Capitolo 7
La moneta, il credito e il sistema bancario
Le origini della moneta
L’uso della moneta come mezzo di scambio si è sviluppato parallelamente alla divisione del lavoro. Le prime monete, risalenti a circa 5000 anni fa, erano molto diverse da quelle attuali: consistevano in lingotti standardizzati di metallo, generalmente accettati come mezzo di pagamento.
1. Il baratto
Affinché il baratto vada a buon fine è necessario che tra le due parti vi sia una coincidenza di bisogni. La ricerca di una controparte per lo scambio può richiedere molto tempo, facendo diventare lo scambio molto costoso, in quanto il tempo è importante poiché è una risorsa scarsa e potrebbe essere impiegato per altre attività.
Il baratto non solo si associa a costi di ricerca elevati, ma rispetto al livello potenziale riduce il volume degli scambi.
La struttura dei prezzi in un’economia basata sul baratto non è molto trasparente, poiché i prezzi non sono espressi in un’unica unità di conto.
2. La moneta merce
L’evoluzione della moneta esemplifica perfettamente come le società sviluppano strumenti e istituzioni finalizzate a ridurre i costi e i rischi, con conseguente impulso agli scambi e alla specializzazione.
Funzioni della moneta
- Mezzo di pagamento
La moneta risolve, innanzitutto, la mancata coincidenza dei bisogni, in quanto rende possibile post-porre gli acquisti nel tempo.
Nel corso della storia, le monete che sono state in gran parte utilizzate possono essere definite “moneta merce”, poiché essa era costituita da beni dotati di usi alternativi e di un valore intrinseco.
Sebbene qualsiasi prodotto poteva essere utilizzato come moneta, si preferiva utilizzare beni non deperibili e con prezzi non facilmente volatili.
Per essere diffusamente accettata come mezzo di pagamento la moneta doveva essere facile da riconoscere e da trasportare, doveva quindi avere un elevato rapporto valore-peso e doveva essere frazionabile in più unità di conto.
Le possibilità di scambio si moltiplicarono e ogni soggetto era in grado di commerciare con chiunque.
- Riserva di valore
La moneta permette di essere detenuta senza essere necessariamente scambiata immediatamente.
È una riserva di valore imperfetta: non trasferisce inter-temporalmente il valore esatto della moneta. In casi di inflazione e deflazione, la moneta può subire perdite o incrementi di valore nominale ma non reale.
- Unità di conto
Essendo la moneta un’unità di conto i prezzi dei mercati risultano trasparenti e uguali per tutti, senza preferenze.
La zecca
La rinascita del sistema monetario avvenne durante l’Impero carolingio, con l’introduzione di un sistema di tagli gerarchizzato, che ebbe un impatto fino agli anni Sessanta del 1900, quando fu sostituito dal sistema decimale. Per lungo tempo il denaro fu l’unica moneta coniata.
La zecca imponeva il pagamento di un tributo per la coniazione di moneta, detta tassa di signoraggio, che oltre a coprire i costi per la coniazione rappresentava una fonte di entrata per il governo.
I governi iniziarono quindi a finanziare la propria spesa pubblica mediante lo svilimento della moneta, diminuzione di fino, ovvero metalli preziosi, presente nella moneta. Tale pratica finiva per scatenare un processo inflazionistico poiché la moneta perdeva sempre più il suo valore intrinseco.
Gli scambi
La moneta era utile soprattutto per lo scambio locale di merci a pronti, mentre gli scambi internazionali necessitavano di un mezzo di pagamento più sofisticato, poiché il trasporto di monete era pericoloso e faticoso.
3. Il credito, la lettera di cambio e lo sconto cambiario
Durante il Medioevo una serie di innovazioni finanziarie minimizzarono l’uso della moneta merce come mezzo di pagamento, introducendo il credito.
Poiché gli esportatori avevano bisogno di essere pagati al momento di inviare i beni, mentre gli importatori preferivano posticipare il pagamento fino al momento della ricezione della merce, lo strumento che trovò ampia accettazione e impiego fu la lettera di cambio, diffusasi tra il XIII e XIV secolo. La lettera di cambio è essenzialmente una promessa del debitore di corrispondere la somma dovuta al creditore in un determinato momento futuro.
