Elementi di semiotica generativa - Marsciani – Zinna
Introduzione
Dal segno al linguaggio. La semiotica ha mosso i primi passi con Peirce (scienza dei segni) e Saussure (lingua come sistema di segni). La visione sistematizzante di Saussure ha preso il sopravvento con Hjelmslev, che portò alla sostituzione dei segni con i linguaggi (la struttura di ciascuna semiotica). I linguaggi sono sempre sistemi di segni, ma non tutti i loro elementi sono riducibili a degli insiemi di significante e significato, come nel caso delle composizioni musicali. Secondo Hjelmslev, le semiotiche hanno uno dei cardini del loro funzionamento non solo nell'opposizione ma anche in quella di significante/significato, processo/sistema.
Dal linguaggio al testo. All'inizio degli anni '60, la ricerca semiotica ha iniziato a incentrarsi sull'analisi dei testi, basate, ancora senza piena coscienza, sulla dialettica tra strutture più superficiali e strutture più profonde. Il discorso articolava la superficie dei testi, mentre la riflessione sulle unità del racconto portava ad ordinare la trama testuale in strutture cronologiche più astratte e profonde. Lo spostamento più recente ha portato alla nascita di una semiotica che si interroga sui sistemi di significazione, che condivide ancora i principi della linea Saussure/Hjelmslev. Essendo sottoposta a criteri di verifica, essa (la semiotica generativa) è più vicina alla linguistica che alla filosofia del linguaggio.
Generazione e interpretazione. Si distinguono due semiotiche: generativa e interpretativa. La prima non è una simulazione del percorso di generazione del testo da parte del suo autore, ma un quadro generale dove si tenta di posizionare reciprocamente gli strumenti di cui dispone la teoria. La seconda, invece, ricostruisce i movimenti cooperativi di Autore e Lettore (Eco).
I. Fondamenti di semiotica strutturale
La semiotica degli ultimi decenni cerca di ricostruire le differenze tra i diversi tipi di linguaggio, ma soprattutto le identità che permettono in ogni caso di parlare di linguaggio.
La struttura di base dei linguaggi
Nel saggio “The basic structure of language”, Hjelmslev aveva individuato cinque punti che caratterizzano la struttura base dei linguaggi propriamente detti:
- Piani
- Assi
- Commutazione
- Reggenza e combinazione
- Conformità
La lingua naturale non ha alcun altro vantaggio sugli altri linguaggi, se non quello, non trascurabile, di permettere di parlare di quasi tutte le organizzazioni significanti e costituisce perciò un metalinguaggio.
1. I piani
Secondo Hjelmslev, ogni linguaggio è fatto di due piani: espressione e contenuto, che sostituiscono i saussuriani significante e significato. Il rapporto diretto fra espressione e contenuto è detto denotazione, mentre la connotazione stabilisce una relazione di contenuto su una prima semiotica denotativa.
2. Gli assi
I due assi sono il processo (orizzontale) e il sistema (verticale). La rappresentazione grafica dei due assi è puramente convenzionale e si riferisce a processi che hanno una espressione lineare e cioè una progressione nel tempo e nello spazio. Caratteristiche del processo sono la linearità (o successione o ordine posizionale) e la direzione (orientamento del processo nello spazio e nel tempo).
L'orientamento temporale non ha altre possibilità di manifestazione, anche se è possibile invertire in una frase l'ordine dei segni e anche quello degli elementi che compongono i segni. Un caso tipico di inversione è la registrazione di un film che procede dalla fine all'inizio, causando effetti imprevedibili sulla riconoscibilità dell'oggetto e sul senso da attribuire alle sue parti.
La partizione del processo. Dal punto di vista della successione, il processo può essere identificato con una gerarchia di funzioni logiche del tipo e...e denominate funzioni di relazione. E' questa la partizione del processo. La partizione ci porterà a riconoscere delle catene e a suddividere le catene in parti. Catene e parti non coincidono con le unità delle lettere e dei segni, ma sono dei criteri relazionali: i singoli segni possono essere catene, in cui le lettere sono parti, ma anche parti di catene come le frasi e i periodi.
