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Opzioni più conosciute

Opzioni più conosciute che non hanno azioni come sottostante (al 99% create e praticate da investitori istituzionali):

  • Opzioni di scambio
  • Opzioni su indici
  • Opzioni su tassi d'interesse
  • Opzioni a grappolo
  • Opzioni su valute

Sono quotate, standardizzate e si possono scambiare sul mercato. Sono simili alle opzioni viste finora salvo che per il sottostante.

Opzioni di scambio

Non c’è esborso di liquidità: prevede solo il cambio di un titolo con un altro a scadenza se risulta conveniente. È più diffusa tra gli investitori istituzionali per necessità di riassetto di portafoglio e dinamiche di investimento.

Opzioni su indici

Hanno una caratteristica peculiare indirizzata ad un’idea di speculazione e scommessa. Per propria natura, se esercitiamo un’opzione in questo caso non si può ottenere l’indice. In questo caso, la natura dell’opzione si sposta sulla logica speculativa, si scommette sull’andamento dell’indice (azionario/obbligazionario/ecc.).

Quindi il valore di esercizio sarà dato da un fissato valore dell’indice. Nel momento in cui l’opzione scade, si possono presentare due casi: il valore di esercizio è minore oppure maggiore del valore di mercato dell’indice alla scadenza. Se è minore, non è esercitabile; se invece è superiore, è esercitabile perché tecnicamente si ottiene una differenza positiva che viene liquidata. Si ottiene la differenza di punti e ad ogni punto indice corrisponde un valore unitario fissato in euro. Si cerca di guadagnare una “differenza di liquidità” legata al differenziale tra i punti indice (logica puramente speculativa). Sia per la call che per la put, il valore di ciascun punto deve essere fissato alla data di origine dell’opzione stessa.

Opzioni su tassi d'interesse

In questo caso, le operazioni messe in atto seguono sia una logica speculativa che una logica di assesto del portafoglio. Se possiedo un portafoglio a tassi variabili, compro un’opzione che mi consente di tramutare un prestito a tassi variabili in un prestito a tassi fissi e viceversa. Parto da una posizione in tassi flessibili e cerco di capire come andrà l’andamento dei tassi e compro un’opzione che mi consente di modificare questa struttura di tassi di interesse. Queste possibilità comunque sono standardizzate sul mercato.

Oppure possono essere utilizzate quando si ipotizza che il tasso possa avere un certo andamento per prendere una posizione. Se le previsioni si realizzano, si riceve liquidità; in caso contrario, la posizione vale zero. Da tali opzioni è possibile creare un’ulteriore categoria.

Opzioni a grappolo

Si acquista una struttura con tante opzioni. Un grappolo di opzioni call si chiama CAP, un grappolo di opzioni put si chiama FLOOR. L’unica struttura prevede tante call, ognuna corrispondente ad una specifica scadenza sulla quale dovrò pagare gli interessi. La scadenza di ciascuna opzione corrisponde ad una singola t. Ad esempio, se a scadenza il tasso fisso è superiore al tasso variabile, si passa a quest’ultimo; al contrario, si mantiene il fisso.

Il procedimento uguale e contrario è quello dei “grappoli” dell’opzione put, il FLOOR. Vengono usati da chi vuole coprirsi dal calo dei tassi d’interesse (che in questo caso per chi vende costituiscono un introito). Va a stabilizzare il ribasso dei tassi. In generale, se le previsioni sono giuste, ad ogni scadenza viene esercitata l’opzione; in caso contrario, ad ogni scadenza viene pagata l’opzione che non si esercita. Quindi vanno valutate nel loro complesso.

Opzioni su valute

Oltre alla finalità speculativa, c’è anche una logica assicurativa (caso classico in cui il sottostante è liquido).

I warrant

Si definisce Warrant uno strumento finanziario, quotato in Borsa, consistente in un contratto a termine che conferisce la facoltà di sottoscrivere l'acquisto (detti Warrant Call) o la vendita (detti Warrant Put) di una certa attività finanziaria sottostante (underlying) ad un prezzo (detto strike price o prezzo d'esercizio) e ad una scadenza stabilita. L'esercizio di questo strumento finanziario comporta l'emissione di nuove azioni da parte della società.

Questo strumento dà le stesse opportunità delle opzioni, ma mentre queste sono strumenti del mercato secondario, create dagli operatori, come strumenti per non prendere subito posizione e che non vanno a modificare la situazione dell’emittente, i warrant sono emessi dall’emittente: è uno strumento che l’emittente usa per aumentare il capitale in una forma diluita nel tempo. È uno strumento di mercato primario come forma alternativa di raccolta di capitale diluita nel tempo. Questo implica una volontà di fidelizzazione del proprio azionariato (la sottoscrizione può avvenire a scadenza, quindi anche se al momento non si hanno le risorse liquide), quindi per dare la possibilità di partecipare all’aumento di capitale anche in futuro.

Generali li ha emessi con scadenza 6 anni ultimamente. Quindi non sono standardizzati. Il warrant ha effetto di diluizione del capitale una volta esercitato, perché si produce effettivamente un aumento del capitale una volta esercitato. Il warrant può essere emesso singolarmente oppure come obbligazione/azione cum warrant. Quando ho in mano un’obbligazione cum warrant, nel momento in cui decido di esercitare il warrant, ho una duplice posizione: divento azionista e rimango obbligazionista.

