Semiotica: autori e concetti principali
Armando Fumagalli
Università Cattolica del Sacro Cuore
Frequenza 100%, appunti, esempi e spiegazioni presi in classe integrati con lo studio degli autori sul libro:
- Barthes
- Peirce
- Greimas
- Le dimensioni retoriche del testo
- L’enunciazione
Barthes (1915-1980)
È uno strutturalista, la sua idea attinge al pensiero di Saussure. Il suo pensiero è divisibile in due parti:
- Anni ’60: quando parla di semiologia. Elementi di Semiologia – Retorica dell’Immagine (1964), Il Sistema della Moda (1967)
- Anni ’70: prende le distanze dalla disciplina che ha contribuito a creare. Il Piacere del Testo (1973), Dall’Opera al Testo (1971)
Il tema del segno e della responsabilità da esso implicata percorre tutta la sua opera. Barthes dà alla semiologia finalità essenzialmente critica: serve per portare alla luce nella comunicazione i significati nascosti eppure influenti sul destinatario; serve più a smascherare la menzogna che a costruire verità. Nella sua seconda fase abbandonerà questa missione, ma continuerà a sostenere l’importanza dei segni per i fenomeni di comprensione. Costante del pensiero di Barthes è che nel contesto della modernità la lingua rappresenti il terreno decisivo sul quale si gioca la questione del segno, perché il tratto tipico della modernità consiste in un imperialismo linguistico, per il quale ai segni non linguistici viene riconosciuta significatività sociale solo per il tramite dei segni della lingua.
Segno e società
I segni, il linguaggio, sono sempre filtri fra noi e il reale.
Modernità e mito
Il linguaggio inizialmente era concepito come un modo per esprimere il reale. Dopo Saussure, viene introdotto un terzo termine oltre al reale e al linguaggio: il significato. Il linguaggio è fatto di significanti e significati, non è fatto direttamente dal reale. Quindi c’è una certa operazione mentale che trasforma il reale in significato, prima di trasformarlo in segno. Quindi il linguaggio per natura non è mai realistico, poiché interpone sempre tra la forma e il reale una forma interiore, che è il significato. Da Saussure in poi, quindi, il linguaggio non è più uno strumento trasparente per comunicare. Per Barthes quando si usa il codice non si hanno solo nessi arbitrari, ma anche e soprattutto significati aggiunti che non sono percepibili direttamente, chiamati da Barthes mito.
L’arbitrarietà dell’organizzazione linguistica, risulta tuttavia negata secondo Barthes nella moderna società borghese, in cui emerge il mito (sistema semiologico secondo), la cui struttura non si pretende come arbitraria, ma rispecchiamento di una natura immutabile delle cose.
Sistema di significazione seconda
Un segno è secondo la definizione di Saussure associazione di significato e significante. Nei sistemi semiologici secondi il significante è a sua volta un segno, associazione di significato e significante. Segno è ribattezzato senso, segno significazione e significato forma. I significati II risultano efficaci, in quanto poggiando sui significati I, che sono scontati, risultano altrettanto scontati. Il mito è un sistema semiologico nel quale, in virtù di un’analogia fra senso e forma, cioè che è storico (l’ideologia borghese) viene fatto apparire come naturale. Il processo di significazione mitica si fonda su un’analogia e consiste in una deformazione (e non in un nascondimento).
[Mito = meccanismo di mascheramento per cui la storicità di alcuni fenomeni viene fatta passare come naturale, dal punto di vista semiotico il mito è un sistema di comunicazione in cui il segno diviene a un secondo livello un significante, che dunque veicola un altro significato].
Esiste un sistema di potere che fa circolare nei discorsi significati aggiunti che convengono al sistema di potere. Il sistema di potere resta nascosto entro le linee del linguaggio, questo livello di significati fa comodo alla classe borghese (Barthes è Marxista e studia i mezzi nel boom dei mass media).
Per esempio “rosa” nel codice italiano denota un particolare fiore, ma questo nesso rosa-fiore può portare con sé dei significati connotati. Per esempio la rosa rossa che vuol dire amore.
