Comunicazione
Il segno secondo Roland Barthes
Le signe est une fracture qui ne s'ouvre jamais que sur le visage d'un autre signe. - Roland Barthes ("L'impero dei segni", p. 64)
Tutto è segno?
La risposta ovviamente è no. Tutto può essere segno? Ovviamente sì. Chi decide che una cosa diventi segno di un'altra? Gli utenti e i consumatori del segno. Questa doppia valenza dell’oggetto impegna chi? Solo quelli che hanno accettato o sono a conoscenza della convenzione che si è stabilita: il segno è un oggetto, un qualcosa, che oltre ad essere se stesso, per qualcuno significa anche altro.
Un problema di carattere epistemologico riguarda la possibilità di un'unica conoscenza e codifica della realtà, di quello che esiste. Esso nasce dalla constatazione che i sistemi migliori di codifica e di conoscenza della realtà che l’uomo conosca, cioè le lingue, concretamente possono dare e danno una rilevanza diversa e una percezione differente della stessa cosa o esperienza. È questo nonostante che il meccanismo cerebrale e simbolico generale dia garanzie di universalità, tanto da poter essere considerato identico.
La nostra percezione e conoscenza della realtà quindi si fonda su una percezione-traduzione in sistemi di segni di questa massa "amorfa", che, secondo Hjelmslev, è inconoscibile direttamente. Per noi quindi e per il nostro cervello, che percepisce ed elabora una realtà codificata in impulsi neuronali di natura biochimica, tutto è segno. Si fonda quindi sui meccanismi che stanno alla base della codifica e del sistema di segni utilizzato, sulla loro adeguatezza rispetto ai tratti ritenuti rilevanti della realtà. Non c'è identità, ma approssimazione e ricerca degli elementi comuni tra le varie codifiche.
Vedere e sapere non sono fatti obiettivi, ma incontro dei meccanismi linguistici e percettivi generali della macchina umana con la storia e l’esperienza individuale e storica dell’individuo e del suo gruppo. L’oggettività incontra sempre maggiori restrizioni e si afferma una soggettività negoziata: il caso e l’imprevisto rientrano nel paradigma di scientificità. Conoscere scientificamente non viene più ritenuto un sistema completo e chiuso, in cui tutto è previsto o è prevedibile, quello che sappiamo può coesistere con quello che ci è ignoto. È la sfida della complessità.
Segno, comunicazione e linguaggio
In molti casi la scoperta e l’invenzione nascono da un'osservazione casuale (tipica la mela sulla testa di Newton, o le muffe dell’inventore della penicillina A. Fleming), ma molte delle scoperte più generali e potenti sono derivate dallo studio dei fenomeni nei dispositivi creati dall’uomo e dalla sua tecnologia. I meccanismi fisici e teorici di simulazione sono alla base della comprensione del reale. In definitiva non la realtà in sé, ma una sua codifica, parziale e provvisoria, filtrata e semplificata, sta alla base della conoscenza e della comunicazione. In breve, una operazione fondamentale di traduzione segnica, un gioco di simulazione e di "menzogna" organizzata e condivisa nei confronti della realtà.
Da questa impostazione che vede la struttura semiotica del segno come prevalente su altri punti di vista e come momento unificante della interdisciplinarità, è nato il diffondersi di una pratica semiotica che ha rischiato di essere "tuttologia" nell’accezione più banale e diffamatoria del termine: l’incompetenza e l’appiattimento elevati a rigore di riflessione e a strumento di valutazione e di conoscenza. Da questo ingrossarsi di truppe nasceva quello che con un linguaggio e una sensibilità particolare era etichettato come "imperialismo semiotico", con grandi confusioni tra teorie generali dei codici (teoria della significazione) e teorie della produzione segnica (teoria della comunicazione), in un tentativo omologante di grande confusione e inganno tra momenti e definizioni analoghe provenienti da ambiti diversi: così questo schema veniva sovrapposto a quelli che distinguono tra langue e parole, tra competence e performance, tra sintattica-semantica e pragmatica.
