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motore). Per essere usato viene addizionato di un alcool più solubile: Tba, cioè alcool

butilico terziario. La miscela così ottenuta prende il nome di Oxinol e viene aggiunta

fino al 10% alla benzina. Le autovetture che vanno a metanolo emettono gas di scarico

meno inquinanti di quelli emessi da automobili a benzina. Il Mtbe è un derivato della

petrolchimica. Inoltre la sua presenza fino al 10% nella miscela Benzina-Mtbe consente

di disporre di una benzina meno inquinante. I requisiti di una benzina, ai fini pratici,

debbono essere: Bruciare nel cilindro senza dare fenomeni di battito in testa; Essere

sufficientemente volatile per consentire un buon avviamento a freddo; Presentare

volatilità tale da non dare luogo ad ebollizione nel carburante; Non contenere idrocarburi

poco volatili; Evaporare completamente, senza lasciare depositi solidi o gommosi nel

sistema di aspirazione e di distribuzione. L’industria petrolchimica è una industria molto

sofisticata e complessa. Le materie prime impiegate sono: Frazioni di petrolio (dalla

raffinazione) Gas naturale (metano, etano, propano, GPL). Dalle quali si ottengono

prodotti finiti, destinati quindi al cosumo finale (40-55%); e prodotti intermedi chimici

(55-60%) che vengono usati come “input” intermedi per la produzione di materiali

diversi, cioè i prodotti petrolchimici. I principali settori di impiego dei prodotti

petrolchimici (come input intermedi) sono: materie plastiche , elastomeri, fibre

sintetiche, detergenti, fertilizzanti. L’industria petrolchimica e quella elettronica sono

quelle che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo industriale per le loro

caratteristiche innovative dei processi e dei prodotti. Materie Plastiche Le materie

plastiche sono polimeri caratterizzati da plasticità, ossia dalla proprietà di essere

modellati e stampati in vario modo. Distinguiamo tra: 1.Plastomeri: se prevalgono

caratteristiche di plasticità; 2. Elastomeri: se prevalgono caratteristiche di elasticità. La

prima materia plastica sintetica è la celluloide, fu scoperta per caso da Hyatt nel 1869.

Voleva riprodurre una sostanza che potesse sostituire l’avorio per cui mescolò nitrato di

cellulosa e canfora. Nel 1907 Badeland ottenne la prima resina fenolica: la bachelite. Nel

1927 venne preparato l’acetato di cellulosa (che sostituì la celluloide) ed il PVC. Nel

1930 nacque il Nylon. Nel 1937 iniziò la produzione del Polistirene e nel 1942 quella del

Polietilene. Nel 1957 Natta diede il via alla produzione industriale del Polipropilene. Le

materie plastiche sono classificate in base al loro comportamento al calore:

Termoplastiche: (PE, PVC, Polistirene, Poliammidi, etc.). Conservano la loro elasticità

al caldo, induriscono per raffreddamento. Termoindurenti: (poliestere, PET, resine

epossidiche, poliuretaniche, etc.). Diventano dure per azione del calore, cioè assumono

una consistenza rigida permanente. In base al comportamento alla luce ed ai

microrganismi le materie plastiche si dividono in: Fotodegradabili: se vengono

decomposte, nel tempo, dalla radiazione luminosa; Biodegradabili: se vengono attaccate

e decomposte da microrganismi; Stabili: se resistono per un lungo periodo all’azione dei

migrorganismi e della luce. Settori applicativi delle materie plastiche

Imballaggio 40% Edilizia 14% Agricoltura 8% Automobilistica 8% Arr

edamento 6% Elettrodomestici 4% Varie: casalinghi giocattoli sport nautica

20% Elastomeri Gli elastomeri sono materiali caratterizzati dalle possibilità di

raggiungere allungamenti notevoli per poter ritornare rapidamente alla dimensione di

partenza. Si dividono in naturali e sintetici a seconda delle origini. Per poter essere

definita elastomero una sostanza deve possede le seguenti caratteristiche molecolari:

Molecole lineari di alto peso molecolare e con una struttura tale da risultare

sufficientemente “flessibili” a temperatura ambiente; Presenza lungo la molecola di

gruppi reattivi; Capacità di raggiungere, dopo reticolazione, soddisfacenti proprietà

meccaniche; Possibilità di accetare “cariche rinforzanti” Attitudine alla

manipolizzazione dell’eslastomero. FIBRE FIBRE Le fibre sono corpi di forma

filamentosa atti ad essere filati e tessuti. Esse possono essere di origine naturale o

chimica. Le fibre naturali possono essere di origine animale, vegetale ed inorganica. Le

fibre naturali animali di importanza industriale sono la lana e la seta; tra quelle di orgine

vegetale ritroviamo il cotone, che è la più importante, e infine le fibre inorganiche sono

quelle di asbesto o amianto. La LANA si ottiene dal vello degli ovini, camelidi, etc.