Per esempio prende l’immagine di copertina di Paris Match, ove compare un uomo di colore in uniforme nell’atto di fare un saluto militare. In epoca di decolonizzazione questa immagine viene utilizzata per sostenere la politica imperialistica francese, sotto la connotazione di omaggio alla nazione. Infatti c’è un’analogia tra il gesto del soldato nato nelle colonie e il gesto di fedeltà di un cittadino verso la propria nazione e su tale analogia il fruitore è portato a concludere la naturalezza del colonialismo.
Per esempio nella cultura contemporanea: i pantaloni larghi rappresentano comodità, agio, mentre nella significazione seconda significano rottura degli schemi, originalità. Questo mito è creato ad hoc da società manifatturiere di questo prodotto, per far credere al cliente di essere unico e originale, mentre in realtà è tutto il contrario.
Quindi la semiologia nasce come critica del mondo borghese, progetto che egli chiama mitologia. La semiologia ha il compito di individuare le significazioni seconde annidate nei discorsi diffusi nella società; in quanto scienza formale essa prescinde dai loro contenuti.
Una “mitologia”: i romani al cinema
Barthes analizza alcuni segni ricorrenti di un successo cinematografico dell’epoca: Giulio Cesare di Mankiewicz. Onnipresente è la frangia di capelli che ricopre la fronte di tutti gli attori maschi (nonostante i tratti somatici anglosassoni della maggior parte degli attori); essa rivela il carattere mitico in quanto, pur nella sua evidente artificialità, pretende di apparire come segno naturale, come qualcosa di adeguato alla verosimiglianza storica dell’ambientazione. Inoltre altri segni di carattere mitico sono la ciocca scompigliata nella capigliatura delle attrici donne, segno della sorpresa notturna, e il sudore abbondante segno della moralità.
Mito e comunicazione
Al segno mitico Barthes oppone il segno buono, che può assumere due forme: segno intellettuale o segno viscerale. Segno intellettuale sono per esempio le mostrine dei militari, che mostrano il regime di appartenenza (segni innocenti algebrici). Segno viscerale è per esempio quello del teatro di Stanislavskij, quello istintivo, dell’attore che interpreta una parte. Se esprime quello che deve esprimere inventando una nuova movenza, quest’ultima non è codificata, non ha un Sistema di Significazione II, in quanto è usato per la prima volta. Qui si intravede il secondo Barthes: egli infatti condanna il codice in quanto ogni volta che uso il codice entro in un sistema di potere, e quando entro in questo sistema non sono più innocente. Barthes parlando di una deformazione dell’intenzione di significare, mina alla funzione comunicativa del linguaggio.
Prospettive semiologiche nella glossematica di Louis Hjelmslev
Hjelmslev influenza profondamente Barthes. La linguistica danese si propone di sviluppare in modo coerente e rigoroso le intuizioni saussuriane. L’utilizzo del termine glossematica invece di linguistica intende sottolineare l’aderenza al principio di immanenza nella considerazione dei fatti linguistici, nel tentativo di superare gli indugi nella sfera extralinguistica di Saussure. Ci si limita alla forma linguistica, indipendentemente dalla sua sostanza. Coniugando il binomio forma/sostanza con il binomio contenuto/espressione (significato/significante) otteniamo: Sulla base di questo il segno viene ridefinito come associazione di una forma del contenuto e di una forma dell’espressione, a prescindere da qualsiasi riferimento extra-semiotico.
Linguistica come semiologia generale
La glossematica è una linguistica aperta in quanto la sua pertinenza si estende alla forma, ovvero alla struttura di relazioni, indipendentemente dalla sostanza dell’espressione (verbale, iconica, gestuale…). Lo schema di Hjemslev consente a Barthes di distinguere il segno semiologico dal segno linguistico, poiché nel segno semiologico l’essere della sostanza dell’espressione non consiste nella significatione. Ad esempio, nella moda la sostanza dell’espressione (l’abito) ha in sé stessa finalità utilitarie, ma non immediatamente significative (ci vestiamo per utilità, ma non solo per quello).
