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Immagini della follia – La follia nell'arte figurativa

Klee disse che l'arte non riproduce le cose visibili ma rende visibile. La psicopatologia non deve ridursi ad inventario delle manifestazioni psichiche anormali, ma la capacità di metterle alla luce. Il libro parla di una storia interiore, di un suono spirituale (per Hegel atmosfera indeterminata e leggera, che promana la fisionomia di ogni essere umano) che esprime attrito tra l'impossibile (Hegel – natura illimitata dello spirito, oggi inconscio) e che conferisce diversità alle persone, anche esteriore, fisionomica, che di ogni persona è però l'interiorità. Un dentro quindi, che in realtà è un fuori.

Questo suono è quindi l'anima intesa come tensione e attrito, quindi costante soffrire, intriso a volte di gioia o riflessività. Nel libro si considerano le figure dei folli nelle immagini come momenti di un'attualità storica e permanente. Questo attrito o suono è importante in quanto nel corso della nostra vita siamo sempre davanti ad un confronto con l'incomprensibile: morte, fragilità del corpo, violenza della natura… difficoltà di fare luce dentro di sé. Il folle e la follia testimoniano con segni psichici e fisici la duplice natura di ogni dolore, che è imprendibile perché psichico, non durevole perché fisico e concreto.

Manfred Bleuler (figlio di Eugen che coniò nell'11 il concetto di schizofrenia) afferma che la vita schizofrenica esiste nelle persone normali, sotto la superficie, ma è sempre parte e supporto della nostra personalità. Quando si osserva un'immagine del soffrire mentale non si ha di fronte solo un'entità che lo sguardo riconduce a significati noti, ma è l'immagine a guardare lo sguardo, modificandolo affinché veda altri significati, l'inaspettato, l'ignoto, l'attrito tra finito ed infinito. La nostra anima di fronte a quella dell'altro risuona di se stessa.

Lacan nel campo della psicoanalisi ha indicato l'approccio al soffrire mentale che deve rifarsi ad un modello già noto, ma deve essere considerato al suo centro vuoto o bucato, perché da qui emergeranno l'individualità irripetibile, quindi si chiamerà l'essere o il niente.

Capitolo I – L'anima è il mare di Dionisio

In principio è Dionisio

La follia ha simbolo nel dio greco Dionisio, raffigurazione dello stato interiore. In questo stato della mente la follia ha il volto irrefrenabile del chaos. Egli potrebbe essere definito dio delle emozioni allo stato sorgivo, mescolando caoticamente gioia e dolore, vita e morte. Il processo di mentalizzazione porta alla trasformazione in pensieri definiti e parole dicibili, mentre nell'antichità la strada era l'abbandono o il lasciarsene invasare, divenendo solo gesto e sguardo (Menadi androgine e bivalenti, puro gesto, sguardo e postura).

Freud pone a fondamento dell'inconscio e della vita psichica le pulsioni, e la fonte è il processo eccitante di un organo, quindi follia emozionale che attraversa il corpo, pietrificandolo, sono pulsioni ondose che evocano il mare, chaos, perdersi in errori non capiti o altrui, e comprenderli abbandonandovisi ci rende visibili. Il contatto con l'inconscio può pre-vedere passato, futuro, amore e gioia.

La vergine pazza

Le antiche sibille erano vergini e di conseguenza la pulsione non si rivolge ad un partner in carne ed ossa, ma si prestano ad essere accoppiate ad un dio, alla parola o alla veggenza, quindi ad una parte aerea, esaltazione della sensibilità sorgiva, destino che le accomuna alle immagini delle streghe. Difficile non considerare l'influenza dei contesti sociali e familiari. I nostri vissuti profondi sono difficili da attingere, perché inconsci anche se evidenti.

Nel dipinto di Viani, la vergine folle, è evidente la necessità di dialogo e condivisione, immagine che dovrebbe essere reale rappresentazione delle sibille o menadi, più di quanto non lo siano state queste, ordinate e patinate. Il mare di emozione che esprime deve essere attraversato in condivisione con altri, perché negli altri ci rispecchiamo e conosciamo, altrimenti andrebbe soffocato per essere contenuto (anoressiche che rifiutano l'ascolto, l'amore – vedi sculture Giacometti, corrose), cancellando pulsioni ed emozioni per arginare un'incontenibile intensità.