Molte razze di pecore: la più diffusa è la merino (sia per qualità che per quantità).

Principali criteri di qualità: Finezza (da16 a 40 micron) Lunghezza fibra (da 40 a 350

mm) Resistenza, strappo, colore Principale costituente è la Cheratina. La lana ha una

buona resistenza all’usura, viene attaccata facilmente da acidi e basi, resiste bene ai

solventi organici per cui viene effettuato il lavaggio a secco ed è igroscopica. I

Produttori principali sono: Australia, Russia, nuova Zelanda, sud africa, etc. Il COTONE

deriva dalle piante “Gossipyum”, è costituito essenzialmente da “cellulosa”. Le

caratteristiche qualitative sono: Lunghezza del fiocco grado di maturazione Finezza

Elasticità e colore Le colture di cotone sono favorite da i climi caldi, tropicali e sub-

tropicali. Esso è conosciuto fin dall’antichità: India, Cina, Egitto. Produzione: Costante

anni ’70: circa 13 milioni di tonnellate Crescita anni ’80: circa 18 milioni di tonnellate

Stagione ‘93-’94: circa 13 milioni di tonnellate Stagione ‘95-’96: circa 14 milioni di

tonnellate Stagione ‘98-’99: circa 16 milioni di tonnellate fino agli anni ’80 USA al 1°

posto superati poi dalla Cina – poi { Ex URSS, India, Pakistan}. I gas combustibili sono

il metano ed i gas artificiali. Il Metano è il principale componente dei gas naturali (essi

sono tutti quei gas che provengono dal sottosuolo). Si forma per decomposizione

fermentativa di resti vegetali accumulatisi in terreni paludosi. Alessandro Volta (nel

1776) fu il primo a riconoscerlo lungo le rive acquitrinose, lo chiamò “Gas delle paludi”.

Identica origine per il metano che si forma nelle “miniere” che in presenza di aria si

trasforma in “Grisou” (miscela esplosiva) e per quello che si ottiene dalla

decomposizione fermentativa dei liquami e rifiuti solidi (Biogas). La ricerca di

giacimenti di gas naturali in terra ferma viene eseguita attraverso un’indagine geologica;

individuato il giacimento viene eseguita una serie di perforazioni. Valutate le risorse del

giacimento inizia quella che viene definita “la coltivazione” del giacimento e che

consiste in una caratterizzazione precisa del pozzi sfruttabili, in modo da consentire

un’estrazione razionale e programmata. Il metano, una volta in superfice deve essere

sottoposto ad una decompressione a bocca di pozzo, perché possono presentare pressioni

altissime. Inoltre devono essere sottoposti ad una serie di trattamenti per essere privati

dell’acqua o di altre sostanze liquide. Il Trasporto del gas dal giacimento ai vari punti di

utilizzazione avviene asporto mediante Metanodotti (oltre il 75%) e navi cisterne

(metaniere). Il metanodotto è una tubazione che deve essere trattata internamente ed

esternamente per evitare fenomeni di corrosione. Con l’uso di metaniere si ha la “catena

integrata” del GNL (gas naturale liquefatto), infatti occorre: Stazione di liquefazione nel

paese di produzione Impianto di rigassificazione nel paese di utilizzo Flotta di navi

cisterne (metaniere). La produzione mondiale di metano è fortemente aumentata infatti è

passata da: 1000 miliardi di metri cubi – inizi anni ‘70 oltre 2000 miliardi di metri cubi –

inizi anni ’90. I maggiori produttori sono: Ex-URSS (40%) USA (25%) Canada (5%)

Paesi bassi e algeria (3%). In Italia la SNAM (Società Nazionale Metanodotti) ha il

monopolio per il trasporto con oltre 23.000 Km di reti primarie e oltre 100.000 Km di

reti secondarie. I combustibili nucleari sono la materia prima per produrre energia

elettronucleare mediante reazione nucleare di fissione o di fusione. Nella reazione

nucleare di fissione un nucleo di un atomo pesante si scinde in due o in più nuclei,

mentre nella reazione nucleare di fusione due nuclei leggeri si uniscono a formare un

nucleo più pesante. Fissione nucleare: Si ottiene per bombardamento di elementi “fissili”

con neutroni lenti da cui si ricavano altri neutroni che propagano la reazione. Si forma

quindi una “reazione a catena” che prosegue fino all’esaurimento del combustibile

nucleare. I nuclei che subiscono la fissione sono: (pesanti e con numero dispari di

neutroni) Uranio 233 (92 protoni e 141 neutroni) Uranio 235 (92 protoni e 143 neutroni)

