La semiotica: scienza fondamentale della comunicazione
La semiotica è la scienza fondamentale della comunicazione perché è una disciplina formativa, è la teoria della comunicazione, ci dice “il perché delle lingue”. La prospettiva della semiotica è molto vasta perché affonda le sue radici in diverse discipline. Questa scienza ha anche una lunga storia; infatti, il termine semeiotikè esisteva presso i greci e indicava il settore di studio dei segni.
Storia e sviluppo della semiotica
La semiotica si è affermata in un particolare periodo storico (1900); la nascita di una società di massa e di un’informazione legata al guadagno e in generale all’economia posero le basi per la nascita di una comunicazione in grado di influenzare, manipolare e guidare certe scelte dell’opinione pubblica.
La base della semiotica è la relazione. La comunicazione legata alla vita si chiama Semiosi. La Semiosi sono i processi di comunicazione nella loro totalità. La Semiotica è lo studio di questi processi.
Concetti fondamentali della semiosi
Quando un essere vivente muore, si dice che non dà segni di vita. Qualsiasi organismo vivente che si chiude in se stesso e non si apre all’esterno, cioè non dialoga con l’ambiente, muore. Questo vale anche per la cultura; se le culture non si aprono al confronto, scompaiono: in questo ambito si è sviluppata la “comunicazione linguistica interculturale” (le ragioni del crollo dei grandi imperi, romano, inglese e francese, sono da rintracciare nella loro chiusura culturale).
Ma la semiosi è anche apertura costitutiva all’altro, è apertura verso l’altro. La semiosi è il processo di produzione dei segni. La semibiosfera è un risvolto etico e morale della semiotica (detta anche semioetica). La nascita del modello della semiosi si fa risalire a Pierce, questo modello ha una struttura triadica.
La semiosi è il processo in cui qualcosa funge da segno per qualcuno o per un terzo qualcosa. La semiosi, cioè la comunicazione, è una costante continua relazione con l’altro (l’interpretante), è un continuo spostamento verso l’altro e spossessamento (cioè la semiosi non è completamente controllata dal soggetto emittente, perché ci sfugge attraverso la fisiognomica del linguaggio, dei segni oppure la significanza della significazione) del soggetto.
Fisiognomica e significanza
La fisiognomica è l’espressività del linguaggio. Il messaggio, nel momento in cui affronta il “mare” della comunicazione, si “spossessa” dal soggetto. La semiotica si regge quindi sulla relazione, non ci sono significati fissi.
La parola cavallo è un termine naturale della lingua italiana, ma si dice destriero se è un termine che non appartiene alla lingua comune e fa parte di un settore letterario. La semiosi è dialogo, l’interpretazione è dialogo e non monologo. La comunicazione è uno scambio asimmetrico, cioè, A può essere sia B, sia C, sia D ecc.… Se la comunicazione fosse simmetrica non ci sarebbero fraintendimenti.
Interpretanti di comprensione e identificazione
Interpretante di comprensione rispondente e interpretante di identificazione nascono dal mettere insieme la posizione di Pierce e di Bechtin. La nozione di interpretante nasce con Pierce che elabora una semiotica interpretativa. La nozione di interpretante di comprensione rispondente proviene da Bachtin. L'Int. di Id. rinvia al segnale, l’Int. di Comp. Risp. rinvia a segno.
La comunicazione/semiosi e produzioni di segni si dà nella dialettica, nell’interdipendenza tra Int. di Id e Int. di Comp. Risp., perché non esiste nessun Int. di Comp. Risp. che non abbia un minimo di identificazione e viceversa. Questo in base al principio secondo il quale non ci sono segni puri, ma degenerativi non genuini.
L’interpretante di identificazione serve a identificare la natura di un determinato messaggio. Esempio: “io faccio un numero al telefono e automaticamente il telefono di cui ho composto il numero squilla. Questo è un messaggio segnaletico di identificazione, cioè il telefono non può non squillare, perché tarato. Poi la persona può rispondere come anche non rispondere; la persona a sua volta sta identificando quel segnale o messaggio. La risposta è una reazione, non è dovuta. La persona all’altro capo del telefono è un interpretante di comprensione rispondente.”
L’interpretante di comprensione rispondente deriva da una concezione della comunicazione come dialogo e implica la risposta e la responsabilità.
Funzioni del dialogo secondo la semiotica
- Intrattenimento/fatica: di mero contatto, di semplice parlare. Lo scopo è quello di avviare la comunicazione di aprire il dialogo. “Quando salutiamo una persona, quando rispondiamo al telefono.”
