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Umanesimo: cosa s'intende in senso storico?

Ci si riferisce a un movimento letterario sviluppato nel corso del XV secolo, anticipato dalla ricerca letteraria di Petrarca e Boccaccio che pone al proprio centro la riflessione sulla tradizione classica latina e greca. È il luogo in cui la cultura europea si appropria definitivamente e nuovamente delle radici classiche neolatine, dopo un lungo periodo nel quale la tradizione antica era stata sottoposta a un processo di deformazione che ne aveva stravolto la fisionomia.

La lettura dei classici

Quando diciamo questo si deve fare attenzione: la lettura dei classici latini non era scomparsa nel Medioevo; Cicerone e Virgilio erano ancora testi fondamentali. Ciò che cambia è il modo di leggere quei testi, non più subordinato alla necessità di rintracciare ciò che era conforme alla verità cristiana, ma spinti da una volontà di recuperare la tradizione classica nella sua autenticità e integralità storica.

Anche nel Medioevo i grandi testi continuano a essere letti, e molti intellettuali manifestano passione per il mondo antico (Giovanni di Salisbury) ma tendono a concentrare la loro attenzione su un canone ristretto di autori e a impostare la loro lettura secondo una prospettiva di carattere metastorico, con temi universali. Di qui la tendenza di leggere i grandi autori come se fossero contemporanei e la drastica riduzione del numero di autori considerati.

Il cambiamento apportato dagli umanisti

Con gli umanisti la situazione cambia: il mondo classico diventa oggetto di interesse in sé, indipendentemente dai contenuti e dalla materia delle opere. Il primo compito è quello di ampliare il perimetro di libri noti e circolanti. Allo stesso tempo si pone il problema della qualità delle testimonianze e dei testi: essi si accorgono che si sono accumulati una quantità di deformazioni ed errori che rendono difficile, se non impossibile, la comprensione dei tempi antichi. È necessario ripulire questi libri e questo spiega come la filologia acquisti il primato nell'umanesimo.

Filologia e umanesimo

Non esiste un solo umanesimo: presentando caratteri comuni esso tende a sfaccettarsi differentemente a seconda del luogo o dell'esigenza. È l'umanesimo filologico la punta di diamante, sotto ve ne sono di vari tipi. La filologia rappresenta l'avanguardia di questo fenomeno, perché coincide col centro del mondo umanistico, ossia la lettura attendibile del mondo antico. Essa è lo strumento per arrivare a questa appropriazione critica del mondo classico. Rispetto alla prospettiva morale e allegorica del Medioevo quindi si impone una prospettiva di tipo filologico.

Petrarca e l'inizio dell'umanesimo

Petrarca fu il primo a porsi con chiarezza e lucidità i problemi umanistici. Nella prima fase, tra il 1300 e il 1400, ossia nella fase pionieristica, il tema fondamentale è quello dell'ampliamento del canone degli autori noti. Per questo si tende verso la ricerca di testimonianze per questo allargamento. Su questo terreno appare evidente la funzione per le generazioni successive svolte da Petrarca.

Contributi di Petrarca

1304-1374, appassionato bibliografo, collezionista di testi, visse metà della sua vita fuori d'Italia, viaggiando molto. Questa sua tendenza di spostamento lo mette nella condizione di visitare molteplici conventi e conoscere molti eruditi dell'epoca. Riesce quindi facilmente a rimettere in circolazione molti testi perduti.

Scoperta dell'epistolario ciceroniano

Nel 1345, a Roma, viene rinvenuta la metà dell'epistolario ciceroniano ad Attico. Esse consentono di ricostruire con precisione le vicende della vita di Cicerone. Petrarca si rese conto che Cicerone non era quel gran uomo che si era immaginato: era un semplice uomo che nella sua attività politica si era coinvolto in vicende non molto chiare, pieno di lati oscuri. Fondamentale fu che le epistole servirono a Petrarca per il genere dell'epistolografia: il genere epistolare svolge ruolo di primo piano; non solo per Petrarca ma anche in generazioni successive verrà considerato.

La cultura umanistica è cultura del dialogo intellettuale, culturale, morale. Quando gli umanisti riscoprono un autore sconosciuto in lettura solitaria capiscono che non aveva potuto uscire in quanto non avrebbe avuto utilità culturale. Con Petrarca cambia tutto: il ritrovamento viene comunicato attraverso le epistole. I classici cominciano a circolare, essenzialmente tramite le copie e il genere epistolare. Sono piccoli saggi di carattere morale, filologico, erudito. Da questo punto di vista la scoperta dell'epistolario ciceroniano fornisce a Petrarca un modello per le sue epistole che fino ad allora mai aveva pensato a raccogliere: esse danno l'idea di una grande raccolta epistolare.

