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Ronald Barthes parla di una trans linguistica, questa si interessa dei discorsi sociali.

Negli anni 60’ c’era lo sviluppo dell’immagine e della pubblicità. F. De Saussure

introduce i termini di langue e parole. Questi termini non sono traducibili. Il langue

è il sistema della lingua e la parole è il processo della lingua. La parole presuppone

la langue. Questi due fenomeni sono gestiti dalla massa parlante. Se prendiamo questi

concetti e li trasferiamo nella moda la langue corrisponde al “fashion group” che

gestisce la moda, la parole invece corrisponde alla modella. Un vestito è un segno

che dà un senso alla società e alla persona che lo indossa. La nostra psiche è segno

perché l’uomo è preso dai suoi pensieri, quando c’è dialogo c’è segno. La sostanza è

forma e variabile ed è il luogo dove si produce semiosi. La sostanza ha al suo interno

altri elementi che Hjelmslev chiama livelli. Ogni sostanza semiotica implica diversi

livelli, il livello più alto nella gerarchia è quello dell’apprezzamento collettivo.

L2

Fe/c L1 L3

L1 = livello valutativo, è il livello della sostanza immediata. L1 è manifestato da

L2(livello sociobiologico) e da L3(livello fisico) e a sua volta, L3 manifesta L2. Si

evince che la sostanza non è compatta,ma è strutturata. Quindi l’interpretazione è un

fatto storicamente dato e non avulso e astratto. Questo ci riporta alla materialità del

linguaggio. La materia per Hjelmslev è come la nuvola di Amleto, cioè è in continua

trasformazione.

Nei principi di grammatica generale si rifà al concetto di legge di partecipazione

dell’antropologo Levy Bruhl. La mentalità primitiva si regge sulla legge di

partecipazione, questa ci dà una concezione diversa del linguaggio e delle lingue. Il

pensiero primitivo, sostiene Lévy-Bruhl, si svolge in forma di partecipazione agli

esseri circostanti e a tutta la natura, ma è impermeabile all'esperienza, perché

attribuisce lo svolgersi degli eventi a forze soprannaturali: ecco perché il primitivo

manca di logica (quale la intende l'uomo civile); ignora i principi di identità, di

contraddizione e di causalità; non ha un'idea precisa dell'individualità perché si sente

parte del gruppo in cui vive; non è in grado di fare una netta distinzione fra il

possibile e l'impossibile perché attribuisce tutto a una causa magica generale.

Hjelmslev puntava ad una teoria pancronica del linguaggio, cioè una teoria ampia che

abbraccia tutto il linguaggio. Il linguaggio “SPROG” è per lui neutro, cioè, non si

regge su un principio logico matematico, ma sulla logica della partecipazione. Col

termine neutro indichiamo delle sfere della comunicazione che sono ampie e

illimitate.

A/A + non A = il “non” ha una funzione positiva di specificazione

Umano/Umano Donna = l’essere umano partecipa nelle sue specificazioni. L’essere

donna rientra nella categoria dell’umano e al tempo stesso diventa “altro” dell’umano

A/ A + non A = Legge di partecipazione

A/ non A = Legge di esclusione, è un aspetto dello sviluppo della struttura

partecipativa.

Secondo Hjelmslev non si deve confondere il linguista teorico con il grammatico o

linguista tout court . Egli individua quattro scuole principali, quella:

greco latina, ispirata dall’aristotelismo. E’ una scuola normativa e

- ontologizzante del linguaggio.

- indù

- cinese

- giapponese

A volte il pensiero ci assale, facendoci distrarre da quello che stiamo facendo, questa

è la manifestazione della materialità del linguaggio, della sua alterità. La prospettiva

di Hjelmslev si allarga al pensiero subcosciente. Se noi dicessimo che le lingue sono

espressioni del pensiero sbaglieremo perché il pensiero è segno è linguaggio.