L'intelligenza del petto ed il labirinto

Il viaggio notturno per mare che compare in molti miti si apparenta a quello del labirinto che, secondo Neumann, è sempre la prima parte del viaggio notturno sul mare che porta al centro del pericolo. La follia ha inizio qui, nel labirinto che ognuno di noi reca in corrispondenza del petto (1510 Ritratto dell’uomo con il labirinto). L’attività mentale non va localizzata solo nella testa ma anche in altre parti del corpo, come il petto, dove gli stati emozionali vengono maggiormente avvertiti.

Un esempio ne sono le ruote presenti nei trattati indiani del tantra yoga, o in occidente nel cosiddetto cuore di Gesù. Nella medicina cinese ciascun organo è sede di una corrispettiva emozione, nella concezione occidentale l’uomo zodiacale esemplifica la connessione tra parti del corpo e segni zodiacali. Per Jung a ciascuna parte corrisponde uno stato mentale, ma anche un rispettivo mondo. Per Freud ad esempio la libido viene avvertita a seconda delle età in particolari zone, suscitando attività mentale a cui equivale una modalità di esprimere gli altri ed il mondo. Il labirinto è anche sede di un’animalità interiore posta tra soma e psiche, simboleggiata dal Minotauro.

L'Odissea è un carnevale

Alle emozioni non pensabili in forma riflessiva bisogna dar risposta confrontandosi ma senza perdersi, pena il divenire folli (Shining – giardino-labirinto). Come accade ad Ulisse nell’Odissea, è un vagare in balia di onde mosse dal divino, al di là quindi dell'Io. La paura del passaggio o del confronto può di per sé rendere folli.

Simbolo è il Carnevale che, come osserva Winckler, ha origine nel rito del Car Naval, carro navale che veniva fatto galleggiare dal tempio di Barsippa (simbolo del cielo) al tempio di Babele (della terra), è il momento di transito dal vecchio al nuovo, del sovvertimento in bilico allo sprofondamento nel chaos, è il momento della riemersione delle micro percezioni a livello inconscio. La mente disorganizzata diviene ipersensibile assumendo la capacità di cogliere rapidamente aspetti nascosti degli altri, travolgendo la realtà (Otto Dix – La pazza; Klinger – Sogni, immagine del sogno ad occhi aperti fa apparire la mente come incessante stratificazione di immagini, che pur invisibili, gravano su di noi).

Da Hieronymus Bosch all'oscurità

La follia, soprattutto nel Medioevo, è una nave (dei folli) errante nel buio di un mare rifiutato da tutti. Nel dipinto di Bosch regna un’oscurità primordiale, si tratta di una regressione all’oscuro, al caos primordiale. Per Bachin il carnevale è il momento in cui si rende manifesto il legame tra le persone ed il loro fuggirsi ed incontrarsi. I folli che si pongono al di fuori del mondo consensuale vi si riferiscono sempre e vi si confrontano.

Navigare sopra il caos

La raffigurazione di questi stati ha il suo momento cruciale nell’opera di Brant, poema satirico-didattico “La nave dei folli” del 1494, che affonda le radici nell’antico testamento e nel concetto di stultitia, che nella sua polisemia può indicare che la sapienza umana di fronte a Dio è follia. Lo scritto ha una carica sovversiva, a scapito di un’effettiva trama, è folle quanto il mare di cui parla. Immagina che molti pazzi (112 categorie) si imbarcano su una nave per recarsi al paese dei pazzi (mattagonia) passando per il paese di cuccagna e finendo per affogare durante il viaggio (appassionanti le incisioni che raffigurano fluttuante la nave degli stolti, emergendo pulsioni di cui la realtà quotidiana si rivela semplice travestimento).

L’inconscio non è entità distinta dalla coscienza, ma una sua modalità intrinseca, e una nave che ha come compito l’ancorarsi a qualcosa che le permetta di tenere presente se stessa, di estrarre riflessioni dal mare interiore.

Le maschere della morte: tra euforia maniacale e wahnstimmung

Sul Car Naval l’uomo quasi sembra una maschera, volti dell’al di là, della morte che svela il caos delle realtà profonde. Resnik parla del delirio (la disperata espressione del tentativo di risolvere una perdita di identità e di senso) come di una modalità estrema per non fare emergere una depressione originaria, che travestita fuoriesce come pulsionale (Redon - Follia). In questi momenti la delusione, la perdita, il dolore sono intollerabile emergere dell’inferno, e trova la sua forma nel mondo alla rovescia, infernale coincidenza tra riso e pianto, dare forma di maschera ad emozioni senza forma (Ensor – le maschere della morte o le maschere scandalizzate, in cui dà forma alla dolorosa storia familiare con il padre alcolista e senza lavoro e la madre che lo rimprovera e lo disprezza).