L'articolazione del sistema. Stabilisce le classi di elementi che possono occorrere in una stessa posizione. Ad un elemento in una frase non possiamo sostituire un qualunque altro elemento, pena la scorrettezza semantica e/o sintattica della frase. Anche gli elementi interni al singolo segno possono essere sostituiti. Un sistema si può definire come una gerarchia di funzioni di correlazione del tipo o...o.
Tra gli elementi di taglia diversa all'interno di un testo, Hjelmslev riconosce tre tipi di correlazione:
- Qualitativa (contrarietà): due membri della stessa categoria vengono opposti l'uno all'altro attraverso il riconoscimento di due proprietà qualitativamente diverse.
- Privativa (contraddizione): due membri vengono opposti l'uno all'altro attraverso la negazione di una proprietà.
- Partecipativa: un membro del paradigma è opposto a se stesso più uno, diversi o tutti i membri dello stesso paradigma.
L'ipotesi del sistema rettifica l'idea di associazione dei segni di Saussure. Alla base dell'idea del sistema vi è la possibilità di scelta da parte del parlante tra una serie virtuale di alternative. Un sistema si articola in questo modo: membri, paradigma, categorie, sistema.
Nel caso dei linguaggi linguistici, il processo prende il nome di testo, mentre il sistema prende il nome di lingua. Con Greimas, il termine testo è stato usato anche per indicare il processo delle semiotiche non linguistiche (testo verbale, visivo, sonoro...).
Immanenza e manifestazione. Il processo è sicuramente più vicino al dato immediato di quanto non sia il sistema. L'ordine posizionale è una sua proprietà logica, che prescinde dalla sua manifestazione nello spazio e nel tempo. Dunque, l'immanenza è il livello di costruzione in cui poniamo la struttura dell'oggetto. La manifestazione è, invece, il livello apparente dell'oggetto. La convergenza di espressione e contenuto nel livello manifesto dà origine alla semiosi, mentre la relazione semiotica si colloca sul livello immanente.
3. La commutazione
La prova di commutazione mette in rapporto i primi due tratti della struttura dei linguaggi, cioè piani ed assi: inventariando il sistema, si producono dei cambiamenti nel processo sia dell'espressione che del contenuto. Es: data una frase, che costituisce una catena lungo l'asse del processo, sostituiamo ogni sua parte con un'altra parte: E s |Un| |artigiano| |leviga| |la| |torta| Il falegname pialla la porta processo stem processo “Il falegname pialla la porta” a “Un” “artigiano” “leviga” “la” “torta”.
Se un cambiamento determina variazioni sia nel piano dell'espressione che nel piano del contenuto, parleremo di mutazione. Se, invece, il cambiamento non determina variazioni in entrambi i piani, parleremo di sostituzione, in quanto l'elemento sostituito è una variante dell'elemento di cui ha preso il posto. Le variazioni che non producono effetti sul piano del contenuto non sono semioticamente pertinenti: un esempio di questo tipo di variazioni sono quelle dovute al tipo di pronuncia nelle diverse regioni. Esse non sono pertinenti a livello denotativo, ma a livello connotativo. Una mutazione che non riguarda il sistema, ma il processo consiste nello scambiare le posizioni degli elementi di una frase: <Mario morde Giovanni> invece di <Giovanni morde Mario>. Si tratta di una permutazione.
Segni e figure
I segni sono ulteriormente scomponibili in parti che non hanno alcuna significazione propria e, cioè, le figure. Esistono figure dell'espressione (|u| e |n| per “un”) e figure del contenuto (“singolare” + “indeterminato”). Le figure dell'espressione e del contenuto non hanno funzione semiotica. Le figure hanno solo funzioni omoplane, mentre i segni hanno funzioni eteroplane (o funzioni tra piani).
Dai segni al discorso
I segni vengono arricchiti semanticamente dal loro inserimento in un discorso. Il senso, secondo Hjelmslev, è contestuale, nel fatto che, interagendo con altri segni, alcune proprietà del contenuto mutano, o si trovano specificate all'interno del contesto.
4. Reggenza e combinazione
La prima è un legame di necessità tra figure dell'espressione, che si verifica quando un elemento implica necessariamente la presenza di un altro elemento. Es: in italiano, la |q| richiede necessariamente la presenza della |u|, regge la |u|.