Il Virgilio Ambrosiano

Virgilio Ambrosiano: conservato a Milano alla biblioteca Ambrosiana, facente parte in precedenza della biblioteca privata di Petrarca (sparsa alla sua morte dai signori di Padova, assorbiti in seguito dai Visconti di Milano, a loro volta caduti a causa dei francesi...di qui la dispersione europea). Il Virgilio ambrosiano appartiene agli anni della giovinezza di Petrarca, messo insieme con suo padre nel 1326. Questo libro, alla morte del padre, viene sottratto e recuperato solo nel 1338, e per festeggiare l'avvenimento il poeta lo fece decorare da Simone Martini, secondo solo a Giotto. Negli anni successivi continua a modificarlo, annotarlo e ampliandolo al fine di studio.

Arriva a 2500 annotazioni che documentano il lungo studio dei testi di Virgilio da parte di Petrarca. Vedi fogli: Virgilio ambrosiano contiene anche testi minori, il nucleo è costituito dal corpus e dalle note accompagnate dal commento di Servio. 279 fogli preceduti da un paio di fogli di guardia, lasciati bianchi o usati per annotazioni di carattere personale. Sul secondo di questi fogli (foglio 1) di guardia Petrarca nel 1338 fa inserire a Martini la miniatura riprodotta nella scheda, che rappresenta un'allegoria virgiliana contenuta nel manoscritto. Essa riassume tutto il contenuto dell'ambrosiano. Foglio 2: numerazione del foglio in retto e verso. Due colonne: a dx il testo di Virgilio; ardeba(t) errore del copista, italiano per questo errore, scrivendo il verbo latino in italiano. Breve rubrica alla fine della pagina alla II bucolica. A sx il commento di Servio. Nello spazio tra le colonne vi sono annotazioni microscopiche, sono le postille di Petrarca che documentano il lungo studio del poeta. È attenzione filologica al testo.

Le annotazioni personali di Petrarca

Le prime due carte del Virgilio ambrosiano sarebbero bianche se Petrarca non le avesse utilizzate: si tratta di annotazioni di carattere personale e non di studio, si tratta di note obituarie, cioè di note in cui Petrarca registra la scomparsa di persone a lui care, amici, del figlio Giovanni nella peste del 1361. Una in particolare: 1348, Petrarca registra la morte di Laura, la figura resa celebre nel Canzoniere. Foglio 3: note in latino, aspetto importante nell'umanesimo.

Umanesimo e lingua latina

Con Petrarca comincia un periodo letterario comunicativo col latino, è continuità con la tradizione di Dante. Parte con queste premesse lo scambio tra Dante e Giovanni de Virgilio: esso loda Dante per la grandezza di concezione e significato per la profondità della Commedia, ma rammaricando si del fatto che non l'abbia scritto in latino. Dante si giustifica: richiama in vita il genere scomparso della bucolica, scrivendola in latino per argomentare la sua scelta. Giovanni scrive a sua volta un'altra ecloga, ancora una volta risposta da Dante qualche mese prima di morire (1321). Quindi persino Dante aveva colto le avvisaglie dell'umanesimo, privilegiando il latino come letteratura alta.

La scelta del latino in Petrarca

La scelta del latino in Petrarca è così integrale che le sue annotazioni personali sono sempre in latino. Petrarca comunica come è venuto a sapere la morte di Laura. In latino il nome della donna è Laurea, sottolineando il legame fondamentale tra Laura e la corona di alloro, simbolo di poetica, accennando al mito di Dafne, fanciulla amata da Apollo che respinge l'amore del dio, trasformandosi in alloro. Collega Laura quindi a Dafne e alla gloria poetica di cui l'alloro è simbolo. Molti studiosi sostengono che Laura non sia mai esistita, e quindi renderebbe vago il senso.

6 aprile 1348, Avignone, data e luogo della morte di Laura. Descrive appunto che ella muore alla prima luce del giorno, che viene sottratta appunto dall'avvenimento. Petrarca però non sa che Laura è morta, in quanto in quel momento era a Verona. Petrarca vede Laura per la prima volta nel 1326, il 6 aprile: è una precisione maniacale, coincide il giorno, il mese e l'ora. A una prima lettura esso ci da un dato storico importante: il valore simbolico prevale su quello storico, 6 aprile: il 6 è numero simbolico di Laura nel Canzoniere, di qui la scelta del numero poco casuale. Come per Beatrice in Dante col 9, così Laura è costruita sulla simbologia del 6. Inoltre correva in quell'anno il venerdì santo a quella data, di qui un tono di sacralità.

