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Seminario sull'offensiva mussoliniana contro gli ebrei nella prospettiva storico-giuridica (1938-1945) Appunti scolastici Premium

Seminario sull'offensiva mussoliniana contro gli ebrei nella prospettiva storico-giuridica (1938-1945), tenuto da Saverio Gentile, in occasione della prossima uscita del suo libro "La legalità del male". Il seminario integra il corso di Storia del Diritto Moderno e Contemporaneo, tenuto dal prof. Solimano, a.a. 2015/2016

Esame di Storia del diritto moderno e contemporaneo docente Prof. S. Solimano

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Appunti a cura di Emma Casarini

affermate delle posizioni, come quelle di un grande penalista del tempo,

Giuseppe Maggiore, il quale scrive un saggio intitolato “Diritto penale

totalitario nello stato totalitario”. Maggiore dice che bisogna accantonare

definitivamente il principio nullum crimen sine lege, che nel 40 la

questione andasse messa su un terreno politico e non giuridico. Allora, Il

principio nel ncsn è compatibile con lo stato totalitario? O è in

contraddizione? Lo stato totalitario se ne deve spogliare? Se si produce

un fatto nuovo che sostanzialmente ma non formalmente è reato, cosa

fa lo Stato? Lo stato liberare non farà niente ma quello totalitario

lo punirà, e in maniera forte. Viene meno tutto il principio del

garantismo, come inteso da Beccaria in poi. Se si commette un'azione

che il potere politico considera pericolosa, ma che il codice non considera

tale, in uno stato totalitario quest'ultimo avrebbe messo le mani avanti

→ solo in questo caso avremmo potuto avere un o stato davvero

totalitario.

C'erano delle norme ed un impianto per cui lo stigma del fascismo era

presente eccome. Poi certo manca la controprova, se non ci fosse stata

la seconda guerra mondiale chi sa cosa sarebbe successo.

Mine inesplose del totalitarismo: art. 47 → i genitori dovevano

educare i figli in senso conforme al sentimento fascista. Ora fin qui, nel

modo in cui era congegnata, la norma è una mina inesplosa in quanto

aveva una potenzialità distruttiva, poiché poteva venire meno la patria

potestà del genitore oppositore, strappata via dal regime. Ma

fortunatamente nessun giudice giunse a privare della patria potestà

nessun genitore che si fosse comportato diversamente da quanto

previsto nella norma. Tuttavia potenzialmente vi erano delle spinte molto

forti verso il totalitarismo.

La L. 2008 del 1926 istituiva il tribunale speciale per la difesa

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dello Stato, che era competente per tutti i reati politici, tribunale

formato da militari. Quindi la magistratura ordinaria viene

espropriata della punizione dei reati politici → Alibi della

magistratura ordinaria di potersi giustificare dopo la guerra per ciò

che successe. C'è da dire che questo tribunale non condannò a

morte più di una ventina di volte (egualmente inaccettabile) e i

due terzi di queste condanne furono nei confronti di soggetti che

avevano fatto degli attentati in Trentino ed Alto Adige per tentare

di far riallacciare le loro terre all'Austria.

Istituzione della camera dei fasci ed delle corporazioni. Art. 1: la

• camera dei deputati è soppressa, in sua vece venne istituita

questa. Formata dai componenti del consiglio nazionale delle

corporazioni e dai membri del pnf. Ciò significa che dalla sua

istituzione in Italia non si votò più. Non vi è più il mandato

dall'elettore all'eletto, ma il titolo costitutivo diventa la

legge, così come avviene nel diritto civile a vantaggio

dell'incapace. Non si sapeva nemmeno quanto dovesse durare

tale camera, la durata era a discrezione del duce. Le votazioni

avevano luogo in modo palese → per acclamazione, questo era un

modo per evidenziare i dissenzienti che esprimessero opinioni

contrarie.

Il regime fascista era basato sul compromesso con il re ed il papato, per

tentare un equilibrio giurisdizionale. Mussolini diviene sì capo del

governo, ma sempre in maniera subordinata al sovrano. Tuttavia egli

aveva un grande potere. A dirla tutta bisogna lo storico Mauro Canali

bisogna ricondurre ciò anche alla personalità del re, cioè alla sua

supposta pavidità che lo indusse a non sfidare sul terreno militare lo

squadrismo fascista. "Le sue preoccupazioni - aggiunge Canali - erano

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assolutamente fuori luogo, dato lo squilibrio delle forze in campo". Infatti

le forze dell'esercito di stanza a Roma erano molto superiori a quelle dei

fascisti: 28000 uomini contro qualche migliaio, ed equipaggiati alla

meglio. Su questo dato concordano tutti gli storici, ma devono essere

considerate le menzionate "incertezze" dei vertici militari, le pressioni

della classe dirigente, la volontà di evitare il deterioramento della crisi

interna.

