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Semiologia del cinema - i generi cinematografici e le origini Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di semiologia del cinema del professor Paini, corso di laurea in scienze della comunicazione. Gli argomenti trattati sono le origini della classificazione in generi, il systems, la nascita dello star system, i meccanismi, gli sviluppi e i generi veri e propri.

Esame di Semiologia del cinema docente Prof. L. Paini

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La serie B con la sua continuità tiene in vita il genere e lo codifica, ad esempio vari classici del noir

e dell’horror si trovano sotto la B. Alla fine degli anni ’50 la produzione B sarà assorbita dal piccolo

schermo che assicurerà quotidiane pillole di genere in telefilm che andranno dal comico al

poliziesco, dal thriller al western…

La concorrenza ha accentuato l’importanza della riconoscibilità del prodotto e la naturale tendenza

delle case di produzione a darsi una precisa identità, a delineare un marchio di fabbrica che

rappresenti la garanzia di un certo cinema, di certi ingredienti, di un certo look.

Una delle chiavi per garantire questo studio-look sta nella continuità a stipulare contratti di lunga

durata con creativi, tecnici e star system. Ad esempio la MGM vantava nelle proprie scuderie più

stelle di quante non ce ne siano in cielo, produceva con budget molto alti e proponeva scenografie

sfarzose. La politica della Warner era improntata verso produzioni a basso costo e sicure. La 20

Century Fox era specializzata sulle stelle del musical (es. Shirley Temple) e la RKO aveva gli

incassi più sicuri dai musical con Fred Astaire e Ginger Rogers ma dagli anni ’40 reclutò

dall’ambiente del teatro Orson Welles, producendo quello che rimarrà il titolo più celebre della

storia dello studio: Quarto potere. Un film che con la sua struttura investigativa divenne un modello

lanciando la tecnica narrativa soggettiva e a flashback. Comunque nessuno degli Studio eè

specializzato in un unico genere ma tutti hanno come marchio un’immagine legata a determinati

generi.

Il genere racchiude una pluralità di significati:

- per l’industria di produzione rappresenta una bozza di progetto per la lavorazione del film

- se riferito al testo indica la struttura su cui si sviluppano i singoli film

- per la promozione costituisce un’etichetta di riferimento

- per il singolo spettatore ha valore di contratto.

La nascita dello star system.

Prima del 1908 pochi attori lavoravano così regolarmente da poter essere riconosciuti ma negli anni

successivi i produttori iniziarono a offrire loro contratti più lunghi e così gli spettatori cominciarono

a vedere le stesse facce film dopo film.

Inevitabilmente dimostrarono un grande interesse per i loro preferiti chiedendo i loro nomi e le loro

fotografie. Le star contribuiscono all’identità di genere, alla delineazione dei protagonisti tipo e a

quegli orizzonti d’attesa che sono centrali per il nostro discorso. Il divismo rafforzò l’impostazione

della fiction intorno a un personaggio centrale o a una coppia. Lo spettatore riconosce subito la star

come protagonista e si affida alla sua guida sapendo che lo condurrà sino alla fine del film. Allora

come oggi storie e sceneggiature sono state pensate in funzione di una specifica star, “tagliando” i

personaggi su misura.

Negli USA nel 1934 fu emanato il codice HAYS di autocensura che il film non doveva insegnare

metodi criminali ne ispirare l’emulazione di potenziali criminali, ne far apparire i criminali come

eroi.

Il divo rappresenta il legame empatico tra lo spettatore e il protagonista. Per gli spettatori il piacere

offerto dal film di genere deriva dalla riconferma: essi vanno a vederli per rinnovare il contatto con

vecchi amici e assistere alle loro storie in qualche modo famigliari.

Crisi dello studio system.

Sino al 1946 Hollywood registrò gli incassi più alti della storia del cinema americano. Da questo

momento però assistiamo anche al rapido declino in quanto la sentenza antitrust del ’48 imponeva

alle case di produzione di rinunciare all’esclusività delle sale cinematografiche. La nuova

produzione favorì gli indipendenti. Il pubblico si era allontanato da Hollywood per la conseguenza

di profondi mutamenti sociali e culturali sopravvenuti dopo la guerra ma soprattutto per la nascita

della televisione nel 1954.