La morte di Laura

1348: Laura morirebbe a causa della peste nera descritta da Boccaccio nel Decameron. Petrarca viene a sapere della morte di Laura un mese dopo. La notizia lo raggiunse a Parma per mezzo di una lettera inviata da un amico, Ludovico. Anche in questo caso Petrarca è precisissimo nel descrivere la data e i fatti: Ludwig van Kempen, musicista olandese dell'epoca e un mese dall'avvenimento. Il corpo fu deposto il giorno stesso della morte verso sera.

Vi è confronto corpo-anima: corpo castissimo sepolto nel convento francescano. Accostamento Laura-storia antica con Scipione Africano. Segue una riflessione morale di notevole interesse, alla base del Canzoniere: esso è un libro, una raccolta che l'autore ha meticolosamente studiato nella sua struttura complessiva. Le poesie sono predisposte secondo un disegno/struttura pensata e studiata dall'autore: per spiegare, le rime di Dante sono state raccolte dagli studiosi moderni, e non da Dante stesso. Di fatto non sono una raccolta. Nel canzoniere l'ordine è deciso da Petrarca in un progetto ideologicamente definito. Il progetto non è raccontare la storia dell'amore per Laura ma la vicenda del superamento di quella vicenda amorosa, arrivando a dio. 366 componimenti, uno per ogni giorno dell'anno (doppio 6, non a caso). Vi è sconfessione della storia amorosa con Laura, definita un errore giovanile, conclusosi con una lode alla vergine Maria che attribuisce al libro un valore morale e religioso.

Il Canzoniere di Petrarca

Il canzoniere è articolato in due parti: 263 composizioni sono le rime in vita di Laura, al 366 le rime in morte. Questa composizione ricalca i dati cronologici sulla postilla dell'ambrosiano. I Canzoniere inizia nel 6 aprile del 1327 con l'incontro con Laura. La seconda parte inizia con la morte di Laura. Questa ha il valore di un punto di vista dal quale bisogna leggere l'intera storia. Vi è senso di caducità delle cose terrene, di qui la necessità di staccarsi dal mondo terreno. Una di queste catene è Laura col suo amore. Se si vuole aspirare a qualcosa di duraturo ed eterno bisogna liberarsi del suo amore.

Ciò è alla base delle considerazioni che concludono la nota obituaria. Considerazioni: Petrarca scrive che "gli è sembrato opportuno scrivere a memoria del doloroso evento, in particolare sulle pagine di questo libro, su cui ricadono gli occhi, pensando che non ci sia nulla che possa piacergli. Io sia ammonito, che sia il tempo di spezzare il laccio duraturo da questa Babilonia. Con l'aiuto della grazia di dio sarà facile per chi come me è abituato a riflettere sul tempo passato e sulle vane speranze e sui tempi che derivano da queste." Amaram dulcedine, amara dolcezza nella rievocazione della passione amorosa, amarezza dell'evento doloroso che ha colpito anche Laura. Questo ossimoro è caratteristico in Petrarca: il dolce amaro ricorre molto spesso nel Canzoniere.

Il legame per Laura è la catena più forte: la sua morte ha spezzato la catena che lo legava al mondo, di qui il fatto che in questa vita non vi sia niente che lo leghi alla terra. È il punto di svolta. Amarezza legata alla morte, la dolcezza il ricordo del tempo passato: essa diventa amara con la consapevolezza che Laura è morta. Questo concetto di amara dolcezza è usato in molti ambiti, quali la non corrispondenza amorosa, modificato di volta in volta a seconda dell'occasione.

Incipit al Canzoniere

Sonetto proemiale, palinodia o sconfessione della passione per Laura. Petrarca ci dice qui come ha spezzato la catena, all'interno di una cornice morale e di religiosità. È tutto all'insegna del pentimento, di sconfessione. La passione amorosa viene descritta come errore giovanile. Errore con molteplici significati ma specialmente errare senza una meta. A suo modo il sonetto assomiglia all'inizio della Commedia: in entrambi vi è smarrimento. È un andar fuori dalla retta via l'amore per Laura. Tutta la sua giovinezza altro non è che vaneggiare, ossia la vergogna che egli prova, il cui modo di uscire è il pentimento.

A fronte con l'ambrosiano troviamo molte similitudini, come le vane speranze, come curas supervaquas corrispondenti al vano dolore, e così via. Gli exitus, i risultati, sono sempre diversi da come li avevamo programmati e spesso si risolvono nella vergogna. Nella postilla dell'ambrosiano quindi troviamo la prima idea di quella che sarà l'impianto semantico e simbolico del canzoniere.

