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Appunti semiotica

Lo spirito della semiotica è porsi in maniera trasversale rispetto a tutti i modi di comunicazione. Rispetto all'idea di pensare e quindi agire, la semiotica vive dentro il pensiero. Facciamo un esempio: noi non facciamo musica perché l'abbiamo pensata prima, la facciamo e la viviamo mentre la si compone, in quel momento, dentro la musica. La semiotica punta sul sentimento del senso delle cose. Quando noi guardiamo la realtà, la vediamo così come la si vede o vediamo la sua rappresentazione? In verità, partendo da un presupposto semiologico, noi vediamo la rappresentazione della realtà, e questo perché utilizziamo dei sistemi semiotici.

Modellizzazione come processo cognitivo

Con il termine modellizzazione s'intende quel processo cognitivo che porta alla costruzione di un modello. Un modello è una rappresentazione mentale o teorica contenente la struttura essenziale degli oggetti o degli eventi nel mondo reale. In ambito scientifico, la modellizzazione permette di selezionare particolari aspetti di una realtà (un fenomeno fisico, una situazione in campo economico, un fenomeno naturale) e rappresentarli con i linguaggi della logica, stabilendo fra tali aspetti relazioni di tipo matematico. La modellizzazione di un sistema fisico o di un processo reale non è un'attività puramente mentale, in quanto prevede l'interazione con oggetti reali tramite l'osservazione e la sperimentazione. Per quanto riguarda l'ambito semiotico, invece, bisogna distinguere tra "type" e "token". La coppia type/token è stata introdotta in semiotica da Charles Sanders Peirce. Con il termine "type" si intendono delle entità astratte, rappresentazioni ideali di tutto ciò che esiste (piante, animali e oggetti), mentre i "token" sono gli oggetti reali del mondo. Ogni persona può avere un suo type personale in testa e creare quindi modelli a seconda della sua cultura e delle diverse esperienze fatte dalla nascita. In quanto rappresentazioni, i modelli non comprendono tutti gli aspetti della realtà. Con l'aumentare dell'esperienza, lo schema di base del modello può essere modificato di volta in volta; esistono infinite possibilità di manipolazione di un modello.

La filosofia di Kant e la rappresentazione della realtà

Per capire meglio la filosofia semiologica si fa riferimento al filosofo Kant, filosofo tedesco. Fu uno dei più importanti esponenti dell'illuminismo tedesco e anticipatore - nella fase finale della sua speculazione - degli elementi fondanti della filosofia idealistica. Egli sosteneva che noi non vediamo le cose così come le vediamo, ma in maniera "filtrata" attraverso quello che lui chiamava le categorie. Una mera visione filosofica in cui le categorie sono una costruzione sociale. Altro riferimento della realtà che fa riferimento nel mondo della comunicazione è relativo al film "Matrix". In questo caso la matrice rappresenta una sorta di cyberspazio o realtà simulata creata dalle macchine. La realtà che vediamo è interpretata e descritta come "il deserto del reale", ovvero la realtà così come appare, mentre invece tutto ciò che esiste è scritto. Sono i linguaggi quindi che costruiscono la realtà, il mondo, anche noi stessi siamo fatti di linguaggio. Noi sentiamo le cose proprio per come le sentiamo e non perché sono così come nella realtà.

La comunicazione secondo la semiotica

Tra gli esseri umani la telepatia non esiste, altrimenti non esisterebbe la semiotica, ovvero mezzi che funzionano come messaggio necessario. Gli esseri umani mettono insieme aspetti mentali e psicologici con cose materiali. Tutto ciò che è mentale, sentimentale, ecc., non è comunicabile. Abbiamo quindi dovuto inventarci un mezzo di "sostituzione" per rendere attivo, interpretabile e raggiungibile ogni minima forma di pensiero. Possiamo dire quindi con una certa sicurezza che la semiotica è la scienza che viaggia dal pensiero con un mezzo materiale e che raggiunge il ricevente il quale usa mezzi a sua volta di traduzione del messaggio. Dal parlante partono in pratica delle istruzioni, il ricevente traduce queste istruzioni secondo competenze mentali. Le istruzioni viaggiano con mezzo diversificato.