Il processo di investimento

In finanza esistono tanti strumenti, servono tutti e non esiste una regola comune che ci dice quali utilizzare e come. Il processo di allocazione degli investimenti ha dei punti fermi:

  • Definizione dell’allocazione strategica
  • Definizione dell’allocazione tattica
  • Definizione dei portafogli
  • Verifica ed eventuali interventi correttivi

La differenza tra l’allocazione strategica e quella tattica può essere intesa come di lungo periodo la prima e di breve la seconda. La definizione strategica coincide con la definizione del benchmark ed è l’unica a non cambiare, tutto il resto può essere modificato. Invece, la definizione del portafoglio va intesa sia ex ante, ex post che durante.

Principalmente, le variabili che più ci interessano sono il rischio e il rendimento. Entrambe sono fondamentali e lavorano insieme. L’attività di gestione è all’interno di ogni SGR e coinvolge i seguenti attori:

  • Analisti fondamentali
  • Analisti tecnici
  • Gestori
  • Risk managers

Analisi di mercato

I due tipi di analisi più comuni riguardanti i mercati finanziari sono l’analisi tecnica e l’analisi fondamentale. A differenza dell’analisi tecnica, che guarda all’azione del prezzo ed ai trends per definire in che punto i prezzi possono andare in seguito, l’analisi fondamentale considera tutti i dati disponibili per poter determinare il relativo valore di uno strumento. Si cercano quindi le discrepanze tra il prezzo di mercato corrente e le proprie valutazioni per individuare delle opportunità di trading. Per esempio, si potrebbe voler andare lunghi o comprare delle azioni Apple se la propria valutazione di Apple è maggiore del prezzo corrente dell’azione.

Mentre i traders tecnici ritengono che tutte le informazioni di cui hanno bisogno possono essere trovate nei grafici di uno strumento, i traders fondamentali analizzano una quantità di informazioni tra cui quelle politiche, economiche e sociali, come pure la pubblicazione dei dati macroeconomici significativi e gli utili societari. Alcune delle maggiori pubblicazioni di dati macro comprendono:

  • Decisioni sui tassi d’interesse e politica delle banche centrali
  • Dati sul mercato del lavoro nei mercati influenti
  • Dati sull’inflazione in UK, Eurozona ed USA
  • ISM, IFO, vendite al dettaglio, produzione industriale
  • Rapporti sugli utili societari: gli analisti fondamentali guardano i bilanci societari per valutare se aprire una posizione su una determinata azione. Ciò implica l’analisi di: entrate, spese, asset, passività e tutti gli altri aspetti finanziari di una compagnia, che vengono spesso resi disponibili tramite i rapporti trimestrali sui bilanci.

Quindi se gli analisti “preparano” il materiale che serve, quelli ad operare direttamente e a prendere le scelte riguardo gli investimenti sono i gestori. Infine, il risk manager individua i potenziali rischi in cui può incorrere l’azienda per limitarne l’esposizione e quindi cerca di individuare la politica migliore per la gestione di essi in linea con le disponibilità e capacità finanziarie dell’azienda. Inoltre, ha il compito di valutare se l’attività dei gestori è coerente con il profilo di rischio sia della società che del singolo cliente.

Attività di gestione

L’attività di gestione utilizza:

  • Ricerca esterna ed interna: oltre alle ricerche svolte dagli analisti all’interno della società, molte analisi vengono comprate da società di ricerca esterne proprio per motivi di risorse di personale (servirebbero molti analisti)
  • Modelli di valutazione
  • Modelli di ottimizzazione e controllo del rischio

Per concludere, produce: un’allocazione ottimale degli investimenti. Le Asset Class sono insiemi di strumenti finanziari caratterizzati da:

  • Un rapporto rischio/rendimento omogeneo
  • Un elevato grado di correlazione interno
  • Un limitato coefficiente di correlazione con le altre asset classes contenute nel portafoglio

Note

Più valute ci sono, più il portafoglio è esposto al relativo rischio. Quanto riguarda gli emittenti dei bond, la differenza primaria è tra governativi oppure corporate. Un altro elemento importante da analizzare nell'ambito dei bond è la duration: la sensibilità del prezzo in base alle variazioni dei tassi (all'aumentare dei tassi il prezzo scende). Se ci sono aspettative di rialzo dei tassi, prendo duration corta!

Tra gli investimenti alternativi possiamo trovare: hedge fund, opere d’arte, gioielli, ecc.

Asset allocation

L’Asset Allocation è un processo strutturato che, attraverso l’analisi di una serie di elementi, consente di suddividere le disponibilità finanziarie tra differenti asset class.

Allocazione strategica

Obiettivo: massimizzare il rendimento del portafoglio per un dato livello di rischio. Risultato: portafoglio neutrale diversificato, analisi delle:

  1. Caratteristiche dell’investitore:
    • Orizzonte temporale
    • Propensione al rischio
    • Obiettivi di investimento
    • Situazione finanziaria
    • Reddito
    • Scenario futuro

Quando si presenta un cliente, il compito della società di gestione è quello di individuare il suo profilo di rischio ed il relativo rendimento massimo ottenibile. La modalità attraverso la quale lo si analizza è un questionario nel quale ad ogni domanda corrisponde un punteggio. Si cercano di capire le caratteristiche sopra elencate, come ad esempio appunto il patrimonio dell’investitore, la sua capacità di generare ricchezza, il suo stile di vita, ecc. Quanto riguarda lo scenario futuro, è da intendersi la sua visione di quello che potrebbe succedere nel futuro nel mondo. Un altro elemento importante è la sua conoscenza degli strumenti finanziari.

Caratteristiche dell'asset class

  • Determinazione dell’universo investibile
  • Stima dei rendimenti attesi
  • Stima della rischiosità
  • Stima della matrice delle correlazioni
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ucscuser di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia del mercato mobiliare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Fandella Paola.
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