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Parte I: la struttura della storia

Capitolo I: raccogliere le idee

Ogni sceneggiatura nasce da un’idea: un avvenimento della propria vita quotidiana (amicizie, matrimoni, litigi), un articolo di giornale, un pensiero, qualcosa che attira la nostra attenzione, un sogno, una speranza. Tutti questi elementi rappresentano una miriade di situazioni da esplorare, che possono diventare materiale per una storia se vengono associate ad una buona dose di immaginazione (E se l’avessi sposato? E se mi avessero preso in quell’università?,…).

Quell’idea poi si trasformerà in 120 pagine di sceneggiatura: l’idea dovrà prendere forma e la storia dovrà assumere una struttura, essere rafforzata attraverso i personaggi e costruita con immagini, emozioni ed idee. È evidente, quindi, che scrivere una sceneggiatura comincia sempre con un certo grado di caos: le trame sembrano banali, i personaggi inconsistenti e prevedibili. Il processo di scrittura consiste quindi nel passaggio dal caos all’ordine e lo sceneggiatore per compierlo può utilizzare diversi strumenti e metodi, la cui validità dipende dall’abilità che ha lo scrittore nell’utilizzarlo.

Un buon metodo, infatti, deve dare flessibilità e spazio al processo creativo, aiutando a capire le tematiche e a dare forma alla sceneggiatura. Prima di vedere i vari metodi utilizzabili è importante sapere che la sceneggiatura può essere suddivisa in 5 componenti maggiori:

  • Trama
  • Personaggi
  • Idea di base
  • Immagini
  • Dialoghi

Ognuno di questi elementi prende forma in momenti diversi dello sviluppo, ma tutti devono confluire nella sceneggiatura. Ora vediamo i singoli metodi che si possono utilizzare per raccogliere le idee, per collegarle tra loro e fissarle prima che si cristallizzino:

  • Metodo delle schede: molti scrittori usano schede di diverso colore, che mettono in un raccoglitore, sulle quali raccolgono le loro idee (giallo: poliziesco e scene investigative; rosa: scene d’amore;…). Man mano si comincia a vedere la correlazione delle schede. Questo è il metodo più scorrevole per raccogliere le idee, in quanto permette di farle emergere e di metterle in collegamento le une con le altre. Inoltre, esse permettono di “mischiare le carte”, cambiando cronologia e dinamica. Molti scrittori, infatti, appuntano le schede su un tabellone, dove possono spostarle di ordine e ogni giorno possono studiarne nuove possibilità. Ad un certo punto la storia comincerà a prendere forma e arriverà il momento di scrivere una scaletta, che consiste di qualche riga per ogni scena che compone la storia e solitamente si contano dalle 50 alle 100 righe in totale.
  • Trattamento: è il racconto della storia in 8-15 pagine, che racconta l’inizio, il mezzo e la fine della storia. In questo modo, osservando la linea narrativa, si può capire se la storia ha un senso logico, se ha movimento e direzione. Alcuni scrittori usano questo metodo come forma di monologo interiore, lasciando scorrere liberamente le idee. Questo metodo è utile in quanto permette di formulare la storia osservandone i problemi e rielaborandola continuamente: è importante che esso sia un documento flessibile che può cambiare e crescere nella riscrittura.
  • Diario: esso dà allo scrittore l’opportunità di esplorare i personaggi in profondità, di capire i loro pensieri, il loro modo di agire, amare e pensare. Il diario si può scrivere in prima persona, come se fossimo il personaggio che annota i propri pensieri, o in terza, come se i personaggi fossero persone che stiamo osservando. Inoltre questo metodo permette di approfondire tematiche, che hanno bisogno di essere sviluppate (tema violenza: come agisce sui vari personaggi, legame che scaturisce dalla violenza, attrazione che esercita sulle persone,…).
  • Registratore: esso permette di fissare parole e idee nel momento in cui sgorgano e di poterle poi riascoltare. Si può giocare con i dialoghi, esplorare i rapporti tra i personaggi ed esprimere certi atteggiamenti.
  • Scrivere su carta: alcune idee vengono agli scrittori in forma completa e non resta nient’altro che scriverle direttamente su carta; chi è alle prime armi può scrivere su carta per dare sfogo alle prime idee. Ciò che deve essere chiaro è che più tempo si dedica a pianificare la sceneggiatura, più scorrevole sarà la scrittura finale.
  • Software: esistono una serie di programmi che permettono di organizzare e preparare la stesura di una sceneggiatura (Collaborator, Storyline, Dramatica). Alcuni scrittori sono scettici a riguardo, in quanto applicano alla scrittura il metodo del disegno numerato che costringe lo scrittore a seguire una linea obbligata; altri invece ritengono questi programmi fondamentali per il loro lavoro, in quanto li considerano una guida per mantenersi sulla strada giusta e, inoltre, aiutano a mantenere viva la consapevolezza delle tematiche che si vogliono affrontare (il programma chiede all’utente: cosa vogliono i personaggi? Come fanno ad ottenerlo? Hai sviluppato chiaramente la biografia di questo personaggio? Chi è il pubblico?).