Al fine di facilitare le transazioni e ridurre i rischi, si svilupparono istituzioni per la compensazione di debiti e crediti tra i conti detenuti dai commercianti mediante semplici trasferimenti contabili nei libri mastri delle banche. Tali operazioni venivano effettuate da cambiavalute e banche che avevano offerto servizi di deposito e transazioni tra conti detenuti da soggetti diversi.
Con il passare del tempo la lettera di cambio si trasformò sempre più in uno strumento di credito finanziario e divenne un sostituto della moneta. Essendo comunque uno strumento rischioso, gran parte delle città commerciali d’Europa si dotarono di procedimenti legali per costringere i debitori ad assolvere il loro debito.
Tra il XV e XVI secolo la lettera di cambio poteva essere utilizzata in una catena di transazioni commerciali e divenne un’attività liquida per molte banche. Esse accumulavano passività nei confronti dei depositanti e detenevano una parte di questi depositi come riserve investendo la parte restante in attività redditizie e prestiti al pubblico, dando vita alle moderne banche a riserva proporzionale.
Nella loro fase iniziale, le banche detenevano una quota troppo bassa di depositi come riserve ed erano quindi molto esposte al rischio della cosiddetta “corsa agli sportelli”, quando i depositanti chiedevano di ritirare i propri averi in contanti per timore che la banca diventasse insolvente.
All’incirca nella stessa epoca, ad Anversa fu introdotta la pratica dello sconto cambiario, ovvero la pratica di vendere la cambiale ad un intermediario finanziario ad un determinato sconto, ossia ad un prezzo più basso del suo valore nominale, prima della scadenza.
4. La moneta cartacea
Il successivo importante passo nell’evoluzione di strumenti di pagamento efficienti fu la comparsa della moneta cartacea, ovvero le banconote, più facili da trasportare e più veloci per effettuare transazioni in contanti e con costi di produzione più bassi rispetto alle monete metalliche.
Nella sua fase iniziale, la moneta cartacea si sviluppò spontaneamente. Se un mercante depositava oro o argento presso un orafo o un cambiavalute gli veniva consegnata una ricevuta, che poteva essere utilizzata come mezzo di pagamento. Accettare le ricevute significava confidare che l’istituzione che le aveva emesse avrebbe onorato la promessa di convertirle in oro. Nasce quindi la “moneta fiat”, ovvero la moneta fiduciaria.
La prima banca ad emettere banconote fu la Stockholms Banks che emetteva prestiti e ricevute di deposito sotto forma di banconote standardizzate. Quando la gente perse la fiducia nella banca essa fallì. Si formarono in seguito numerose banche in Inghilterra emittenti di moneta cartacea. Esse erano caratterizzate da un sistema a riserva proporzionale. In questo modo, le banche contribuirono alla monetizzazione dell’economia aumentando quindi la somma di moneta in circolazione e i depositi.
Due grandi cambiamenti contribuirono all’accettazione pubblica della moneta fiat:
- Una maggiore responsabilità dei governi nei confronti dei cittadini
- L’indipendenza della banca centrale che iniziò a rendere noto al pubblico il tasso di inflazione che voleva raggiungere
Il diritto a convertire le banconote in metallo prezioso venne abolito solo nel primo dopoguerra quando le banche private emittenti di banconote erano ormai state sostituite da banche centrali statali che detenevano il monopolio sull’emissione di moneta.
Come nascono le banche centrali e qual è il loro ruolo?
Nel mondo della finanza, l’inadempienza di una banca determina un effetto contagio sull’intero sistema bancario. Una crisi finanziaria può manifestarsi come crisi di liquidità oppure crisi di solvibilità.
Le crisi di liquidità hanno origine nella stessa natura del sistema bancario a riserva proporzionale: talvolta le banche sottostimano il volume di liquidità necessario per soddisfare le richieste di contanti dei propri depositanti.
Le crisi di solvibilità si manifestano, invece, dopo fasi di eccessiva assunzione di rischio legati a tassi di interesse bassi e o a prezzi delle attività in ascesa. Le crisi di solvibilità sono legate a difficoltà di determinare il rischio effettivo e il valore reale delle attività detenute in banca. La soluzione finale per le crisi di insolvenza è spesso stata la nazionalizzazione delle banche.
