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paradigmatica, connette relazioni interdefinite in un sistema strutturale. E’ quindi l’organizzazione

elementare di un universo di senso.

ENUNCIATO E SINTASSI NARRATIVA DI SUPERFICIE. Se, da un punto di vista semantico, il

testo è la progressione di diverse linee isotopiche, dal punto di vista sintattico può essere visto come

una serie di enunciati.

La grammatica narrativa di superficie è la scansione della sintassi del contenuto in enunciati

narrativi raggruppabili in sintagmi narrativi, detti prove.

ENUNCIATO E PREDICAZIONE. A differenza dei segni, gli enunciati sono delle osservazioni

circa gli stati di mondi. La riflessione sugli enunciati ha visto l’alternarsi di due posizioni:

1. La divisione tra e cioè tra ciò di cui si parla e ciò che se ne dice, posizione che va

tema rema,

dai greci ai logici di Port Royal a CHOMSKY.

2. La funzione predicativa dell’enunciato e non di un singolo elemento al suo interno, posizione di

HJELMSLEV e TESNIERE. Questa posizione implica che anche i linguaggi non verbali, che

non sono scomponibili nettamente in elementi, sono in grado di adempiere alla funzione

predicativa.

Secondo TESNIERE, la prima posizione ha il difetto di attribuire troppa importanza al soggetto,

negandola agli altri attanti della frase, che, così, si trovano riassorbiti nel predicato.

Per il linguista francese, centrale nella costruzione della frase è il che è un piccolo

nodo verbale,

dramma, contenente un processo, degli attori e delle circostanze. Trasposti sul piano della sintassi

strutturale, gli attori, il processo e le circostanze diventano e

attanti, verbo circostanti.

I verbi esprimono un predicato che crea relazioni tra un certo numero di termini. Tali termini sono

gli attanti, che risultano dalla funzione del verbo.

In base alla valenza del verbo, si hanno:

PREDICATI A ZERO ATTANTI: “piove”

• PREDICATI A UN ATTANTE: “Mario corre”

• PREDICATI A DUE ATTANTI: “Mario picchia Giovanni”

• PREDICATI A TRE ATTANTI: “Mario dà un dono a Giovanni”

Le circostanti sono tutte le determinazioni di tempo, di luogo e di mezzo.

L’enunciato è un’espansione relazionale del predicato.

Nella sintassi attanziale, il soggetto è chi compie l’azione, anche se quest’ultimo è espresso da un

complemento d’agente. Infatti, la sintassi attanziale attribuisce i ruoli (destinante, e

oggetto

dopo una riflessione semantica sulle relazioni che intercorrono tra gli attanti.

destinatario)

L’ENUNCIATO ELEMENTARE. GREIMAS considera il testo come formato da una successione

di cioè da una serie di unità ridotte al predicato e agli attanti con esclusione

enunciati elementari,

dei circostanti. La sintassi degli enunciati è comune a semiotiche linguistiche e non linguistiche.

GREIMAS considera fondamentali due tipi di enunciati:

Quelli EN = funzione (A ; A ) oppure funzione (S; O)

1) binari: 1 2

; A ; A ) oppure funzione (D ; O; D ).

Quelli EN = funzione (A

2) ternari: 1 2 3 1 2

Gli enunciati binari sono a due attanti, di cui uno compie l’azione (attante soggetto) e l’altro la

sopporta (attante oggetto).

Gli enunciati ternari sono, invece, a tre attanti, di cui il primo è il destinante, il secondo l’oggetto e

il terzo il destinatario.

PREDICATI STATICI E DINAMICI. Gli enunciati si differenziano a seconda che il predicato

appartenga ad una classe statica o dinamica. Poiché la funzione predicativa non è necessariamente

delegata al verbo-predicato, ma può essere presente in altri elementi frastici, dal punto di vista

semantico sarebbe corretto parlare di sememi predicativi statici o dinamici. 9

Verbi che esprimono azioni, come “correre”, “prendere”, “scrivere” appartengono alla classe dei

mentre verbi che esprimono attribuzione attraverso

predicati di trasformazione o dinamici,

“essere” o “avere” appartengono alla classe dei predicati statici o giuntivi.

EN = F(trasformazione) (S O) trasformazione

EN = F(stato) (S O) giunzione

Gli enunciati a struttura ternaria sono retti esclusivamente da predicati di trasformazione e sono

detti enunciati traslativi.

