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Es c’è il gruppo delle persone che vanno in piscina la mattina, non

necessariamente ho relazione con tutte le persone di questo gruppo.

La rete si configura sula base dei legami. All’interno del gruppo (ad

esempi classe di sociologia) si formano delle reti di vario genere (amicali

o di vario genere). La rete è diversa dal gruppo.

Rete di affiliazione, gruppi VS networks

2) Moreno (1934) è stato il primo a disegnare le reti, prima di Simmel.

E’ andato in una classe di bambini delle elementari e ha chiesto ai

bambini di dire quali sono i bambini che vi stanno più simpatici e per

primo ha disegnato un grafo. (Rappresentazione visiva della rete, primo

che ha disegnato una rete intesa come grafo)

Sociogrammi, stelle sociometriche

3) Anni 1970 White (professore di Granovetter), Boorman, Breiger.

White è il primo ad introdurre l’equivalenza strutturale : In sociologia si

dice che le persone che si somigliano hanno tratti socio culturali uguali,

White per primo studia che alcune persone si assomigliano perché

occupano la stessa posizione all’interno di una determinata rete e

possono però non essere in relazione tra di loro (ad esempio ciò avviene

all’interno delle costellazioni famigliari, equivalenza strutturale tra

primogeniti, si ritiene che si ha una somiglianza strutturale con gli altri

primogeniti perché in quella costellazione famigliare occupate la stessa

posizione. Nascono così dei vincoli e delle opportunità che sono analoghe

a tutti i primogeniti).

Esempio: se sei preside di una scuola, occupi quelle posizione strutturale

analoga a quella di tutti gli altri preside delle altre scuole, quella

posizione determina i vostri vincoli e le vostre opportunità.

4) Granovetter fa questa tesi di dottorato (“Getting a job”) in cui intervista

dei manager che avevano perso il lavoro nei 5 anni precedenti e poi

ritrovato. Fa 100 interviste in profondità e quasi 200 questionari. Sapeva

già le probabilità maggiori erano che queste persone avessero trovato

lavoro attraverso il passaparola. Il 70% degli intervistati confermò questa

cosa. “che rapporto c’è tra te e la persona che ti ha

Lui aggiunge la domanda:

passato l’informazione utile che ti ha permesso ti trovare il tuo nuovo

lavoro”? qui c’è la novità della sua ricerca.

Lui si aspettava che le persone che hanno passato le informazioni fossero

persone con cui avevano istaurato legami forti (persone che ti vogliono

bene, che si impegnano a passarti l’informazione per trovare lavoro),

invece lui studia che non era così. La risposta più frequente e che loro

conoscevano appena le persone che gli avevano passato l’informazione.

Come le persone vengono a conoscenza di nuove opportunità

occupazionali?

Il suo studio si concentrò sulle modalità di circolazione dell’informazione

relativa a nuove opportunità relazionali.

E’ il legame debole che passa l’informazione utile , perché è

all’interno di una sfera di informazioni non ridondanti. Le persone che ci

somigliano tendono a passarci informazioni che si assomigliano tra di

loro. Nelle reti sociali c’è tantissima ridondanza. Questo a livello

psicologico ci fa molto bene, perché ci conferma la nostra visione del

mondo. Ma in questo modo diventano fondamentali i legami deboli, ci

permettono di entrare in mondi sociali che non conosciamo. Rafforziamo

le nostre norme social, parliamo male delle persone perché la persona è

andata contro il nostro ordine di regole, seguono regole completamente

diverse dalle nostre.

Se abbiamo bisogno di un’informazione nuova, quante probabilità ci sono

che quella informazione sia nella mia rete sociale? Poco probabile, perché

se fosse stata dentro la avremmo già “catturata”, i legami deboli ci

permettono di entrare in sfere che non conosciamo. Ci permette di

entrare in mondi sociali che non conosciamo, sono “faticosi” perché

seguono regole e norme sociali completamente diverse dalle nostre, a

quelle a cui siamo abituati.

Importanza dei canali informali per trovare lavoro, ma Granovetter

indaga sul tipo di legame (forte o debole), dove si è costituita la

relazione, come è fatta la catena di trasmissione dell’informazione

(guarda alla natura della relazione e alla formologia della rete)

Granovetter cerca di individuare delle ricorrenze nelle sue reti sociali, in

qualsiasi struttura di rete ci sono delle dinamiche che si riconducono

proprio alla struttura, una di queste:

Granovetter (1992): assioma della triade impossibile, se A ha

 un legame forte con B e uno forte con C, si creerà un legame

debole tra B e C. L’assioma della triade impossibile postula che, se

A ha un legame forte con B, e ha un legame forte con C, allora si

creerà un legame almeno debole con B e C.

Es A e B sono fidanzati, C è la mamma, prima o poi C e B creeranno

un legame almeno debole. Assunto è che con i propri legami forti ci

sia tanto investimento emotivo, ci sta che ha un certo punto B e C

si conoscano.

Questo vale anche in contesti professionali.

5) Ronald Burt (1992): Abbiamo due sfere sociali (una si chiama B e una si

chiama C) composte in modo diverso, immaginiamo siano due aziende. In

mezzo tra le due c’è un buco strutturale. In mezzo non ci sono legami,

quando due reti non sono collegate vi è un buco strutturale, il nodo che

collega queste due reti stabilisce un “legame ponte”, attraverso cui

circola nuova informazione.

Burt fa studi nelle organizzazioni e nelle aziende, scopre che la persona

che si mette in mezzo e crea dei legami che coprono questi “buchi

strutturali” (lui li chiama brooker= svolgono la funzione del brooker, cioè

di integrazione e superamento della frammentazione) nel grafico può

essere indicato come “A”. Lui fa degli studi di analisi di rete aziendale e

scopre che le persone che si trovano in questa posizione godono di una

serie di vantaggi strutturali, questo nodo si trova in una situazione di

vantaggio competitivo (stipendi più alti, fanno carriera più

velocemente). A è preziosissimo, sia per B che per C, A è importante

perché trasmette conoscenze ed informazioni, se non ci fosse A, B/C

perderebbe tutte queste risorse e tutta la rete che ne consegue.

Come facciamo ad applicare l’assioma di questa triade impossibile a

questa situazione.

Come deve fare A per non perdere tutti i suoi vantaggi di posizione? Non

deve creare legami forti sia con B che con C, B e C entreranno in rapporto

tra di loro e in quel caso A ed il suo ruolo non avrebbe più importanza.

Il nodo che “copre” il buco strutturale può essere collocato sia all’interno

di reti individuali, sia tra reti di attori collettivi o tra sfere economiche

diverse, per esempio tra industria e finanza, portando ad un vantaggio

competitivo sugli attori in gioco.

Dal punto di vista metodologico:

ANALYTICAL COMPONENTS OF SOCIAL RELATIONS

Due modalità dei costruzione della rete:

La prima modalità è fare una ego-network: (vado a costruire la rete di

 una persona) come lo faccio? all’inizio ci sono delle domande stimolo

diverse a seconda dell’oggetto di ricerca (si crea il name-generation).

Una domanda stimolo standard per fare la rete ad esempio dei legami

chi sono le persone che ti presterebbero dei

forti di una persona è “

soldi?”, prendo questo elenco di persone, per ora non ho una rete (ho

solo una misura di capitale sociale), per costruire una rete vado a vedere

i legami che ci sono tra questi nodi (vado a vedere se i nodi si conoscono

e che relazione c’è tra di loro).

Oppure posso partire da un resource-generation: ad esempio se tu

quali sono le persone che conosci

vuoi lavorare nella moda ti chiedo:

che lavorano in questo campo e hanno informazioni utili per

trovare lavoro?

I nomi in questo caso li ottengo in base alla risorse che vado ad

intercettare.