Inoltre, per mantenersi in contatto con la propria sceneggiatura e tener ben saldo il motivo per il quale la si sta scrivendo, ci si può porre delle domande, quali Cosa mi spinge a scrivere questa storia? Riesco a sentire la voce dei miei personaggi? Mi sto concentrando sulla mia passione?.

Capitolo II: la struttura in tre atti

Ogni sceneggiatura ha una struttura di base in tre atti: premessa, sviluppo e risoluzione. Nelle commedie in tre atti la struttura è molto evidente, in quanto vediamo calare il sipario alla fine di ogni atto; la tv interrompe artificialmente un programma per inserire gli spot pubblicitari, creando una struttura in due atti per le sit-com, in sette atti per un film di due ore, in quattro atti per un serial drammatico.

Per quanto riguarda il film cinematografico, questi atti comprendono:

  • Premessa: 10-15 pagine
  • Primo Atto: 20 pagine circa
  • Secondo atto: 45-60 pagine
  • Terzo atto: 25-35 pagine

Ogni atto ha un obiettivo differente e il movimento di uscita dal primo atto e di entrata nel secondo viene effettuato con una svolta, che può essere un’azione o un evento. Ora vediamo nel dettaglio i singoli atti:

Premessa

I primi minuti della storia possono essere i più importanti, in quanto devono darci tutte le informazioni vitali di cui abbiamo bisogno per far partire la storia (qual è lo stile? Di cosa parla la storia? Dove è ambientata?) e devono dare una direzione alla storia stessa. Una premessa può iniziare fondamentalmente in due modi:

  • Immagine: un’immagine dà un forte senso del luogo, dello stato d’animo e del tema (battaglia spaziale → Guerre Stellari; donna che canta in montagna → Tutti insieme appassionatamente).
  • Dialogo: i film che iniziano con un dialogo tendono ad essere più difficili da capire, in quanto l’occhio cattura più velocemente i dettagli rispetto all’orecchio. Il pubblico, infatti, avrà difficoltà a ricordare quelle parole, in quanto prima dovrà adeguarsi allo stile, all’ambientazione e ai suoni.

Un’immagine è in grado di generare un feeling, una sensazione di dove ci troviamo e di determinare lo stile. Vediamo come esempio “Il Testimone”: le prime immagini sono un campo di grano che ondeggia nel vento, una fattoria, un funerale, delle facce, un gruppo di Amish vestiti nel loro nero tradizionale che camminano attraverso il campo di grano; le prime parole sono in tedesco-olandese → il ritmo è particolare, l’andatura è lenta, viene rappresentata gente buona, una comunità, un senso di partecipazione → tema della comunità.

