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CP 8.473 (1906-1907):

“Propongo di chiamare interpretante del segno l’effetto propriamente veicolato dal segno.

L’esempio del comando dell’ufficiale [che dice ai soldati in riga ‘Armi a terra!’] mostra che non è

necessario che l’interpretante abbia un modo di essere mentale… è molto facile… vedere che cosa è

l’interpretante di un segno: è tutto ciò che è esplicato dal segno indipendentemente da ogni contesto

e da ogni circostanza di occorrenza del segno stesso.” (trad. it., p. 288)

CP 4.536 (1906):

“Ho già detto che un Segno ha un Oggetto e un Interpretante. L’Interpretante è ciò che il Segno

produce nella Quasi-mente che è l’Interprete determinando quest’ultimo a un sentimento, un

tentativo, o a un Segno: tale determinazione è l’Interpretante.” (trad. it., p. 229; cfr. 8.332, p. 188-

89) 3.7. Tipi di Interpretante

3.7.1. L’Interpretante Emozionale, Energetico e Logico

CP 5.475-476 (1906-1907):

“Ora il problema di cosa sia il ‘significato’ di un concetto intellettuale può essere risolto soltanto

con lo studio degli interpretanti, ovvero degli effetti propriamente veicolati dai segni. Questi

interpretanti si dividono in tre classi generali con importanti ulteriori suddivisioni. Il primo effetto

propriamente veicolato dal segno è il sentimento prodotto dal segno. C’è quasi sempre un

sentimento che interpretiamo come prova evidente che abbiamo compreso il senso proprio del

segno, benché tale prova di verità spesso non sia di per sé molto probante. Questo ‘interpretante

emozionale, come lo chiamo, può essere molto più semplice di un sentimento di riconoscimento, e

racchiudere addirittura tutti gli effetti propriamente veicolati dal segno. [es. dell’esecuzione di un

componimento musicale: idee musicali come sentimenti]… Se poi un segno veicola propriamente

qualche ulteriore effetto, lo farà attraverso la mediazione dell’interpretante emozionale, e tale

ulteriore effetto implicherà sempre uno sforzo. Questo ulteriore effetto lo chiamo interpretante

energetico. [es. del comando di abbassare le armi: interpretante energetico = reazione muscolare dei

soldati]… L’interpretante energetico non può mai essere il significato di un concetto intellettuale,

dal momento che è un atto singolo, mentre un concetto intellettuale è di natura generale. Ma quale

altro effetto può essere propriamente veicolato dal segno?

In vista di accertare la natura di questo effetto, converrà adottare per esso una designazione: lo

chiamerò interpretante logico… Diremo forse che questo effetto può essere un pensiero, vale a dire

un segno mentale? Senza dubbio può essere così. Ma se questo segno fosse di tipo intellettuale –

come dovrebbe essere – dovrebbe a sua volta avere un interpretante logico; cosicché non può essere

l’interpretante ultimo del concetto. Si può dimostrare che l’unico effetto mentale che può essere

prodotto come interpretante logico ultimo (e che non è segno di nient’altro se non di

un’applicazione generale) è un mutamento di abito [ovvero una] modificazione della tendenza di

una persona verso l’azione.” (trad. it., pp. 289-291)

3.7.2. L’Interpretante Immediato, Dinamico e Finale

CP 4.536 (1906):

“Resta da rilevare che ci sono di solito due Oggetti, e più di due Interpretanti… Per quanto riguarda

l’Interpretante dobbiamo egualmente distinguere in primo luogo l’Interpretante immediato, che è

l’Interpretante come è rivelato nella corretta comprensione del Segno stesso, ed è ordinariamente

chiamato il significato del segno; mentre in secondo luogo dobbiamo notare l’Interpretante

Dinamico che è l’effetto attuale che il Segno, in quanto Segno, realmente determina. Infine vi è 13

quello che provvisoriamente chiamo l’Interpretante Finale, che si riferisce al modo in cui il Segno

tende a rappresentare se stesso come rapportato al suo Oggetto. Confesso che la mia personale

concezione di questo terzo interpretante non è del tutto priva di oscurità.” (trad. it., p. 229) 14

La classificazione dei segni secondo Ch.S. Peirce

1. Punto di partenza è il classico schema triangolare del segno in cui trovano posto Segno, Oggetto

e Interpretante (al vertice superiore)

2. Criteri di classificazione: 3 tricotomie e 3 categorie incrociate secondo lo schema seguente

Tricotomie I II III

Il Segno in sé in relazione all’Oggetto in relazione

all’Interpretante

Categorie Qualisegno Icona Rema

Primità Sinsegno Indice Dicisegno

Secondità Legisegno Simbolo Argomento

Terzità

2.1. Le tre categorie cenopitagoriche (da kainós = nuovo) (cit. 1-3)

Primità

(CP 1.356-357; 1890 ca.)