La semiotica secondo Umberto Eco

Secondo Umberto Eco, la semiotica si divide in Generale, ovvero i segni e tutto il loro mondo, e Applicata, quindi ciò che concerne la letteratura, cinema, fumetti ecc. In effetti, è una categorizzazione limitata e personale, sebbene Umberto Eco sia definito un grande rappresentante degli studi semiologici. Possiamo quindi distinguere la semiotica delle applicazioni Visive, in primo luogo il cinema, ma soprattutto e la più importante la dimensione Narrativa. Come direbbero alcuni psicologi, noi siamo individui narranti, noi ci narriamo da sempre e in continuazione, la narrazione è il primo sistema con cui rappresentiamo la realtà. Della nostra esistenza cosciente fa parte come primo presupposto, il fatto che il mondo ci appare sensato. Il che significa che noi vediamo sempre le cose che ci troviamo attorno e i loro comportamenti secondo certe "categorie" o "etichette". Ogni cosa ci appare dunque etichettata secondo la sua apparenza, e fornita, per così dire, di "istruzioni per l'uso".

Esempi di comunicazione linguistica

Partendo da un esempio di comunicazione, precisamente linguistico. Un ideale di comunicazione impossibile. Da soggetto A a soggetto B, il soggetto A invia un contenuto mentale. Ad esempio, la comunicazione di richiesta di quale colore è stata acquistata l'auto. Per ricavare come il ricevente traduce e capisce il messaggio (da soggetto a soggetto) utilizza quello che chiameremo ora "oggetto sostitutivo". Attraverso un'esecuzione di istruzioni tradurrà i contenuti mentali del soggetto A per ottenere eguali contenuti mentali ma diversificati e interpretati secondo proprie istruzioni mentali. L'esempio del significativo del colore della macchina è riferito al fatto che il Blu (ad esempio) del soggetto A non sarà mai uguale al colore Blu interpretato e rappresentato mentalmente dal soggetto B. La lingua è un po' come la nostra mamma ma non ci permette di dire le cose come realmente sono. Infatti, ci spinge a semplificare, tanto che quello che vogliamo realmente dire non riusciamo a esprimerlo con una parola esistente. La lingua è spesso banale e semplicistica. Schematica e spesso non rappresentativa. La lingua costruisce degli insiemi. In tal caso, i colori a cui pensiamo non sono i colori della natura ma sono i colori della lingua italiana. Sono i significati delle parole della lingua italiana.

Classificazioni linguistiche e significati

A tal proposito, quando si pensa al colore, si pensa all'insieme cui fa parte quel colore. La prima cosa che deve fare il parlante, mittente, è quello di classificare la lingua ovvero di fare delle classificazioni. La lingua è un insieme di cose da organizzare in questo o quel cassetto. Un'area, un insieme, una classe di percezione di colore, ad esempio, corrisponde al "significato", anche definito come informazione mentale riferito al segno, al significante.

La semiotica come scienza dei segni

La semiotica è la scienza che studia tutti i segni che servono per la comunicazione. La semiotica moderna ha origine tra fine dell’800 e primi decenni del 900 e presenta due grandi studiosi fondatori:

  • Charles Sanders Peirce (1839-1914) negli Stati Uniti: nessun testo sistematico, ma scritti brevi. Egli vede il rapporto uomo/realtà come un processo di interpretazione. Peirce è tra i fondatori del pragmatismo.
  • Ferdinand de Saussure (1857-1913) in Europa (Svizzera): egli è tra i fondatori dello strutturalismo e, a causa della sua morte prematura, non ha lasciato un’esposizione scritta del suo insegnamento. Linguista che studia la lingua come parte viva della realtà sociale, così com’è soggettivamente percepita da coloro che la utilizzano e viene considerato fondatore di una semiotica intesa come scienza sociale.

Al contrario di quanto si è verificato per altre discipline, negli Stati Uniti si è formata una tradizione di studi semiotici più astratti e teorici, condotti in chiave prevalentemente filosofica. Il passaggio tra XIX e XX secolo ha segnato un momento di trasformazione profonda e decisiva nella storia del pensiero occidentale, in tutti gli ambiti e in tutti i livelli. Saussure, considerato fondatore di una semiotica intesa come scienza umana (e in particolare come scienza sociale), apparteneva in pieno a questo nuovo clima, come testimonia la sua definizione, allora rivoluzionaria, di semiologia come “la scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale”.