L’altra possibilità è definire dei confini in un contesto sociale e stabilire

 tutte le relazioni che ci sono li dentro. Ad esempi c’è un gruppo classe,

vado a vedere le relazioni che ci sono all’interno di questo gruppo classe

o ad esempio un vicolo.

Posso avere dei problemi con i nodi, magari non posso intervistarle

perché sono persone problematiche, non entreranno nello studio della

rete, in questo caso posso usare gli interviste agli altri per capire gli altri

nodi che non posso intervistare. Devo evidenziare chi verrà intervistato o

no, in questo caso si perdono dei nodi. In questo caso utilizziamo le

interviste agli altri per individuare la posizione di quei nodi che non

possiamo analizzare. E’ uno strumento molto potente ma con tantissimi

limiti

Si analizzano i legami che possono avere una direzione (esempio a

 chi chiedo appunti?), possono non essere necessariamente reciproci

(questo succede anche nelle amicizie)

Le relazioni sono pesate: i legami possono essere pesati (esempio

 posso pesare diversamente l’amicizia) (es grafico della rete egli scambi

commerciali la linea più lunga individua scambi di maggior importanza)

I legami possono essere di diverso tipo: si possono sovrapporre

 oppure no, capire come i vari livelli si incrociano, non sempre ci si

riferisce alla persona competente, ma alla persona “accessibile” e da

questo dipendono le performance.

Possiamo fare analisi di rete su tantissime cose.

I primi studi furono fatti studiando la borghesia inglese. Si studiarono gli eventi

(ad esempio il tè del pomeriggio). Gerarchie anche all’interno degli eventi

(relatore, partecipante ecc).

23/11 BOLTANSKY

APPROCCIO SCIENTIFICO

Boltasky sociologo contemporaneo francese, è uno dei sociologi dell’economia

più noto a livello Europeo ed Internazionale. Boltasky è stato allievo di

forme di

Bordieu. Di Bourdieu il concetto da ricordare è la distinzione tra le

capitale: culturale, simbolico, sociale, umano...

Boltasky invece introduce vari temi, concetti e questioni nell’analisi della

sociologia economica.

ECONOMIA DELLE CONVENZIONI

(Categoria interpretativa fondamentale di Boltasky)

Convenzione: La norma svolgerà effettivamente un ruolo attivo attivo nel

coordinamento nel coordinamento dell’interazione sociale allorché, a partire da

questi criteri di valutazione, sarà possibile trovare un accordo. Questo accordo

è ciò in cui consiste una convenzione.

La sua idea si lega al concetto di orizzonte di possibilità teoriche, è legato ad

una distinzione in primo luogo tra:

Distinzione tra norma giuridica e sociale , che aggancia all’accordo tra le

persone. Boltasky fa un passo in più sia rispetto a Coleman e a Durkheim, va a

vedere l’accordo tra le persone.

Boltasky va a vedere in che situazione si creano delle convenzioni che sono

accordi tra le parti (non sono delle nome giuridiche). Gli accordi tra le parti

soprattutto in una società complessa sono determinanti sia a livello macro che

a livello micro, gli accordi tra parti vengono presi sulla base di criteri di

valutazione condivisi (su giudizi). Il suo studio è legato alla comprensione ed

analisi del processo di costruzione del giudizio sulla base della condivisione di

criteri valutativi.

Le convenzioni sono anche in momenti “semplici” della vita quotidiana.

Criteri di giustizia e giustezza: differenza tra scelte che sono basate su

criteri di giustizia (quindi criteri di tipo etico e valoriale) e giustezza ovvero

efficienza organizzativa.

I criteri di valutazione sono pervasivi nella nostra società: una delle

ricerche del libro riguarda la valutazione dei vini, i criteri di qualità e di

valutazione del vino è un ambito molto stimolante, stessa cosa avviene alla

valutazione del latte, difficoltà di valutare un prodotto che non ha qualità

oggettive intrinseche rispetto alle quali tutti possono concordare. Un’opera

d’arte contemporanea spesso è soggetta a criteri di valutazione molto

divergenti, propri perché non ci sono dei criteri di qualità oggettivi.

Esempio: canoni di bellezza per valutare le donne che cambiano nel tempo (ad

esempio prima la bellezza era vista nelle donne più grasse) o i criteri di

valutazione del cibo, che si basa su convenzioni di qualità che incorporano le

variabili socio-economico e culturali (non ci sono delle regole scritte), dove oggi

per esempio le porzioni si sono ridotte ed è indice di qualità, mentre nel

passato un piatto più pieno ed abbondante era di qualità superiore.

MATRICI DI FONDO E CITE’

Ragionando sui processi interpretativi che portano a diversi criteri di

valutazione, che a loro volta portano alle convenzioni Boltasky identifica delle

cité, sono gli ordini morali per cui lui ricostruisce un’analisi storica: quali sono

gli ordini morali che hanno governato le società nei vari periodi storici, facendo

riferimento alle grammatiche del giudizio, alle forme dettate dalla normativa,

all’accordo sulle qualità (le convenzioni).

Cité industriale= è quella legata al periodo

 dell’industrializzazione, la metrica di valutazione prevalente era la

produttività o l’efficienza. Sono ordini morali che lui vede prevalenti

in alcuni momenti storici, ma poi sono presenti in qualche società,

sono delle “lenti” attraverso cui analizzare le retoriche, i criteri di

giudizio che si applicano nell’individuare i criteri di valutazione di

una società, le norme sociali di una società.

L’efficienza è un parametro fondamentale. Cos’è grande (lui parla di ordine di

grandezza)? È tutto ciò che è efficiente. (Ancora oggi è un criterio importante).

Nell’economia la citè industriale è quella che meglio la interpreta la prospettiva

degli economisti sul mondo. Da un economista uso come metrica

l’efficienza/produttività per valutare una trasformazione sociale: ad esempio

introducendo nuove tecnologie aumenta o no la produttività? Queste

tecnologie sono efficienti oppure no?

-Come lo rileva? A partire da una misurabilità tecnica, il tipo di relazione che

analizza è di tipo funzionale, le caratteristiche sono la competenza tecnica.

Cité domestica= stima e reputazione sono le metriche di

 valutazione, come gli altri valutano una persona,

un’organizzazione, un oggetto. La reputazione non è il giudizio

diretto, ma è il giudizio degli altri su qualcosa.

L’analisi di meccanismi reputazionali mette al centro quali sono i criteri di

valutazione delle persone e svela quali sono questi criteri.

Nella sfera domestica la metrica è il passaparola, è orale, esemplare: un bravo

studente è quello che? Prende appunti? Sta zitto? Fa domande?

Si creano dei criteri di giudizio legati a contesti sociali, cultura sociale ed

organizzativa. Sono i processi sociali che si costruiscono nel tempo.

Il tipo di relazione in questo caso è fiduciaria

Cité civica= (ordine morale civico) guarda come metrica di

 valutazione l’interesse collettivo, se studiamo un qualunque

oggetto sociale e lo valutiamo, lo valutiamo sulla base

dell’interesse collettivo.

Esempio industria 4.0, rispetto agli interessi collettivi: automatizzare la

produzione porta dei vantaggi oppure no? Nella cité civica si va a vedere se è

nell’interesse collettivo oppure no, se porta benefici o meno alla collettività,

nella citè economica guardo se aiuta a rendere più efficiente la produzione.

Magari rende più efficiente la produzione, ma se invece nella citè civica ci

accorgiamo che l’industria 4.0 porta disoccupazione la valuteremo come

negativa, in base alla citè avremmo due valutazioni diverse dello stesso

oggetto.

Ma siamo sicuri che la 4.0 porterà disoccupazione? La differenza tra noi e le

macchine è che non c’è riflessività, le macchine secondo alcuni (filosofi) sono

meno intelligenti di noi perché non pensano a loro stesse. Questo apre un

sacco di questioni.