Informazione (ridondanza, rumore, prevedibilità, feedback)
Il punto di partenza corretto per definire il percorso della ricerca è quello matematico-cibernetico di informazione. Il termine lascia la sua accezione comune di attività di trasmissione e di disseminazione di dati di conoscenze ed assume un senso astratto, generale e universalizzato di trasmissione di informazioni in tutti i sistemi comunicativi non importa il codice e il canale utilizzato.
Nasce come teoria matematica per risolvere problemi specifici di comunicazione elettrica per ottenere le condizioni di una trasmissione ottimale dell’informazione, ma tende a interessarsi di qualsiasi segnale scelto da un insieme di segnali possibili. Il suo problema fondamentale di una codificazione efficiente e le sue conseguenze, nell’assicurare la conservazione dell’informazione in presenza di disturbi, costituiscono il centro della teoria dell’informazione.
I più importanti costruttori di questa teoria sono Norbert Wiener (padre della cibernetica, simulazione astratta o meccanica di processi di organismi viventi, quindi anche questa operazione di carattere semiotico) e Claude E. Shannon.
Vediamo di renderci conto di cosa sia informazione con un certo numero di esempi: in un sistema antincendio la presenza di gas derivati da combustione; in un sistema antifurto l’apertura di uno sportello o un movimento della macchina. Sono però segni imperfetti perché non riescono a comunicarci i casi in cui scattano per motivi diversi da quelli di un furto (per es. un tuono violento, una persona che vi si appoggia). Questi falsi allarmi possono essere considerati come tipici esempi di "rumore": informazione anomala che disturba la trasmissione della informazione richiesta.
Gli effetti di questo rumore sono molto strani e, a lungo andare, possono annullare la pertinenza del segnale: come per es. la prevalenza dei falsi allarmi fa considerare come normale cioè non informazione anche quello che per sventurato caso fosse reale; un particolare cura nell’aspetto o segni non verbali del volto possono orientare verso comportamenti diversi; interruttore automatico (sensori) per l’accensione delle luci delle strade; interruttore automatico (ad orologeria) per l’accensione delle luci delle scale o del videoregistratore programmato; brividi di freddo; senso di fame: messaggi cifrati o a doppio senso.
Il punto di partenza nel valutare l’informazione è quello della prevedibilità: se un dato comportamento o il risultato di un certo numero di operazioni sono prevedibili, l’informazione relativa è nulla. C'è informazione quando la prevedibilità o non c'è o è ridotta. Quindi informazione equivale a dati ignoti e non prevedibili per chi li deve ricevere. Strettamente collegati sono i concetti di ridondanza, che indica l’insieme dei dati prevedibili o conosciuti che accompagnano l’ignoto, e di rumore, che indica l’insieme dei disturbi di ogni natura e ambito che riducono la prevedibilità del messaggio rendendone ambigua e problematica la ricezione e la decodifica. La misurazione dell’informazione avviene su base binaria (cifre 1 per pertinente, 0 per non informativo) e la unità di misura è il bit.
All’interno delle comunicazioni umane un momento particolare di riflessione deve essere assegnato alla valutazione della ridondanza. Stando alla definizione che abbiamo appena dato, essa indicherebbe qualcosa di inutile e un peso morto della comunicazione perché non veicola informazione. In realtà si tratta di una valutazione esagerata e parzialmente errata.
Intanto date le caratteristiche di "rumorosità" in cui avviene la comunicazione umana (non sempre ottimali le conoscenze del codice, condizioni di non lucidità nella recezione e nell’elaborazione dei dati, vuoti e defaillances di memoria, distrazione, ecc.) la salvaguardia dell’informazione passa attraverso forme di ridondanza sia a livello di codifica che di trasmissione dell’informazione. Così per esempio proprio le lingue utilizzano sistemi di ridondanze per salvaguardare la correttezza dell’informazione.
Inoltre una comunicazione che veicola solo informazione costringerebbe a un'attenzione assoluta per l’impossibilità di recuperare l’informazione mancante o persa. Un costo di attenzione che l’organismo riduce aumentando la quantità di ridondanza presente nel messaggio.