Hjelmslev individua nelle lingue del pensiero, abitudini e sistema. L’abitudine

possiamo individuarla nel tipo di cadenza regionale, cadenza che non scompare con

l’acquisizione anche perfetta di una nuova lingua. Il sistema comprende le regole

della grammatica. Imparare una lingua non è una cosa meccanica, bisogna imparare

anche la cultura. Le lingue e i segni sono esposti alla vaghezza, cioè alla materia

semica alla quale sono aperte. La logica di cui ha bisogno la scienza linguistica deve

essere tollerante, non una lingua normativa come la scuola greco latina, ma

descrittiva. Studiare la forma della lingua, vuol dire studiare le funzioni e le relazioni

del sistema. Quali sono queste funzioni? La teoria delle funzioni è il cuore della

glossematica.

FORMA SEMIOLOGIA RAPPORTO INTERNO (astratto)

MATERIA SEMIOTICA RAPPORTO ESTERNO (concreto)

E’ la forma che da significato allo materia.

Materia segnica: stratificazione del linguaggio Fe Fc (funzione semiologica

interdipendente). Il segno è necessariamente biplanare.

La biplanarita è un principio per riconoscere cosa è segno e cosa è semiotica. C’è

segno dove individuiamo espressione e contenuto. Ciò distingue la semiotica dalla

logica, ove vi è solo espressione. Il segno si articola in conformazioni o articolazioni.

Mosca:

Fe = articolazione della sostanza fonica (it., fr., ingl.,)

Fc = città, bastimento, insetto. E’ la conformazione o l’articolazione di una

percezione o visione del mondo della Sc.

La concezioni di segno fatta da Hjelmslev è più analitica rispetto a quella di

Saussure: il segno rimanda al suo interno prima di rimandare all’esterno. La forma

del segno è data dalle sue relazioni arbitrarie tra significato e significante, fra

contenuto e immagine acustica. La materia apre all’infinito della semiosi. Il concetto

di categoria risale alla filosofia aristotelica. Per categoria nella semiotica strutturale si

intende una relazione tra due membri tra i quali esistono relazioni di dipendenze e

indipendenze. Trascurare le funzioni che costituiscono la categoria significa spostarsi

su un terreno aprioristico non pertinente per la semiotica. Ogni categoria è composta

di due o più membri. Hjelmslev ci dice che una stessa categoria può formare sistemi

diversi. La categoria dei casi differisce di lingua in lingua, ciò che vale per la

categoria, non vale anche per qualsiasi sistema. Non tutte le forme di vita o

comunicazione realizzano lo stesso sistema di segni. Per Hjelmslev non esistono

categorie e segni assoluti. Per una teoria dei segni è importante individuare il

principio generale che governa le diverse realizzazioni. Per individuare questo

principio bisogna studiare il linguaggio sul piano concreto e non astratto. Date queste

premesse le categorie dei segni non sono universali, ma generali. Le forme di

comunicazione universali non esistono. C’è una possibilità di porre relazioni e questa

possibilità si realizza in modo diverso nelle diverse lingue. Una lingua è una

categoria composta di due membri detti piani e che sono definiti in termini di una

relazione reciproca, tale che un’unità costituita da membri di un piano, presuppone

un’altra unità costituita da membri di un altro piano. Il piano plerematico dà forma al

contenuto, mentre quello cenematico dà forma all’espressione. Questi due piani sono

costituiti da due elementi: Fe – Fc e Se – Sc. La categoria generale costituisce la

possibilità della semiotica come scienza. La semiotica è la scienza della semiosi.

Per fare scienza dobbiamo individuare delle relazioni, delle categorie. Un segno è

definito dalla sua forma cioè dalle sue relazioni interne ed esterne. Questa è una

visione globale della semiosi. In Hjelmslev la dicotomia langue e parole diventa una

tricotomia. In Saussure i termini langue e parole sono categorie realizzate.