ENUNCIATI DELL’ESSERE: LO STATO. Enunciati dell’essere o di stato sono quegli enunciati

elementari che stabiliscono una relazione di giunzione tra un attante soggetto e un attante oggetto.

La giunzione è una categoria semica che si può articolare in e

congiunzione disgiunzione.

Vi sono quindi enunciati congiuntivi (S ^ O) e enunciati disgiuntivi (S u O).

La predicazione giuntiva attraverso l’avere crea valori attribuiti in maniera oggettiva, mentre la

predicazione rispetto all’essere crea valori attribuiti in maniera soggettiva.

Mentre l’enunciato elementare rappresenta un rapporto costante tra un soggetto e un oggetto, i

circostanti sono sottoposti a possibili scelte figurative e, quindi, a variabilità.

Nello stesso testo, un enunciato congiuntivo e un enunciato disgiuntivo sono collegati da una

trasformazione. EN1 EN2 EN3

(congiuntivo) (disgiuntivo)

La trasformazione è, quindi, il passaggio da uno stato di congiunzione ad uno di disgiunzione e

viceversa.

La proiezione sul quadrato semiotico della categoria della giunzione permette di ricavare altri due

tipi di enunciati, quelli e quelli

non congiuntivi non disgiuntivi:

ENUNCIATI DELL’ESSERE

giuntivi (o di stato)

congiuntivi disgiuntivi

(S1 ^ O1) (S1 u O1)

non disgiuntivi non congiuntivi

(S1 ù O1) (S1 _^ O1)

non giuntivi (o sospensivi)

Questi stati intermedi caratterizzano il momento di passaggio da uno stato di congiunzione a uno di

disgiunzione. Essi, infatti, creano una del rapporto tra soggetto e oggetto durante la

sospensione

trasformazione.

ENUNCIATI DEL FAR: LA TRASFORMAZIONE. L’ipotesi forte della sintassi narrativa è che la

trasformazione operi sulla relazione di giunzione tra soggetto e oggetto. Di conseguenza, se

esistono due forme di giunzione, esisteranno anche due forme di trasformazione: trasformazioni

e

congiuntive trasformazioni disgiuntive.

Anche un enunciato del fare contiene un soggetto e un oggetto della trasformazione. Questo

soggetto può, perciò, non coincidere con il soggetto di stato, in quanto un soggetto può trasformare

la situazione in cui si trova o può vederla trasformare dall’intervento di un secondo soggetto. Può

perciò verificarsi che esistano un soggetto del fare e un soggetto di stato. 10

Se il fare consiste nella trasformazione di un enunciato di stato, allora l’atto è pensabile a partire

dalla relazione gerarchica fra fare e essere.

Come per gli stati, anche per il fare esistono enunciati subcontrari, una volta che la categoria della

trasformazione viene proiettata sul quadrato semiotico:

ENUNCIATI DEL FARE

trasformativi (o funzionali)

fare congiuntivo fare disgiuntivo

(S ^O) S (S u O)

S 1 2 1 2

fare non disgiuntivo fare non congiuntivo

S | (S u O) S | (S ^ O)

1 2 1 2

non trasformativi (o di mantenimento)

L’ESISTENZA SEMIOTICA. Fare l’analisi di un testo vuol dire stabilire una serie di stati e di

relative trasformazioni, legandole tra loro come tappe che intrattengono una relazione logica in vista

della trasformazione finale. Gli enunciati, ordinati attraverso una logica di successione, danno

origine a quello che è conosciuto come lo schema canonico delle prove.

Gli stati possono essere:

il soggetto e l’oggetto sospendono qualsiasi rapporto di giunzione

Virtuali:

soggetto e oggetto sono disgiunti

Attuali:

soggetto e oggetto sono congiunti

Realizzati:

Virtuale, attuale e realizzato costituiscono tre modi di esistenza semiotica.

IL MODELLO ATTANZIALE. L’analisi greimasiana della proposizione si coniuga con gli studi

proppiani sulla fiaba.

L’idea di fondo è che la proposizione linguistica sia a tutti gli effetti una narrazione nella sua forma

più semplice e, di contro, la narrazione sia pensabile come l’espansione delle due forme di

enunciato elementare.

