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Le leggi sono fatte anche dalle regioni, questo perché lo Stato ha condiviso questa

competenza con le regioni. Per capire su quali materie può fare legge lo Stato e su

quali le Regioni per evitare sovrapposizioni, l’art. 117 prevede un elenco di discipline

da spartirsi.

Il primo elenco è quello delle materie sulle quali solo lo Stato può fare leggi, ci sono

materie sulle quali non è pensabile che ci sia una disciplina diversa da territorio a

territorio, dev’esserci una disciplina uguale per tutti (es. politica estera, difesa,

moneta, leggi elettorali, ordine pubblico e sicurezza, cittadinanza, stato civile,

anagrafi, previdenza sociale, ecc).

La legiferazione su questi ambiti è esclusiva dello stato : se una Regione fa legge su

queste materie, lo Stato gliela può impugnare, da queste materie le Regioni sono

escluse, sono tagliate fuori.

Il secondo elenco tratta la legislazione concorrente o ripartita: in queste materie

spetta alle Regioni la potestà legislativa, su questo elenco c’è una sorta di concorso, lo

Stato si deve limitare a porre i principi fondamentali di quella materia, mentre la

regione potrà completare la disciplina di quella materia con una normativa che viene

correntemente qualificata come legge di dettaglio, che delinea le regole più

concretamente; lo Stato interviene con leggi di principio definite come “leggi cornice”

o “leggi quadro” in cui inquadra la materia, poi all’interno la Regione ci scrive la

disciplina che ritiene opportuna (es. salute: il grosso dei bilanci regionali va in sanità,

lo Stato ha fatto storicamente alcune leggi principio come ad esempio nel 1968 è stato

creato il sistema di assistenza sanitaria pubblica in cui sono contenuti principi

fondamentali del nostro sistema di sanità, basato sulla universalità e sulla gratuità dei

servizi sanitari; poi la sanità si organizzerà su base regionale, da qui la diversa

organizzazione dei sistemi sanitari in Italia).

Per sbaglio hanno messo nell’elenco la produzione, trasporto e distribuzione nazionale

dell’energia che ha causato problemi nelle scelte di politica energetica scatenando

contenziosi tra Stato e Regioni. Tuttora il problema persiste seppur la materia sia stata

mal attribuita.

Quando nasce il contenzioso tra Stato e Regione?

Quando lo Stato fa una legge che non si limita a dettarne i principi ma delinea già

tutto, oppure quando le Regioni invadono la sfera dello Stato non rispettando i principi

da lui fissati.

Come possono impugnare la legge dell’altro?

Hanno tempo 60 giorni, una volta che lo Stato pubblica la sua legge sulla Gazzetta

ufficiale, la regione può impugnarla entro 60 giorni presso la Corte Costituzionale e

viceversa. La Corte prende l’articolo 117 e, guardando la materia concreta, stabilisce

chi ha ragione tra i due litiganti e riconduce la competenza al soggetto competente.

C’è poi un non elenco che individua la potestà residuale delle Regioni, questo elenco

viene dedotto per esclusione, in via residuale: se c’è una materia che non è stata

nominata in nessuno dei due elenchi, possiamo ritenere che sia della Regione. Cosa

non c’è di significativo nei due elenchi? La materia dell’agricoltura, anche se ormai su

questa materia interviene l’Unione Europea, poi mancano il Turismo, che è un ambito

significativo, e i Servizi Pubblici. Il comportamento della Corte Costituzionale è spesso

sbilanciato verso lo Stato. Su quali materie le regioni ordinarie potrebbero chiedere più

competenze? giudici di pace, sistema dell’istruzione, tutela dell’ambiente (lettere l, n,

s dell’elenco).

Con quali risorse riescono a fare la loro attività le Regioni ?

Per essere autonome da un punto di vista finanziario, devono poter decidere quali

risorse acquisire (autonomia di entrata) e come spendere le risorse (autonomia di

spesa), complessivamente è un’autonomia parziale perché possono decidere come

spendere ma non posso gestire in autonomia le risorse. Tutti gli enti hanno autonomia

di entrata e di spesa, anche loro sono tenuti a darsi un bilancio e a rispettare la regola

dell’equilibrio, dopodiché si disciplina il fronte delle entrate.

Quali tipi di entrate hanno gli enti territoriali?

Tributi ed entrate proprie: tra le entrate di diversa natura troviamo ad

 esempio le tariffe per servizi (es. tariffa sul parcheggio). Problema: per i

tributi c’è un principio della Costituzione, l’art. 23, che dice che i tributi

sono prestazioni patrimoniali perché si pretende che un soggetto paghi,

la Repubblica ci può chiedere di pagare imposte solo sulla base di una

legge approvata in Parlamento o in Consiglio regionale. Questo confligge

con la legge perché i Comuni non possono fare leggi. Le imposte di cui

godono i Comuni non le stabiliscono i Comuni ma le crea un soggetto che

può fare legge, cioè tendenzialmente lo Stato. È falso il fatto che i Comuni

possano stabilire tributi priori, facoltà invece concessa alle Regioni. Si

prende atto che in un sistema come questo, tanti soggetti possono

imporre tasse e tributi, ci sono tanti soggetti che usano il tributo nei

confronti di un solo soggetto: il contribuente. Il contribuente è soggetto

alla tassazione di tanti livelli istituzionali, allora vengono poste norme di

coordinamento della Finanza Pubblica senza sovrapposizioni, in modo che

su una materia non intervengano più soggetti a imporre tributi. Vengono

fissati dei principi di coordinamento dallo Stato, poi i vari enti sanno che

spazi hanno per intervenire e trovare delle risorse; in realtà, può essere

che tutte le fonti di ricchezza prelevabili siano già state occupate dallo

Stato, questo significa che per le Regioni non rimangano spazi per

effettuare un prelievo tributario. Spesso però le Regioni hanno

un’addizionale (es. Irpef). In questo momento non esistono in Italia

imposte create dalle Regioni, perché nessuna ha potuto istituire un

tributo per i cittadini del proprio territorio, i tributi istituiti dalle Regioni

sono istituiti con legge dallo Stato, lo Stato specifica l’attività su cui

esercitare il prelievo e in quale misura (es. Irap: imposta regionale sulle

attività produttive). Scegliere entro certi margini un’aliquota più

favorevole ai contribuenti. Irap: tributo che lo Stato crea con legge per la

Regione. Imu: tributo incassati dai Comuni, è l’imposta sugli immobili,

anche se i Comuni non possono decidere quasi nulla perché è stata

creata e disciplinata dallo Stato, il quale ha fissato anche le varie

aliquote.

Compartecipazioni al gettito di tributi erariali: risorse che lo Stato

 trasferisce agli enti territoriali; l’erario è dove confluiscono imposte e

tasso che i contribuenti pagano allo Stato, lo Stato ne tiene una parte per

le sue funzioni e una parte la redistribuisce agli enti territoriali secondo

criteri di consistenza demografica e riferibile al loro territorio. Il

trasferimento di risorse avviene tenendo presente quanto quel territorio

produce a livello di gettito fiscale (se è alto, significa che quel territorio

produce molta ricchezza e quindi otterrà più risorse). Il grosso delle

risorse territoriali è questo, questa è una finanza derivata di

trasferimento. C’è una sorta di triangolazione. La sanità viene finanziata

in questo modo, si trasferiscono risorse con la fiscalità generale.

Trasferimenti del fondo perequativo: si tiene presente che ci sono territori

 con capacità fiscale bassa di un livello che sta sotto la media nazionale,

alcuni territori possono collocarsi sotto ed essere particolarmente

arretrati; la nostra Repubblica, basata sul principio della solidarietà, non

accetta che certi territori stiano dietro, quindi serve una sorta di

redistribuzione attraverso questo fondo. Perequare significa eliminare le

differenze più vistose, più macroscopiche, il territorio che produce di più

dovrà pagare di più, il territorio che produce meno otterrà qualcosa. Lo

Stato istituisce questo fondo dove raccoglie le liquidità, dal quale partono

trasferimenti di cui sono destinatari i territori con minore capacità fiscale.

Con queste tre categorie di entrate, gli enti territoriali devono essere in grado di

fronteggiare tutti i compiti che spettano loro. Se non riescono, è prevista una quarta

fonte: se c’è un territorio che deve fronteggiare un’emergenza, riceverà dallo Stato

contributi eccezionali con vincolo di destinazione. L’art. 119 precisa che le regioni

hanno un loro patrimonio, hanno beni patrimoniali che sono una risorsa per svolgere le

loro attività.

La Regola del debito.