Nel momento in cui sceglieremo la macchina in futuro dovremo considerare

altri criteri.

La citè attuale: quella che più caratterizza il nostro tempo, le sue

 caratteristiche le individua a partire dalla letteratura manageriale.

Boltsky va a prendersi un buon numero di libri di letteratura manageriale (che

vengono dati nei corsi di economia delle città francesi), guarda cosa insegnano

ai futuri manager, sulla base di ciò dicono ai futuri manager quali sono i criteri

di valutazione tramite cui i manager saranno valutati?

Giustiniano fa consulenza ad alti livelli alle aziende, quali sono i criteri di

giudizio? Quali sono i criteri di qualità nel nostro mondo del lavoro?

Boltasky dice che la citè attuale è quella per progetti

A differenza di quanto si constata nella citè industriale, nella quale l’attività si

confonde con il lavoro, nella citè per progetti l’attività supera le

contrapposizioni tra lavoro e non lavoro, stabile e non stabile, salariato e non

salariato, agire interessato e agire benefico e così via. In questo contesto ciò

che viene valorizzato è la MOBILITA’, materiale e immateriale.

Ad esempio: un giovane laureato è molto più apprezzato se dichiara di essere

disponibile a muoversi. Ma perché abbiamo deciso così?

Moretti (autore della geografia sul lavoro): analisi su come le città influenzano

le professioni (anche di più basso livello- es. cameriere) la soluzione per lui è

spostarsi tutti in città che permettono di guadagnare di più. Lui dice che in

Italia l’assegno di disoccupazione al sud lo do finchè io gli offro un lavoro in

nord-Italia e se lui rifiuta io gli tolgo l’assegno di disoccupazione Mobilità

La mobilità viene prima su tutto in questa citè, anche sui legami affettivi, è una

forma estrema. La mobilità nella citè attuale vince su tutti gli altri.

L’adattabilità, la capacità di cambiamento, la polivalenza vincono sulla

specializzazione industriale.

È una polivalenza particolare (iperspecializzazione c’è sempre), è una

polivalenza legata al saper essere più che al saper fare. Bisogna adattarsi e

cambiare. Sono importanti la relazionalità, la comunicazione, e varie

caratteristiche dell’essere umano.

Giustiniano lo dice, la nostra laurea è data per scontata, conta tutto il resto.

Nelle reti del capitalismo definito connessionista i dispositivi e le forme di

organizzazione dei processi produttivi, esigono la disponibilità a mobilitare se

stessi, ad essere imprenditori di se stessi.

Non è solo la vita che entra nel lavoro, ma è il lavoro che ti definisce la vita 

ribaltamento dei criteri di valutazione forte. (Usa i principi professionali per

definire la vita=certi confini sono caduti).

Tutto ciò porta nella sfera relazionale dei principi di efficienza economica che

non erano applicati fino a un po’ di tempo fa, io volendo poi posso metterci del

mio giudizio valutativo

Nella città per progetti, nel capitalismo reticolare il controllo è sempre meno

esercitato dall’esterno e sempre più trasformato in auto controllo.

Esempio: Perché Piercarlo e i dipendenti stanno lì fino a notte a lavorare?

C’è stato un cambiamento incredibile dal passato ad adesso. Un tempo il

sistema di controllo era guidato dalle macchine, che ti dettava i ritmi del lavoro

e la persona seguiva il ritmo della macchina, stessa cosa il controllo dettato dal

controllo orario e dal timbrare il cartellino, è un controllo esterno che in teoria

dovrebbe vincolarti al lavoro, in realtà poi le forme di elusione sono tante.

Spesso gli orari di lavoro non sono dettati dal cartellino, ma dalle norme sociali

per cui ci si regola vicendevolmente su qual è la norma sociale applicata, anche

per dimostrare all’azienda che tu stai la a lavorare fino a darti, ma magari

comunque produci poco.

Oggi siamo arrivati fino al punto più evoluto: in cui ci sono persone che

lavorano fino a tardi (anche se non c’è una norma precisa che te lo impone?)

perché c’è un’interiorizzazione dei processi, idee, meccanismi, interiorizzare

una dimensione di servizio, valori.

Questo processo di interiorizzazione è il processo caratteristico della citè per

progetti: è evidente che il controllo su noi stessi facciamo molta più fatica ad

eluderlo, rispetto al controllo fatto dagli altri. Una volta che abbiamo

interiorizzato questo meccanismo e siamo noi ad alzare l’asticella poi come

facciamo a sfuggire a noi stessi? Succede perché interiorizziamo delle norme,

in maniera più o meno legittima.

“L’autocontrollo e lo sviluppo di se diviene esso stesso fattore di produzione e

prerequisito dell’occupabilità, l’onnipresente ingiunzione fatta ai lavoratori ed

ai disoccupati essere imprenditori di se stessi, a valorizzare il proprio capitale

umano, a perseguire la qualità totale interiorizzando gli imperativi di zero errori

e al miglioramento continuo, sono alcuni degli esempi di trasformazione

individuale in un prerequisito sistemico”. desiderio

Boltansky fa un passaggio in più: parla del .

La caratteristica dell’economia nella citè per progetti è l’ARRICCHIMENTO:

Giustiniano ci ha chiesto qual è la nostra passione, desiderio, oggi è molto

importante. Le categorie di giudizio del tempo libero le ha poi trasferite al

lavoro, usando le stesse categorie di giudizio.

Nei criteri di valutazione di un lavoro, la passione, il desiderio, sono criteri

introdotti di recente, prima mai considerati. I criteri di scelta del lavoro erano:

- tradizioni, continuavo l’attività dei miei genitori ad esempio, impresa di

famiglia

LA CRITICA:

Lui passa dalla sociologia critica a quella della critica.

La sociologia critica: L’essere critica è uno de criteri di valutazione della

sociologia stessa, perché mette in discussione l’ovvio, gli assunti che guidano

le scelte. La sociologia è critica per definizione.

Lui fa una sociologia della critica: andare a vedere le retoriche che sono

state messe in campo per mettere in discussione la cité predominante.

Lui distingue tra critica sociale e artistica: la prima contesta tutti quei

sistemi economici e di organizzazione del lavoro che creano disuguaglianze. La

critica artistica è tutta quella critica ai sistemi economici e alle organizzazione

del lavoro che sminuisce elementi di libertà ed autonomia individuale.

Esempio: le contestazioni dell 800 legate alla fine del lavoro minorile sono una

critica sociale basata su un criterio di giustizia (il bambino non deve lavorare).

Oppure il lavoro minorile in Cina critica del lavoro

Esempio: critica artistica Critica dell’alienazione, si sta riducendo l’apporto

individuale. Crescente alienazione del lavoro, organizzazione del lavoro

alienante è quella che riduce il potenziale espressivo delle persone.

La critica artistica è più forte della critica sociale. La critica artistica a volte

mette in discussione quella sociale:

Boltasky; riprende la critica degli anni 60’ che ha puntato tantissimo sull’idea

di libertà (occupazione, libertà ecc). Lui fa un’analisi e vede come le richieste di

avere più libertà nel lavoro, sono state incorporate dalle organizzazioni del

lavoro, che hanno creato delle organizzazioni non che soddisfano di più. Oggi

c’è meno critica artistica è legata al fatto che non si capiscono più i criteri del

valore. I rider non capiscono come vengono pagati e non riescono ad

associarsi, questa confusione indebolisce la critica.

INDICI DEL LAVORO:

Fatta 100 la popolazione italiana (60278000 persone), determinare:

- Occupati: è chi svolge un lavoro al fine di trarne guadagno. Per l’Istat è

considerato chi ha un lavoro dipendente, indipendente e gli imprenditori.

