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Medicina interna: scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco è definito come incapacità del cuore ad adeguare la portata cardiaca alle richieste metaboliche dell'organismo, senza aumentare le pressioni di riempimento ventricolari. È la complicanza finale di molte cardiopatie come la cardiopatia ischemica, la cardiopatia valvolare, la cardiopatia ipertensiva, le patologie del miocardio, ecc. In caso di scompenso, il cuore perde la sua capacità funzionale, cioè la sua capacità di pompare sangue verso la periferia.

Il compito fisiologico del cuore è quello di pompare sangue a tutto l'organismo ed il parametro che definisce tale funzione è la "portata cardiaca", che è la quantità di sangue espressa in litri che il cuore pompa alla periferia in un minuto (in genere è pari a 5 l/min a riposo). Nello scompenso cardiaco la portata si riduce progressivamente e può arrivare anche a 2 l/min a riposo ed in questo caso il paziente è costretto a restare a letto immobile perché il cuore non riesce più ad adeguare la portata cardiaca alle richieste aumentate dell'organismo in caso di sforzo anche minimo.

Lo scompenso cardiaco a lungo andare, oltre a determinare una bassa portata cardiaca, comporta anche congestione polmonare e congestione venosa sistemica: la parte del cuore che supporta la circolazione periferica è la sinistra, quindi il circolo periferico è il primo a risentirne in caso di scompenso. Man mano che si riduce la portata cardiaca ed aumenta la pressione nel circolo sistemico per garantire afflusso di sangue a tutto l'organismo, ne risente anche il cuore di destra (congestiona anche il circolo polmonare con dispnea, cianosi e rantoli). Anche il cuore destro a questo punto aumenta il suo lavoro, si dilata, si ipertrofizza e con esso anche le vene che affluiscono all'atrio di destra (giugulare, cava inferiore e superiore). Il coinvolgimento del circolo destro è la fase tardiva dello scompenso cardiaco (scompenso congestizio), in cui coesistono edemi, turgore delle giugulari e a volte anche ascite.

Epidemiologia

Dal punto di vista epidemiologico, lo scompenso è una patologia molto diffusa (un milione di casi l'anno in Italia). Al di sotto dei 60 anni ha un'incidenza inferiore all'1%, mentre al di sopra dei 60 anni è superiore al 10% ed aumenta progressivamente con l'età, perché, anche se oggi si sopravvive di più, con l'età si sviluppano malattie croniche degenerative. In passato un soggetto con infarto moriva immediatamente o poco dopo, oggi invece, non si muore più così spesso per l'infarto, ma si sopravvive con questo cuore danneggiato, con i suoi deficit funzionali che a lungo andare portano allo scompenso cardiaco.

Scompenso cardiaco e insufficienza cardiaca sono la stessa cosa, anche se il termine scompenso è utilizzato più per indicare il quadro clinico della patologia congestizia, mentre insufficienza è più un termine fisiopatologico. Lo scompenso cardiaco è una patologia che comporta spese elevate per la sanità a causa delle tantissime ospedalizzazioni annuali che esso comporta.

Etiologia dello scompenso

In passato era dovuto soprattutto a valvulopatie causate dalla patologia reumatica (oggi sono rarissime); mentre oggi è più spesso associato a patologie degenerative (peggiorano con l'età) come cardiopatia ischemica associata a ipertensione arteriosa o cardiopatia ischemica post-infarto. Solo l'11% dei pazienti ha lo scompenso senza ipertensione o cardiopatia ischemica.

Classificazione dell'American Heart Association

(Linee guida 2001 dell'AHA/ACC) Non tutti i casi di scompenso cardiaco hanno la stessa prognosi.

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Scienze mediche MED/09 Medicina interna

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