Uno dei punti chiave della prospettiva di Saussure consiste proprio nella separazione tra la dimensione individuale e la dimensione locale in cui il soggetto parlante usa un sistema semiotico per esprimere un suo pensiero personale, e la dimensione sociale, istituzionale e collettiva. Egli usa per la dimensione individuale il termine francese “parole” (l’attività del parlare) e per la dimensione sociale il termine “langue”, lingua, intendendo con questo l’insieme sistematico di norme grammaticali e di convenzioni che nel loro complesso reggono il funzionamento di un sistema semiotico.

Bisogna arrivare tra gli anni del 1960-1970 per vedere finalmente una crescita rilevante negli studi semiotici, specialmente in Francia e in Italia. Di nuovo anomalo è però il fatto che, in anni in cui era molto forte l’interesse per i fatti sociali, per le comunicazioni di massa e per la dimensione culturale e politica, gli studi semiotici vertessero invece su impianti di carattere letterario o filosofico. Il modello teorico che dominò la semiotica degli anni ’70 fu quello elaborato da Julien Greimas (1917-1992), i cui riferimenti culturali hanno sempre inclinato verso la filosofia più che verso le scienze sociali e i cui metodi di ricerca restano influenzati da una visione di carattere letterario. Il successo delle sue proposte teoriche è dovuto alla capacità di prospettare una visione articolata e globale della teoria semiotica. Nell’ultimo periodo degli anni ’70 inizia a circolare il nuovo termine di “sociosemiotica”.

Sociosemiotica: segni e sistemi segnici

Con l’espressione “sociosemiotica” intendiamo riferirci a un campo d’indagine che ha al suo centro il segno, o per meglio dire, più estesamente, i sistemi segnici, verbali e non verbali, che costituiscono “il sociale”. La Sociosemiotica non è un’area specifica degli studi semiotici, bensì una delle sue più rilevanti prospettive ed essa non è un’altra cosa rispetto alla semiotica generale, anzi si richiama proprio alle radici e al tronco primario della disciplina stessa. Partendo dalla visione neoclassica, avviene una riformulazione di concetti differenti che, riformulandoli e integrandoli, danno vita a una visione più penetrante e articolata; la concezione della disciplina diventa più compatta e unitaria. L’affermarsi della prospettiva sociosemiotica va a inserirsi così anche nella ripresa di quello che possiamo chiamare l’originario paradigma soggettivo: nella concezione di Saussure, infatti, la semiotica si occupa in primo luogo non di oggetti testualizzati ma di sistemi soggettivamente costituiti.

Trasmissione del messaggio

Il soggetto A trova quindi il significato di ciò che vuole esprimere, quindi sceglie la parola opportuna della lingua italiana. Il tutto tramite un'operazione mentale. A questo punto occorre realizzare il mezzo fisico attraverso la "realizzazione sonora", produce un suono, un oggetto sonoro. Una volta prodotta la realizzazione sonora, essa si sposta nello spazio e raggiunge il destinatario. Egli deve percorrere il percorso in senso inverso. Ovvero associare l'oggetto sonoro a una parola il cui traduttore traduce nel significato equivalente. Un successo di comunicazione effettivo è quando i "significati" dei due soggetti sono i medesimi. Ma il processo di comunicazione è riuscito anche se il soggetto ricevente non percepisce lo stesso grado di colore. Quello che è importante è quindi la classe, la classificazione di colori in questo caso. Ovviamente una maggiore precisione si riscontra quanto più preciso è il messaggio del mittente. Anche se la lingua ci invita, ci spinge ad essere generici. Come se effettivamente noi potremmo stringere le possibilità ma non risolvere il problema. La lingua è fatalmente generica.

Economia della lingua e nomi propri

Una'altra questione è "l'economicità della lingua". Non chiedere al tuo destinatario più tempo interpretativo di quello che occorre. Ogni regola però ha un'eccezione, ovvero nel caso della lingua sono i "nomi propri". Ad esempio, Po come fiumi o Everest come le montagne. La parola Everest riconduce sicuramente a una montagna, un qualcosa che sta in un certo posto. Questo discorso non vale ovviamente ai nomi propri delle persone. Invece devono essere un'entità di riferimento unico a cui rimandiamo a un qualcosa di certo.

La percezione dei suoni e il sistema di interpretazione collettiva

Una parola è un modello mentale astratto. Infatti, una stessa parola viene pronunciata e quindi prodotta con suoni diversi ogni volta. Il suono di una parola riprodotto cento volte non sarà pronunciata mai nello stesso modo. Anche se ciò accade, noi però diciamo e intendiamo sempre la stessa cosa. Sul piano oggettivo i suoni sono diversi, ma nel piano soggettivo tutti questi suoni li capiamo in un'unica categoria e assieme. Saussure definiva tutto questo come sistema di interpretazione collettiva. La soggettività cambia naturalmente in base alla lingua propria di ogni paese.

