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DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

I più importanti costruttori di questa teoria sono Norbert Wiener (padre della

cibernetica, simulazione astratta o meccanica di processi di organismi viventi, quindi

anche questa operazione di carattere semiotico) e Claude E. Shannon.

Vediamo di renderci conto di cosa sia informazione con un certo numero di

esempi: in un sistema antincendio la presenza di gas derivati da combustione; in un

sistema antifurto l’apertura di uno sportello o un movimento della macchina. Sono però

segni imperfetti perché non riescono a comunicarci i casi in cui scattano per motivi

diversi da quelli di un furto (per es. un tuono violento, una persona che vi si appoggia.

Questi falsi allarmi possono essere considerati come tipici esempi di “rumore”:

informazione anomala che disturba la trasmissione della informazione richiesta. Gli

effetti di questo rumore sono molto strani e, a lungo andare, possono annullare la

pertinenza del segnale: come per es. la prevalenza dei falsi allarmi fa considerare come

normale cioé non informazione anche quello che per sventurato caso fosse reale; una

particolare cura nell’aspetto o segni nonverbali del volto possono orientare verso

comportamenti diversi; interruttore automatico (sensori) per l’accensione delle luci

delle strade; interruttore automatico (ad orologeria) per l’accensione delle luci delle

scale o del videoregistratore programmato; brividi di freddo; senso di fame: messaggi

cifrati o a doppio senso.

Il punto di partenza nel valutare l’informazione è quello della prevedibilità: se un

dato comportamento o il risultato di un certo numero di operazioni sono prevedibili,

l’informazione relativa è nulla. C'è informazione quando la prevedibilità o non c'è o è

ridotta. Quindi informazione equivale a dati ignoti e non prevedibili per chi li deve

ricevere. Strettamente collegati sono i concetti di ridondanza, che indica l’insieme dei

dati prevedibili o conosciuti che accompagnano l’ignoto, e di rumore, che indica

l’insieme dei disturbi di ogni natura e ambito che riducono la prevedibilità del

messaggio rendendone ambigua e problematica la ricezione e la decodifica. La

misurazione dell’informazione avviene su base binaria (cifre 1 per pertinente, 0 per non

informativo) e la unità di misura è il bit.

All’interno delle comunicazioni umane un momento particolare di riflessione deve

essere assegnato alla valutazione della ridondanza. Stando alla definizione che abbiamo

appena dato, essa indicherebbe qualcosa di inutile e un peso morto della comunicazione

perché non veicola informazione. In realtà si tratta di una valutazione esagerata e

parzialmente errata.

Intanto date le caratteristiche di “rumorosità” in cui avviene la comunicazione

umana (non sempre ottimali le conoscenze del codice, condizioni di non lucidità nella

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recezione e nell’elaborazione dei dati, vuoti e defaillances di memoria, distrazione,

ecc.) la salvaguardia dell’informazione passa attraverso forme di ridondanza sia a

livello di codifica che di trasnssione dell’informazione. Così per esempio proprio le

lingue utilizzano sistemi di ridondanze per salvaguardare la correttezza

dell’informazione.

Inoltre una comunicazione che veicola solo informazione costringerebbe a

un'attenzione assoluta per l’impossibilità di recuperare l’informazine mancante o persa.

Un costo di attenzione che l’organismo riduce aumentando la quantità di ridondanza

presente nel messaggio.

Infine a livello di pragmatica comunicativa ci sono gli atteggiamenti non sempre

positivi della persona nei confronti della “novità”. Esistono meccanismi di sicurezza

psicologica e non fondati sulla ricerca del conosciuto, dell’atteso. E determinate forme

di comunicazione soprattutto di massa hanno valore proprio per la quantità di

ridondanza posseduta, sulla soglia di noto e di ripetuto che implicano. È il divertimento

che nasce dal prevedibile ripetersi di situazioni che incontriamo nei cartoni animati, nei

serials televisivi, in tante forme di spettacolo.

Un problema di difficile soluzione è questo bilanciamento tra noto e novità per

equilibrare sia le diffidenze nei confronti dell’ignoto sia una ripetitività che assuefà e

dà noia.

I meccanismi della soddisfazione delle attese (cioè la soddisfazione del previsto o

del prevedibile) sono tra le cose più importanti di una rete o sistema di comunicazione

non product-oriented ma market-oriented. Il consumatore e il destinatario di un

processo informativo e comunicativo diventa la misura di tutto. Non importa il settore

merceologico o ideologico del “bonum” da comunicare e fare condividere e consumare,

interessano le disposizioni e gli atteggiamenti dei destinatari tecnicamente e

giustamente considerati “target”, obiettivo da centrare.

Un ultimo elemento ci pare essenziale per completare questo quadro: il concetto di

FEEDBACK o di retroazione. In questo caso l’informazione in uscita (cioè che va da

un emittente ad un ricevente) in parte ritorna in ingresso allo scopo di ottenere un

particolare comportamento . È un momento essenziale di tutti i sistemi di regolazione e

di controllo: la grandezza in uscita se in eccesso produce una riduzione o

un'interruzione del flusso di ingresso.

Questo principio cibernetico trova applicazione a tutti i livelli e in tutti i campi da

quelli fisiologici ed etologici, in cui è necessario adeguare uno strumento al

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raggiungimento di uno scopo, così la termoregolazione corporea, problemi di fame o di

sete, ecc.