“Il primo è ciò il cui essere è semplice in se stesso, non riferendosi a niente, né nascondendosi

dietro a niente… [esso veicola le nozioni di] presente, immediato, fresco, nuovo, iniziale, originale,

spontaneo, libero, vivido, conscio ed evanescente.” È “ciò che il mondo fu per Adamo il giorno in

cui aprì gli occhi ad esso.” (cit. in Proni 1990, p. 198)

Orienza o Originarietà (CP 2.85; 1902; trad. it., p. 95-96): esse in praesenti, Possibilità

“Nell’aspetto Obsistenziale [ovvero dal punto di vista della Secondità] l’Originarietà si presenta

come una Qualità, che è qualcosa che è tale quale è, ed è così libera dall’Obsistenza da non essere

neppure identica a sé o individuale. Due Qualità che sono eguali, come lo sono tutte le Qualità,

sono, in quanto tali, la stessa Qualità.” (CP 2.91; trad. it., p. 101)

(CP 8.328 e 329; 1904)

“La Primità è il modo di essere di ciò che è così come è, positivamente e senza riferimento a

nient’altro.”

“Le idee tipiche di primità sono qualità di sentimento o apparenze pure. Il rosso scarlatto delle

vostre [inglesi] livree reali, la qualità in se stessa, indipendentemente dal suo essere percepita o

ricordata, è un esempio di primità… La qualità del rosso non è pensata come appartenente a voi o

come connessa alle livree. Essa è semplicemente una particolare possibilità positiva

indipendentemente da qualsiasi altra cosa.” (trad. it., pp. 182-183)

Secondità

(CP 1.358; 1890 ca.)

Il secondo è “l’altro, la relazione, l’obbligo, l’effetto, la dipendenza, l’indipendenza, la negazione,

l’occorrenza, la relatà, il risultato.”; è il modo in cui ciò che è esterno fa irruzione; è ciò che accade,

“qualcosa la cui esistenza consiste nel nostro sbatterci contro.” (cit. in Proni 1990, p. 200)

Binarità o Obsistenza (CP 2.84; 1902; trad. it., p. 93-95): esse in praeterito, Esistenza 15

“L’Obsistenza… suggerisce ovviare, oggetto, ostinato, ostacolo, insistenza, resistenza, ecc.” e “si

presenta come una Relazione, che è un fatto che concerne un insieme di oggetti, i Relati.” (CP 2.89

e 91; trad. it., p. 101)

(CP 8.328 e 330; 1904)

“La Secondità è il modo di essere di ciò che è così come è, rispetto a un secondo ma senza alcun

riguardo a qualsiasi terzo.”

“Il tipo di idea di Secondità è l’esperienza di uno sforzo, prescindendo dall’idea di uno scopo…

L’esperienza di sforzo non può esistere senza l’esperienza di resistenza. Lo sforzo è sforzo solo in

virtù del fatto di subire un’opposizione… La Secondità genuina consiste in una cosa che agisce su

un’altra: in un’azione bruta.” (trad. it., pp. 182, 183 e 184)

Terzità (CP 1.361; 1890 ca.)

“Abbiamo visto che è la coscienza immediata che è eminentemente prima, l’insensibile cosa esterna

che è eminentemente seconda. Allo stesso modo è evidentemente la rappresentazione che media tra

queste due che è eminentemente terza… Il primo è l’agente, il secondo è il paziente, il terzo è

l’azione per mezzo della quale il primo influenza il secondo.” (cit. in Proni 1990, p. 203)

Mediazione o Transuasione (CP 2.89 e 86; 1902; trad. it., pp. 101 e 99): esse in futuro,

Legge

“Transuasione… suggerisce traduzione, transazione, trasfuzione, trascendentale ecc.”

“In ogni azione governata dalla ragione si troverà questa genuina triplicità, mentre le azioni

puramente meccaniche si svolgono tra coppie di particelle.”