La seconda, invece, sempre sul piano dell'espressione, è la possibilità di un grafema di accordarsi con altri grafemi. Questa proprietà vale anche per la combinazione dei segni. Combinazione e reggenza sono presenti anche nel piano del contenuto: la combinazione semantica riguarda la possibilità o l'impossibilità di due o più parole di accordarsi fra loro dal punto di vista del significato. La coerenza o l'incoerenza di un enunciato è, comunque, sempre contestuale. Un enunciato inaccettabile nel contesto della vita quotidiana può essere accettabilissimo nel contesto di una favola.
5. La conformità
È la rispondenza termine a termine tra elementi dell'espressione e elementi del contenuto. Quando questa proprietà manca, si ha la non conformità tra i piani. La non conformità può essere dimostrata attraverso la prova di commutazione: se le figure del piano dell'espressione non possono essere commutate senza provocare una mutazione nel piano del contenuto, allora non c'è conformità tra i piani.
Un sistema in cui non vi è conformità tra i piani si dice biplanare. Un esempio di linguaggio che presenta i cinque elementi analizzati finora è quello del semaforo: esso rappresenta, inoltre, un sistema monoplanare, in quanto, eseguendo il test della commutazione al piano dell'espressione, notiamo che alterazioni nel cromatismo non hanno alcun effetto sul piano del contenuto.
La manifestazione non lineare
La linearità è una caratteristica dei linguaggi linguistici, dei linguaggi dei semafori, del sistema morse..., ma non del linguaggio della moda o dei linguaggi iconici. Questi ultimi, infatti, non sono delle successioni di posizioni, ma delle posizioni senza successione. Queste posizioni sono definite da Greimas categorie topologiche. Tuttavia, un'opera pittorica, ad esempio, viene dipinta su una tela, che, ancor prima che l'opera sia realizzata, è organizzata in posizioni: sinistra/destra, alto/basso, centro/periferia (esistenza di un processo). Inoltre, la possibilità di scelta tra infinite alternative che ha l'autore ci porta a considerare anche l'esistenza di un sistema.
La differenza con le lingue naturali consiste nel fatto che in esse l'insieme delle alternative è inventariabile, mentre nei linguaggi iconici, il sistema deve essere creato di volta in volta per ogni singolo processo. Nonostante ciò, le categorie topologiche, cromatiche (dei colori) e eidetiche (delle linee e delle forme) hanno sicuramente portata generale per l'analisi delle semiotiche planari.
La tipologia dei sistemi
Processo, sistema, espressione e contenuto sono le condizioni necessarie per dire che ci troviamo in presenza di un linguaggio. Commutazione e conformità, invece, sono le caratteristiche che permettono di diversificare i tipi di sistemi. Possiamo individuare essenzialmente tre tipi di sistemi linguistici, i primi due dei quali sono stati descritti da Hjelmslev:
- Sistemi monoplanari (simbolici): comprendono tutti i sistemi che presentano conformità tra i piani e non commutabilità tra gli elementi (linguaggi logici, musica e, sotto certi aspetti, pittura)
- Sistemi biplanari (sistemi di segni): non conformità tra i piani e commutabilità tra gli elementi (lingue naturali)
- Sistemi semi-simbolici: micro-linguaggi composti in prevalenza da due soli elementi per piano; presentano conformità tra i piani e commutabilità fra gli elementi. A differenza dei sistemi simbolici, in cui gli elementi risultano avere funzione semiotica uno a uno, i sistemi semi-simbolici stabiliscono la relazione semiotica tra elementi dei piani che possiedono già correlazione, dunque tra categorie e non tra elementi isolati.
Thurlemann ha dimostrato come in un acquerello di Klee, sia reperibile un esempio di sistema semi-simbolico nell'opposizione tra figure plastiche a carattere |curvilineo| (associate al “celeste”) e a carattere |rettilineo| (associate al “terrestre”).
L'ipotesi generativa
Questi fondamenti di semiotica strutturale rappresentano la base comune tra Saussure/Hjelmslev e Greimas, che però aggiunge a questa base un’ipotesi che permette di guardare in maniera completamente nuova alla produzione del senso. Questa ipotesi consiste in una relazione generativa tra gli elementi minori (figure) e gli elementi maggiori (segni): gli elementi minori e immanenti generano gli elementi maggiori del discorso manifesto, sia per il piano dell'espressione, che per quello del contenuto.