Siamo a 38.3%, se è così, questa fetta deve mantenere tutti gli altri, ogni

italiano che lavora ha sulle spalle il mantenimento di tutti gli altri. Le tasse le

paga chi lavora, abbiamo un sacco di lavoro nero, è difficile sostenere il nostro

sistema sociale a partire da numeri così. Carichiamo sulle spalle di pochi il

sostegno di tutti. A partire da questo squilibrio sono sempre più numerose le

ipotesi di ripensare la fiscalità in modo da farla dipendere meno dal lavoro, si

costruiscono forme di fiscalità più amplie. Provocazione sulla tassazione dei

robot, si arriva lì a partire da questa constatazione. Se il lavoro diminuisce,

come potremmo pensare di pagare le pensioni?

- Persone in cerca di occupazione

Si distingue tra:

Disoccupati: ovvero quelli che hanno perso il lavoro e ora lo stanno

 cercando.

Inoccupati: ovvero coloro che cercano lavoro per la prima volta, non lo

 hanno mai avuto

Sono il 4.7%, l’abbiamo sovrastimato perché sottovalutiamo gli inattivi, il

valore dei disoccupati è così basso per l’effetto scoraggiamento. Quando

aumenta l’occupazione aumenta anche la disoccupazione, perché? Perché ci

riprovano, chi era scoraggiato si rimette a cercare lavoro, è un fenomeno che si

ripete nei cicli economici, quindi gli inattivi diventano disoccupati.

Gli inattivi sono coloro che non anno il lavoro, ma non lo cercano nemmeno. E

si distinguono in:

Inattivi in età lavorativa (dai 15 anni in su)

o Inattivi in età non lavorativa (sotto i 15 anni, sopra ai 64 anni)

o

- Inattivi in età lavorativa sono il 22.3%, qui dentro ci siamo dentro noi

studenti (le persone che decidano di andare avanti a studiare, sono un

investimento sul paese) e le persone rassegnate (pesano tanto): ovvero quelle

che non cercano più lavoro, risultano inattivi e non disoccupati, perché il

mercato del lavoro non offre delle condizioni che permettono a loro di lavorare.

C’è tantissimo lavoro femminile mancato, dovuto al fatto ad esempio che i costi

delle baby-sitter sono alti, non ci sono gli asili, non riesce a combaciare gli orari

tra il suo lavoro e quelli di gestione del figlio. Noi siamo gli ultimi dopo Malta,

abbiamo un’occupazione femminile bassissima. Sul lavoro femminile c’è una

grande differenza tra Nord e Sud, legata sia a condizioni più sfavorevoli

economiche, sia questioni culturali. Per molte persone al Sud Italia pensano sia

meglio che il bambino non vada all’asilo nido, ma stia a casa con la madre,

questo però è perché c’è anche un sistema di questi servii è carente. Sotto i 3

anni è culturalmente accettato il non andare a scuola. Infatti la diffusione dei

congedi parentali si scontra con un vincolo economico, ma spesso anche

incontra dei vincoli culturali. Il congedo maschile non è molto chiesto non solo

per motivi famigliari, ma anche per paura di ritorsioni sociali, sanno che questo

viene mal interpretato da parte dell’azienda magari, Inoltre i congedi vengono

dati meno ai padri perché normalmente gli uomini guadagnano di più, e quindi

finisce per stare a casa la mamma. Invece oggi gli uomini più giovani sono

d’accordo nello stare a casa con il figlio/figlia, ma si scontrano con una cultura

organizzativa fatta da uomini più anziani che è consolidata, non viene accettato

il fatto che l’uomo stia a casa ad accudire i bambini.

- Inattivi in età non lavorativa: sono bambini e anziani. Sono

complessivamente il 34,7 %. Pesano più di 1/3 nella nostra società. I bambini

sono il 13,6%, gli anziani sono il 21,1 %. Le proiezioni ci danno un

cambiamento drammatico, il tasso di ricambio già non c’è. Da un lato gli

anziani vivono sempre di più, dall’altro però facciamo sempre meno figli, non

abbiamo tasso di ricambio. Siamo una società anziana, se continua così si

esaurisce. La pensione nel futuro sarà assicurata? Devo vedere i dati, non ci

saranno abbastanza lavoratori per pagare le pensioni a chi lavora. Se assunti in

regola gli stranieri contribuiscono al nostro welfare. Gli stranieri normalmente

hanno tassi di natalità più alta, ma adesso anche loro si sono “adeguati” ai

nostri tassi.

La domanda di lavoro è delle IMPRESE. I LAVORATORI offrono lavoro

Genere/generazione:

Segregazione di genere: orizzontale, ovvero per settore: La maggior parte

delle professioni si caratterizzano per genere.

Generazione: insieme di persone (coorte) che è nato e vissuto nello stesso

periodo ed è stato esposto agli stessi eventi collettivi (anche film, canzoni, tv

ecc). Una generazione è caratterizzata da eventi comuni, si riconoscono

nell’aver vissuto eventi collettivi. Chiunque è nato in quegli anni può ricordare

gli eventi, perché hanno avuto un impatto collettivo amplio (es 11 Settembre).

Gli eventi collettivi tra i 15 e i 25 anni sono quelli che ci segnano di più e che

ricordiamo di più, perché i questi anni ci identifichiamo, prendiamo

consapevolezza.

Lo sguardo attraverso la generazione ci permette di dar conto del tempo e dei

mutamenti che sono intercorsi nei modi di partecipazione al mercato del

lavoro.

Generazioni di donne hanno comportamenti differenziati sul mercato del lavoro.

L’andamento dei tassi di occupazione e disoccupazione variano molto in

funzione del genere per quasi tutti i paesi, e in Italia anche in base alla

ripartizione territoriale (Nord, Centro e Sud Italia)

GENERE:

È un concetto utilizzato in sociologia per identificare le rappresentazioni

dell’identità maschile e femminile. (Il sesso è quello biologico, il genere sono

le rappresentazioni). E’ l’essere uomo o donna, correlate a modelli di relazione,

ruoli, aspettative, vincoli e opportunità diverse; ai ruoli che i generi hanno

ricoperto nel mercato del lavoro, alle specificità di settori e di modi di

partecipazione al lavoro retribuito, anche in relazione ai ruoli di lavoro non

retribuito.

I tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro variano a seconda

dell’età e della fase del corso della vita (il tema genere si incontra con quello di

generazione), spesso vi sono le interruzioni per maternità.

Doppia presenza delle donne nel mercato del lavoro e in quello di cura, coppie

(dual-earners)

a doppio reddito

Disuguaglianza tra uomini e donne nel mercato del lavoro (soffitto di

 cristallo, differenze salariali)

Doppia presenza nel mercato del lavoro e nella famiglia da parte delle

 donne

Aumento e mutamento della partecipazione femminile al mercato del

 lavoro

Forme di segregazione del mercato del lavoro, orizzontali o verticali:

quelle orizzontali sono quelle legate al “soffitto di cristallo”: ovvero le donne

non solo partecipano poco al mercato del lavoro, ma la distribuzione si vede

che le donne sono impossibilitate a raggiungere posizioni alte.

Le leve sono tante per intervenire in questo: usare la leva governativa o no:

come le quote rosa, per obbligare ad avere le donne nei Cda, molti dicono

“finché non forzi la norma non cambierà mai la situazione”, all’inizio però ci

sono le solite tre donne magari che figurano/girano in tutti i CdA. C’è chi dice

invece che le donne ci devono arrivare per merito.

Adesso c’è tantissima attenzione alla presenza di genere nelle occasioni

pubbliche e nei convegni: se c’è un convegno con tutti uomini, si mette sedia

vuota, a indicare assenza delle donne.

