Morfologia della Russia
Da un punto di vista morfologico, la Russia è un territorio che non ha confini netti con le altre nazioni che la circondano: la catena degli Urali divide la parte orientale del paese da quella occidentale, ma si tratta di montagne molto basse. Conoscere la struttura morfologica del paese è indispensabile per avere il giusto approccio con la cultura russa: dimentichiamo tutti quelli che sono i concetti di cultura occidentale. La Russia si trova a metà tra due continenti, l’Europa e l’Asia, ed essendo sprovvista di confini naturali il suo territorio è soggetto ad invasioni ed espansioni; da un punto di vista culturale questo determina una difficoltà ad individuare un’identità culturale. Nel costruire quest’identità la Russia si trova in bilico: da una parte vi è l’occidente, che rappresenta il progresso, e dall’altra l’Oriente, che è invece sinonimo di esotismo, e in certi periodi storici anche di arretratezza culturale, ma che sarà poi fondamentale per la nascita dell’identità russa.
“Se gratti la pelle di un russo ci troverai un tataro”
Per 200 anni la terra russa è stata dominata dai mongoli; sebbene questa dominazione sia stata più volte rigettata (soprattutto nel 700), da un punto di vista culturale e in particolar modo per quanto riguarda la sua importanza nella formazione dell’identità russa ha in realtà avuto una profonda influenza.
Il concetto di простор
La vastità del territorio russo viene indicata con il concetto di простор, una nozione intraducibile in italiano (a seconda dei contesti è tradotta con immensità, vastità, ecc.), che rimanda a ciò che l’occhio russo vede. Se potessimo metterci nei panni di un uomo russo dell’XI secolo e potessimo osservare il panorama della steppa, noteremmo che quasi non vi è alcun confine tra cielo e terra. Il tema del простор è fondamentale nella letteratura russa poiché, sebbene venga declinato in modi differenti in base ai diversi periodi storici, rappresenta sempre il limite che fino all’800 veniva considerato invalicabile (l’ampiezza della terra era motivo d’orgoglio) e che ad un certo punto viene sentito come limite frustrante, poiché impossibile da dominare. La terra russa è quasi personificata.
La cristianizzazione della Russia
1988 Cristianizzazione della Russia tramite caratteri peculiari: la religione degli slavi è pagana, мать сырая земля basata sul culto della terra conosciuta come Madre umida terra. Questa terra è difficile da attraversare, non solo perché immensa, ma anche perché paludosa, che tuttavia riesce a dare “nutrimento” al popolo russo. Nel momento del passaggio dalla religione pagana a quella cristiana, per aiutare il cambiamento, tante figure della religione pagana vengono assimilate alle figure cristiane: la “madre umida terra” diventa la Madre di Dio (мать Бога, che non è da confondere con la Madonna). Ma la cristianizzazione, nonostante l’assimilazione tra figure pagane e cristiane, non è sufficiente a creare un’identità russa, per la quale rimane sempre una sospensione pressoché invariata nel corso dei secoli tra Europa e Asia.
La fede russa è definita двовере, ossia “doppia fede”: marca la mancanza di un passaggio sancito e definitivo dalla cultura pagana a quella cristiana, rendendo l’ortodossia un caso unico a sé stante (per questo motivo la cultura russa non può essere definita né pienamente europea, né pienamente orientale). Al contrario, il popolo russo ha un profondo orgoglio per le sue radici pagane, tant’è che il tema della мать сырая земля e dell’ambiguità della fede ortodossa verranno почвенничество rielaborati nell’800 in un movimento filosofico e culturale, il почвенничество, ossia “radicamento al suolo” (da почва, terreno). L’orgoglio per le proprie radici e per la fede ortodossa pone il popolo russo agli antipodi della cultura europea, già prima di Pietro il Grande.
Nel 1054 avvenne quello che sarà definito Grande Scisma tra la fede cristiana occidentale e quella cristiana orientale. I russi vennero cristianizzati dalla fede orientale, quella che faceva capo all’Impero Bizantino (con capitale Costantinopoli): si sentono quindi eredi non tanto della fede cristiana cattolica, ma della fede bizantina, che aveva cancellato le tracce della cultura ellenistica così da potersene ricostruire una propria. Sebbene vi sia stato lo scisma, le due chiese riescono a convivere in modo pacifico; nel 1439 si apre il Concilio di Firenze, in cui partono delle trattative per riavvicinare le due confessioni.