Il manoscritto di Livio

Altro monumento librario è il manoscritto di Livio Ab Urbe Condita, da cui la postilla di Petrarca su di esso, custodita a Londra. Esso è appartenuto a Robet Harley, conte del Galles nel XVIII secolo, possedente una grande collezione libraria passata alla British Library.

Opere latine di Petrarca

L'umanesimo privilegia il latino e il primo a usarlo è Petrarca. La gran parte della sua opera è in latino (In volgare solo il Canzoniere e i Trionfi, tentativo di misurarsi con Dante). Se usciamo dal genere lirico di Dante e dal genere di intrattenimento, abbiamo le opere latine umanistiche di Petrarca, il circa 95% dei suoi scritti. Per questo egli è fondatore del movimento letterario, nobilita la lingua degli antichi. Per circa due secoli il paradigma umanistico terrà piede in Italia fino alla sua esplosione in Europa, contemporanea alla sua decadenza in patria.

Epistolari: espressione del dibattito intellettuale

Spiccano due grandi raccolte che comprendono il grosso: le Familiares, di 350 epistole suddivise in 24 libri che comprendono le lettere dagli anni della sua giovinezza fino al 1361 circa (data scelta a causa della morte di Van Kempen, a cui le Familiares sono dedicate). Esse non comprendono tutte le lettere che scrisse negli anni, comprendono una scelta molto più vasta. In questo caso quando Petrarca, stimolato da Cicerone, decide di raccogliere le sue lettere, lo fa con una struttura più complessa, esse altro non sono che un libro fatto da epistole che gli servono per fare un discorso da proporre ai lettori, spesso modificandone particolari del contenuto per far si che vengano comprese. Raccoglie anche le lettere originali, non solo quelle copiate, talvolta modificate a seconda del caso cui lo richiedesse. L'intenzione è ideologico morale ben definita. Quando Petrarca ci riferisce di qualcosa di spiacevole nella sua vita lo fa con intento morale verso il lettore. Le lettere sono rivolte agli scrittori latini: intraprende un dialogo a tu per tu con autori morti, come se fossero ancora in vita. Il mondo antico è di fronte a noi e noi dialoghiamo con esso.

Seniles: 1361-1374

Epistole della vecchiaia, 125 suddivise in 17 libri, più un'epistola isolata che doveva costituire il 18esimo libro ma che rimase incompiuta. In essa vi è un ritratto di sé, composto da un'immagine idealizzante creata tracciando tutto il suo epistolario. Dal romanticismo si impone all'autore la sincerità, cosa assolutamente rigettata dagli antichi, in quanto non tutto ha valore morale. E così fa pure Petrarca.

Sine nomine

Ossia senza nome, del destinatario. 19 epistole, scritte negli anni delle Familiares e che Petrarca non include nella raccolta epistolare per prudenza: sono polemiche di argomento politico anti avignonese, ossia sulla corruzione papale durante il periodo della Cattività avignonese (quando la sede della Chiesa era ad Avignone e non a Roma). Nel corso degli anni Petrarca fino al 1353 vive ad Avignone: qui al rientro in Italia prova avversione e disgusto verso la chiesa e verso la corruzione insita in essa.

Nicola di Rienzo

Altro grande tema è legato a Nicola di Rienzo, tribuno che a metà del 1300 tentò di far rivivere la repubblica romana. Roma era in crisi: Colonna, Orsini e altri si massacravano per il potere. Nicola si auto proclama tribuno della plebe e cerca di riportare l'antica repubblica. Petrarca a sua volta si appassiona di questo personaggio, cerca di difendersi presso il papa quando Nicola andrà incontro ai processi della Chiesa.

Varie o extravaganti

76 epistole scartate al momento della composizione degli epistolari. Lettere trovate da studiosi moderni, che erano state scartate dal poeta.

Poesia

È una raccolta di epistole in versi, 66 epistole suddivise in 3 libri, secondo il modello delle epistole di Orazio. Si congiungono da un lato l'esercizio di Petrarca e la poesia classica. Opera più ambiziosa è l' Africa, poema epico in esametri sul tema della seconda guerra Punica, opera concepita nel 1338-9, negli anni della sua giovinezza, culminati con la sua incoronazione con l'alloro, prima della crisi degli anni '40-50. L'Africa riunisce in sé due delle figure fondamentali della letteratura latina nella prospettiva di Petrarca, Virgilio e Tito Livio. Idea di base è riproporre il modello del grande poema.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessio28 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana nei secoli XII-XVI e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Bettinzoli Attilio.
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