Saussure Hjelmslev

Langue = Forma pura o schema (sistema di possibilità, categorie realizzabili):

cenemi- “apparato fonico in grado di produrre qualsiasi suono

di ogni lingua possibile”

Forma materiale o norma (materializzazione del sistema): fonemi

Parole = Uso; atto effettivo del parlare- “sostanza”

Per una economia della scienza Hjelmslev ha ridotto questi tre termini a due; lo

SCHEMA/langue e l’USO/parole. Schema e uso sono in rapporto di determinazione :

Schema = C Uso = V

L’uso varia ed è l’uso che concretizza la forma. Il rapporto tra semiologia e

semiotica è ET ET e non OUT OUT. Nella semiologia l’interesse è individuare le

dipendenze e le indipendenze di un sistema segnico. Nella semiotica si studiano gli

atti di interpretazione, gli usi e i valori; è il luogo della riflessione etica. Questa

distinzione va fatta sulla base della riflessione sul linguaggio di Hjelmslev.

Il testo è un intreccio tra Fe e Fc, è un processo di comunicazione. Una lingua non è

onniformativa, una lingua è capace di tradurre, è approssimazione esprimibile (pag.

128). Per avere una conoscenza scientifica dei processi comunicativi bisogna vedere

come si applicano le funzioni a un determinato sistema segnico. La traduzione investe

per intero il processo comunicativo, essa può essere:

endoverbale: traduzione da una lingua verbale come l’Italiano ad

- un’altra lingua come l’Inglese e viceversa.

Intersemiotica: traduzione da una lingua verbale ad una non verbale e

- viceversa. Es.: tradurre una formula matematica in inglese e viceversa,

oppure trasporre un romanzo in un film.

Nel processo di traduzione è importante la capacità di interpretazione. Nella

traduzione c’è l’influenza dell’ interpretazione. La traduzione ha una funzione

maieutica, cioè è possibile ricavare nuovi significati dal messaggio di partenza. La

traduzione è l’anima della produzione comunicativa e della produzione del senso. E’

ancora un parlare comune, una costante che caratterizza la mente umana, costante

perché pur nelle sue realizzazioni diverse, resta comunque esposta ad altre formazioni

nuove.

Definire la lingua come struttura vuol dire definirla come forma prescindendo dalla

materia (v. pag. 84). Al tempo di Saussure la semiologia non c’era, si sentiva solo

l’esigenza. I cinque tratti che ci aiutano a capire quando c’è linguaggio sono:

1) Biplanarità: comprende il piano dell’espressione e del contenuto.

2) Biassalità: comprende il piano sincronico (per Saussure) o del sistema (per

Hjelmslev) e costituisce la Langue. Il piano diacronico (per Saussure) o del

processo (per Hjelmslev) costituisce la Parole. La parole si sviluppa nel tempo

con la linearità del significante. Il processo è immediatamente osservabile, da

esso si può partire per osservare il sistema.

3) Contenuto ed espressione sono connessi dalla commutazione. La prova di

commutazione, fa si che espressione e contenuto non siano riducibili a un solo

piano e la loro relazione individui delle entità semiotiche.

4) Nel sistema e nel processo esistono relazioni ben definite che noi non

possiamo stravolgere.

5) Non c’è corrispondenza biunivoca tra elementi d’espressione e elementi di

contenuto. Questi elementi sono ulteriormente scomponibili in glossemi.

Ogni fatto linguistico non è un fatto caotico, ma una stringa di unità disposte con

cura. La metodica della semiotica è quella della relazione. Quando scriviamo o

parliamo a qualcuno, prima di farlo instauriamo un dialogo con noi stessi, cioè

elaboriamo il messaggio in base a chi abbiamo di fronte. Immaginiamo n lettore

ideale a cui rivolgerci.

