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Agnès Fine

Scritture femminili come riti di passaggio

In: Scritture di donne. Uno sguardo europeo. A cura di A.Iuso, Biblioteca città

di Arezzo, Protagon editori toscani, 1999.

Si sa ormai che le donne hanno fatto della scrittura domestica il loro territorio

privilegiato.(1) Questa scrittura “ordinaria” prende delle forme specifiche: il diario

intimo, le lettere d’amore e le partecipazioni nuziali, gli album di nascita, i ricordi e

le memorie familiari... Ora - e qui siamo di fronte a un fatto importante che resiste

alle più comuni analisi della scrittura femminile come categoria in sé -, salvo

eccezioni, ognuna di queste scritture esclude la precedente, come se dovessero

esprimere tempi distinti, addirittura antagonistici, contrassegnati da passaggi

essenziali. Ognuno di questi definisce, è la mia ipotesi, le diverse tappe della

costruzione dell’identità sociale delle donne. E’ ciò che emerge dalle ricerche

collettive condotte dal Centre d’Anthropologie di Toulouse pubblicate nel 1993 in

Ecritures Ordinaries, libro curato da Daniel Fabre (2). Da allora altri studi hanno

approfondito alcuni aspetti di queste scritture femminili, e permettono oggi questo

tentativo di sintesi. La finalità di queste ricerche è - affrontando tutte le pratiche di

scrittura senza aprioristiche gerarchizzazioni, e osservandole con minuzia etnografica

- mettere in evidenza la complessità costantemente rinnovata dei significati legati

all’atto dello scrivere, anche in società come la nostra che sembrano vivere in un

flusso indifferenziato di scrittura.

RAGAZZE

L’età dell’adolescenza sembra, oggi, l’età della scrittura. Che tengano diari intimi,

antologie di citazioni, quaderni di testo decorati, “quaderni dell’amicizia” o, più

semplicemente, che scrivano lettere, le ragazze di tutti gli ambienti sociali si

trasformano, per un tempo più o meno lungo, in appassionate della scrittura. Certo,

nella misura in cui è diventato un quasi-genere letterario, il diario intimo femminile

tende ad occupare qui tutto lo spazio, ma sembra mostrare le sue vere proporzioni,

acquisire le sue caratteristiche soltanto quando è messo in relazione con tutte le altre

pratiche di scrittura giovanile. Possiamo organizzarle in funzione della natura

dell’interlocutore: se il diario pretende di essere concentrato solo sul soggetto della

scrittura - al punto che l’oggetto stesso diventa l’altro a cui ci si rivolge (caro

quaderno, caro diario...) -, altre formule implicano la costituzione di un duo, o di un

gruppo ristretto, la cui scrittura manifesta le affinità elettive. Infine, a volte è

scrivendo ad un fittizio sconosciuto - solitariamente o collettivamente - che le

adolescenti si definiscono e si espongono per iscritto. Se gli interlocutori cambiano -

dal diario stesso all’eroe della soap opera, passando per l’amica del cuore - la posta in

gioco resta identica, ed è ciò che fa problema: come scoprire, attraverso la scrittura, la

1

propria differenza? Perché questa è la possibilità che, da quasi due secoli, la società

moderna offre, in maniera più o meno insistente, alle sue ragazze.

Un diario per sé

Philippe Lejeune ha mostrato come il diario intimo si impone fra le ragazze di

ambienti nobili e borghesi soprattutto nella seconda metà del XIX secolo.(3)

Stabilisce un rapporto fra il diarismo e lo sviluppo dell’insegnamento secondario

femminile, laddove la scolarizzazione obbligatoria fino ai sedici anni ha proba-

bilmente accelerato il movimento.(4) Le inchieste attuali sembrano dargli ragione,

perché si tratta di una pratica oggi molto generalizzata in tutti gli ambienti sociali. Nel

1992 Jean-Pierre Albert ha condotto un’inchiesta nel mondo liceale tolosano fra i

giovani, i loro genitori e i loro conoscenti: l’80% delle ragazze e il 27% dei ragazzi

tenevano un diario.(5) Si tratta dunque di una pratica diffusissima, e soprattutto

femminile, che ha toccato anche le sorelle maggiori e le madri di queste liceali (delle

donne intervistate, il 57% di quelle al di sotto dei trent’anni e il 30% di quelle oltre i

cinquanta dichiaravano di averne tenuto uno durante la loro adolescenza), il che

prova che è aumentata nell’ultima generazione. Si tratta di una scrittura che si fa da

ragazzine - fra i dieci e i quattordici anni - poiché oltre i due terzi delle donne di

vent’anni e quasi il 60% delle ragazze fra i diciassette e i diciotto dichiaravano di

averla già abbandonata.