Plutonio 239 (94 protoni e 145 neutroni) L’unico presente in natura è l’uranio 235

(0,7%) che si trova combinato con uranio 238 (99,3%) E uranio 234 (tracce) in una

miscela di isotopi. Poiché l’uranio 235 è poco si trasforma l’uranio 238 in plutonio 239

mediante cattura di un neutrone (processo di fertilizzazione). L’energia nucleare per

fissione rappresenta il processo con cui viene generata l’energi termica del sole e delle

stelle. In pratica due nuclei leggeri (un atomo di idrogeno ed uno di deuterio) si fondono

dando luogo ad un nucleo più pesante e sviluppo di energia termica. Il grande problema

è che servono forze molto elevate per consentire la fusione di due nuclei di carica

positiva i quali tendono a respingersi, se però una enorme forza riesce ad avvicinare

quanto più possibile queste particelle può scattare una interazione di segno opposto e

quindi la liberazione di enormi quantità di energia. Miscele di Deuterio e Trizio

potrebbero dare buoni risultati, ma i problemi di controllo di temperatura ostacolano gli

obiettivi: si sta parlando di 100 milioni di gradi ed i controlli non sempre sono facili. è

una temperatura questa a cui la materia non esiste così come noi la concepiamo, bensì

sotto forma di “PLASMA” Il c.d. quarto stato della materia SHAPE \*

MERGEFORMAT Le reazioni di fusione possibili sono molte, quelle realizzabili

si riducono alle seguenti: Deuterio - Deuterio Deuterio - Trizio Deuterio – Elio Le Fonti

rinnovabili per la produzione di energia sono: Acqua – Sole – Vento – geotermia –

Biomasse. La produzione disponibile per l’uomo a partire da fonti idriche si basa sulla

trasformazione dell’energia cinetica posseduta da una massa d’acqua in rapido

movimento in energia utilizzabile (energia meccanica ed elettrica). Fra le fonti

rinnovabili l’idroelettrica è un’energia matura, che frutta da decenni tecnologie provate,

abbastanza sicure ed economiche; è un’energia pulita, accumulabile e disponibile nella

maggior parte dei Paesi del mondo. Molto meno diffuse sono invece le applicazioni

relative alla possibilità di sfruttare praticamente l’energia del mare. L’acqua è anche la

materia prima per ottenere l’idrogeno (1 kg idrogeno = circa 35 Kwh), che è l’elemento

chimico più leggero e diffuso in natura. L’idrogeno consente di accumulare sotto forma

chimica l’energi di queste stesse fonti; tale energia può essere successivamente utilizzata

in luoghi diversie in tempi differenti, con grandi vantaggi ambientali, perché la

combustione dell’idrogeno ha come unico sottoprodotto il vapore acqueo. Fonte solare:

Il sole si è formato dalla condensazione di una nube di idrogeno interstellare nella quale

i nuclei degli atomi reagiscono gli uni con gli altri in una reazione di fusione nucleare.

La reazione di fusione ocmporta la combinazione di due nuclei con formazione di un

atomo di elio e rilascio di energia termica. L’energia solare che arriva sulla terra prende

il nome di irraggiamento solare. Le principali applicazioni sono: Riscaldamento acqua

usi domestici (pannelli solari) Produzione calore per usi industriali Produzione diretta di

energia elettrica (fotovoltaico) Produzione biomasse La Produzione fotovoltaica si basa

sulla proprietà che hanno alcuni semi-conduttori (silicio) di generare direttamente

elettricità se colpiti da raggi solari: più celle solari formano un modulo che è l’unità

fondamentale degli impianti. In Italia sono stati fatti buoni progressi ma i costi sono

ancora alti. L’energia eolica è una fonte di energia rinnovabile che sfrutta l’azione del

vento. Attualmente è quella più vicina per competitività con le fonti tradizionali. Questo

tipo di energia non è inquinante, ossia è un’energia pulita. Occorre sottolineare che

esistono alcuni problemi per un largo utilizzo dell’energia eolica; in effetti esiste bassa

affidabilità degli impianti ed i vincoli maggiori derivano dal fatto che si possono

prospettare solamente utilizzi per utenze isolate e di piccola dimensione. L’energia

geotermica o endogena deriva da vulcani, geyser e sorgenti di acqua calda. E’

l’espressione della maggiore temperatura del sottosuolo rispetto alla superfice terrestre.

