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Storia economica

La seconda guerra mondiale

La Seconda Guerra Mondiale cominciò con l'invasione della Polonia da parte della Germania nazista il 1 settembre 1939 e finì sei anni dopo, il 2 settembre 1945, con la resa incondizionata del Giappone. I principali paesi in conflitto erano da un lato le potenze fasciste che formavano l'Asse (Germania, Italia e Giappone) e dall'altro, i paesi alleati: Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti d'America e URSS.

A fianco delle vicissitudini belliche, la ragione ultima della vittoria degli alleati fu la loro superiore capacità economica. Alla fine le potenze dell'Asse non poterono resistere all'isolamento dai mercati mondiali, specialmente dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti d'America. Va tenuto presente che gli Stati Uniti, l'URSS e, secondariamente, la Gran Bretagna congiuntamente rappresentavano il 60% della capacità di produzione mondiale, mentre le potenze dell'Asse non arrivavano al 17%.

I negoziati tra Churchill, primo ministro britannico, e il presidente Roosevelt portarono all'approvazione da parte del Congresso nordamericano nel marzo 1941 di un programma di aiuti massicci denominato Lend and Lease, cioè prestito e affitto. Si trattava di una legge che autorizzava il presidente a cedere temporaneamente a un paese straniero armi e qualsiasi tipo di materiale relazionato con la difesa. La formula consentiva di evitare temporaneamente l'intervento diretto degli Stati Uniti nel conflitto e di non imporre ai paesi beneficiari condizioni economiche che in quelle circostanze non avrebbero potuto accettare.

La moltiplicazione della spesa militare fu possibile non solo perché c'erano ancora fattori di produzione sottoutilizzati a causa della depressione economica, ma anche per la mobilitazione di risorse straordinarie (lavoro femminile, allungamento della giornata lavorativa, etc.) e, specialmente, per la diminuzione del consumo. La Seconda Guerra Mondiale fu più distruttiva e costosa di qualsiasi conflitto bellico precedente, sia per la durata e l'ampiezza dello scenario di battaglia che per il più alto potere di distruzione reso possibile dai progressi tecnologici. Nell'industria i danni si concentrarono nei settori chiave, come l'energia, il carbone e l'acciaio; nell'agricoltura i problemi principali erano la mancanza di fertilizzanti artificiali e la perdita del bestiame da lavoro, ridotto a meno della metà nella maggior parte dei paesi dell'Europa dell'est.

Tutti gli stati europei, eccetto quelli neutrali e la Gran Bretagna, persero reddito: la caduta fu quasi la metà sia in Polonia che in Austria e di circa il 40% in Francia, Olanda, Finlandia, Ungheria, Jugoslavia, Grecia e Italia. Il reddito decrescente, inoltre, era inghiottito sempre più dalle spese belliche. La guerra produsse mutamenti anche nel commercio, sia per l'interruzione delle relazioni mercantili tra i paesi belligeranti che per l'interferenza tedesca negli scambi dei paesi occupati e per i vantaggi che poterono ottenere i paesi neutrali, soprattutto la Svezia.

Un altro settore ampiamente colpito dalla guerra fu il lavoro; i paesi belligeranti fecero ricorso alla manodopera femminile e ai lavoratori stranieri più o meno forzati; i paesi occupati, invece, soffrirono una pesante disoccupazione a causa della mancanza di materie prime e delle difficoltà di trasporto.

L'intensificazione della ricerca negli armamenti diede luogo ad alcune innovazioni tecnologiche che avrebbero avuto importanza in futuro. La maggior parte della ricerca si concentrò sull'energia nucleare e sull'aviazione. Per quanto riguarda l'energia nucleare, i benefici che può aver apportato nell'ambito civile vanno contrapposti all'enorme spesa realizzata in armamento atomico e al pericolo che questo comporta, anche senza essere utilizzato. Nell'aviazione le innovazioni prodotte dalla guerra vanno dal radar al motore a reazione ed ai primi razzi fino ad una grande quantità di miglioramenti nella navigazione aerea e nelle prestazioni degli aerei.

La fine del conflitto diede luogo alla costituzione di un nuovo ordine mondiale basato sull'egemonia delle due potenze vincitrici: gli Stati Uniti e l'URSS. Sotto la protezione americana, i paesi dell'Europa occidentale ricostruirono le loro istituzioni su basi democratiche, mentre nei paesi dell'Europa dell'est si costituivano repubbliche popolari sotto il controllo dei rispettivi partiti comunisti e la vigilanza dell'Unione Sovietica, che adottò forme di organizzazione politica ed economica ispirate alla Russia di Stalin.

