Realtà economica a fine anni Settanta
Il sistema ferroviario è fragile tanto che non si trova un assetto per la sua gestione. Nel 1865 si pensa di dare tutto ai privati, ma si capisce che anche se in mano loro questi devono essere aiutati dallo Stato. Poi si pensa che sia meglio passare la gestione nelle mani dello Stato (cambio di pensiero dovuto anche al cambiamento politico poiché è il momento dell'unione tra sinistra e destra storica), ma ci si ripensa perché nel 1885 si torna a privilegiare il privato con la gestione in mano ai privati e allo Stato invece appartengono le linee. Ma alla fine anche questo metodo non sarà efficace perché le linee sono state fatte prima dell'industrializzazione.
Politica economica
Nel paese vi è assoluta libertà del mercato sul modello inglese, ma alla fine degli anni '70 c'è già un moderato protezionismo: nel libero mercato l'Italia non riesce a reggere la concorrenza estera. Un altro motivo per cui vi è il protezionismo è che in questo momento della storia italiana si promette di diminuire la pressione fiscale, ad esempio eliminando la tassa sul macinato, ma per aumentare le entrate statali (diminuite con la meno pressione fiscale) a questo punto si aumentano i dazi.
Agricoltura
L'Italia è ancora un paese agricolo; si ha qualche progresso agricolo nell'allevamento, nella cultura arborea, nell'agricoltura ecc., ma i ritmi di cambiamento sono lenti e non si riesce ad esportare ma nemmeno a soddisfare la domanda interna. Alla fine degli anni '70 fa anche i conti con la crisi agraria e anche crisi per l'arrivo di sete giapponesi e quindi riduzione del prezzo in Italia per forte concorrenza. Si è irrobustita l'attività di tipo industriale: primo nucleo di industria cotoniera e tessile concentrati tra Liguria, Piemonte, Lombardia e parte del Veneto, quindi è un'industria ancora molto concentrata. Si inizia ad avere anche qualche sviluppo dal punto di vista meccanico e navale.
Crisi agraria e superamento dell'equilibrio agricolo-commerciale
Gli anni '80 sono decisivi per la crisi dell'antico equilibrio economico (agricolo-commerciale) e la costruzione di un nuovo equilibrio. Grande crisi agraria. L'agricoltura, che è ancora l'asse portante, viene colpita da una terza crisi dipendente da:
- Concorrenza internazionale: i prezzi crollano anche del 30% (caso del grano).
- Le viti si ammalano di nuovo per nuovi parassiti e si ammalano anche i gelsi.
Il mondo delle campagne chiede aiuto alla politica e le due richieste maggiori sono l'abbassamento delle tasse dell'agricoltura (si vara revisione del catasto per estenderlo a tutta Italia ma la riforma andrà avanti per decenni) e maggior protezionismo (bisogna poi rendere meno competitivi i prodotti esteri). Anche in Germania e in Francia in questi anni si torna al protezionismo.
Potenziamento del settore secondario
Nei primi anni '80 l'attività industriale si rafforza (molto il tessile) e i due settori (lana e cotone) chiedono anch'essi protezione perché nasce concorrenza. Compaiono imprese meccaniche come la produzione di caldaie. Arriva anche la siderurgia moderna (carbon coke e minerale di ferro) che è molto legata alle commesse militari come l'impianto siderurgico di Terni fatto da incontro tra Breda e ministro che ha bisogno di nuove navi (piroscafi per l'esercito) perché è lontano dai confini e dal mare e quindi ha risposta non economica ma strategica; marina anticipa su commesse che verranno realizzate. Richiesta di protezione doganale crescente. Nascono cantieri navali dipendenti da commesse pubbliche e anch'esse richiedono protezione. C'è ancora qualche liberista che ha bisogno di esportare, ma diventano la minoranza. Protezionismo difende agricoltura e industria che è diventata più robusta.
