Estratto del documento

Persuasione e retorica

Persuadere è un'attività spontanea e naturale. Imparando a parlare, impariamo a capire che il linguaggio ha una forza persuasiva. Studi plurisecolari hanno separato scopi informativi e scopi persuasivi del linguaggio, generando una pericolosa opposizione tra persuasione e verità, lasciando intendere che il fenomeno persuasivo ha come unico scopo quello di vincere e di sottomettere l’interlocutore (oggettivo razionale vs fazioso ed emotivo). Tuttavia, la persuasione è una caratteristica propria della comunicazione umana, presa nella sua accezione più generale (non specifica come nella pubblicità). Perché si tratti di persuasione e non di coercizione, tale effetto del linguaggio deve essere possibile ma non necessario. Persuadere significa anche dare la possibilità di dire NO.

La disciplina che si è tradizionalmente occupata del potere persuasivo delle parole è la retorica, che ha vissuto un periodo di crisi dal 1800 agli anni 50 del Novecento, in cui è stata riscoperta in una nuova veste, soprattutto legata al marketing, ma anche in molti altri contesti, quali epistemologia, filosofia del linguaggio, letteratura, psicologia sociale, ecc. La rinascita della retorica è stata quindi variegata e frammentata, ed ha seguito tre "vie": dialettica, poetica ed ermeneutica. Tale frammentazione è collegata alla rinascita bipolare della retorica, che nel 900 è stata infatti scissa tra la parte espressivo/stilistica, quella logica e quella psicologico/emotiva. La corrispondenza è:

  • Dialettica logica
  • Poetica stile
  • Ermeneutica emozioni

Esiste un quarto approccio, una via specificatamente retorica, che riprende la proposta teorica di Aristotele, che vide la retorica come luogo di intreccio tra linguaggio, cognizione, desiderio e azione in cui è possibile fare una riflessione ampia sulla natura umana.

Morte e risurrezione della retorica

I nemici della retorica

Il declino della retorica è stato netto nell’800, ma da sempre questa disciplina è stata vittima di pregiudizi, anche nell’epoca del suo massimo splendore, nella Grecia antica. Possiamo individuare due "nemici" della retorica:

  • Interno: fenomeno della restrizione della retorica antica (composta da inventio, dispositio, elocutio, actio, memoria) alla sola elocutio.
  • Esterno: la filosofia, o meglio un particolare atteggiamento filosofico, come vedremo nei prossimi paragrafi.

Una morte per esaurimento

Genette ha ben descritto il fenomeno della restrizione, da lui definita "sineddoche generalizzante". La restrizione riguarda in particolare la divisione degli elementi argomentativi (inventio) e quelli espressivi e stilistici (elocutio). Questa frammentazione ha anche spostato progressivamente l’inventio dalla retorica alla dialettica, che è diventata la disciplina che studia gli aspetti logici, lasciando alla retorica solo l’analisi del "discorso ornato". Gli effetti pratici di questo spostamento teorico è la divisione netta tra l’elemento emotivo e quello specificatamente linguistico, che erano invece analizzati insieme nella retorica aristotelica.

L'autarchia della verità

Tuttavia, la decadenza della retorica molto ha a che fare anche con il pensiero e il linguaggio occidentali, che sono tipicamente antiretorici, nel dettaglio nel meccanismo di identificazione del concetto di verità con quello di evidenza e nella convinzione che il linguaggio sia uno strumento neutro usato per comunicare pensieri anteriori. È questo paradigma che ha portato alla retorica come luogo dell’ornato. Questa prospettiva penalizza tutta la comunicazione non strettamente informativa e contribuisce a creare una concezione autarchica della verità, che non ha bisogno di nient’altro che di una mente attenta per cogliere l’evidenza. Alla retorica rimane quindi poco spazio, e rischia di subire la condanna della filosofia facendosi etichettare come luogo della seduzione fraudolenta oppure limitando la propria funzione alla pura comunicazione chiara ed elegante di informazioni. Entrambi i ruoli negano però un valore euristico, negando a monte l’esistenza di una verità retorica.

Gli spacciatori di lusinghe

Il primo grande nemico della retorica fu Platone, che sosteneva la filosofia e la sua dialettica come unica vera via per la verità, descrivendo invece la retorica come un’abilità pratica che produce diletto e piacere (Gorgia). Il sapere filosofico è quindi persuasivo di per sé in quanto vero. Platone tollera la retorica solo nella sua versione al servizio della dialettica, una retorica "buona" che però in questo modo si autoannulla, rinunciando alla propria autonomia.

La ragione antiretorica

Retorica e religione si sono contese per secoli il ruolo di disciplina formativa per eccellenza, portando due diverse concezioni dell’uomo. Possiamo dire che la retorica ha subito la prima forte crisi durante il Medioevo, per poi riprendersi durante l’Umanesimo e il Rinascimento, durante i quali la retorica è stata descritta come partner necessario della dialettica, per renderla chiara e comprensibile. Tuttavia, anche questo approccio rischia di relegare ancor di più la retorica a puro strumento linguistico ornamentale.