Ci si orientò, quindi, verso un’inedita fascia di pubblico dal grosso potenziale: i teen agers. Nacque

la Disney con le trasposizioni cinematografiche dei romanzi di avventura e, a metà degli anni ’50,

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esposero i musicali rock, la fantascienza e l’ orrore che attiravano sempre più giovani. Dagli anni

’60 questo mercato divenne il target principale per la maggior parte dei film di Hollywood.

Nel 1954 le piccole case rimpiazzarono gli Studios nel prodotto di serie B in quanto gli esercenti

scoprirono che rendevano di più i film da due soldi piuttosto che i colossal; anche perché uscirono

generi per tutti i gusti.

Gli Studios iniziarono a produrre per la TV. Gli anni ’50 vedono, con il Technicolor, una quantità di

formati larghi come il Cinerama, il Cinemascope, il Superscope, il Techirama e il Ultra Panavision.

I meccanismi

Attesa e riconoscibilità spettatoriale.

Il genere si riproduce tramite l’interazione costante di tre fattori fondamentali: il Plot (intreccio), il

Setting (ambientazione) e il Characters (personaggi) i quali entrano in combinazione tra loro

formando delle costanti per creare il fondamento di forte riconoscibilità di una stessa tipologia di

pellicole da parte del pubblico. I tre elementi incidono nella definizione di genere stimolando di

continuo lo svolgimento narrativo attraverso elementi visivi individuabili, grazie all’interazione e

alla conflittualità dei personaggi inseriti in ambienti precisi nei quali si svolgono gli eventi. Ogni

genere avrà i suoi ben definiti ambienti e personaggi e i relativi eventi (sviluppo del plot), la cui

combinazione fornisce lo specifico di cui il pubblico ha bisogno per riconoscersi nella storia narrata

sullo schermo.

I tre fattori fondamentali possono essere divisi in due ulteriori categorie: una formata

dall’ambientazione dei personaggi che noi chiamiamo iconografia e l’altra più propriamente

narrativa composta dall’intreccio e ancora dai personaggi.

L’iconografia investe il dato informativo e visivo del film e fornisce le indicazioni di base per la

comprensione e la successiva identificabilità del genere.

Il cinema western è il genere in cui l’iconografia è maggiormente connotata in quanto da allo

spettatore un universo altro riconoscibile. Anche il noir offre un’iconografia perfettamente

identificabile, è anche vero però che esiste una precisa iconografia anche per il melodramma (es.

interni riccamente arredati, colori pastosi, spazi ariosi in contrasto con la sofferenza dei personaggi).

Nel film di genere lo sviluppo fisso del plot passa attraverso una serie di fasi che mostrano all’inizio

la rottura di un equilibrio e successivamente lo sviluppo e l’intensificazione dei conflitti tra i vari

personaggi. Infine abbiamo la soluzione di questi conflitti. Questo sviluppo della narrazione nel

film di genere offre un’importante funzione collettiva dove l’eroe media tra le contraddizioni sociali

e culturali presenti nel suo ambiente.

La restaurazione dell’ordine sociale può avvenire in due modi:

1) rito di ordine (quando vi è l’esclusione dell’eroe dalla società);

2) rito di integrazione (quando una contraddizione interna all’individuo permette un ritorno

all’equilibrio sociale).

La verosimiglianza.

La verosimiglianza è un aspetto fondamentale del genere perché investe le attese degli spettatori

relative non solo a quel film ma all’intero genere; si adegua al verosimile per instaurare un rapporto

di complicità con il suo pubblico che riconosce sia i tratti necessari che gli elementi che il film di

genere non deve comprendere. E’ attraverso la ripetizione di scene tipiche che si consolida, film

dopo film, il concetto di verosimiglianza (effetto genere).

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Sviluppi

New Hollywood.

