Le origini della semiotica
Semiotica: studio dei segni, della significazione e dei sistemi significanti.
Realismo
- Realismo platonico (filo class.): affermazione dell'assoluto e oggettiva esistenza degli universali, cioè convinzione che forme, essenze e concetti astratti esistano indipendentemente dalla percezione umana.
- Realismo aristotelico (filo class.): convinzione che gli universali esistano solo negli oggetti del mondo esterno.
- Realismo ingenuo (filo class.): credere che il mondo sia quale lo percepiamo ("vedere è credere").
- Realismo del senso comune (filo class.): convinzione dell'esistenza oggettiva di fatti e il tentativo di vedere questi fatti senza idealizzazioni.
Sesto Empirico (Stoici) distingue i tre aspetti del segno in significante, significato e referente.
John Locke: primo filosofo moderno a usare il termine "semiotica", da semiotiké, o dottrina dei segni il cui compito è considerare la natura dei segni che la mente usa per la comprensione delle cose o per la trasmissione della sua conoscenza ad altri.
Metalinguaggio (Carnap): quando il linguaggio parla di se stesso, come nel caso della linguistica; distingue tra il linguaggio che usiamo per parlare e quello che usiamo per parlare del linguaggio.
Semiologia (Sauss., '22): scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale (dal greco semeion, segno).
Segno (Peirce): "qualcosa che rappresenta qualcosa per qualcuno in qualche rispetto o capacità"; s. iconico: un segno determinato dal suo oggetto in virtù della sua stessa natura interna; s. indexicale: segno determinato dal suo oggetto dinamico in virtù dell'essere in relazione reale con esso; s. simbolico: si basa su un rapporto interamente convenzionale tra il segno e l'interpretante.
Funzione segnica (Eco): la correlazione tra un'espressione (occorrenza materiale) e il suo contenuto; processo di semiosi, cioè la produzione del significato, coinvolge una triade di entità: oggetto (ciò di cui il segno sta al posto); interpretante (l'effetto mentale generato dalla relazione tra il segno e l'oggetto, interprete).
Semiosi infinita: processo per cui i segni si riferiscono solo ad altri segni, così che il significato viene costantemente rinviato.
Strutturalismo
Sincronico (Sauss.): quando tutti gli elementi messi in gioco da un fenomeno linguistico appartengono a un unico e identico momento della medesima lingua.
Diacronico (Sauss.): quando un fenomeno linguistico prende in considerazione elementi appartenenti a tempi e stadi di sviluppo diversi all'interno della stessa lingua.
Langue (Sauss.): il sistema della lingua condiviso da una comunità di parlanti.
Parole (Sauss.): gli atti linguistici individuali resi possibili dalla lingua, cioè le enunciazioni performate da singoli parlanti in situazioni reali.
Segno (Sauss.): l'unione di una forma che significa - il significante - con un'idea significata - il significato; l'opposizione originaria di significante/significato costituisce il principio fondante della linguistica strutturale.
Significante (Sauss.): il segnale sensibile, materiale, acustico o visivo che innesca un concetto mentale, cioè il significato.
Significato (Sauss.): la rappresentazione mentale, assente, evocata dal significante.
Significazione (Sauss.): la relazione tra significante/significato, che secondo Saussure è arbitraria.
Paradigma (Sauss.): un insieme virtuale o "verticale" di unità che hanno in comune il fatto di essere legate da relazioni di somiglianza e contrasto e che possono essere scelte per essere combinate con altre unità (relazione paradigmatica).
Sintagma (Sauss.): dimensione "orizzontale" del discorso, ossia quella particolare sequenza degli elementi che lo rendono un intero dotato di senso (relazione sintagmatica).
Formalismo russo
A partire dal 1915-30; esponenti: Jakobson, Sklovskij, Ejchenbaum, Tynjanov.
Letterarietà (FR): ciò che rende un dato testo un'opera letteraria; è inerente alla forma del testo e va cercata nelle scelte stilistiche, nel grado di consapevolezza rispetto alla forma.
Straniamento (Sklovskij, FR): modo in cui l'arte acuisce le percezioni e mette in corto circuito le forme abituali di ricezione; funzione dell'arte poetica è colpirci per aumentare la nostra consapevolezza, sovvertire le nostre percezioni abituali.
Verfremdungseffekt o distanziamento (Brecht, FR): procedura attraverso cui un'opera d'arte, in modo politicamente consapevole, rivela contemporaneamente il processo della sua produzione e quello della struttura sociale.
Dominante (FR): la componente che mette a fuoco un'opera d'arte e che regge, determina e trasforma le altre componenti.
Discorso interiore (Vygotskij, FR): sorta di flusso dialogico interno alla coscienza individuale che ha origine nell'infanzia e continua nell'età adulta; ha una sintassi alterata e abbreviata, tende alla condensazione e distorsione dei sintagmi.
Circolo di Batchin
In contrapposizione al metodo formalista; esponenti: Kristeva, Todorov, Batchin.
Oggettivismo astratto (CB): un approccio che, attribuendo alla lingua un sistema di norme formali, inevitabilmente ne ignora l'eterogeneità e l'evoluzione (critica di Batchin a Saussure).
Translinguistica (CB): teoria del ruolo dei segni nella vita e nel pensiero umano (vs. segno e sistema di Saussure).
Multiaccentualità (CB): capacità del segno di suscitare toni e valutazioni variabili in base allo specifico contesto socio-culturale in cui viene impiegato.