21/04 Le leggi razziali

In realtà dovremmo parlare di legislazione antisemita, essendo questo

un aspetto di una più complessa vicenda che è appunto il razzismo

giuridico, che debutta in Italia in ambito coloniale. Mussolini crea un

impero in Africa orientale; momento importante per l'ambito in cui il

razzismo viene declinato in senso giuridico. Solo in un secondo tempo si

ha l'antisemitismo giuridico.

Quindi prima della legislazione antiebraica troviamo: “norme contro i

negri”, indigeni africani , solo in seguito l'espressione dell'antisemitismo.

Un documento politico di valenza giuridica in merito è la Dichiarazione

sulla razza ad opera del Gran Consiglio del Fascismo (il più importante

organo del fascismo); l'antisemitismo non è altro che il sintomo

metropolitano (interno) del razzismo e la legislazione è il laboratorio

dove viene effettuata la discriminazione.

Osserviamo un prima ed un poi, momento in cui prima domina

l'assimilazione, senza dunque discriminazione. Da qui diversi aneddoti,

uno ad esempio è la canzone Faccetta Nera → vero e proprio inno

all'assimilazione. Altro sintomo di tale assimilazione erano le frequenti

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unioni: in effetti nel 1936 e '37 tante erano le unioni degli italiani che

erano soliti intrattenere relazioni e matrimoni con donne indigene.

Poi le cose cambiano, Mussolini dirà: “gli imperi si conquistano con le

armi a si mantengono con il prestigio”. Afferma essere noi la razza

dominante e alza una barriera tra italiani e africani, per cui, ad esempio,

assistiamo alla Repressione del Madamato, contro le mogli africane

adultere. Dalle unioni suddette nascevano spesso meticci che non

venivano riconosciuti dai padri ma andavano ad ingrossare le fila dei

banditi.

Ecco che dalla fine del decreto del 1937, insieme alla canzone faccetta

nera, viene messa da parte l'assimilazione. Allora sulla scia di questa

posizione si declinò il precedente africano in Italia, nei confronti degli

ebrei: nasce antisemitismo, più precisamente siamo nel settembre 1938.

In primis si assistette a pubbliche prese di posizione, da parte del duce e

del Gran Consiglio, e ad un censimento, prima delle norme, anche per

calibrarne meglio la portata.

Nessuno sapeva dove e chi fossero gli ebrei in Italia. Dal censimento

risultò che in Italia vi erano circa 50000 ebrei, il che significa una

persona su mille, ossia presenza poco rilevante. Ma analizzando ad

incrocio i dati ci si rende conto che di questa presenza, seppur allo 0,1%,

cambiava il peso se si calibrava tale frequenza sui vari settori della

società. I docenti universitari ebrei erano l'8,9%, scarto notevolissimo;

nelle professioni liberali ricoprivano tra il 7 ed il 10%; dunque una

presenza quantitativamente esigua ma qualitativamente non

disprezzabile. Subentra perciò la contromisura fascista invocando il

numerus clausus, secondo il principio di proporzionalità.

Discriminare e non perseguitare sarà lo slogan d'Italia degli anni 1938 e

seguenti per riassestare tale “proporzionalità” in tutti i settori.

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Ma perchè tale presenza ebraica in settori di pregio? Vi era un'attenzione

particolare degli ebrei nei confronti della scuola: l'elevata scolarizzazione

del popolo ebraico era ben nota, soprattutto rispetto all'italiano medio

analfabeta. Non a caso due decreti su 5 del settembre 1938 mirano

subito a colpire l'ambito universitario, dove il problema era più sentito.

Perchè allora queste norme del 1938? Al riguardo sono scorsi fiumi di

inchiostro tra studiosi e storici sul perchè di queste norme. Alcuni dicono

fosse in rebus che il regime arrivasse ad una normativa di questo tipo.