Termini tecnicamente usati

  • Segnale = aspetto fisico, suono, o manifestazione
  • Segno = significante e significato, due facciate dello stesso foglio, non possono essere divisibili almeno secondo definizione di Saussure.

Idee individuali e sociali

  • Significato = classe sociale di idee individuali (segno sociale)
  • Significante = modello psichico sociale (segno sociale)
  • Segnale = realizzazione concreta individuale
  • Idee (individuali) = PAROLE
  • Significato (sociale) facente parte del Segno (sociale) = LANGUE
  • Significante (sociale) facente parte del Segno (sociale) = LANGUE
  • Segnale (individuale) = PAROLE

Arbitrarietà e segni simbolici

Le lingue hanno dei significanti diversi. Sono liberamente scelti dalla lingua, così come l'accoppiamento significante/significato. Qui entra in gioco la definizione di arbitrarietà, la convenzione quindi del messaggio, della lingua e delle parole. Nella terminologia della tradizione di Peirce, una relazione segnica è detta "simbolica" quando non c'è legame tra significante e significato. In altri termini, un simbolo non ha altra motivazione che non sia storica o convenzionale, è insomma arbitrario. La maggior parte dei segni definiti dal codice della strada, di quelli di navigazione, dei gradi militari, della matematica sono arbitrari. Il caso più importante e più studiato è quello dei diversi linguaggi usati dalle varie società umane.

Saussure fa degli esempi sul vocabolario, tipo bosco e foresta che sono simili come significante ad esempio in lingua francese, ma un significato diverso. Altro esempio di differenza tra i verbi sono i loro tempi. Oppure il singolare e plurale che in alcune lingue aggiunge il tempo "Duale". Le strutture sintattiche possono influire molto sul modo di pensare. Noi occidentali siamo molto pragmatici e utilizziamo in gran parte forme attive non valide per altri sistemi linguistici. L'esempio della manifestazione "Ti amo" è discutibile per altre culture/lingue in quanto la frase non è attiva ma un qualcosa che sentiamo internamente e quindi articolata come "sono felice in quanto esisti".

Arbitrarietà e somiglianza

Ci sono delle parole simili in tutte le lingue che hanno lo stesso significato, tipo mamma e papà. L'arbitrarietà si differenza con le parole ONOMATOPEE, costruite per somiglianza del loro suono. Segni basati sulla somiglianza. Inoltre, per le "esclamazioni". La maggior parte delle parole sono arbitrarie. Se consideriamo i segni arbitrari e se non sono arbitrari non possono essere considerati segno, occorre fare delle riflessioni tipiche di Saussure. Facciamo un esempio, il simbolo della bilancia che manifesta la giustizia, che non è arbitrario ma ragionato e culturale, deve rientrare nello studio della semiologia?

Saussure ha fatto uno studio sui simboli dei personaggi della tradizione germanica e quindi era favorevole ad allargare il discorso dei segni dell'arbitrarietà. Si è limitato allo studio e quindi agli insegnamenti e appunti, forse per questo non ha mai scritto un vero manuale. L'arbitrarietà è dunque una risorsa importante della comunicazione, non una semplice caratteristica del linguaggio verbale e di quelli che gli sono simili.

Struttura del segno

Come abbiamo visto, il problema del parlante è quello di adeguare la sua diretta percezione cromatica a un termine presente nella lingua italiana. È evidente che la lingua non mette a disposizione un termine di colore corrispondente a ciascuna specifica sensazione cromatica: come sappiamo, il sistema occhio-cervello umano è in grado di distinguere parecchi milioni di sfumature di colore, dunque è impensabile che la lingua crei un termine per ciascuna di queste. Ne deriva una regola generale: nessuna lingua funziona per collegamento di un termine a un’entità singola. Mettendo da parte i nomi propri, il funzionamento della lingua è basato sull’impiego di insiemi o classi (il termine italiano “blu” ha per significato una classe di percezioni cromatiche e non un punto specifico di colore); queste classi esistono in quanto esiste quella determinata parola. Una lingua, perciò, funziona come un gigantesco sistema di classificazione che deve classificare ed organizzare il pensiero.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ferraro Guido.
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