Morris cerca di unificare la scienza dei segni sotto la comportamentisica, Hjelmslev

invece, di elaborare una teoria dei segni verbali e non verbali. Oggi si potrebbe

parlare di oinè semiotica, cioè di una prospettiva comune nello studio dei segni. La

risposta non è mai neutra, è sempre connotata. Anche nell’interpretazione non c’è

neutralità. Il linguaggio non è qualcosa di divino, esso è profondamente umano e

profondamente storico. Gli animali hanno un sistema fisso di comunicazione, la

mente degli animali è formale. Il linguaggio crea partecipazione. (v. Bachtin, pag.

142-146). Bachtin dice che il linguaggio non è nato per il pensiero astratto. Il

linguaggio è nato dai bisogni più elementari, più materiali, quindi il linguaggio nasce

dalla materia, nella vita. Le persone sono uniche e questo le rende emotivamente

differenti e vivono un evento in modo del tutto unico. Il dialogo non è un mezzo, ma

un fine autonomo della vita, non è il preludere dell’azione, è l’azione stessa. Noi

agendo, comunicando, incontrandoci con gli altri, scopriamo noi stessi. Quindi

l’espressione dell’essere ci rivela nella pratica chi siamo, aldilà della nostra identità

o forma. Al centro della vita c’è l’Io che si rivela e si apre all’altro. La prassi

dialogica è l’Etica. Le differenze ci sono, ma quello che bisogna evitare è

l’indifferenza. Non differenza indifferente, ma differenza non indifferente.

L’essenza del linguaggio, della comunicazione è l’ideologia, cioè la presa di

posizione. La colorazione è la connotazione cioè una qualità che attribuiamo al

messaggio. L’ideologia si può cogliere nelle relazioni sociali. Il linguaggio è

ideologia soltanto nella semiosi umana. Due organismi biologici in un ambiente

esclusivamente naturale non generano nessun fatto linguistico, perchè essi non

generano una società ed è la società che attribuisce al simbolo un significato ed è

nella società che si dà ideologia. L’uomo può sottrarsi al suo ambiente, l’animale no.

Non basta la nascita biologica per definire l’essere umano ci deve essere anche la

nascita sociale (la nascita biologica deve accompagnare per forza la nascita sociale).

La nascita sociale ci viene riconosciuta da altri. I segni verbali e non verbali sono

sempre riempiti di un contenuto, di un significato ideologico quotidiano. Il segno

provoca sempre un interpretante di comprensione rispondente. (Volosinov, pag.146-

147)

Nella comunicazione se chi corregge una bozza è quello che l’ha anche scritta, a

volte, non vede gli errori grammaticali perche è guidato dal senso, si pone fuori. Noi

abbiamo distinto un modello del segno, un modello della semiosi e un modello del

messaggio. Il modello del pacco postale corrisponde al modello del segno. Nel campo

della semiotica possiamo distinguere gli studi di semiotica del codice a cui

corrisponde il modello del segno e il modello del messaggio. Il modello del codice

era una norma, una costituzione:

A B

significante significato

Successivamente si ebbe una svolta, uno spostamento dall’enunciato

all’enunciazione. Dal codice astratto all’uso del codice. Wittgenstein disse che il

significato dipende dall’uso. Bachtin sposta l’attenzione dalla langue alla parole,

perché per lui era importante l’aspetto ideologico. Sulla base dei tentativi fatti, dalla

filosofia del linguaggio e dalla linguistica generale nel inquadrare il campo di

applicazione del linguaggio, Vosinov individua due indirizzi fondamentali:

1. Oggettivismo astratto: egli colloca la scuola di Ginevra, in particolare De

Saussure e tutta la linguistica razionalistica precedente. Questa corrente

schiaccia l’individualità del soggetto parlante. A Bachtin sembra che questa

corrente tenesse conto dei segni astratti e non dicesse nulla di concreto sulla

situazione reale

2. Soggettivismo individualistico: egli colloca la neofilologia idealistica tedesca

rappresentata da Karl Vassrel e Benedetto Croce. Puntano sulle parole, sulla

capacità creativa del parlante

La psiche individuale è una piega della psiche sociale. La realtà effettiva del

linguaggio è l’evento sociale dell’interazione verbale realizzato tramite una o più

enunciazioni. Negli successivi del 900 si sviluppa con Pierce la semiotica

interpretativa.