A livello comunicativo le sue applicazioni sono notevoli per i momenti di

autocorrezione nella valutazione degli effetti comunicativi in un'interazione, nella

micro o macropianificazione di un dialogo, nei mutamenti di progetto sintattici e

semantici nel parlato, ecc.

2.3. COMUNICAZIONE E/O SIGNIFICAZIONE

Un equivoco nel passato recente ha turbato e intralciato la ricerca semiotica

proponendo come prioritaria una scelta di campo tra una SEMIOTICA DELLA

COMUNICAZIONE e un'altra della SIGNIFICAZIONE. Oggi pare corretto vederle

come due momenti di uno stesso processo: è possibile comunicare solo perché tra i due

terminali della comunicazione è comune un riferimento di codice, cioè un sistema di

significazione, o, come scrive Louis Prieto, un “sistema di intercomprensione”,

disponibilità a valorizzare un insieme di elementi noti tanto al mittente quanto al

ricevente, cioè in termini di teoria degli insiemi un'intersezione (cioè un'area comune)

tra competenza dell’emittente e competenza del ricevente.

Di due altri problemi connessi con la definizione di comunicazione la volontarietà

e la reversibilità parleremo alla fine di questa sezione.

La semiotica è essenzialmente un sistema di significazione e la semiosi è il

processo fondamentale che ne determina l’ambito e i riferimenti scientifici. Ma chi

stabilisce un meccanismo di semiosi, cioè collega un qualcosa di presente perché serva

anche per indicare un assente, non crea una associazione assoluta che vale per tutti, ma

sempre limitata a un gruppo: segno è qualcosa che per qualcuno sta a significare

qualcos'altro. Nella definizione del segno e del processo di significazione è sempre

presente il riferimento all’utente, per cui il meccanismo semiosico è di fatto un

meccanismo comunicativo, in quanto esprime e realizza una volontà di trasferire

un'informazione a qualcuno, anche se stesso come terminale della comunicazione.

2.4. Reti e funzioni comunicative

Per la cibernetica e per la teoria dell’informazione alle quali facciamo riferimento

nell’impostare questi problemi, comunicazione è il processo per cui un segnale

codificato e contestualizzato passa attraverso un canale da un emittente ad un ricevente.

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Questa definizione abbastanza generica ha bisogno di essere chiarita in alcuni dei suoi

elementi.

Gli elementi essenziali per un atto comunicativo sono sei: mittente, destinatario,

messaggio, codice, canale e contesto.

Il mittente (detto anche emittente) indica chi è all’origine dell’atto comunicativo.

Spesso viene indicato anche con il nome di fonte, che sottolinea il carattere di punto di

provenienza o di origine del segnale. Il primo termine, però, si presta meglio ad

esprimere il gioco di selezione e di pianificazione degli elementi dell’atto comunicativo

in funzione delle caratteristiche del destinatario e degli obiettivi che si intendono

raggiungere.

Il destinatario è il terminale dell’atto comunicativo, cioè la meta a cui viene

indirizzato, ma non è detto che sia il ricevente o l’unico ricevente. Per simmetria ad

emittente bisognerebbe preferire ricevente, ma si andrebbe incontro ad escludere una

possibile divaricazione tra destinatario dell’atto e ricevente di fatto. Inoltre per lo stesso

tipo di riferimenti cui si è fatto cenno, in una semiotica e in una comunicazione target-

oriented è preferibile il primo termine perché sottolinea che nell’atto comunicativo è

l’emittente che sceglie il deestinatario dell’atto comunicativo e in funzione

dell’efficienza della interazione ne sceglie e calibra gli elementi.

Ripeto che può accadere che il destinatario previsto non sia il ricevente o l’unico

ricevente del segnale, ed allora bisognerà vedere se si tratta di una défaillance, di un

caso fortunato, o di un puro accidente. La diagnosi costringerà a ritornare sulla

selezione e il planning del target e dei componenti la comunicazione, per vedere di

correggere gli errori o di sfruttare meglio le opportunità non previste e che si sono

incontrate.

A livello di comunicazione si devono mettere in evidenza un effetto boomerang e

un effetto vampiro. Il primo indica un effetto della comunicazione che ritorna indietro

con un esito negativo: in questo caso c'è sempre qualcosa non analizzato bene o

sottovalutato o non previsto del tutto. Si possono dare vari esempi.

Uno considerato ormai storico si è verificato nel corso di una campagna per la

valigia Samsonite: per indicarne l’indistruttibilità era stata scelta una scena di catastrofe

aerea con la mitica valigetta unico relitto integro messo ben in vista. l’effetto

boomerang stava nel fatto che si era salvata la valigia ma erano perite le persone.

Piccolo dettaglio non trascurabile per i ricettori cui stava a cuore principalmente

l’integrità delle persone e non quella di quella “dannata” valigetta. 7

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Il secondo è una delle tante disavventure della pubblicità politica fatta da “esperti”.

Nei primi anni sessanta la DC aveva dei problemi elettorali. l’esperto americano

consultato, dopo le sue indagini, comunicò che la colpa era dell’immagine di vecchio e

di stantio che in larghe fasce dell’elettorato le era associato. Proposta di soluzione: una

campagna di affissioni con una bella ragazza e con la scritta: “La DC ha vent'anni”. Un

popolo maschilista reagì con un'unica controproposta aggiunta al manifesto: “fottila”.

