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Semiologia del linguaggio cinematografico

Si inizia a parlare di semiologia del linguaggio cinematografico verso gli anni ’70-’80.

Origine del termine "cinema"

Cinema: è una parola creata attraverso l’adozione di un neologismo preso dal greco "chinemas" che significa CHINE: immagine MAS: in movimento. Il cinema è un linguaggio. Lo specifico filmico è il movimento nel montaggio (la pittura e l’architettura non hanno il montaggio).

Film e movie

Film: deriva dall’inglese e significa pellicola; è una metonimia (una parte per il tutto). Movie: deriva dalla traduzione di "chinemas" che dal greco passa al latino "movimentum" che passa all’inglese "moviment" e quindi movie.

Montaggio

Montaggio: movimento delle immagini in sequenza. Fotografia e cinema mettono in luce l’inesauribilità delle immagini. A differenza di un vocabolario, che è comunque delimitato, non esiste un "vocabolario" delle immagini perché sono infinite, la scelta è libera.

Cenni storici

  • Acquisizioni tecniche e scientifiche nel corso del XIX sec. che portarono alla nascita del cinema.
    • L’occhio umano riesce a percepire il movimento quando vede immagini diverse leggermente tra loro ad una velocità di almeno 16 immagini al secondo (come i libretti fatti passare velocemente).
    • Capacità di proiettare una serie rapida di immagini su di una superficie. Nel XVII sec. vi sono le "lanterne magiche" che proiettavano su lastre di vetro, ma fisse. Nel 1600 quindi con le lanterne magiche abbiamo la proiezione ma non il movimento. Nel 1833 fu inventato lo zootropio che era una ruota al cui esterno c’era un foglio di carta dove c’erano diversi disegni e poi c’era un’altra ruota e facendoli girare si creava l’illusione del movimento.
    • La fotografia riprendeva le immagini una successivamente all’altra. Il cinema deriva dalla fotografia perché fu il primo mezzo che poteva imprimere e dare un’immagine della realtà così com’era. Poter scattare 16 o più fotogrammi al secondo. Il problema era fare più lastre al secondo. La prima immagine fu fatta da Niepce (Joseph-Nicephore) nel 1826, esposizione di 8 ore.
    • Foto impressionate su di una base flessibile. Nel 1888 George Eastman inventa i rulli di carta sensibile per passare i reagenti su un rullo di carta e il meccanismo lo chiama Kodak (è un meccanismo che impressionava questi rulli).
    • Meccanismo ad intermittenza. Dalla foto al cinema – 1878 Eadweard Muybridge, gli fu commissionato di rendere il movimento dei cavalli. Escogitò un trucco semplice. Mise 12 macchine in fila e le fece scattare tutte una di seguito all’altra (prima idea della riproducibilità fotografica del movimento). Nel 18888-1891 gli americani Thomas Edison e William Dickson svilupparono un meccanismo per la ripresa su pellicola (Kinetografo) e per la rappresentazione (Kinetoscopio). Furono i primi, anche se nel 1894 Filoteo Alberini, italiano, inventa un apparecchio per riprendere, proiettare, stampare films, ma fu brevettato, a causa della lunga burocrazia italiana, solo il 2 dic. 1895 (vicino ai Lumière). Nel 1895 Louis e Auguste Lumière brevettano il cinematografo (macchina più leggera, più maneggevole, meno ingombrante).
    • L’inizio del cinema si identifica nella data del 28 dicembre 1895 al Grand Café di Parigi, con un pubblico pagante e uno spettacolo della durata di 25 minuti con la proiezione di 10 films piccoli perché il problema era la lunghezza dei rulli che massimo erano di 2 minuti, erano piccoli, ci stavano pochi fotogrammi. Il pubblico ne fu estasiato. Si proiettò quella famosa scena del treno che veniva verso il pubblico che ebbe quasi paura. Nell’invenzione dei Lumière c’erano già in potenziale tutto quello che nella storia del cinema poi vi fu. Non c’è dubbio che dal 1895 ad oggi c’è stato un ampliamento a livello tecnico, ma senza dubbio c’era già tutto (inquadrature…). Il 20 settembre 1905 a Roma Filoteo Alberini proietta "Presa di Roma" che fu il primo film italiano a soggetto.
  • Il passaggio dal muto al sonoro è nel 1930 circa e dal bianco e nero al colore nel 1935 circa. Già i primissimi film muti però avevano un sonoro perché dietro il telone di proiezione c’erano delle persone che creavano i rumori o suonavano della musica come a teatro. Molti registi non erano d’accordo sull’utilizzo del colore perché ritenevano che il B/N fosse più elegante. I primi film colorati erano colorati a mano (coloravano a mano i negativi come per le prime fotografie a colori). Poi si utilizzarono tecniche complicate con centrini di carta ritagliati sul negativo o si viravano alcune scene nei vari colori per es. per le scene di guerra si utilizzava il rosso, per quelle bucoliche il verde.

Che cos'è il cinema?

Questa domanda se la sono posta tutti i critici cinematografici. C’è un libro di Bazin che si intitola "Che cosa è il cinema" ed. Garzanti.