- Ottenimento: finalizzato a ottenere qualcosa, ad arrivare a un risultato. “Gli esami di maturità, i concorsi, ma anche il dialogo tra un poliziotto e un ladro ecc…”
- Ricerca: a questo possiamo far corrispondere la comprensione rispondente. È un dialogo aperto all’infinito. È un dialogo che avviene nonostante la chiusura cosciente o non, dei comunicanti. Dialogo che deriva dall’impossibilità di chiusura. “Il dialogo degli scienziati, della vita, della cultura e delle civiltà.”
Contributi di Saussure alla semiotica
Saussure viene chiamato a Ginevra per ricoprire una cattedra. Nel 1891, in una delle sue conferenze, parlando della vita delle lingue, afferma che queste e i segni sono soggetti a cambiamenti impercettibili nel tempo e mantengono la loro identità. Noi dobbiamo parlare non di segni, ma di aspetti della semiosi.
Tipologie di segni secondo la semiotica
- Icona: è legata alla primitività. È un segno che si riferisce all’oggetto che essa denota semplicemente in virtù di caratteri suoi propri, e che possiede nello stesso identico modo che un tale oggetto esista come non esista (foto, diagrammi, grafici). L’icona si legge nella similarità. Pierce ci dice che l’unico mezzo per comunicare con un’icona è un’altra icona.
- Indice: è legato alla semiosi indicale. Esso si riferisce all’oggetto che esso denota in virtù del fatto che è realmente determinato da quell’oggetto (l’impronta di un piede sulla sabbia). Nella misura in cui l’oggetto agisce sull’indice ha qualche qualità in comune con l’oggetto. L’indice è un’icona di tipo peculiare, non è cioè la pura somiglianza all’oggetto che lo rende segno, ma l’effettiva modificazione subita da parte dell’oggetto. Quindi l’azione dell’oggetto dà all’indice una qualità. L’indice dice un’esistenza, un’individuazione; mette in relazione due esperienze.
- Simbolo: è un segno che si riferisce a un oggetto, in virtù di una legge. L’oggetto è il simbolo. Il simbolo è un prodotto della mente umana. La simbolicità distingue la semiosi umana da quella delle altre specie. Le lingue umane sono di natura biologica e storica. Il cuore ultimo delle lingue è iconico- arbitrarietà assoluta (?farsi dare appunti), ma esiste anche l’arbitrarietà relativa (?farsi dare appunti).
Commistione e degenerazione di segni
La comunicazione è una commistione e degenerazione simboli, icone e indici.
Segni, oggetti e interpretanti
Qualsiasi oggetto investito di intenzionalità segnica è segno. Il riferimento può essere un oggetto (denotatum) o un altro segno (designatum). Il referente si definisce all’interno di un percorso interpretativo. Tutti hanno un designato, non tutti hanno anche un denotato (referente implicito). Un segno porta con sé dei significati impliciti ed espliciti. Ogni segno porta con sé dei significati aggiuntivi, cioè impliciti, che possono venire in superficie a seconda della situazione discorsiva o enunciazionale. In queste situazioni sono importanti i tratti soprasegmentali del linguaggio: i toni, il rossore ecc.
La definizione che dà Pierce al segno è: “qualcosa che sta per qualcuno al posto di qualcos’altro sotto qualche rispetto o capacità (cioè sotto un certo punto di vista o sotto un certo modo di vedere da parte di qualcuno). Questo comporta la pluralità della semiosi. Un segno o rappresentamen si rivolge a qualcuno, cioè crea nella mente di quella persona un segno equivalente o forse un segno più sviluppato.” Il segno che il rappresentante crea è chiamato interpretante del primo segno. A sua volta l’interpretante può diventare interpretato, cioè un’interpretazione; si può continuare in questo modo all’infinito. Questo processo è chiamato da Pierce, semiosi illimitata. La semiosi è un processo ecumenico (che abbraccia ogni processo comunicativo prodotto dalla biosfera), cioè illimitato.
Logica del segno
In base a tutto ciò possiamo dire che la logica del segno è la logica dell’aprirsi. Nella concezione popolare è qualcosa che sta per qualcos’altro: ali quid sta pro ali quo. In questo senso qualsiasi cosa può essere segno, ma non è così. Il segno è qualcosa che per qualcuno sta per qualcos’altro. C’è segno laddove c’è un organismo vivente che attribuisce a qualcosa un certo valore di segno.
Evoluzione della semiotica moderna
La semiotica appare in questa visuale come una predisposizione a vedere le cose in una certa relazione. L’uomo ha sempre prodotto e letto segni. Soltanto a partire con l’età moderna, con John Loke, ritorna in auge la semiotica, fino poi a staccarsi dalla filosofia e acquisendo autonomia scientifica. I caposcuola sono Pierce e Saussure. Il segno non è qualcosa di naturale, il segno è un fatto concreto. I segni compiono delle azioni con il linguaggio, ma come diceva Morris, possono renderci schiavi, non bisogna fidarsi dei segni “magici” (quelli veicolati dalla pubblicità). I segni hanno una funzione.