Manifesto ritirato e campagna annullata.

Infine un caso pubblicitario recente. Uno spot della Pirelli mostrava un bambino

seduto in mezzo alla strada assorto nel suo gioco con una macchinina. Una macchina si

intravedeva sullo sfondo sopraggiungere a gran velocità. Il bambino non se ne

accorgeva o non se ne preoccupava e continuava assorto a giocare. Un disastro,

penserete. No. Perché l’autovettura si fermava perfettamente ad un pelo dal bambino,

che ancora continuava a giocare. Miracolo dei penumatici Pirelli. Ottima se si vuole la

metafora: pessimo l’effetto boomerang creato spingendo i bambini a sottovalutare i

pericoli della strada, dando l’idea di genitori disattenti e poco preoccupati della tutela

dei figli, e collegando per gli automobilisti l’idea di pericolo con qualcosa di molto

tragico e sconvolgente.

Dopo una sentenza del Collegio per il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria che

fece sospendere la campagna, la Pirelli ha fatto modificare alcuni elementi e lo ha

rimesso in giro. Gli elementi nuovi riguardano che il bambino bianco è stato sostituito

da una bambina di colore (forse sudamericana, e quindi il comportamento di un

bambino che gioca sulla strada viene posto in un ambiente non nostrano) che gioca

seduta in strada con la sua bambola di stoffa. Si accorge che sta sopravvenendo

un'autovettura a forte velocità; scappa dalla strada abbandonando il suo giocattolo;

l’autovettura nel frattempo si è fermata salvando la bambola. La bimba ritorna a

riprendersela felice.

Per effetto vampiro si intende qualcosa di analogo e si produce quando

l’attenzione per qualcuno degli elementi dell’atto comunicativo sovrabbonda e cancella

lo scopo primario dell’atto stesso. In pubblicità si ha quando soprattutto il testimonial

(persona o figura che è testimone della bontà del prodotto) richiama sì l’attenzione dei

consumatori ma su di sé, non sul prodotto. In questa situazione si verifica un

cortocircuito nella rete. Per i pubblicitari ottimi testimonial sono Nino Manfredi e Mike

Bongiorno, ma non tanto il Celentano dell’ultimo Fantastico, perché l’attenzione

restava su di lui e non si spostava sul prodotto: come si dice, lo vampirizzava (ma i suoi

sponsor sono stati felici lo stesso per il grado d'attenzione e di curiosità suscitate e le

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dimensioni dell’audience che era riuscito a creare e di cui godeva la notorietà del

detersivo).

Il canale è lo strumento che fisicamente consente il contatto tra i due elementi

terminali. Possono esserci dei casi in cui la sua natura più o meno metaforicamente è

non solamente fisica, ma di altra natura. l’importanza di questo elemento nella

valutazione globale dell’atto comunicativo è spesso sottovalutata. Lo si considera

unicamente trait d'union e la sua funzione finisce lì. In realtà non è così.

Innanzi tutto la natura fisica che veicola i segni (tecnicamente la sostanza del

significante, come vedremo più avanti) influenza in modo determinante la selezione e la

pianificazione degli elementi del messaggio in funzione dell’efficacia della ricezione.

Se dovete rimproverare qualcuno non è detto che le parole siano lo strumento migliore,

perché un certo atteggiamento del volto e degli occhi potrebbe risultare più efficace.

Oppure se, per la vostra forte emotività, non vi sentite in grado di sostenere un tete à

tete di presenza, provate a telefonare o a scrivere. La lontananza fisica vi libererà di un

handicap, e potrete disporre delle vostre capacità comunicative in maniera più consona

al vostro temperamento e alle circostanze. Infine, un torto non giustificabile a parole

viene perdonato più facilmente se non viene “giustificato”: un piccolo regalo, un fiore,

salta questo momento penoso, fa capire la vostra ammissione di avere sbagliato, dice il

vostro rammarico ma non vi umilia con un cilicio.

In definitiva la scelta di un canale non è ininfluente con il raggiungimento degli

obiettivi comunicativi e influenza molti altri elementi della rete comunicativa.

Inoltre, il canale è esso stesso e per natura sua il messaggio, cioè riveste per il

ricettore un insieme di significati ben determinati e non secondari. È questa la

posizione espressa e difesa con accanimento e con ragione da Marshall McLuhan.

Di solito siamo abituati nell’esame di un atto comunicativo a preoccuparci

unicamente del cosidetto “contenuto” (ciò che vogliamo dire) trascurando o

“vampirizzando” tutti gli altri elementi; mentre in realtà può essere prevalente

(McLuhan dice “é prevalente ed unico”) il significato del canale utilizzato. Se vi

vedono arrivare e non vi conoscono, il mezzo con cui arrivate è il significato di voi: c'è

differenza se arrivate con una Maserati Biturbo, un Mercedes, un BMW, o una

scalcinata utilitaria. È chiaro che voi non siete la macchina con cui arrivate, ma per la

gente è così.

“Il medium è il messaggio, perché è il medium che controlla le proporzioni e la

forma dell’associazione e dell’azione umana. I contenuti, invece, cioè le utilizzazioni,

di questi media possono essere diversi... È anche troppo tipico l’equivoco in virtù del

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quale il 'contenuto' di un medium ci impedisce di comprendere le caratteristiche del

medium stesso” (SC, pp.16-17).