24.11.2017

SPECIFICITA’ ITALIANE DEL MERCATO DE LAVORO

IMMAGINE DEGLI ITALIANI E LAVORO: Categorie e sottocategorie, vedere la

distribuzione interna alle categorie (è lo stock)

I flussi sono diversi, vediamo gli ingressi al lavoro dell’anno scorso, andiamo a

vedere le persone che sono entrate o uscite dal mercato del lavoro e che tipo di

lavoro hanno svolto, il risultato del flusso è diverso quello stock, si riducono i

contratti a tempo indeterminato ed aumentano i contratti atipici. (Nella prima

immagine la % dei lavoratori con contratti atipici è sottostimata, perché si

vanno a vedere tutte le generazioni).

Nella generazione dei nostri genitori, avevano più probabilità di avere un

contratto indeterminato, nella nostra generazione la probabilità è totalmente

diversa, c’è stato un cambiamento nel mercato del lavoro a partire dagli anni

90’ che ha cambiato in maniera significativa la distribuzione nel mercato del

lavoro, ci sono state delle riforme negli ultimi anni (Es il JobsAct), che sono

intervenute a modificare il quadro legislativo, le riforme le vediamo sui flussi,

ma facciamo più fatica a vedergli sugli stock, perché sugli stock incidono meno.

MODELLO ITALIANO DEL MERCATO DEL LAVORO

Penultimo paese in classica per quando riguarda la componente femminile

 del lavoro, anche se c’è un lieve miglioramento negli ultimi anni. L’ultimo

paese della classifica è Malta riguardo alla differenza tra tasso di

occupazione maschile e femminile (gender gap), invece la Grecia è ultima

per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile. In tutti due i casi

l’Italia è penultima.

La crisi economica ha peggiorato la situazione

 Altro elemento è la disoccupazione giovanile. Sia disoccupazione

 intellettuale che di fascia più bassa. Molto più alta rispetto a quella degli

adulti. La situazione dei giovani può essere molto diversa a seconda del

contesto sociale, culturale ed istituzionale in cui vivono.

Mercato del lavoro è penalizzante nei confronti di donne e giovani.

 male breadwinner,

(Idea del capofamiglia, modello se in passato l’uomo

aveva il reddito tutta la famiglia era assicurata.

Prima più importanza al capofamiglia, ora le famiglie si stanno scomponendo e

 questa importanza dell’uomo capofamiglia diminuisce. Tanti nuclei famigliari

fatti da una sola persona.

NEET

 Povertà in crescita e anche quella minorile in crescita

 Working-poor: persone che lavorano in maniera discontinua, che pur

 lavorando non riescono a mantenere un tenore di vita accettabile. Questo si

vede anche a San Francisco (è la città simbolo, l’affitto medio per un bilocale

è altissimo, un guadagno medio non basta, perché il costo della vita è

davvero alto). Crescita il fenomeno degli homeless (sia con lavoro che

senza).

Alcuni decidono di pagare l’abbonamento in palestra, e lavarsi li.

Molte proteste a San Francisco.

Sebbene con tendenze non sempre univoche nel corso dei decenni che, per

esempio, hanno visto crescere molto la presenza delle donne nel mercato del

lavoro, attualmente il tasso di occupazione di queste e quello dei giovani

continua ad essere più basso e quello di disoccupazione più elevato

rispetto alla maggior parte dei paesi.

Tre ricerche:

PRIMA RICERCA: lavoro atipico ed autonomia giovanile, l’insicurezza

lavorativa dei giovani

Autonomia abitativa: una delle forme di autonomia più studiata tra le forme

 di autonomia. In Italia i giovani escono di casa del genitori più tardi rispetto

agli altri paesi Europeri, anche perché non c’è un modello universitario fatto

di campus universitari. In Italia il modello dell’università è diverso, c’è l’idea

dell’università è periferica, non c’è la logica dello studente fuorisede, non ci

sono i campus dedicati. Questo anche perché ci sono tante università di

centri minori (all’estero ci sono poche grande università in grosse città

attrezzate per i campus), e spesso queste università hanno una qualità

minore rispetto a quelle delle grandi città. Questo sommato a che abbiamo

poche persone che fanno l’università comporta che i ragazzi escono di casa

molto tardi o non escono proprio. In generale si ritarda l’uscita di casa e poi

c’è il fenomeno recentissimo dei rientri a casa (dopo un periodo di uscita

iniziale magari subito dopo l’università o durante i primi lavori). Tutto ciò ha

affetti psicologici e sociologi molto forti.

Tempo fa l’uscita di casa era legata al matrimonio, oggi non è così ma sono

sempre più frequenti i ritorni. Dai noi tutto ciò è legato a vincoli strutturali,

non sono scelte personali dei giovani. La generazione dei nostri nonni era

quella che usciva di casa in conflitto, quella dei nostri genitori usciva ma con

rapporti pacifici e sereni, dalla nostra in giù si stanno creando delle

dinamiche tra genitori e figli anche un po’ morbosi.

L’uscita di casa non è solo più posticipata (come emergeva da precedenti

ricerche in Italia), ma è spostata molto in avanti ed è più “sognata” che

progettata.

Tutto è concentrato sul presente e l’autonomia assume una connotazione

limitata nello spazio e nel tempo, che non porta alla decisione di uscire dalla

famiglia di origine

Questo soprattutto accade per l’instabilità lavorativa (l’autonomia economica

si può perdere e riacquistare più volte). Il lavoro stabile ed un reddito sicuro

sono elementi ritenuti fondamentali per i giovani per poter compiere la

transizione verso la vita adulta. L’autonomia economica risulta fortemente

collegata alle irregolarità dei pagamenti e all’inadeguatezza del reddito, non

compensati da un adeguato sistema di Welfare e da un mancato accesso alla

disoccupazione (il risparmio per temporanee emergenze è possibile sono con

l’aiuto dei propri genitori). Tutto ciò porta ad una perdita sia dell’autonomia

abitativa, che economica.

Anche la famiglia spesso è protettiva nei confronti dei giovani, e ne rafforza

al contempo la dipendenza. Gli intervistati non si sentono emarginati e

continuano ad avere le stesse pratiche di consumo e stili di vita dei coetanei,

inoltre si sentono svantaggiati rispetto alla generazione precedente.

Si sentono esclusi e abbandonati (dalla politica, dal lavoro, dai ruoli adulti,

genitoriali ecc)

Tutte queste dinamiche creano percorsi che schiacciano l’orientamento

 temporale, rendono difficile la progettualità, in queste condizioni è più

difficile fare progetti, dobbiamo muoverci su un terreno che cambia in

continuazione, la reazione è fare strategie a breve, perché non si sa cosa

succederà nel tempo.

“L’intrappolamento lavorativo” ha forti conseguenze rispetto ai corsi di vita

degli individui (Il lavoro atipico spesso è diventato una “trappola”)

L’insicurezza lavorativa è vista sia da un punto di vista soggettivo (paura

di non trovare lavoro o perderlo) che oggettivo (difficoltà di entrare nel

mercato del lavoro)

SECONDA RICERCA: la permanenza nel mercato del lavoro degli adulti:

famiglia e lavoro nella transizione alla genitorialità

Ricerca sulle politiche di conciliazione. Ricerca che ha intervistato 17

 coppie genitoriali (in cui tutti e due lavorano, con salario dell’uomo

mediamente più alto, nella maggior parte dei casi con una laurea o

un’occupazione qualificata) prima della nascita del bambino e subito dopo

per capire che tipo di strategie e ipotesi di conciliazione avevano fatto prima

della nascita e dopo la nascita.

Spesso la nascita del primo figlio viene vista come un punto di svolta, intorno

al quale gli individui ridefiniscono priorità, preferenze e propri ruoli circa la

partecipazione e l’impegno del mercato del lavoro.

I risultati della ricerca permettono di capire come le scelte individuali poi si

modificano al confronto con i vincoli della struttura, ovvero prima si vedono

le loro aspettative e poi come si sono trovate davanti ai vincoli strutturali.