- Descrittiva
- Valutativa: veicolano dei valori
- Prescrittiva: ci impongono certe valutazioni, certi comportamenti.
Oggi tutto è pubblicità: oggetti, politica, istituzioni, persone, cose ecc. Come diceva Bart, è il senso che fa vendere e non il prodotto. La nostra capacità di lettura e interpretazione del mondo hanno la loro base nel bios, nella biologia. Non tutto è segno, ma tutto può esserlo.
Modello di comunicazione di Shannon e Weaver
Il significato del segno deriva dalla sua realizzazione dell’interpretazione. Il segno vive tra interpretato e interpretante, ciò che ha senso oggi può averne un altro domani. Il segno ha bisogno di altri segni. Shannon e Weaver teorirono il primo modello di comunicazione, che alcuni hanno chiamato modello del segno o modello del pacco postale. In questo modello il ricevente assume un ruolo passivo. È una comunicazione astratta e unidirezionale. La differenza fra segno e segnale: il segnale rientra nella segnità, è un segno con un grado molto basso di segnità. Il segnale impone un unico percorso interpretativo. I segnali presuppongono un codice, cioè un sistema regolare in base al quale il rapporto tra significato e significate è predeterminato, meccanico. La segnalità si caratterizza per la pluralità interpretativa. Noi non gestiamo tutta la comunicazione perché ci sfugge.
Riflessioni di Lady Welby
Lady Welby era una nobildonna inglese. Lei creò una sorta di circolo intellettuale. Introdusse i termini di senso materno e senso paterno. Welby è interessata al senso primario, il senso materno. Il senso materno è quello della vita, perché è aperto all’altro e si preoccupa più per l’altro che per se stesso (Es. Il rapporto della madre col proprio bambino). Possiamo anche chiamarlo senso intuitivo, sentirsi parte dell’altro. Il senso paterno è il senso della logica della separazione, il senso della responsabilità di ruolo. La vita si svolge all’interno di questi due poli, l’Io (senso paterno) e l’Altro (senso materno) devono comunicare; l’Io non può stare senza l’Altro.
Rappresentanti della semiotica strutturale e interpretativa
I rappresentanti della semiotica strutturale sono: Saussure, Luis Hjelmslev, Jurij Cotman, Algirdos Julien, Roman Jakobson Greimas. Questi rappresentanti diedero vita alla Mosca Tortu, scuola di semiotica russa. La scuola di Greimas ha dato vita alla semiotica generativa o anche semiotica strutturale. L’altro versante della semiotica contemporanea è quello logico – filosofico, che prende il nome di semiotica interpretativa. Pierce è il padre di questa corrente della semiotica. Successivamente seguirono Morris e infine Sibeok.
Nonostante le due correnti seguano strade diverse hanno dei punti in comune. Sibeok si fa interprete di una mediazione tra semiotica strutturale e semiotica interpretativa. Egli infatti, fu allievo di Jackobson e Morris, entrambi esponenti dell’una e dell’altra corrente.
Contributi italiani alla semiotica
- Umberto Eco: Con lui la semiotica ottiene un riconoscimento accademico (1970). La nascita della semiotica però non è da attribuire a Eco, la nascita deve essere retro datata con la pubblicazione del libro di Ronald Bart. In questo libro l’autore propone di capovolgere uno degli assunti principali di Saussure.
- Negli anni 50 Francesco Rossilandi, introduce dall’America il pensiero di Morris, nel 53 pubblica un saggio tratto dalla sua tesi di laurea e nel 54 pubblica presso paravia “i lineamenti della teoria dei segni”.
- Tullio de Mauro è stato colui che ha tradotto il primo corso di Linguistica di Saussure.
Paradigmi della semiotica contemporanea
La semiotica contemporanea si coagula intorno a due paradigmi di matrice.
- Strutturalista: Linguistico- letteraria che deriva da Saussure, Jackobson ecc.
- Interpretativa: Pierce, Sibeok e Morris.
Sibeok ha parlato di una tradizione maggiore o ecumenica in quanto era interessato allo studio di tutti gli aspetti della comunicazione. Lo studio dei soli segni verbali è riferito al linguaggio parrocchiale. Sibeok riconosce a Renè Tom lo studio di una semiotica globale.
Giovanni di San Tommaso e la semiotica
Giovanni di San Tommaso era un frate che aveva una visione aperta riguardo lo studio dei segni. Sibeok diceva di tenere in considerazione questo pensatore in
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