“Tutti i media sono estensioni di qualche facoltà umana, psichica o fisica”(MM,

p.26): “Tutti i media ci lavorano in modo globale. Sono così pervasivi nei loro effetti

sulla persona, sulla politica, nelle loro conseguenze estetiche, psicologiche morali,

etiche e sociali, che essi non lasciano parte alcuna di noi intoccata, senza modifiche,

inalterata. Il medium è il massaggio. Non è possibile comprensione alcuna del

mutamento sociale e culturale senza conoscere il modo in cui i media funzionano come

ambienti” (ivi).

La ruota è un'estensione del piede, il libro dell’occhio, l’abbigliamento della pelle,

il circuito elettrico del sistema nervoso centrale (cfr. MM, pp.30-40). “l’estensione di

uno qualsiasi dei sensi modifica il nostro modo di pensare e di agire: il modo con cui

percepiamo il mondo” (MM, p.41).

La grammatica dei media si fonda sul principio dell’equilibrio del sensorio umano:

l’estensione di un senso implica sempre l’amputazione di un'altro. l’introduzione di un

medium implica sempre l’attività di questo doppio principio: estende da un lato ed

amputa dall’altro. La ruota estende il piede e rende l’uomo più veloce nel muoversi, più

indipendente dalla spazialità geografica; ma gli amputa qualcosa nella sua capacità di

osservare e di interagire con gli altri.

La tipologia dei media per McLuhan si fonda sulla loro capacità informativa, sul

grado di partecipazione che impongono, sulla loro temperatura. Se un medium offre

informazione in gran quantità allora non propone o richiede partecipazione e viene

chiamato “caldo”. Se c'è prevedibilità nell’informazione, l’interesse è scarso e la

partecipazione quasi nulla. Se trovate che c'è molta partecipazione in un programma di

Celentano, non ponetevi domande sui contenuti. Cercate di capire come ha allargato la

sfera di canali comunicativi (faccia, toni di voce, ritmi, pause, ...) in modo che il vostro

cervello deve lavorare di più per decodificare tutte le informazioni che la sua

imprevedibilità vi manda. Non vi potete distrarre perché sapete che rischiate di perdere

una battuta, un elemento nonverbale, un elemento informativo che non sarà ripetuto.

Celentano, pur nella fedeltà più assoluta alla sua immagine (artista fantasioso,

imprevedibile, religioso, attivo su temi ecologici e sociali impegnati), riesce a dare di sé

un'immagine “fredda”. Meccanismi diversi sono attivi, invece, in Baudo (la serenità del

ripetuto e del previsto) e in Arbore (il piacere goliardico del gioco tra compagni,

dell’ironia e dello scherzo, anche questo modulo conosciuto. La novità sta non nello

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DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

schema, ma nei modi con cui questo viene attualizzato. Confrontate gente,

confrontate...).

Il codice è un'altro degli elementi che consente la comprensione e lo scambio. La

comunione del codice resta un requisito essenziale. Lo possiamo definire un sistema di

corrispondenze tra entità presenti ed entità assenti. Ogni qual volta, sulla base di

convenzioni, qualcosa materialmente presente alla percezione del destinatario sta per

qualcosa d'altro, si dà significazione e si è in presenza di segni. Segno, quindi, è

qualcosa che, oltre a significare se stesso, è utilizzato per significare qualcos'altro. Si

dice che “È sufficiente che il codice stabilisca una corrispondenza tra ciò che sta per e

il suo correlato, corrispondenza valida per ogni destinatario possibile, anche se di fatto

nessun destinatario esiste o potrà mai esistere. Un sistema di significazione è pertanto

un costrutto semiotico autonomo astratto, indipendente da ogni possibile atto di

comunicazione che le attualizzi”.

Ogni processo di comunicazione tra esseri umani presuppone un sistema di

significazione come propria condizione preliminare. “Sarebbe possibile (anche se non

del tutto desiderabile) stabilire una semiotica della significazione che sia indipendente

da una semiotica della comunicazione; ma è impossibile stabilire una semiotica della

comunicazione indipendente da una semiotica della significazione”.

Non ci pare che siano affermazioni del tutto esatte. l’attività di significazione non

è un'attività autistica ma essenzialmente finalizzata alla comunicazione e quindi è

naturalmente sociale. Si legge nel cap.IV del Cours de Linguistique Générale di F. de

Saussure : “Si può dunque concepire una scienza che studia la vita dei segni nel quadro

della vita sociale...” (CLG p.26), “la sémiologie [è] étude des signes et de leur vie dans

les sociétés humaines” (EC 286; III C 273).

La comunicazione (emissione di un segnale per un destinatario) quasi nella totalità

dei casi si concluderebbe con un fallimento per le ambiguità irrisolubili che si

presenterebbero senza la definizione delle condizioni situazionali e interazionali in cui

avviene. Questo insieme degli elementi della situazione globale in cui avviene la

comunicazione si chiama contesto. È il riferimento a questa visione del mondo (teoria

dei mondi possibili nella comunicazione) che consente di disambiguare il messaggio. È

una parte della comunicazione che ha avuto riconosciuta molta importanza negli ultimi

anni e la scienza linguistica e semiotica che la studia si chiama pragmatica.