Anche le Regioni potrebbero avere bisogno di indebitarsi, lo possono fare emettendo

titoli e ricorrendo al mercato finanziario, però dal 2012 lo Stato ha scritto una regola

che è più pesante, cioè le Regioni possono indebitarsi, ma non per sostenere qualsiasi

tipo di spesa, bensì solo per finanziare spese di investimento (es. costruzione di

infrastrutture). Le spese di investimento sono in grado di generare potenzialmente

ricchezza. Regioni e Comuni possono ricorrere ai mercati finanziari solo per spese di

investimento, non per spese correnti. Devono presentare dei piani di ammortamento

per dimostrare come intendono restituire quanto preso a prestito; se la Regione non

paga, lo Stato si tira fuori e non le fornirà alcuna garanzia. È una Finanza derivata che

valorizza poco l’autonomia, la vera condizione di autonomia sono le entrate proprie

che le Regioni non hanno, ma hanno dei trasferimenti. Le Regioni speciali hanno

scritto in statuto che possono trattenersi dai 7-8/10 ai 10/10 del gettito raccolto dalla

Regione. Per le Regioni ordinarie non è prevista questa facoltà.

Cosa differenza Regioni speciali e ordinarie? Le risorse finanziarie.

Sul lato della spesa, nelle materie in cui hanno competenza dovrebbero essere libere

di scegliere come destinare le risorse in base all’attività. Negli ultimi due decenni, c’è

stata una vicenda che ha interessato tutti gli enti, legata alle regole Europe e lo Stato

ha iniziato a produrre leggi che creavano tetti di spesa agli enti territoriali (Regioni,

Province, Comuni) in cui specificava come spendere i soldi e per quali spese non si

Patto di

potevano spendere. Questo ha preso il nome, dal 1999 fino al 2017, di

stabilità interno: leggi dello Stato che ponevano vincoli di spesa agli enti territoriali.

Dal 1999 chiedevano di limitare i deficit, dal 2008 in avanti queste regole hanno

continuato ad essere prodotte perché le risorse hanno iniziato a non esserci più per la

vicenda della crisi finanziaria. Oggi un po’ di vincoli sono caduti, complessivamente

l’autonomia finanziaria non si è realizzata come il modello costituzionale avrebbe

previsto.

Organizzazione istituzionale della Regione

Ci sono organi di vertice tra i quali sono ripartite le funzioni. Da sempre nella regione

ci sono tre organi: il Consiglio regionale (organo rappresentativo, tranne il Parlamento

per la Sicilia), il Presidente della Giunta regionale e la Giunta regionale (insieme sono

l’organo esecutivo).

L’organo rappresentativo ha la funzione legislativa, l’organo esecutivo ha funzione

amministrativa.

Dal ‘99 in avanti funziona in questo modo: la regola è che il corpo elettorale di quel

territorio elegge due di questi organi: il Consiglio e il Presidente della Giunta (organi

con legittimazione diretta), si votano contestualmente; poi, il Presidente della Giunta

effettua la nomina dei membri della Giunta che devono godere della fiducia del

Presidente stesso e non serve alcuna fiducia iniziale, si prevede però che possa essere

votata la sfiducia alla Giunta. La particolarità di questa mozione di sfiducia è che, se il

Consiglio approva una mozione di sfiducia, la Giunta si deve dimettere e lo stesso

Consiglio risulta automaticamente sciolto. Lo stesso effetto di scioglimento si ha in

caso di dimissioni, morte, rimozione del Presidente, se ci fosse il venir meno del

Presidente anche per effetto diverso dalla sfiducia, il Consiglio si scioglie. Questa

riforma è stata fatta in una fase di rilancio, c’è stato un tentativo di rilanciare le

Regioni e il rilancio lo si è voluto giocare sul rafforzamento degli esecutivi. Questa

riforma ha prodotto effetti: l’effetto di rafforzare le regioni un po’ c’è stato, le regioni

hanno un peso maggiore, il Presidente della Giunta è una figura che spicca di più e

rafforza la Regione. Questo è in funzione di renderla più stabile: il Consiglio regionale

ci pensa molte volte prima di fare una mozione di sfiducia perché altrimenti deve

dimettersi, l’effetto è una grossa stabilità a livello regionale. La Costituzione

predispone questo modello, ma le Regioni potrebbero discostarsi se volessero e

cambiare la forma di Governo, possono fare questo disciplinandolo nel loro Statuto.

Dal 1999 è entrata questa materia, adesso le Regioni con lo statuto potrebbero

allontanarsi dal modello derogabile della Costituzione; l’idea era di dare un modello

uniforme per tutte le Regioni, ma se volessero potrebbero differenziarsi e creare un

altro rapporto tra questi tre organi. Le Regioni non hanno fatto nulla e hanno seguito la

scia della Costituzione, non hanno avuto una grossa spinta a differenziarsi.

Comune e Provincia

Gli enti locali :

Il comune e le province sono stati sottoposti inizialmente alla legge del periodo

fascista poi sostituita dalla legge 142/1990 che fornisce una disciplina innovativa per

gli enti locali rafforzandone l’identità attraverso la dotazione di uno statuto che riduce

la distanza tra gli stessi enti locali.

statuto

Con lo il comune può dotarsi quelle funzioni che la legge statale non gli

attribuisce. Il disegno costituzionale prevede che solo la legge dello stato e delle

regioni assegnano le funzioni agli enti locali, se esistono delle funzioni non attribuite i

comuni possono attribuirle tramite lo statuto.

La legge del 90 ha messo a disposizione del comune dei mezzi di partecipazione

ovvero coinvolgere la popolazione nelle decisioni del comune. Lo strumento principe

per attuare la partecipazione è l’iniziativa referendaria ma anche il bilancio

partecipativo in cui i cittadini possono proporre opere pubbliche per la riqualificazione

della zona dove abitano e poi si permette di votare per i progetti più meritevoli.

Mentre le province nel periodo fascista erano presenti non come ente autonomo, ma

solo come sedi di decentramento statale, alla fine della guerra si voleva superare

questa forma in Assemblea Costituente, ma poi questa ha sostenuto l’esistenza della

provincia in quanto ente autonomo.

La città metropolitana è un ente nuovo applicabile ai contesti in cui ci sono realtà di

grandi città e aree urbane caratterizzate da collegamento con i comuni vicini. La città

metropolitana racchiude un insieme di comuni che rappresentano realtà economiche

vicine. Con la legge del 90 è stata data la possibilità di costituire le città metropolitane

ma in realtà queste sono state adottate solamente nel 2014.

Con la riforma del titolo V nel 2001 era stato previsto l’inclusione nell’art 114 la

previsione delle città metropolitane.

Nel 2014 la situazione di crisi ha posto il problema di spesa pubblica immenso che ha

portato a sviluppare l’idea di eliminare le province per ottenere un beneficio. Le

decreto legge,

province furono eliminate tramite cosa che non si poteva fare perché

per modificare la Costituzione serve una revisione costituzionale.

Il governo Renzi ha costituito le città metropolitane mentre per le province ha

introdotto degli organi di rappresentanza secondaria e quindi le ha depotenziate. Nel

frattempo sono stati tolti i finanziamenti alle province, finanziamenti che servivano per

la vigilanza del servizio idrico, il servizio stradale, il servizio scolastico in particolare

per il funzionamento del riscaldamento. Gli assunti con concorso pubblico non

sarebbero comunque stati eliminati e che quindi l’eliminazione dell’ente non portava a

un così tanto risparmio, a parte l’eliminazione degli assessori.

La città metropolitana è un istituzione formata dai rappresentanti dei sindaci dei

comuni, ha funzioni tolte alla provincia e anche funzioni che vanno oltre la provincia,

che servono per governare le aree urbane con determinate caratteristiche.

legge elettorale

Nel 93 venne fatta una rivoluzione per gli organi, viene introdotta una

per i comuni per la diretta elezione del sindaco, ma anche per la elezione diretta del

presidente della provincia. Questo rafforza molto il comune ( oggi non esiste più il

presidente della provincia). Ma nel 99 questa elezione diretta viene applicata anche

per le regioni.

Nel 97 viene fatta una riforma amministrativa importante, periodo in cui si cerca di

rilanciare le autonomie locali, la riforma amministrativa Bassanini tentava di realizzare

una semplice legge ordinaria per riorganizzare gli enti locali attribuendogli funzioni

ulteriori da trasferire a comuni, province e regioni. Era un tentativo di federalismo

senza modificare la costituzione.

Nel 2001 si arriva a capire la necessità di una riforma costituzionale per tutto il titolo V.

Il testo unico sull’ordinamento degli enti locali è il testo legislativo raccoglie tutte le

norme registrate nel decennio degli anni 90. La riforma del 2001 introduce la

possibilità di revisione del testo unico scritto nel 2000.