Le politiche pubbliche
Mentre nel paese si discute il dibattito liberismo-protezionismo, incrementa la spesa pubblica ma ritrovando l'equilibrio del bilancio le forze politiche vogliono far tornare la moneta convertibile in oro e argento: si contrarrà prestito all'estero in metallo intorno ai 600\650 milioni. Nel 1883 si ritorna al gold standard e si abolisce il corso forzoso; questa scelta ha una serie di effetti tra cui rendere il paese appetibile per paesi stranieri e arrivano più capitali e inizia un periodo di effervescenza finanziaria. Il problema è dove investirli: in parte investiti nell'industria per svilupparla ma il grosso trova collocazione in un'attività che sembra lucrosa cioè investimento immobiliare dovuto a urbanizzazione: coinvolte le maggiori città come Milano in questa febbre speculativa in terreni e case; questa speculazione è molto più forte a Napoli perché con il colera si vuole bonificare e risistemare la città; a Roma costruito un quartiere prati. Le aree edificabili a questo punto aumentano di prezzo e all'inizio si guadagna anche solo comprando un'area e rivendendola e si costruisce perché si pensa che si venderà ma si arriva presto a una bolla immobiliare perché si concede facilmente prestiti e si crea anche una bolla del credito per il credito facile che coinvolge sia banche piccole che maggiori (soprattutto Banca Romana).
La tariffa doganale del 1887
Nel 1887 c'è la discussione sul rinnovo del trattato commerciale con la Francia che comprava metà dei nostri beni esportati ma con la Francia c'è un problema conflittuale perché ci ha portato via la Tunisia e c'è Crispi al governo, ostile da sempre alla Francia. Si fa una nuova legge e dal moderato protezionismo si passa all'elevato protezionismo con l'idea di spaventare i francesi, portare a un trattato e ridefinire i dazi stabilendone di più favorevoli (si pensava in sostanza di minacciare la Francia in favore dell'Italia). In realtà i francesi invece di aprire, come si aspettava l'Italia, una trattativa mettono dei dazi differenziali su prodotti italiani (più alti rispetto verso gli altri paesi europei) e l'Italia risponde con dazi più alti e così via e nasce una guerra di dazi che dura per un decennio. Non si sa dove vendere una quantità enorme di prodotti prima acquistati dai francesi. Anche la Francia ne risente ma poco perché non dipendeva dall'Italia come quest'ultima dipendeva dalla Francia. In Italia ne risente particolarmente il settore della seta, i produttori di vino soprattutto meridionali (che i francesi prendevano per tagliare la gradazione alcolica dei loro) e altre produzioni agricole. Un'altra conseguenza è che i francesi non portano più capitali in Italia e le risorse finanziarie si riducono e le banche rivogliono indietro i soldi prestati portando così l'Italia alla bolla immobiliare. Questa nuova tariffa doganale finisce per danneggiare l'agricoltura in favore dell'industria e da questo momento l'Italia tenta di diventare un paese industriale: il vecchio si è disintegrato e si apre la possibilità di un nuovo fondato su basi diverse.
La crisi degli anni Novanta
Politica di contenimento della spesa pubblica che quindi cala; problemi nel commercio estero e il mancato sostegno del capitale estero. Crisi del settore immobiliare (costruttori e società immobiliari vanno in crisi e di conseguenza si hanno le banche immobilizzate e alcune costrette al fallimento per la mancata restituzione dei prestiti effettuati) e di alcune industrie come acciaieria di Terni. Soluzione pensata inizialmente: richiesta di allargamento della circolazione di cartamoneta.
Scandalo della Banca Romana
Si scopre poi però che il Banco di Napoli, la Banca Nazionale e altre banche emettono troppo cartamoneta in particolare la Banca Romana ha ecceduto nell'emissione e questa banca ha prestato a gente che ora può solo fallire e che non potrà restituire i soldi; ha prestato inoltre a giornalisti per 'pilotare' le notizie e anche a politici. Nasce un'inchiesta ma viene insabbiata perché coinvolgerebbe lo stesso governo dato che anch'esso è stato coinvolto nei prestiti. Quando viene messa a tacere questa cosa si mette a tacere anche che sono stati stampati biglietti con serie già stampate.
Legge del 1893
Nel 1892\93 due deputati dell'opposizione presentano la situazione bancaria al parlamento facendo scoppiare lo scandalo: la Banca Romana dovrebbe fallire ma il rischio è di far fallire in generale il sistema che si è appoggiato alla banca e si cerca di parare il colpo e nel 1893 durante il primo governo Giolitti viene fatta legge di riordino: diminuire numero di banche che emettono carta moneta; nasce la Banca d'Italia con la fusione di più banche e si impongono altre condizioni:
- Il fallimento della Banca Romana deve essere gestito dalla Banca d'Italia.
- La Banca d'Italia è privata ma il vertice della banca è nominato in accordo con il governo e quindi Stato controlla il vertice.