Ultimo elemento, quello che chiude tutta la rete, è il messaggio, l’informazione

che si vuole trasmettere, cioè un insieme strutturato di segni. Ma di questo si parlerà più

avanti. 11

DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

Questa impostazione della rete comunicativa è una rielaborazione degli elementi

cibernetici compiuta da Roman Jakobson. Nonostante la sua originaria formulazione

linguistica, con talune modifiche e sottolineature è comunemente adottato come schema

di riferimento generale.

Per Jakobson ogni elemento del processo comunicativo implica lo svolgimento di

una precisa funzione e quindi in ogni atto comunicativo sono presenti tutte e sei le

funzioni, anche se intenzioni e modalità interattive presenti nell’atto comunicativo

possono far loro attribuire differenti pesi gerarchici e differenti ruoli nello svolgimento

dell’iter comunicativo.

Le sei funzioni sono le seguenti.

a. FUNZIONE ESPRESSIVA O EMOTIVA: viene data quando nel messaggio

prevale l’accentuazione del mittente e del suo atteggiamento riguardo a quello di cui

parla;

b. FUNZIONE CONATIVA O IMPRESSIVA: si ha quando viene evidenziata la

pressione argomentativa o persuasiva verso il destinatario;

c. FUNZIONE REFERENZIALE: si ha quando nel messaggio si privilegia

l’informatività del contesto e i dati relativi all’oggetto cui si riferisce;

d. FUNZIONE POETICA: è costituita dal rilievo dato al messaggio stesso ed è

ovvio far notare che non si identifica con la poesia. Mette in evidenza soprattutto la

strutturazione degli elementi del messaggio e dei segni che lo compongono. Jakobson fa

l’esempio dello slogan politico “I like Ike”, perno della campagna presidenziale del

Gen. Dwight D. Eisenhower, e suggerisce che si possa parlare di funzione poetica

anche quando non si è coscienti del gioco retoricofigurativo che sta dietro al messaggio.

In questo caso si punta, un po' narcisisticamente, sulla propria organizzazione interna

evidenziando il rapporto tra forma dell’espressione e forma del contenuto e i

meccanismi che creano un potenziamento del contenuto informativo;

e. FUNZIONE FATICA: quando si mira a verificare e ad aumentare la vitalità del

canale e l’attenzione del ricevente. È il caso di molti riempitivi tipici del parlato

telefonico e non: “mi senti? ”; “ma che dormi?”; “ci sei ancora? ”.

f. FUNZIONE METALINGUISTICA: si ha quando nel messaggio si precisa o si fa

riferimento al codice. Per es. si veda la differenza tra “quando spunterà la luna... ” e

“'quando' è una congiunzione temporale”.

Il processo comunicativo può essere visto da due punti di vista, quello del mittente

e quello del ricevente. Il primo riguarda la codifica del messaggio (selezione,

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DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

ordinamento e trasmissione), il secondo la decodifica (ricezione, decodifica). I due

processi hanno degli elementi comuni, ma i punti di vista specifici sono del tutto

differenti. Infatti la ricezione non è un processo che si limita a ricevere solo quello che

ci sarebbe nel messaggio, ma è un processo autonomo che nel decodificare difatti ri-

crea il messaggio dandogli un senso specifico. Il messaggio dalla parte del mittente ha

un carattere potenziale che viene definito dall’interpretazione del ricevente. Chi decide

del senso di un messaggio non è chi lo invia, ma paradossalmente chi lo riceve (cfr.

“Lector in fabula” di U. Eco).

Per completare il quadro di questa sezione restano da spendere poche parole su due

punti oggetto di polemica.

Il primo riguarda la volontarietà dell’atto comunicativo: secondo alcuni si avrebbe

comunicazione solo quando il messaggio risultasse emesso pienamente con

intenzionalità e consapevolezza. Ed allora dovremmo escludere tutta la comunicazione

visivo-figurativa, ritmico-musicale e tutte le forme di interazione noverbale di natura

prossemica o gestuale. Esse hanno certamente una loro grammatica (cioè sono sistema)

ma spesso restano implicite (anche se chiaramente esplicitabili) e “inconsce”.

Il secondo concerne la reversibilità dell’atto comunicativo: il percorso mittente-

ricettore dovrebbe poter essere bidirezionale. Più volte questo secondo problema è stato

ripreso, sostenendo che nel caso in cui non si verifichi (meglio, in cui non si possa

verificare) si avrebbe informazione e non comunicazione. Il problema così come è

formulato ci pare di natura non definitoria ma tassonomica all’interno della

comunicazione. Inoltre la competenza metalinguistica (nel senso più astratto del

termine) che caratterizza questo approccio si scontra con forme di linguaggio che

sappiamo praticare senza una teorizzazione metalinguistica a livello di struttura e di

grammatica. In particolare ci riferiamo ai codici nonverbali e a situazioni comunicative

multimediali, cioè in cui esistono codici che si basano su significanti di natura

sensoriale diversa. Posso capire il senso di un spot o di un inserto pubblicitario, ma non

sono in grado di esplicitarne gli elementi ai vari livelli semioticolinguistici presenti.