Si distinguono due livelli di immanenza: quello profondo e quello di superficie.
| Piano dell'espressione | Piano del contenuto |
|---|---|
| Livello profondo | Femi |
| Livello di superficie | Fonemi |
| Fonemi realizzati | Catena fonica realizzata |
| Lessemi realizzati | Discorso realizzato |
| Livello di superficie | Enunciati |
| Sememi | Sememi semantici |
| Livello profondo | Semi |
Nel passaggio da semi a sememi, il percorso di generazione del contenuto è indipendente da quello dell'espressione. Successivamente, questo schema sarà complicato con l'introduzione della sintassi del contenuto (enunciati). Una teoria strutturale del piano dell'espressione non è ancora stata sviluppata.
II. Semiotica narrativa e discorsiva
La prima delle opere maggiori di Greimas, Semantica strutturale rappresenta un tentativo di fondare e sviluppare teoricamente una metodologia di indagine sul piano del contenuto dei sistemi significanti.
Semi e sememi
L'oggettivazione del contenuto di un'occorrenza semiotica comporta lo stabilirsi di una distanza tra descrizione e discorso descritto, che coincide col cosiddetto rapporto metalinguistico. La prima ipotesi è che si possa procedere nei confronti del piano del contenuto nello stesso modo in cui si è proceduto per quello dell'espressione, stabilendo un metalinguaggio adeguato e corrente e ricercando un repertorio di tratti distintivi minimali. Questa ipotesi si basa sul parallelismo dei due piani. L'analisi fonologica aveva messo in evidenza come fosse possibile giungere alla realizzazione di fonemi attraverso la combinazione di tratti distintivi dell'espressione.
I fonemi, infatti, risultano costituiti da fasci di tratti distintivi che non sono unità di manifestazione; possono comparire cioè nella catena parlata soltanto se si combinano ad altri tratti simultaneamente. I tratti distintivi sono categorie del metalinguaggio teorico, come ad es. “vocalico”, “consonantico”, “grave”... I tratti distintivi del contenuto saranno chiamati semi, mentre le unità minimali di manifestazione semantica saranno detti sememi. Anche i semi, come i femi, hanno esistenza puramente relazionale e strutturale. Il loro valore si determina in una relazione che deve essere considerata come una categoria semantica. L'analisi semica non può condurre a un inventario preciso, come è avvenuto nel caso dell'espressione. Gli inventari semici rimangono inventari aperti e la marca di “minimale” riconosciuta al sema rimane sempre relativa e subordinata alla pertinenza della descrizione e alla delimitazione dell'universo di indagine.
Una tipologia dei semi
Greimas individua tre classi fondamentali di semi:
- Semi figurativi (o esterocettivi): grandezze del piano del contenuto delle lingue naturali che corrispondono a elementi del piano dell'espressione della semiotica del mondo naturale (orizzontalità/verticalità, esteriorità/interiorità)
- Semi astratti (o interocettivi): grandezze che non fanno riferimento ad alcun'esteriorità e che, al contrario, servono a categorizzare il mondo e a renderlo significante (relazione/termine, oggetto/processo)
- Semi timici (o propriocettivi): articolano i sistemi semici secondo la categoria euforia/disforia e fanno di essi dei sistemi assiologici.
Un'altra importante classificazione dei semi è quella che distingue tra:
- Semi nucleari: che consentono di individuare gli elementi invarianti, legati all'apparizione di un lessema, quei tratti che possono essere considerati specifici di un lessema dato.
- Semi contestuali (o classemi), che rendono conto delle specificazioni di senso cui va incontro l'apparizione manifesta di un lessema. Dipendono dal contesto e rendono possibile la selezione e la realizzazione di alcune tra le virtualità di un lessema.
Secondo Greimas, il semema è la somma di una figura semica (i semi nucleari) e di una base classematica, che dipende dal contesto e dai classemi che si possono individuare come comuni ad almeno due termini contigui nella catena sintagmatica.
Semema vs lessema
Il lessema è un'unità di contenuto, che può dar luogo, una volta inscritto nel discorso.
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