Se la proposizione è organizzata come un racconto, allora qualsiasi discorso è pensabile come

strutturato in forma narrativa.

La distanza tra l’analisi proppiana e quella greimasiana non è incolmabile: PROPP riconosce nella

struttura della fiaba 31 funzioni, che vengono da GREIMAS ridotte a 20. La riduzione dei

personaggi in sette sfere d’azione da parte di PROPP dà invece origine al modello attanziale,

basato su sei categorie attanziali.

GLI ATTANTI NARRATIVI. Gli attanti che compaiono nel modello attanziale sono gli stessi di

quelli che compaiono negli enunciati elementari, con la sola aggiunta della coppia

La rappresentazione che GREIMAS ne dà è la seguente:

aiutante/opponente.

DESTINANTE OGGETTO DESTINATARIO

AIUTANTE SOGGETTO OPPONENTE

SOGGETTO E OGGETTO. Nell’economia del percorso narrativo, il soggetto si definisce

unicamente per la sua relazione giuntiva con l’oggetto, relazione caratterizzata dall’asse del

o dall’asse dell’avversione. Mentre la relazione di desiderio dà origine a trasformazioni

desiderio

congiuntive, la relazione di avversione dà origine a trasformazioni disgiuntive. 11

Il desiderio può essere inteso come una lessicalizzazione del volere, mentre l’avversione può essere

vista come una lessicalizzazione del volere contrario.

L’oggetto è definito come ciò che è voluto. Può essere di natura soggettiva o oggettiva, a seconda

che sia attribuito secondo l’essere o secondo l’avere: quando è attribuito in maniera oggettiva, si

situa in una dimensione pragmatica, mentre quando è attribuito in maniera soggettiva, si situa in una

dimensione cognitiva.

DESTINANTE E DESTINATARIO. Scritti in maiuscolo, Destinante e Destinatario si

diversificano dai medesimi attanti presenti negli enunciati elementari.

Il Destinante corrisponde alla sfera d’azione del mandante, mentre il Destinatario è, in generale, il

soggetto-eroe, cui viene assegnato il compito di riparare al danneggiamento subito o di liquidare la

mancanza che si è venuta a creare.

I due attanti non sono sullo stesso livello: il Destinante si colloca su un livello mentre

trascendente,

il Destinatario-soggetto occupa una posizione Al Destinante pertiene il

immanente. volere,

comunicato attraverso un oggetto di natura linguistica, mentre al Destinatario compete il dovere

circa l’azione da portare a termine.

Tra Destinante e Destinatario si stabilisce un nel quale il Destinatario si impegna a

contratto

realizzare il volere del Destinante attraverso la ricevendo poi dal Destinante una

prova, sanzione

positiva o negativa dell’azione compiuta. Bisogna, quindi, distinguere il Destinante manipolatore

dal Destinante giudicatore.

AIUTANTE E OPPONENTE. GREIMAS giudica Aiutante ed Opponente come delle proiezioni

della volontà d’agire e delle resistenze immaginarie del Soggetto. Queste due figure hanno goduto

di più fortuna critica di quanta l’autore stesso fosse disposto ad accordarvi. Infatti, in un primo

tempo, essi erano nominati circostanti.

E’ possibile interpretare l’aiuto o l’impedimento che il Soggetto assume su se stesso come un poter

o un

fare non poter fare.

CONSIDERAZIONI PARADIGMATICHE. Inserendo le figure attanziali nel quadrato semiotico,

si ottengono quattro posizioni per ciascuna categoria attanziale. Per l’analisi narrativa, sono

considerati di maggior interesse i termini negativi che si originano sull’asse dei contrari.

Gli attanti negativi (anti-Soggetto, non hanno alcuna colorazione

anti-Oggetto, anti-Destinante...)

moralistica, ma conservano il valore posizionale assunto nel quadrato semiotico.

L’anti-Soggetto è l’attante che si oppone al congiungimento tra Soggetto e Oggetto.

La distinzione tra anti-Soggetto e Opponente si basa sul momento in cui compare l’azione di

ostacolo: se compare al momento dell’acquisizione della competenza, l’attante negativo sarà

l’Opponente; se, invece, si presenta al momento della performanza, l’attante negativo sarà l’anti-

Soggetto.