È quindi nell’interesse delle banche istituire una sorta di ente di supervisione, assieme a un prestatore di ultima istanza, che le tuteli nei casi in cui si verifichino queste crisi.
La funzione primaria delle banche centrali è dunque quella di contrastare il fallimento del mercato finanziario che potrebbe portare a ondate di panico nel sistema bancario, attraverso il prestito di moneta alle banche nazionali.
Tasso di sconto: tasso di interesse a cui la banca centrale presta liquidità alle banche nazionali. La banca agisce sulla circolazione monetaria aumentando o diminuendo il tasso di sconto, politica monetaria restrittiva o espansiva.
La funzione delle banche
Le banche hanno basato il proprio successo sulle economie di scala e i guadagni della specializzazione nella raccolta e nelle analisi delle informazioni sugli investitori.
La presenza di un intermediario consente a risparmiatori e investitori di ottenere una diminuzione dei costi di transazione e dei rischi. Gli interessi di questi due attori combaciano poiché i depositanti desiderano detenere attività liquide mentre le imprese di norma investono in capitale fisso necessitando di impieghi a lungo termine. Le banche convertono quindi le passività a breve termine, depositi, in attività a lungo termine, prestiti, detenendo riserve liquide in quantità adeguata da mettere a disposizione dei depositanti.
L’usura e i tassi di interesse
Le banche pongono il pagamento di interessi sui prestiti che effettuano e corrispondono un interesse ai depositanti. Per lungo tempo, tuttavia, il prestito a interesse è stato oggetto delle critiche della Chiesa che li considerava equivalenti all’usura. Le autorità politiche favorirono quindi la fondazione di banchi dei pegni pubblici, che applicavano tassi di interesse molto più bassi, a scopo filantropico poiché era solitamente la gente comune a farvi ricorso per fronteggiare brevi difficoltà economiche.
Banche e crescita economica
L’impatto delle banche sulla crescita economica si manifesta attraverso tre meccanismi:
- Un incremento del tasso di risparmio
- Una maggiore efficienza delle attività in cui sono investiti i risparmi
- Una maggiore monetizzazione dell’economia
1. Le banche rivestirono un ruolo essenziale nello stimolare il risparmio, perché fecero aumentare il costo opportunità della tesaurizzazione dei risparmi. Se non esistessero le banche l’unica possibilità per impiegare i risparmi sarebbe quella di acquistare beni durevoli che fungano da riserva di valore. Tuttavia, la tesaurizzazione da parte delle famiglie rappresenta un’opportunità persa poiché, se il valore equivalente venisse depositato in banca, sarebbe stato a disposizione degli investitori, con conseguenti effetti sulla crescita economica.
2. Nell’Europa continentale le banche erano più propense ad assumersi i rischi investendo in nuove tecnologie ed esercitavano una certa influenza sulle imprese entrando a far parte dei loro consigli di amministrazione. Le banche che si andarono sviluppando in Germania, oltre a svolgere le normali funzioni di una commercial banking, svolgevano anche servizi di finanziamenti a lungo termine, investment banking. Queste banche preferivano assumere un impegno a lungo termine instaurando rapporti di lungo periodo con le imprese, relationship banking, risparmiando sui costi di assunzione delle informazioni.
Le banche e i mercati azionari
I mercati azionari, nei quali si scambiavano principalmente titoli di debito pubblico e azioni di compagnie commerciali e solo successivamente si passò allo scambio di titoli di aziende industriali e bancarie, svolgono funzioni simili alle banche ma servendosi di mezzi differenti.
Essi:
- Consentono di diversificare il rischio
- Forniscono strumenti finanziari liquidi, facilmente convertibili in moneta
- Rappresentano un impiego a lungo termine per le imprese
| Banche | Mercati azionari |
|---|---|
| Gestiscono attività non negoziabili. | Si scambiano titoli negoziabili. |
| Finanziano le imprese a fronte di garanzie costituite da immobilizzazioni difficili da valutare. | Le informazioni disponibili su un’impresa sono espresse nel prezzo delle due azioni, tuttavia le azioni possono avere un prezzo non conforme tale da danneggiare l’efficiente monitoraggio delle imprese. |
Da ciò si deduce che un’economia caratterizzata da imprese totalmente dipendenti dalle banche oppure totalmente dipendenti dal mercato azionario potrebbe non essere la soluzione migliore.