Mosca "terza Roma"
Naturalmente anche i rappresentanti della chiesa russa sono invitati a partecipare, ma durante le trattative, quando si decide per una riunificazione dal punto di vista politico delle due chiese, i russi dichiarano che se i greci faranno un'alleanza con i latini contro gli ottomani loro non li appoggeranno, poiché lo considerano un tradimento all’ortodossia. Dal quel momento vi è un vero e proprio Scisma all’interno della stessa Chiesa cristiana d’Oriente, segnando l’inizio di un processo che porterà alla nascita della Chiesa ortodossa russa.
Nella cultura russa fino a Pietro il Grande, il destino della Chiesa ortodossa e quello del rappresentante supremo, ovvero lo Zar, sono strettamente intrecciati: lo zar è considerato uno царь земный, il sovrano terrestre, una sorta di eletto dello Бог, che è invece il sovrano dei cieli (Dio). Per il momento non vi è una coincidenza tra le due figure, non si tratta di un monarca assoluto, ma è semplicemente un inviato di Dio e la chiesa ortodossa accompagna il percorso dello zar in modo equivalente tramite una collaborazione armonica tra i due poteri. A partire dallo Zar Ivan IV si assiste al progressivo isolamento del patriarca, considerato come un subalterno dello zar, fino a quando con Pietro si sancirà definitivamente la supremazia dello zar. Lo царь земный, che rappresenta la massima autorità morale della Russ’, si considera una figura che ha un ruolo messianico: egli non è un Dio, ma parla per lui, è il suo messaggero sulla terra.
I latini sono considerati in questo momento l’opposizione alla cristianità ortodossa, a causa delle differenze nella celebrazione del mito e nell’interpretazione dei testi (per cui c’era stata un’apertura anche verso altre religioni), e la Russia comincia ad isolarsi sempre più in sé stessa, convinta di essere l’unica vera depositaria del messaggio liturgico.
Nel 1453 crolla l’Impero Bizantino sotto le spinte dei turchi; l’alleanza con i latini non è possibile, Costantinopoli è caduta e c’è la necessità di un nuovo baluardo per la religione cristiana. Questo nuovo baluardo deve essere la Chiesa Russa. Nel 1520 il monaco Filofej scrive una lettera in cui invita lo zar Vasili III a diventare rappresentante e nuovo pilastro della Chiesa ortodossa: nella lettera scrive che “una Roma è già caduta (la capitale dell’Impero Romano), una seconda è caduta (Costantinopoli), Mosca sarà la terza Roma e una quarta non ci sarà”. Verrebbe lecito chiedersi: e Gerusalemme? Anche Gerusalemme era sotto il dominio ottomano e aveva dimostrato, secondo gli esponenti della chiesa russa, di avere un comportamento licenzioso che la rendeva inadatta a prendere questo ruolo di guida. La concezione peculiare di Mosca terza Roma, è alla base di quella che dovrebbe essere tutta la costruzione del mito della Russia di Pietro.
Un ulteriore concetto fondamentale è quello del самозванец, termine che designa contemporaneamente colui che si autoproclama, ma anche l’impostore. Lo zar è un’istituzione, una figura intoccabile; quando però lo zar non sembra corrispondere a quelle che sono le aspettative del popolo o all’investitura divina, allora capita che compaiano i самозванцы, che accusano lo zar in carica di essere un impostore, proponendosi come i “veri sovrani”. Bisogna però sottolineare che, se è vero che l’istituzione dello zar in sé non viene mai messa in discussione, (fino alla Rivoluzione d’ottobre nessuno aveva mai pensato di eliminare lo zar) le sue incarnazioni storiche possono essere contestate.
