Estratto del documento

Semiotica delle arti

L'analisi semiotica dei testi visivi utilizza gli strumenti della semiotica generale per descrivere, interpretare e spiegare i fenomeni di cui si occupa. La semiotica è la disciplina che studia tutti i sistemi di segni, inclusa la lingua naturale, che è dotata di una doppia articolazione (la 2 è descrivibile perché conosciamo la sua struttura prelinguistica - fonetica). Gli altri sistemi non sono sempre perfettamente conosciuti nella loro natura fisica; anzi, è stato ipotizzato che alcuni sistemi fossero dotati di articolazione "0" o di "n-pla articolazione"; si tendeva a classificare i fenomeni semiotici per sostanze dell’espressione.

Distinzione tra piano del contenuto ed espressione

Greimas ha precisato la distinzione fra piano del contenuto, che è sempre lo stesso da cultura a cultura, e contenuto manifestato sul piano dell'espressione. I risultati sono estensioni o riformulazioni della teoria in base alla natura specifica del mezzo utilizzato; le analisi singole vanno intese come manifestazione della teoria. Ogni analisi testuale può essere intesa nella prospettiva di una semiotica dei processi che dovrebbe affiancare quella generale. Si dovrebbe dunque far crescere l’analisi dei testi come banco di prova.

Ogni opera d’arte costituisce la teoria di sé stessa perché mette in scena i principi che la fondano; ossia un’opera d’arte è un oggetto teorico. La rappresentazione di alcune figure del mondo naturale implica il rinvio a una qualche teoria che a loro soggiace. L’analisi della struttura delle opere e della loro organizzazione formale impongono che si dia spazio alla teoria. Arasse e Petitot sono arrivati a concludere che il sostrato teorico immanente di alcuni oggetti rappresentati o selezionati in natura è il motivo che spiega il loro godimento estetico. Secondo Arasse l’impianto particolare di certe configurazioni visive conferisce loro un intenso valore intellettuale che è all’origine del loro successo. Petitot sostiene che il godimento estetico consiste nell’ottenimento di un sapere senza mediazioni.

Semiotica strutturale e natura del referente

La semiotica strutturale considera la verosimiglianza come indipendente dalla natura del referente a cui esse rinviano. La giudica come un insieme di strategie testuali per produrre un'illusione di realtà e che concerne sostanze dell’espressione anche diverse fra loro delle quali una sola è costituita da immagini. Qualunque linguaggio ha a che fare con il mondo e lo rappresenta in vario modo. Il mondo però si presenta al soggetto che lo vuole rappresentare come un oggetto unificante fatto di natura e cultura al tempo stesso. La natura è un insieme di tratti selezionati del mondo prodotti dall’uomo per scambiare informazioni che lo riguardano, è culturalizzata e costituisce il luogo di elaborazione di un'ampia semiotica delle culture.

Lingue naturali e mondo naturale

Per questo la semiotica generativa distingue due aree di generazione del senso:

  • Lingue naturali: categorizzano il mondo esterno procedendo alla sua scomposizione semantica.
  • Mondo naturale: costituita da modi impliciti e variabili di segmentare i suoi tratti categoriali. Spesso le semiotiche del mondo naturale sono semiotiche sincretiche.

Quasi nessun testo è puro ma è costituito da un sistema complesso di relazioni fra modi espressivi diversi. Con riferimento a Greimas, la semiotica considera il senso uno e quindi ogni testo rinvia a un piano del contenuto nello stesso modo; ogni testo è costruito usando però il piano dell’espressione in modo variabile a seconda del mezzo usato e quindi esso può prevedere una pluralità di materiali diversi: sono le semiotiche sincretiche. Non esistono dunque linguaggi o codici specifici ma solo modi particolari di correlare espressione e contenuto.

Semiotiche sincretiche e connotazione

Le semiotiche sincretiche coordinano mezzi espressivi diversi, con livelli organizzativi interni di diversa complessità o inglobanti a livello dell’espressione intere semiotiche (in questo senso possono essere semiotiche connotative). Secondo Hjelmslev, la connotazione usa una relazione fra espressione e contenuto come nuovo piano dell’espressione per un nuovo contenuto.

