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Semiotica - origini della semiotica e cine dizionario Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di semiotica del professor Giulio Facchetti, cdl in scienze della comunicazione. Gli argomenti trattati sono il segno, la semiologia, definizioni varie riguardanti la disciplina, la cine-semiologia, la narratologia del cinema, la fabula, bordwell.

Esame di Semiotica docente Prof. G. Facchetti

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significante" o unità di senso che costituisce la prima articolazione) e fonema (livello non-

significante, costituito da unità di suono puramente distintive; è la seconda articolazione)

Cinèmi (Pasolini): unità minime del linguaggio cinematografico, sono rappresentate dai vari oggetti

che occupano il quadro; raggrupati in un'unità più grande danno forma all'inquadratura (il

morfema, nella lingua naturale). cinèma e fonema sono diversi, perché i piani e le inquadrature

NB

presi singolarmente hanno cmq significato, la loro combinazione non è obbligatoria

Triplice articolazione dell'img (Eco): sono unità di significato riconoscibili immediatamente;

1_semi altamente codificati, 2_segni iconici, 3_segni della percezione

Metz: obiettivo della cine-lingua è individuare i processi significanti del cinema; cinema è un

linguaggio (e non una lingua) perché consente solo una comunicazione rinviata; perché non

possiede l'equivalente del segno linguistico arbitrario; perché l'analogia (pur presente) piano/parola

e sequenza/frase è cmq problematica; perché il linguaggio non è accessibile come un codice, e

infatti l'abilità di produrre enunciati filmici dipende dal talento, dall'esperienza e dall'accesso

all'attrezzatura; perché il linguaggio cine è permeabile all'iniziativa e alla creatività individuale (la

lingua naturale lo è molto meno)

Linguaggio cinematografico (Metz): è l'insieme di msg la cui materia di espressione consiste di

cinque tracce o canali, ovvero l'img fotografica in movimento, la voce, i rumori, la musica e la

scrittura. Il cinema è un linguaggio in quanto "unità tecnico-sensoriale" afferrabile da un'esperienza

percettiva. È costituito dalla totalità di codici e sottocodici cinematografici (vedi "quasi-lingua")

nella misura in cui le differenze che li dividono sono provvisioriamente messe da parte per poter

trattare il tutto come un sistema unitario

Grande sintagmatica (Metz): è una tipologia dei diversi modi in cui il montaggio ordina lo spazio

e il tempo nei diversi segmenti del film narrativo; figure sintagmatiche sono le unità che

organizzano le relazioni spaziali e temporali secondo varie combinazioni. Metz utilizza tre criteri

per identificare, delimitare e definire i segmenti autonomi: l'unità di azione (continuità diegetica), il

tipo di demarcazione (dispositivi di punteggiatura) e la struttura sintagmatica (principi di

pertinenza che consentono di identificare i segmenti maggiori). Metz usa la parola sintagma per

designare sia le unità autonome dal pdv narrativo sia la struttura secondo cui i singoli piani possono

essere raggruppati, riservando invece i termini "sequenza" e "scena" per designare i tipi specifici di

sintagma

Diegesi (Metz): indica gli eventi e i personaggi colocati in un racconto, cioè il significato del

contenuto narrativo, i personaggi e le azioni considerati "per se stessi", senza riferimento alla

mediazione discorsiva; è anche la storia (cfr. histoire di Genette) quale è ricevuta e percepita dallo

spettatore; è una costruzione immaginaria: spazio e tempo finzionali in cui il film opera

Livelli di narrazione in letteratura (Genette): diegetico (che deriva dal racconto primario),

extradiegetico (inserzione narrativa nella diegesi), metadiegetico (pertinente alla narrazione di un

narratore secondario)

Opposizioni binarie (Metz): un sintagma può essere costituito da un piano o da più di un piano;

può essere cronologico o acronologico; e se è cronologico può essere consecutivo o simultaneo,

lineare o non-lineare, continuo o discontinuo

Prove di commutazione (Metz): i sintagmi sono commutabili, una sostituzione sul piano del

significante produce un determinato cambiamento sul piano del significato

GS - 1_piano autonomo: un sintagma formato da un unico piano

GS - 2_sintagma parallelo: due motivi che si alternano senza una chiara relazione spaziale o

temporale

GS - 3_sintagma a graffa: brevi cene organizzate intorno a un concetto, senza successione

temporale

GS - 4_sintagma descrittivo: oggetti mostrati in successione, con coesistenza spaziale