La volontà di difendere ed ampliare l'influenza di ciascuno nel resto del mondo e la paura di essere vittima di un attacco del blocco nemico con l'uso di armamento atomico diede luogo a una dinamica di scontri strategici e alla corsa agli armamenti, la cosiddetta Guerra Fredda. Il contrasto tra il blocco capitalista e quello comunista cominciò con la chiusura di Berlino nel 1948. Nel giugno 1948 l'URSS chiuse gli accessi a Berlino con l'intento di obbligare le potenze occidentali a ritirarsi dall'antica capitale, perché si verificavano fughe di cittadini di Berlino Est verso Berlino Ovest, ma anche come rappresaglia per la riforma monetaria, spinta dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti nelle rispettive zone di occupazione.

L'anno seguente, gli occidentali riunirono le loro zone di occupazione e crearono la Repubblica Federale Tedesca, mentre la zona di occupazione russa si trasformava in Repubblica Democratica Tedesca (1949). Un secondo fattore di scontro fu la ripresa della guerra civile in Cina tra le forze comuniste, guidate da Mao Zedong che contavano sull'appoggio sovietico contro quelle del Kuomintang, sostenute dai paesi occidentali. Nel maggio 1949 Mao ottenne la vittoria e venne proclamata la Repubblica Popolare Cinese.

Quasi immediatamente (1950) il nuovo regime cinese e gli Stati Uniti si scontrarono in Corea dando supporto alle forze comuniste locali ed a quelle filoccidentali rispettivamente. La guerra finì con la divisione del paese in due parti: Corea del Nord (comunista) e Corea del Sud (filoccidentale), divisione tuttora esistente.

Il nuovo ordine economico internazionale: Bretton Woods e il GATT

Agli inizi del 1944, quando il vantaggio dei paesi alleati nei diversi fronti di guerra faceva prevedere la prossima fine del conflitto, i loro governi decisero di concordare una riforma dei meccanismi che avrebbero retto l'economia internazionale nel futuro. Nel luglio 1944 si riunì a Bretton Woods (New Hampshire, USA) una conferenza internazionale per trattare la questione. Il punto di partenza della discussione doveva essere la libertà di commercio e dei movimenti dei capitali o, in altre parole, la fine del nazionalismo economico. Parteciparono alla conferenza 45 paesi, tra cui l'URSS, che però non aderì agli organismi che furono creati.

Gli accordi raggiunti a Bretton Woods, che rappresentavano un mix di idee liberali e keynesiane, rispondo a tre principi fondamentali:

  • Riconoscimento del dollaro americano come unica moneta convertibile in oro e pertanto come unica divisa internazionale
  • Adozione di tassi di cambio fissi tra le diverse monete
  • Istituzione di meccanismi di cooperazione monetaria

Il dollaro diventava l'unica divisa convertibile in oro e, di conseguenza, quella preferita per essere usata come riserva delle banche di emissione di altre monete e come mezzo di pagamento internazionale. Lo scopo dei tassi di cambio fissi era ristabilire la fiducia in ciascuna delle monete, condizione indispensabile per la riorganizzazione del commercio e del sistema dei pagamenti internazionali. Venne creato a Bretton Woods il Fondo Monetario Internazionale (FMI); il suo scopo doveva essere erogare credito ai paesi con problemi per permettere gli aggiustamenti necessari in un periodo di tempo più lungo e in condizioni più favorevoli.

Il funzionamento era il seguente: ogni paese depositava nel FMI una quota proporzionale al suo PIL, una quarta parte in oro e il resto in moneta nazionale. Presto il FMI cominciò a imporre condizioni ai paesi che ricorrevano ripetutamente ai suoi crediti, al fine di obbligarli a stabilizzare le loro bilance dei pagamenti ed a rimborsare le divise prese in prestito. Questo significava quasi sempre l'imposizione di politiche di riduzione della spesa e di equilibrio di bilancio, che generalmente hanno un alto costo sociale, ragione per cui il FMI è stato spesso criticato dai paesi e dai settori colpiti.

