Relazioni di coppia e strutture familiari
Introduzione
Una introduzione al Cap. 4 Famiglia. Due assi: uno orizzontale che mette in relazione affettiva due adulti e uno verticale che mette in relazione di sangue due generazioni. Ma molte varianti possibili sia sulla dimensione orizzontale sia su quella verticale: i genitori possono non essere sposati, i figli possono essere adottati o arrivare da unioni precedenti. Inoltre, una delle due dimensioni può essere, temporaneamente o stabilmente, assente: una coppia può non aver figli o un figlio può trovarsi a vivere con un unico genitore. In senso anagrafico, viene considerata famiglia anche quella costituita da un unico componente.
Definizione Istat
«Un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, dimoranti abitualmente nella stessa abitazione». Sono due quindi le condizioni perché un insieme di persone formi una famiglia:
- Coabitazione;
- Presenza di un legame di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o affettivo.
Utile per categorizzare i diversi aggregati domestici, ma inadeguata la sovrapposizione con il concetto di famiglia basato sulle relazioni nelle due dimensioni connaturate.
Famiglia in passato
Tipologie:
- Neolocale (si formava, cioè, un proprio nucleo abitativo separato rispetto alla famiglia dei genitori)
- Patrilocale (si rimaneva a vivere con la famiglia del marito).
- Famiglie allargate (presenza di vari nuclei coniugali)
- Famiglie estese (con singoli parenti aggiunti).
Processo di nuclearizzazione: aumento nelle società contemporanee della propensione delle nuove coppie a vivere per conto proprio. Nei primi decenni dall’Unità d’Italia, era molto comune per un bambino vivere nella stessa casa nella quale vivevano anche nonni e qualche zio. Vi era ampia abbondanza di fratelli. Il lavoro dei minori, sia nelle campagne sia in città, era considerato normale. Ognuno contribuiva fattivamente all’economia della famiglia in base al sesso, all’età e alle proprie capacità individuali.
Famiglia nel dopoguerra
Nei primi decenni del dopoguerra, la famiglia risulta essere più un’unità di consumo che di produzione. Nucleo domestico con presenza dei genitori e di pochi fratelli. Va a scuola, la madre è casalinga, il padre fa l’operaio ed è in grado con il suo stipendio di garantire a tutta la famiglia un adeguato e più che dignitoso tenore di vita. Famiglia ancora solidamente unita dal vincolo coniugale e molto tradizionale nei rapporti verticali e orizzontali.
In passato il processo di formazione di una nuova unione aveva le seguenti caratteristiche:
- L’entrata nella vita di coppia avveniva quasi universalmente attraverso il rito del matrimonio.
- L’età dei nuovi coniugi era relativamente bassa.
- Molto limitata era la quota di chi non si sposava.
Le unioni erano quindi quasi esclusivamente coniugali, inoltre difficilmente si metteva in discussione l’avere figli e la continuità stessa dell’unione.
Famiglia oggi
Oggi: notevolmente più elevata la possibilità che alla sua nascita non ci siano in casa altri bambini, che i genitori non siano sposati, che abbiano nazionalità diverse tra di loro, che i nonni siano ancora tutti in vita e godano di buona salute. Decisamente più alto rispetto al passato è anche il rischio che il bambino sperimenti la rottura dell’unione tra il padre e la madre e che trascorra una parte rilevante della sua adolescenza con un solo genitore naturale.
Il matrimonio
Gli anni '50
Gli anni ’50 sono stati l’età d’oro del matrimonio. Caratteristiche:
- Lo si celebrava in età relativamente precoce.
- Sanciva il passaggio alla vita adulta.
- Ed era considerata una scelta definitiva.
Rivestiva un ruolo cruciale per l'uscita dalla famiglia di origine e l'entrata nella vita di coppia, oltre all'attività riproduttiva.