Altri in realtà opinano, Gentili pure, dicendo che la svolta del '38

perviene tramite un itinerario logico storico non prestabilito nè tracciato.

Vi era una differenza enorme rispetto alla Germania nazista, che invece

nasce ontologicamente antisemita.

Alcuni punti dello stesso codice germanico riportano la lotta senza

barriere verso il popolo ebraico. Non è un caso che la Germania si doti di

una normativa siffatta già nel 1935, con le leggi di Norimberga; inoltre

già nel 1935 il Fuhrer assomma le due cariche di capo del Governo e

presidente della Repubblica.

In Italia bisognerà aspettare il 1938 per le leggi contro gli ebrei. Prima

non era riscontrabile nulla di ciò in Italia, il fascismo non nasce

antisemita.

Più di 1/3 degli ebrei erano fascisti, fecero la marcia su Roma e le Lotte

di Liberazione contro gli austriaci. Dunque fu un duro colpo. Lo stesso

Mussolini fu ondivago: una sua famosa amante fu Margherita Sarfatti

(ebrea) scrisse “Dux”, una biografia su Mussolini e in più di un occasione

costui irride platealmente tali presunte dottrine d'oltre alpe sull'uomo

ariano e sul il nazismo. È una discrasia fin troppo forte ma le necessità

politiche lo spingono, e ne pagherà il pegno, ad aderire all'ideologia

d'oltre alpe.

13 Appunti a cura di Emma Casarini

Si ricorre alla retorica dell'homo novus fascista: forte, guerriero,

all'imposizione del saluto romano, il passo dell'oca, ecc. Ricostruzione del

popolo di guerrieri ove rientra una normativa di questo tipo.

Bisogna tuttavia tener presente un primo momento coloniale, un

secondo di politica demografica (sostegno alle famiglie numerose, la

tutela del titolo X, libro II c.p. Rocco, che puniva i delitti contro sanità ed

integrità della stirpe). Vi sono norme che puniscono aborto, sifilide e

altre malattie veneree sessuali. Poi però dal '38 si prende a pretesto la

repressione dell'aborto come collegamento alle leggi razziali,

collegamento senza alcun fondamento.

Sono tre momenti ben distinti e nessuno presuppone necessariamente

l'altro. Con questo non significa che Mussolini sia meno colpevole, anzi

forse lo è di più, egli dota l'Italia di queste norme essendo il primo a non

crederci del tutto, tale discriminazione era strumentale e opportunistica:

“poteva essere anche contro i gialli o i rossi”(cit. trovata in archivio).

Altro dato importante: in realtà vi è da subito un favoreggiamento

straordinario verso queste norme, nel complesso, da parte della società,

esse erano particolarmente acclamate, ad esempio, dagli dagli

straccivendoli romani (il monopolio della loro attività apparteneva agli

ebrei, come valeva per l'ambito universitario.).

Quindi in Italia vi era una tradizione di antisemitismo? No, anche per la

bassa presenza degli ebrei. Essa vi era in settori marginali, estrema

destra come estrema sinistra, tanto lontane da toccarsi in uno sciocco

abbraccio, insomma frange minoritarie di intellettuali. Poi in altri settori,

tra cui i più conservatori della Chiesa Cattolica; questo per la ragione per

cui gli ebrei erano considerati come i Giudei.

In più insorse l'antisemitismo strisciante nel popolino. Da sempre in

realtà vi era antisemitismo negli strati più bassi della popolazione.

14 Appunti a cura di Emma Casarini

Perchè? Da sempre gli ebrei avevano il monopolio del mestiere di usurai

e questo non si risolveva propriamente in un rapporto di simpatia.

L'usura ebraica era tanto di spicco poiché il diritto canonico non la

consentiva, furono emanate encicliche e concili che ribadivano il divieto

del prestito e del denaro, dunque divenne appannaggio degli ebrei.

Facendo un ulteriore salto nell'antichità: nel Medioevo, il figlio minorenne

di un signore feudale che era debitore di un ebreo, in caso di morte del

padre, era tenuto a ritornare la somma avuta dal padre una volta

divenuto maggiorenne (ex Magna Charta).

Si ricorda il monologo di Shylock ne Il mercante di Venezia: “mi ha

maltrattato, ha disprezzato i miei guadagni e il mio popolo perchè sono

ebreo...ma non mangio, non prendo le stesse malattie di cui si

ammalano i gentili?”.