GS - 5_sintagma alternato: montaggio alternato che implica simultaneità temporale

GS - 6_scena: continuità spazio-temporale percepita senza interruzioni o rotture

GS - 7_sequenza a episodi: riassunto simbolico di diversi stadi della vicenda secondo uno

sviluppo cronol. implicito

GS - 8_sequenza ordinaria: azione presentata ellitticamente per eliminare dettagli "secondari" e in

cui i salti spaziali e temporali vengono occultati dal montaggio in

continuità

Piano autonomo si distingue in: (a) piano sequenza e (b) inserto (non-diegetico, diegetico

dislocato, soggettivo, esplicativo)

Medium pluricodico (Metz): codici cinematografici specifici; codici non specifici; sottocodici

filmici

Pro e contra GS, pagg. 66/67

Quasi-linguistica (Metz): il cinema è un medium pluricodico, parecchi rimangono constanti ma

non ce n'è uno principale (cod. cinematografici specifici e non-specifici); i sottocodici filmici

rappresentano usi specifici del codice generale (sono in competizione fra loro,

incorporazione/esclusione)

Norme estetiche (Mukarovsky): in ogni momento storico un regista (artista) può disporre di un

insieme di alternative sul piano estetico, un insieme di sostituzioni più o meno probabili all'interno

di un contesto funzionale

Sistema testuale (Metz): l'organizzazione profonda di un testo filmico considerato come totalità

singolare; una configurazione risultante dalle scelte compiute tra i diversi codici disponibili al

regista. Il sistema testuale non è intrinseco al testo: è costruito dall'analista

Dislocamento percettivo "non-finalizzato" (Metz): il lavoro di costante ristrutturazione e

dislocazione attraverso cui il film "scrive" il suo testo, modifica e combina i suoi codici mettendo

alcuni di essi contro gli altri, e così costruisce il suo sistema

Écriture o scrittura cinematografica (Metz): indica il processo in base al quale il film lavora con e

contro diversi codici per costituirsi come testo; è il processo che produce il dislocamento dei codici

Eccesso (Heath): manifestazioni dell'immaginario all'interno del simbolico che tradiscono, o

mettono in rilievo, la minacciosa pluralità del soggetto; più in generale, indica tutti gli aspetti del

testo non controllati dalle sue forze unificanti

Omogeneità (Heath): forze unificanti nel testo (forze centripete in Batchin)

Eterogeneità (Heath): forze che disgregano e frammentano l'unità del testo (forze centrifughe in

Batchin)

Analisi testuale cinematografica (p.74): procede isolando un numero ridotto di codici e poi

tracciando le loro interrelazioni lungo il testo filmico. Ha una maggior sensibilità per gli aspetti

formali specificatamente cinematografici; rivela una consapevolezza metodologico; ha un approccio

ai film radicalmente diverso rispetto al passato (moviola); ha un nuovo vocabolario derivato dalla

linguistica strutturale, dalla narratologia, dalla psicoanalisi, dalla semiotica; è un tipo di studi

caratterizzato dal senso del relativismo ("l'analisi avrebbe potuto…")

Frammento indeterminato (Bellour): è un frammento stabilito dall'analista invece che basato su

un codice pre-esistente come la GS; è definito in base a: assenza/presenza di movimento di

macchina, tipo di inquadratura, punto di vista

Effetti di rima (Bellour): dispositivi che si fanno carico della differenza a livello del racconto,

attraverso un ordinato intreccio di somiglianze, contrasti, simmetrie e asimmetrie che si dispiegano

lungo il testo

Volume testuale (Bellour): ripetizioni e variazioni che consentono l'avanzamento del discorso

filmico; incrementi differenziali ripetono elementi di un codice in modo da produrre sia continuità

(e comprensione) sia discontinuità (e interesse)

Ripetizione (Bellour): r. esterna (1) è relativa al processo di produzione; (2) è la ripetibilità o

