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Semiologia del cinema - i generi cinematografici e le origini

Appunti per l'esame di semiologia del cinema del professor Paini, corso di laurea in scienze della comunicazione. Gli argomenti trattati sono le origini della classificazione in generi, il systems, la nascita dello star system, i meccanismi, gli sviluppi e i generi veri e propri.

Esame di Semiologia del cinema docente Prof. L. Paini

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Il tratto fondamentale del nostro personaggio è l’integrità morale che persegue lo sviluppo sociale di

quel paese selvaggio partendo da zero e tentando di arrivare ad una società più giusta e instaurando

un ordine assente che deve essere riconquistato.

Prima del 1950 l’indiano non è quasi mai presentato nella sua dignità di guerriero e si dovrà

aspettare la fine degli anni 60 per fare dell’indiano un personaggio da rispettare (es. Piccolo grande

uomo).

Caratteri linguistici:

- No primo piano ma panoramica che annulla i limiti dello schermo e restituisce i limiti dello

spazio

- Paesaggio per rappresentare la relazione intima tra l’uomo e lo spazio che occupa

- Duello che isola le figure nella solitudine dell’impresa

- Eterno confronto tra legalità e anarchia

- Tecnica campo e controcampo, tecnica di raccordo che permette che permette la diretta

interazione tra i due personaggi che si stanno fronteggiando e che sono responsabili della

risoluzione dell’ intreccio. Avventura e azione

L’avventura è una macrocategoria che identifica un ampio spettro di conflitti e azioni (film di cappa

e spada, pirati, guerra, caccia, esplorazione, disaster e sopravvivenza).

Il viaggio dell’eroe: un modello

L’obiettivo del protagonista può essere: conquistare il tesoro o l’innamorata, vendicarsi o riparare a

un torto, realizzare un sogno, affrontare una sfida o cambiare una vita. Per fare ciò il protagonista

deve abbandonare il proprio “mondo ordinario” per addentrarsi in un “mondo straordinario”.

Una nuova realtà che imparerà a conoscere grazie all’incontro con Mentori e Alleati (vecchio

saggio), ma soprattutto all’esperienza in prima persona, a prove di difficoltà crescente, a riti

iniziatici e “passaggi attraverso la morte” che avvicinano l’eroe alla meta portandolo al contempo a

una qualche maturazione.

Il viaggio dell’eroe può essere effettivo o simbolico, oggettivo e orizzontale (fuori del personaggio)

o soggettivo e verticale ( nel personaggio). Le valenze archetipiche delle tappe che percorre l’eroe

sono modelli precisi del funzionamento della mente umana .Lo schema del modello ripropone

infatti il rapporto dell’uomo con l’inconscio, l’irrazionale, il mistero garantendo una risonanza nello

spettatore. Esempio tipico film archetipico d’avventura :”Indiana Jones” dove il protagonista supera

le prove supreme e rinasce in continuazione.

Ostacoli e conflitto su cui si basano caratteri tipici come scazzottate, combattimenti, battaglie,

fughe, salvataggi, inseguimenti, duelli ecc avvengono a prescindere dall’epoca, dalla storia, dai

costumi e dal livello tecnologico. Il sonoro ha contribuito ad amplificare l’effetto azione e

avventura marcando maggiormente la risonanza nel pubblico.

Il tipico personaggio che è il cavaliere solitario la si trova nel passato riadattando titoli delle

letteratura avventurosa, cavalleresca e del romanzo storico o riprendendo figure leggendarie.

Il protagonista adventure non può essere passivo anzi deve essere prestante fisicamente che sia

dotato di un bagaglio di competenze, energie e volontà fuori dal normale che gli serviranno per

superare le prove.

Il protagonista ha una funzione narrativa ed è motore della storia grazie al suo agire

Una storia è sempre la rappresentazione di un confronto di valori che entrano in gioco (amicizia,

lealtà, onore, coraggio, ecc.) e i conflitti da cui emergono sono elementari (la vita contro la morte, la

libertà contro l’oppressone, la giustizia contro l’ingiustizia… es. Re Artù, Robin Hood, Zorro).