VERSO UNA SINTASSI NARRATIVA DEGLI ENUNCIATI. Tre frasi sintatticamente diverse,

ma che esprimono la stessa idea sono, da un punto di vista narrativo, identiche, perchè esprimono lo

stesso enunciato.

Quando un enunciato di stato viene omesso, perchè è logicamente implicato dall’enunciato

successivo, si dice che si è verificata un’ellissi, un sistema di costruzione discorsiva che economizza

sugli enunciati. L’anafora è, invece, l’uso del pronome per rinviare all’attore

grammaticale

apparso nella proposizione precedente.

L’analisi delle singole proposizioni e quella dell’intero discorso sono due operazioni diverse: può,

infatti, capitare che gli attanti del discorso e gli attanti narrativi non coincidano.

ATTANTI, ATTORI E FIGURE. Quando apriamo un libro, non incontriamo attanti e predicati, ma

personaggi e temi, nomi propri e situazioni. Ci imbattiamo, cioè nella forma manifesta del discorso.

12

Le relazioni tra sfere d’azione e personaggi che le ricoprono sono state messe in evidenza da

PROPP, che distingueva tre casi:

1. La sfera d’azione corrisponde esattamente al personaggio

2. Un solo personaggio abbraccia più sfere d’azione

3. Una sola sfera d’azione è ripartita fra più personaggi.

GREIMAS chiama le unità lessematiche di superficie, che ricoprono gli attanti, eliminando

attori

l’ambiguità di una nozione come quella di personaggio.

Lo schema di PROPP può essere così integrato nell’analisi greimasiana:

2. A A A 3. A

1. A 1 1 2 3 1

a a a a

a

1 1 1 2 3

A= attante; a= attore

In un testo, secondo l’ipotesi di PROPP, alcuni ruoli attanziali rimangono invarianti, mentre di volta

in volta variano gli attori che li vanno a ricoprire.

Un ruolo attanziale si definisce sintatticamente in funzione della posizione dell’attante all’interno

del percorso narrativo.

Il ruolo attanziale si distingue dal in quanto quest’ultimo comporta un investimento

ruolo tematico

semantico che permette di manifestare l’attore.

Mentre i ruoli attanziali rimangono fissi, garantendo la coerenza nella progressione dell’isotopia del

testo, i ruoli tematici variano (da poveri a ricchi, da prigionieri a uomini liberi...). Il testo mette in

scena anche la trasformazione dei (i personaggi mutano da tristi a gioiosi, da calmi

ruoli patemici.

a ansiosi...)

ENUNCIATI E DISCORSO. Il discorso gode della proprietà dell’elasticità, che consente

all’enunciato di esprimere un’idea o condensandola in un singolo predicato, oppure sviluppandola

in più frasi, periodi o interi capitoli. Si parla a tal proposito di o

condensazione espansione.

Un segmento testuale può, poi, presentare un sincretismo tra livello narrativo e livello profondo,

oppure può presentare l’assenza di un’unità narrativa, che può essere presupposta per catalisi

(esplicitazione degli elementi frastici impliciti) a partire dalla condizione venutasi a creare

successivamente. Si dice, in questo caso, che si è verificata un’ellissi sintagmatica.

L’ellissi invece, consiste nell’evitare di raccontare l’azione contraria dell’anti-

paradigmatica,

Soggetto.

Il meccanismo di catalisi funziona anche per descrivere la struttura narrativa di un dipinto

figurativo.

La manifestazione discorsiva può anticipare il racconto di cose che accadranno dopo (catafora) o

posticipare il racconto di eventi già accaduti (anafora).

GLI OGGETTI DI VALORE. La possibilità di dare senso ad un testo si fonda sulla sua continuità,

che gli conferisce omogeneità, nonostante la presenza, al livello della manifestazione, di elementi

eterogenei. La relazione tra soggetto e oggetto è governata dalla categoria del Prima che

valore.

rispetto a un oggetto, un soggetto si congiunge o si disgiunge rispetto a un valore semantico e

narrativo, che trova la sua incarnazione in un oggetto.

Nel congiungimento con l’oggetto, il soggetto vede un puro pretesto per il raggiungimento di un

valore semiotico. L’investimento in valori è variabile e dipende dalle determinazioni semantiche e

narrative attribuite al soggetto dal discorso.

Lo stesso valore può essere riconosciuto in oggetti diversi.