Tutto è comunicazione laddove c’è vita. E’ un campo estensivo che coincide con

l’ecumene. In questo campo troviamo una specifica forma di vita in cui matura il

linguaggio, che è l’umano. E’ qui l’antropocità del linguaggio. L’uomo è un animale

linguistico nel senso che è dotato di logos(discorso o ragione). L’umanità non è da

definirsi come animale parlante, ma come animale dotato di logos e in quanto tale

l’uomo diventa un animale sociale. Il logos è la capacità di formazione o sistema di

modellazione primario. Comunicazione è l’elemento base della vita, e l’uomo oltre a

comunicare è anche dotato di logos. Sulla base di ciò, l’uomo è riuscito a incanalare

questa capacità semiotica nel parlare. Il parlare si è sviluppato quindi dal logos. In

base a questa capacità tipicamente umana, l’uomo è in grado di porre delle relazioni

tra le cose.

Parlare è verbale, ma vocale e sonoro non sono sinonimo di verbale. La vocalità è un

suono, cioè tutto ciò che è percepito dall’udito prodotto da cose animate. Essa è un

campo più esteso del verbale. La non voce è un suono prodotto dall’urto di suoni

inanimati. Il sonoro vocale non è necessariamente parola. La parola è un aspetto

molto limitato della comunicazione. Il verbale è legato al linguistico (cioè quella

capacità di formazione, di costruzione e decostruzione chiamata capacità sintattica).

Questo non è nato con la comparsa dell’uomo, la parola è il risultato e non il punto di

partenza. Noi dobbiamo parlare dell’uomo come un afasico(afasico non in senso

patologico, ma letterale. Noi spesso siamo afasici perche ci mancano a volte le parole

per esprimere qualcosa). Questa è la condizione costante della scienza e della

traduzione. Esistono tre tipi di traduzione:

Interlinguistica: fra lingue diverse

- Endolinguistica: all’interno della stessa lingua. E’ quella che facciamo

- noi(“cioè?”, “in che senso?”, “in altri termini?”).

Intersemiotica: tra sistemi semiotici diversi(un romanzo che viene

- trasposto in film …).

L’uomo è in grado di discretizzare /tagliare, cioè articolare il continuum in fonemi. Il

non verbale non indica l’assenza del linguistico, ma la mancanza di una

canalizzazione fonica (i sordomuti per esempio). Per cui c’è una stretta connessione

tra parlare- segno/logos- bios. Noi siamo IL linguaggio, perché senza la NOSTRA

forma di vita non ci sarebbe il linguaggio. Il tacere non è un mettere da parte il

linguaggio, il silenzio è una scelta interna al linguaggio. La semiosi è una sintesi o un

sincretismo che si esplica in forme diverse a secondo della situazione enunciativa o

comunicativa.(Domanda d’esame) L’uomo è una forma di vita la cui peculiarità è il

parlare o il linguaggio? La peculiarità specie specifica dell’uomo è il linguaggio. Il

senso comune connota l’uomo come un animale parlante. La scienza ha come

caratteristica quella di disfatare il senso comune e andare oltre l’apparenza: questa

evidenza immediata, sensibile e intuitiva. La scienza cognitiva ci dice che noi siamo

esseri linguistici e non parlanti. Ciò che ci differenzia dal mondo animale, è una

capacità legata al bios che ci permette di costruire e decostruire, di staccarci dal

mondo per produrre fantasie, desideri e visioni del mondo. Allo stesso tempo siamo

capaci di decostruire o distruggere quello che abbiamo creato e produrre un’altra

cosa. Questa capacità detta sintattica o metaoperativa(riflettere sulle operazioni), si

esprime nel parlare in tutti gli esseri umani in cui è maturata la condizione fisiologica.