Insomma, sono in grado di capire e di decodificare, ma non di percorrere la strada in

senso inverso. 13

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3. SEMIOLOGIA SAUSSURIANA

Il ruolo della posizione saussuriana nella definizione della semiologia o semiotica

nei confronti delle altre scienze umane soprattutto della linguistica è stato ora

sopravvalutato ora sottovalutato a seconda dei momenti e delle mode. In particolare il

testo fondamentale di riferimento “Cours de Linguistique Générale”, pubblicato come

si sa postumo e costruito con gli appunti delle lezioni presi dagli allievi, è stato

sottoposto ad una lettura in positivo e in negativo, mettendo in evidenza lo specifico

saussuriano rispetto alle conoscenze e alle convinzioni del suo tempo o sottolineando

quello che era il plafond che egli ha condiviso. Inoltre incertezze e contraddizioni del

testo non sono state risolte dalle varie edizioni delle fonti manoscritte ed indicano

realmente le perplessità che Saussure ebbe dinanzi a taluni problemi e alle soluzioni

che egli aveva proposto.

La griglia di riferimento che egli propone, ci pare però che senza esasperazioni

possa stare alla base di un qualsiasi trattato di semiotica, tenuto conto del punto di vista

che guida quelle riflessioni e non tenendo conto delle diatribe di scuola (pro e contro)

che l’hanno accompagnato negli anni.

Il discorso di Saussure che qui riassumiamo in termini molto brevi riguarda una

definizione di semiologia, meglio la definizione del suo territorio epistemologico,

prima ancora che la disciplina esistesse, il rapporto linguisticasemiologia, il concetto di

sistema nelle sue caratterizzazioni più importanti, quello di segno linguistico e i suoi

principi, le dicotomie langue/parole, sintagmatica/paradigmatica, sincronia/diacronia.

1. STATUTO EPISTEMOLOGICO DELLA SEMIOLOGIA.

2. SEMIOLOGIA E LINGUISTICA

3. SISTEMA-STRUTTURA, FUNZIONE, VALORE, NEGATIVITÀ

4. SEGNO E SEGNO LINGUISTICO. SIGNIFICANTE/SIGNIFICATO

5. IL SEGNO LINGUISTICO: CONVENZIONALITÀ-LINEARITÀ

6. LANGUE-PAROLE

7. SINTAGMATICA-PARADIGMATICA

8. SINCRONIA-DIACRONIA

3.1. STATUTO EPISTEMOLOGICO DELLA SEMIOLOGIA 14

DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

Come si è detto Saussure viene considerato il padre della semiologia e dello

strutturalismo linguistico e il suo influsso sullo sviluppo della linguistica è stato

determinante: nei casi in cui non ha trovato la soluzione di un problema, già le stesse

modalità del porselo sono abbastanza significative. Ma con questo contrariamente a

talune esagerazioni le sue parole (anche perché non sono le sue, ma quelle che gli

allievi avevano appuntato sui loro quaderni) non è la Bibbia, la parola definitiva né per

la linguistica né per la semiologia.

Vediamo i passi del CLG che trattano il nostro problema.

“Si può dunque concepire una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della

vita sociale; essa potrebbe formare una parte della psicologia sociale e, di conseguenza,

della psicologia generale; noi la chiameremo semiologia (dal greco SEMEION

"segno”). Essa potrebbe dirci in che consistono i segni, quali leggi li regolano. Poiché

essa non esiste ancora non possiamo dire che cosa sarà, essa ha tuttavia diritto ad

esistere e il suo posto è determinato in partenza” (p.26).

“Quando la semiologia sarà organizzata, dovrà chiedersi se i modi di espressione

che si fondano su segni interamente naturali, come la pantomima, le spettino di diritto.

Supponendo che li accolga, il suo oggetto principale sarà non di meno l’insieme dei

sistemi fondati sull’arbitrarietà del segno... Si può dire che i segni interamente arbitrari

realizzano meglio di altri l’ideale del procedimento semiologico...” (p.86).

Osserva De Mauro nella nota n. 132 che "Nel passo e ancora più chiaramente nella

fonte manoscritta, S. suggerisce che uno dei compiti della semiologia sarà quello di

graduare i vari sistemi a seconda della loro maggiore o minore arbitrarietà: "Dove si

fermerà la semiologia? È difficile a dirsi. Questa scienza vedrà il suo campo estendersi

sempre di più. I segni, i gesti di cortesia per esempio, vi rientrerebbero; essi sono un

linguaggio in quanto significano qualche cosa ... Sarà uno dei compiti della semiologia

di segnare i gradi e le differenze [tra i vari tipi di segni]" (Engler 1131 B) (CLG 412).

Appare chiara dai passi riportati la consapevolezza di Saussure della necessità

dell’approccio semiotico anche nei confronti della linguistica e di una successiva

ricognizione dei vari sistemi di segni e della loro classificazione. Nella sua

impostazione un ruolo molto importante viene attribuito al principio dell’arbitrarietà e

alla natura sociale (quindi comunicativa) di tali sistemi.

3.2. SEMIOLOGIA E LINGUISTICA 15

DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

Questa definizione dei territori della semiotica, però, si scontrava con abitudini e

orientamenti linguistici di altra direzione, fondati su una prospettiva di comparativismo

e di ricostruzionismo, che ha reso precario il riconoscimento di scientificità alla nuova

disciplina.

Nello schema saussuriano appaiono corretti anche i rapporti con la linguistica.