Gli enti locali sono regolate dal testo unico che prevede le seguenti autonomie:

autonomie statutaria:

 autonomia normativa: di natura secondaria come il regolamento, oppure il piano

 regolatore

autonomia organizzativa e amministrativa: delle attività amministrative che

 rispondono ai bisogni dei cittadini.

autonomia impositiva e finanziaria:

L’art 114 apre una nuova chiave di lettura: è emersa una particolare preferenza per il

comune in quanto l’elemento di premiazione è stata la vicinanza ai cittadini. L’art 118

prevede che le province sono previste ma l’ente che viene sempre privilegiato è quello

più vicino ai cittadini, quindi sono attribuite le funzioni amministrative ai comuni salvo

alcuni casi elencati all’art. Se il comune non riesce a svolgere alcune funzioni, sulla

base dei principi di sussidiarietà, allora la funzione amministrativa viene trasferita

all’ente leggermente più distante dal cittadino in modo graduale. Le funzioni

amministrative sono svolte tramite una distribuzione verticale. Ma è possibile che

funzioni amministrative possono essere svolte dai cittadini o singoli associati per il

bene comune e di carattere generale, in tal caso questa funzione deve essere favorita

dagli enti. Ad esempio il volontariato: assistenza sociale deve essere svolta dallo stato

ma esistono delle cooperative che si adottano a svolgere aiuto alla popolazione e lo

stato propone l’esenzione dalle tasse per poter premiare chi svolge questa funzione.

ORGANIZZAZIONE DEL COMUNE

Vige una forma di governo ternaria come per la regione. In totale sono 3 organi:

sindaco è il vertice della giunta

 giunta comunale

 consiglio comunale

L’elezione del sindaco viene fatta in modo diretto e contestuale, ma anche del

consiglio e il sindaco una volta eletto nomina i membri della giunta con la possibilità

di revocare il mandato. Per i comuni superiori ai 15 mila abitanti se il sindaco non

raggiunge la metà più uno dei voti si deve ricorrere ad un ballottaggio tra i due

rappresentanti che hanno avuto la maggioranza dei voti. L’approvazione della mozione

di sfiducia, dimissioni e rimozione sono cause di scioglimento del consiglio per cui si

deve fare un nuova elezione.

Il consiglio è l’organo normativo ma è possibile che la giunta svolga la funzione

normativa. Il consiglio crea degli obiettivi mentre in concreto la giunta composta dagli

assessori deve soddisfare i bisogni della popolazione seguendo i dettami del consiglio.

Le decisioni del consiglio influiscono sul bilancio del Comune.

Perché i comuni sono così importanti? Ci aspettiamo che il comune risponda a tutti i

nostri bisogni primari. Le grandi aree di competenza sono:

il governo del territorio per cui il comune decide come destinare l’uso, area

 commerciale, area industriale, area residenziale, viabilità, aree verdi..

la promozione dello sviluppo economico del comune: la realtà economico

 sociale viva nel benessere.

i servizi alla popolazione: il comune deve prestare dei servizi ai cittadini per

 rendere l’esistenza migliore. Come l’asilo e la scuola, la raccolta rifiuti, i mezzi

pubblici. Ma se si tolgono le risorse ai comuni come possono effettuare questi

servizi? Tramite alcune imposizioni fiscali come l’imu che è stato soppresso.

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---------------------- UNIONE EUROPEA

Perché apparteniamo a questo ordinamento? Come avviene l’intervento pubblico in

economia?

La genesi dell’Unione europea:

Alla fine della seconda guerra mondiale ovvero di una esperienza bellica devastante

ma anche negli anni precedenti il 45, vari politici vagheggiavano il modello federale

americano per l’Europa, idea che è stata abbandonata poco dopo. La federazione era

un progetto impensabile, ma era possibile una diversa soluzione in timore dell’inizio di

una terza guerra mondiale. Alcuni statisti proposero una nuova soluzione per regolare

il conflitto di interessi: costruire un area di libero scambio eliminando le divisioni tra

stato e stato costituendo un mercato interno. Già nel 1951 alcuni paesi capiscono che

era necessario regolare i conflitti sulle fonti energetiche: il nucleo dei conflitti è stato

il conflitto sui territori tra Francia e Germania dove si trovavano le risorse energetiche

del tempo come ferro e carbone. Si temeva che Francia e Germania si contendessero

di nuovo le fonti energetiche, così venne fondata la CECA nel 1951 da 6 paesi: Francia,

Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda e Paesi Bassi. La CECA regolava gli interessi

economici derivanti dallo sfruttamento di ferro e carbone.

La seconda comunità formata è l’EURATOM che regolava gli interessi economici circa

le fonti nucleari.

La terza comunità ha dato vita alla Comunità Economica Europea CEE nata con il

trattato di Roma. Si fonda sul libero scambio e si basa su 4 libertà di circolazione:

merci

 lavoratori

 servizi

 capitali

Gli ostacoli da paese a paese erano le barriere doganali: ogni paese era chiuso

all’interno dei confini nazionali. Dopo la creazione delle 3 comunità fu previsto un

processo di integrazione con norme successive rappresentate da vari trattati: questa

evoluzione è stata guidata dal bisogno di modifiche ogni qual volta che si è potenziato

l’ordinamento europeo. Dal 57 a oggi l’esperienza europea si è completamente

rafforzata e dai 6 paesi fondatori oggi contiamo 28 paesi aderenti. L’allargamento

dell’esperienza europea è stata voluta dai Paesi esterni che hanno fatto richiesta per

entrare nell’ordinamento. Dopo la caduta del muro di Berlino anche i paesi dell’est

fanno richiesta , anche se l’entrata di questi paesi ha snaturato il funzionamento e la

natura dell’UE.

Gli ultimi pretendenti sono Turchia che non è ammessa per la situazione dei Diritti

Umani. Altri paesi candidati ad entrare sono Bosnia. Mentre è fuori la Norvegia.

L’adozione di un nuovo trattato è ritenuta come una revisione costituzionale. Questi

trattati non eliminano i vecchi rapporti bensì il nuovo trattato include quello

precedente ed aggiunge alcune nuove parti. Dal Trattato di Roma 1957 che è il primo

al trattato di Lisbona ultimo avvenuto nel 2007. L’impianto delle origini è stato

mantenuto, quindi I trattati quindi integrano i precedenti assetti: i trattati sono

ratificati in ogni paese tramite atti del parlamento. Affinché il trattato entri in vigore è

necessario che ogni paese membro ratifichi il trattato con la legge.

trattato di Bruxell 1965

Con si sono unite le 3 comunità CECA, CEE e EURATOM dando

vita ad un’unica commissione un unico Consiglio per le tre comunità. Dal 1965 al

1986: si verifica un periodo di stallo, nell’ 86 si verifica l’atto unico europeo, in cui i

paesi si propongono di effettuare un’unificazione politica: è un atto con cui gli stati si

impegnano a procedere con una maggiore integrazione sia per il mercato interno sia

trattato di Maastricht 1992,

per l’integrazione politica che viene completata con il

momento considerato culmine dell’integrazione con cui viene preparato il campo per

effettuare l’unione monetaria. Gli stati sono stati favorevoli a cedere una competenza

all’ordinamento sovranazionale.

L’obiettivo della Comunità Europea era la costituzione del mercato unico ma anche

che si potessero prevedere finalità politiche.

Il trattato di Maastricht 1992 ha lo scopo di preparare le basi per effettuare l’unione

monetaria ma prevede che l’Unione Europea svolga finalità politiche. Gli stati e l’UE

rimangono due entità parallele, ma quando si cercano di confrontare su: gli stati

accettano di coordinarsi insieme per gli affari interni ed affari esteri, ovvero i paesi

riescono ad accettare un confronto tra i paesi aderenti all’unione. Il progetto di

condividere la moneta rappresentava di certo anche un obiettivo politico, per cui ogni

stato rinunciava in parte alla propria sovranità.

Per quanto riguarda il trattato di Amsterdam 1997 aveva lo scopo di riformare le

istituzioni europee in vista dell’adozione della moneta unica e dell’adesione di nuovi

paesi membri, attraverso il controllo della situazione di bilancio, il coordinamento delle

politiche economiche e procedure di intervento per deficit eccessivi.

Mentre con il trattato di Nizza 2001 gli stati si pongono il problema di tutelare

maggiormente e unitariamente i diritti dell’uomo. L’unico riconoscimento prima del

2001 erano diritti legati alla costruzione di un mercato senza barriere. La carta dei

diritti di Nizza costituisce un elenco che all’inizio non aveva efficacia giuridica portava

semplicemente un significato simbolico e solo con il trattato di Lisbona inizia ad avere

effetto. Il trattato di Nizza è importante anche per i meccanismi di decisione

dell’unione europea, mentre all’inizio il processo decisionale veniva approvato con la

regola di unanimità, all’aumentare dei componenti dell’unione con il trattato di Nizza si

prevedere dei meccanismi a maggioranze qualificate, approfondite dal trattato di

Lisbona.

Il trattato di Atene 2003 è servito per fare l’allargamento più grande dell’unione

europea, con l’entrata di 10 paesi dell’est Europa.

Per la candidatura sono necessari il rispetto di tutti i valori democratici dell’UE e si

impegni a promuoverli, deve soddisfare tutti i criteri di adesione:

POLITICI: nonché la presenza di istituzioni stabili che garantiscono la

 democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto.