La seconda transizione demografica
A partire da fine anni ’60 inizia una fase di grandi cambiamenti, che in parte stiamo ancora vivendo. Una seconda transizione demografica? Teoria della seconda transizione demografica (2TD, proposta da van de Kaa & Lesthaeghe 1987). Riferita ai cambiamenti su tempi e modalità di formazione (e scioglimento) delle unioni che sulla fecondità. L’idea è che alla base di tali cambiamenti ci sia un cambiamento di fondo, che riguarda il sistema di valori (“ideational shift”). In particolare:
- Secolarizzazione, antiautoritarismo, autodirezione
- Autonomia individuale, autorealizzazione
- Emancipazione giovanile femminile
- Qualità della relazione di coppia
- Accentuazione dei bisogni esistenziali
Postponement transition e partnership revolution
Il matrimonio dal 1950 ad oggi: Dinamiche evolutive della nuzialità. Congiuntura favorevole prima metà anni Sessanta (boom economico, clima di ottimismo nel futuro, contesto in cui dominava in tutto il mondo occidentale il modello di famiglia tradizionale della società borghese). Dopodiché il numero di matrimoni inizia una fase di tendenziale, progressiva, diminuzione.
Riduzione più consistente tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta. Piccola ripresa attorno al 1990, poi il declino riprende, fino a giungere ai bassi livelli attuali (tra i più bassi in Europa).
Età al matrimonio
A partire dagli anni Settanta in tutti i paesi occidentali processo di posticipazione degli eventi di passaggio alla vita adulta, ed in particolare del matrimonio. In Italia, a metà anni Settanta, età media femminile al matrimonio attorno ai 24 anni ed attorno ai 28 per gli uomini. I figli e le figlie di chi si è sposato in quel periodo hanno posticipato la sperimentazione di tale evento in media di oltre cinque anni rispetto ai loro genitori. Nelle generazioni più giovani diventa sempre più comune per le donne sposarsi dopo i 30 anni, e per gli uomini verso i 33.
Il matrimonio: trasformazioni qualitative
L’ultima fase di questo percorso di trasformazione si innesca verso la metà degli anni Novanta, e riguarda più gli aspetti “qualitativi” che quantitativi del matrimonio:
- Sempre più rito civile (arrivato ad oltre uno su tre)
- Sempre più preceduto da convivenza prenuziale
- Sempre più instabile (crescita di separazioni e divorzi)
- Sempre più multietnico (in aumento i “matrimoni misti”).
Rinuncia al matrimonio: seppur in crescita, rimane comunque più bassa nella nostra penisola, rispetto al complesso dei paesi occidentali, la quota di persone che rimangono definitivamente single o che convivono senza mai sposarsi.
I numeri della "instabilità"
Il grado di instabilità coniugale, dopo essere stato a lungo molto inferiore agli altri paesi occidentali è attualmente in forte aumento. Diminuzione anni più recenti perché in calo i matrimoni e per la crisi (spese da sostenere soprattutto per divorzio).
Separazione e divorzi
Dopo la legge del 1987 (scende da 5 a 3 anni il tempo per ottenere il divorzio) il tasso di divorzialità si è stabilizzato attorno ad 80 ogni mille matrimoni.
Famiglie sempre più variegate
Impatto sulle strutture familiari conseguenza di trasformazioni:
- Nei tempi e nei modi di formazione
- Sull’instabilità coniugale
- Nei comportamenti riproduttivi
- Nell’atteggiamento (partnership revolution)
In particolare si ottiene:
- Una forte riduzione delle coppie con figli (più accentuata rispetto agli altri paesi occidentali)
- Ed un aumento della varietà delle forme familiari (attualmente meno accentuata che altrove).
Come le famiglie ricostituite (nelle quali almeno uno dei due partner ha sperimentato una precedente unione coniugale conclusasi con una separazione, un divorzio o una vedovanza) e i genitori soli (famiglie “monogenitore”).
Le tipologie familiari
Monogenitore
- Madre sola o padre solo
- Genitore nubile/celibe o separato/divorziato o vedova/o
- Figli solo minori o anche adulti
Ricostituite
- La coppia ricostituita può essere sposata o anche solo convivere;
- Entrambi i partner possono avere un fallimento coniugale alle spalle o questo può valere solo per uno dei due (ovvero l’altro/a non si è mai sposato prima, ma può o meno aver convissuto con altri/e);
- Possono esserci o meno figli di unioni precedenti;
- La coppia può avere o meno figli propri
Convivenze giovanili
A partire dalla fine degli anni Sessanta oltre al processo di posticipazione del matrimonio inizia a cambiare anche l’atteggiamento verso i rapporti di coppia e la loro formazione. Alla base stanno soprattutto:
- I cambiamenti culturali relativamente alla maggiore autonomia in ogni sfera decisionale (comportamenti sempre più liberamente adottati in funzione della propria utilità, delle proprie credenze, dei propri valori, dei propri stati disposizionali)
- Il nuovo ruolo della donna (sociale ed economico).