L’energia geotermica può essere sfruttata direttamente (riscaldamento di serre e

domestico) o trasformata in energia elettrica (quando proviene da vapore naturale). Per

poter essere sfruttato un “campo geotermico” deve consentire una produzione economica

di energia, cioè ad un costo sompetitivo rispetto alla altre forme di energia nella stessa

zona di utilizzazione, così come deve risultare poco inquinante per l’ambiente. L’Italia è

quarta nel mondo per le centrali geotermiche. Fonte da biomassa: Con il termine

biomassa o combustibile verde si intendono materiali del sistema agricolo e forestale,

ottenuti con processi biologici, nonche da processi di trasformazione; quindi si parte da

materiali del sistema agricolo e forestale ottenuti biologicamente oltre che da processi di

trasformazione, paglia, rifiuti legnosi, scarti lavorazione agroalimentare, cartario, etc.

Questi materiali sono sottoposti a: Processi termochimici (combustione diretta) Processi

biochimici (fermentazione anaerobica) Capitolo 3 Materie prime minerarie non

energetiche Le risorse minerarie provengono dalla terra e dagli oceani, in effetti esistono

miniere in terraferma e giacimenti sotto i mari. Dei circa 2000 minerali presenti nella

crosta terrestre solo un centinaio sono economicamente importanti. Per quanto riguarda

l’esplorazione sottomarina l’attività è sempre più intensa. Nei mari poco profondi le più

importanti risorse sono costituite da giacimenti di petrolio e metano racchiusi negli strati

situati sotto il fondo marino. Altre importanti risorse sottomarine sono la sabbia e la

ghiaia. Sulla crosta terrestre ci sono: 92 elementi naturali 9 99,06%:

Ossigeno 46,60% Silicio 27,72% Alluminio 8,13% Ferro 5,35% Calcio

3,63% Sodio 2,83% Potassio 2,59% Magnesio 2,09% Titanio 0,44%

I rimanenti 83 rappresentano solo l’1%. Se si considerano i 21 metalli di maggiore

interesse risulta che il 40% delle riserve è concentrato nei paesi OCSE e Sud Africa, il

30% in Europa Est e l’altro 30% nei PVS. L’Italia, insieme a Giappone e Olanda, è tra i

paesi a maggior vincolo di dipendenza per i minerali: Importa 100% di Vanadio, Nickel

e Stagno; 98% di cobalto; 96% di cromo; 95% di bauxite e Diamanti, etc. I Metalli sono

elementi che hanno alcune caratteristiche comuni: Lucentezza tipica Elevata

conducibilità termica ed elettrica Elevata resistenza meccanica Sono tutti allo stato

solido tranne uno il mercurio. La reattività di un metallo è la sua tendenza a reagire con

determinate sostanze (composti chimici); quindi ci sono: 1.Metalli molto reattivi;

2.Metalli meno reattivi; 3.metalli non reattivi o “nobili” (Oro, Argento, Platino) Tra i

metalli non ferrosi ritroviamo l’Alluminio. Esso è il secondo metallo più usato, dopo il

ferro, dato le sue ottime caratteristiche di buon conduttore elettrico e termico.

L’alluminio destinato a rimanere esposto agli agenti, viene preventivamente sottoposto

al processo di ossidazione anodica in speciali bagni elettrolitici a base di acido solforico

diluito. Interessano per l’estrazione del metallo la Criolite (contenuto di alluminio di

circa il 12,8%)e soprattutto la Bauxite (contenuto alluminio di circa il 39%). In Italia i

giacimenti sono nella zona del Gargano (S. Giovanni Rotondo) Abruzzo e Sardegna. E’

un metallo leggero, peso specifico 2,68 (acciaio 7,86; ghisa 6,7 ~ 7,8; ferro 7,85) duttile

e malleabile, punto fusione 660°C. L’alluminio può essere diviso in: Alluminio primario

(dal minerale) Alluminio secondario (dal riciclaggio) Italia è del 70% In molti Paesi è

previsto lo sviluppo di tecnologie di trasformazione di minerali domestici alternativi

(come il caso della leucite in italia). Gli Usi finali dell’alluminio sono: edilizia, trasporti,

imballaggio, automobili. L’alluminio, per le sue caratteristiche di leggerezza, trova largo

impiego nella produzione delle leghe. Tra i metalli ferrosi (essi sono quei metalli che

trovano impiego nella produzione delle leghe di ferro) ritroviamo il Ferro. Esso non si

trova mai allo stato naturale (tranne che nelle meteoriti) mentre è molto diffuso allo stato

combinato trovandosi in tutte le rocce in concetrazioni variabili. I giacimenti più

importanti si trovano nell’ex-URSS, Africa, USA, nei Paesi del sud America, Canada e

Australia. In Europa i giacimenti si trovano in Svezia, Norvegia, Francia, Gran Bretagna,