- Imposte a Banca d'Italia e alle altre banche determinate condizioni come rimanere tranquille (con gli investimenti) per riacquistare liquidità.
- Banca d'Italia diventa prestatore ad ultima istanza, fissa il TUS (tasso ufficiale di sconto) e si pone al vertice rispetto alle altre banche.
I fallimenti bancari tuttavia continuano e si arriva al fallimento della Banca Generale e del Credito Mobiliare. Nel 1894 viene reintrodotto corso forzoso. Da qui inizia un processo di risanamento che porta nel 1898 al pareggio di bilancio. L'economia italiana però si riprende perché nel 1896 finisce la crisi agraria e quindi la ripresa italiana è frutto di una ripresa generale europea.
Conseguenze sociali della crisi agraria
- Disoccupazione nel settore edile e quindi disagio per ceti subalterni.
- Boom dell'emigrazione (la protesta muta), soprattutto emigrazione transoceanica. Cambia la destinazione (America: Canada, Brasile, Argentina, USA) e cambiano i luoghi delle partenze (al nord Italia meno partenze ma più dal sud e dal Veneto). Numeri che crescono per tutto un ventennio.
- Protesta crescente (protesta urlata); opposizioni politiche che contestano i vecchi governi del risorgimento (come i socialisti Cattolici che non avevano un partito) e che si organizzano a livello sociale. Parte della classe dirigente capisce il bisogno di allargare la stessa classe dirigente aprendosi alle nuove opposizioni che devono essere anch'esse rappresentate mentre sono maggiori gli appartenenti alla classe dirigente che optano per la soppressione di queste nuove forme di opposizione.
Il primo avvio dell'industrializzazione alle soglie del XX secolo
Un primo sviluppo del settore secondario
Trasformazione dell'Italia a economia industriale. Cambia la congiuntura internazionale perché finisce la crisi agraria e si ha boom economico generale in cui si inserisce anche l'economia italiana. In diversi settori (chimica, agroalimentare, siderurgia) si ha processo di crescita irreversibile, accompagnata da ampliamento della dotazione tecnica (impianti ecc.) e quindi si ha un maggior bisogno di energia affrontato con l'uso maggiore di macchine a vapore e aumento di importazioni di carbone. Sviluppo reso più agevole dal fatto che l'Italia ha importante risorsa: acqua e energia idroelettrica; si sviluppano centrali lungo il corso dei fiumi e poi l'energia prodotta viene mandata nei centri urbani. Nasce il settore della produzione e vendita di energia elettrica: valore economico e anche psicologico (si pensa che anche l'Italia possa svilupparsi, l'elettricità chiamata il carbone bianco).
Industria italiana tra vecchio e nuovo
La base dell'industrializzazione è vecchia (cotone, lana, siderurgia…) e subentriamo nei settori che sono stati abbandonati da altri paesi per passare a settori più moderni: vengono ad esempio soppiantati i tessitori lionesi. Ci si inserisce anche in produzioni nuove: chimica (gomma) e meccanica (automobile). Capitalismo di piccola-media impresa (familiare: Fiat, Pirelli…) proprietà spesso coincide con produzione; spesso si ha l'autofinanziamento (circuiti familiari) e il settore elettrico è l'unico in cui il capitale non è in mano al gestore ma alle banche. Modello bancario francese: i capitali arrivano soprattutto dalle banche miste perché non c'è un mercato borsistico adeguato ai bisogni della nuova industria.
Geografia dell'industrializzazione
Il primo censimento industriale del Regno (1911) mostra forte concentrazione di imprese, addetti e motori usati nell'Italia Nord-occidentale: Milano-Genova-Torino, triangolo industriale. Emilia, Toscana, Campania… differenza geografica articolata: da sottolineare la consistenza dell'industria in Campania, superiore alle aree dell'Italia centrale.
La composizione del ceto imprenditoriale
Iniziano ad esserci imprese di cui alcune diventano società per azioni ma comunque sono sotto un controllo familiare. Si fa molta attenzione ora a fornire il welfare aziendale (ad esempio vengono costruiti villaggi aziendali) in modo da creare cooperazione tra operai e imprenditori. Ripresa delle antiche tradizioni con la tradizione commerciale e nel lavoro a domicilio soprattutto nel tessile. Vi sono operai che acquisiscono esperienza tecnica e diventano anche imprenditori (es: nasce marchio Bianchi, bicicletta). Nascono nuovi alimenti (es: Campari) e quella che prima era solo vendita (vendita di bevande) diventa un'impresa. Creano imprese in settori nuovi di impresa: inizia per esempio il connubio tra arte e prodotto per fare ad esempio la pubblicità o studiare uso dei quotidiani per fare la reclame.