Infine a livello di pragmatica comunicativa ci sono gli atteggiamenti non sempre positivi della persona nei confronti della "novità". Esistono meccanismi di sicurezza psicologica e non fondati sulla ricerca del conosciuto, dell’atteso. E determinate forme di comunicazione soprattutto di massa hanno valore proprio per la quantità di ridondanza posseduta, sulla soglia di noto e di ripetuto che implicano. È il divertimento che nasce dal prevedibile ripetersi di situazioni che incontriamo nei cartoni animati, nei serials televisivi, in tante forme di spettacolo.
Un problema di difficile soluzione è questo bilanciamento tra noto e novità per equilibrare sia le diffidenze nei confronti dell’ignoto sia una ripetitività che assuefa ed è noia. I meccanismi della soddisfazione delle attese (cioè la soddisfazione del previsto o del prevedibile) sono tra le cose più importanti di una rete o sistema di comunicazione non product-oriented ma market-oriented. Il consumatore e il destinatario di un processo informativo e comunicativo diventa la misura di tutto. Non importa il settore merceologico o ideologico del "bonum" da comunicare e fare condividere e consumare, interessano le disposizioni e gli atteggiamenti dei destinatari tecnicamente e giustamente considerati "target", obiettivo da centrare.
Un ultimo elemento ci pare essenziale per completare questo quadro: il concetto di feedback o di retroazione. In questo caso l’informazione in uscita (cioè che va da un emittente ad un ricevente) in parte ritorna in ingresso allo scopo di ottenere un particolare comportamento. È un momento essenziale di tutti i sistemi di regolazione e di controllo: la grandezza in uscita se in eccesso produce una riduzione o un'interruzione del flusso di ingresso.
Questo principio cibernetico trova applicazione a tutti i livelli e in tutti i campi da quelli fisiologici ed etologici, in cui è necessario adeguare uno strumento al raggiungimento di uno scopo, così la termoregolazione corporea, problemi di fame o di sete, ecc. A livello comunicativo le sue applicazioni sono notevoli per i momenti di autocorrezione nella valutazione degli effetti comunicativi in un'interazione, nella micro o macropianificazione di un dialogo, nei mutamenti di progetto sintattici e semantici nel parlato, ecc.
Comunicazione e/o significazione
Un equivoco nel passato recente ha turbato e intralciato la ricerca semiotica proponendo come prioritaria una scelta di campo tra una semiotica della comunicazione e un'altra della significazione. Oggi pare corretto vederle come due momenti di uno stesso processo: è possibile comunicare solo perché tra i due terminali della comunicazione è comune un riferimento di codice, cioè un sistema di significazione, o, come scrive Louis Prieto, un "sistema di intercomprensione", disponibilità a valorizzare un insieme di elementi noti tanto al mittente quanto al ricevente, cioè in termini di teoria degli insiemi un'intersezione (cioè un'area comune) tra competenza dell’emittente e competenza del ricevente.
Di due altri problemi connessi con la definizione di comunicazione la volontarietà e la reversibilità parleremo alla fine di questa sezione. La semiotica è essenzialmente un sistema di significazione e la semiosi è il processo fondamentale che ne determina l’ambito e i riferimenti scientifici. Ma chi stabilisce un meccanismo di semiosi, cioè collega un qualcosa di presente perché serva anche per indicare un assente, non crea una associazione assoluta che vale per tutti, ma sempre limitata a un gruppo: segno è qualcosa che per qualcuno sta a significare qualcos'altro. Nella definizione del segno e del processo di significazione è sempre presente il riferimento all’utente, per cui il meccanismo semiosico è di fatto un meccanismo comunicativo, in quanto esprime e realizza una volontà di trasferire un'informazione a qualcuno, anche se stesso come terminale della comunicazione.
Reti e funzioni comunicative
Per la cibernetica e per la teoria dell’informazione alle quali facciamo riferimento nell’impostare questi problemi, comunicazione è il processo per cui un segnale codificato e contestualizzato passa attraverso un canale da un emittente ad un ricevente. Questa definizione abbastanza generica ha bisogno di essere chiarita in alcuni dei suoi elementi.
Gli elementi essenziali per un atto comunicativo sono sei: mittente, destinatario, messaggio, codice, canale e contesto.