Ecco qualche passo del CLG:

"La linguistica è solo una parte di questa scienza generale, le leggi scoperte dalla

semiologia saranno applicabili alla linguistica e questa si troverà collegata a un dominio

ben definito nell’insieme dei fatti umani. Tocca allo psicologo determinare il posto

esatto della semiologia; compito del linguista è definire ciò che fa della lingua un

sistema speciale nell’insieme dei fatti semiologici... se per la prima volta abbiamo

potuto assegnare alla linguistica un posto tra le scienze, ciò accade perché l’abbiamo

messo in rapporto con la semiologia...

Perché la semiologia non è ancora riconosciuta come una scienza autonoma, dotata

come ogni altra d'un oggetto particolare? Il fatto è che ci si aggira in un circolo: da una

parte, niente è più adatto della lingua a far capire la natura del problema semiologico;

ma, per porlo in modo conveniente, bisognerebbe studiare la lingua in se stessa;

senonché, fino ad ora, la si è esaminata quasi sempre in funzione di qualche altra cosa,

sotto altri punti di vista... (pp.26-27). "... è perciò (a motivo dell’arbitrarietà che lega

significante e significato del segnolinguistico) che la lingua, il più complesso e diffuso

tra i sistemi di espressione, è altresì il più caratteristico di tutti. In questo senso la

linguistica può diventare il modello generale di ogni semiologia, anche se la lingua non

è che un sistema particolare" (p.86).

Posizione chiara, ripetiamo, e ben documentata, valida soprattutto a livello

astratto. Concretamente, però, si constata che il linguaggio si incontra abbastanza presto

anche quando si tratta di analizzare altri sistemi di segni (scrive Barthes in "Elementi di

semiologia" che "non c'è senso che non sia nominato, e il mondo dei significati non è

altro che quello del linguaggio" (p.14)) per cui lo stesso Barthes propone di rovesciare

l’affermazione saussuriana a favore della priorità metodologica della linguistica: "Si

deve ammettere sin d'ora la possibilità di rovesciare, un giorno, l’affermazione di

Saussure: la linguistica non è una parte, sia pure privilegiata, della scienza generale dei

segni, ma viceversa la semiologia è una parte della linguistica" (ivi, p. 15).

l’affermazione viene ribadita anche in una forma più impegnativa: "... attualmente il

sapere semiologico non può essere altro che una copia del sapere linguistico "(ivi),

nonostante il carattere di temerario con cui viene etichettato il fatto che "questo sapere

16

DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

deve già applicarsi, almeno, come progetto, a oggetti non linguistici" (ivi) e

l’avvertimento che "non presumiamo... che la semiologia debba sempre seguire

rigidamente il modello linguistico" (ivi).

È una situazione un po' contraddittoria e paradossale.

Intanto è strana la volontà di definire oggi quello che una disciplina sarà nel futuro

nella consapevolezza di limitazioni obiettive o ritenute tali al momento della scrittura (e

Barthes scriveva questo testo nel 1964) e la necessità di dover necessariamente mutare

il quadro di riferimento che già si intravede stretto e inadeguato.

Secondo un'opinione condivisa da molti, non è corretto definire la totalità,

mutuando i risultati ottenuti nell’esame di una sua parte, anche senza negare o

sottovalutare l’apporto di esperienza e di riflessione che un'analisi parziale può dare

alla definizione del quadro complessivo.

Secondo una nostra personale opinione, inoltre, questo schema cognitivo risente

dei riflessi di un certo uso della macchina cerebrale umana e appare come proiezione e

razionalizzazione di una situazione di fatto (per maggiori dettagli si veda il cap. su

"Emisferi cerebrali e semiotica").

3.3. SISTEMA-STRUTTURA, FUNZIONE-VALORE-IDENTITÀ, NEGATIVITÀ

Gli elementi indicati nel titolo del paragrafo ci appaiono come i più importanti per

la costituzione di una semiotica e per una pratica di analisi che privilegi la

significazione e la comunicazione, i cui principi fondamentali sono: 1. principio della

solidarietà e della sistematicità: "La lingua è un sistema di cui tutte le parti possono e

debbono essere considerate nella loro solidarietà sincronica" (CLG 106); 2. principio

della differenziazione: "Nella lingua non vi sono se non differenze" (CLG 145); 3.

principio della forma: "La lingua è una forma e non una sostanza" (ClG 147); 4.

principio della negazione: "Il segno è una realtà negativa: vale per quello che nega"

(metafora dell'iceberg). Saussure è stato il primo a riconoscere il carattere

"sistematico" della lingua sulla base di tre sue caratteristiche: la socialità (la lingua è

condivisa e comune ad una comunità di parlanti; al deposito storico delle loro

esperienze), l’astrattezza e la necessità/obbligatorietà da parte degli utenti.

Nell’uso dei termini di solito si oscilla tra una definizione di lingua come sistema

di segni e un'altra che la presenta come struttura. Anche qui per alcuni studiosi i due

termini assumono accezioni particolari, ma qui ci sembra opportuno considerarli come

sinonimi interscambiabili, rimandando al futuro ulteriori approfondimenti e distinzioni.

17

DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

Inoltre ci contentiamo di una definizione provvisoria di insieme o sistema o struttura: 1)

ci deve essere una pluralità di elementi che lo compongono; 2) questi devono essere

collegati tra di loro da rapporti di mutua interdipendenza. Non viene considerato

sistema o struttura quello costituito da un unico elemento e quello che presenta diversi

oggetti ma disparati tra di loro.

