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rapporto tra significato e significate è predeterminato, meccanico. La segnalità si

caratterizza per la pluralità interpretativa. Noi non gestiamo tutta la comunicazione

perché ci sfugge.

Lady Welby era una nobildonna inglese. Lei creò una sorta di circolo intellettuale.

Introdusse i termini di senso materno e senso paterno. Welby è interessata al senso

primario, il senso materno. Il senso materno è quello della vita, perché è aperto

all’altro e si preoccupa più per l’altro che per se stesso (ES. Il rapporto della madre

col proprio bambino). Possiamo anche chiamarlo senso intuitivo, sentirsi parte

dell’altro. I l senso paterno è il senso della logica della separazione, il senso della

responsabilità di ruolo. La vita si svolge all’interno di questi due poli, l’Io (senso

paterno) e l’Altro (senso materno) devono comunicare; l’Io non può stare senza

l’Altro.

I rappresentanti della semiotica strutturale sono: Saussure, Luis Hjelmslev, Jurij

Cotman, Algirdos Julien, Roman Jakobson Greimas. Questi rappresentanti diedero

vita alla Mosca Tortu, scuola di semiotica russa. La scuola di Greimas ha dato vita

alla semiotica generativa o anche semiotica strutturale.

L’altro versante della semiotica contemporanea è quello logico – filosofico, che

prende il nome di semiotica interpretativa. Pierce è il padre di questa corrente della

semiotica. Successivamente seguirono Morris e infine Sibeok.

Nonostante le due correnti seguano strade diverse hanno dei punti in comune. Sibeok

si fa interprete di una mediazione tra semiotica strutturale e semiotica interpretativa.

Egli infatti, fu allievo di Jackobson e Morris, entrambi esponenti dell’una e dell’altra

corrente.

In Italia abbiamo:

 Umberto Eco. Con lui la semiotica ottiene un riconoscimento accademico

(1970). La nascita della semiotica però non è da attribuire a Eco, la nascita

deve essere retro datata con la pubblicazione del libro di Ronald Bart. In

questo libro l’autore propone di capovolgere uno degli assunti principali di

Saussure.

 Negli anni 50 Francesco Rossilandi, introduce dall’America il pensiero di

Morris, nel 53 pubblica un saggio tratto dalla sua tesi di laurea e nel 54

pubblica presso paravia “i lineamenti della teoria dei segni”

 Tullio de Mauro è stato colui che ha tradotto il primo corso di Linguistica di

Saussure.

La semiotica contemporanea si coagula intorno a due paradigmi di matrice.

-Strutturalista: Linguistico- letteraria che deriva da Saussure, Jackobson ecc…

-Interpretativa: Pierce, Sibeok e Morris

Sibeok ha parlato di una tradizione maggiore o ecumenica in quanto era interessato

allo studio di tutti gli aspetti della comunicazione. Lo studio dei soli segni verbali è

riferito al linguaggio parrocchiale. Sibeok riconosce a Renè Tom lo studio di una

semiotica globale.

Giovanni di San Tommaso era un frate che aveva una visione aperta riguardo lo

studio dei segni. Sibeok diceva di tenere in considerazione questo pensatore in

quanto, egli fu il fondatore di una dottrina dei segni. Il termine dottrina vuol dire una

teoria dei segni globale che si interessa degli aspetti verbali e non verbali della

semiosi. E’ da qui che nasce la distinzione tra semiotica parrocchiale e verbo centrica

e semiotica globale che deriva da Pierce. Giovanni è visto da Sibeok come il ponte

tra Renè Tom e San Tommaso (? Chiedere appunti)

Sul versante europeo Saussure è noto per aver scritto “corso di linguistica gen.”

Hjelmslev e Saussure volevano arrivare alla teorizzazione di una grammatica

generale, cioè all’individuazione di principi generali delle lingue. La grammatica

precedente studiava il linguaggio sulla base di una sola lingua. Nel 900 Noam

Chomsky pone l’Inglese come studio di una grammatica generale (grammatica

imperativa). La grammatica è un congegno di formazione è una esplicazione di una

capacità sintattica di un particolare organismo vivente. Saussure dice che la

linguistica va inserita nell’ambito di una scienza più alta, quata scienza studia la vita

dei segni nel quadro della vita sociale (che Saussure chiama semiologia). La

linguistica si occupa invece del segno verbale. I segni prodotti dall’uomo rientrano

nell’Antroposemiosi. La semiotica studia tutti i segni, la semiologia i segni nel

quadro della vita sociale significante ‘albero’

significato “albero”

1° caratteristica - Il segno è composto da un significante (immagine acustica) e da

un significato (concetto). Il significante è il veicolo segnico per rappresentare il

significato. Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e

un’immagine acustica. Non c’è un rapporto diretto con le cose.