Fra il 1960 e il 1970 sembra che il cinema hollywoodiano si trasformi e si rinnovi e che le sue

forme classiche e in particolare il sistema dei generi siano entrati in crisi. L’Europa offre a

Hollywood il contro modello del cinema d’autore ispirati dall’esempio della Nouvelle Vague e da

registi come Fellini e Bergman.

La crisi dello studio system porta a modalità realizzative e concettuali legate a bassi costi.

Nei nuovi generi road movie vi è un mutamento della canonica figura dell’eroe che da mito della

cultura americana diventa personaggio perdente sconfitto dall’esistenza per cui in alcuni film vi è

l’abolizione del lieto fine scontato.

La revisione degli schemi narrativi produce una deriva dei generi mischiando le carte e

determinando una sorta di mix di codificazioni iconografiche e contenutistiche (es. La notte brava

del soldato Jonathan).

Questo cambiamento provoca una frantumazione dell’archetipo narrativo con una ricerca del

cinema d’autore influenzato dall’Europa come anche la perdita del radicamento popolare che la

politica dei generi aveva sempre avuto nell’immaginario collettivo: il cinema americano non più

chiuso nel suo guscio dorato ma aperto a suggestioni esterne (es. “Il piccolo grande uomo” utilizza

lo scenario del west per dissolvere grottescamente i miti dell’americanismo).

In quel periodo la parodia acquista un’importanza fondamentale perché nei confronti del pubblico

acquista credibilità come nuovo tipo di genere (es. in “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” la parodia si

rapporta criticamente, spassosamente e iconograficamente con ciò che l’ha preceduta).

La parodia rivela la presenza di un doppio narratore: quello che adotta le modalità narrative

tradizionali, quello che le stravolge mettendole in burla.

Western

Cinema americano per eccellenza che viene codificato solo negli 20. La grande rapina al treno del

1903 è considerato da molti storici l’archetipo del western. Ciò che caratterizza questo genere è

l’iconografia di riferimento immediatamente riconoscibile ed è ambientato in un epoca storica che

corrisponde alla creazione dello stato americano, “la conquista del West” e va dal 1860 al 1890.

Le caratteristiche del western sono: Vastità degli scenari, maestosità del paesaggio, esclusiva

riconoscibilità dell’abbigliamento e degli oggetti, John Ford, considerato storicamente il massimo

rappresentante del genere, sosteneva che il protagonista principale del western fosse il paesaggio

anche perché quest’ultimo con la sua immensità e spazialità instaura una relazione quasi divina con

il cow-boy a cavallo che si allontana solitario nella pianura sconfinata.

Ma ovviamente non tutti i western hanno il loro scenario nella maestosità dello spazio

incontaminato del lontano Ovest: alcuni di essi privilegiano la piccola città tipica dell’Ovest

selvaggio con la banca, il saloon, il general store, l’ufficio dello sceriffo con la prigione, il barbiere,

l’albergo foriero e fuori città, la stazione, che garantisce i collegamenti con l’esterno.

Altro spazio fondamentale la polverosa strada del paese, luogo dove solitamente avviene la resa dei

conti finale. Anche il tipico abbigliamento dei personaggi, stivali, cappello , fazzoletto al collo, armi

da fuoco ecc contribuiscono alla riconoscibilità del genere.

L’epopea del West trova sempre la sua giustificazione nella morale che legittima le azioni degli

individui e li conduce all’impresa. Nel western classico il bene e il male sono 2 universi distinti e

contrastanti: da una parte la Virtù ( la legge, la giustizia e l’ordine) dall’altra il Vizio ( la corruzione,

l’arbitrio e il disordine). Gli ostacoli che l’eroe incontra sulla sua strada rappresentano le peripezia

che l’uomo giusto deve compiere per arrivare al suo fine ( il bene prevarrà sul male).

Come il cavaliere del medioevo l’eroe del western compie il suo cammino verso la sua ricerca in

solitudine e con il suo cavallo, mezzo di trasporto ma anche amico.