Esistono due accezioni del valore:

STRUTTURALE: il valore è ciò che rende pertinente e semioticamente riconoscibile

l’apparizione di un oggetto. 13

FENOMENOLOGICA: il valore è ciò che rende conto dell’intenzionalità di un soggetto proteso

verso la propria realizzazione.

Unificando queste due accezioni, possiamo dire che il valore è ciò che consente sia la

Il valore è ciò che rende possibile

determinazione della soggettività, sia la selezione dell’oggetto.

per soggetto e oggetto l’esistenza semiotica.

La congiunzione tra soggetto e oggetto-valore consente la mentre la disgiunzione è

realizzazione,

uno stato virtuale e il processo che la produce è detto processo di virtualizzazione.

A questo punto, nascono tre problemi:

Circolazione dei valori

Ingresso e uscita dei valori

Trasformazione dei valori

LA COMUNICAZIONE TRA SOGGETTI. Il primo caso riguarda il trasferimento di valori da un

soggetto all’altro, per mezzo dell’azione di un terzo soggetto incaricato del fare trasformativo. Se si

tiene conto del fatto che S3 può essere in sincretismo sia con S1 che con S2, si possono avere le

seguenti quattro combinazioni:

REALIZZAZIONE RIFLESSA, quando S3 = S1 virtuale APPROPRIAZIONE

REALIZZAZIONE TRANSITIVA, quando S3 = S2 realizzato ATTRIBUZIONE

VIRTUALIZZAZIONE RIFLESSA, quando S3 = S1 realizzato RINUNCIA

VIRTUALIZZAZIONE TRANSITIVA, quando S3 = S2 virtuale SPOLIAZIONE

LA COMUNICAZIONE PARTECIPATIVA. Nel caso in cui irrompano nuovi valori, o si perdano

valori precedenti, o si trasformino valori nell’universo narrativo, rispetto a soggetti immanenti

dobbiamo postulare altri soggetti trascendenti, che possiamo chiamare Destinanti.

In questo caso, l’attribuzione di un valore non richiede la rinuncia a quello stesso valore da parte di

un altro soggetto. Questa forma di comunicazione consente l’aumento dei valori in gioco.

Il soggetto realizzato resta tale anche dopo avere adoperato la trasformazione che fa sì che un altro

soggetto si trovi congiunto con lo stesso oggetto. del

Oggetto e valore devono essere tenuti distinti, in quanto il secondo è più astratto e generale

primo e consente la costruzione di una logica semiotica del funzionamento narrativo della

significazione. Gli oggetti sono secondi rispetto ai valori nel processo di generazione del senso.

L’ORGANIZZAZIONE CANONICA DEGLI ENUNCIATI. La riflessione sul raggruppamento

delle unità narrative ha permesso di individuare nel nella e nel tre dei

contratto, prova dono

sintagmi a più alta ricorrenza nella struttura del racconto.

Il contratto è la forma di accordo con cui due soggetti stabiliscono degli obblighi reciproci sul modo

in cui regolare il flusso di circolazione degli oggetti. Mentre il dono implica simultaneamente

un’attribuzione e una rinuncia, la prova è una figura discorsiva del trasferimento degli oggetti di

valore che suppone in modo concomitante un’appropriazione e una spoliazione e per questo

rappresenta una relazione intersoggettiva di natura polemica.

IL CONTRATTO, IL DONO, LA PROVA. La struttura narrativa del mito dell’Eden è costituita da

quattro funzioni poste in successione:

dono – divieto – infrazione – punizione

Dono e divieto fanno parte del contratto in cui Dio dona all’uomo il paradiso terrestre e l’uomo si

impegna a non mangiare la frutta di un albero prescelto.

L’infrazione è una forma di prova negativa, mentre la punizione finale rappresenta la sanzione con

cui Dio giudica l’operato di Adamo ed Eva.

Se, da un punto di vista schematico, il mito dell’Eden può essere equiparato a una qualsiasi favola

proppiana, sono gli investimenti tematici specifici a renderlo unico. 14

Quindi, all’interno dei sintagmi narrativi, saranno riconoscibili delle a loro

funzioni tematiche,

volta specificabili in temi.

IL CONTRATTO. La relazione contrattuale si oppone alla relazione conflittuale come una forma di

accordo sulle azioni da compiere si oppone a una forma di disaccordo. Se non passa per una

struttura di comunicazione, il contratto si dice implicito.