Capitolo 8
Commercio internazionale, dazi doganali e crescita
I vantaggi comparati del libero commercio
David Ricardo affermò per primo che i Paesi commerciano per sfruttare i rispettivi vantaggi comparati. Nel suo modello i Paesi differiscono solo per la produttività del lavoro nella produzione di beni diversi. Ciascun Paese dovrebbe specializzarsi nel bene nella cui produzione risulta più efficiente. Secondo questa teoria, quindi, un Paese dovrebbe commerciare con il resto del mondo anche se non gode di un vantaggio assoluto. Per esportare una determinata merce è sufficiente essere relativamente più efficienti nella sua produzione che nella produzione di altre merci.
Mediante l’estensione del commercio internazionale, infatti, i singoli Paesi possono specializzarsi in determinate attività produttive.
Il concetto di vantaggio comparato (Ricardo)
L’ipotesi di base è che non tutte le Nazioni sono ugualmente efficienti nella produzione di uno stesso bene. La forza-lavoro impiegata per produrre una merce non può essere usata per produrne delle altre. La produzione perduta è il costo opportunità della specializzazione.
In assenza di scambi con l’estero, un Paese dovrebbe produrre al proprio interno tutti i beni che gli sono necessari.
In presenza di scambi internazionali, invece, conviene che un Paese si concentri sui beni nella cui produzione è più efficiente, realizzando così il massimo prodotto possibile, e al contempo importare dall’estero quei beni nella cui produzione è meno efficiente, ottenendo un incremento del livello di benessere complessivo dei cittadini.
Teorema di Heckscher-Ohlin
Secondo questo teorema il vantaggio comparato dipende dall’abbondanza relativa dei fattori di produzione, anziché dalle differenze nella produttività del lavoro.
Ciascun Paese, quindi, gode di un vantaggio comparato nella produzione di beni che utilizza i fattori relativamente più abbondanti. Ad esempio, un Paese con abbondante disponibilità di terra esporterà prodotti agricoli.
Teorema di Rybczynski
Secondo questo economista, un aumento di un fattore di produzione determina un aumento della produzione dei beni che utilizzano più intensivamente quel fattore.
Per esempio, se in un paese aumenta l’offerta di lavoro si verificheranno forti flussi migratori che incideranno sulla produzione di beni ad uso intensivo di lavoro, come alcuni prodotti industriali.
Teorema di Stolper-Samuelson
Il teorema è importante per comprendere come mai alcuni Paesi ad un certo punto pongono restrizioni al commercio. Il teorema afferma che i prezzi relativi dei fattori sono determinati dai prezzi dei beni prodotti. Il commercio internazionale influenza questi ultimi e di conseguenza anche i prezzi dei fattori produttivi. L’apertura al commercio genera conflitti interni al Paese: il commercio favorisce alcuni gruppi e ne danneggia altri che saranno più propensi a richiedere al governo politiche commerciali protezioniste.
La politica commerciale può determinare anche conflitti tra le nazioni: per esempio, i Paesi che proteggono la propria agricoltura ostacolano inevitabilmente quei Paesi dotati di un vantaggio comparato nella produzione agricola. I Paesi danneggiati a loro volta attuano misure protezioniste rispetto alle importazioni di altri prodotti creando un effetto a catena. Il commercio mondiale nel suo insieme diminuirà e tutti i Paesi saranno danneggiati.
I flussi commerciali: diciannovesimo vs ventesimo secolo
Nel XIX secolo i flussi commerciali erano largamente di natura inter-settoriale: i Paesi commerciavano beni prodotti da settori diversi. Per esempio, gli Stati Uniti e il Canada esportavano materie prime, in quanto godevano di ampi spazi coltivabili, e importavano macchinari e altri manufatti dalle economie europee. Al contempo però gli Stati Uniti importavano prodotti agricoli da regioni che potevano sfruttare vantaggi comparati diversi dall’abbondanza di terra.
Le importazioni di manufatti di questi due Paesi erano comunque relativamente basse, dimostrando che non erano solo i vantaggi comparati a determinare la struttura d
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Storia economica - Secondo parziale
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Storia economica - Secondo parziale
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Secondo parziale di Storia economica
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Storia Economica: appunti per secondo parziale