"ostinata identità testuale" dello stesso film/testo; r. interna (1) è la ripetizione elementare del

quadro stesso; (2) è l'alternanza o l'opposizione strutturale di due termini attraverso il ritorno di uno

o entrambi; (3) evoca la ripetizione testuale complessiva

Materie dell'espressione cinematografica (Ballour): rumore, dialogo, immagine, singole

inquadrature, testo

Punteggiatura filmica (Metz): effetti di demarcazione usati allo stesso tempo per separare e

collegare segmenti filmici

Macro-punteggiatura (Metz): è attiva non a livello delle singole inquadrature, ma piuttosto a

livello del rapporto fra interi sintagmi. Questi dispositivi non sono segni analogici e quindi non

rappresentano direttamente né un oggetto né un insieme di oggetti; eppure lo spettatore li accetta

come se facessero parte dell'universo diegetico. Gli effetti di punteggiatura non sono

necessariamente visibili (es. taglio netto e grado zero dell'enunciaz.); la dissolvenza incrociata

assume significati diversi a seconda della sua collocaz. nella catena filmica: può essere dispositivo

di puntegg., effetto ottico, marca di un'ellissi temporale

Iris di apertura e chiusura: nel cinema classico, specialmente muto, venivano usati per isolare una

porzione specifica dell'inquadratura oppure come equivalenti delle dissolvenze; effetto stilistico

virtuosistico nella Nouvelle Vague francese

Materia di espressione del cinema (Metz): rumore, dialogo, immagine, musica, materiali scritti

Discorso (Metz): nel caso del dialogo verbale del film, indivdua: 1_interamente diegetico (quello

dei personaggi in quanto voci nella finzione); 2_non-diegetico (commento esterno, off, di un

parlante anonimo); 3_semi-diegetico (commento in voce over condotto da uno dei personaggi)

Suono (Bordwell/Thompson): 1_diegetico semplice (fonte interna alla storia, tempralmente

simultaneo all'img); 2_diegetico esterno (fonte materiale all'interno dello spazio della storia, di cui

i personaggi sono consapevoli); 3_diegetico interno (sembra provenire dalla mente di un

personaggio interno alla storia, del quale gli altri non sono consapevoli); 4_diegetico dislocato (ha

origine nello spazio della storia, ma evoca un tempo anteriore/posteriore alle img cui è

sovrapposto); 5_non-diegetico (musica di atmosfera o voce di un narratore esterno)

Diegetizzazione progressiva: processo in base al quale una musica inizialmente presentata come

non-diegetica viene ad assumere funzione diegetica entro la fine del film

Vococentrismo (Chion): la tendenza di registi e critici a privilegiare la voce rispetto ad altri

elementi della colonna sonora (musica e rumore)

Suono acusmatico (Chion): suono che si sente senza vederne la fonte; quattro caratteristiche:

ubiquità, panopticismo, onniscienza, onnipotenza

Deacusmatizzazione ironica: processo per cui a una voce senza corpo gliene viene finalmente dato

uno

Punto d'ascolto (Chion): indica la "prospettiva" del suono secondo tre dimensioni, in funzione

della sua collocaz. durante il processo di produzione, della sua collocaz. all'interno della diegesi, e

in funz. della comprensione da parte dello spettatore

Fenomeni di mascheramento sonoro (Chion): rumore improvviso a causa del quale viene esclusa

strategicamente una parte della colonna sonora

Tono emotivo della musica: in relazione all'azione e alla diegesi, musica ridondante

(rafforzamento del tono emotivo); musica in contrapposizione (musica che "va contro" la

dominante emotiva)

Colonna musicale (Chion): 1_musica empatica (che partecipa a e trasmette le emozioni dei

personaggi); 2_musica anempatica (che mostra un'apparente indifferenza); 3_musica didattica in

contrappunto (in cui l'apparente disinteresse è finalizzato a suscitare un'idea precisa, ironica)

Codici di riconoscimento iconico (Metz): nella colonna visiva, i codici che impieghiamo per

riconoscere gli oggetti

Codici di designazione iconica (Metz): nella colonna visiva, i codici in base ai quali assegniamo

agli oggetti un nome

Letteralismo (Ejchenbaum): quelle istanze filmiche in cui l'impatto visivo di un'inquadratura deriva

dalla sua rigorosa fedeltà a una metafora linguistica, es. angolazione della macchina da presa, look

down on [guardare dall'alto in basso]

Discorso interiore (Ejchenbaum): l'esperienza di guardare un film è accompagnata da un continuo

processo di discorso interiore, in base al quale le img e i suoni sono proiettati su una sorta di

schermo verbale che funziona da terreno costante di generazione del significato e da colla tra

inquadrature e sequenze

Mainstream della cine-semiologia (Formalismo Russo, Circolo di Batchin, Strutturalismo di