I contratti possono essere:

1. unilaterali: uno dei soggetti emette una proposizione e l’altro un impegno.

2. Bilaterali o reciproci: le proposizioni e gli impegni si incrociano.

Il contro-dono è l’oggetto che viene richiesto dal Destinante e verso cui muove l’azione del

Destinatario-soggetto.

LE TRE PROVE. GREIMAS ha identificato nella successione di tre prove quelli che si possono

considerare come i tempi forti dell’insieme del racconto.

il soggetto acquisisce la competenza per portare a termine la successiva

Prova qualificante:

prova decisiva; in questo sintagma compaiono adiuvante e opponente. Nello schema proppiano,

la qualificazione coincide con l’acquisizione del mezzo magico.

il soggetto è impegnato nella lotta contro l’anti-soggetto, che gli contende

Prova decisiva:

l’oggetto di valore. Essa costituisce la dimensione veramente polemica del racconto.

il soggetto riceve un giudizio sul suo operato nei termini di una sanzione a

Prova glorificante:

carattere pragmatico o a carattere cognitivo, positiva (premio o o negativa

riconoscimento)

(punizione o disconoscimento).

GLI ENUNCIATI COSTITUTIVI DELLA PROVA. Il sintagma della prova può essere diviso nei

sotto-sintagmi di e

confronto, dominio conseguenza.

In linea teorica, è possibile pensare che, se c’è stato un dominio, ci sarà stato anche un confronto.

Ma questa perfetta successione logica che permette di andare a ritroso non è sempre presente nel

mondo reale.

LA TEORIA DELLE MODALITA’. Le ipotesi narrative della semiotica generativa finora

esaminate si distaccano di poco dai lavori di PROPP e LEVI-STRAUSS sulle fiabe e sui miti e

avrebbero molte difficoltà se fossero applicate all’analisi di testi più complessi come quelli del

Novecento, che, più che rappresentare le azioni dei personaggi, ne rappresentano i conflitti interiori.

Per questo la teoria ha dovuto dotarsi di altri strumenti, sfruttando la parallela riflessione di

AUSTIN sugli atti linguistici, secondo la quale il dire costituisce la dimensione cognitiva del

fare.

L’ipotesi generativa era ferma al livello pragmatico e non si interrogava sulla dimensione cognitiva

del soggetto che agisce: l’atto era visto esclusivamente come “ciò che fa essere”.

La teoria delle modalità rappresenta, invece, una vera e propria teoria dell’atto, che descrive i

sintagmi di contratto come delle azioni persuasive volte a trasformare gli atteggiamenti modali dei

soggetti che interagiscono.

LA DEFINIZIONE SINTATTICA DI MODALITA’. Un predicato prende il nome di modale

quando modifica un secondo predicato, semplicemente perchè lo precede nella catena sintagmatica

della frase. Questa modificazione è chiamata modalizzazione.

Il predicato che modifica si chiama mentre quello modificato si dice

modale, descrittivo.

Poichè esistono enunciati dell’essere e del fare, che possono essere modali o descrittivi, si potranno

avere quattro combinazioni:

1. Il fare che modalizza l’essere = PERFORMANZA

2. L’essere che modalizza il fare = COMPETENZA

3. Il fare che modalizza il fare = MANIPOLAZIONE o PERFORMANZA COGNITIVA 15

4. L’essere che modalizza l’essere = SANZIONE O COMPETENZA COGNITIVA

Queste combinazioni ci permettono di distinguere tra l’atto inteso come la performanza di un

soggetto che modifica uno stato (far essere) e la competenza all’atto, considerata come quel modo

di essere che ci permette di eseguire un atto (essere del fare).

La competenza è un presupposto dell’atto; si può, inoltre, rendere conto dei conflitti interni di un

soggetto, facendoli apparire come conflitti di competenza (tra un “voler fare” e un non “dover fare”

impersonati dallo stesso soggetto).

Il fare che modalizza il fare suggerisce l’esistenza di azioni traslative in cui l’attante del primo

predicato trasformativo è un soggetto distinto dall’attante del secondo predicato (manipolazione).

L’essere che modalizza l’essere rappresenta, infine, l’adesione o meno del destinatario ai contenuti

della comunicazione proposta (sanzione veridittiva).

