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uso discrezionale degli Stati Uniti finalizzato a soddisfare i suoi interessi, come ad

esempio la guerra del Golfo del 1991, che, autorizzata in circostanze confuse dal consiglio

di sicurezza è considerata come il trionfo del diritto internazionale. Definita inizialmente

“guerra giusta”, dopo pochi anni l’accento si è spostato su quella che chiamiamo ancora

oggi “guerra umanitaria”. Danilo Zolo spiega, nel discorso sulla criminalizzazione della

guerra, in ambito politico-militare e giurisdizionale, come l’ordinamento internazionale non

riesca a imporre alle grandi potenze il rispetto di regole volte a garantire e stabilizzare le

distensioni nel mondo. I continui interventi illegittimi da parte dell’Occidente e la violazione

dell’ordine internazionale radicano nell’opinione pubblica diversi interrogativi sull’effettiva

autorità dell’ONU e sulla certezza del diritto da essa posto.

1

Dall’analisi dell’evoluzione del diritto internazionale appena presentata é possibile

affermare che ci troviamo di fronte a due concezioni diametralmente opposte, il modello

westfaliano e quello delle Nazioni Unite. Richard Falk (1930) e Antonio Cassese (1937)

presentano molto chiaramente le differenze tra queste due correnti che si trovano alla

base degli studi sulle relazioni internazionali. Il sistema proposto dalla pace di Westfalia ha

come soggetti gli Stati e non gli individui o altri enti proclamando come principi assoluti la

loro sovranità e la loro uguaglianza giuridica mentre quello più recente delle Nazioni Unite

affianca agli Stati le organizzazioni internazionali e al contrario nega la presenza di

un’uguaglianza giuridica tra Stati dando una più forte rilevanza alle differenze di potenza e

di ricchezza di ognuno di essi. Nel 1648 si affermò anche l’idea che nessun legislatore

internazionale avesse il potere di porre norme erga omnes né prevedere giurisdizioni

obbligatorie, contrariamente le Nazioni Unite previdero un ordinamento giuridico

internazionale che fosse vincolante per tutti gli Stati membri. L’oggetto dell’ultima

differenza presentata è la guerra, infatti, i primi attestano che ogni Stato è legittimato a

ricorrere a essa per proteggere i propri interessi, mentre l’altra corrente ne conferisce il

diritto solo per legittima difesa.

Hedley Bull nel suo La Società Anarchica presenta una sintesi dei due modelli, quello del

Sistema degli Stati, che si presenta come un’evoluzione a quello westfaliano perché di

costituzione più ampia, ma non abbastanza da essere paragonato a quello delle Nazioni

Unite che oltre agli Stati si rivolge anche a organizzazioni. Si potrebbe quindi affermare

che il sistema elogiato da Bull si trova nel mezzo e secondo l’autore proprio per questo

motivo è il più appropriato e duraturo.

In questa seconda parte la fonte principale per lo studio dell’ordine mondiale e del sistema

degli stati é l’opera del politologo australiano Hedley Bull La società anarchica, L’ordine

nella politica mondiale, nella quale l’autore, che scrive verso la fine degli anni ’70, presenta

le diverse sfaccettature del sistema internazionale, dal punto di vista politico, sociale e

formale. Da quest’elogio al Sistema degli Stati analizzeremo in particolare i fattori che,

secondo l’autore, mostrano quanto questo sistema sia valido al fine di mantenere l’ordine

1 D. Zolo, Cosmopolis. La prospettiva del governo mondiale, Milano, Feltrinelli, 2002 cit. pp. 117- 23- 140-

24. 3

e che nonostante i suoi “difetti genetici” non esista la necessità di rimpiazzarlo, mostrando

le possibili alternative.

Per poter comprendere la nozione di ‘sistema degli Stati’, si deve in precedenza

comprendere a fondo la definizione di ‘ordine’ nei suoi diversi contesti: quello nazionale e

quello internazionale.

In primo luogo nella vita sociale l’ordine si presenta come un insieme di comportamenti in

conformità con modelli ricorrenti, al fine di promuovere scopi o valori. Infatti, tutte le

società, come ci espone Herbert Hart (1907-1992), devono perseguire, al fine di

raggiungere tale ordine, tre scopi elementari, primari, universali:

1)garantire la protezione dalla violenza.

2)assicurare che le promesse fatte e gli accordi stabiliti siano osservati.

3)assicurare che il possesso delle cose rimanga stabile e non sia soggetto a contestazioni

e a limiti.

Sono quindi questi gli scopi per una convivenza pacifica all'interno della società.

2

A livello internazionale invece, l'ordine è un modello di attività che sostiene gli scopi

elementari o primari degli Stati o società internazionali. Quest’ordine è quindi

necessariamente basato su relazioni tra Stati, Pufendorf affermava che gli Stati hanno una

propria sovranità, ma si trovano allo stesso tempo connessi tra loro per formare un unico

organismo. Un esempio è sicuramente quello dell’Unione Europea, infatti, gli Stati membri

mantengono la loro sovranità, anche se ridotta per il principio di sussidiarietà, e allo stesso

tempo sono tutti uniti sotto la più grande autorità dell’organizzazione sovranazionale di cui

fanno parte. Questo fenomeno d’interazioni è quindi il presupposto per la formazione di

una società di Stati, dal momento in cui essi condividono valori e interessi vincolati da

regole comuni per il funzionamento d’istituzioni comuni.