Germania, Austria, Spagna. Il ferro allo stato puro si ottiene per affinazione termica

della ghisa, c’è da osservare che non si ottiene un prodotto di elevata purezza poiché

rimagono piccole quantità di scorie e di carbonio. Il ferro ha un’ottima resistenza proprio

per questo è impiegato nella costruzione di catene, ganci per sollevamento, di ancore per

navi, nell’edilizia, ecc… I minerali di ferro si classificano (commercialmente): Ricchi

(oltre 45% in peso di ferro) Medi (fra il 45% e il 30% di ferro) Poveri (inferiore al 30%

di ferro) La siderurgia comprende tutte le attività necessarie per la produzione della

ghisa e dell’acciaio, che sono due leghe ferro-carbonio. Per molti anni il consumo di

prodotti siderurgici ha rappresentato uno degli indicatori puì significativi per individuare

il livello di sviluppo di una nazione industrializzata. L’industria siderurgica richiede forti

investimenti per la ricerca e lo sviluppo con impegni finanziari difficilmente riscontrabili

in altri settori; ciò spiega i processi di integrazione e concentrazione del settore per

pervenire ad economie di scala e per far fronte a prolemi di competitività. Il ruolo

strategico dell’industria siderurgica è stato tale che i Paesi europei strinsero un patto

detto della CECA: Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (1951). Con

l’istituzione della CECA nasceva un intento tra i Paesi produttori europei che aveva

come forza guida quella della cooperazione e del coordinamento delle attività e delle

ricerche per far fronte alla riorganizzazione degli impianti europei ed alla concorrenza

internazionale. La Ghisa è una lega ferro-carbonio con contenuto di carbonio tra il

2,07% ed il 6,6%. Essa fonde a 1150°C. Si ottiene prevalentemente per trattamento

termico-riduttivo con coke dei materiali di ferro in altoforno. Viene utilizzata

prevalentemente come materia prima per produrre acciaio (ghisa greggia o di prima

fusione) ed in piccola parte per produrre getti (ghisa di seconda fusione o fonderia). La

ghisa greggia prodotto in altoforno viene avviata fusa in acciaieria ed ha caratteristiche

diverse secondo il processo di affinazione; la ghisa destinata ad altri scopi viene

raffreddata e colata in piani e successivamente sottoposta a nuova fusione (ghisa di

seconda fusione). Le materie prime che occorrono per produrre la ghisa sono i minerali

di ferro ed il coke. Comunque, negli altoforni, al posto del coke possono essere

impiegati combustibili liquidi e gassosi che vengono iniettati nel forno insieme alla

corrente di aria preriscaldata. Nell’interno dell’altoforno ha luogo una serie di reazioni

combustione, riduzione e fusione con formazione, da minerale di ferro e coke, di ghisa,

scorie (loppe) e gas altoforno. Il processo che avviene consiste essenzialemente nella

sottrazione dell’ossigeno legato al ferro nei suoi ossidi, in modo da ottenere il ferro allo

stato metallico. La classificazione universale prevede cinque classi di ghisa: Ghise

grigie: presenza di carbonio grafitico; Ghise bianche: presenza di carbonio combinato;

Ghise malleabili: possono essere deformate in maniera permanente; Ghise sferoidali: il

carbonio si presenta sotto forma di noduli; Ghise legate: fabbricate appositamente per

esigenze particolari. L’acciaio è una classe di leghe ferro-carbonio caratterizzate da una

buona resistenza meccanica, da alto tenore di ferro e da un contenuto in carbonio

variabile dallo 0,02% al 2% circa. Esso viene prodotto con impianti diversi per materia

prima di partenza e per tipo di processo utilizzato. Le fasi operative di lavorazione per

tutti i processi, da un punto di vista tecnico e chimico fisico, sono riconducibili alla

seguenti sequenze: Fase di fusione e surriscaldamento della carica solida (che sono

generalmente Ghisa e Rottame); Fase di elaborazione o affinazione; Fase di

disossidazione; Fase di correzione per il raggiungimento della composizione chimica

finale prescritta per il tipo di accaio; Fase di spillaggio mediante colaggio in siviera. I

processi per la produzione di acciaio possono essere distinti in acidi e basici, sono acidi

quei processi che avvengono in presenza di una scoria e di un rivestimento acido, ossia a

basso rapporto fra componenti basici e componenti acidi. Sono processi basici quelli in

cui l’affinazione viene eseguita in condizioni tali che il rapporto fra componenti basici e

componenti acidi risulti elevato. Poiché i basici consentono, entro certi limiti,

l’eliminazione dello zolfo e del fosforo, vengono usati di più rispetto a quelli acidi. Per il

ciclo di produzione dell’acciao vengono usati essenzialmente due dei vari processi

industriali possibili: Il processo a “ciclo integrato” composto da un sistema abinato

integrato: altoforno- acciaieria; la ghisa esce allo stato fuso dall’altoforno, passa

direttamente all’acciaieria dove viene trasformata in acciaio. La materia prima di

partenza è la ghisa fusa. Il rpocesso al “forno elettrico” è basato su un sistema più

semplice e flessibile, privo dell’altoforno, che prende il nome di “miniacciaieria”; in

effetti la materia prima è costituita da rottame che viene introdotta direttamente nel forno

elettrico. I 10 maggiori produttori mondiali di acciaio (in milioni di tonnellate) Nippon

