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I generi cinematografici

Le origini

Il primo tentativo di classificazione dei generi letterari fu avanzato da Platone, ma fu però Aristotele a fornire le indicazioni per una classificazione che arrivò rigidamente sino al Rinascimento. Nel Rinascimento vi fu il riconoscimento di alcuni generi (dramma pastorale, melodramma, poema cavalleresco) non contemplati da Aristotele. Anche nel cinema vi fu la nascita dei generi cinematografici. Esso, nei suoi primi anni di vita, si indirizzò verso un pubblico medio-basso che cercava nel nuovo mezzo l’intrattenimento spensierato.

All’inizio, il cinema diede vita a brevissime pellicole (circa 2 minuti). L’opera degli artigiani incaricati dalle case produttrici cominciò a fornire i modelli, i meccanismi di ripetizione, le costanti iconografiche e le figure forti che caratterizzeranno la riconoscibilità della narrazione sullo schermo (es. “La grande rapina al treno” di Porter – 1903 – vero e proprio prototipo di uno dei generi come il western). Il cinema delle origini comprese la volontà del pubblico di riconoscersi in meccanismi facilmente accessibili e abitabili e ne sfruttò le modalità inserendole in contesti narrativi differenti, in modo da creare l’illusione della novità.

Il sistema hollywoodiano

Il cinema hollywoodiano non ha inventato il concetto di genere ma lo ha portato al suo più alto grado di perfezione. Per capire come prendano forma i generi classici americani, bisogna considerare i meccanismi della fabbrica di sogni, l’organizzazione verticale bloccata dello studio system e la natura commerciale di quel cinema.

Il cinema è una macchina grossa e costosa con molti costi e poche garanzie. Il pubblico è l’entità intorno alla quale si costruisce la Hollywood stessa e per interpretarne i desideri si trasforma nella prima grande industria di massa universale. Dal 1915 al 1930 la produzione cinematografica diventa una fabbrica di sogni in serie. Nascono gli studio lot, vere e proprie città di produzione dove il ruolo di regista e producer sono differenziati e la lavorazione va suddividendosi tra diversi specialisti. Da questo momento il cinema americano si riversa sui mercati europei, sudamericani e australiani.

Nell’industria hollywoodiana comincia a delinearsi una classificazione di generi: western, noir, gangster, commedia, commedia drammatica, dramma e melodramma e il cartone animato. Il 1927 è l’anno ufficiale di introduzione del sonoro con il film “Il cantante di Jazz” di Alan Crossland. Con il sonoro scompare il genere muto burlesque e appare il musical.

Con il sonoro nasce l’età d’oro dell’industria hollywoodiana: lo studio system. È un sistema a struttura verticale. Dopo produzione e distribuzione, gli studios comprano e costruiscono sale cinematografiche. Nasce così una situazione di oligopolio nella quale industria e mercato sono dominati da otto grandi società: Paramount, Metro Goldwyn Mayer, Fox, Warner Bros, RKO, Universal, Columbia e United Artists.

Nell’era classica, Hollywood realizzava da 400 a 700 film e gli studios dipendevano sempre più da formule narrative e tecniche stabilite. Negli anni ‘50-60, con la fine dello studio system, la concorrenza della TV, il boom degli indipendenti e dei drive-in, hanno costretto le società specializzate nella promozione dei film a trovare nuovi meccanismi per pubblicizzare il film stesso (es. la pratica della preview, proiezioni per un pubblico campione); in ogni caso, il pubblico era ed è un’incognita.

Con lo studio system le produzioni si dividono in due categorie: high (grande attrazione in prima visione) o low budget (film spalla o di serie B). La serie B con la sua continuità tiene in vita il genere e lo codifica, ad esempio vari classici del noir e dell’horror si trovano sotto la B. Alla fine degli anni ’50 la produzione B sarà assorbita dal piccolo schermo che assicurerà quotidiane pillole di genere in telefilm che andranno dal comico al poliziesco, dal thriller al western.