ECONOMICI: nonché l’esistenza di una economia di mercato funzionante e

 capace di far fronte alle pressioni concorrenziali e alle forze di mercato presenti

nell’UE

GIURIDICI: accettazione della legislazione e prassi dell’UE soprattutto riguardo

 agli obiettivi principali dell’unione politica, monetaia ed economica.

L’entrata degli stati dell’est ha richiesto molto tempo perché ancora non avevano

degli standard accettabili nei parametri precedentemente elencati, questo perché gli

stati erano basati su economie sovietiche.

L’ultimo trattato è il trattato di Lisbona 2007 raggiunto dopo un lungo processo :

Dal 2001 gli stati hanno pensato di compiere un passo ulteriore e costruire una vera

comunità politica e abbandonare il modus operandi dei trattati, e dare fondamento

all’Unione basato su un atto di fondazione come una Costituzione. Nel 2004 viene

istituito un organo con 2 rappresentanti per ogni stato per la scrittura della

Costituzione Europea. La costituzione viene scritta e gli stati membri si ritrovano a

Roma per la proclamazione della Costituzione e la ratifica del trattato prosegue. Alcuni

paesi però in mala fede propongono un referendum in virtù della democrazia in

aggiunta alla ratifica del parlamento (paesi come Francia e Olanda), tuttavia il

referendum fa emergere il voto contrario per cui il processo si arresta e i popoli

dimostrano la volontà contraria di stare dentro l’UE.

Da qui avviene il trattato di Lisbona nel 2007 che viene approvato dopo due anni,

questo perché l’Irlanda tramite referendum boccia il trattato di Lisbona. Allora

diplomaticamente è stato aggirato il problema tramite dei finanziamenti al paese. Ad

oggi è il trattato che è in vigore.

Con il trattato di Lisbona termina la divisione tra Comunità Europea e Unione Europea,

questi due vengono unificate in un unico organo dell’Unione Europea.

Struttura istituzionale dell’Unione europea

La forma di governo dell’Ue non ha una definizione chiara. Gli organi che la

compongono risalgono al 19 e sono tre:

1.Consiglio dei Ministri, si occupa della funzione legislativa. Non è un organo

rappresentativo dei popoli ma rappresenta il governo degli Stati aderenti, ed è

formato dai ministri degli stati membri competenti per la materia di discussione su cui

va presa una decisione. Ha una composizione variabile in base alla materia da

discutere. Il consiglio che pesa maggiormente è quando si va a comporre dai ministri

dell’economia ovvero ECOFIN. È un organo che produce le norme e che alle origini

prendeva decisioni all’unanimità mentre oggi con il trattato di Lisbona si utilizza il

criterio della DOPPIA MAGGIORANZA, ovvero per consistenza demografica del Paese

per impedire che i paesi piccoli insieme impongano decisioni a tutti. Ovvero il 55 % dei

voti deve rappresentare il 65% della popolazione. Il consiglio dei ministri può

approvare i regolamenti e direttive e svolgere in questo senso la funzione legislativa.

L’altro potere di questo organo è il potere di Bilancio ovvero potere di decidere di quali

risorse disporrà l’UE per un periodo non annuale ma dai 5 ai 7 anni.

2.Commissione Europea: era formata da 2 commissari per ogni Stato aderente in

principio, ma con il proseguire dell’ingresso dei paesi, la commissione diventa formata

da 1 commissario per ogni Stato. Dal 2014 si voleva creare una commissione con 1

rappresentate pari a 2/3 di quello degli stati ovvero una commissione formato da 18

membri con la partecipazione a rotazione. Questo meccanismo che escludeva

periodicamente qualche stato non è piaciuto, infatti ad oggi la commissione è formata

da 28 membri, quindi un rappresentante per ogni Stato aderente. I commissari sono

Ministri per ogni materia anche per materie non di competenza dell’Unione europea.

Direzioni generali di rilievo sono quelle dell’economia, industria, concorrenza viceversa

ci sono direzioni generali che non hanno delle vere competenze e la distribuzione di

queste direzioni viene fatta per importanza economica dello Stato. ( le direzioni di

rilievo vengono attribuiti solo a stati che pesano molto dal punto di vista economico

all’interno dell’UE come Olanda, Francia, Germania…)

Ad esempio la direzione generale della concorrenza è attribuita alla Danimarca. Una

direzione a se stante è l’alta rappresentanza per gli affari esteri è affidata all’Italia.

Non è un organo che dipende da un vero apparato amministrativo, ci sono degli

apparati a cui si accede per concorso ma sono limitati rispetto alle Pubbliche

amministrazioni statali. Non sono apparati con funzione di rispondere ai bisogni dei

cittadini o che da attuazione alle decisioni. Questo perché l’UE si fonda sul principio di

SUSSIDIARETA’: il potere dell’Ue ricade sugli stati quindi le decisioni dell’Ue vengono

attuate dagli stati a meno che lo stato non si dimostri incapace di non svolgere quella

funzione.

Il compito dell’Ue è la VIGILANZA sul come gli stati danno applicazione alle decisioni

prese dall’Unione Europea. Ad esempio La disciplina della concorrenza deve essere

applicata agli operatori economici se questa viene violata l’Ue che deve fare vigilanza

fino alla possibilità di imporre sanzioni agli operatori economici che operano violando

la competizione.

La commissione europea ha la funzione di STIMOLO verso il consiglio dei ministri, è

l’organo propulsore delle decisioni ma rimane il consiglio dei ministri che deve

approvare le proposte che diventano degli atti normativi con la delibera. La nomina dei

membri della commissione viene deliberata per il gradimento dei componenti della

commissione. Non è prevista una questione di fiducia tra commissione e parlamento. Il

rapporto tra le due è di fiducia ma è una fiducia diversa rispetto a quella che abbiamo

studiato.

3.Corte di Giustizia: svolge la funzione giudiziaria. Viene composta da 28 membri, uno

per ogni stato aderente. La competenza è quella di pronunciarsi su violazioni del diritto

Europeo. La corte di giustizia esercita la sua funzione sia nei confronti dei privati

soggetti ma anche nei confronti degli stati membri. Un altro soggetto che può violare il

diritto europeo sono le stesse istituzioni europee ad esempio uno stato o un privato sia

colpito da una sanzione della commissione europea che è ingiusta, allora può essere

richiesta alla corte di giustizia la contestazione della sanzione.

Questi tre soggetti sono legittimati a rivolgersi alla corte di giustizia quando ritengono

che non sia stato applicato correttamente il diritto europeo.

Nel corso del tempo è sorto il problema che non vi fosse nessun organo di natura

Parlamento Europeo.

elettiva. Nel 79 è stato eletto per la prima volta il Compongono il

parlamento 751 membri eletti a suffragio universale secondo le leggi elettorali di ogni

paese pesati in base all’importanza economica del paese(in Italia legge proporzionale

pura con espressione di preferenza). Il mandato di europarlamentare dura 5-6 anni.

Inizialmente il Parlamento Europeo era puramente un organo con funzione consultiva e

che non contava nella funzione legislativa, gradualmente si è proceduto a coinvolgere

il parlamento europeo nelle decisioni del consiglio dei ministri fino a che con il trattato

di Lisbona si è previsto che il procedimento legislativo preveda indistintamente la

delibera sia del consiglio dei ministri sia quella del parlamento con parità di peso. Il

parlamento potrebbe porre un veto vero e proprio alla delibera del consiglio dei

Ministri. Questo anche per la decisione di Bilancio.

Il presidente della commissione viene approvato in Parlamento. Il parlamento può

controllare l’organo esecutivo ( commissione) che può portare fino alla dimissione

della commissione. Il controllo è effettuato su come la commissione ha esercitato le

risorse del bilancio europeo : il parlamento può negare il discarico, per cui non

approva le spese effettuate.

Consiglio Europeo

Il è diverso dal Consiglio dei Ministri, è stato riconosciuto solo negli

anni 90. I capi di stato o di governo si incontrano per fare una valutazione politica e

per darsi degli obiettivi di natura politica. La scelta tra chi partecipa al consiglio

europeo è o il capo di stato o il capo di governo in base alla forma di stato, ovvero alle

funzioni attribuite agli stessi capi di stato e capi di governo. È un organo che formula

gli obiettivi politici che si propone di realizzare. Di solito avvengono 1 volta a trimestre

e sempre in una città diversa. In occasione di alcuni consigli europei si sono firmati i

trattati che prendono il nome della città in cui si sono svolti.

Banca Centrale Europea

La è stata creata nel 1998 per favorire l’introduzione della

moneta unica. Proposta nel 1992 e richiede un processo di convergenza di durata

decennale per sistemare la finanza pubblica. Fino all’introduzione della moneta unica

nel 2002. Regno unito e Danimarca non hanno mai aderito alla moneta unica. Il

governo della moneta è stata concepita in maniera diversa. È una competenza

passata all’Unione, ma comunque i singoli membri partecipano alla politica monetaria.