Es. del gettare e colpire (o gettare contro): intenzione, mira sono presenti nel secondo ma non nel

primo

2.2. Prima tricotomia: il Segno in se stesso considerato

Qualisegno

(CP 2.244; ms. del 1903)

“Un Qualisegno è una qualità che è un Segno. Essa non può effettivamente avere la funzione di un

segno finché non è messa in atto; ma la sua messa in atto o realizzazione non ha niente a che fare

con il suo carattere di segno.” (trad. it. in Semiotica, p. 139)

Qualisegno: tono di voce, colore di un dipinto (Peirce lo chiama anche Tone o

Sfumatura, e in seguito Potisegno o Marca: CP 8.363-364; 4.537)

Sinsegno

(CP 2.245-246; ms. del 1903)

“Un Sinsegno… è una cosa o un evento effettivamente esistente che è un segno, Può essere così

soltanto attraverso le sue qualità; cosicché implica un qualisegno, o piuttosto diversi qualisegni…

Così la parola ‘il’ ricorrerà una decina di volte in una pagina. Ebbene, in tutte queste ricorrenze si

tratta dell’unica e stessa parola… Ogni singolo esempio di essa è una Replica. La Replica è un

Sinsegno.” (ibid.)

Sinsegno: ogni singola realtà che funge da segno, e cioè questo termine ‘uomo’,

questa immagine di un uomo, questa colonnina di mercurio colorata di rosso, questi

puntini rossi su questo viso (P. lo chiama anche Token o Attisegno: CP 8.363-364;

4.537) 16

Legisegno

(CP 2.246; ms. del 1903)

“Un Legisegno è una legge che è un Segno. Questa legge è usualmente stabilita dagli uomini. Ogni

segno convenzionale è un legisegno. Non è un oggetto singolo, ma un tipo generale che è

significante in base a quanto convenuto. Ogni legisegno significa quando è applicato in una

occorrenza, che può essere detta una sua Replica… Così ogni Legisegno richiede Sinsegni.” (ibid.)

Legisegno: la parola ‘uomo’, l’idea generale di uomo, la legge che descrive il

comportamento del mercurio in relazione alla variazione della pressione atmosferica,

l’ipotesi di un legame causale tra presenza del virus del morbillo e macchie rosse sul

corpo (P. lo chiama anche Type o Famisegno: CP 8.363-364; 4.537)

2.2. Seconda tricotomia: il Segno in relazione all’Oggetto

Icona (CP 2.247; ms. del 1903)

“Un’Icona è un segno che si riferisce all’Oggetto che essa denota semplicemente in virtù di caratteri

suoi propri, e che essa possiede nello stesso identico modo sia che un tale Oggetto esista

effettivamente, sia che non esista… Una cosa qualsiasi, sia essa qualità, o individuo esistente, o

legge, è un’Icona di qualcosa, nella misura in cui è simile a quella cosa ed è usata come segno di

essa.” (trad. it., p. 140)

Icona: un dipinto; un segnale stradale; un diagramma

Indice (CP 2.248; ms. del 1903)

“Un Indice è un segno che si riferisce all’Oggetto che esso denota in virtù del fatto che è realmente

determinato da quell’Oggetto.” (ibid.)

Indice: una banderuola segnavento; un termometro; un nome proprio; il sintomo di

una malattia

Simbolo

(CP 2.249; ms. del 1903)

“Un Simbolo è un segno che si riferisce all’Oggetto che esso denota in virtù di una legge, disolito

un’associazione di idee generali, che opera in modo che il Simbolo sia interpretato come riferentesi

a quell’Oggetto. È insomma esso stesso un tipo generale di legge, cioè è un Legisegno. Come tale

agisce attraverso una Replica. Non soltanto il simbolo è di natura generale, ma anche l’Oggetto al

quale esso si riferisce è di natura generale…” (ibid.)

Simbolo: una parola; una banconota

2.3. Terza tricotomia: il Segno in relazione all’Interpretante

Rema (CP 2.250 e 252; ms. del 1903)

“Un Rema è un Segno che, per il suo Interpretante, è un segno di Possibilità qualitativa, cioè è

inteso rappresentare un determinato genere di Oggetto possibile… Ovvero, possiamo dire che un 17

Rema è un segno che è inteso rappresentare il suo oggetto soltanto nei suoi caratteri” (trad. it., p.