Dopo che l’immagine iniziale ha posto la premessa, abbiamo bisogno di conoscere i personaggi importanti che fanno parte della trama e di avere informazioni sulla situazione: il catalizzatore è un evento che dà inizio alla storia, avviando l’azione e la trama stessa (un omicidio, l’arrivo di una lettera,…).

Esistono tre tipi diversi di catalizzatore:

  • Azioni: sono i catalizzatori più forti che iniziano la storia. (Il Testimone: un omicidio deve essere risolto da John Book; Lo Squalo: una bagnante viene uccisa da uno squalo).
  • Informazioni: il personaggio riceve un’informazione, che ci orienta verso il soggetto della storia (a una donna viene comunicato che ha il cancro, un uomo viene promosso ad un grado superiore al lavoro,…).
  • Situazione: una serie di incidenti, che messi insieme ci orientano. (Ritorno al Futuro: non sappiamo della macchina del tempo fino al 22esimo minuto; ma uno dei protagonisti è un inventore pazzo e Marty lo deve incontrare al Twins Pine Mall, si tratta di un incontro importante e segreto).

Quindi, l’immagine ci ha orientato, il catalizzatore ha cominciato la storia, ma manca ancora la domanda centrale, alla quale verrà data una risposta nel culmine della storia. In genere, viene introdotto un problema o una situazione che deve essere risolta: John Book scoprirà chi è l’assassino? (Il Testimone). La risposta, tuttavia, non l’avremo fino alla fine e possiamo solo immaginarci il finale.

Primo Atto

Alla fine della premessa saremo a 10-15 minuti dall’inizio del film ed è importante essere concisi perché altrimenti il pubblico, se la storia non ha ancora un senso, diventerà impaziente. Dopo la premessa avremo il Primo Atto, che deve fornire ulteriori informazioni per orientarci nella storia: dobbiamo conoscere i personaggi, sapere di più sulla storia, qual è il conflitto centrale e chi è l’antagonista.

Per analizzare il primo atto, dobbiamo capire che scansioni ci preparano allo svolgimento della storia: la scansione è un singolo momento drammatico e singoli scansioni drammatiche o momenti messi insieme creano una scena; le scansioni delle scene creano le scansioni di un atto e, le scansioni di un atto creano una storia.

Turning points

I colpi di scena e i cambiamenti d’azioni muovono verso il culmine della storia. Questi possono avvenire durante tutto il corso della storia, ma, nella struttura in tre atti ci sono due svolte:

  • Svolta all’inizio del Secondo Atto: avviene circa a una mezz’ora dall’inizio del film;
  • Svolta all’inizio del Terzo Atto: avviene circa 20-30 minuti prima della fine.

Le funzioni di queste svolte sono molteplici: muovere le azioni in un’altra direzione, sollevare di nuovo la domanda centrale, alzare la posta in gioco, spingere la storia nell’atto seguente. La seconda svolta, inoltre, ha anche lo scopo di accelerare l’azione, ovvero di rendere il terzo atto più intenso degli altri due e dare un nuovo impulso alla storia. Questa seconda svolta può avvenire in due cadenze, ovvero un momento oscuro seguito da un nuovo stimolo: in un giallo il detective sta per rinunciare a risolvere il caso, quando improvvisamente vede una soluzione e nel Terzo Atto scopre l’assassino; in un horror, lo scienziato si rende conto di non poter distruggere il mostro, ma poco dopo organizza un nuovo piano.

Scena centrale

La scena centrale si situa solitamente a metà della sceneggiatura e divide il secondo atto in due parti: crea una direzione per la prima parte e modifica la direzione della seconda metà. Alcune delle migliori scene centrali si trovano nei gialli o nei thriller (Attrazione Fatale: Alex annuncia che aspetta un figlio solo a metà del film).