Pietro il Grande
Pietro I Romanov (Пётр Алексеевич Романов), detto Pietro il Grande, è figlio dello zar Alessio e della moglie Natal'ja Naryškina. Sale al potere nel 1689 e quello che vede non è la Russia gloriosa alla quale si vorrebbe auspicare, ma uno stato completamente arretrato. Pietro ha una vera e propria passione per l’Europa e vorrebbe instaurare in Russia gli stessi modelli soprattutto scientifici e tecnologici; la cultura per lui non è un aspetto secondario, sebbene lui direttamente non se ne interessi. I problemi che egli vede in Russia sono:
- In città vi è una limitata urbanizzazione;
- Scarsa presenza di una borghesia che solitamente fa da motore economico per la società;
- Arretratezza tecnologica, soprattutto per quanto riguarda l’industria manifatturiera;
- I commerci non funzionano: mancano dei porti, ossia dei punti importanti di scambio con l’estero;
- Arretratezza agricola: la terra russa è fangosa, difficile da coltivare e mancano gli strumenti (la terra è nelle mani di un’aristocrazia che da secoli fa fronte al proprio sostentamento tramite i contadini).
Vi è quindi il bisogno di rimodernare l’intera struttura economica russa. Ma quello che veramente aggrava la Russia è la pesantezza dell’amministrazione pubblica: la pigrizia dei membri dell’amministrazione burocratica diventerà uno dei temi fondamentali della letteratura russa.
Difronte a tutti questi problemi Pietro afferma che l’unica soluzione sia partire dalle basi: chiama i migliori giovani dell’aristocrazia russa e gli impone di viaggiare in Europa. Le nazioni principali da cui prendere esempio sono l’Olanda, la Gran Bretagna, la Prussia e l’Austria. Parallelamente bisogna svecchiare l’apparato burocratico. La riforma principale per quanto riguarda la burocrazia è l’introduzione nel 1722 della Tavola dei ranghi (Табель о рангах): per Pietro non ci devono più essere differenze tra aristocratici e borghesi, ma si deve basare tutto sulla meritocrazia. Viene quindi stabilita questa tavola strutturata in 14 ranghi attraverso cui si fa carriera; al raggiungimento dell’VIII rango, quindi all’incirca a metà carriera, anche i borghesi possono acquisire un piccolo titolo nobiliare. Vennero inoltre istituiti nove Collegi Ministeriali che si occupano ognuno di una determinata branca (es. collegio dell’agricoltura, del commercio, degli affari esteri, ecc.), perché prima tutto veniva fatto da tutti e spesso non si sapeva a chi attribuire determinate competenze; seguì anche una riorganizzazione militare che portò alla nascita della Marina Imperiale russa, con primo porto ad Archangel'sk.
Iniziative come la Tavola dei ranghi, la leva militare obbligatoria e nuovi tributi chiesti per finanziare lo sviluppo tecnologico rendono tutti equamente scontenti: la figura intoccabile dello zar, fino ad allora considerato come faro di sapienza divina, viene messa in discussione. Non compare un самозванец nelle vesti di oppositore, ma è lo stesso termine che viene rivolto a Pietro con il significato di “impostore”: nascono leggende sul suo conto che sono al limite dell’inverosimile ed è soprattutto grazie alla chiesa che il sentimento anti-pietrino si rafforza, questo perché Pietro nella sua volontà di eguagliare tutti tocca per la prima volta anche l’istituzione ecclesiastica. La collaborazione centenaria, l’armonia spirituale tra Chiesa e Zar viene improvvisamente spezzata.
Pietro è convinto che fondamentalmente la Chiesa abbia mantenuto la Russia in uno stato di arretratezza intellettuale: egli non vuole eliminarla, sa bene che questo causerebbe una rivolta popolare, così decide di indebolirla progressivamente. Nel 1721 viene pubblicato il Manifesto sull’Abolizione del patriarcato ecclesiastico, in cui sono presenti una serie di piccole riforme che servono a rendere la Chiesa ortodossa un dicastero statale.
Pietro può contare sul monaco ucraino Feofan Prokopovich (Феофан Прокопович), che diventerà una figura chiave nel regno di Pietro: è a lui che lo zar affida tutto l’aspetto culturale, ed è lui che permette a Pietro di demolire la Chiesa. Feofan Prokopovich è nato a Kiev; compie un viaggio in Europa dove si converte al cattolicesimo, sebbene successivamente si riconvertirà alla religione ortodossa. Fa carriera, diventa uno dei vertici della Chiesa russa e grazie al suo potere legittima le riforme di Pietro.