A livello letterario vi sono tracce di tale antisemitismo in scrittori europei

vari, anche nella divina commedia vi sono alcune terzine al riguardo. In

questo contesto arrivano le norme, nel settembre 1938, arriva questa

ondata violenta, i 5 decreti di settembre:

1. il primo riguardava gli ebrei stranieri presenti nel regno: tempo sei

mesi dovevano lasciare il regno.

Altri due decreti inerivano la scuola e l'università:

2. Innanzitutto a settembre si approssimava l'anno accademico

dunque intervengono sul settore dell'insegnamento

(particolarmente importante e strategico): allora al fine poi di

spezzare il legame, evitare che potessero ascendere la piramide

sociale, si dice possono arrivare soltanto fino alla scuola dell'obbligo

(medie). Si permette tuttavia a chi è già alle scuole superiori e

all'università di portare a termine gli studi, ma non si possono

immatricolare nuovi studenti.

15 Appunti a cura di Emma Casarini

3. Ripulisti incredibile, vengono cacciati dal magnifico rettore all'ultimo

dei bidelli, tutti gli ebrei.

Dove non arrivarono le norme arrivò lo strumento tecnico delle circolari

amministrative. La legge non può contemplare tutti gli innumerevoli

casi di una ricca vita complessa e con le circolari amministrative si dice,

a.e., che nelle università gli studenti ebrei debbano sostenere gli esami

per ultimi, oppure, perchè da sempre si voleva individuare gli ebrei, che

sono gli unici a non potersi fregiare del privilegio di indossare la camicia

nera (così da poter essere immediatamente riconoscibili). Bisogna

pensare che in un numero non secondario di pagine del libro della storia

giuridica occidentale è presente la discriminazione giuridica verso gli

ebrei, in ogni sua fase:

Nel Corpus Iuris giustinianeo viene riportata la costituzione

• dell'imperatore che vieta il matrimonio dell'ebreo con il non ebreo,

uno dei massimi divieti del 1938. Altro divieto riguardava la

professione di avvocato (come da legislazione del '39). Il legislatore

va dunque a riportare in vita (più inconsapevolmente che

consapevolmente) divieti considerati alla polvere della storia,

tornati ora (nel 1938) in auge.

Gli statuti delle città medievali ben rappresentano il pullulare

• dell'antisemitismo: gli ebrei dovevano portare un mantello di un

certo colore o un cappello di certo tipo (sempre al fine della

riconoscibilità), cui corrisponderà l'obbligo della stella di David nella

Germania nazista. Obbligo non presente in Italia, ma che

ritroviamo in origine nei confronti dei non musulmani, sia ebrei che

cristiani, con il legislatore musulmano nelle terre soggette alla

dominazione araba; solo in seguito nel 1200, 1300 quest'uso sarà

ripreso nelle città medievali (1200, 1300).

16 Appunti a cura di Emma Casarini

Nascono i ghetti con Papa Paolo IV a Roma nel 1500 (li troviamo

• anche a Venezia) sotto il nome di serraglio, quartiere dunque

esclusivamente deputato ad accogliere ebrei, poi chiuso al calar del

sole e delimitato da mura con grandi porte.

Sulla scia de “le ultime vittorie del diritto comune” (citando

• Cavanna) a metà 700 con le costituzioni modenesi e piemontesi si

introducono norme discriminatorie vietando ai cittadini ebrei di

prestare la propria arte ai non ebrei.

Con la conquista di Napoleone in Italia si ha finalmente

• equiparazione, fu quando però perse contro gli inglesi a Waterloo e

con il ritorno alla restaurazione che i sovrani restaurati rimisero in

auge le cosiddette (citando Carlo Cattaneo) interdizioni israelitiche

(ghetti e altre pratiche discriminatorie); ma solo fino al 1870,

quando i Savoia ristabiliranno l'eguaglianza (poi rigettata nell'oblio

nel 1938).