Questi eroi hanno sempre il compito di ristabilire l’ordine portando a termine anche la loro sete di

vendetta (es. Il gladiatore di R. Scott dove il generale diventò uno schiavo, lo schiavo divenne un

gladiatore e il gladiatore sconfisse l’Imperatore). 5

Il mondo straordinario: setting

Ostacoli e complicazioni possono essere rappresentati dalla volontà di un antagonista o

semplicemente da cose che accadono. Oltre a ostacoli umani e naturali, a complicare la partita, può

anche metterci lo zampino il fantastico e dare anche un surplus drammatico dato dalla sproporzione

tra le forze del protagonista e quelle che gli si oppongono (es. Indiana Jones, Lo squalo, Jurassic

Park, La tempesta perfetta).

Il setting ha un ruolo centrale nell’avventura: complica la partita, affascina il pubblico, crea una

sospensione meravigliosa, è dunque uno dei protagonisti dell’avventura e un mondo sconosciuto. I

siti preferiti come set per questo genere di film sono luoghi esotici e misteriosi come l’Asia e

l’Africa. Il melodramma

Il melodramma attraversa i generi identificandosi con l’intero cinema (esempio classico il film

Titanic). Il termine melodramma nasce in Italia nel XVIII secolo per indicare un dramma

interamente cantato con accompagnamento musicale (successivamente si chiamerà Opera). Nel

secolo successivo passa a significare ciò che ostenta sentimenti esagerati e intensamente passionali

quasi sempre in senso spregiativo. Soltanto negli anni ’70 il mélo comincia ad avere una propria

dignità di analisi. Generalmente il melodramma ruota attorno al tema dell’amore contrastato, il

sentimento di non facile attuazione a causa di una serie infinita di motivi. L’impedimento amoroso

può dipendere da: differenza sociale, problemi razziali, divieti educativi o impegni matrimoniali

precedenti. Il tema della morte è indispensabile nello svolgimento della storia e, mentre da una parte

funge da snodo narrativo che ben identifica i personaggi, dall’altra la morte giunge come soluzione

ultima dell’intreccio e diventa responsabile della tragedia finale. Nel melodramma si muore

essenzialmente per chi resta vivo all’interno della storia raccontata, affinché attraverso la reazione

delle figure si possa arrivare alla piena emotività dello spettatore. In questo contesto il tema del

sacrificio riveste un’importanza fondamentale come estrema rinuncia e come atto di altruismo per il

futuro bene altrui. Il melodramma utilizza la donna come strumento privilegiato per catalizzare

l’attenzione del pubblico.

Il melodramma trova la sua ambientazione all’interno di luoghi chiusi e soffocanti rappresentando

una specie di ordine che sembra pronto a disgregarsi da un momento all’altro claustrofobia in

relazione alle crisi provate dai personaggi. Le figure si trovano imprigionate all’interno della

scenografia (tende, finestre, scalinate, specchi…) che è pesante e soffocante ed è legata all’amaro

destino dei personaggi inseriti al suo interno. I colori pastosi e la musica d’accompagnamento

invasiva sono significativi delle scene che puntano a un crescendo di pathos.

Le due caratteristiche fondamentali del genere sono: prima di tutto non esiste la possibilità di

cambiare il destino dei personaggi e in secondo luogo c’è la consapevolezza che qualcosa di tragico

è già accaduto e deve essere solo narrato nei suoi caratteri essenziali (es. Love story dove si sa che

lei deve morire ed è uno strumento per creare un sicuro effetto di commozione). Lo spettatore sa già

quello che deve succedere mentre la vittima del tragico destino ancora non lo sa.

Lacrime perpetue: evoluzione del genere

Anche il melodramma ha subito un’evoluzione contenutistica. Nella prima fase ricalca schemi

patetici derivanti dalla tradizione teatrale, poi segue il periodo degli anni trenta in cui alla donna

vittima si sostituisce la donna forte e aggressiva. Questo mutamento della figura femminile dipende

dal nuovo ruolo sociale assunto dalla donna nella società americana. Nel secondo dopoguerra

emerge il nucleo famigliare borghese che osserva le contraddizioni interne nella struttura patriarcale

e poi negli anni ’70, insieme al tema dell’amore, si affianca quello dell’esclusione dalla collettività

per motivi sociali. La tendenza degli ultimi vent’anni si divide tra il melodramma tradizionale (es.