Nella Bce presiedono tutti i governatori delle banche centrali nazionali. Tutti i vertici

6 membri dell’organo esecutivo

delle BCN insieme ai composto dal presidente e 5

consiglio direttivo

membri presiedono il della BCE. I membri del comitato esecutivo

sono scelti tra i rappresentanti degli stati economicamente più importanti. Il sistema

europeo delle banche centrali è l’unico meccanismo federale in Europa per la materia

della politica monetaria.

Le competenze:

- decisioni di emissione di liquidità che le singole BCN danno attuazione

- decisione circa il tasso di interesse

La politica monetaria europea ha uno scopo affidato dai trattati, le decisioni prese

sono in funzione della stabilità dei prezzi, ovvero un inflazione entro al 2%. È un potere

limitante per una banca centrale, che infatti ha limitato il potere di agire nei confronti

delle crisi nazionali. La Bce non ha potere di sottoscrivere titoli del debito pubblico

nazionale in modo ordinario.

Altre aree economiche come quella americana sono uscite rapidamente dalla crisi

perchè la Fed (BC americana )aveva maggiori poteri di salvataggio e intervento.

forma di governo

La dell’Unione Europea non è parlamentare ne tantomeno

presidenziale. È una forma di governo non definibile. Il processo di unificazione ha

previsto in delle fasi come negli anni 90 il grande peso della commissione europea, in

questa fase gli stati membri hanno accettato le decisioni proposte, è prevalso il

metodo comunitario. Dagli anni 2000 la commissione non riesce a far prevalere una

linea ma sono predominanti gli stati membri ed è il consiglio dei Ministri che esprime

una linea. All’interno del consiglio dei Ministri ogni ministro va singolarmente a

proteggere al massimo l’interesse dello stato che rappresenta, con questa tendenza

prevale il metodo intergovernativo, ovvero passano le decisioni portate avanti dagli

stati importanti, che non necessariamente sono prese nell’interesse europeo ma

statale. Presidente del consiglio europeo.

È stata creata la figura del Il presidente del consiglio

europeo ha un mandato di alcuni anni. Ma è stata anche nominata l’Istituzione di una

un alto rappresentante per gli affari esteri e politica sicurezza. Sarebbe un ministro

degli esteri nel momento in cui nascerà una politica estera comune, come la difesa

comune. Tutt’ora non esiste una difesa comune ne una politica estera comune. È

altamente significativo che gli stati su alcune cose si riconoscano in un alto

rappresentante che oggi è in mano all’Italia con Federica Mogherini. Sembrerebbe che

l’accordo nucleare con l’Iran sia stato mediato con la forte presenza dell’Europa.

Teoricamente se fossero scelte figure carismatiche sono istituzioni che valgono molto.

Ma nella realtà sono sempre scelti soggetti che hanno poca importanza politica. Ad

esempio se fosse stato scelto Tony Blair come alto rappresentante non è stato

accettato dai paesi membri. A seconda di chi ricopre la carica l’organo vale più o

meno.

trattato di Lisbona

Il 2007 si sdoppia in due trattati:

-il trattato sul funzionamento dell’unione europea

- il trattato su come si organizza l’unione europea

L’altra grande novità del trattato è la previsione di PERSONALITA’ GIURIDICA di diritto

internazionale e parla in nome degli stati che rappresenta, e diventa un soggetto

istituzionale che impone decisioni sulle materie competenti dell’UE. La carta dei diritti

di Nizza ha valore giuridico dalla ratifica del trattato. Quindi il diritto europeo protegge

anche i diritti non esclusivamente economici.

La vera originalità dell’esperienza europea sta nel fatto che gli stati aderenti hanno

creato un ordinamento sovranazionale con poteri che arrivano fino alla produzione di

un diritto obbligatorio per gli stati membri. È un diritto che entra negli ordinamenti

giuridici dei paesi aderenti e che viene fatto rispettare.

È l’unica organizzazione sovranazionale che riesce a svolgere la funzione legislativa e

di produrre un diritto. L’unione europea produce delle norme giuridiche che ricadono

sugli stati membri e sui cittadini. È una grande limitazione della sovranità dello stato,

poiché si accetta un diritto prodotto da una istituzione esterna. Su alcune materie la

sovranità è intatta e solo l’organo interno nazionale può produrre leggi in materia.

Art 288 TFUE descrive le norme che l’Ue può adottare: regolamenti, direttive,

decisione. QUESTE NON PREVEDONO LA NECESSITA’ DI RATIFICA DA PARTE DEI PAESI

MEMBRI. regolamento

Regolamenti e direttive sono norme di carattere generale. Mentre il

contiene già tutto per poter essere applicato dagli stati, organi interni allo stato, e

direttiva

tutti i cittadini. La è un atto di portata generale e si rivolge a tutti gli stati

membri e non verso i privati. Per gli stati la direttiva come atto giuridicamente

vincolante è obbligato il risultato da raggiungere ma non è indicato il modus operandi

per arrivare al risultato. Quindi vengono adottati con decreti legislativi che danno

esecuzione alle direttive. La commissione deve vigilare sull’applicazione della direttiva

da parte degli stati.

L’Europa dagli anni 90 ha spinto gli stati a trasformare alcuni monopoli pubblici in

mercati liberi, questo è avvenuto tramite direttiva da parte dell’UE. Ha avviato il

grande processo delle LIBERALIZZAZIONI. Come ad esempio il mercato dell’Energia,

Trasporti, telefonia e telecomunicazioni settori in cui una volta lo stato era

decisione

monopolista. La si distingue dai regolamenti e dalle direttive in quanto al

soggetto destinatario, è una decisione che riguarda un singolo soggetto o stato o

privato.

La differenza i trattati e le norme derivate è che i primi devono essere ratificati,

mentre le norme derivate non necessitano la ratifica.

In che ambiti è competente l’Unione Europea?

Il trattato di Lisbona ha chiarito elencandone la ripartizione tra competenze degli stati

e dell’Unione europea. Gli stati hanno ceduto la sovranità attribuendone la

competenza all’unione europea su:

unione doganale: le dogane sono presenti all’esterno del paese

 regole della concorrenza e regolamento dei mercati interni

 politica monetaria

 conservazione delle risorse biologiche del mare

 politica commerciale comune

Sono escluse da queste materie come l’industria e l’agricoltura ma che sono

classificate come materie di competenza concorrente tra Ue e Stati. Competenza

concorrente significa che fino a che l’Ue non produce norme vincolanti su queste

materie i singoli stati sono liberi di poter legiferare su queste materie.

Una materia affrontata dal diritto europeo è la protezione dei consumatori.

L’Ultimo ambito è previsto per le materie per cui è previsto un coordinamento non

giuridicamente vincolante da parte dell’UE e che quindi rimane la piena sovranità dello

stato. L’UE è un ordinamento a fini generali e non costituisce uno stato in quanto non

è capace di dare risposta ad ogni nostro bisogno, ha competenze limitate cedute dagli

stati. Diritto pubblico dell’economia:

Descrive l’intervento che i pubblici poteri possono esercitare nei confronti delle attività

economiche. Perché i pubblici poteri devono interferire sulle attività economiche? È un

diritto di derivazione europea. L’ambito di interesse è circoscritto anche se la realtà da

cui partiamo è quella in cui gli operatori economici nei sistemi di mercato

intraprendono l’attività a fine di lucro, ovvero di creare valore aggiunto. Gli operatori

economici ,per come sono nate le economie di mercato, sono soggetti privati che con

risorse finanziarie avviano attività economiche con l’obiettivo di ottenerne un

guadagno rispetto alle risorse investite. Il mercato è il luogo dove i soggetti economici

si incontrano e gli interessi si intersecano, questo funzionerebbe in modo ottimo

quando garantisce il massimo interesse a tutti gli operatori, ma il mercato non è in

grado di allocare in modo ottimo la ricchezza, da qui la necessità avvertita nello scorso

secolo che avvenga una correzione dei mercati da parte dei pubblici poteri. In questo

senso si intende come intervento pubblico nell’economia le decisioni delle

amministrazioni pubbliche tramite diritto che vuole correggere le disfunzioni del

mercato con l’obiettivo di garantire una migliore allocazione delle risorse.

All’inizio dello sviluppo delle economie capitalistiche era la teoria economica liberista:

ovvero il mercato funziona in modo ottimo senza interferenza del potere pubblico. Nel

passaggio storico dell’800 nascono le libertà economiche, che sono descritte nelle

prime costituzioni concesse, come d esempio l’affermazione del diritto di proprietà.

Con l’affermarsi del processo di industrializzazione nasce invece la libertà di scambio

nei mercati. Le libertà economiche non sono state inventate dalla nostra costituzione

del 48 bensì dalle costituzioni concesse dell’800. Nel 1946 si era posto il problema di

come trattare le libertà economiche: se continuarle ad intendere come nella vecchia

costituzione oppure se integrarle a valori economici attuali.