4) Il quarto decreto del settembre 1938 concerne i profili

organizzativi: viene istituita la cosiddetta Demorazza: Direzione

Generale per la Demografia e la Razza, organo del Ministero

dell'Interno. Essa era gestita dal sottosegretario agli interni che poi

diverrà ministro nella repubblica sociale. I membri erano prefetti

che elaboravano norme circolari su aspetti politici ma specie

giuridici in merito alla persecuzione contro gli ebrei. Dal 1925-26 in

poi Mussolini sarà il ministro dell'Interno, ruolo importantissimo in

questa politica normativa discriminatoria, egli viene continuamente

consultato, sotto sua richiesta, sulle questioni giuridiche anche più

secondarie. Aveva la pretesa di essere al corrente di tutto, con il

risultato piuttosto meschino che non aveva nulla sotto controllo,

specie in riguardo alla complessa normativa. Ruolo di protagonista

17 Appunti a cura di Emma Casarini

che segue passo passo ogni questione indirizzando tutti gli

argomenti dei decreti. Questo atteggiamento di Mussolini ricorda

Filippo II, figlio di Carlo V, di cui si ricorda la celebre frase: “Sulle

mie terre non tramonta il sole”. Filippo dunque, passato alla storia

come re passa carte, arrivate da ogni dove nel suo regno, cercando

di stare dietro a tutto quanto.

Altro aspetto importante: il regime si serve dell'importante strumento

tecnico del regio decreto. Una scelta ragionata in quanto esso aveva un

tempo di conversione di ben due anni. Il regime interveniva così su quel

che voleva come voleva, avendo ben due anni per poi convertire; spesso

prima di quel termine lasciava perdere avendo risolto il problema in altro

modo. Non è a caso che invece l'articolo 77 della Costituzione preveda

un tempo di conversione di 60 giorni → risposta storica giuridica al

ventennio fascista.

Importantissimo è il Regio Decreto n°. 1728 del 17/11/1938,

composto da 26 articoli.

Si comincia vietando i matrimoni dei cittadini italiani di razza ariana con

gli appartenenti all'altra razza (Divieto del matrimonio misto). Per

comprendere bene i connotati del pensiero discriminatorio si rimanda

all'art. 8, che contiene la definizione di appartenenti alla razza ebraica,

la norma forse più importante di tutte. Poi non c'è a livello scientifico una

definizione di appartenenza alla razza ariana, se non in accezione

negativa, secondo la disposizione: “...tutti gli altri sono considerati

ariani”.

Viene riconosciuto il matrimonio tra l'italiano e lo straniero ma previo

consenso del ministero dell'interno, consenso che non poteva esservi se

uno dei due era un militare dell'esercito italiano. Mentre tornando al

matrimonio misto vietato, esso non poteva produrre gli effetti civili se

18 Appunti a cura di Emma Casarini

celebrato in violazione dell'art 1. Questa però era una palese violazione

del Concordato → Art. 34 del Concordato: “L

o stato italiano riconosce al

sacramento del matrimonio (di diritto canonico) gli effetti civili”; infatti la

differenza di razza per il diritto canonico non osta al matrimonio. Quindi

nel clima di conformismo assoluto si passò sopra a questa grave

violazione del concordato.

Quello del silenzio dei giuristi è un tema molto importante. Difronte a

norme così dure si assiste ad un esiguissima minoranza di oppositori.

Giorgio la Pira, romanista e professore (costituzionalista e pubblicista

romano) fu uno dei pochi a condannare queste norme. Una componente

più ampia di giuristi sono invece favorevoli a queste norme e si

registrarono questi dati: 3% contrari, 19% favorevoli, il che prevedeva

un 78% di giuristi silenziosi in merito. Tale silenzio si traduce in

opposizione? Non è assolutamente vero. Ci si rende conto che emergono

lettere di diversi docenti importanti che invece plaudono alla normativa.

Dunque il silenzio in genere è assenso, chi per opportunismo, chi perchè

ci credeva davvero.

Altro aspetto non meno importante: seppur ci sia stato un consenso così

basso verso la legislazione antiebraica, a maggior ragione vi era un

consenso molto elevato verso il regime. Per tanto tempo non si è potuto

dire ma vi è stato grande consenso, anche da parte dei giuristi, come

prima evidenziato. Il regime prosegue in quanto spalleggiato dagli

intellettuali.

Vediamo allora velocemente l'art. 8 del regio decreto n°. 1728.

Agli effetti di legge è di razza ebraica:

a) “Chi è nato da genitori entrambi di razza ebraica anche se appartiene

a religione diversa da quella ebraica;” → criterio biologico. La normativa

tedesca invece faceva riferimento alla razza dei nonni, non dei genitori.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (MILANO - PIACENZA)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emma.casarini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto moderno e contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Solimano Stefano.

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