La capacità sintattica o ancora, capacità logico- poetica è la specificità dell’uomo.

Non sempre esprimiamo i nostri sentimenti attraverso le parole, ma anche attraverso

un’ altra sostanza dell’espressione. La comunicazione è legata alla maturiatà

biologica o semiotica(nel corso dell’ominazione l’uomo ha sviluppato l’apparato

fonico in conseguenza della posizione eretta che ha permesso un maggiore sviluppo

del cervello e quindi col linguaggio, una maggiore capacità di analizzare il mondo e

le cose). Tutti i segni verbali e non verbali prodotti dall’uomo sono filtrati dalla

capacità sintattica, ad eccezione dei segni puramente biotici o biologici(quando

mentre parliamo abbiamo un improvviso colpo di tosse, o il dolore causato da un

pizzicotto). Noi siamo parte integrante della natura, siamo un misto di biosemiosi

e zoosemiosi e quindi antroposemiosi. Come abbaimo detto più volte la biosemiosi è

la semiosi della vita, la base, una costante che permane ogni organismo vivente;

la semiotica va alla base della comunicazione al bios. In Sebeok la semiotica

globale va dalla biosemiosi alla cyber semiosi, quest’ultima è la semiotica prodotta

dalle macchine intelligenti; il computer pur essendo dotato di una capacità sintattica è

privo di una capacità semantica. L’uomo si trova in continuità e discontinuità col

mondo animale. Noi dal punto di vista genetico siamo simili agli animali, ma la

diversità sta nella capacità sintattica di staccarci dal mondo. La capacità del

linguaggio è stato il vantaggio biologico nell’evoluzione della specie umana. La

soglia inferiore della comunicazione è la biosemiosi. Il vantaggio del parlare vocale

è che al buio si può comunicare, oppure ad un certa distanza … . Nel corso del 900 è

stata formulata l’ipotesi Sapir- Whorf, meglio nota come teoria del relativismo

linguistico. Sono due studiosi che hanno analizzato le lingue amerinde. Secondo essi

le lingue sono la causa, cioè determinano la concezione del mondo delle persone(se

noi italiani pensiamo in un certo modo è perché parliamo l’italiano). Le lingue sono

dei calchi già formati, degli universi chiusi e senza possibilità di scambio; ciò

comporta l’impossibilità della traduzione. Se ogni lingua è un mondo a sé noi

abbiamo delle monadi. Il pensiero si esaurisce nella lingua sicché, a lingue diverse

corrispondono culture e modi di pensare diversi. Il punto debole di questa teoria,

senza escludere le abitudini mentali di ogni lingua, è che non fa distinzione fra lingua

e linguaggio. La realtà immediata(che è la lingua verbale) secondo questa teoria è la

lingua. Abbiamo visto che ciò non è vero, poiché il verbale è solo una delle tante

incanalazioni del linguaggio, infatti, esistono altre sostanze semiotiche o espressive.

Perciò la sensibilità non coincide con la lingua. Per esempio: noi (Italia) abbiamo una

sensibilità comune con altri popoli del Mediterraneo (Grecia e Spagna) eppure

parliamo lingue diverse. Il punto debole del relativismo linguistico e la rescissione

della lingua dal linguaggio. La lingua nel relativismo viene separata dal linguaggio

cioè da tutta la situazione storica, sociale, psicologica e logica. Una situazione che è

il fondamento della comunicazione e della comprensione. Il campo della

comunicazione è molto più vasto della comunicazione linguistico verbale. E’ la

situazione che ci dà il senso. La parola “Riformismo”, ai giorni nostri, assume un

senso diverso a seconda del contesto enunciazionale in cui è inserito. Il sistema