Distinzione tra metalinguaggio e connotazione
[Metalinguaggio = un linguaggio all’interno del quale è possibile parlare di un altro linguaggio, linguaggio oggetto]. Il concetto di Sistema Semiologico Secondo comprende tanto i linguaggi connotati del mito quanto il metalinguaggio del mitologo. Barthes compie una distinzione fra connotazione e metalinguaggio. Si ha connotazione quando il piano dell’espressione di un segno è costituito da un altro segno; metalinguaggio quando il piano del contenuto è costituito da un altro segno. I fenomeni mitici sono fenomeni di connotazione, con un processo di deformazione del processo denotativo che rende il segno denotativo un altro segno e non una semplice variante di sé stesso.
Il messaggio pubblicitario
I fenomeni di connotazione tipici della società di massa sono evidenti nel messaggio pubblicitario. Con esso si è in presenza di due messaggi, ed è proprio in questa duplicità che consiste la specificità di questa forma. Un primo messaggio è costituito dallo slogan, nella sua letteralità (Un gelato Gervais e fondere di piacere). A questo messaggio ne è sovrapposto un altro, ovvero l’eccellenza del prodotto in questione, con una connotazione del prodotto in questione. Il primo ad essere percepito, secondo Barthes, è proprio il significato connotato, soprattutto quando espresso da immagini (per esempio un sacchetto della spesa disordinato con il prodotto connota un prodotto casalingo e genuino). Il significato denotato servirà, secondo il meccanismo della significazione mitica, a naturalizzare il secondo: se guardassimo l’immagine senza decodificare il messaggio, potrebbe trattarsi di una natura morta, invece la parola scritta va sì che noi comprendiamo la “giusta” connotazione.
La semiologia come translinguistica
L’attenzione al rapporto fra segno iconico e segno verbale si estrinseca in una critica della concezione della società moderna come società dell’immagine: l’immagine non è mai sola, ma sempre accompagnata dal linguaggio. Viviamo in una società logoiconica: è importante l’immagine, ma con la spiegazione del linguaggio. Quindi anche i sistemi di segni non linguistici sono modellati sulla struttura della lingua. Ne consegue il rovesciamento della prospettiva saussuriana del rapporto tra linguistica e semiologia, secondo cui la semiologia è più estesa della linguistica. Al contrario, secondo Barthes la semiologia è una branca della linguistica: i sistemi di segni linguistici sono infatti il medium attraverso cui passa ogni significazione. La semiologia viene dunque a coincidere con la branca della linguistica che si occupa delle grandi unità significanti del discorso (translinguistica).
Il “primo Barthes”
Il Système de la Mode (1967), anche se in realtà nell’anno dell’uscita del libro Barthes aveva già iniziato a sviluppare un pensiero legato alla seconda parte.
Posizioni del primo periodo:
- La semiologia come translinguistica, ovvero la branca della linguistica che ha ad oggetto le grandi unità significative del discorso. La modernità è una civiltà logoiconica per due motivi: uno legato alla presenza dell’immagine, l’altro legato al fatto che il continuum dell’immagine può acquisire significatività sociale solo se è filtrato attraverso l’uso della lingua.
- La semiologia come lato formale di una generale critica della società borghese, di cui la critica dell’ideologia rappresenta il lato contenutistico.
- La semiologia come metalinguaggio, che allontana il semiologo dalla società, lo esclude dalla storia, lo aliena dal reale.
Infine, è negata la libertà del locutore rispetto alle costrizioni del codice, che apre alla ricerca di una socialità liberata dalle imposizioni del linguaggio.
Critica al primo Barthes
Non è vero che ogni processo di comprensione è ascritto alla linguistica: possiamo per esempio comprendere un sorriso. Inoltre, per esempio nel film, una scena ben riuscita è quella in cui il significato non sta nelle parole ma nell’implicito.