La scelta di Sophie e Voglia di tenerezza) e l’ipermelodramma dove l’esasperazione delle

caratteristiche formali è evidente (es. Tutto su mia madre).

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Commedia Romantica

Convenzionalmente si fa coincidere la nascita della Screwball Comedy (la commedia svitata

caratterizzata da una singolare storia d’amore basata su una stravagante battaglia tra i sessi ) nel

1934 con il film Accadde una notte di Frank Capra.

Questo genere è contraddistinto da eroine indipendenti, forti ed emancipate ed è alimentata da

frenetici dialoghi conditi da battute secche spiazzanti.

Con l’indispensabile introduzione del sonoro che la commedia spicca il volo e Hollywood decide di

sfruttare i maggiori successi teatrali di Broadway e di trasferirli sullo schermo.

Si delineano così alcune delle figure peculiari del genere: le ereditiere stufe della loro vita, i ricchi

strampalati e la triangolarità dei rapporti.

La commedia romantica possiede una struttura rigida fondata su una tripartizione precisa: la Prima

fase è quella dell’incontro uomo/donna (atto che innesca la vicenda e che mette di fronte i

protagonisti della storia in un’incontro significativo, casuale e memorabile), segue la fase della

separazione forzata o dell’allontanamento perché regna una sorta di incomprensione tra i

protagonisti ( presenza dell’antagonista) e l’ultima fase, quella risolutiva, è quella della logica

saturazione dell’intreccio ( la coppia comprende l’inutilità delle schermaglie e si congiunge per il

più classico degli happy ends). Esempi: Sabrina, Pretty Woman

I personaggi della commedia romantica appaiono come figure dotate di un certo dinamismo che li

porta a mutare le caratteristiche di partenza e ad evolvere nel corso della storia per eliminare i

personali impedimenti all’unione. La commedia lascia campo libero alla recitazione degli attori e al

ritmo imposto dalla sceneggiatura, limitando ai minimi termini l’intervento della macchina da presa

e del montaggio, puntando ad una sorta di invisibilità da parte del regista in cui la regia non si sente

e non si deve sentire.

Nella commedia sono importanti un ritmo vorticoso, pause adeguate, capacità di determinare il

tempo giusto degli ingressi in scena e delle frasi pronunciate, posizioni dei personaggi, distanze tra

gli attori e svelamenti di porzioni nascoste di spazio scenico che cambiano radicalmente la

situazione in gioco. Guerra

La grande parata 1925 di King Vidor, è il film icona di questo genere per il forte eco dell’orrore

provato dai reduci e lo spaventoso impatto psicologico su milioni di coscienze. La comparsa del

sonoro amplia le possibilità espressive del cinema di guerra. La produzione americana dei film

bellici nel triennio che va dal 1942 al 1944 si rende protagonista di una brusca impennata: nel 1943

il 30% dei film realizzati ha come tema il conflitto mondiale

Su esplicita richiesta di Roosevelt viene istituita un’agenzia chiamata OWI (office of war

information) con il compito di controllare e veicolare costantemente le produzioni hollywoodiane in

chiave ideologica e propagandistica, in modo da proporre una visione giusta, incoraggiante e

ottimisticamente univoca della guerra. Quindi senza indugiare sulle scene di orrore e morte per non

influenzare negativamente il pubblico.

Con la guerra di Corea si insinua la dimensione del dubbio: i soldati possono avere paura e la guerra

viene presentata come evento illogico.

Verso la fine degli anni 70 con il Vietnam l’uomo si confronta con la sue più intime contraddizioni

e le sue psicosi. Verrà mostrato l’orrore della guerra nella sua materialità di sangue sgorgante e

carne a brandelli.

Il war film è caratterizzato da una struttura basata su antitesi e su opposizioni marcate che mettono

di fronte le forze del bene contro quelle del male, le quali hanno l’intenzione di distruggere tutto il

limpido sistema di valori sul quale è edificata la società americana.