La Conferenza approvò anche la creazione della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS), nota come Banca Mondiale. La funzione iniziale della Banca Mondiale era di concedere prestiti a lungo termine ai paesi colpiti dalla guerra per facilitarne la ricostruzione. Il sistema di Bretton Woods doveva essere completato con una terza istituzione, l'Organizzazione del Commercio Internazionale (International Trade Organization, ITO), la cui finalità era di rimuovere gli ostacoli al commercio e controllare la politica commerciale dei diversi paesi.

L'obiettivo era duplice: ridurre il più rapidamente possibile gli elevatissimi livelli dei dazi doganali che si trascinavano dagli anni 1930 ed evitare l'introduzione arbitraria di barriere al commercio estero da parte dei paesi associati. Il trattato istitutivo dell'ITO fu approvato formalmente nel 1947 sulla base di un rapporto predisposto da un comitato di esperti delle Nazioni Unite (istituito nel 1946), ma restò senza effetti perché non fu ratificato dal Senato degli Stati Uniti, il quale considerava inaccettabile che l'ente proposto avesse il potere di agire sulla politica commerciale di un paese al di sopra delle sue autorità nazionali.

Divenne quindi operativo solo il documento che era stato elaborato come strumento preparatorio: l'Accordo Generale sui Dazi e il Commercio (General Agreement on Tariffs and Trade o GATT, istituito nel 1948). Questo accordo senza potere coercitivo era una specie di codice di buona condotta in materia di commercio internazionale. Il GATT è comunque un buon esempio del nuovo clima di cooperazione internazionale che sostituì gli scontri del periodo tra le due guerre. Anche se il GATT non raggiunse tutti gli obiettivi, i progressi fatti consentirono nel 1944 la sua sostituzione con la World Trade Organization che ha maggiori competenze.

La ricostruzione: l'Europa e il Giappone

La ricostruzione dell'Europa, la zona materialmente più colpita dal conflitto, fu difficile, ma poté essere fatta abbastanza rapidamente. Un iniziale programma di aiuto internazionale, sostenuto principalmente dagli Stati Uniti attraverso l'UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), fu avviato nel giugno 1943 e utilizzato per fornire alimenti e altri aiuti indispensabili fino alla ripresa progressiva delle attività economiche. Oltre ad alleviare le esigenze immediate, però, era necessario studiare come fare fronte alle conseguenze economiche della guerra.

Tutti erano coscienti che le disposizioni adottate a Versailles dopo la Prima Guerra Mondiale avevano avuto effetti economici disastrosi e avevano facilitato l'ascesa al potere di Hitler. Si decise pertanto che le riparazioni imposte ai vinti si sarebbero limitate all'appropriazione dei beni esistenti senza prolungarle nel tempo né estenderle all'insieme della popolazione. Alla fine però, le stesse difficoltà dell'operazione e il cambio di politica verso la Germania fecero sì che nel 1951 i paesi occidentali abbandonassero definitivamente questo approccio e cercassero di stimolare la reindustrializzazione delle loro zone di occupazione (la Repubblica Federale Tedesca).

Per quanto riguarda i debiti intergovernativi, gli Stati Uniti condonarono alla Gran Bretagna la maggior parte di quelli relativi agli accordi di Lend and Lease e, inoltre, per aiutare la ripresa della sua economia le concessero un nuovo prestito a condizioni eccezionali. Gli Stati Uniti firmarono accordi di liquidazione dei debiti di guerra con quasi tutti i paesi beneficiari del programma Lend and Lease, anche se a condizioni meno generose di quelle accordate alla Gran Bretagna. L'eccezione fu la Russia, con la quale lo scoppio della Guerra Fredda rese difficili le negoziazioni, che non diedero frutti fino al 1990.

Per accelerare il processo di ripresa nel trattato angloamericano del 1945 venne inserita una clausola che obbligava la Gran Bretagna a ripristinare la convertibilità della sterlina prima di due anni e a rinunciare alle preferenze imperiali stabilite negli accordi di Ottawa del 1932, dato che introducevano un fattore discriminatorio nel commercio mondiale. In conformità al compromesso firmato, nell'agosto 1947 il Governo laburista britannico, malgrado le difficoltà che l'economia del paese incontrava per riprendersi, decretò la convertibilità della sterlina. La convertibilità dovette essere sospesa nel giro di poche settimane e si rese evidente che i problemi dell'economia del vecchio continente erano molto più profondi di quanto si era pensato.