Ad esempio nei paesi del socialismo reale non esistevano le libertà economiche come

il diritto di proprietà, non erano state adottate perché contrastava il principio di

eguaglianza.

Nel 1946 viene disegnato nella costituzione un sistema economiche fondato sulle

libertà economiche di tradizione e disciplinandolo con correttivi di interventismo

pubblico: dall’art 42-43-44 viene chiamata Costituzione Economica, è un nucleo di

disposizioni dentro la costituzione che descrive il modello economico adottato.

È una economia di mercato con correttivi di interventismo pubblico, ovvero un

sistema misto alle origini la si interpretava in un certo modo che oggi è diverso. Si

deve capire come oggi vediamo il rapporto tra il mercato e i vari ordinamenti come

stato, UE, autonomie locali.

Le disposizioni della costituzione economica hanno subito una diversa interpretazione

dagli anni 90 in poi.

Sono cambiate profondamente le modalità di intervento che erano previste alle origini.

diritto di proprietà,

L’art 42 descrive il interpretato in modo diverso rispetto al diritto

privato. L’anteposizione della parola pubblica è già un segnale, i pubblici poteri hanno

la proprietà di beni economici. Questi possono appartenere a Stato, enti pubblici e

privati. Si capisce già la natura del sistema misto: l’idea che ci siano dei beni che

devono appartenere alla comunità e l’idea che i beni siano dei privati devono

convivere insieme. ( le libertà sono descritte a partire dagli art 13, descrive le

caratteristica di inviolabile). Ma all’art 41 questa libertà non è inviolabile ma sarà la

legge descrive come noi ci vediamo riconosciuta, limitata, o sequestrata la proprietà.

La proprietà può essere modellata dai pubblici poteri anche se a garanzia vi è che sia

la legge che deve occuparsi di descrivere come acquisiamo la proprietà e come viene

limitata.

La legge che disciplina l’acquisto della proprietà prevede che sia riconosciuta la

proprietà:

-per contratti

-per successione.

Il Codice civile descrive su quali beni esiste il godimento: sulla proprietà immobiliare si

può esercitare l’affitto tramite il contratto di locazione. Una legge in materia di

locazione può stabilire la durata degli affitti. Un soggetto se vuole modificare la

proprietà deve avvisare la PA poiché esistono dei vincoli come normative per la salute

pubblica.

All’ultimo comma dell’art 42 prevede che la legge stabilisce i limiti : l’uso del privato

della proprietà non deve andare contro l’interesse collettivo sociale. L’art 42 riconosce

espropriazione

il diritto di proprietà in una chiave di lettura sociale. L’ è il meccanismo

per cui un bene privato entra nella sfera della proprietà pubblica per motivi di

garanzie:

interesse generale, questa deve essere corredata di

1. ovvero che il parlamento stabilisce quando deve verificarsi una espropriazione,

ovvero fondamentale una norma primaria.

2. Deve essere chiaro l’interesse generale che guida l’espropriazione, deve essere

funzionale al perseguimento di interessi generali che possono legittimare il fatto

che i privati siano espropriati

3. Viene previsto un indennizzo al privato: è oscillato molto nella storia, all’inizio

l’indennizzo era solo simbolico mentre al momento con la sentenza della Corte

di Strasburgo ha previsto che l’indennizzo deve essere quasi pari al valore del

bene.

Il soggetto privato andrà al TAR per poter far valere il proprio interesse legittimo. Se il

giudice amministrativo decide in nome dell’interesse generale.

L’ultimo comma dell’art 42 descrive il passaggio di proprietà con la successione:

anche la successione è regolata dalla legge dello stato e lo stato può vantare un diritto

sulla successione ovvero la tassa. L’idea che sta dietro alla disposizione sul fatto che è

un modo di acquisto di proprietà che non dipende dal lavoro, allora la successione ne

condivide una parte con la collettività. La base ideologica dipende poi dalla

disposizione del legislatore.

L’art 41 è il nucleo forte del diritto pubblico nell’economia. È una disposizione che

descrive come i pubblici poteri possono intervenire nei confronti del mercato: la libertà

di iniziativa economica è la libertà di attività di impresa a scopo di lucro. Molte attività

economiche non prendono la forma di attività di impresa. Si riconosce che i privati

possano avviare una attività economica senza sottostare a vincoli, ostacoli o

limitazioni e adempimenti che condizionino l’attività. Visto che il passaggio storico

aveva visto il fascismo con la sua limitazione delle libertà dei privati il carattere di

libertà di iniziativa economica ha senso…

All’art 41 vengono elencate due categorie di limiti: comma 2 individua i limiti negativi

mentre il comma 3 individua i limiti positivi. I limiti sono qualcosa che limita l’attività.

LIMITI NEGATIVI nel senso che l’attività economica deve evitare di comprimere e

 violare dei valori che l’ordinamento considera più importanti dell’attività

economica, sono questi valori:

1. Sicurezza: il lavoratore non sia in pericolo

2. Libertà : il lavoratore non deve essere limitato nella libertà

3. Dignità umana:

Il profitto del privato non può essere generato a discapito di questi valori: gli standard

di sicurezza se non rispettati compromettono la sicurezza del lavoratore.

LIMITI POSITIVI: All’ultimo comma dell’art 41 la legge determina i programmi e

 controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere

indirizzata e coordinata a fine sociali. Una volta i sistemi economici più efficienti

si basavano sulle pianificazioni quinquennali, come in unione sovietica, ovvero

pianificazione dei regimi produttivi e quindi la quantità di beni e servizi che il

sistema economico è in grado di acquistare, nell’economia di mercato invece la

logica è l’incrocio tra domanda e offerta: il sistema produttivo creerà tanti beni

e servizi quanto è la domanda di questi beni. Tutt’ora le economie occidentali si

basano su questo principio. Nel 46-48 i costituenti hanno pensato di recepire

strumenti del socialismo reale poiché quelle economie al tempo funzionavano

molto bene. La parola controllo intende la verifica di come una attività viene

svolta al fine di perseguire l’interesse sociale. Tutte le attività sia pubbliche sia

private possono essere sottoposte a programmi e controlli per indirizzare

l’attività a fini sociali. Non sono mai esistiti i programmi e i controlli ma

l’intervento pubblico non è stato svolto attraverso questi strumenti di natura

dirigistica, bensì ha preso la forma di una natura opposta ai programmi e ai

controlli.

L’art 1 della costituzione stabilisce il primo principio è il lavoro: per realizzare questo

primo fine sociale di piena occupazione, quindi è questo fine sociale che giustifica

l’intervento pubblico in economia. I fini sociali possono essere dettati tramite norme

che garantiscono protezione a determinate categorie di soggetti più deboli, oppure

tramite norme per la tutela dell’ambiente, in entrambi i casi il potere pubblico

interviene nelle attività economiche limitandole e vincolandole al rispetto delle

normative.

L’interferenza pubblica è finalizzata all’inserimento nell’attività economica anche di

fini sociali oltre che lo scopo di lucro. All’imprenditore la legge può imporre regole che

fanno si che lui continui l’attività economica a scopo di lucro con l’aggiunta di fine

sociale attraverso l’adozione di alcuni vincoli come regole, normative, macchinari,

assunzione di soggetti di una categoria speciale.

Da questa norma emerge un’impostazione fortemente dirigistica dello Stato: il

pubblico potere si riserva sempre la possibilità di creare programmi a limitare il

soggetto economico e controlli alle attività economiche. Cui sono sottoposti non solo le

attività private ma anche quelle pubbliche.

Con il fascismo lo stato entra nell’economia ma come IMPRENDITORE, quindi i

costituenti hanno presente di come era organizzato l’ordinamento nel 46 ancora

influenzato dal fascismo quindi negare quel disegno significava smantellare il sistema

economico in vigore quindi con la costituzione ha dato fondamento giuridico al sistema

economico esistente attraverso la costituzione: l’art 41 riconosce il sistema economico

misto. Non viene mai citata la parola mercato e concorrenza, i costituenti temevano

questi due elementi perché nella prima metà del 900 c’era consapevolezza piena dei

fallimenti del mercato. Una delle poche leggi del diritto dell’economia nasce la legge

247/90 di cui il primo articolo esplicita : la disciplina della concorrenza ha fondamento

sull’art 41 che propone una diversa lettura rispetto a quella dei costituenti. Nella

modifica dell’art 117 nel 2001: nella lettera e sono stati elencati i compiti affidati allo

stato tra cui il mercato finanziario e tutela della concorrenza.