L’aumento dell’autonomia individuale porta, tra le altre cose, a non considerare per scontato il doversi sposare. Posticipazione del matrimonio e aumento della convivenza conseguenza di: svilupparsi di un atteggiamento critico verso il rapporto di coppia, valutazione presenza di requisiti minimi attesi di qualità, verifica possibilità di conciliazione delle esigenze reciproche (di realizzazione personale di entrambi i membri della coppia).
Il cambiamento inizia dai paesi scandinavi e si diffonde nei decenni successivi nel resto del mondo occidentale. Già negli anni Ottanta in molti paesi europei la convivenza risulta essere diventato il modo più comune tra i giovani di entrare nella prima esperienza di vita di coppia. La diffusione della convivenza è però anche favorita da un aumento del senso di insicurezza, proprio delle società moderne avanzate. Flessibilità e mobilità occupazionale, favoriscono la possibilità di conquistare un’autonomia non forniscono però quella stabilità psicologica e quella continuità di reddito considerata necessarie per il matrimonio. La convivenza si configura in molti casi come una “strategia adattiva” in una fase di incertezza occupazionale, con passaggio a matrimonio quando viene raggiunta la stabilità occupazionale (oltre che affettiva).
Tipologie di convivenza:
- Alternativa al matrimonio: è il caso di chi rifiuta il matrimonio per motivi ideologici;
- Preludio al matrimonio: è il caso di chi considera il vincolo coniugale la condizione migliore per costruire una famiglia con figli, ma non esclude la convivenza in una prima fase (quando ancora le condizioni per una stabilità economica, lavorativa e abitativa non sono realizzate);
- Periodo di prova: è il caso di chi avvia la convivenza per valutare se l’unione funziona e se le esigenze reciproche (soprattutto per coppie con alto investimento professionale) siano conciliabili;
- Alternativa al vivere da soli: è il caso di chi non è interessato a formare una propria famiglia, ma ritiene che l’accettabilità sociale della convivenza la renda un’opzione praticabile anche in caso di relazione sentimentale non impegnativa;
- Non praticabilità del matrimonio: è il caso infine di chi convive perché non può sposarsi, come chi è in attesa del divorzio e le coppie omosessuali.
LAT: assieme a distanza
LAT: Living Apart Together indica un tipo di relazione in cui i due partner si considerano una coppia stabile ma non condividono la residenza (nubili e celibi che vivono da soli, persone con precedenti matrimoni che vivono con i figli, giovani-adulti che vivono con i genitori). Ragioni alla base di tale scelta: preferenze personali; situazioni lavorative; convenienza fiscale; necessità di vivere con altre persone (quali genitori anziani non autosufficienti o figli minori nati da unioni precedenti).
Coppie miste
Fattori alla base dell’aumento:
- L’aumento dell’immigrazione straniera verso un dato paese;
- L’aumento per le stesse nuove generazioni di tale paese della mobilità internazionale di breve periodo (per vacanze ed esperienze di formazione e lavoro);
- L’aumento dell’apertura al confronto multietnico e multiculturale;
- Il nuovo ruolo della donna.
Aumento famiglie con almeno un componente straniero.
Lezione 2: mortalità e sopravvivenza
Tassi specifici e probabilità
Sullo schema di Lexis il numeratore del tasso specifico è rappresentato da un quadrato, mentre il denominatore è un segmento verticale collocato al centro di tale quadrato.
2000m2 = ABDC / MN. Ad esempio, nella figura sottostante si ha: per calcolare i tassi specifici di mortalità nel 2000 è sufficiente conoscere la popolazione media per età del 2000 ed i decessi avvenuti nel 2000 distintamente per età. I tassi specifici sono particolarmente facili da calcolare quando si dispone di informazioni su popolazione ed eventi riferiti ad un dato anno di calendario (studio per contemporanei). —> studio per individui viventi per quanto riguarda una specifica classe di età. I dati statistici ottenuti dalle classiche fonti amministrative (censimento ed anagrafe per la popolazione, e stato civile per gli eventi) forniscono in modo standard tale informazione.