Ci sono poi operatori nazionali con formazione nei politecnici che guardano anche fuori dall'Italia e si formano all'estero ad esempio per le automobili vanno a vedere negli USA in cui vi è la vendita di massa di questo prodotto. Ci sono anche settori in cui servono determinate competenze e diventano importanti gli stranieri (arrivano più tedeschi ma anche svizzeri) e quelli che si formano nelle nuove scuole di formazione come i politecnici di Milano e Torino da cui escono diversi ingegneri specializzati in diversi campi (es. Pirelli figlio di un fornaio, mentre il suo prof lo manda in Europa per studiare l'uso del caucciù). Mondo in ritardo ma con qualche punta di positività anche grazie al connubio tra scienza-tecnica-industria.
Fiduciari di banca: si sviluppano settori come quello elettrico che hanno la banca come azionista e la banca stessa mette propri uomini nel CDA; ad esempio i rettori di università vengono messi dalle banche nei Cda con loro competenze tecniche secondo modello tedesco. Si rafforza un altro gruppo di imprenditori legati alla politica (soprattutto di cantieri navali e grande siderurgia legata a costruzione di grande meccanica) che operano su un mercato protetto (a differenza di altri campi) e hanno come interlocutore lo Stato; è un settore favorito dall'alta spesa pubblica, quando questa cala va in crisi.
Andamento del settore agricolo
È un paese di importazione di materie prime, che poi vengono lavorate e rivendute. I prezzi si sono ripresi e anche il settore agricolo ha un buon andamento ed è ancora dominante a livello nazionale sia in termini di partecipazione al PIL sia in termini di occupati (più del 50% di occupati sono contadini). C'è una ripresa di prezzi ma c'è anche un andamento positivo legato all'irrobustimento di tecniche: si diffondono concimi, macchine e poi sfrutta le piccole esperienze associative perché i grandi affittuari cominciano a consorziarsi per calare i costi; consorzi arrivano ad avere anche fabbriche, lo fanno molto sul lato degli acquisti mentre meno consorzi nel caso di vendita. Qualche cambiamento anche nel caso dei contadini e si sviluppano cooperative che sottraggono il contadino dagli usurai: la cooperativa mette a disposizione un credito per i contadini per migliorare le condizioni di vita e l'andamento dell'attività.
Cresce la produzione di cereali ma con l'aumento della popolazione si devono anche importare perché il paese non riesce ad essere autosufficiente. Nascono nuovi settori come il settore saccarifico che con la tariffa del 1887 viene protetto; nasce coltivazione della barbabietola da zucchero soprattutto nelle nuove zone bonificate (es. Veneto). Cresce anche produzione di frutta soprattutto agrumi arrivando ad avere anche eccessi e potendo dedicarsi anche all'esportazione di questi prodotti. Diventa importante anche il settore dei formaggi e l'Italia diventa il secondo paese di esportazione di formaggi dopo l'Olanda anche perché i cittadini italiani emigrati conservano certe consuetudini alimentari e richiedono, pur essendo all'estero, i prodotti nazionali.
Nascono però problemi nei settori decisivi: vi è una debole lavorazione del baco da seta per la concorrenza asiatica; nel caso del vino vi sono grandissimi produttori ma i consumatori iniziano a chiedere standarizzazione della qualità e la differenziazione (determinati vini, diversi tra loro e lo stesso tipo di vino deve essere sempre uguale) e alcuni ce la fanno a soddisfare le richieste come in Piemonte dove nasce Ganza Cinzano che produce vino con caratteristiche simili. La Lombardia, regione più ricca dal punto di vista industriale, è anche più ricca da un punto di vista agricolo con l'Emilia e quindi il Sud non è povero perché non ha industria ma anche perché non ha una forte agricoltura. Nascono consorzi e cooperative e la maggior parte dei marchi del settore agroalimentare sono Lombardi Piemontesi ed Emiliani: accentuata differenza tra le diverse parti d'Italia. Agricoltura è il settore più forte che riesce ad esportare ma che non garantisce l'autosufficienza del paese: molto cereale è da importare e poi l'aumento dei consumi è accompagnato da aumento delle importazioni: es. carne si importa perché gli italiani sono specializzati nei latticini.
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