Le caratteristiche dello scontro bellico sono mostrate negli anni 50 con delle carrellate lunghe che

raffigurano il campo di battaglia tramite piani allargati e inquadrature ampie e distese mentre negli

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anni 70/80 ci si concentra sui piani ravvicinati dei soldati alle prese con il pericolo facendo

convergere l’attenzione sulle emozioni e sulle conseguenti reazioni.

Noir

Nel film noir non esiste un vero e proprio territorio, sono luoghi di transito e ambigui che si

inseriscono nel racconto quasi per controsenso: ad esempio garage, depositi, strade deserte e

piovose. Questi luoghi sono importanti per il fatto di essere trappole per il personaggio, luoghi

senza orizzonte. i personaggi del noir sono: il detective, il criminale, l’uomo comune e l’innocente,

il singolo, la coppia, il gruppo in cui la costante è data dal fatto che i personaggi maschili sono dei

perdenti e quelli femminili donne pericolose che conducono verso l’abisso (generalmente bionde).

Il film noir contrappone anche spesso un modello opposto: la ragazza della porta accanto,

preferibilmente bruna.

Le strutture narrative possono essere:

il film è un lungo flashback in cui vi è un inizio che è lo stesso della fine;

una progressione lineare tutta in discesa, seguendo un peggioramento a cascata dalla padella alla

brace;

struttura a puzzle (es. Quarto Potere).

Nei personaggi troviamo disincanto, pessimismo, cinismo e durezza.

Il mondo del noir nega i temi del riscatto e della giustizia, sono storie senza orizzonte e sbocco

estranee all’happy and. E’ un cinema in cui i delitti e i crimini sono sempre imperfetti.

L’immaginario è fatto di oscurità e intrappolamento, è una visione cupa che ritroviamo centrale

nella messa in scena. Nella fotografia dominano le ombre per creare l’effetto gabbia e

l’intrappolamento del personaggio; l’illuminazione dal basso per creare mistero; il controluce per

ritagliare silhouette, luci che tagliano, torce elettriche che evidenziano.

Vi è una predilezione per le forme geometriche, per gli effetti di inquadratura nell’inquadratura,

effetti di profondità di campo, punti di ripresa insoliti, obliqui che schiacciano.

Questo per una messa in scena finalizzata a far vivere allo spettatore lo stesso smarrimento del

protagonista (influenza espressionismo tedesco anni ’30 e ’40).

La figura chiave è il direttore della fotografia, complementare al regista.

Film noir è un termine francese per un genere americano che segna l’incontro di gangster movie,

horror e melodramma. In letteratura il noir è la ramificazione più morbosa del mistery che parte dal

Gotico e ha la stessa origine di horror e fantascienza. Il noir è una questione di stato d’animo e di

stile: il principio è che “il come è più importante del cosa”.

In America questo genere era chiamato Thriller.

I francesi hanno inventato il termine noir e ciò è accaduto perché la Francia postbellica aveva una

cultura filmica dove i film erano trattati come arte più che come intrattenimento commerciale.

La serie noir nasce, matura e scompare nell’arco di tempo che va dal 1941 al 1953 (prima fase dal

41 al 45, nel periodo bellico, con Bogart e Bacall; seconda fase dal 46 al 49, periodo post bellico, è

segnata da un grande realismo dove i film tendono a dedicarsi al problema della delinquenza nelle

strade, alla corruzione politica e alla attività della Polizia; terza fase dal 49 al 53, offre il meglio del

noir con incisività estetica e sociale mai raggiunta.

Da ricordare: l’ingrediente più ricorrente del noir è il crimine.

Horror e Fantascienza

Il fantastico si colloca su una linea incerta tra ordinario e straordinario, normale e anormale,

possibile e impossibile; racchiude al suo interno tutte le possibilità della fantascienza e dell’horror.

Esplorando l’ignoto che è dentro o fuori dall’uomo si attraversa il futuro, lo spazio della vita e gli

abissi della mente. Gli archetipi dell’horror sono Frankenstein e Dracula. L’horror si definisce da

una reazione del pubblico alla storia raccontata che presenta brividi, panico e terrore in un contesto

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Menzo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Paini Luigi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiologia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Paini Luigi.

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