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Capitolo 1 - L'avvento del cinematografo

André Gaudreault principia il suo discorso sul "cinema delle origini" a partire da una prima, fondamentale, questione nello studio della materia cinematografica: capire, cioè, se il cinema degli inizi (quello muto e in bianco e nero, di breve durata e con spettatori non necessariamente seduti in file o costretti al silenzio) possa o debba essere considerato, del tutto legittimamente, cinema e se sia altrettanto ragionevole postulare una distinzione tra cinematografia prima e dopo la sua istituzionalizzazione.

Tradizionalmente si è stabilita anche una distinzione tra pre-cinema e cinema delle origini nel cui inframmezzo si colloca un punto di rottura, coincidente all'incirca con il 1890 (se si considera l'invenzione del Kinetoscopio Edison) e con il 1895 (se, invece, si fa riferimento al Cinematografo Lumière). Ciò ha finito con l'orientare lo storico verso una prospettiva finalistica, considerando il cinema delle origini anticamera del secondo cinema e quest'ultimo, a sua volta, del “tempo zero” e del “tempo uno” naturale continuum (il pre-cinema) (il cinema delle origini).

Una logica siffatta, però, rende problematico, per lo storico, individuare sul piano metodologico i giusti e gli effettivi legami tra pre-cinema e cinema delle origini. Pertanto, il cinema dei primi tempi, sebbene effettiva anticamera di un secondo cinema, non va inteso solo in questi termini riduttivi e semplicistici, ma anche come compimento di molte pratiche culturali fotografiche e non, animate e fisse. L'autore suggerisce, così, un atteggiamento non prospettivo, ma piuttosto retrospettivo che, di fatto, incoraggerà l'unione sincronica tra cinema degli origini e pre-cinema, dove il punto di rottura nella storia del cinematografo è primariamente rappresentato dalla costituzione, negli anni Dieci del Novecento, del cinema come "istituzione".

Fabbricazione di vedute animate vs. produzione cinematografica

Per comprendere a fondo questo processo di istituzionalizzazione del cinema, è necessario porre come punto di partenza la sostanziale "estraneità" del cinema delle origini nei confronti di quello immediatamente successivo così come di tutti noi, spettatori attuali. In questo senso, Gaudreault situa la sua riflessione non sul piano della produzione cinematografica (inesistente all'epoca del cinema degli origini), ma considerando, piuttosto, la fabbricazione o confezione di vedute cinematografiche, ossia la messa in film che si avvale di diverse figure professionali, più tardi identificate come agenti di distribuzione, esercizio e produzione, le quali manipolavano liberamente e senza alcuno scrupolo i film da presentare, spesso anche dietro consenso degli stessi fabbricanti di vedute animate.

Si capisce, pertanto, il divario che effettivamente esisteva tra la fabbricazione di vedute animate e la produzione cinematografica, ovvero tra messa in film durante l'epoca del cinema degli origini e messa in film a partire dall'istituzionalizzazione del cinema.

Il cinema dei primi tempi?

Altrettanto problematica è la questione intorno alla legittimità o meno dell'espressione “cinema dei primi tempi”: a detta di Gaudreault, infatti, già la parola stessa cinema per descrivere il periodo della fabbricazione di vedute animate risulta estemporanea in quanto, a suo giudizio, il cinema, nell'accezione che si dà comunemente a questo termine, non esisteva ancora all'epoca del cinematografo e quindi alle sue origini ma emergerà solo successivamente, nel corso degli anni Dieci del Novecento.

Anche il riferimento a un cinema “dei primi tempi” implica una temporalità storica prettamente occidentale, ponendosi in termini problematici rispetto a una sua possibile valenza universalistica: ad esempio, non necessariamente il cinema americano dei primi tempi ha a che fare o presenta aspetti comuni con quello di un Paese dove questo nuovo mezzo è emerso solo successivamente; allo stesso modo, parlare di “primi tempi” per la pratica cinematografica equivale ad assodare una risoluzione troppo superficiale del problema relativo al passaggio tra cinematografo e cinema.