2° caratteristica – Linearità (? Farsi dare appunti)

3°caratteristica – Arbitrarietà: il rapporto tra significante e significato è arbitrario.

Non è un rapporto motivato, in realtà ogni lingua ha una sua forma grammaticale

autonoma

Il tempo agisce sulla vita delle lingue sulla trasformazione. Se un termine non viene

accettato dalla massa parlante rimane solo un fatto personale.

L’arbitrarietà assoluta è legata all’iconicità, ha a che fare con la natura, la storia, la

vita e la cultura della massa parlante. L’arbitrarietà assoluta elimina alla radice ogni

possibilità di un lingua universale e non riconosce l’esistenza di un contenuto che sia

di natura a-linguistica e a-semiotica (cioè che possa prescindere dalla semiotica).

L’arbitrarietà relativa è legata al simbolismo, alla convenzionalità. Nell’arbitrarietà

relativa o debole, il segno può essere relativamente motivato: es. codici postali, il

numero delle stanze d’albergo, numeri ecc … . Qui non centra tanto la massa

parlante.

0-8-3-2 sono segni che derivano dalla arbitrarietà assoluta, ma possiamo metterli

insieme per formare il prefisso di Lecce (arbitrarietà relativa).

Il valore linguistico è dato da un’opposizione tra entità di uno stesso ordine. C’è

anche un’opposizione tra entità di ordine diverso.

Cambiando l’interpretante avremo un’altra interpretazione. Il significato non è

qualcosa di fisso, ma si definì all’interno di un percorso interpretativo. Es. “il

presidente della Repubblica italiana”; qui il referente implicito è Napolitano, ma il

referente può cambiare

Semiotica generativa (vedi anche semiotica generativa): Nasce con Greimas, egli

cerca di individuare un livello profondo e uno superficiale delle strutture

grammaticali

La socio semiotica:La cosiddetta sociosemiotica negli ultimi anni ha reso sempre più

rilevante l'attenzione della disciplina nei confronti delle significazioni sociali. La

sociosemiotica si interessa alla dimensione sociale della discorsività, vale a dire che

intende partire dai testi e dalle loro strutture interne per individuarne le implicazioni

sociali. Precursore in questa direzione è stato il semiologo francese Roland Barthes

che per primo si era interessato ai discorsi sociali che venivano veicolati dai media di

massa. L'idea che la società si rifletta nei testi, quasi osservandosi allo specchio, è

uno dei concetti fondamentali di tale prospettiva (Eric Landowski). Così come il fatto

che gli stessi testi o discorsi mediali siano spesso una sorta di terreno di incontro e/o

di scontro al cui interno diversi soggetti sociali costruiscono i propri simulacri o

avatar testuali. Possiamo quindi ritenere che esista una sorta di sistema dei discorsi

sociali che permette la circolazione dei testi e dei discorsi nell'universo semiotico in

cui viviamo (la semiosfera di Juri Lotman 1922-1993). Quindi negli ultimi anni la

semiotica si è sempre più occupata di analizzare diverse tipologie di discorso sociale

e mediale (giornalistico, scientifico, pubblicitario, religioso, economico, ecc.). In tale

contesto va ricordato il lavoro fondamentale del francese Jean Marie Floch in

particolare nel settore dell'analisi del discorso pubblicitario, del marketing, e della

semiotica degli spazi e del design.

trasformazionalismo, grammatica

Il detto anche

Noam Chomsky:

generativo - trasformazionale, è una teoria fondata dal linguista

statunitense Noam Chomsky negli anni Cinquanta.

La nuova teoria prende l'avvio da una critica fatta dallo studioso allo strutturalismo.

Chomsky infatti sosteneva che allo strutturalismo era sfuggito un problema

fondamentale che era quello della creatività del linguaggio. Egli afferma che per

poter comprendere il funzionamento di una lingua non è sufficiente scoprirne la

struttura come non basta descrivere i componenti e i rapporti che intercorrono tra

essi, né analizzarli e classificarli.