Il mittente (detto anche emittente) indica chi è all’origine dell’atto comunicativo. Spesso viene indicato anche con il nome di fonte, che sottolinea il carattere di punto di provenienza o di origine del segnale. Il primo termine, però, si presta meglio a esprimere il gioco di selezione e di pianificazione degli elementi dell’atto comunicativo in funzione delle caratteristiche del destinatario e degli obiettivi che si intendono raggiungere.
Il destinatario è il terminale dell’atto comunicativo, cioè la meta a cui viene indirizzato, ma non è detto che sia il ricevente o l’unico ricevente. Per simmetria ad emittente bisognerebbe preferire ricevente, ma si andrebbe incontro ad escludere una possibile divaricazione tra destinatario dell’atto e ricevente di fatto. Inoltre per lo stesso tipo di riferimenti cui si è fatto cenno, in una semiotica e in una comunicazione target-oriented è preferibile il primo termine perché sottolinea che nell’atto comunicativo è l’emittente che sceglie il destinatario dell’atto comunicativo e in funzione dell’efficienza della interazione ne sceglie e calibra gli elementi.
Ripeto che può accadere che il destinatario previsto non sia il ricevente o l’unico ricevente del segnale, ed allora bisognerà vedere se si tratta di una défaillance, di un caso fortunato, o di un puro accidente. La diagnosi costringerà a ritornare sulla selezione e il planning del target e dei componenti la comunicazione, per vedere di correggere gli errori o di sfruttare meglio le opportunità non previste e che si sono incontrate.
A livello di comunicazione si devono mettere in evidenza un effetto boomerang e un effetto vampiro. Il primo indica un effetto della comunicazione che ritorna indietro con un esito negativo: in questo caso c'è sempre qualcosa non analizzato bene o sottovalutato o non previsto del tutto. Si possono dare vari esempi.
Uno considerato ormai storico si è verificato nel corso di una campagna per la valigia Samsonite: per indicarne l’indistruttibilità era stata scelta una scena di catastrofe aerea con la mitica valigetta unico relitto integro messo ben in vista. L’effetto boomerang stava nel fatto che si era salvata la valigia ma erano perite le persone. Piccolo dettaglio non trascurabile per i ricettori cui stava a cuore principalmente l’integrità delle persone e non quella di quella "dannata" valigetta.
Il secondo è una delle tante disavventure della pubblicità politica fatta da "esperti". Nei primi anni sessanta la DC aveva dei problemi elettorali. L’esperto americano consultato, dopo le sue indagini, comunicò che la colpa era dell’immagine di vecchio e di stantio che in larghe fasce dell’elettorato le era associato. Proposta di soluzione: una campagna di affissioni con una bella ragazza e con la scritta: "La DC ha vent'anni". Un popolo maschilista reagì con un'unica controproposta aggiunta al manifesto: "fottila". Manifesto ritirato e campagna annullata.
Infine un caso pubblicitario recente. Uno spot della Pirelli mostrava un bambino seduto in mezzo alla strada assorto nel suo gioco con una macchinina. Una macchina si intravedeva sullo sfondo sopraggiungere a gran velocità. Il bambino non se ne accorgeva o non se ne preoccupava e continuava assorto a giocare. Un disastro, penserete. No. Perché l’autovettura si fermava perfettamente ad un pelo dal bambino, che ancora continuava a giocare. Miracolo dei pneumatici Pirelli. Ottima se si vuole la metafora: pessimo l’effetto boomerang creato spingendo i bambini a sottovalutare i pericoli della strada, dando l’idea di genitori disattenti e poco preoccupati della tutela dei figli, e collegando per gli automobilisti l’idea di pericolo con qualcosa di molto tragico e sconvolgente.
Dopo una sentenza del Collegio per il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria che fece sospendere la campagna, la Pirelli ha fatto modificare alcuni elementi e lo ha rimesso in giro. Gli elementi nuovi riguardano che il bambino bianco è stato sostituito da una bambina di colore (forse sudamericana, e quindi il comportamento di un bambino che gioca sulla strada viene posto in un ambiente non nostrano) che gioca seduta in strada con la sua bambola.
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