segnico delle lingue storico- naturali viene affrontato in isolamento dagli altri sistemi

segnici. Il relativismo ignora l’esistenza contemporanea dei sistemi segnici non-

verbali e isola anche il pensiero da tutto il resto: la comunicazione, la situazione in

cui il pensiero nasce. L’uomo produce il pensiero. Queste affermazioni hanno dei

risvolti cognitivi (ciò che è mente), la mente umana è tale perché inserita in un corpo

che è umano. Il relativismo ci porta ad una visione ristretta della mente umana. C’è

oggi una stretta connessione fra segni ed economia, poiché in un mondo globalizzato

l’informazione acquista un importanza capitale e l’economia si basa proprio su

questo: pensiamo all’importanza che può assumere l’informazione in una borsa o in

una istituzione e in tanti altri ambiti. Le merci diventano segni con la pubblicità e a

loro volta i segni diventano merci perché si vendono. Oggi la comunicazione è

sinonimo di produzione.

Ontogenesi: è lo sviluppo che interessa l’individualità.

Nella linguistico/scienza del linguaggio vengono inserite tutte le considerazioni sul

linguaggio. Il semiotico è la riflessione sulla lingua o sul linguaggio. Le tre

dimensioni compresenti nella semiotica sono:

Sintattica: riguarda i rapporti tra i segni

- Semantica: rapporto tra i segni e i loro oggetti/designata

- Pragmatica: rapporto tra i segni e gli interpreti (uso).

-

Ronald Barthes è stato il primo studioso a occuparsi della pubblicità. Egli ha cercato

di capovolgere il rapporto tra linguistica e semiotica; ha condotto anche studi sulla

fotografia e sulla moda e si è interessato anche all’analisi del discorso amoroso. Il

problema di Barthes era quello di studiare la società francese caratterizzata dallo

sviluppo fortissimo della comunicazione(lo sviluppo dell’immagine). Egli ricorre

all’approccio semiologico e agli strumenti che derivano dalla linguistica strutturale

per studiare questo tipo di comunicazione: le teorie sono gli strumenti che lui utilizza.

Questi strumenti teorici li prendeva dall’ambito linguistico per applicarli a oggetti

extralinguistici, cioè non verbali(cibo, vestiti, arredamento …). Il linguaggio di cui

parla Barthes non è quello dei linguisti; è come lui lo chiama un linguaggio secondo,

le cui unità non sono più i monemi o i fonemi, ma frammenti più estesi del discorso

che rinviano a oggetti o episodi i quali hanno un significato sotto il linguaggio.

Pertanto la semiologia è forse destinata a farsi assorbire da una translinguistica. I

contenuti di questa translinguistica saranno costituiti dal mito, dal racconto,

dall’articolo di giornale, oppure, dagli oggetti della nostra civiltà nella misura in cui

sono parlati(stampa, volantino, linguaggio interiore). Barthes si serve degli strumenti

offerti dalla linguistica strutturale per ampliarne la portata e criticare e demistificare

la società dell’immagine. Si chiama semiologia quella scienza dei segni concepita a

poco a poco dalla linguistica. La semiologia riunisce sistemi segnici

particolari(semiotica dei gesti, della moda ….). Analizzando la moda Barthes

paragona la modella alla parole: la modella deve rispettare determinati canoni per

poter indossare un vestito. Perciò la parole non è libera. La lingua è resa parole senza

una libera esecuzione individuale. Nella moda è il gruppo che imposta le direttive,

qui il linguaggio è un monologo. Nel verbale invece tutti possono parlare. In questo

modo il lavoro critico di Barthes diventa un lavoro sociologico.

Come ultimo e banalissimo esempio: “il pollo cucinato secondo una ricetta è segno di

una determinata realtà culinaria”. Questo ci aiuta a capire che la comunicazione ha

effetti concreti sulle persone. Sistema dei

casi


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Caputo Cosimo.

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