All’art 43 ( che non è una disposizione in uso e incompatibile con la partecipazione

all’UE) i costituenti consapevoli che il sistema economico esistente non era

smantellabile e inoltre la presenza di vari monopoli pubblici come telefonia, ferrovia. ..

che avevano bisogno di riconoscimento costituzionale. Non era accettato un

monopolio privato ma solamente un monopolio pubblico. In certi settori è stabilito che

la gestione delle attività economiche sia riservato ai poteri pubblici:

-servizi pubblici essenziali:

-fonti di energia: all’inizio erano pseudo mercati poi nel 63 è stato creato un monopolio

pubblico per l’energia.

-situazioni di monopolio naturale: quando le tecnologie non c’erano il sistema radio e

televisivo era ritenuto un monopolio naturale e rischiava di diventare un oligopolio

allora Rai per molti anni è stato monopolista. Altro monopolio insuperabile sono le reti

di infrastrutture di servizi come la rete ferroviaria.

La disposizione è stata utilizzata in modo massiccio fino agli anni 90.

L’espropriazione di attività viene regolata all’art 43 ma viene prevista nelle modalità

previste per la proprietà. Questi monopoli hanno subito i processi di privatizzazione

dopo il 90.

Disposizioni della costituzione economica: dall’art 43 al 47.

L’Art 43 descrive il rapporto tra stato e sistema dei rapporti economici, all’art 44 si

dedica a regolare la proprietà agricola. Da una idea di come fosse strutturata

l’economia italiana nel 48, il taglio della disciplina è fortemente interventista e

dirigista con un forte collegamento con il principio di eguaglianza sostanziale. La

distribuzione della proprietà terriera dava luogo a inefficienza; gli immensi latifondi

non sfruttavano equamente la terra. Esisteva una disparità immensa nella

distribuzione della proprietà terriera.

In vista della loro frammentazione tra piccoli proprietari è stata effettuata una grande

riforma agraria legittimata da questa norma costituzionale. L’art 44 impone la bonifica

delle terre e aiuta la piccola e media proprietà quindi è un disegno che vuole incidere

a livello sociale.

All’art 45 emerge il carattere sociale della costituzione, il valore costituzionalizzato è la

cooperazione, ovvero che alcune attività economiche possono essere svolti con

mutualità, come condividere utili.

La cooperazione basata su logica non strettamente economica. In particolare viene

descritta l’attività dell’artigianato, quindi individua una sfera dell’economia. Nell’art 46

viene configurato l’idea che l’interesse del capitalista e l’interesse del lavoratore

fossero concomitanti: ci possono essere forme di collaborazione dei dipendenti nella

gestione delle aziende.

All’art 47 è una norma importantissima oggi: sono costituzionalizzati i valori del

risparmio e l’attività economica imprenditoriale del credito. L’ideale che il risparmio

dei singoli vada ad iniettarsi nel sistema economico attraverso l’attività del credito

tramite la quale i risparmi vengono gestiti e vengono utilizzate per altre attività.

Le tre destinazioni ben viste del risparmi sono in primis quella che permette al singolo

di dotarsi di una casa propria, oppure destinazione per comprare una proprietà

terriera, una terza destinazione del risparmio è l’investimento diretto nei grandi

capitali azionari dell’economia del paese.

L’art 47 fornisce una disciplina fortemente dirigistica: il credito deve essere sottoposto

a delle leggi che potrebbero esercitare coordinamento e controlli. La motivazione sta

nel fatto che esisteva già una legge risalente al 1936 che aveva sottoposto le banche

ad un forte controllo dello stato. Non era un’attività libera ma sotto il controllo dello

stato. Questa direzione non è stata cambiata poiché era ritenuto dai costituenti che

l’attività del credito dovesse essere sottoposta a coordinamento. La disposizione di

legge individuava il potere di banca d’Italia al controllo di tutte le banche italiane. In

questo momento abbiamo un sistema economico che si basa molto sull’economia

finanziaria che influenza l’economia reale. I sistemi finanziari sono i sistemi su cui

veicola il risparmio.

Da queste disposizioni emerge un forte interventismo pubblico che sfocia nel

dirigismo: l’epoca era quella in cui nei paesi capitalistici era apprezzata la teoria

dell’intervento pubblico in Economia keynesiana, ovvero che lo stato attraverso la

spesa pubblica doveva stimolare la crescita. I costituenti hanno influenzato la

costituzione non con l’idea capitalistici ma erano maggiormente influenzati dall’epoca

fascista: dal modello costituzionale alla fine è venuto fuori maggiormente una visione

capitalistica attraverso l’interpretazione.

Storia economica italiana dall’unificazione :

Le prime radici sono di natura culturali che influenzano le strutture economiche e

sociali. I primi periodi dell’unificazione fino al 900, il paese era agricolo e senza

industrie poiché non c’erano i capitali da investire quindi impossibile mettere in moto

un processo industriale. L’Italia era un paese che puntava sull’omogeneizzazione

tramite leggi uguali e stesse possibilità delle pubbliche amministrazioni a tutta l’Italia:

ma questo non serviva al paese in quanto spaccato in due parti, nord leggermente più

avanti e sud ancora arretrato. Le differenze economiche tra i territori erano enormi e

l’unificazione non ha aiutato. Il liberismo di quegli anni, viene fatto un grande processo

di privatizzazione di terre togliendole alla chiesa cattolica o meglio agli enti

ecclesiastici, che vanno a potenziare le posizioni dei privati. L’unica cosa che

contraddistingue il periodo liberale è un forte protezionismo doganale per favorire le

merci e i prodotti interni che costituisce l’unico intervento pubblico in Economia.

A partire dal 900 il governo Giolitti introduce una serie di nuove misure che

cominciano a caratterizzare l’economia italiana in una economia mista tra

interventista e liberale. Lo stato comincia a gestire delle attività economiche come la

creazione delle prime imprese pubbliche ad esempio la grande impresa.

Un insieme di servizi sociali e allargati nei destinatari immensa dilatazione di spesa

pubblica che per tutti gli anni 60 lo stato viene etichettato stato del benessere. I paesi

maggiormente generosi nel welfare sono quelli del nord ma comunque in Italia

l’erogazione dei servizi viene fatto ad un amplia platea di soggetti. Negli anni 70 si usa

il nome di stato assistenziale e indica un livello di spesa pubblica elevata. Un livello

così generoso di welfare era possibile finanziarlo attraverso il prelievo tributario. I

redditi degli italiani erano solidi a causa del boom economico. L’intervento pubblico in

Economia e nei servizi sociali si incrementa fino agli anni 70. Dagli anni 80 in poi, un

po’ perché l’Occidente accusa la prima crisi petrolifera, ormai è chiaro che il livello di

intervento pubblico e i livelli di spesa devono scendere. A partire dagli anni 90 cambia

il tipo di intervento pubblico, o meglio cambia la presenza dello stato in Economia. Una

soluzione era quella di trovare una nuova fonte di finanziamento dell’intervento

pubblico. Il processo di privatizzazioni prende piede questo grande processo negli anni

90 per un esigenza interna e non tanto per direttive europee, ma è solamente un

modo per realizzare risorse. Vengono privatizzate sia le imprese pubbliche economiche

sia enti pubblici non economici. Ancora oggi è un processo lungo e non concluso,

tutt’oggi lo stato ancora fa parte di alcuni enti pubblici. Lo stato inizia in questa fase a

retrocedere. Dall’altro lato il diritto europeo ha imposto che dove lo stato aveva

monopolio lo doveva far diventare un mercato attraverso la liberalizzazione. La

vicenda italiana vede intrecciarsi questi due processi quasi in simultanea. Le

privatizzazioni come Eni e Enel che al tempo stesso il settore in cui le due società

operano diventano mercati e non monopolio. Gli anni 90 vedono i processi di

privatizzazioni sia le liberalizzazioni.

La nuova adesione all’euro oltre che la perdita di potere in materia di politica

monetaria comporta l’avvio di un sistema di regole relative ai bilanci pubblici che ha

degli impatti sui livelli di spesa nazionali.

Il diritto europeo. É cambiato la tipologia di intervento pubblico in Economia, oggi

sempre di più è consigliabile che gli Stati non siano operatori economici, e che il

grosso dei beni e servizi siano prodotti dal mercato. Ma questi mercati di beni e di

servizi sono mercati fortemente regolati e gli Stati impongono le regole. Lo stato è

diventato quindi regolatore. Il regolatore pubblico significa che sono le istituzioni che

fissano le regole della competizione nei mercati. La trasformazione di Monopoli in

mercato ha richiesto che lo stato diventasse arbitro, non direttamente ma tramite le

autorità amministrative indipendenti. Sono i pubblici poteri che svolgono le funzioni di

regolazione del mercato.

Il processo di liberalizzazione ha creato molti mercati, che tuttavia sottostanno a

regole abbondanti emesse da regolatori pubblici: come BDI e BCE per istituti creditizi...

su tutti i mercati creati da Monopoli si tende a imporre una forte regolamentazione per

poterlo fare funzionare ovvero che il mercato generi un servizio accessibile a tutti.