La concorrenza ha accentuato l’importanza della riconoscibilità del prodotto e la naturale tendenza delle case di produzione a darsi una precisa identità, a delineare un marchio di fabbrica che rappresenti la garanzia di un certo cinema, di certi ingredienti, di un certo look. Una delle chiavi per garantire questo studio-look sta nella continuità a stipulare contratti di lunga durata con creativi, tecnici e star system. Ad esempio, la MGM vantava nelle proprie scuderie più stelle di quante non ce ne siano in cielo, produceva con budget molto alti e proponeva scenografie sfarzose. La politica della Warner era improntata verso produzioni a basso costo e sicure. La 20th Century Fox era specializzata sulle stelle del musical (es. Shirley Temple) e la RKO aveva gli incassi più sicuri dai musical con Fred Astaire e Ginger Rogers ma dagli anni ’40 reclutò dall’ambiente del teatro Orson Welles, producendo quello che rimarrà il titolo più celebre della storia dello studio: Quarto potere. Un film che con la sua struttura investigativa divenne un modello lanciando la tecnica narrativa soggettiva e a flashback. Comunque nessuno degli studio è specializzato in un unico genere ma tutti hanno come marchio un’immagine legata a determinati generi.

Il significato del genere

Il genere racchiude una pluralità di significati:

  • Per l’industria di produzione rappresenta una bozza di progetto per la lavorazione del film.
  • Se riferito al testo indica la struttura su cui si sviluppano i singoli film.
  • Per la promozione costituisce un’etichetta di riferimento.
  • Per il singolo spettatore ha valore di contratto.

La nascita dello star system

Prima del 1908 pochi attori lavoravano così regolarmente da poter essere riconosciuti, ma negli anni successivi i produttori iniziarono a offrire loro contratti più lunghi e così gli spettatori cominciarono a vedere le stesse facce film dopo film. Inevitabilmente dimostrarono un grande interesse per i loro preferiti chiedendo i loro nomi e le loro fotografie. Le star contribuiscono all’identità di genere, alla delineazione dei protagonisti tipo e a quegli orizzonti d’attesa che sono centrali per il nostro discorso. Il divismo rafforzò l’impostazione della fiction intorno a un personaggio centrale o a una coppia. Lo spettatore riconosce subito la star come protagonista e si affida alla sua guida sapendo che lo condurrà sino alla fine del film. Allora come oggi storie e sceneggiature sono state pensate in funzione di una specifica star, “tagliando” i personaggi su misura.

Negli USA nel 1934 fu emanato il codice HAYS di autocensura che il film non doveva insegnare metodi criminali né ispirare l’emulazione di potenziali criminali, né far apparire i criminali come eroi. Il divo rappresenta il legame empatico tra lo spettatore e il protagonista. Per gli spettatori il piacere offerto dal film di genere deriva dalla riconferma: essi vanno a vederli per rinnovare il contatto con vecchi amici e assistere alle loro storie in qualche modo familiari.

Crisi dello studio system

Sino al 1946 Hollywood registrò gli incassi più alti della storia del cinema americano. Da questo momento però assistiamo anche al rapido declino in quanto la sentenza antitrust del ’48 imponeva alle case di produzione di rinunciare all’esclusività delle sale cinematografiche. La nuova produzione favorì gli indipendenti. Il pubblico si era allontanato da Hollywood per la conseguenza di profondi mutamenti sociali e culturali sopravvenuti dopo la guerra ma soprattutto per la nascita della televisione nel 1954.

Ci si orientò, quindi, verso un’inedita fascia di pubblico dal grosso potenziale: i teen agers. Nacque la Disney con le trasposizioni cinematografiche dei romanzi di avventura e, a metà degli anni ’50, esposero i musicali rock, la fantascienza e l’orrore che attiravano sempre più giovani. Dagli anni ’60 questo mercato divenne il target principale per la maggior parte dei film di Hollywood.

Nel 1954 le piccole case rimpiazzarono gli Studios nel prodotto di serie B in quanto gli esercenti scoprirono che rendevano di più i film da due soldi piuttosto che i colossal; anche perché uscirono generi per tutti i gusti. Gli Studios iniziarono a produrre per la TV. Gli anni ’50 vedono, con il Technicolor, una quantità di formati larghi come il Cinerama, il Cinemascope, il Superscope, il Techiram.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

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