Lo strutturalismo, secondo Chomsky, non sa rispondere alla domanda: "come avviene

che i parlanti di una lingua sono in grado di produrre e di comprendere un numero

indefinito di frasi che non hanno mai udito prima o che addirittura possono non

essere mai state pronunciate prima da qualcuno?".

A questa domanda Chomsky risponde asserendo che esiste una creatività governata

da regole per la quale vengono continuamente generate nuove frasi e pertanto la

capacità linguistica che ciascun parlante possiede non è fatta solamente di un insieme

di parole, espressioni e frasi, ma è un insieme di regole ben definite e di principi.

La teoria di Chomsky, nell'affermare che la grammatica è una competenza mentale

posseduta dal parlante che gli permette di formare infinite frasi, si basa quindi sulla

conoscenza innata dei principi universali che regolano la creazione del linguaggio.

Si viene così ad affermare il concetto di innatismo del linguaggio.

Chomsky sostiene che solamente un esame delle strutture profonde del linguaggio

possono dare il vero significato di ciò che appare esternamente e che le strutture

superficiali non sono sufficienti a togliere l'ambiguità ad alcune frasi.

Ciò che permette di trasformare le frasi è solamente la competenza del parlante.

In una trasformazione passiva, ad esempio, il significato della frase "trasformata" è

uguale a quello della frase di partenza:

Trasformazione passiva

il ragazzo mangia la mela

diventa

la mela è mangiata dal ragazzo

Oppure in una trasformazione nominale, una frase verbale si trasforma in una frase

nominale: Trasformazione nominale

le automobili circolano

diventa

la circolazione delle automobili

Queste sono alcune delle regole che appartengono alla competenza del parlante.

La competenza è quindi il sistema di regole che sono nella mente del parlante e che

costituiscono il suo sapere linguistico.

Al concetto di langue dello strutturalismo si oppone il concetto di competenza del

trasformazionalismo, al concetto di parole si oppone quello di esecuzione.

Nelle opere del 1957 e del 1965 Chomsky offre una descrizione formalizzata, di un

livello e di una strutturazione quasi matematici, della grammatica e delle strutture

sintattiche del nostro linguaggio. La creatività viene considerata come una delle

caratteristiche fondamentali del modo di usare il linguaggio: rispetto al numero

limitato di parole e di regole esistenti, noi tendiamo a creare qualcosa di nuovo, non

riducibile in maniera meccanica alle regole grammaticali, anche se da esse, in

qualche modo, "generato". La grammatica quindi, "genera" enunciati, nel senso che

sta alla loro base, ma non li produce in maniera meccanica una volta per tutte. Poiché

la conoscenza di una lingua è per Chomsky capacità di produrre e comprendere un

numero virtualmente infinito di frasi, cioè anche frasi nuove, mai prodotte o udite

prima, di questo deve dar conto una grammatica. Nel 1959 pubblica una lunga e

ormai classica recensione del volume di Burrhus Skinner, allora il più noto esponente

del comportamentismo, Verbal behavior: lo scritto contiene una critica esplicita ed

argomentata del comportamentismo, dal quale Chomsky aveva preso le distanze.

Lo strutturalismo nasce a Ginevra grazie all’opera del suo fondatore Ferdinand de

Saussure, padre della linguistica moderna conosciuta, appunto, col nome di

strutturalismo. Si sviluppa poi a Praga, nel famoso circolo, e in Danimarca nel circolo

di Copenaghen. Accanto al Circolo di Praga, al Formalismo russo e allo stesso

strutturalismo, la scuola danese ha costituito uno dei più importanti centri europei di

riflessione sul linguaggio, contribuendo a creare una solida base teorica per l'intera

filosofia del linguaggio del Novecento (da non confondersi con la filosofia analitica

anglosassone).

Hjelmslev : La teoria di Hjelmslev ha tentato di proseguire gli studi di Ferdinand de

Saussure sulla teoria dei segni. Il segno è rappresentato da un rapporto segnico (o

funzione segnica) tra due livelli, quello dell'espressione e quello del contenuto. Se si

scambiano le due unità su un unico livello, si avrà essenzialmente un'unica differenza

nell'altro. Su ogni livello le unità vengono contraddistinte dai loro rapporti

sintagmatici e paradigmatici con altre unità. In ogni livello tali rapporti danno vita ad

una forma (una struttura di relazioni tra unità linguistiche), indipendenti dalla

proiezione sulle differenze di sostanza. Le relazioni sintagmatiche sono in questo

caso relazioni tra elementi che costituiscono una parte della stessa forma, come ad