Problema della traducibilità

Un problema notevole è quello della traducibilità fra testi diversi. Quando siamo di fronte alla trasmigrazione di qualcosa dal piano dell’espressione visivo a quello verbale o viceversa non si usa il termine “traduzione” ma “illustrazione”, “descrizione”, “riduzione”; siamo sicuri che non si possa parlare di traduzione? Problemi così ci sono anche nella traduzione interlinguistica. Comunque una teoria generale della traduzione non è possibile perché la traduzione è un fenomeno testuale che concerne sostanze e non forme dell’espressione; è un fenomeno individuale; è teorizzabile localmente, cioè se ne possono generalizzare delle regole solo a partire da serie limitate di fenomeni comparabili fra loro.

La tipologia delle classi di traduzione di Jakobson, ossia infralinguistica all’interno della stessa lingua, interlinguistica da una lingua naturale a un’altra, intersemiotica fra sistemi semiotici diversi, si fonda su un presupposto non dimostrato e su uno scorretto: la traduzione intersemiotica può essere un fatto generalizzabile solo a patto che si considerino tutti i sistemi semiotici come equivalenti almeno in qualche misura e quindi perfettamente confrontabili; questo non è del tutto vero.

Analisi semiotica e linguaggio della pittura

La pittura ha un suo presunto linguaggio e Benveniste a riguardo afferma che perché si possa parlare di un linguaggio occorre una lista di unità minime che ne costituisca l’asse paradigmatico e una lista di regole di combinazione di quelle unità che ne formil’asse sintagmatico. È possibile immaginare l’analisi semiotica di un processo anche senza che vi sia il sistema di appartenenza di un dato processo. Questo consente di fare a meno della nozione di “linguaggio specifico” consentendo di trattare, dal punto di vista delle equivalenze, testi che sono anche sistemi di sé stessi.

Quel che non appare corretto è il principio che regge la traduzione infralinguistica: Jakobson parla della possibilità di manifestare un’espressione in altri termini all’interno della stessa lingua; parla di parafrasi, definizione, riassunto (si collocano a un livello sistemico della lingua) o pensa che un modo idiolettale possa essere convertito in un altro modo idiolettale (fa parte degli usi della lingua, non è assimilabile al livello sistemico). Quindi il presupposto fondamentale della traduzione è la relazione fra testi e un processo viene trasformato in un altro stabilendo preventivamente le condizioni di equivalenza desiderate fra i due e facendo intervenire questioni di sistema solo a certi livelli.

Semiotica generativa e piano del contenuto

Esiste però una semiotica generativa per cui il problema dell’esistenza di linguaggi specifici non si pone, viene negata la possibilità che vi siano sistemi autonomi nel porre la relazione fra piano dell’espressione e piano del contenuto. Il piano del contenuto è uno solo mentre diversi sono i modi di formare il piano dell’espressione a seconda della materia utilizzata per una sostanza. E anche il piano del contenuto viene riformato in ogni processo manifestato anche se il suo schema generale rimane immutato. La semantica di Greimas è dunque procedurale e prevede la sua costante riformulazione in ogni manifestazione di senso. Rimane fisso il modo di operare che prevede livelli di strutture inglobanti e inglobate fra loro, procedure paradigmatiche e sintagmatiche di organizzazione all’interno di ciascun livello e procedure di conversioni fra livelli.

Definizione della traduzione

Quindi la traduzione può essere definita come la trasformazione di una stessa manifestazione discorsiva da una sostanza dell’espressione a un’altra anche se ogni espressione ha dei vincoli di natura materiale, sintattica, semantica. Inoltre l’equivalenza fra due testi deve essere voluta come ridotta: il fattore essenziale di ogni traduzione è la volontà di trasferire un certo contenuto manifestato in una certa espressione in una certa altra espressione con soglie d’arresto causate dai vincoli, ma anche aspetti sistemici, della nuova espressione e dai limiti di trasferimento posti dall’agente della traduzione.

Traduzione e stile

L’intervento di questioni di natura intersistemica è secondario rispetto alle regole del trasferimento di contenuto dal piano dell’espressione originario a un altro: è il testo che pone domande pertinenti al suo traduttore. Tutto dipende dal singolo testo ma il problema è individuare quali siano le regole del trasferimento di significati fra processi. La traduzione può essere definibile come prossima allo stile; infatti la traduzione consiste nella trasformazione di un testo da una semiotica a un’altra secondo una possibile tipologia stilistica: mantenimento, perdita, adeguamento, cambiamento, mantenimento (del solo) dello stile.

