Introduzione.
Il compito di un’analisi semiotica è quello di rendere conto di quelle strutture soggiacenti che consentono ad un testo di
realizzare quel che realizza.
Cosa fa un semiologo di fronte ad un testo? Capisce come fa un testo ad essere un testo, quali significati sono correlati a
quali significati.
Bisogna leggere un racconto, ma poi rileggerlo facendo degli esperimenti provando a trasformarlo. Poiché un testo si
manifesta come un effetto di senso prodotto, è fondamentale mettersi nelle condizioni di non partire dai dati grezzi di tale
effetto. La presa di distanza analitica, che è anche costruzione dell’oggettività del testo, si fonda su una messa a fuoco
dell’effetto di senso in quanto tale. Una volta deciso che si tratta di quel dato oggetto, esso appare come qualcosa di
articolato, organizzato. Si creano dei tratti che unificano.
Che valore ha, in quel dipinto, la figura del cavallo?
Il semiologo si chiede allora: quali elementi ho per dire che in questo tratto, questo elemento, è o non è significativo?
Di fronte ad un testo il semiologo cerca prima di tutto di ricostruire quelle relazioni più generali che spesso possono
risultare astratte.
Un cavallo o un albero non “sono quel che sono” per la semplice ragione che questo loro “essere” è un’attribuzione dei
nostri discorsi, della nostra percezione, ma collabora in buona parte alla costruzione delle cose in quanto “oggetti
percepiti.”
Il significante e il significato.
Il significante e il significato sono i due piani di ogni linguaggio. Il testo è quell’oggetto nel quale si realizza un’inerenza
reciproca tra il piano dell’espressione e il piano del contenuto.
Il semiologo cerca di descrivere la forma dei due piani, ed è tale forma che rende pertinente una certa sostanza piuttosto
che un’altra e in questo modo fungere o da significato o da significante.
1. La semiotica dello spazio nel viaggio di Renzo verso l’Adda.
Il viaggio è un elemento ricorrente all’interno de I promessi sposi. Un’ipotesi sulla funzione assunta da questo viaggio di
Renzo sarà quella di costruire il fulcro di un rovesciamento all’interno del percorso narrativo del soggetto.
Spazialità come luogo d’investimento di alcuni valori narrativi più profondi e grande allestimento all’interno del quale i
percorsi dei soggetti hanno modo di manifestarsi attraverso determinati sviluppi.
Lo spazio è significante: lo spazio non è soltanto il luogo che i soggetti costruiscono, ma anche il luogo che li costruisce
come attori.
L’analisi semiotica deve mettere in luce:
1. I valori attribuiti a tutte quelle figure che riempiono la spazialità;
2. Il modo in cui i soggetti dinamizzano la spazialità.
Il nostro scopo è quello di analizzare il modo in cui nel nostro testo quella certa organizzazione spaziale manifesta
alcune
relazioni narrative profonde.
La competenza.
Ci interessa una trasformazione che riguarda Renzo: la riappropriazione della propria competenza narrativa perduta
l’orientamento nello spazio.
Milano: sconosciuta. Luogo che ha neutralizzato la capacità narrativa di Renzo.
Adda: il confine. Luogo dove avviene il rovesciamento narrativo.
Renzo non conosce i codici dell’orientamento urbano cittadino, mentre conosce bene i codici dell’orientamento
extraurbano.
Ci sono 2 sottosequenze del motivo della fuga: il percorso diurno e quello notturno. Durante il giorno Renzo copre il
percorso che lo porta da Milano fino a Gorgonzola, durante la notte il rimanente della strada fino alle rive dell’Adda.
Il percorso.
Questa trasformazione viene manifestata attraverso procedure che mettono in gioco opposizioni figurative e attoriali.
L’opposizione tortuoso/rettilineo qualifica le figure dei “luoghi del camminare”.
Mentre i primi manifestano la mancanza assoluta dell’orientamento, i secondi sono già dotati di una certa direzionalità in
virtù del fatto che Renzo possiede ora, in forma negativa, un punto di riferimento: è Milano, appena lasciata alle spalle. Il
soggetto è implicato in un programma narrativo duplice: raggiungere al più presto il luogo della salvezza ed evitare di
essere riconosciuto e venire ricondotto a Milano.