Per dare una prima definizione di ‘sistema di Stati’ Bull cita Arnold Hermann Ludwig

Heeren (1760-1842) che la presenta come una società di Stati con caratteristiche comuni

quali la comunione d’interessi, regole, istituzioni e le caratteristiche di un sistema

3

internazionale che prevede le interazioni tra Stati.

Basandosi su questi concetti, Bull propone in fine (per il seguito del suo studio) una

definizione del sistema degli Stati ‘contemporaneo’, presentandone le principali

caratteristiche quali, una pluralità di Stati a farne parte che costruiscono il Sistema sulla

base di forti interazioni e la società accettandone le norme e le istituzioni create in comune

accordo.

Al termine del primo capitolo della sua opera Bull distingue dall’ordine internazionale

quello mondiale, un insieme di modelli dell'attività umana che sostengono gli scopi

elementari della vita sociale dell'umanità intesa come totalità, dato che quest’ultimo

mostra una concezione più estesa e ampia, poiché prende in considerazione i singoli

uomini e non gli Stati. Tale concezione

delle relazioni internazionali è tradizionalmente opposta al sistema degli stati come

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garanzia di convivenza pacifica a livello mondiale.

2 The Anarchical Society. A Study of Order in World Politics, H.Bull, Palgrave, New York, 2002; La società

anarchica. L’ordine nella politica mondiale, 2005 Vita e Pensiero, Milano. Cit. capitolo 1 pp. 13- 15- 19- 24-

32.

3 4

All’interno de La società Anarchica Bull si domanda se Il sistema degli Stati sia in grado di

garantire l'ordine mondiale. Per poter rispondere a questa domanda si prenderà in

considerazione il capitolo 12 dell’opera nel quale viene presentata una critica alle idee di

Bull e che egli stesso confuterà subito dopo. Ma Prima di iniziare è d’obbligo porre alcune

precisazioni per quanto riguarda Hedley Bull e l’opera in questione, infatti questo scritto

risale alla fine degli anni ’70, si potrebbe dire ancora in piena Guerra Fredda. Quindi il

contesto al quale Bull applica le sue idee e alternative al sistema degli Stati non si può

definire attuale visto il mutamento compiuto nell’ultimo ventennio.

La critica menzionata in precedenza è attribuita al professor Cyril E.Black e al professor

Richard A.Falk. Secondo i due esperti di relazioni internazionali il raggiungimento di un

ordine mondiale dà vita all’esigenza di avere delle alternative al sistema degli Stati dato

che sempre secondo la loro opinione il sistema degli Stati non potrà più garantire la pace

e la sicurezza né un ordine mondiale minimo, né garantire il raggiungimento di scopi come

la giustizia economica e sociale tra le nazioni del mondo né tra gli uomini al loro interno e

si presenta anche come un ostacolo al raggiungimento dello scopo ecologico umano di

vivere in armonia con il proprio ambiente.

Il politologo australiano attraverso la critica di Black e Falk, oppone una teoria contraria,

affermando che data l'esistenza di un sistema di Stati, la guerra è inevitabile, infatti la

presenza di Stati sovrani, armati e politicamente divisi rende assolutamente irragionevole

l’aspettativa di una futura pace universale e permanente. Tuttavia è superficiale sostenere

che il conflitto violento tra gli uomini sia causato dall'esistenza di un sistema di Stati, tanto

è vero che esistono cause più profonde in altre strutture politiche alternative ad esempio le

diverse guerre civili che possono emergere in un governo mondiale.

Possiamo, infatti, vedere nel Sistema degli Stati la possibilità di un Ordine meglio

garantito, con la divisione dell'Europa in Stati , piuttosto che in un sistema alternativo più

unitario che presupporrebbe un consenso più ampio e quindi un rischio di disordini più

alto, come in passato con un ordine mondiale posto sotto la duplice autorità di Papato e

Impero.

Si può ancora notare che grazie al Sistema degli Stati le limitazioni riguardanti le armi

nucleari e armi di distruzione di massa in generale si sono maggiormente mantenute e

sviluppate, è un dato di fatto che con la sola eccezione dei bombardamenti e stragi di

Hiroshima e Nagasaki non si è ancora fatto uso di armi nucleari durante una guerra. Ed è

infatti di grande importanza per l'ordine mondiale, che questo sistema di limitazioni sia

preservato ed esteso.

In secondo luogo Black e Falk affermavano che il sistema degli Stati è ‘attualmente’ ostile

all'idea di una giustizia cosmopolitica o mondiale, infatti, impone barriere al libero

movimento degli uomini, della moneta e dei beni sulla superficie della terra poiché

5

ostacola la crescita economica mondiale.