Strutturalismo di Praga
È un circolo linguistico ma si occupa della semiotica di forme artistiche; Tynjanov, Jakobson, Mukarovsky.
Rivoluzione fonologica (SP): distinzione tra la disciplina della fonetica (studio dei suoni da un pdv fisico e materiale) e la fonologia (studio dei suoni in rapporto alla funzione svolta nel sistema della lingua).
Schema comunicativo di Jakobson: si presenta come una sorta di anello o circuito verbale che consente all'analista di individuare il tratto dominante nei vari usi linguistici; emittente (funz. emotiva), ricevente (funz. conativa), messaggio (funz. poetica), codice (funz. metalinguistica), contatto o canale (funz. fàtica), contesto (funz. referenziale).
Strutturalismo: secondo Barthes è una modalità di analisi di prodotti culturali che nasce dai metodi della linguistica contemporanea; secondo Piaget è una metodologia di indagine basata sui tre principi della totalità, della trasformazione e dell'auto-regolamentazione.
Strutturalismo olistico: postula l'esistenza di strutture, determinate deduttivamente, che eccedono le occorrenze empiriche.
Strutturalismo atomistico: individua le strutture attraverso una generalizzazione di carattere induttivo.
Lévi-Strauss: fa uso del metodo saussuriano in antropologia; applica la logica linguistico-strutturale a tutti i fenomeni e le strutture sociali, mentali e artistiche; la vera essenza del mito sta nei "fasci di relazioni" che li uniscono opposizioni strutturanti.
Propp: nella teoria del racconto scopre che tutte le fiabe analizzate hanno identiche caratteristiche strutturali (31 funzioni invariabili e 6 dramatis personae).
Strutturalismo letterario: sostenuto da Barthes, Torodov, Eco, Genette. Anni '60 e inizio '70 è l'apice dell'imperialismo semiotico: il metodo semio viene applicato ad aree precedentem. considerate non-linguistiche o inferiori; inizio anni '60 emerge la semiotica del cinema.
Ideologia (Althusser): un sistema di rappresentazioni (img, miti, idee, concetti) esistenti e aventi un dato ruolo in una società; oppure: l'espressione del rapporto immaginario degli uomini con le loro ideali condizioni di esistenza. L'ideologia opera attraverso l'interpellazione, cioè tutte le pratiche sociali e le strutture che chiamano in causa gli individui, e così facendo conferiscono loro un'identità sociale.
Screen: rivista inglese degli anni '70; atteggiamento critico, privilegio alla dimensione spaziale e sincronica.
Denaturalizzazione: esame di prodotti sociali e artistici per discernere i codici culturali e ideologici operativi in essi.
Spettatore: inteso come "soggetto desiderante", viene posto al centro dell'istituzione cinematografica; l'approccio psicanalitico mette in luce la dimensione "metapsicologica" del cinema, ovvero le modalità di attivazione e regolamentazione del desiderio dello spettatore.
Post-strutturalismo
(Derrida): fine anni '60, spec. Francia; attacco al modello saussuriano e alla semiotica strutturalista; mette a confronto l'impulso tipicamente strutturalista verso la sistematicità con tutto ciò che viene escluso e represso da quella stessa sistematicità. Il decostruzionismo viene definito come uno spostamento di interesse dal significato al significante, dall'enunciato all'enunciazione, dallo spaziale al temporale, dalla struttura alla "strutturazione".
Disseminazione linguistica e testuale (Derrida): il processo di scivolamento semiotico in base al quale i segni si muovono senza sosta verso l'esterno, verso imprevedibilmente nuovi contesti di significato.
Traccia (Derrida): il segno è una traccia lasciata da una catena infinita di ri-significazioni instabili all'interno di un contesto di intertestualità (la dipendenza di ogni testo da una moltitudine di figure, convenzioni, codici e altri testi antecedenti).
Sous rature (Derrida): o "sotto cancellazione", pratica in base alla quale la stessa mossa che chiama in causa un concetto deve anche, allo stesso tempo, metterlo in crisi.
Différance (Derrida): sospeso tra "essere diverso" e "rinviare"; designa il processo attraverso cui viene riprodotta un'opposizione tra due termini costitutivi, instaurando quindi un'irrisolvibile alternanza tra struttura e ciò che viene represso da essa.
Logocentrismo (Derrida): tradizione che assume il logos (il riflesso di una verità originaria dotata di coerenza intrinseca) come origine e sede della verità.
Fonocentrismo (Derrida): convinzione che solo il discorso orale può rappresentare adeguatamente i significati presenti nella coscienza del parlante, mentre la scrittura rappresenterebbe rispetto ad esso una mediazione di secondo grado.
Cine-semiologia
Tynjanov: vede il cinema come strumento per presentare il mondo visibile attraverso un insieme di segni significanti, prodotti da procedure cinematografiche quali l'illuminazione e il montaggio.
Ejchenbaum: vede il cinema come "discorso interiore", traduzione di tropi linguistici (costruzioni sintagmatiche) in immagini.
Polisemia (Barthes): concetto per cui l'immagine condivide con altri segni, compresi quelli linguistici, la proprietà di essere aperta a una molteplicità di significazioni.
Ancoraggio (Barthes): un espediente verbale che "disciplina" la polisemia dell'immagine inducendo l'osservatore a seguire una lettura preferenziale.
Codice: un sistema di differenze e corrispondenze che rimane costante attraverso una serie di messaggi (sinonimo di langue); il messaggio indica le sequenze significative generate dalla codificazione degli enunciati comunicativi.