In tutti i tipi assistiamo al trasferimento di contenuto per mezzo di configurazioni che diventano tipiche del testo di arrivo senza preoccuparsi che siano anche tipiche di quello di partenza (tranne il 1 e il 5). Inoltre il trasferimento di contenuto è graduato a seconda dei livelli semantici prescelti e può essere ridotto e limitato a seconda della forza e degli obiettivi del secondo stile. Bisogna dunque chiarire se considerando la traduzione alla stregua di un fatto stilistico, questa sia ancora un fenomeno semiotico: la stilistica è intesa come la disciplina che studia i fenomeni di uso individuale della lingua. Quindi se lo stile può essere concepito come appartenente a una semiotica dei processi allora lo stesso vale per la traduzione che si definirebbe come un trasferimento di contenuto da un testo d’origine a uno di arrivo per mezzo di strutture di equivalenza stilistica.

Interpretazione e traduzione

La traduzione non è la costruzione di un’equivalenza semantica di testi spostati da un sistema semiotico a un altro, ma è un’interpretazione: infatti tradurre un testo significa interpretarlo. Però se con interpretare un testo si intende “valutare il contenuto di un’espressione, decifrarlo e manifestarlo altrimenti”, si incorre in un giudizio di valore pieno di rilievi extrasemiotici; se si intende “sostituire un’espressione con un’altra che ne sia l’interpretante” si immettono nel concetto di traduzione nozioni eterogenee.

Quindi tutta la semiosi sarebbe un’enorme traduzione, il che è possibile se concepiamo la semiotica come la disciplina che si occupa della comprensione dei testi e dello scambio cognitivo fra interpreti dei testi. Se invece intendiamo la traduzione come trasferimento di senso da un testo a un altro per via trasformativa bisogna sottolineare che la traduzione implica che un testo vada convertito in un altro testo accettando che la conversione sia prodotta da un agente, l’agente sia operatore della trasformazione a partire da certe motivazioni e per giungere a certi risultati, sia in possesso di una competenza necessaria per lo svolgimento dell’operazione, il risultato abbia alla fine una sanzione.

Meta narrazione e traduzione

Quindi la traduzione è anche un’azione tesa a salvaguardare l’individualità di un testo; infatti quando si traduce si è sempre motivati dalla volontà di trasformare un oggetto di partenza riconoscibile in un altro oggetto che sia inteso a sua volta come più o meno singolare. Alla base di ogni traduzione c’è una meta narrazione: il racconto della trasformazione di un oggetto di partenza in un testo d’arrivo da parte di un agente. In qualunque traduzione si riporta il nome del traduttore, del titolo e della lingua originale di partenza, talvolta c’è una premessa e le note. Quando la traduzione si propone come testo fortemente atono si usa la dizione “liberamente tratto da…”. In tutte queste circostanze si prefiggono sempre il giudizio finale sull’opera traduttiva perché la legittimano, la giustificano, la qualificano.

Paratesto di Genette e fasi della narrazione

Nel paratesto di Genette risiede la narrazione della sua trasformazione da un testo di partenza; infatti prendiamo in considerazione le quattro fasi della narrazione:

  • Manipolazione: un destinante manipola un destinatario con la modalità del volere/dovere a compiere l’azione; questi si trasforma da soggetto di stato in soggetto del fare e prefigura l’azione stessa. I destinanti possono essere il pubblico, l’editore, il traduttore mentre il destinatario è sempre figurativizzato dal traduttore.
  • Competenza: il soggetto prima di compiere l’azione deve essere dotato delle potenzialità per eseguirla e si dispone all’azione. Per quanto riguarda la traduzione ci deve essere competenza linguistica ma anche scientifica, comunicativa, estetica, ecc.
  • Performanza: il soggetto esegue l’azione superando ostacoli. Per quanto riguarda la traduzione, le note sono il resoconto delle operazioni compiute così come la premessa è il corpo a corpo col testo originale.
  • Sanzione: il soggetto è riconosciuto e giudicato dal destinante per aver concluso l’azione. Nella traduzione il paratesto indica i criteri con cui formulare il giudizio.

Comunque la traduzione di un testo in un altro esprime un programma narrativo di base eventualmente espanso in programmi narrativi d’uso: S V O  S ^ O abbiamo un soggetto che si considera disgiunto dall’oggetto di valore che si accinge congiungersi con l’oggetto. A questo programma deve sovrapporsi un programma concomitante rappresentato da un soggetto collettivo. Il traduttore è l’operatore della mediazione. Fa parte della tradizione degli studi storico-artistici.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Semiotica delle arti - Appunti Pag. 1 Semiotica delle arti - Appunti Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Semiotica delle arti - Appunti Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Semiotica delle arti - Appunti Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erikav di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica delle arti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Lancioni Tarcisio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community