È Ramo nel 1500 per primo a formalizzare la divisione di elocutio+actio per la retorica ed inventio+dispositio per la dialettica; egli criticò in particolare l’approccio duplice di Aristotele nel presupporre due logiche: una per scoprire e comprendere, una per l’opinione e l’esposizione. Per Ramo la logica è invece una soltanto e toglie alla retorica anche la capacità di persuadere, obiettivo a suo parere impossibile se non grazie alla casualità. Si può dire che la filosofia moderna ha sempre disprezzato la retorica e possiamo trovare la motivazione più profonda nell’essenziale natura antiretorica della razionalità occidentale, particolarmente viva nella filosofia razionalista ed empirista.

Le origini formali della ragione antiretorica è sicuramente Cartesio (1596-1650, razionalismo moderno), anche considerando l’impronta introspettiva e solitaria della ricerca cartesiana della verità. Tra gli empiristi, è interessante la posizione di Hobbes. Anche lui limita fortemente il ruolo della retorica, ampliando il discorso ad una più generale riflessione sui limiti del linguaggio, visto come sistema convenzionale che mira esclusivamente al verosimile e a un sapere dogmatico ed emotivo, un'arte pericolosa che mira alla vittoria a qualsiasi costo, opposto al sapere autentico, matematico e razionale dato dalla scienza. Altro accanito oppositore della retorica è Locke, teorico dello stato liberale vissuto alla fine del 600, che descrive la retorica addirittura come "arte dell’errore", paragonandola al bel sesso. Gli unici valori che Locke salva sono quelli della chiarezza e dell’ordine, puntando comunque a un linguaggio il più possibile vicino al grado zero della comunicazione. Sappiamo tuttavia come tutti questi autori abbiano usato strumenti retorici nelle loro produzioni. Il pregiudizio antiretorico trova la massima espressione però in Kant che, nella Critica alla ragion pura, distingue convinzione (una credenza valida per chiunque abbia la ragione) e persuasione (credenza fondata sulla natura del soggetto).

Il colpo di grazia

Il colpo di grazia a una retorica ormai limitata a teoria dello stile e delle figure è stato dato da positivismo e romanticismo, in modi diversi. Nel primo caso perché la scienza non ammette una verità retorica, e il positivismo caccia la retorica addirittura dal campo dell’elocutio, sostituendola con la filologia. Nel secondo perché il romanticismo inquadra l’arte come frutto spontaneo del genio, come spontaneità creativa che non deve essere limitata da meccanismi di studio delle forme, come quello della retorica. La retorica potrà così tornare una disciplina rispettata solo quando verranno messi in discussione i presupposti teorici del pregiudizio antiretorico, in particolare la concezione del linguaggio e del suo rapporto con la verità. Tutte le nuove retoriche, infatti, avranno in comune il rifiuto della concezione moderna di razionalità.

Una rinascita difficile

Uno dei primi a presentare la retorica in una nuova veste fu Nietzsche, influenzato dal testo Linguaggio come arte di Gerber del 1871, che sostenne il linguaggio come intrinsecamente retorico in quanto figurato. Secondo Nietzsche inoltre, la retorica antica deve essere letta con le proprie contingenze storiche, nata da un popolo che viveva di miti e che non nutriva il bisogno odierno di verità scientifiche e storiche. Ancora una volta è rimarcata la contrapposizione persuasione vs insegnamento e verità vs retorica. Nietzsche ritiene illusoria la pretesa di verità del linguaggio umano, di conseguenza il linguaggio può ed è necessariamente retorico in quanto non è fatto per dire la verità, e non è assolutamente in grado di trasmettere una verità oggettiva. Tuttavia, anche per Nietzsche retorica e verità sono due sentieri distinti: il discorso retorico non è mai vero, come del resto non è vero ma illusorio tutto ciò che esperiamo. Oggi la riflessione sulla retorica abbraccia inevitabilmente molte discipline: epistemologia, filosofia, etica, semiotica, sociologia, ecc. Il termine retorico è anche spesso confuso. Per fare chiarezza possiamo dividere due modi di intendere la retorica: la retorica del tropo (se privilegia l’

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 11
Riassunto esame Retorica, prof. Pisanty, libro consigliato Linguaggio persuasione e verità, Piazza Pag. 1 Riassunto esame Retorica, prof. Pisanty, libro consigliato Linguaggio persuasione e verità, Piazza Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Retorica, prof. Pisanty, libro consigliato Linguaggio persuasione e verità, Piazza Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 11.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Retorica, prof. Pisanty, libro consigliato Linguaggio persuasione e verità, Piazza Pag. 11
1 su 11
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Retorica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pisanty Valentina.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community