esempio "win" in "winter" o il rapporto tra soggetto e verbo in "Luca scrive". I

rapporti semantici paradigmatici sono i rapporti tra le unità sostituibili

reciprocamente, come ad esempio i sinonimi e gli antonimi. Secondo i principi

esposti dallo stesso nei suoi "Fondamenti della teoria del linguaggio" (1943), la

teoria glossematica è una teoria sull'analisi dei testi che prende come oggetto d'esame

le relazioni tra i singoli elementi che costituiscono il testo analizzato. In conformità

alla linguistica strutturale, ogni elemento del testo viene considerato su due piani (o

assi) differenti:

sull'asse sintagmatico la parola viene considerata in relazione con tutte le

 altre parole presenti all'interno del testo stesso (relazione in praesentia);

Il segno è dato dalla relazione Fc e Fe. Il significante (c, a, n, e) e il significato (idea,

concetto) diventano espressione (Fe) e contenuto (Fc). C’è una forma del contenuto

Fc, una forma dell’espressione Fe, una sostanza dell’espressione (Se) e una sostanza

del contenuto Sc. Al di fuori del cerchio vi è il continuum materiale. La forma è una

costante, la sostanza è una variabile. Il segno è segno, non per qualcosa che sta

all’interno, ma per qualcosa che sta al suo esterno. La materia pervade le semiotiche

non verbali, la sostanza quelle verbali. La sostanza è una formazione della materia

grezza: “un foglio di carta è una sostanza formata derivante dalla materia grezza che

è un albero.”. La materia è il luogo ove il segno cresce. Nella forma non accade nulla,

è nella materia che si produce comunicazione. Le sostanze sono variabili che possono

cambiare, si instaura una funzione materiale di esterno al segno. Es.: mosca può

essere interpretato in diversi modi; capitale, bastimento, insetto ecc … Cos’è che mi

fa pensare a mosca come insetto?Interviene la Sc, cioè la funzione di costellazione tra

Sc e Se. La Sc come la Se è una forma della materia, una sua conformazione.

 La Sc è la categoria (geometria, cultura, una visione del mondo, ecc …) che

manifestata da Fc (linea, punto ecc …).

 La Se è una materia già formata: Essa è la cornice contestuale, lo scopo dentro

cui si manifesta la Fe.

 Fe è un’ articolazione della sostanza dell’espressione: un disegno, un balletto,

un racconto.

 Fc è l’idea, il concetto o contenuto.

Al variare delle sostanze varia l’interpretazione del segno mosca. La determinazione

apre il segno ad un dissimile, apre la forma all’influenza della sostanza. La

determinazione è una funzione semiotica. Es. : il punto o la retta vengono manifestati

dalla Sc. Geometria.

La glossematica si distingue in due grandi aree:

 Cenematica: è il piano dell’espressione o morfologia dell’espressione (vuoto

riempibile di contenuto)

 Plerematica: è il piano del contenuto o morfologia del contenuto (forma

riempibile) ὼ

La glossematica (dal greco γλ ςςα (glossa) = lingua o linguaggio, e matematica) è

una teoria linguistica e semiotica che nasce dagli studi di fonetica e fonologia,

sviluppata dallo studioso danese Louis Hjelmslev sulla base della linguistica

strutturale di Ferdinand de Saussure. Hjemslev vuole elevare la linguistica a scienza e

di conseguenza la semiotica. Quella precedente era una linguistica che non puntava a

studiare il linguaggio in se e per sé. La linguistica strutturale dice che nel linguaggio

si realizza la psiche, la storia. Questo rapporto è di tipo immanente e non di tipo

trascendente. Gli studi sulla moda rientrano nella sociosemiotica (rientra

nell’antroposemiosi, cioè una semiotica prodotta dall’uomo). La differenza fra socio

semiotica e sociolinguistica è che la prima studia l’aspetto sociale dei segni verbali

non verbali, mentre la seconda studia gli aspetti sociali delle lingue. La glossematica

approfondisce l’approccio strutturale allo studio dei segni.

Ronald Barthes parla di una trans linguistica, questa si interessa dei discorsi sociali.