COMPETENZA E PERFORMANZA. CHOMSKY ha definito la competenza come la capacità di

produrre performanze al di là della conoscenza esplicita delle regole. Se la performanza è ciò che fa

essere, la competenza è l’essere del fare, cioè ciò che mette il soggetto in condizione d’agire.

GREIMAS ha elaborato una rappresentazione delle quattro strutture modali:

MANIPOLAZIONE SANZIONE

far fare essere dell’essere

performanza cognitiva di S2 competenza cognitiva di S2

COMPETENZA di S1 PERFORMANZA di S1

essere del fare far essere

atto pragmatico

L’atto pragmatico è, quindi, l’insieme di una competenza e di una performanza, in cui il soggetto di

stato e il soggetto del fare sono in sincretismo in uno stesso attore.

Le posizioni superiori, performanza cognitiva e competenza cognitiva, rappresentano i due momenti

del contratto. Il primo pertiene al Destinante-mandante o manipolatore, il secondo al Destinante-

giudicatore.

Questo modello tende a soppiantare lo schema canonico delle prove.

LA SURMODALIZZAZIONE. I valori modali del volere, dovere, potere, sapere hanno

grandissima importanza nell’organizzazione discorsiva e narrativa:

COMPETENZA PERFORMANZA

MODALITA’ MODALITA’ MODALITA’

VIRTUALIZZANTI ATTUALIZZANTI REALIZZANTI

Voler fare Saper fare far essere

Dover fare poter fare

Ciascuna delle modalità del fare (vedi tab.) o dell’essere può essere proiettata sul quadrato

semiotico. 16

LA SINTAGMATICA DELLE MODALITA’. Un soggetto può passare alla performanza solo se

possiede la catena sintagmatica di modalità necessarie all’atto. Quando affermiamo che la

competenza è l’essere del fare, intendiamo con il primo predicato una catena di predicati. Infatti, la

competenza può presentarsi nella successione o nella successione

volere-sapere-potere/fare

L’azione può essere distinta in un’operazione, se è rivolta a un

dovere-sapere-potere/fare.

oggetto, o in una se è rivolta a un soggetto.

manipolazione,

LA MANIPOLAZIONE. La manipolazione è una forma di persuasione nei confronti di un altro

individuo. Ma si può possedere qualcuno a fare o a non fare qualcosa.

Se la persuasione a fare modifica la competenza modale del soggetto secondo il volere, si avranno

e la tentazione. Se, invece, la manipolazione è secondo il dovere, si avranno la

la seduzione e l’intimidazione.

provocazione

Mentre seduzione e tentazione manipolano attraverso la proposizione di un oggetto sapere e di un

oggetto potere positivi, provocazione e intimidazione lo fanno attraverso la proposizione di un

oggetto sapere e di un oggetto potere negativi:

VOLERE DOVERE

SAPERE seduzione provocazione

POTERE tentazione intimidazione

Persuadere vuol dire far compiere all’altro un atto cognitivo di adesione alla proposizione che gli

comunichiamo. Questa adesione è un creder essere.

IL PROGRAMMA NARRATIVO. Il programma narrativo (PN) è una configurazione di natura

non discorsiva, ma sintattica costituita da un enunciato di fare che regge un enunciato di stato e

situata sul livello semio-narrativo. Si tratta di affrontare l’azione dei personaggi come dei

programmi d’azione finalizzati al raggiungimento di oggetti-valore.

Vi sono e questi ultimi si servono di sotto-programmi

programmi semplici programmi complessi:

che prendono il nome di investiti di valori modali, mentre i PN di

programmi narrativi d’uso,

base sono investiti di valori descrittivi.

La mancanza di una delle modalità necessarie per realizzare l’azione richiesta dal PN di base spinge

il soggetto a intraprendere uno o più sotto-programmi d’azione. Questi programmi hanno come fine

il congiungimento con gli oggetti che sono investiti dei valori modali di cui difetta la competenza.

Poichè ogni nuovo oggetto potrebbe determinare dei difetti di competenza e la ricerca di una

competenza specifica, l’espansione dei PN potrebbe proliferare vertiginosamente.

L’ASPETTUALIZZAZIONE DELLE FUNZIONI. Il compimento della funzione del PN di base

risulta dilatato dalla presenza dei PN d’uso.

Secondo BARTHES, la dilatazione di una funzione può dar luogo a un effetto-suspense.