Steel (Giappone) Posco (Corea) Usinor Sacilor (Francia) Riva + ILP (Italia) British Steel

(Gran Bretagna) Arbed-Sidmar-Kochner (Lux.) NKK (Giappone) Thyssen (Germania)

US Steel (USA) 10. Sumitomo (Giappone) 25,5 22,1 18,5 14,3 12,9 11,5 10,9 10,7

10,6 10,1 La maggior parte della ghisa viene utilizzata per ricavare acciaio. Si ottiene

per affinaggio ( o decarburazione) della ghisa, cioè dall’eliminazione di parte del

carbonio mediante forni (Martin-Siemens, forno elet-trico, convertitore Thomas,

processo L. D. che ha sostituito il Bessemer). Attualmente fra i processi a ciclo integrato

uno dei più utilizzati è quello L. D. (o ad ossigeno). Capacità di circa 180 tonnellate.

produzione di acciaio in tempi brevi e di ottima qualità Siderurgia Italiana Fino al 1995 :

2 poli Grosso impulso dopo la 2ª guerra mondiale Anni ’60: Diminuzione nei consumi

(da 9% a 8,5%) e nella produzione (da 12% a 8,7%). Ma l’espansione continua e si

realizzano: quarto centro siderurgico di Taranto Nascita Italsider dalla fusione di

Cornigliano e ILVA Negli anni ’70 si verificò: 1970-78 – mancata realizzazione del 5°

Centro Siderurgico di Gioia Tauro 1975 – raddoppio del 4° Centro Siderurgico di taranto

1978 – ristrutturazione Centro Siderurgico Bagnoli. Negli anni ’70 inizia il decadimento

del gruppo pubblico (FINSIDER) per assenza di programma a medio e lungo termine,

per assenza di inovazione tecnologica e quindi perdita di competitività. Negli ani ’80 si

verificò: 1988: liquidazione FINSIDER 1989: conferimento all’ILVA dell’ex –

FINSIDER 1990: chiusura area a caldo di bagnoli. Tutto ciò a seguito dei tagli alla

produzione per rispettare quote di produzione fissate dalla CEE e quindi tagli

all’occupazione e conseguente chiusura impianti. Il 01/01/1989 inizia l’attività per la

nuova ILVA, neo caposettore della Siderurgia italiana. Dopo il 1° anno di attività con

risultati positivi dal 1990 la situazione comincia a peggiorare: Nel 1995 viene ceduta al

privato Riva: La siderurgia pubblica in effetti scompare del tutto. Il polo privato è

formato da imprese siderurgiche nazionali fra cui: FALCK e FIAT FERRIERE e da

“Miniacciaierie”. Quest’ultime (nate negli anni ’70) sono concentrate nella provincia di

Brescia. i gruppi principali sono: Falck Riva (maggior produttore) Lucchini Marcegaglia

stefanelli leali Capitolo 4 Materie prime Alimentari Le materi prime alimentari sono i

prodotti ottenuti dalla terra (materie rpime agricole), dal mare, laghi e fiumi (materie

prime ittiche) i quali, con opportuni procedimenti, vengono trasformati in prodotti

alimentari per uso umano o in mangimi per l’alimentazione degli animali; quindi si

definiscono alimenti le sostanze generalmente di origine naturale e di composizione

complessa che contribuiscono ad assicurare il ciclo regolare della vita umana. I principi

alimetari sono stostanze necessarie all’organismo per svilupparsi e per mantenersi in

vita, essi sono: i protidi o sostanze proteiche; i glucidi; i lipidi; l’acqua; i sali minerali; le

vitamine. Essi sono contenuti negli alimenti, servono per produrre calore e lavoro

muscolare o a fornire materiale nutriente per sopperire alle perdite, per costruire o

riparare tessuti e per costituire riserve, in sintesi le funzioni alimentari sono nutritive,

energetiche e plastiche (dovuto al contenuto di proteine). Gli alimenti possono essere di

natura: Vegetale (crereali ed i loro derivati); Animale (le carni, il latte ecc..); Minerale