Il diario intimo di ragazza sembra essere dunque oggi una vera e propria istituzione,

come dimostra del resto la storia dell’oggetto stesso, che è uno dei regali privilegiati

di quest’età (il 56% delle ragazze dell’inchiesta ne possiede uno, contro il 16% dei

ragazzi), assieme alla carta da lettere, ai profumi e ai cosmetici. Questi regali sono

insieme espressione e prescrizione di un’identità femminile giovanile fondata,

secondo J.-P. Albert, sull’educazione ad un’attenzione verso se stessi, sullo sviluppo

di una vita interiore contrassegnata dalla cultura del sentimento e da un senso estetico

che si cerca di soddisfare altrimenti coi corsi di danza o con le lezioni di piano. Si

tratta di sviluppare nella ragazza l’incorporazione di valori artistici o, almeno, di

favorire un certo contegno, una sorta di grazia e una predisposizione a “sentire”.

Teoricamente il diario intimo non ha destinatario, ma il carattere segreto della

scrittura, mostrato dal piccolo lucchetto che fa parte dell’oggetto stesso, afferma un

segreto dell’identità i cui destinatari sono chiaramente i genitori. Tenere il proprio

diario è per un’adolescente una maniera chiara di affermare la costituzione del suo io,

la propria alterità.

L’amica del cuore

Questa scrittura solitaria si accompagna ad un’intensa corrispondenza fra amiche, in

particolare fra compagne di classe. L’inchiesta di Dominique Blanc fra le liceali

tolosane rivela l’importanza dei “quaderni dell’amicizia”. (6) Due compagne di classe

2

si scelgono per scriversi un quaderno che si regaleranno a vicenda quando sarà finito.

Sono quaderni sgargianti, decorati con pennarelli di tutti i colori, fatti di ritagli e di

collage di foto pubblicitarie, foto delle star maschili del cinema e della canzone, di

disegni e, infine, di scritture. Per far conoscenza con l’altra, ogni ragazza fa una

presentazione di se stessa scrivendo i suoi stati d’animo, e l’argomento più vivo sono

ovviamente i sogni amorosi delle due adolescenti. Al di sopra dei collage di foto delle

star ci sono i nomi di alcuni ragazzi della classe, si parla del moroso dell’una e di

quello dell’altra, anche se questi ultimi ignorano il più delle volte di essere oggetti

d’amore e di addii; come scrive graziosamente D. Blanc, si tratta di “amori di carta

fra due amiche di penna”. Il quaderno si rivolge momentaneamente a colei che scrive

e a colei cui sarà regalato. A quest’amica si “presta la penna” scrivendo dichiarazioni

d’amore o poesie indirizzate al suo innamorato, per esprimere ciò che si crede essere i

suoi sentimenti. Da qui un’ambiguità costante del soggetto dell’enunciazione,

ambiguità rinforzata dai termini dell’indirizzo sentimentale che l’una presta all’altra.

Scrivere un “amore mio” infervorato alla propria compagna di classe non è forse

giocare con ironia sul linguaggio amoroso e sull’identità del proprio destinatario?

Alla scrittura solitaria di questi quaderni dell’amicizia a destinatario unico si

aggiunge fra le liceali un’altra forma di scrittura, più collettiva, quella del diario

scolastico, sviato con gioia dalla sua funzione primaria. Le pagine delle settimane già

trascorse sono ricoperte di collage, foto di star, canzoni, barzellette, aforismi i cui

temi generali sono sempre l’amicizia e l’amore. Il gioco consiste nel farlo circolare

fra le amiche più care, e ognuna apporta il suo sguardo personale sui membri del

gruppo, in modo che ogni diario divenga un vero e proprio diario di classe. A volte i

ragazzi riescono a captarlo e ci scrivono qualcosa anche loro: la loro firma e qualche

oscenità. Notiamo bene che il diario è per le adolescenti l’occasione di creare una

sorta di logo personale che sarà apposto anche in altri luoghi, una vera e propria firma

riconosciuta da tutti gli amici. D. Blanc analizza le condizioni concrete dello scrivere

femminile a quest’età, in particolare le corrispondenze ricercate fra i colori dei

pennarelli, il loro odore inebriante, quello della colla, la musica... Insomma tutto un

gioco sulle sensazioni e sulle emozioni, come se la scrittura dei sentimenti dovesse

sollecitare tutto il corpo e tutti i sensi.

La corrispondenza con l’ignoto

Fuori dalla scuola le ragazze trovano ancora altri destinatari cui indirizzare le proprie

scritture. Sono loro a costituire la maggioranza delle corrispondenti delle presentatrici

televisive o dei giornalisti delle riviste per giovani. Anna Iuso ha analizzato un corpus

di circa 300 lettere indirizzate nella primavera del 1991 alla presentatrice di una soap

opera, Beautiful, diffusa ogni giorno della settimana per una ventina di minuti circa