LA DISCIPLINA ANTITRUST

È il primo pilastro del diritto europeo che ha influenzato il diritto interno. L’idea era

quella di costruire una area di libero scambio basata sulla concorrenza affinché sia

garantito un massimo livello di benessere per la comunità europea. La costruzione del

mercato interno avviene con 3 strade per aprire un Economia aperta in libera

concorrenza:

1. Creazione del mercato interno fondata sulle 4 libertà di circolazione: prevede

l’affermazione di queste libertà:

-libertà di circolazione di merci attraverso l’eliminazione di dazi doganali o di qualsiasi

tassa di effetto equivalente. Il dazio rende la merce meno interessante nei confronti di

merci nazionale. E comunque la tariffa doganale è unica per i paesi all’interno della

comunità. La libertà di quantità di importazione ed esportazione: con l’idea che sarà

l’incontro tra domanda e offerta a guidare il commercio. E la eliminazione di Monopoli

di beni e servizi di carattere commerciale chiamato riordino dei monopoli.

Questi tre presupposti sono considerati tali per poter effettuare la libera circolazione

delle merci.

-libera circolazione dei lavoratori: viene assicurata eliminando qualsiasi

discriminazione fondata sulla nazionalità tra gli Stati membri per quanto riguarda

l’impiego, la retribuzione e altre condizioni di lavoro. Comporta il diritto di rispondere a

offerte di lavoro effettive, di spostarsi liberamente a tal fine, prendere dimora in uno

degli Stati membri e di rimanerne a condizione di aver occupato un impiego, a

condizioni paritarie per quanto riguarda il trattamento previdenziale ad esempio. Ad

esempio in caso di ricongiungimento familiare genera dei servizi come sanità ed

istruzione. Questa libertà implica un gran lavoro di servizi da erogare. Le disposizioni

dell’art non sono applicabili ai lavoratori della pubblica amministrazione, ovvero per i

dipendenti pubblici sembrerebbe essere esclusa la possibilità di libera circolazione.

Negli apparati amministrativi erano voluti cittadini italiani oggi solamente negli

apparati di pubblica sicurezza.

-libera circolazione di servizi: Rientrano oltre l’artigianato anche l’attività professionale

come quella dell’avvocato e notaio pagate a prestazione. Poiché nella libertà dei

lavoratori si intendeva del lavoro salariale. Anche qui c’è l’idea che i servizi possano

circolare in Europa. Teoricamente ogni cittadino europeo può andare ad offrire il

proprio servizio da altre parti dell’Unione europea, ma rimane ancora una libertà molto

limitata in quanto ogni ordinamento riconosce proprie regole. Strettamente connessa a

questa libertà è il diritto di stabilimento, diritto che i trattati hanno voluto riconoscere

quando la circolazione dei servizi vi sia anche il concreto stabilimento nel paese

comunitario. Alcuni servizi richiedono che il soggetto che eroga il servizio in l’attività

imprenditoriale ha il diritto di stabilirsi nel paese estero. Questo diritto comporta che

l’attività economica venga insediata in un paese diverso dalla nazionalità del paese in

cui viene svolta.

-libertà di circolazione dei capitali si è riuscita ad applicarla meglio con la politica

monetaria comune. I capitali circolano liberamente e trovano al massimo come

restrizioni le discipline dei singoli stati che impongono per l’antiriciclaggio.

L’unione europea ha spinto affinché si creassero le condizioni per poter attuare il libero

mercato interno mentre il grosso del lavoro è stato quello dei singoli stati a eliminare

le disposizioni interne per attuare il mercato interno.

2.La disciplina antitrust contenute nell’art 101 e 102 del trattato. Non è l’Europa che si

è dotata per prima tra i paesi capitalistici di una disciplina sulla concorrenza, quando

l’Europa scrive queste norme nel 1957 si crea un sistema di regole diverse dalla

disciplina di concorrenza statunitense. Era una disciplina volta a mantenere sotto

controllo le imprese. Mentre quella europea era volta a disciplinare il comportamento.

Le due norme di riferimento della disciplina antitrust sono contenute agli articoli 101 e

102 senza nessun cambiamento dal 57 a oggi, in Italia la disciplina è stata recepita

solamente dal 1990. Recepita tramite la legge 287/1990. Questi due articoli

individuano i comportamenti messi in atto dagli operatori economici senza distinzione

tra pubblici e privati, sono divieti da osservare per i soggetti che operano nel mercato,

affinché il mercato si mantenga in concorrenza l’art 101 pone il divieto di intese e l’art

102 impone il divieto di abuso di posizione dominante.

ART 101 DIVIETO DI INTESA: sono vietati nelle varie forme gli accordi, associazioni di

imprese e pratiche concordate, in modo che possano alterare la concorrenza. Come

nei casi:

-di fissare direttamente o indirettamente i prezzi di vendita o per le condizioni di

transazione

-limitare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti

-ripartirsi i mercati o le fonti di approvvigionamento

-applicare nei rapporti commerciali con i contraenti condizioni diverse per prestazioni

equivalenti

-subordinare la conclusione di contratti all’accettazione

Quando le imprese si accordano per questi intenti hanno l’interesse a non far

emergere le condizioni concordate per poterne trarre vantaggio. Il compito di vigilanza

delle imprese a garanzia della concorrenza è affidato a degli organi che svolgono un

lavoro molto difficile.

Non significa che le imprese nell’Unione europea non si accordino, ad esempio

soprattutto per la ricerca tecnologica, ma sono vietate le imprese che hanno il fine di

distorcere la concorrenza a danno dei consumatori. Finché non assumono il carattere

di alterazione della concorrenza sono ben accettate. Molto spesso quando c’è un

accordo tra imprese si evince da un prezzo più alto su un dato settore.

ART 102 DIVIETO DI ABUSO DI POSIZIONE DOMINANTE: è vietato lo sfruttamento

abusivo da parte di una o più imprese di una posizione dominante sul mercato interno

o su una parte sostanziale di questo. Infatti non è la posizione dominante vietata in

quanto può essere che un settore sia caratterizzato da operatori limitati. Le pratiche

abusive sono ad esempio:

-limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico

-imporre direttamente i prezzi e vendita e condizioni di transazione

Il criterio sulla base del quale si stabilisce l’abuso di posizione dominante, ovvero

quando la posizione dominante sfrutta abusivamente la propria posizione a svantaggio

dei soggetti che comprano nel mercato a discapito della concorrenza.

Per poter valutare l’abuso di posizione si deve guardare prima di tutto rispetto a cosa

si verifica questo abuso, quindi per capire se l’operatore sta abusando della posizione

dominante deve guardarsi il perimetro del mercato in cui opera ovvero si individua il

mercato rilevante in base alla sostituibilità del prodotto.

Chi vigila sul rispetto di queste regole? Vigilava fino al 90 un organo dell’Unione

europea ovvero la commissione, in particolare la direzione della concorrenza vigila su

questi due divieti e anche sul terzo divieto di aiuti di stato.

Era una vigilanza centralizzata, ma con il tempo la Unione Europea spinge gli Stati a

dotarsi di una autorità nazionale per la vigilanza della concorrenza. Infatti con il

crescere dei paesi membri era sempre più difficile per la commissione fare vigilanza su

tutti i paesi membri. Nel 1990 viene scritta una legge su fondamento dell’art 41.

Dopodiché la legge riporta le disposizioni dei trattati e istituisce l’autorità nazionale

garante della concorrenza e del mercato. La legge ha il merito di introdurre una

fattispecie che poi è stata adottata anche dall’ordinamento europeo ovvero la

previsione di CONCENTRAZIONI, ovvero quando due o più imprese danno vita ad una

nuova impresa. Tutte le operazioni di concentrazione devono essere comunicate alle

autorità nazionali antitrust, la quale deve verificare se la nuova entità che viene a

crearsi costituisce un abuso di posizione dominante.

Oggi abbiamo due organi che svolgono la vigilanza, a livello nazionale con l’autorità

garante della concorrenza e del mercato, e a livello europeo invece vigila la

commissione. Le prime hanno competenza nazionale ma quando vengono coinvolti

negli abusi più paesi la commissione europea porta avanti le indagini.Le indagini

possono partire da segnalazioni o denunce che possono essere fatta dai consumatori

oppure anche da un operatore concorrente nel mercato.

Se l’antitrust avvia l’indagine si svolge costruendo delle prove ad attestare l’esistenza

di accordi, se poi l’indagine accerta l’accordo o intesa o abuso di posizione si arriva

all’intimazione di cessazione di quel comportamento e infine l’erogazione di una

sanzione.

Molto spesso oggi le imprese si costituiscono per le intese tramite risarcimento,

cercano di evitare le sanzioni e si impegnano a cercare di fare qualcosa per poter

ripristinare l’assetto concorrenziale. L’obiettivo è RIPRISTINARE L’ASSETTO

CONCORRENZIALE.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia delle imprese e dei mercati (MILANO)
SSD:

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