Opposizione
cittadino/uomo di campagna: questo sottoprogramma incide nel procedere di Renzo:
1. Renzo dovrà evitare i luoghi più frequentati dalla gente di città e
2. dovrà scegliere interlocutori il meno “cittadini” possibile.
A poco a poco la marca di tortuosità si trasforma in rettilineità. Lungo questo tragitto egli acquista solo progressivamente
nozioni, le quali sono frammentarie e “miopi”, cosa che facilmente si riconosce dall’andamento discontinuo del percorso.
Una combinazione di “discontinuità direzionata” nella fase del percorso a tappe di paese in paese:
continuità direzionalità
-‐ -‐ Da Milano a Gorgonzola.
-‐ + Da Gorgonzola all’Adda.
+ -‐ Bosco: trova l’Adda.
+ + Dopo l’Adda.
Osteria di Gorgonzola: luogo di mediazione tra giorno e notte, tra città e campagna.
Si chiude quello che avevamo identificato come il percorso diurno, legato alla dimensione del “visibile”.
Il buio e la notte gli renderanno impraticabile la visione come strumento d’orientamento. Emergerà quella del sentire.
Renzo ricorre alla preghiera: dovrà rendersi permeabile alla venuta di una voce. “Stava in orecchi per vedere se sentiva
quella benedetta voce dell’Adda”.
L’incontro.
Renzo doveva, con le proprie forze, giungere fino al fiume, ma deve ora lasciare che sia la voce a giungere a lui. Renzo
ritrova nella voce dell’Adda i valori legati alla propria identità, al proprio paese e ai propri ricordi. Questa modalità del
ritrovamento evoca il ritrovamento dell’oggetto narrativo principale: Lucia.
Renzo, ora, non potrà più perdersi perché ha riacquistato i propri punti di riferimento. Nella capanna intrattiene un dialogo
con la Provvidenza e il tornare dei “cattivi pensieri” lascia il posto al malinconico riandare alle immagini che gli sono più
care, ancora una volta alle origini della propria avventura narrativa.
“Attività” che si oppone alla “passività” del viaggio. Mentre nella fuga da Lecco Renzo si lascia trasportare senza prendere
parte nelle operazioni pragmatiche ora collabora attivamente remando. Una volta sbarcato, Rendo è dunque di nuovo
Renzo. Un nuovo tuffo di Renzo nelle origini, in un luogo che ci fa intendere l’enorme importanza che riveste la figura del
fiume. L’Adda porta con sé, da Lecco, quei valori che consentono a Renzo il ritrovamento della propria identità.
Immediatamente dopo, Renzo s’incammina tenendo come punto di riferimento Bergamo.
La centralità narrativa corrisponde al fiume Adda: una funzione di scarto oppositivo e una funzione di mediazione. Il fiume
porta lungo la sua corrente quegli stessi valori di mediazione che sono propri del vertice più alto del triangolo, cioè del
territorio originario. L’Adda ripartisce il territorio e nello stesso tempo funge da collegamento.
1. Sulle rive del fiume Renzo ritrova i valori legati al luogo d’origine.
2. L’Adda proviene da un territorio che funge da termine complesso.
3. L’Adda si manifesta a Renzo come “voce”. Destinatore capace di dotare Renzo della competenza perduta.
Conclusione.
La spazialità de I promessi sposi costituisce una struttura per l’investimento dei valori narrativi. E’ organizzata secondo i
modi di articolazione di grande coerenza e pregnanza. Come altrimenti dare senso a tutte quelle figure, a tutte quelle “cose”
che affollano le pagine del romanzo se non cercando un principio di strutturazione che ci permetta di collocarle all’interno
di schemi che provengono da una “messa in forma” della sostanza narrativa?
2. San Martino: indagine sulla costruzione poetica dello spazio.
La nebbia a gl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini,
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi &nb
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