNICATIVO: UNA DESCRIZIONE PERTINENTE.Stando ai dettami

della teoria della pertinenza, quando qualcuno vuole comunicare qualcosa, prima di tutto deve fare

in modo che sia resa manifesta la sua intenzione comunicativa, cioè l’intenzione di secondo liverllo

che rende manifesta l’intenzione informativa. Quindi, l’esecutore cercherà di fornire una serie di

indizi, anche liguistici, che possano indirizzare il lavoro di ricostruzione della strategia comunicativa

messa in atto. Trovato il segnale adeguato, l’esecutore lo lancia sul canale e questo arriva a colpire

l’apparato ricettivo dell’interprete. La prima azione dell’interprete, nel caso in cui il messaggio sia

costruito utilizzando anche strumenti standarizzati, è l’azione di decodifica. L’azione di decodifica è

determinata dall’attivazione delle abduzioni ipercodificate associate a quel determinato segnale.

Questo lavoro è coattivo. La decodifica non produce tanto un sifnificato letterale, quanto piuttosto

una serie di possibili interpetazioni letterali, le quali si presentano alla mente dell’interprete in

maniera ordinata secondo la loro accessibilità data quella particolare circostanza di enunziazione.

L’interprete parte sempre dalla presupposizione che ciò ch l’esecutore voleva comunicare deve


ACQUISTATO

8 volte

PAGINE

16

PESO

102.46 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Fondamenti di semiotica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Semiotica", Valentina Pisanty. Tratta dei seguenti argomenti: modelli comunicazionali; segno come equivalenza e segno come inferenza; il segno in Saussure; che cos'è lo strutturalismo; la funzione segnica in Hjelmslev; la semiosi secondo Peirce; teoria dell'inferenza; il criterio di interpretanza; che cos'è il pragmatismo; natura contrattuale del significato; lingua, codice ed enciclopedia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in comunicazione di massa pubblica e istituzionale
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia_polly di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Pisanty Valentina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in comunicazione di massa pubblica e istituzionale

Riassunto esame Storia, prof. Cartosio, libro consigliato La resistenza in Italia, Peli
Appunto
Riassunto esame Antropologia Culturale, prof. Torsello, libro consigliato Elite Senza Fiducia di Pardo
Appunto
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Cartosio, libro consigliato Il Novecento di Detti e Gozzini
Appunto
Riassunto esame Storia, prof. Cartosio, libro consigliato Il Novecento, Detti, Gozzini
Appunto