Alla metà del 1947 le economie europee si trovavano a un passo dal collasso. Il recupero della normalità produttiva si scontrava con ostacoli insuperabili: la ricostruzione delle fabbriche distrutte, la riconversione delle industrie di guerra, il restauro delle infrastrutture di trasporto e la mancanza di materie prime e di alimenti. Le esportazioni erano diminuite per le stesse difficoltà della produzione e per la mancanza di materie prime, ma anche per il progresso tecnologico raggiunto dall'industria nordamericana durante la guerra, nei cui confronti i prodotti europei erano poco competitivi. D'altra parte i banchieri nordamericani, che avrebbero potuto apportare i capitali necessari, non si sentivano inclini a investire o concedere prestiti in Europa, sia per i ricordi dei cattivi affari degli anni venti che per la paura di un trionfo elettorale delle forze di sinistra.

Il risultato era che l'inflazione e il caos finanziario erodevano la capacità degli Stati europei di riorganizzare le loro economie. La situazione era preoccupante dal punto di vista umano ed economico, ma anche da quello politico: i partiti comunisti avevano avuto un ruolo importante nell'opposizione al fascismo e ora, con il supporto dell'URSS, cercavano di capitalizzare il loro prestigio. L'aggravamento della situazione convinse gli Stati Uniti della necessità di intervenire per rafforzare l'economia dell'Europa occidentale. Il governo degli Stati Uniti, di conseguenza, decise di lanciare un programma di aiuti di grande portata con l'obiettivo di stimolare la ripresa dell'economia europea: l'European Recovery Program, conosciuto popolarmente come Piano Marshall, dal nome del segretario di Stato degli Stati Uniti, che annunciò l'iniziativa nel giugno del 1947.

L'obiettivo concreto era di fornire i beni di cui le economie europee avevano bisogno senza provocare difficoltà nelle loro bilance dei pagamenti. Allo stesso tempo questi si assicuravano un flusso continuo di esportazioni. L'aiuto fu selettivo e condizionato. I paesi europei beneficiari del piano si impegnavano a creare organizzazioni congiunte con due obiettivi: il primo, evitare iniziative concomitanti che potessero dare luogo a una concorrenza eccessiva; il secondo, facilitare i pagamenti multilaterali. Queste condizioni portarono l'URSS e i paesi della sua orbita a rinunciare al Piano Marshall.

In questo modo solo sedici stati europei formarono nel 1948 l'Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE) e più tardi l'Unione Europea dei Pagamenti (UEP). Il Piano doveva essere quadriennale (1948-1951), ma già nel 1947 vennero concessi alcuni anticipi. Nel 1951 venne integrato nel programma di aiuto militare, nell'ambito della NATO (North Atlantic Treaty Organization). Il funzionamento dell'aiuto era il seguente: le imprese europee facevano proposte motivate di acquisto che, se approvate prima dal loro governo e dopo dall'OECE, passavano alla commissione del Piano, che acquistava i prodotti, normalmente da imprese nordamericane. Il venditore nordamericano veniva pagato dal suo Governo, per conto del Piano Marshall. Il compratore europeo, invece, pagava al suo Governo in moneta locale, evitando così l'uscita di divise.

Se si trattava di una donazione, il denaro pagato dagli imprenditori europei finiva in un fondo, al quale il Governo del paese beneficiario doveva aggiungere un uguale ammontare, che andava utilizzato in opere di ricostruzione o in infrastrutture approvate dagli Stati Uniti, i quali disponevano così di una specie di veto sulle politiche economiche dei paesi europei. Il Piano Marshall non rappresentò un trasferimento importante di risorse in termini strettamente economici. Il problema europeo non era di capitale fisso, ma di sottoutilizzo del capitale fisso e del capitale umano per carenza di alimenti, materie prime e finanziamenti. L'aiuto permise che le fabbriche e gli operai preparati per farle funzionare non stessero fermi per mancanza di rifornimenti.

Un ultimo elemento da sottolineare è l'istituzionalizzazione della cooperazione economica tra i paesi dell'Europa occidentale. Lo sforzo di coordinamento richiesto dagli Stati Uniti ai paesi beneficiari del Piano Marshall e la creazione dell'Unione Europea dei Pagamenti aprì la porta alla fondazione, nel 1951, da parte di Francia e Germania, della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) per la gestione congiunta delle risorse energetiche e industriali.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Edo_MI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Carera Aldo.
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