141) (CP 2.95; del 1902)

“Ciò che resta di una Proposizione, eliminato il Soggetto, è un Termine (un rema) chiamato il suo

Predicato.” (trad. it., p. 104-105)

Sema (CP 4.538; 1906)

“Con Sema intenderò quindi qualsiasi entità che serva per un qualsiasi scopo da sostituto di un

oggetto di cui sia, in qualche senso, una rappresentazione o un Segno… Il Termine della logica, che

è un nome-classe, è un Sema. Così il termine ‘La mortalità dell’uomo’ è un Sema.” (trad. it., p. 231)

(CP 1.559; 1867)

“simboli che si riferiscono… soltanto alle loro basi (grounds) o qualità imputate, e si risolvono

dunque solamente in termini o fasci di marche” (trad. it. p. 32)

Rema o Sema: una parola, un termine

Dicisegno o Segno dicente

(CP 2.251-252; ms. del 1903)

“Un Segno Dicente è un Segno che, per il suo Interpretante, è un segno di esistenza effettiva… Un

Dicisegno implica necessariamente, per descrivere il fatto che è interpretato indicare, un Rema

come sua parte… Ovvero, possiamo dire… che un Dicisegno è un segno che è inteso rappresentare

il suo oggetto rispetto all’esistenza effettiva.” (trad. it., p. 141)

Fema (CP 4.538; 1906)

“Con Fema intenderò un Segno equivalente a un enunciato grammaticale, sia esso interrogativo,

imperativo o assertorio. In ogni caso, un tale Segno è inteso avere qualche sorta di effetto costrittivo

sul suo interprete.” (trad. it., p. 231)

(CP 1.559; 1867)

“simboli che anche da soli si riferiscono ai loro oggetti definendoli mediante uno o più altri termini,

e così, esprimendo la loro pretesa alla oggettività, diventano capaci di verità o falsità” (trad. it. p.

33) Segno dicente o Fema: una proposizione, un enunciato

Argomento

(CP 2.252-253; ms. del 1903)

“Un Argomento è un segno che, per il suo Interpretante, è un Segno di legge. Ovvero, possiamo

dire… che un Argomento è un segno che è inteso rappresentare il suo oggetto nel suo carattere di

segno…L’Argomento deve implicare un Simbolo Dicente o Proposizione, che è detta la sua

Premessa… Riguardo a un’altra proposizione, chiamata la Conclusione, spesso enunciata e forse

necessaria per completare l’Argomento, essa rappresenta chiaramente l’Interpretante.” (trad. it. p.

141-142)

(CP 1.559; 1867)

“simboli che anche da soli determinano i loro interpretanti e così forzano le menti a cui fanno

appello, con il porre coòe premesse una o più proposizioni che queste menti dovranno ammettere:

tali simboli sono argomenti.” (trad. it. p. 33)

Argomento: un’argomentazione, sillogistica o meno (lo chiama anche Déloma:

4.538) 18

19

La suddivisione degli Argomenti in Deduzioni, Induzioni e Abduzioni

1. Premessa (cit. 1-2)

CP 5.274 (1868)

“Ogni ragionamento valido è o deduttivo, o induttivo, o ipotetico” (trad. it., p. 52)

CP 2.96 (1902)

“L’Argomento è di tre generi: Deduzione, Induzione e Abduzione (di solito chiamata assunzione di

una ipotesi).” (trad. it., p. 105)

2. Definizioni di Peirce

2.1. Deduzione (cit. 3-4; esempi)

CP 5.270 (1868)

“Un sillogismo apodittico, ossia deduttivo, è un sillogismo la cui validità dipende

incondizionatamente dalla relazione del fatto inferito con i fatti posti dalle premesse.” (trad. it., p.

50) CP 2.267 (1903)

“Una Deduzione è un argomento il cui Interpretante lo rappresenta come appartenente a una classe

generale di argomenti possibili precisamente analoghi fra loro, tali che nell’esperienza, a lungo

andare, la maggior parte di quelli le cui premesse sono vere avranno conclusioni vere.” (trad. it., p.