Il “secondo Barthes”
Critica la concezione del segno tipica dell’occidente, che gli assegna come prioritaria la funzione comunicativa. Su tali basi Barthes elabora l’utopia di una socialità fondata su un orizzonte di senso anteriore alle imposizioni del codice. Nel 1977 Barthes parla di un’essenza “fascista” della lingua: la libertà del locutore viene negata perentoriamente. Non è più possibile distinguere segni buoni da segni mitici. L’alienazione non deriva dai sistemi semiologici secondi stratificati sulla lingua, ma da meccanismi di costrizione insiti nella lingua stessa. Ne risulta una crisi del discorso del mitologo. Alla considerazione del segno, secondo la quale esso realizza il proprio compito quando avviene il passaggio dal significante al significato, Barthes oppone ora una pratica di divaricazione dei due relata, consistente nel rimandare indefinitamente il passaggio dall’uno all’altro (concezione derivata dallo studio della civiltà giapponese).
Dalla semiologia alla semiotropia
Con la fine degli anni Sessanta, Barthes concepisce la semiologia (che ora chiama semiotropia) come linguaggio nel campo metodologico del testo. La semiotropia non è una parte della linguistica, perché il nuovo orizzonte teorico si configura come una decostruzione dell’opposizione langue-parole. Al centro del discorso, la lingua. Si consolida la convinzione che essa rappresenti il più potente strumento di alienazione, in quanto proietta la propria struttura di significati sui segni non linguistici, sopprimendo in tal modo la potenza eversiva rappresentata dall’infinita apertura dei loro significanti. La semiotropia non può contare sulla sinergia con la critica dell’ideologia, in quanto è critica del metalinguaggio della semiologia. La semiotropia invece è linguaggio, viene fatta coincidere con la pratica del testo.
La pratica del testo come socialità utopica
In un testo del 1971 (Dell’apertura al testo), Barthes riconosce il testo come utopia sociale, come rifiuto di condurre il significante al significato. La socialità fondata sulla comunicazione appare a Barthes irrimediabilmente totalitaria.
Conclusione: al limite ultimo del codicocentrismo
La riflessione di Barthes sul segno è attraversata dalla tensione tra l'adesione a una versione di stretta osservanza del codicocentrismo saussuriano, da un lato, e dall'altro, l'ansia di liberazione della società dall'alienazione (tema della filosofia marxista). La modernità appare a Barthes come epoca di crisi della società borghese, ma nel contempo, non essendosi ancora realizzata la rivoluzione, di latente alienazione. Il sistema semantico borghese custodito nello spessore del linguaggio, limita l'infinita apertura del significante iconico e nel contempo utilizza il credito facilmente accordato all'immagine, data la sua evidenza, per naturalizzarsi. La riflessione di Barthes, proprio a causa della peculiare modalità assunta da tale toglimento, si trova tuttavia presa in una antinomia, della quale è stata a giusto titolo rimarcata la tragicità: si potrebbe sfuggire al fascismo della lingua rifugiandosi in una sfera semiotica non linguistica, ma questa, nella moderna società logoiconica, è sempre parlata dalla lingua stessa.
Peirce (1839-1914)
Fondatore della semiotica contemporanea. Le sue opere sono state raccolte divise per materia sotto il titolo Collected Papers. Pierce ebbe una formazione prevalentemente scientifica (questa è all’origine del suo atteggiamento di realismo). Il realismo è visto in opposizione al nominalismo (rifiutare la riduzione dei concetti a puri nomi) e solo successivamente in opposizione all’idealismo Kantiano.
Le tre categorie faneroscopiche
L’influenza di Kant e delle teorie evoluzionistiche lo spingono a classificare. Le categorie della primità, secondità e terzità riprendono le tre categorie Kantiane della modalità: possibilità, esistenza e necessità. Sono categorie fenomenologiche, in quanto sono nello stesso tempo modalità in cui si organizza la nostra attività conoscitiva, ma anche categorie della realtà che troviamo ad ogni livello del reale.
- Primità: alla categoria della primità è ascritta la possibilità, la pura qualità, categoria del presente. È possibile che ci siano oggetti rossi. È del presente perché quando metto a fuoco un oggetto metto a fuoco le qualità che sembra avere.
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