Negli anni 60’ c’era lo sviluppo dell’immagine e della pubblicità. F. De Saussure

introduce i termini di langue e parole. Questi termini non sono traducibili. Il langue

è il sistema della lingua e la parole è il processo della lingua. La parole presuppone

la langue. Questi due fenomeni sono gestiti dalla massa parlante. Se prendiamo questi

concetti e li trasferiamo nella moda la langue corrisponde al “fashion group” che

gestisce la moda, la parole invece corrisponde alla modella. Un vestito è un segno

che dà un senso alla società e alla persona che lo indossa. La nostra psiche è segno

perché l’uomo è preso dai suoi pensieri, quando c’è dialogo c’è segno. La sostanza è

forma e variabile ed è il luogo dove si produce semiosi. La sostanza ha al suo interno

altri elementi che Hjelmslev chiama livelli. Ogni sostanza semiotica implica diversi

livelli, il livello più alto nella gerarchia è quello dell’apprezzamento collettivo.

L2

Fe/c L1 L3

L1 = livello valutativo, è il livello della sostanza immediata. L1 è manifestato da

L2(livello sociobiologico) e da L3(livello fisico) e a sua volta, L3 manifesta L2. Si

evince che la sostanza non è compatta,ma è strutturata. Quindi l’interpretazione è un

fatto storicamente dato e non avulso e astratto. Questo ci riporta alla materialità del

linguaggio. La materia per Hjelmslev è come la nuvola di Amleto, cioè è in continua

trasformazione.

Nei principi di grammatica generale si rifà al concetto di legge di partecipazione

dell’antropologo Levy Bruhl. La mentalità primitiva si regge sulla legge di

partecipazione, questa ci dà una concezione diversa del linguaggio e delle lingue. Il

pensiero primitivo, sostiene Lévy-Bruhl, si svolge in forma di partecipazione agli

esseri circostanti e a tutta la natura, ma è impermeabile all'esperienza, perché

attribuisce lo svolgersi degli eventi a forze soprannaturali: ecco perché il primitivo

manca di logica (quale la intende l'uomo civile); ignora i principi di identità, di

contraddizione e di causalità; non ha un'idea precisa dell'individualità perché si sente

parte del gruppo in cui vive; non è in grado di fare una netta distinzione fra il

possibile e l'impossibile perché attribuisce tutto a una causa magica generale.

Hjelmslev puntava ad una teoria pancronica del linguaggio, cioè una teoria ampia che

abbraccia tutto il linguaggio. Il linguaggio “SPROG” è per lui neutro, cioè, non si

regge su un principio logico matematico, ma sulla logica della partecipazione. Col

termine neutro indichiamo delle sfere della comunicazione che sono ampie e

illimitate.

A/A + non A = il “non” ha una funzione positiva di specificazione

Umano/Umano Donna = l’essere umano partecipa nelle sue specificazioni. L’essere

donna rientra nella categoria dell’umano e al tempo stesso diventa “altro” dell’umano

A/ A + non A = Legge di partecipazione

A/ non A = Legge di esclusione, è un aspetto dello sviluppo della struttura

partecipativa.

Secondo Hjelmslev non si deve confondere il linguista teorico con il grammatico o

linguista tout court . Egli individua quattro scuole principali, quella:

greco latina, ispirata dall’aristotelismo. E’ una scuola normativa e

- ontologizzante del linguaggio.

- indù

- cinese

- giapponese

A volte il pensiero ci assale, facendoci distrarre da quello che stiamo facendo, questa

è la manifestazione della materialità del linguaggio, della sua alterità. La prospettiva

di Hjelmslev si allarga al pensiero subcosciente. Se noi dicessimo che le lingue sono

espressioni del pensiero sbaglieremo perché il pensiero è segno è linguaggio.

Hjelmslev individua nelle lingue del pensiero, abitudini e sistema. L’abitudine

possiamo individuarla nel tipo di cadenza regionale, cadenza che non scompare con

l’acquisizione anche perfetta di una nuova lingua. Il sistema comprende le regole

della grammatica. Imparare una lingua non è una cosa meccanica, bisogna imparare

anche la cultura. Le lingue e i segni sono esposti alla vaghezza, cioè alla materia

semica alla quale sono aperte. La logica di cui ha bisogno la scienza linguistica deve

essere tollerante, non una lingua normativa come la scuola greco latina, ma

descrittiva. Studiare la forma della lingua, vuol dire studiare le funzioni e le relazioni

del sistema. Quali sono queste funzioni? La teoria delle funzioni è il cuore della

glossematica.

FORMA SEMIOLOGIA RAPPORTO INTERNO (astratto)

MATERIA SEMIOTICA RAPPORTO ESTERNO (concreto)


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Caputo Cosimo.

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