Nel 1718 Prokopovich scrive il Duchovny Reglament (Духовный Регламент), un documento che sancisce le nuove regole della Chiesa ortodossa; queste regole esaltano al massimo la figura dello Zar, riducendo al minimo le competenze del Patriarca. A questo segue anche un trattato, “Infallibilità della volontà del Monarca” (1721), che pone una pietra sull’autorità della Chiesa.
Per rimarcare il suo nuovo ruolo che oscura quello della Chiesa, Pietro comincia a prendere il posto del Patriarca anche nel ruolo di celebrante delle principali ricorrenze religiose (come ad es. durante la cerimonia della domenica delle palme, quando il rito prevede che il Patriarca arrivi in chiesa a dorso di un asino); a causa di iniziative come questa alcuni iniziano a chiamare Pietro “l’anticristo”.
Un’altra iniziativa legata all’aspetto religioso della cultura russa è la fondazione nel 1703 della città di San Pietroburgo, che entrerà nella cultura russa in modo negativo. La “doppiezza” di Pietro, ovvero lo zar che è una figura sacra ma che diventa allo stesso tempo un anticristo, si riflette anche sulla sua città: una città maledetta, che per lo zar deve essere la finestra sull’Europa (verrà conosciuta anche come “Venezia del nord”), ma che è stata costruita sui cadaveri delle migliaia di manovali che sono costretti a lavorare anche quando le condizioni climatiche non lo permetterebbero. Anche la scelta del nome è per certi versi infelice (Sankt Piter burkh, dove burkh è l’equivalente olandese di город): il fatto che Pietro scelga un nome olandese invece che russo è per i suoi oppositori un’offesa enorme. Secondo lo zar questa città deve essere l’anima della “Nuova Russia”, in contrapposizione a Mosca che rappresenta invece la vecchia Russia.
Se Mosca era la Terza Roma, ma non è più la capitale della Russia, è Pietroburgo che prende questo ruolo: si ritorna al tema della contrapposizione tra Oriente e Occidente, del ruolo messianico della Russia e della Chiesa ortodossa rispetto a quella cattolica. Questa contrapposizione assume sotto Pietro ulteriori connotati, sempre piuttosto ambigui: egli guarda all’Europa per far progredire la sua Russia, ma vi si oppone perché rinnega tutta la memoria storica e religiosa europea.
Come già accennato Pietro non si interessa troppo alla cultura, o meglio egli guarda alla cultura europea solo da un punto di vista tecnologico. Sotto il suo regno viene fondata l’Accademia Nauk (Академия Наук), l’accademia delle scienze, alla quale viene messo a capo Prokopovich: nell’accademia egli insegna quasi tutte le materie, dalla matematica alla teoria versificatoria. Un aspetto particolare di questo intellettuale è la sua continua lotta contro la superstizione: nelle lezioni il suo obiettivo primario è smontare tutte le superstizioni religiose, poiché da uomo sì religioso ma anche di scienza decide coscientemente di fare la differenza tra quella che è la parola di Dio e quelle che invece sono le superstizioni tipiche della cultura popolare, che devono essere estirpate.
Un’altra figura interessante in questo periodo è quella di Vasily Tatishchev: Prokopovich si dedica alla scienza, alla religione e alla promozione dell’Accademia Nauk, Tatishchev si occupa principalmente di storia. Secondo Tatishchev è stata creata una Nuova Russia, la cui storia deve dimostrare che la Russia di Pietro è il culmine di un lungo processo, di una lunga evoluzione che ha portato a qualcosa di nuovo e fondamentale.
Vasily Tatishchev (Василий Никитич Татищев) fu uno statista ed etnografo; è l'autore della prima storia russa. История российская (Storia della Russia) è un’opera monumentale suddivisa in tre periodi:
- Il primo periodo va dalle origini mitiche (con i primi popoli slavi) fino all’arrivo di Rjurik il primo sovrano variago. In questo periodo presso l’Accademia Nauk iniziano gli studi storici e si apre un filone di ricerca storica che pone un problema fondamentale: i russi sono slavi oppure discendenti dai fondatori germanici? Da un lato c’è chi sostiene la discendenza normanna, ma dall’altro c’è chi sostiene che le radici slave siano di fondamentale importanza per sottolineare l’unicità del popolo russo; il dibattito storico vede quindi contrapposte la fazione normannista e quella anti-normannista.
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