Con gli intervistati poi si misurano i gap tra il percorso che volevano

costruirsi e quello che poi hanno fatto realmente a seguito dei vissuti e dei

vincoli ce hanno incontrato.

Utilizzo scarso del congedo parentale da parte degli uomini, c’è l’idea diffusa

che il bambino abbia bisogno della madre nei primi anni di vita.

TERZA RICERCA: l’uscita del mercato del lavoro in Italia

Ricerca che riguarda l’uscita del mercato del lavoro, si sta discutendo ancora la

 riforma delle pensioni, i dati ci dicono che le donne a parità di titoli di studio

vanno in pensione più tardi rispetto agli uomini perché hanno avuto più

interruzioni lavorative, ci mettono di più ad accumulare i contributi per la

pensione, ecco perché in alcuni sistemi pensionistici si sceglie un’età minima

inferiore di pensionamento per le donne (ma sarebbe meglio intervenire sulla

maternità piuttosto che generalizzare, non tutte le donne hanno figli)

Donne vanno più tardi in pensione per interruzioni (per maternità o buchi dopo

 la maternità)

Al sud il pensionamento avviene più tardi, perché ci sono più discontinuità

 lavorative (ma ora la discontinuità è diventata la norma, per questo va

ripensato il sistema pensionistico, che invece è costruito sull’idea di percorsi

lavorativi lineari)

In passato si sono fatte molte politiche che puntavano al prepensionamento:

 secondo il principio “giovani dentro, vecchi fuori”, (fino al 1980) ma un

sistema di questo tipo non è in grado di reggere l’enorme spesa sociale,

soprattutto in seguito all’aumento della speranza di vita.

WELFARE STATE: come cambia

Distinzione tra: “Vecchi rischi” sociali e “nuovi”

rischi sociali

PRIMA (vecchi rischi sociali): Erano costruiti sulla struttura del

 mercato del lavoro che avevamo. Prima il rischio sociale nella società

industriale era non trovare lavoro oppure perderlo. Sistema di welfare

costruito di conseguenza era basato sul lavoro (tutela della

disoccupazione ad esempio, lo stato interveniva per proteggere a seguito

della perdita del lavoro).

Centralità della produzione industriale e manifatturiera (società

industriale)

I rischi sociali rimandavano a condizioni potenziali di bisogno che

possono emergere nel corso della vita delle persone, e che

risultavano centrali nell’ambito della società industriale. Tali bisogni

spaziano dalla vecchiaia, alla malattia, alla disoccupazione. C’era anche il

welfare universalista che proteggeva in ambito della salute e accesso

all’istruzione (copertura di tutti i bisogni base). Sistema di Welfare basato

in larga misura sul lavoro, la pensione era di chi aveva lavorato, infatti

pensioni di reversibilità

c’erano anche le : la donna muore dopo

(statistiche) e normalmente l’uomo ha lavorato tutta la vita, per questo

c’è questa pensione a favore della donna, dato che aveva lavorato solo

l’uomo. Alla morte di una persona, la pensione pur ridotta c’è per la

donna. Un modello sulla base del quale si sono costruiti i nostri bisogni di

protezione sociale.

Forte stabilità dei nuclei famigliari e centralità del modello men bread-

winner

Lavoro sicuro del capofamiglia maschio che garantiva un reddito per

tutto il nucleo famigliare, divisione stabile dei ruoli famigliari, garanzie di

protezione tramite il welfare

ADESSO (nuovi bisogni diversi): I “vecchi” rischi sociali continuano a

 persistere nelle società attuali post-industriali: tuttavia accanto ad essi, si

sono diffuse e sviluppate “nuove” forme di rischio sociale all’interno dei

corsi di vita delle persone.

I nuovi rischi sociali rimandano a condizioni potenziali di bisogno che

possono emergere nel corso della vita delle persone e che si sono

sviluppate a fronte dei profondi processi di mutamento a livello socio-

demografico e socio-economico caratterizzanti il passaggio dalla società

industriale a quella post-industriale es: (a partire da metà degli anni 70)

1. Conciliazione cura-lavoro (a fronte della diffusione di modelli

familiari dual-earner). Conseguenza della partecipazione femminile

al mercato del lavoro (o comunque aumento della propensione

delle donne a lavorare), indebolimento delle reti famigliari,

innalzamento dei livelli di scolarità, nuovi modelli famigliari più

fragili, diffusione di modelli dual-earner o con solo un adulto e un

minore

2. Bisogni di cura delle persone non autosufficienti (conseguente

all’allungamento della vita delle persone)

3. Rischi di intrappolamento in stati di disoccupazione lavorativa (a

fronte di obsolescenza nelle competenze professionali, innovazione

tecnologica, competizione internazionale)

4. Impieghi precari e a basso salario (contratti atipici vulnerabilità dei

profili con basse qualifiche, working poor)

5. Persistere dei vecchi rischi sociali, che si è scontrata tuttavia con

una minore crescita dei sistemi economici

6. Poche risorse finanziarie per soddisfare i nuovi bisogni e continuare

a fronteggiare quelli vecchi

Le strategie individuate sono 3:

Il cambiamento del welfare state: le interpretazioni

1. La resilienza: normalmente è capacità di adattarsi a situazioni di

contesto difficili, in maniera adattiva. Qua la resilienza è vista in

accezione negativa, ovvero indica la sostanziale inerzia e resistenza

del Welfare State a dinamiche di cambiamento, ovvero quando non

cambia a fronte di bisogni che cambiano. Questo è stato applicato

anche ai sindacati, hanno iscritti solo pensionati e quindi protestano

ad esempio per le pensioni, perché loro rappresentano i pensionati, e

non prendono in considerazione le esigenze e le problematiche dei

giovani. E’ una strategia di difesa a fronte dei bisogni a cui non si

riesce a far fronte.

Resistenza rispetto anche ai tentativi di taglio. Capacità di resistenza

ai cambiamenti e ai tagli, grazie ad una serie di meccanismi e processi

politico-istituzionali. Soprattutto perché i tagli generano malessere

sociale. Inoltre le decisione passate in tema di Welfare rendono

difficile introdurre ed implementare tagli radicali.

2. Il taglio (retrenchment): negli ultimi anni abbiamo assistito un calo

del Pil importante che ha comportato un calo delle risorse disponibili

dal Welfare State e si è tradotto in un taglio delle risorse disponibili

per tutti i servizi che passavano dal Welfare State. Tendenza alla

riduzione e contrazione del Wlfare State. I tagli ad esempio sono le

maggiori barriere all’accesso alle prestazioni, minore generosità delle

stesse. Una soluzione al taglio è stata quella di introdurre riforme con

periodi lunghi precedenti all’effettiva implementazione.

Inoltre alcuni studiosi hanno ipotizzato un taglio “nascosto” (policy

drift), attraverso forme di privatizzazione della copertura dei rischi

sociali. E’ frutto della progressiva incapacità (non volontà) di adeguare

il sistema di protezione sociale a profondi cambiamenti sociali

avvenuti nel corso del tempo.

3. Ricalibrazione (ricalibratura): si prende atto dei cambiamenti dei

bisogni e si fa uno spostamento delle risorse da settori e servizi che

non servono più verso settori e servizi emergenti, che rispondono ai

nuovi bisogni sociali. E’ la capacità del welfare di attuare cambiamenti

e riforme in risposta ai mutamenti socio-economici. E’ una strategia

adattiva dei sistemi di welfare.

Letteratura sul: Social investment

Il concetto di social investment rimanda ad una specifica prospettiva

interpretativa sul cambiamento del welfare state secondo cui la trasformazione

post-industriale e lo sviluppo di una società fondata sulla conoscenza rendono

cruciale l’investimento in capitale umano. E’ dentro l’approccio della

ricalibratura.