Al giorno d’oggi vanno però menzionate la Corte penale internazionale, la Corte europea

dei Diritti umani attraverso le quali gli stati sovrani possono essere giustiziati per mezzo

della giustizia internazionale, la prima occupandosi di crimini più seri riguardanti l’intera

4 The Anarchical Society. A Study of Order in World Politics, H.Bull, Palgrave, New York, 2002; La società

anarchica. L’ordine nella politica mondiale, 2005 Vita e Pensiero, Milano. Cit. capitolo 12, pp.327- 328- 331-

332-333.

5 The Anarchical Society. A Study of Order in World Politics, H.Bull, Palgrave, New York, 2002; La società

anarchica. L’ordine nella politica mondiale, 2005 Vita e Pensiero, Milano. Cit. capitolo 12, pp. 335-336-337-

338-339; capitolo 11 pp. 297-298 5

comunità internazionale, dal genocidio ai crimini di guerra, e la seconda della salvaguardia

dei diritti fondamentali dell’uomo. Sotto un certo punto di vista ancora attuale sono le

barriere per il libero movimento degli uomini,prendendo ad esempio il decreto sicurezza

del 2009 in Italia per contenere l’immigrazione, ma per quanto riguarda la moneta e i beni,

ad esclusione di pochi paesi, come la Cina per esempio, la finanza è stata liberalizzata, si

può quindi convertire liberamente una moneta in un’altra e il commercio è regolato da un

entità cosmopolitica quale l’Organizzazione mondiale del commercio costituita del 1995.

Nel trasferimento di risorse dai Paesi ricchi ai Paesi poveri, ancora, non è garantita una

giusta distribuzione delle ricchezze a causa dell’interesse primario degli Stati ricchi del

perseguire in primis i propri interessi e solo in seguito mire riguardanti la giustizia umana.

Tuttavia quest’ingiustizia economica e sociale ha le proprie radici più profonde rispetto

all'esistenza del sistema degli Stati, e che si presenterebbe in un qualsiasi altro ordine

politico mondiale.

Infatti, il sistema degli Stati si presenta in un ruolo positivo, poiché per i paesi più poveri e

deboli, la sovranità statale si presenta come strumento di tutela contro il tentativo degli

Stati più potenti di strappare loro il controllo delle risorse economiche di cui oggi

dispongono. Ma essa non si presenta positivamente solo nei confronti degli Stati più

deboli, il sistema degli Stati impone allo stesso momento ostacoli alle interferenze esterne

che minaccerebbero i vantaggi economici e sociali già raggiunti.

Per concludere con l’ultimo punto della critica analizzeremo la citazione di Richard Falk :

“le minacce sono tutte escrescenze di un ambiente mal gestito che è il risultato inevitabile

di un imperfetto insieme di istituzioni politiche”, pare dunque ovvio che se tutti gli uomini

fossero disposti a cooperare nel perseguimento di scopi comuni , le minacce all'ambiente

sarebbero più facili da fronteggiare.

Tuttavia l’autore afferma che ciò che impedisce un'azione globale è la discordia tra gli

uomini, il conflitto nell'ambito delle questioni ecologiche. Così come per la pace e la

giustizia, il conflitto tra gli uomini ha radici più profonde che qualsiasi forma di ordine

politico universale.

Si può affermare che il contributo portato dal sistema degli Stati nel breve periodo sta nei

governi nazionali che dispongono delle informazioni, dell'esperienza e delle risorse

necessarie a produrre un'azione efficace in relazione a questa materia. Ma ci si potrebbe

quindi chiedere come fare nel lungo periodo ? Lo Sviluppo del sistema di Stati si

definirebbe come l'espressione principale della solidarietà e dell'unità umana attualmente

esistente e le speranze che possiamo nutrire riguardo all'ascesa di una più coesa società

mondiale sono legate alla sua conservazione e al suo sviluppo.

In conclusione nessuna forma di organizzazione politica universale, in cui manchi il

consenso su alcune esigenze minime di pace, giustizia e gestione dell'ambiente, potrebbe

funzionare.

È un dato di fatto che la forma di organizzazione politica universale prevalente nel mondo

di oggi sia quella di un sistema di Stati, ed è all'interno di esso che la ricerca del consenso

deve cominciare.

Precedentemente, nell’opera, Bull ha affermato che tutti i problemi presenti a livello

internazionale non sono dovuti alla presenza del Sistema degli Stati e che si

ripresenterebbero alla presenza di una qualsiasi organizzazione politica. A questo punto

per dimostrare l’impossibilità di modificare il sistema odierno, Bull prende in

considerazione quelli che potrebbero essere i punti deboli e i difetti per dimostrare che non

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DESCRIZIONE APPUNTO

Relazione del seminario di diritto internazionale di Danilo Zolo riguardante la giustizia dei vincitori. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: nozioni basilari di ordine internazionale e di sistema internazionale basato sullo studio di due opere: cosmopolis, la prospettiva del governo mondiale del professor Danilo Zolo e la società anarchica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Docente: Zolo Danilo
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del Diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Zolo Danilo.

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