L’acquisizione dell’oggetto-sapere ci dice che siamo ancora lontani dal momento della

performanza, mentre l’acquisizione dell’oggetto-potere ci dice che il momento che abbiamo atteso

per tutta la progressione del testo è sul punto di arrivare. La suspense è data proprio dal durare di

qualcosa che sappiamo essere nel suo stadio terminativo.

La tensione narrativa, prodotta tramite la condensazione o l’espansione dei programmi è solo una

delle possibilità che il testo ha di produrre effetti tensivi. 17

L’aspettualizzazione è la trasposizione sul livello discorsivo degli stessi effetti tensivi, attraverso

l’uso delle che hanno la funzione di modulare la temporalità interna

marche aspettuali,

dell’azione. Marche aspettuali sono, ad es., i verbi che, a loro volta, possono essere

incoativi,

coniugati al passato remoto o all’imperfetto, a seconda che si voglia rendere la o la

puntualità

dell’azione.

duratività

IL PROGRAMMA NARRATIVO DELL’ANTI-SOGGETTO. Un’importante differenza tra la

teoria di PROPP e quella di GREIMAS consiste nell’introduzione, da parte di quest’ultimo, della

prospettiva, attraverso la quale una stessa azione può essere vista a partire da PN diversi.

L’oggetto rappresenta il legame sintattico che permette l’incontro e lo scontro di soggetti dai PN

contrari.

L’uso della prospettiva orientata sul valore può portarci a condividere gli intenti del personaggio,

anche quando questi sono negativi, procurando degli insoliti effetti morali (come nel caso del

fumetto DIABOLIK).

Quando ci troviamo di fronte a due soggetti in relazione polemica, come il soggetto e l’anti-

soggetto, i programmi narrativi diventano delle vere e proprie strategie, basate sul calcolo della

competenza altrui. Il confronto polemico si sposta, così dalla dimensione pragmatica a quella

cognitiva, con la conseguenza che le lotte non avvengono tra soggetti del fare, ma tra simulacri di

soggetti (che GREIMAS chiama soggetti di rappresentazione).

LA MODALIZZAZIONE DELL’ESSERE E IL VALORE. Le modalizzazioni dell’essere sono

modificazioni dello statuto dell’oggetto. Poichè sappiamo che il soggetto esiste solo in virtù

dell’oggetto con cui mira a congiungersi, queste modificazioni dello statuto dell’oggetto-valore

avranno come conseguenza delle modificazioni dello statuto del soggetto. Ciò permette di

distinguere tra (voler fare) e (voler essere): se, dal punto di

competenza modale esistenza modale

vista della competenza modale il soggetto vuole l’oggetto, dal punto di vista dell’esistenza modale

egli vuole il valore di cui quell’oggetto è portatore (es. mela/immortalità).

Il valore viene ad essere una modalizzazione dell’esistenza di una grandezza semica qualunque:

V = m + e (s)

LE ASSIOLOGIE SEMICHE. La modalità del voler essere è attivata da un livello più profondo in

cui risiede la del soggetto. Sul livello profondo, il valore si presenta come un’unità semica

timìa

assiologizzata.

Una categoria semantica può essere assiologizzata attraverso la proiezione, sul quadrato che

l’articola, della categoria timica, i cui termini sono denominati euforia/disforia.

La categoria timica è una categoria propriocettiva, poichè descrive il modo in cui un essere vivente

percepisce se stesso e reagisce al mondo che lo circonda.

L’euforia è espressione del mentre la disforia è espressione del Possiamo

desiderabile, nocivo.

definire il valore assiologico come la proiezione della categoria timica su un’unità semica, secondo

la seguente formula: v = t (s)

La permetterà poi il passaggio dal livello profondo al livello narrativo di superficie,

conversione

nel quale l’unità semica non si presenta più come assiologizzata, ma come modalizzata:

V = m + e (s)

TEMATICO E FIGURATIVO: LA SEMANTICA DISCORSIVA. Dire che le strutture semio-

narrative (quadrato semiotico, grammatica degli enunciati, schema narrativo e teoria delle modalità)

fanno parte della competenza universale dei soggetti significa adottare un punto di vista che

consiste nel prendere in considerazione quel tipo particolare di azione che è l’enunciazione. 18


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DETTAGLI
Esame: semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Storiche Prof.

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