Gran Finale

Il culmine ha luogo generalmente da 1 a 5 pagine prima della fine della sceneggiatura ed è seguito da una breve risoluzione che lega tutti i fili rimasti sciolti: il problema viene risolto, la domanda riceve risposta e la tensione si scioglie.

La sequenza dei titoli

I titoli possono essere disposti in tre modi diversi all’inizio della storia:

  • Svariati titoli di coda prima dell’inizio della storia: possono essere delle semplici scritte bianche su schermo nero o viceversa (Woody Allen) o delle scritte in bella calligrafia (film anni ’50).
  • Titoli scorrono su immagini e azioni di solito senza dialoghi (Silenzio degli innocenti, Lo Squalo).
  • Sequenza pre-titoli di testa (tecnica dagli anni ’80 in poi): scene iniziali che introducono i personaggi o una scena che rappresenta il contesto seguita poi dai titoli di testa su fondino (City Slickers) o titoli sull’azione (War Games). Queste sequenze sono solitamente brevi, ma possono anche essere piuttosto lunghe. Questa tecnica è diventata una componente molto creativa negli ultimi anni: ad esempio, in “Il fuggitivo”, aiutano a muovere e a plasmare la premessa del film, dividendo l’inizio in varie sezioni e realizzando un ritmo serrato.

Capitolo III: cosa fa il subplot?

La funzione del subplot, detto anche sottotrama o trama secondaria, è quella di aggiungere spessore alla sceneggiatura: un buon subplot, non solo agisce sulla trama principale o storia “A”, spingendola avanti, ma si interseca con essa. Un buon subplot sostiene, quindi, il tema della storia e può trattare di qualsiasi cosa: può rivelare un’ulteriore dimensione del personaggio (la vulnerabilità di un detective macho quando sta con la fidanzata o la madre), può presentare gli obiettivi, i sogni e i desideri di un personaggio, può mostrare le trasformazioni che i personaggi subiscono.

La maggior parte dei film hanno almeno 1 o 2 subplot, ma altri arrivano addirittura a 5 o 6: se un film non ha subplot rischia di essere troppo lineare, se ne ha troppi rischia di creare confusione e impedire lo sviluppo della storia “A”. I subplot possono funzionare bene per complicare una trama troppo prevedibile e uno dei migliori film da studiare per vedere complessi subplot in azione è “Per favore ammazzatemi mia moglie”: la storia diviene sempre più complicata man a mano che ogni trama cambia la direzione del film, creando umorismo e imprevedibilità.

Come ogni trama, un subplot è costituito di:

  • Premessa
  • Sviluppi
  • Svolte
  • Esito finale

I subplot sono responsabili di molti problemi di sceneggiatura, in quanto spesso essi non hanno struttura o vengono posizionati male nel corso del film: spesso viene compiuto l’errore di posizionare il subplot prima della storia principale. Il risultato è che la storia principale comincia quando ormai siamo convinti che il subplot sia la storia principale (es. La mia Africa).

Vediamo ora alcuni esempi per chiarire il concetto di subplot:

“Il Testimone” Questo film presenta un caso unico di uso del subplot, in quanto questo prevale per una parte della storia e ci sembra quasi che sia la trama centrale. All’inizio la trama ruota intorno alla domanda “John prenderà l’assassino?”: propulsione e senso di pericolo. Il subplot, tuttavia, sviluppa il rapporto tra John e Rachel e diventa il centro del Secondo Atto. Nel Terzo Atto, poi, torniamo alla trama principale per la sparatoria finale. Il subplot John-Rachel ha una struttura chiara:

  • Premessa: avviene nel Primo Atto quando si conoscono;
  • Prima svolta: avviene all’inizio del Secondo Atto quando lei si prende cura di lui e lui risponde alla presenza di lei;
  • Sviluppo: continua nel corso del Secondo Atto, quando il loro rapporto si sviluppa durante la colazione, mentre ballano e durante la costruzione del granaio;
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

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