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Il tratto fondamentale del nostro personaggio è l’integrità morale che persegue lo sviluppo sociale di

quel paese selvaggio partendo da zero e tentando di arrivare ad una società più giusta e instaurando

un ordine assente che deve essere riconquistato.

Prima del 1950 l’indiano non è quasi mai presentato nella sua dignità di guerriero e si dovrà

aspettare la fine degli anni 60 per fare dell’indiano un personaggio da rispettare (es. Piccolo grande

uomo).

Caratteri linguistici:

- No primo piano ma panoramica che annulla i limiti dello schermo e restituisce i limiti dello

spazio

- Paesaggio per rappresentare la relazione intima tra l’uomo e lo spazio che occupa

- Duello che isola le figure nella solitudine dell’impresa

- Eterno confronto tra legalità e anarchia

- Tecnica campo e controcampo, tecnica di raccordo che permette che permette la diretta

interazione tra i due personaggi che si stanno fronteggiando e che sono responsabili della

risoluzione dell’ intreccio. Avventura e azione

L’avventura è una macrocategoria che identifica un ampio spettro di conflitti e azioni (film di cappa

e spada, pirati, guerra, caccia, esplorazione, disaster e sopravvivenza).

Il viaggio dell’eroe: un modello

L’obiettivo del protagonista può essere: conquistare il tesoro o l’innamorata, vendicarsi o riparare a

un torto, realizzare un sogno, affrontare una sfida o cambiare una vita. Per fare ciò il protagonista

deve abbandonare il proprio “mondo ordinario” per addentrarsi in un “mondo straordinario”.

Una nuova realtà che imparerà a conoscere grazie all’incontro con Mentori e Alleati (vecchio

saggio), ma soprattutto all’esperienza in prima persona, a prove di difficoltà crescente, a riti

iniziatici e “passaggi attraverso la morte” che avvicinano l’eroe alla meta portandolo al contempo a

una qualche maturazione.

Il viaggio dell’eroe può essere effettivo o simbolico, oggettivo e orizzontale (fuori del personaggio)

o soggettivo e verticale ( nel personaggio). Le valenze archetipiche delle tappe che percorre l’eroe

sono modelli precisi del funzionamento della mente umana .Lo schema del modello ripropone

infatti il rapporto dell’uomo con l’inconscio, l’irrazionale, il mistero garantendo una risonanza nello

spettatore. Esempio tipico film archetipico d’avventura :”Indiana Jones” dove il protagonista supera

le prove supreme e rinasce in continuazione.

Ostacoli e conflitto su cui si basano caratteri tipici come scazzottate, combattimenti, battaglie,

fughe, salvataggi, inseguimenti, duelli ecc avvengono a prescindere dall’epoca, dalla storia, dai

costumi e dal livello tecnologico. Il sonoro ha contribuito ad amplificare l’effetto azione e

avventura marcando maggiormente la risonanza nel pubblico.

Il tipico personaggio che è il cavaliere solitario la si trova nel passato riadattando titoli delle

letteratura avventurosa, cavalleresca e del romanzo storico o riprendendo figure leggendarie.

Il protagonista adventure non può essere passivo anzi deve essere prestante fisicamente che sia

dotato di un bagaglio di competenze, energie e volontà fuori dal normale che gli serviranno per

superare le prove.

Il protagonista ha una funzione narrativa ed è motore della storia grazie al suo agire

Una storia è sempre la rappresentazione di un confronto di valori che entrano in gioco (amicizia,

lealtà, onore, coraggio, ecc.) e i conflitti da cui emergono sono elementari (la vita contro la morte, la

libertà contro l’oppressone, la giustizia contro l’ingiustizia… es. Re Artù, Robin Hood, Zorro).

Questi eroi hanno sempre il compito di ristabilire l’ordine portando a termine anche la loro sete di

vendetta (es. Il gladiatore di R. Scott dove il generale diventò uno schiavo, lo schiavo divenne un

gladiatore e il gladiatore sconfisse l’Imperatore). 5


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AUTORE

Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Paini Luigi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiologia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Paini Luigi.

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