Praga, Semiologia saussuriana) // Altre correnti: Peirce (riletto da Deleuze in congiunzione con

Bregson); a Deleuze non sta a cuore "cosa il cinema significa" ma "come il cinema pensa e presenta

il reale, o si presenta come tipo di realtà"; Gruppo di Taru + studiosi sovietici (sist. modellante

primario: lingua naturale; sist. mod. second.: linguaggi artistici); Chomsky (estesa allo studio del

testo filmico, la grammatica generativa studia i criteri che garantiscono coerenza al progredire del

testo filmico); Carrol sostiene l'esistenza di una grammatica del cinema; Colin è convinto che non

ci sia una sostanziale differenza tra i meccanismi di base del film e quelli che regolano le lingue

naturali)

III. NARRATOLOGIA DEL CINEMA

Racconto: la co-occorrenza di due o più eventi (o di una situazione e un evento) collegati

logicamente e unificati da una tematica coerente, che si svolgono in un determinato tempo

Analisi del racconto: si occupa dello studio delle strutture narrative e delle modalità di

comprensione del racconto; e dell'interazione tra i diversi livelli dell'opera narrativa, distinguendono

gli elementi: il profilo della storia e la struttura della trama, le sfere di azione controllate dai diversi

personaggi, il modo in cui le informazioni narrative vengono canalizzate e controllate attraverso il

pdv, la relazione che il narratore intrattiene con gli abitanti e gli avventimenti del mondo della storia

Narratologia (Todorov): è il nome formale per l'analisi del racconto

Fabula: talvolta tradotta come storia, è la forma di organizzazione dei rapporti tra i personaggi e la

forma di organizzazione delle azioni in quanto si sviluppano in ordine cronologico (Sklovskji). È

una serie di eventi in relazione logica e cronologica causati o esperiti dagli attori […] Eventi, attori,

temporalità e ambientazione costituiscono tutti insieme il materiale della fabula (Bal). È il materiale

grezzo o la struttura di base della storia antecedente alla sua organizzazione in forma artistica. È un

costrutto immaginario che lo spettatore/lettore creano o astraggono dagli spunti e dalle informazioni

offerti dal racconto. Per Sklovskji, la f. è il nucleo su cui costruire la narrazione; per Tynjanov è un

costrutto, una proiezione dello spettatore/lettore (le opere più avanzate sul piano estetico fanno

quasi a meno della f.); per Galan "il cinema poetico è un cinema senza storia"

Sjužet: l'organizzazione in forma artistica, o "deformazione", dell'ordine causale-cronologico degli

eventi. Spesso è tradotto come intreccio (plot); in esso l'ossatura di base degli eventi della fabula è

rimodellata in una forma esteticamente soddisfacente attraverso l'impegno di dispositivi artistici.

Alla base di sjuzet c'è la nozione formalista di straniamento

Nota: Sklovskji vede il cinema come prosa (anche Ejchenbaum); Tynjanov vede il cinema come

poesia (cfr. Formalisti)

Cine-frase (Ejchenbaum): le modalità secondo cui le associazioni di inquadrature nel montaggio

ritagliano l'azione in pezzi e frammenti sequenziali, come nell'interazione tra establishing shot

[piano di ambientazione], campo medio e primo piano

Bordwell: descrive dettagliatamente il modo in cui il sjuzet entra in relazione con la fabula; logica

narrativa lineare (segue la fabula) e complessa (scombina la sequenza causa/effetto); temporalità

narrativa lineare (si aritcola in momenti successivi) o complessa (intero repertorio di possibili

relazioni temporali sjuzet/fabula); accentuazione del ruolo dello stile nella costruzione del sjuzet: in

certe opere, il motore principale del soggetto è lo stile; l'analisi del racconto ha senso quando

prevale la dimensione narrativa, cioè la fabula

Autonomia - della strutt. narrativa dalle manifestaz. specifiche dei singoli media consente

adattamenti da un medium all'altro

Analisi strutturalista/semantica (Lévi-Strauss), p.104: si occupa della relazione tra i segni e i

messaggi prodotti dal racconto e il più ampio sistema culturale che conferisce loro significato;

scomposizione secondo opposizioni binarie; analisi testi cinematografici interpretati in forma di


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AUTORE

Menzo

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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Facchetti Giulio.

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