Il social investment riconosce come le politiche di welfare possano

trasformarsi in una potente leva di sostegno allo sviluppo economico, rendendo

maggiormente qualificata, adattabile e flessibile la forza lavoro. Il capitale

umano viene visto come un fattore chiave per la competitività, soprattutto con

il progressivo diffondersi dell’economia della conoscenza.

In questo quadro i sistemi di protezione sociale diventano centrali attraverso

politiche di investimento sui sistemi educativi, sula formazione continua per

evitare l’obsolescenza del capitale umano, sul supporto alla conciliazione

famiglia-lavoro. Questo permetterebbe a più persone di lavorare e questo

porterebbe ad un aumento della base fiscale e quindi una maggior sostenibilità

del sistema nel medio-lungo periodo.

Puntare sulle politiche attive del lavoro, favorendo l’inserimento degli individui

nel mercato del lavoro, attraverso servizi appositi di consulenza,

intermediazione domanda/offerta, sostegno ai percorsi individuali di

formazione, riqualificazione ecc.

La letteratura mette tuttavia in evidenza dei rischi associato al social

investmet: es. una maggior penalizzazione delle classi sociali operaie e

popolari derivante dall’implementazione di politiche di social investment, esiti

limitanti e contraddittori quando l’implementazione di queste politiche avviene

in contesti avversi dal punto di vista strutturale.

Cambia l’approccio alla prospettiva: mentre tradizionalmente il

 Welfare State è stato visto come costo, questa letterature dice di

rivedere i servizi sulla base del costo-beneficio. Se noi anticipiamo

l’offerta formativa per i bambini, riduciamo le disuguaglianze. L’asilo

nido per questa letteratura va visto come un investimento (quando i

bambini frequentano l’asilo nido questo viene visto come un fattore

che riduce le diseguaglianze, i primi anni di vita sono i più importanti

per la crescita, sviluppano delle risorse cognitive importanti, o anche

per problemi es traumi ecc = questo avviene abbastanza nelle scuole

elementari, perché permette a bambini appartenenti a famiglie diverse

di stare insieme e ridurre così le disuguaglianze, ma bisognerebbe

abbassare l’asticella), e non un servizio mentre le donne sono al lavoro

(visto in un’ottica di risposta ad un bisogno). Per questa letteratura

investire tanto sugli asili nido porterà a dei grossi benefici futuri, e ci

porterà a ridurre le spese che abbiamo dopo, perché li anticipiamo

meglio prima. E’ una prospettiva del tutto diversa: l’asilo nido non è un

costo per supplire ad un bisogno, ma è un investimento che crea dei

vantaggi nel futuro.

Critica: questo investimento è usufruito solo da famiglie che hanno la

 mamma che lavora, quindi andiamo a dare risorse a famiglie che

risorse le avevano già e andiamo implicitamente a toglierne a chi ne

ha di meno, questo ha avuto delle conseguenze nei dibattiti sui criteri

di accesso agli asili nido comunali. Criterio dibattuto: dare priorità o no

alle famiglie che hanno la mamma disoccupata (in questo modo

magari può avere la possibilità e il tempo di trovarsi lavoro, quindi

rispondiamo ad un nuovo bisogno), quindi a che bisogno rispondiamo?

Bisogna valutare che ci sono mamme disoccupate in difficoltà, e

mamme che non lavorano perché possono permetterselo, per le

seconde avere la possibilità di accesso all’asilo nido comunale sarebbe

molto importante. Si scontrano approcci valoriali, criteri di giudizio

diversi e culture diverse sulla scelta di questi criteri. Tutto ciò ha

ricadute sul sistema della nostra fiscalità molto importanti (impatto

economico molto importante).

20 anni fa quando ci sono stati i pirmi cali del Pil importanti, gli studiosi

 dicevano che si avrebbero fatto forti tagli al welfare, ma le forme di

resilienza sono state molto forti perché le Lobby di chi ha diritti sono

più forti e anche per dinamiche politiche. Le riforme creano tensioni

sociali, perché entrano i vigore subito e hanno subito gli effetti. Paesi

che hanno fatto la riforma pensionistica hanno messo in atto strategie

di questo tipo, ovvero hanno fatto entrare in vigore questa riforma ad

esempio 10 anni dopo, così non hanno creato delle tensioni sociali, ma

avevano le risorse per farlo. In Italia avevano urgenza di fare riforme,

che provocavano mancato consenso e questo faceva cadere i governi.

Paesi scandinavi hanno fatto social investment

 Europa mediterranea tagli ai vecchi bisogni, senza ricalibrare sui nuovi

 Il cambiamento nei principali sistemi di welfare

Diversità di soluzioni da parte dei vari paesi

Paesi scandinavi: hanno saputo meglio modulare una prospettiva di

 ricalibratura e di social investment

Area europea anglosassone ed Europa centro-orientale

: ( ): sono

 invece prevalse logiche di taglio e retrenchment

Paesi Europa continentale : hanno tentato processi di ricalibratura, in

 cui però i tagli alla copertura dei “vecchi” bisogni sono stati molto più

sostanziali di quanto avvenuto in Scandinavia

Paesi europa mediterranea : (in primis Italia, con la parziale eccezione

 della spagna) politiche di taglio nelle copertura ai vecchi bisogni (es vedi

pensioni), senza tuttavia interventi adeguati per coprire i “nuovi” rischi

sociali. Le altre forme di Welfare

Il Welfare State non è solo quello offerto dallo stato, non è l’unica fonte o

agenzia di produzione di welfare (o di benessere) per i cittadini.

I diversi modelli di Welfare e di regolamentazione del lavoro costruiscono

opportunità e vincoli all’interno dei quali gli individui modellano i loro

comportamenti rispetto all’entrata, alla permanenza e all’uscita dal mercato

del lavoro. Lo stato può agire direttamente (politiche del lavoro) o

indirettamente (attraverso politiche di welfare ed economiche)

Lo stato offre dei servizi di Welfare, che stanno diminuendo nel tempo per la

mancanza di fondi. Il servizio sanitario italiano è di qualità, ma si fa fatica ad

accedere. I servizi privai ti fanno accedere con più facilità. Per questo aumenta

il mercato nelle sue varie forme, ma non tutti possono permetterselo. Infatti c’è

stato un forte taglio delle spese dentistiche.

Alla funzione di creazione del welfare concorrono:

Mercato, in particolare il mercato del lavoro

 Famiglie: ci sono molte persone che stanno a casa, per i pochi servizi.

 La famiglia supplisce alle carenze dello stato. Sono incluse le reti di

solidarietà parentale allargate e le reti amicali

Associazioni intermedie (o formazioni sociali intermedie): in forte

 crescita le forme mutualistiche di vario tipo. Forme mutualistiche che

passano per esempi dal lavoro (es pago le visite perché mio marito ha

un’assicurazione sanitaria che mi permette di avere il rimborso), queste

forme sono sempre più diffuse nelle grande aziende. Si ragiona per

ottica di rete.

Si parla di “diamante del welfare”

I modo in cui si strutturano le relazioni formali ed informali che legano i quattro

vertici del diamante del welfare delinea un certo tipo di welfare mix, ovvero di

mix tra responsabilità pubbliche e responsabilità private nelle funzioni di

protezione sociale e redistribuzione di risorse e opportunità di vita.

Nel loro insieme, le fonti di benessere compongono il sistema o regime di

welfare

Incentivi per sostenere il Welfare nelle grandi aziende, ma manca quello per le

Pmi, per gli autonomi, er i freelance, per quelli che oggi lavorano e magari

domani no?

Si fa un po’ per rete, ma è tutto molto lento, è un tema emerso solo negli ultimi

anni. Es sperimentazione del comune di Milano, sta facendo sperimentazione

per i Freelance.