Condizione paragonabile a quella che in psicopatologia è detto “stato d’animo delirante”, caratterizzato da sensazione di pericolo non definito e trasformazione di sé e del mondo, i micro messaggi inconsci toccano la fragilità interiore, tappe evolutive non superate, deformando la realtà (Ensor – Le strane maschere, sconvolto carnevale in cui emergono aspetti nascosti degli altri, e la vita si mescola alle emozioni personali generando un mondo capovolto).

La festa dei folli

In passato si manifestava il bisogno di dare spazio a questi rivolgimenti, e la festa dei folli (ma anche dell’asino o degli innocenti) al suo apice nel medioevo, tra Natale ed Epifania, ne è un esempio (Incisione di Bruegel il vecchio – la festa dei folli). Queste si svolgevano all’interno delle chiese con la partecipazione del clero (soprattutto il basso, per protesta verso l’alto), non senza eccessi e capovolgimenti di ruolo, con elezione finale del Papa dei pazzi. In un dipinto suonano un clavicembalo costituito da “gatti”, animali inferi, spesso citati per le doti magiche e per la forza interiore.

Nel dipinto di Wiertz l'immagine non va pensata come uno stereotipo, ma come istintualità tormentata conflittuale del matto. Le figure dei gatti dipinte da Wain (ricoverato in manicomi inglesi) posseggono all’interno della loro apparente dolcezza, qualcosa di opposto, aggressivo e violento, li rende simili a maschere ambivalenti.

Il linguaggio da gatto

Stereotipia: Paziente che ruota la testa improvvisamente con uno spasmo del collo (come a non guardare in faccia la realtà). La Morte in un disegno di Kubin è un fool che si prende gioco di noi. Il fool non è che la maschera di pulcinella con il suo comunicativo linguaggio mimico, col volto in cui le rughe rendono conto della profondità della sua storia personale, un segreto però a tutti evidente. Nella sua accezione moderna maschera deriva da maska, spirito nefando, abitatore del regno dei morti, impegnato in una lotta per accedere nuovamente alla vita terrena.

Lo psichiatra Binswanger paragona molti simboli psichiatrici al manierismo con affinità alla maschera, quando caratterizzato dal dubbio, intima scissione, paura e profonda relazione con la morte (che traspaiono nell’autoritratto di Munch e nella pazza di Balla).

Pulcinella e il fallo

Lacan: Fallo – acquisizione della capacità di individuare e trasformare la propria pulsionalità all’interno di una catena di significanti, siano gesti, pensieri o parole, manifestazioni insomma volte a creare mentalizzazione. Questa capacità trasformativa è ciò che il paziente ostenta, manifesta con mimica e smorfie, anche parole, ma ambivalenti e caotiche. (Sculture di Messerschmidt, colpito da esordio psicotico nel 1771). Il linguaggio corporeo è comunicazione ed allo stesso tempo fuga, tappa iniziale di mentalizzazione, ma anche tentativo di lasciarla immersa nel caos. Nella malattia mentale conflitti e significati inconsci promanano dal corpo come un’aura (Ricasso – Il matto).

La mente pulsionale

Il tema delle stereotipie o del linguaggio gestuale ricorda l’importanza della gestualità in ogni cultura. Ad esempio nell’induismo si parla di Hasta per indicare delle posture del corpo, soprattutto delle mani a scopi meditativi, così come nella danza e nel teatro non pronunciano parole ma effettuano sguardi e gesti. Quindi il gesto, anche nel malato mentale, esprime sempre uno stato interiore (Schiele – nei suoi dipinti gesti ben definiti, come quello della mano con le dita divaricate, con significato di tendenza all’isolamento).

Le malattie mentali e le psicosi sembrano corrispondere ad un simile mascherato denudamento di sé e della realtà, emozioni che nella psicosi esplodono ma nello stesso tempo sono raggelate ed inaffettive, in un’assurda mescolanza di calore e freddezza come nell’antagonismo dell’arte medievale tra bene e male che sono partecipi comunque. Jung (da Eraclito) concetto di enant...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

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