(7). Si tratta di una di queste saghe familiari piene di sentimenti, amori, odi, conflitti e

rotture seguite con passione da milioni di telespettatori. Alla fine della trasmissione

c’era l’angolo della posta, durante il quale la presentatrice rispondeva a coloro che le

avevano scritto. Era un momento molto atteso. Ognuno, o meglio ognuna, aspettava

che si facesse il suo nome, sperando nelle risposte riguardanti, per esempio,

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l’indirizzo del proprio attore preferito, quale fosse il suo hobby, ecc.. Mentre fra

questi liceali la trasmissione televisiva della soap opera attira tanto maschi che

femmine, fra gli autori delle lettere sono le ragazze a costituire la stragrande

maggioranza (su 287 lettere, soltanto 18 provengono da uomini). Quelle delle

preadolescenti, fra gli otto e i quattordici anni, hanno un contenuto molto limitato:

una stereotipata presentazione di sé accompagnata da una richiesta di foto

autografata. Quelle delle ragazze fra i quindici e i diciotto anni, invece, sono più

personalizzate. Per le più giovani ciò che conta è il fatto stesso di scrivere, di avere

accesso ad una pratica di adulti, di affermare un io sociale femminile che esce dal

mondo chiuso della famiglia, della scuola o del corso di danza. Per le più grandi

invece la corrispondenza è allo stesso tempo strumento di conoscenza di sé e

apprendimento delle modalità specifiche dell’arte epistolare, in particolare della

maniera di stabilire un rapporto di tipo negoziativo per abolire la distanza con la

sconosciuta, di reiterare l’urgenza della richiesta e di acquisire il diritto alla risposta.

Questa scrittura appare come un mezzo privilegiato di sperimentazione e di

legittimazione del linguaggio amoroso. La presentatrice è posta come la mediatrice di

una ricerca sentimentale che, non avendo ancora un oggetto definito, può fissarsi

sulla figura ideale di attori o di cantanti sui quali le ragazze possono proiettare i

propri sogni. Come scrive A. Iuso, “questi amori utopici per eccellenza non possono

esistere che in questa scrittura utopica che è la corrispondenza con l’ignoto”.

Diario intimo, quaderni dell’amicizia, corrispondenze con l’ignoto: queste tre

scritture si distinguono per alcune sfumature. La prima, segreta e più malinconica, è

concentrata sull’attenzione a se stessi; la seconda, più ludica, gioca sulla creazione di

un universo di riferimenti comuni che fonda la complicità con una o più compagne,

mentre la terza, ludica anch’essa, gioca sulla distanza col destinatario che autorizza

una forma espressiva più libera. Tutte e tre sono però scritture dell’attesa, il luogo

d’espressione dei sogni amorosi, degli amori di carta o di immagini, in cui le parole

permettono un gioco costante fra presenza e distanza dell’oggetto d’amore. Gli attori

e le star della canzone - figure moderne del principe azzurro bello, buono, sensibile,

intelligente, comprensivo sono posti ad una distanza massima. Come nota con finezza

A. Iuso, quando più ragazze scrivono insieme del loro amore per lo stesso attore,

riconoscono la distanza che esiste fra loro e l’oggetto dei loro amori utopici ma, allo

stesso tempo, chiedendo una foto autografata, esprimono il desiderio di un contatto

personale, per quanto tenue esso possa essere. Più vicini a loro, i compagni di classe,

coi quali pure scambiano sguardi e parole, sono ridotti il più delle volte a semplici

nomi sui quaderni. La presenza che scatena le passioni più vive è piuttosto quella,

così prossima, dell’amica del cuore con la quale si condivide il sogno di un ragazzo

lontano. D. Blanc racconta di una rottura fra due ragazze di tredici e quattordici anni

la cui drammatica violenza commuove tutti coloro che sono loro intorno, inclusi i

genitori e gli insegnanti (8). Una di loro esige, per iscritto, che tutte le sue lettere e i

suoi regali le siano restituiti per poterli bruciare, con un odio commisurato

all’intensità del passato amore. Amiche del cuore, amiche di penna, amiche

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lontane come la presentatrice di Beautiful il gioco della presenza dell’oggetto del

proprio amore si sovrappone, come si vede, ad un gioco sul sesso della persona

amata.

FIDANZATE E SPOSE

Tutte queste scritture sono espressione di un “io delle signorine” intento ad

attendere, sognare e sentire le emozioni dell’incontro fatidico con “l’uomo della

propria vita”. Scritture che del resto finiscono solo con l’incontro dell’amore reale. Il

diario intimo viene abbandonato, il più delle volte distrutto, bruciato o anche buttato

nella spazzatura, mentre la scrittura dei quaderni dell’amicizia termina con la scuola.

Dopo i diciotto anni anche la corrispondenza con l’ignoto si fa molto più rara, e

quando perdura manifesta la consapevolezza del carattere infantile di un universo che

si sa di dover abbandonare. Di modo che la nuova scrittura, la corrispondenza

amorosa, è vissuta in una discontinuità che viene assunta assieme a tutte quelle che

l’hanno preceduta. Non diremo molto sulle lettere d’amore, se non che inaugurano un

nuovo tempo, altamente valorizzato, quello della coppia preludio al matrimonio e

-

alla maternità al quale si ancora fortemente l’identità femminile. La scrittura delle

-

partecipazioni di nozze è del resto il segno manifesto del pieno padroneggiamento di

questa nuova identità, come mostra bene l’analisi di Stéphane Do Van (9). Oggi sono

quasi esclusivamente le donne ad occuparsi della loro realizzazione concreta, tanto

nella scelta del supporto che nella redazione del contenuto. Vi si gioca la loro identità

di figlie (di tal padre o di tale madre, scelta particolarmente cruciale per coloro che

appartengono a famiglie ricompos

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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