Fonti del benessere e criteri di regolazione e

allocazione

Ciascuna delle agenzie di benessere tende ad incorporare una specifica “forma

di integrazione tra economia e società”, ovvero tende a operare

prevalentemente secondo una specifica forma di regolazione (delle transazioni)

e allocazione (delle risorse).

STATO = redistribuzione

 FAMIGLIA = reciprocità

 MERCATO = scambio

 ASSOCIAZIONI INTERMEDIE = concertazione degli interessi organizzati

 Le “onde lunghe” di trasformazione del Welfare

Il mutamento nel tempo dei sistemi di welfare non coincide, secondo una

 presupposta traiettoria evoluzionistica, con l’espansione dei compiti dello

stato e il superamento del ruolo delle altre agenzie del benessere,

piuttosto procede tramite “onde lunghe” di trasformazioni che innescano

“cambiamenti strutturali” nell’intreccio tra tali diverse forme regolative.

Questo mutamento porta di volta in volta alla dominanza di una delle

 forme di regolamentazione sulle altre, definendo uno specifico “mix a

dominanza”

DOMINANZA: anche se il welfare è sempre più un mix tra le varie agenzie,

però in ogni sistema nazionale tende a prevalere uno sugli altri.

In Italia è universalistico (e funziona, apparte alcuni problemi), in altri paesi

questa assistenza non c’è. In altri paesi l’assistenza sanitaria pubblica non c’è

ad esempio in America (es Obama Care). In America c’è il mix dominanza

mercato, in Italia c’è il mix con dominanza dello Stato.

Welfare mix e terzo settore

A partire dagli anni 80, emerge una configurazione del welfare mix

 che introduce la separazione tra il finanziamento dei servizi di

natura sociale (in carico al pubblico), e la loro gestione e

erogazione ai cittadini (affidata ai fornitori privati, in particolare non

profit)

Da una logica di modello basato sulla domanda, ad una logica di modello

basato sull’offerta: ad esempio in Lombardia, il governo regionale ha usato il

modello del voucher per i servizi sociali (formazione, sanità e molti altri

aspetti). Do il voucher (la risorsa) e decide il cittadino dove utilizzarlo (ad

esempio per la formazione professionale). Questo modello ha presentato

vantaggi e qualche limite soprattutto per le fasce più deboli (hanno una minor

capacità di scegliere e valutare, questo diventa un ostacolo all’ottenimento dei

servizi, servono risorse aggiuntive ovvero capacità per scegliere). Questo ti da

le risorse per agire da sola, è una politica attiva.

Nel mercato del lavoro una politica attiva è dare dei soldi ai disoccupati a

condizione che fanno i corsi di formazione, provano di star cercando veramente

lavoro. (il sussidio di disoccupazione è una politica passiva)

30.11.2017

Le città e lo sviluppo: oscillazioni nella storia del

capitalismo

Ragioniamo sulle differenze territoriali

CITTA’ :

Quando abbiamo studiato Weber c’era un passaggio sulle città e sul ruolo delle

città nello sviluppo del capitalismo.

Le città sono sempre state un oggetto di ricerca.

Oggi c’è un dibattito acceso sul ruolo delle città.

Weber è il primo a mettere a fuoco la città e la cittadinanza danno impulso allo

spirito imprenditoriale, al commercio, all’artigianato, liberazione della forza

lavoro, alla nascita della borghesia imprenditoriale e alla liberazione del lavoro

della terrà, in questa prima fase del capitalismo la città viene vista come una

modalità di aggregazione e diventa un incentivo alla nascita della borghesia e

poi allo sviluppo del capitalismo. E’ un capitalismo ancora embrionale, con

caratteristiche legate ancora alla borghesia cittadina, forme di innovazione

tecnologica ancora agli inizi, non c’era grossa capacità organizzativa. E’ un

primo capitalismo che nasce dalle città.

C’è poi il capitalismo maturo, che è quello dell’industrializzazione (Già a partire

dall’inizio del 900) e quando si sviluppa l’industrializzazione (ideal tipo taylor-

fordista), succede che le città perdono di importanza, l’industria di massa

cresce e si sviluppa fuori delle città, l’industria è più autonoma.

Esempio: Milano qualche decennio fa (durante gli anni dello sviluppo

industriale) aveva un riferimento industriale fuori dalla città (Sesto

Sangiovanni) Questo accadde perché c’era bisogno di spazi, di un contesto che

non corrispondeva ai centri cittadini. Contribuisce anche la centralizzazione

delle funzioni dello Stato (declino delle città-stato)

Questo accadde per molte altre città, dove lo sviluppo industriale si ha al di

fuori dei centri cittadini, o nella prima periferia oppure in aree dedicate. (Es

Detroit).

In questi casi non è la città il motore dello sviluppo, ma era l’industria. E’

l’industria che paradossalmente crea degli aggregati (come esempio Sesto

Sangiovanni o Crespi d’Adda). Crespi D’adda è nata intorno all’Olivetti.

Capitalismo globalizzato. Cosa succede adesso?

Con l’industrializzazione la città perde peso (oltre al motivo che le industrie si

sviluppano al di fuori di esse), perde peso anche perché da più peso agli stati.

Stati-nazioni definiscono le regole, parte del sistema regolativo è centralizzato.

Sistemi regolativi che si accentrano a livello di stato, a livello nazionale.

Nel capitalismo globalizzato che ci caratterizza oggi, torna ad essere

importante la città. Perché c’è il crescere del settore dei servizi. I servizi stanno

tendenzialmente al centro, hanno bisogno di meno spazio, perché c’è bisogno

di metrature meno rilevanti (non servono le macchine). Simbolicamente viene

considerato prestigioso stare al centro, per cui la sede dei servizi di terziario

puntano a conquistare il centro delle città.

Le grandi imprese dipendono anche dalle economie esterne, come risorse

immateriali, formazione professionale e capitale umano (che per gran parte

sono prodotti dalle città). Crescita del settore dei servizi e della globalizzazione

intesa come intensificazione degli scambi commerciali internazionali e

integrazione dei mercati contribuiscono al rilancio delle città come luoghi in cui

si concentrano attività, funzioni, servizi che hanno capitale umano sempre più

qualificato e strutture per la loro formazione come università o centri di ricerca.

Le città diventano così incubatori di innovazione e crescita.

Se la manifattura prima era produzione in serie e servivano le grandi fabbriche,

oggi che andiamo verso la produzione digitale comporta che tutta la fase di

progettazione del prodotto è immateriale (digitale), la parte di produzione fisica

dell’oggetto a quel punto non ha più bisogno di essere accentrata (perché non

c’è più la produzione di massa), ad esempio è solo la stampa in 3D del prodotto

di cui abbiamo bisogno.

esempio

Ad a Barcellona stanno organizzando che in ogni quartiere ci sia un

centro di manifattura digitale, dove chiunque può andare e farsi progettare un

prodotto come lo si desidera (vado online a vedere un prodotto e poi lo

modifico in base alle mie esigenze), e poi ho la possibilità di stamparlo in un

centro di stampa 3D in uno dei vari quartieri della città. La fabbrica del futuro

sarà così. E’ un centro di manifattura digitale, dove io posso stampare qualsiasi

cosa di cui ho bisogno. La direzione in cui molte città stanno lavorando è

questa.

Capire come queste innovazioni hanno un impatto forte sulle città. Le

città cambiano completamente.

Esempio: agenzia del farmaco per cui Milano si era candidata: analisi per

decidere in che città stanziare questa agenzia. La decisione è basata sui

benefici (trasporti, università, capitale umano, risorse della città, università,

ricerca, formazione). Milano si è riqualificata, grazie anche all’Expo, è una città


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management per l'impresa (MILANO - ROMA)
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