  • Rapporto del cinema con la realtà si può dire che era già insito nella nascita del cinema. È stato l’input per cui è nato il cinema. I primi film dovevano dare l’impressione della realtà. All’interno di questa concezione abbiamo diverse posizioni dei critici. Ne evidenziamo 3:
    • Siegfried Kracauer (circa 1940/1950) il cinema è riproduzione della realtà del mondo ed imitazione della realtà; chiaro collegamento fotografico, oggettivo e naturale. È obiettivo (riprendo la realtà così com’è).
    • André Bazin (circa 1940/1950 – morirà nel 1958) per lui il cinema ha un significato più profondo perché vede che la realtà attraverso il cinema viene rappresentata, si aggiunge qualcosa alla realtà. Si parla di realismo ontologico cioè realismo dell’essere, viene creato qualcosa, perché il cinema è un mezzo che ha tantissime implicazioni culturali e filosofiche per cui filmare significa filmare la realtà (non l’attore che ha finta di, ma una persona vera che fa delle cose veramente). Bazin afferma comunque che vi sono due momenti che non si possono filmare perché irripetibili: il momento della morte e quello dell’atto sessuale (che dà la vita). Bazin esprime un giudizio di valore sul contenuto che deve avere il cinema, sul significato messaggio vincolato da questa espressione proiezione cinematografica.
    • Critici dal 1980 in poi danno un’interpretazione particolare. Il cinema in qualche modo trasforma la realtà. Non è una semplice ricreazione ma una trasformazione perché, per esistere, il cinema ha delle leggi proprie che non sono le leggi della realtà. Infatti il cinema ha il rallenty, dilata gli spazi, i tempi e ha la dissolvenza - la dissolvenza è un modo per passare da una inquadratura all’altra senza staccare bruscamente, graduale sparizione dell’immagine proiettata; vi sono tre tipi di dissolvenza: in chiusura quando l’immagine scompare lentamente, in apertura quando l’immagine compare lentamente (entrambe sono dette a nero), incrociata quando vi è la sovrapposizione di una dissolvenza in chiusura con un’apertura in due immagini: la prima scompare lentamente lasciando il posto alla seconda che appare (si usa per creare un’immagine più soft, o per es. quando si vuole rappresentare un sogno) -. Più che una riproduzione del mondo fa un discorso sul mondo. I critici degli anni ’80 non si trovano d’accordo con quello che dice Kracauer in quanto affermano che non succede mai perché il regista ha sempre qualcosa da dire e comunque sceglie di filmare un evento o utilizzare un’angolatura rispetto ad un’altra e quindi opera già una scelta.
  • Rapporto del cinema con l’immaginario la realtà. Con il cinema o si descrive la realtà o qualcosa che non saremmo mai in grado di vivere. Ci sono Nazioni che sono più portate, a seconda dei mezzi a disposizione, a fare il cinema rapportato alla realtà o rapportato all’immaginario. Il primo costa meno a livello propriamente economico. In Italia quasi tutti i films sono sul primo. Il cinema americano è più portato invece per l’immaginario (per es. Matrix), effetti speciali, … Il cinema nasce come cinema e realtà (fratelli Lumière). Il primo che iniziò a fare cinema e immaginario fu Gorge Méliès nel 1902 "Viaggio nella luna", film molto artigianale ma il primo in assoluto su una cosa immaginaria. Méliès aveva una moglie che lavorava in un negozio di giocattoli e quindi utilizzò dei pupazzi in un capannone per realizzare questo film. Non verrà ascoltato per almeno 25 anni, anche se fu il primo che ebbe l’idea di fare qualcosa di diverso. Con l’arrivo del colore e degli effetti speciali gran parte del cinema americano ha focalizzato la sua attenzione sul cinema catastrofico, immaginario, fantascientifico.

Rapporto del cinema con il linguaggio

Componenti base del linguaggio cinematografico

  • Fotogramma: ognuna delle immagini fisse che compongono la pellicola; è l’elemento più semplice del linguaggio filmico.
  • Inquadratura: corrisponde a una frase cinematografica composta da più fotogrammi. È un’azione di ripresa senza stacchi o interruzioni (campo la parte della scena che entra nell’angolo di ripresa dell’obiettivo e controcampo inquadratura ripresa dal punto di vista opposto a quello dell’inquadratura precedente); caratteristiche dell’inquadratura sono: posizione e movimenti della macchina da presa; corrisponde grosso modo al periodo; composta da più inquadrature che rappresentano un "brano" del film che si svolge senza interruzione di unità di tempo, luogo, azione.
  • Sequenza: oltre alla sequenza ci sono gli Episodi partizione più ampia del film; presenza all’interno della pellicola di più storie o di più fasi marcatamente differenti di una storia.

Rapporto tra cinema e linguaggio

Come si costruisce un film:

  • Soggetto cinematografico: prima manifestazione concreta dell’idea.
    • Piccolo racconto (poche righe); breve riassunto.
    • Soggetto originale (si allunga il riassunto).
    • Soggetto letterario (adattamento) si abbrevia perché deriva da un’opera, da un romanzo.
  • Trattamento: gli spunti narrativi del soggetto vengono sviluppati e approfonditi.
  • Scaletta: passaggio dal soggetto al trattamento.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

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