Il cinema dei primi tempi è in realtà situato in un tempo intermedio tra l’epoca in cui il cinematografo non esisteva ancora (prima del 1895), e quella in cui il cinema delle origini, di fatto, non esiste più, in seguito all'avvento del cinema istituzionale (attorno al 1915). In questo senso, il cinematografo va collocato proprio nel prolungamento di una pratica anteriore, evitando l'errore comune di fare tabula rasa del passato e di affermare che l’introduzione di una nuova tecnologia determina sempre l’inizio di un nuovo fenomeno.

Il lavoro dei fratelli Lumière, infatti, nella sostanza, non è che fotografia animata, pertanto esso si colloca nel prolungamento della storia della fotografia, prima ancora che in quello della storia del cinema. Il cinematografo e tutte le sperimentazioni ad esso collegate, dunque, si inscrivono in pratiche culturali già consolidate, lungi dall’essere ai loro “primi tempi”.

Allo stesso modo, risulta inopportuno parlare di cinematografia dei primi tempi in senso universalistico, in quanto prima della loro istituzionalizzazione le diverse pratiche cinematografiche di ogni Paese hanno solamente pochi elementi in comune, ergo non è possibile parlare di un’unica forma di cinema prima del 1910. Anche la variante “cinema primitivo” può facilmente trarre in errore poiché l'aggettivo primitivo, nella sua accezione peggiorativa, rischia di confondere le prime vedute animate con produzioni rozze e grossolane; allo stesso modo, la parola “primitivo” – se rapportata ai cinematografisti e, perciò, designante artisti di un periodo anteriore a quello in cui l'arte da loro praticata raggiunge la sua piena maturità – risulta del tutto fuori luogo in quanto i veri “primitivi”, in tal senso, non sarebbero Lumière, Méliès o Porter, ma piuttosto Chaplin, Griffith, Gance etc.

L’attrazione nella cinematografia vs narrazione

Una corretta denominazione, in grado di riassumere il fenomeno della cinematografia in senso globale, è individuata dall’autore nell’espressione “cinematografia-attrazione”, coniata da George-Michel Coissac. Nel cinema delle origini, l’attrazione rappresenta una categoria con la quale i diversi "attori" della cinematografia dei primi tempi avevano a che fare nella loro esperienza quotidiana. Essa, in sostanza, è un momento di manifestazione prettamente visiva che si pone e si esibisce direttamente davanti allo spettatore.

L’attrazione è inoltre immediata, in quanto spunta improvvisamente, attirando l’attenzione rappresentando gli highlights, i momenti forti dello spettacolo. Il principio dominante della cinematografia dei primi tempi è perciò costituito dall’attrazione che, tuttavia, si pone in contraddizione con il principio dominante del cinema dell'istituzione, ovvero la narrazione. In realtà, però, l’attrazione e la narrazione tendono a intrecciarsi frequentemente: già nel cinema degli origini, infatti, le attrazioni si inscrivono frequentemente all'interno di una struttura narrativa; allo stesso modo, esse sono presenti anche nel cinema della narrazione, come nei film commerciali di avventura, di fantascienza etc.

Attrazioni mostrative vs integrazione narrativa

È possibile identificare, lungo tutto il periodo che va fino all'istituzionalizzazione del cinema, due sistemi di pratica filmica: il sistema delle attrazioni mostrative (dominante sino al 1908 circa) e il sistema di integrazione narrativa (dominante sino al 1914). Nel primo sistema, la narrazione assume un aspetto del tutto secondario, mentre a prevalere sono la mostrazione filmica e l'attrazione; nel sistema di integrazione narrativa, invece, un ruolo integratore di primo piano è dato dalla storia da raccontare, attraverso la scelta di diversi elementi del discorso del narratore. Inoltre, strettamente legato alla storia raccontata è anche il modo in cui lo spettatore interpreta le diverse figure del discorso filmico.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valja di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiologia del cinema e degli audiovisivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Mancino Anton Giulio.
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