Tutti e due questi requisiti si trovano nella definizione saussuriana di lingua. La

lingua quindi è un tutt'uno, cioè un insieme costituito da elementi collegati tra di loro

da rapporti mutui: ciascuno di essi non è staccato o staccabile dagli altri e le sue

vicende di mutamenti o di scomparsa o di rivitalizzazione implicano la ridefinizione

degli elementi dell’intero sistema.

"Nei sistemi semiologici, come la lingua, in cui tutti gli elementi si tengono

reciprocamente in equilibrio secondo regole determinate, la nozione di identità si

confonde con quelle di valore e viceversa" (CLG 134).

Che cosa distingue un segno dall’altro?

Il ruolo di questa nozione nel pensiero saussuriano è essenziale. Il valore è diverso

dalla significazione; esso proviene "dalla situazione reciproca delle parti della lingua",

"ciò che c'è di idea o di materia fonica in un segno è meno rilevante di ciò che gli sta

attorno negli altri segni" (cit. Godel 166). Paradossalmente il valore di un segno è dato

da quello degli altri segni che l’accompagnano o che richiama.

L’identità di un segno è data dal suo valore e dalla sua funzione, e a loro volta

questi sono fondati sul sistema di differenze che oppongono e distinguono i segni tra di

loro. Il sistema si fonda su queste contrapposizioni. Un segno vale per la differenza che

crea nei confronti di un altro. "Nella lingua non vi sono se non differenze" (CLG 145).

"Nella lingua, come im ogni sistema semiologico, ciò che distingue un segno, ecco tutto

ciò che lo costituisce. La differenza fa il carattere, così come fa il valore e l’unità"

(CLG 147).

Un esempio fatto da Saussure è quello del treno: "Noi parliamo di identità a

proposito di due treni "GinevraParigi delle 20,45", che partono a ventiquattrore di

intervallo. Ai nostri occhi, è lo stesso treno e tuttavia probabilmente locomotiva,

vagoni, personale, tutto è diverso... Quello che costituisce il treno è l’ora della sua

partenza il suo itinerario e in genere tutte le circostanze che lo distinguono da altri treni.

Tutte le volte che si realizzano le stesse condizioni si ottengono le stesse entità. E

tuttavia queste non sono astratte, poiché un treno non si concepisce fuori di una

realizzazione materiale" (CLG 132). 18

DI SPARTI Segno comunicazione linguaggio

Si legge nel CLG: "D'altra parte è impossibile che il suono, elemento materiale,

appartenga per se stesso alla lingua. Per questa non è che un elemento secondario, una

materia che ssa mette in opera. Tutti i valori convenzionali presentano il carattere di

non confondersi con l’elemento tangibile che serve loro da supporto. Così non è il

metallo d'un pezzo di moneta che ne fissa il valore... e avrà valore maggiore o minore

con questa o quella effige, di qua di là d'una frontiera politica" (CLG 143-144).

"La lingua è il regno delle articolazioni: ogni termine linguistico è un membretto,

un articulus in cui un'idea si fissa in un suono ed un suono diviene il segno dell’idea"

(CLG 137).

La spiegazione di Saussure si appoggia a due esempi. Il primo: "Ci si rappresenti

l’aria in contatto con una estensione d'acqua: se la pressione atmosferica cambia, la

superficie dell’acqua si decompone in una serie di increspature; appunto queste

ondulazioni daranno una idea dell’unione e, per dir così, dell’accoppiamento del

pensiero con la materia fonica" (CLG 137).

Il secondo ricorre all’immagine di un foglio di carta: 1. se ritagliato in diversi

pezzi, ciascuno di questi ha valore in rapporto a quelli vicini; 2. ciascuno di essi ha un

recto e un verso, che sono stati tagliati nello stesso tempo. "La lingua è ancora

paragonabile a un foglio di carta: il pensiero è il recto ed il suono è il verso; non si può

ritagliare il recto senza ritagliare nello stesso tempo il verso; similmente nella lingua,

non si potrebbe isolare né il suono dal pensiero né il pensiero dal suono" (CLG 137).

Osserva Barthes: "la lingua è l’ambito delle articolazioni, e il senso è in primo

luogo scomposizione. Ne consegue che il compito futuro della semiologia non consiste

tanto nello stabilire dei lessici di oggetti, quanto nel ritrovare le articolazioni che gi

uomini impongono al reale" (ES p. 52). E così si ritrovano nuovamente i rapporti

lingua, pensiero e realtà (cfr. Hjelmslev).

3.4. IL SEGNO LINGUISTICO: SIGNIFICANTE/SIGNIFICATO

Saussure, occupandosi di linguistica, anche se ha postulato la nuova disciplina e si

occupa, en passant, anche di segni non verbali, nel definire il segno linguistico, lo fa

senza preoccuparsi di dare preliminarmente una definizione generale di segno

all’interno della quale collocare i tratti specifici di quest'ultimo. Ma è necessario farlo.

3.4.1. CONCETTO DI SEGNO


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Semiotica sui segni con analisi dei seguenti argomenti trattati: informazione (ridondanza, rumore, prevedibilità, feed-back), comunicazione e significazione, reti e funzioni comunicative, mittente, destinatario, canale, codice, contesto, messaggio, funzione espressiva o emotiva, funzione referenziale.


DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gensini Stefano.

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