(le acue e i sali); Sintetica (come alcune miscele di amminoacidi). Il potere calorico è il

calore necessario che ogni alimento dà al nostro organismo per svolgere le attività

fisiche (funzione energetica). Il potere calorico misurato bruciando 1g di principio

nutritivo in un calorimetro, ossia al di fuori dell’organismo umano, prende il nome di

“potere calorico fisico”; mentre la quantità di calore (espressa in kcal) che da 1 g di

alimento cede all’organismo prende il nome di “potere calorico fisiologico”. Le proteine

(protidi) costituiscono sino al 16% del corpo umano adulto; la loro funzione è

essenzialmente plastica (accrescimento corporeo), sebbene molte di essi intervegono in

processi biologici fondamentali. Debbono il loro nome alla grande importanza che hanno

come costituenti fondamentali di tutti gli organismi. Contengono: Carbonio (45-55%)

Ossigeno (19-25%) Azoto (14-20%) Idrogeno (6-8%) Per scissione delle proteine si

ottengono 22 amminoacidi. di questi 8 vengono definiti “essenziali”, ossia debbono

essere assunti con gli alimenti, poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli.

Le proteine di origine animale (Mondo animale : carne di pesce, bue, suino, pollo, latte,

derivati, uova.) sono le uniche che contengono tutti gli aminoacidi essenziali ed in

quantità adeguata al fabbisogno del nostro organismo. Le proteine vegetali (Mondo

vegetale: cereali e leguminose.) sono carenti di alcuni aminoacidi, per cui la quantita di

aminoacidi essenziali possono essere ottenute anche dalla combinazione di due o più

proteine vegetali, scelte in modo che i loro contenuti si integrino a viceversa. I Glucidi

(Zuccheri – saccaridi – carboidrati). Sono principi alimentari molto diffusi. La loro

azione alimentare e nutritiva è esplicata attraverso il: Potere calorico; L’attività

metabolica e L’attività energetica. Essi rappresentano solo 1% del corpo umano. I

glucidi si formano nelle piante verdi le quali, attraverso l’energia solare trasformano

l’aqua e l’anidride carbonica in sostanza organica. Chimicamente sono composti ternari

cioè formati da Carbonio, Idrogeno ed Ossigeno con formula chimica Cn(H2O)m dove n

e" m . I glucidi possono essere divisi in monosaccaridi o zuccheri semplici ed in

polisaccaridi, ossia in zuccheri risultanti da più molecole di monosaccaridi unite tra fra

loro per eliminazione di molecole di acqua. I grassi o lipidi sono biomolecole organiche

insolubili in acqua, essi costituiscono il 15% del nostro corpo umano. I componenti dei

grassi sono i gliceridi (98-99%), mentre gli altri composti sono componenti minori (1-

2%). Il fabbisogno medio giornaliero è compreso fra un minimo di 23 g e un massimo di

120 g. Si considera equilibrata una razione alimentare che contenga 60-80 grammi di

grassi: Si ha così un apporto di 540-720 calorie. I lipidi rappresentano la sorgente più

elevata di calorie (circa 9 cal/g cioè più del doppio di 1 g di zuccero). I grassi possono

essre di orgine vegetale o animale; da un punto di vista strutturale possono essere distinti

in complessi o “saponificabili” e semplici o “non saponificabili”. Da un punto di vista

nutrizionale possono essere divisi in visibili e invisibili. I grassi visibili sono quelli che

vengono preparati ad uso alimentare mediante opportuni processi di separazione o

estrazione a partire da vari prodotti. I grassi invisibili sono quelli che sono stati estratti

dalle loro fonti originarie e pertanto vengono introdotti nel nostro organismo attraverso

gli alimenti che li contengono. L’uomo è costituito dal 60% d’acqua e ne elimina circa 3

litri al giorno. Per quanto riguarda gli alimenti l’acqua è contenuta in ragione diversa a

seconda della loro natura e del loro stato. Essa è una risorsa naturale rinnovabile. Da un

punto di vista chimico la molecola dell’acqua è costituita da un atomo di ossigeno e due

di idrogeno H2O. L’acqua che si trova in natura non è mai chimicamente pura. I sali

minerali o sostanze inorganiche sono c ontenuti in piccole quantità negli alimenti. Essi

costituiscono il 5% del corpo umano. Nell’uomo sono presenti in quantità fra i 2.500 e

3.000 g ( Calcio – Potassio – Sodio – Magnesio – Ferro – Fosforo – Zolfo – Cloro).