150)

Esempi

1) Tutti i libri in inglese hanno circa l’11% delle loro lettere costituite da e [Regola o Pr. maggiore]

2) A, B, C, D, E ecc. sono libri in inglese [Caso o Premessa minore]

3) A, B, C, D, E ecc. hanno circa l’11% delle lettere costituite da e [Risultato o Conclusione]

(5.275 – 1868; trad. it., p. 53)

1) Tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi [Regola o Premessa maggiore]

2) Questi fagioli vengono da questo sacco [Caso o Premessa minore]

3) Questi fagioli sono bianchi [Risultato o Conclusione]

(2.623 – 1878; trad. it. Le leggi dell’ipotesi, Milano: Bompiani 1984, p. 207)

2.2. Induzione (cit. 5-7; esempi)

CP 5.275 (1868)

“L’induzione può essere definita come un argomento che procede dall’assunzione che tutti i

membri di una classe o insieme hanno tutti i caratteri che sono comuni a tutti i membri noti di

questa classe; o, i altre parole, l’induzione può essere definita come un argomento che assume che è

vero di un intero insieme ciò che è vero di un numero di occorrenze prese a caso dall’insieme…

L’induzione è stata definita da Aristotele come l’inferenza della premessa maggiore di un

sillogismo dalla sua premessa minore e dalla conclusione.” (trad. it., pp. 52-53)

CP 2.622 (1878) 20

“L’induzione è l’inferenza della regola dal caso e dal risultato.” (trad. it. Le leggi dell’ipotesi, p.

207) CP 2.269 (1903)

“Un’Induzione è un metodo per formare Simboli Dicenti riguardanti una questione definita; e

l’Interpretante di questo metodo non rappresenta il fatto che da premesse vere deriveranno risultati

approssimativamente veri nella maggioranza dei casi nell’esperienza, a lungo andare, ma che, se si

persiste nel metodo stesso, esso, a lungo andare, darà la verità o almeno un’approssimazione

indefinita alla verità, a proposito di ogni questione.” (trad. it., p. 151)

Esempi

1) A, B, C, D, E ecc. sono libri in inglese [Caso o Premessa minore]

2) A, B, C, D, E ecc. hanno circa l’11% delle lettere costituite da e [Risultato o Conclusione]

3) Tutti i libri in inglese hanno circa l’11% delle loro lettere costituite da e [Regola o Pr. maggiore]

(5.275, trad. it., p. 53)

1) Questi fagioli vengono da questo sacco [Caso o Premessa minore]

2) Questi fagioli sono bianchi [Risultato o Conclusione]

3) Tutti i fagioli di questo sacco sono bianchi [Regola o Pr. maggiore]

(Le leggi dell’ipotesi, p. 207)

2.3. Abduzione (cit. 8-10; esempi; cit. 11)

CP 5.275 (1868)

“L’ipotesi può essere definita come un argomento che procede dall’assunzione che un carattere che

è noto implicarne necessariamente un certo numero di altri può essere probabilmente predicato di

ogni oggetto che ha tutti i caratteri notoriamente implicati da questo carattere. Esattamente come

l’induzione può essere considerata quale inferenza della premessa maggiore di un sillogismo, coì

l’ipotesi può essere considerata quale inferenza della premessa minore dalle altre due proposizioni.”

(trad. it., pp. 52-53)

CP 5.276 (1868)

L’inferenza può essere chiamata ragionamento dal conseguente all’antecedente.” (trad. it., p.55)

CP 2.270 (1903)

“Un’Abduzione è un metodo per formulare una predizione generale senza alcuna assicurazione

positiva che essa risulterà valida né in un determinato caso né solitamente. La sua giustificazione è

che essa è l’unica possibile speranza di regolare la nostra condotta futura e che l’Induzione tratta

dall’esperienza passata ci incoraggia fortemente a sperare che essa avrà successo nel futuro.” (trad.

it., p. 152)

CP 2.626 (1878)

“Baroco e Bocardo sono naturalmente sillogismi deduttivi, ma di un genere molto particolare. I

logici li chiamano modi indiretti, perché necessitano di alcune trasformazioni per essere messi nella

forma di applicazione di una regola a un caso particolare. Ma se, invece di partire come abbiamo

fatto con una deduzione necessaria in Barbara, prendiamo una deduzione probabile in Barbara,

allora i modi indiretti che otterremo saranno:

un’ipotesi, corrispondente a Baroco; e

un’induzione, corrispondente a Bocardo.” (trad. it. Le leggi dell’ipotesi, p. 209) 21


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Marmo Costantino.

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