Probabilità
Le probabilità vengono invece ottenute rapportando gli eventi alla popolazione esposta al rischio di subirli. Consideriamo ad esempio gli individui che compiono due anni nel 2000 (segmento AB). Se seguiamo nel tempo tali individui li ritroviamo a compiere tre anni nel 2001 (segmento DE), tranne coloro che sono deceduti (area ABED).
Se vogliamo dunque ottenere la probabilità di morte nel secondo anno di vita dobbiamo rapportare i decessi avvenuti nel parallelogramma ABED alla corrispondente popolazione a rischio rappresentata dal segmento AB: q2 = ABED / AB. Ricordiamo invece che il tasso specifico di mortalità all’età di due anni è: ABDC / MN. Come si può notare, il numeratore dei tassi si riferisce ad un unico anno di calendario ma si pone a cavallo di due generazioni (l’area ACD deriva dai nati nel 1997, mentre l’area ABD deriva dai nati nel 1998). Viceversa, il numeratore delle probabilità corrisponde ad una unica generazione, ma si pone a cavallo di due anni di calendario (l’area ABD corrisponde ai decessi avvenuti nel 2000, mentre l’area BDE corrisponde ai decessi avvenuti 2001).
Calcolare le probabilità con dati trasversali sulla popolazione
Dati a disposizione:
- Popolazione per età ad inizio di ciascun anno,
- Decessi distinti per età, periodo (anno di calendario) e generazione.
Non è invece noto il segmento AB (a meno che non si segua nel tempo una generazione aggiornando via via i sopravviventi alle varie età). Supponiamo allora che i valori noti siano i seguenti:
- Popolazione di due anni ad inizio 2001: 1.1.2001 P2 = 5000 (segmento BD)
- Decessi a due anni di età nel 2000 dei nati nel 1998: 1998 2000 2 = 35 (triangolo ABD) D
- Decessi a due anni di età nel 2001 dei nati nel 1998: 1998 2001 2 = 15 (triangolo BDE) D
Abbiamo quindi l’informazione che ci serve per il numeratore della probabilità, ci serve il denominatore (segmento AB), che otteniamo nel seguente modo: 1998R = AB = BD + ABD = 5000 + 35 = 5035. Quindi: 1998q 1998D 1998R = / = 2 2 2 = ABDE/AB = (35+15)/5035 = 0,0099. 2000m2 Mentre il tasso risulta: = ABCD / MN = ABCD / [(AC + BD)/2] = 47 / 5100 = 0,0092. Usualmente la differenza tra tasso specifico e probabilità è modesta. (approssimata).
A corollario: Esiste una relazione tra tasso specifico e probabilità, che può essere espressa tramite la seguente formula: qx = 2mx /(2+mx) ovvero mx = 2qx /(2-qx).
Analisi della sopravvivenza: la tavola di mortalità
Concetti base: è lo strumento più adeguato per descrivere il La tavola di mortalità (o “life-table”) processo di estinzione di una generazione di individui. Nasce dall’intuizione di John Graunt nel 1662. Poi raffinata successivamente da vari autori (in primo luogo da Halley 1693). In generale quello che si studia è la sperimentazione di un evento di interesse (nella fattispecie “morte”) nell’arco della vita di un individuo (tempo individuale = biografico). Il tempo individuale è misurato a partire da un evento origine e si conclude con la sperimentazione dell’evento di interesse.
Nel caso della mortalità (ma la logica è generalizzabile anche ad altri eventi):
- Evento origine: nascita
- Evento di interesse: morte
Tempo (durata di attesa dell’evento di interesse): Età (X) Nascita - Decesso Durata (età) Nel diagramma di Lexis si ottiene la seguente rappresentazione Anno di nascita: 10.09.1945. Anno di morte: 21.3.1953. Durata di sopravvivenza: 7 (in anni compiuti)
Importante definire l’unità di misura della durata. Nel caso della mortalità è usualmente l’anno. 1945 - 1953. In assenza di dati censurati, i dati di base sono costituiti dalle durate individuali di attesa dell’evento di interesse.
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