Alcuni ioni hanno funzione di sostegno come lo ione calcio e lo ione fosfato che

costituiscono le ossa; altri hanno funzioni osmotiche o funzioni catalitiche. Le vitamine

sono composti organici essenziali per la vita e per i vari processi fisiologici. La loro

caratteristica peculiare è quella di essere richieste in piccolissime dosi, assunte in genere

con gli alimenti. La carenza di vitamine determina sintomi clinici particolari

(avitaminosi) che scompaiono con al sommiistrazione della particolare vitamina

mancante; mentre l’eccesso di vitamina è definita ipervitaminosi. Le provitamine sono

sostanze molto diffuse sia nel regno vegetale che animale; esse sono dei precursori

vitaminici, ossia diventano attive dopo opportuna trasformazione nell’organismo umano.

Le vitamine vengono distinte in due gruppi a secondo della loro solubilità nei grassi e

nell’acqua, ossia: Vitamine liposolubili (A, D, E, K) Vitamine idrosolubili (complesso

“B” e vitamina C) Da tenere presente c’è una forte perdita di vitamine quando si effettua

la cottura delle verdure e della frutta e Durante i trattamenti per la conservazione degli

alimenti in genere I glucidi sono presenti soprattutto nei cereali. Essi costituiscono il

gruppo più importante delle piante erbacee, Appartengono alla famiglia delle

Graminacee. La parte alimentare dei cereali è costituita dalle “Cariossidi” (chicchi) che

sono ricche di carboidrati ed hanno un contenuto medio di proteine. I grassi sono scarsi.

Vi sono anche sali minerali, Enzimi e Vitamine. Nella valutazione commerciale dei

cereali si usa il Peso specifico apparente che esprime il peso in Kg di un ettolitro di

cereale. Il P.S.A. dei cereali differisce notevolmente dal Peso specifico reale in quanto

nella misura del volume sono compresi anche gli spazi vuoti fra chicco e chicco. Il

frumento è il più importante dei cereali. Ve ne sono molte specie: frumenti teneri e

frumenti duri. In Italia il frumento tenero fornisce le migliori produttività (40 - 45 q/ha)

in Lombardia, veneto, Emilia. Il frumento duro viene prodotto di più nelle regioni

meridionali. Il frumento è considerato una pianta “Depauperante” il terreno, per cui

occorre alternare la sua coltivazione con piante “Miglioratrici” (erba medica – Trifoglio

– fagioli – Barbabietola). stabiliscono che le paste alimentari non possono essere

preparate con sfarinati diversi da quelli di grano duro. Si tratta di una legge “a carattere

protezionistico” emanata con l’intento di proteggere il grano duro coltivato in Italia

Meridionale. Capitolo 5 Il degrado ambientale e lo sviluppo sostenibile Molti sono stati i

cambiamenti indotti dall’attività dell’uomo e che hanno determinato danni ed

impoverimento dell’eco-sistema. Con la combustione del legno e dei combustibili fossili

le attività umane hannoalterato il normale flusso di energia nella biosfera ed il mancato

controllo delle emissioni ha provocato la crescita della concentrazione di CO2 (anidride

carbonica) e di composti gassosi acidi (ossidi di azoto e di zolfo che hanno favorito le

piogge acide). L’aumento delle attività umane sta distruggendo la ricchezza dei suoli e

delle foreste. La deforestazione, in tutto il modno, porta alla perdita ogni anno di 17

milioni di ettari. Tra le conseguenze della deforestazione ci sono le seguenti: Aumento

della concetrazione di anidrite carbonica nell’atmosfera che si è avuto in seguito al

ridotto processo della sintesi clorofiliana che consete la fissazione dell’anidride

carbonica e la sua trasformazione in materiale organico per l’accrescimento delle piante.

questo aumento provoca anche un innalzamento della temperatura (effetto serra).

Alterazione della distribuzione dell’acqua dolce e alterazione della qualità con l’uso di

prodotti chimici in agricoltura, con i trasporti marittimi di petrolio e con l’immissione di

rifiuti senza il necessario trattamento. La disparità della caduta della pioggia rende la

distribuzione dell’acua disomogenea rispetto ai bisogni degli esseri umani. La crescita

demografica è un altro fattore che ha notevolmente concorso all’alterazione della

biosfera. In effetti l’aumento della popolazione mondiale dovrebbe essere la causa di un

miglioramento sociale e della diminuzione del tasso di mortalità dovuto a varie scoperte.

Il problema e che difronte ad una simile crescita non si conosce relamente la capacità

massima del Pianeta di ospitare altre persone dato che, con il degrado ambientale, si sta

verificando la diminuzione della produzione mondiale di cereali. I gas emessi dalle

attività umane ed industriali dell’atmosfera causano Nell’atmosfera: L’effetto serra:

ossia il riscaldamento dell’aetmosfera provocato dall’accumulo in essa dell’anidride

cardonica. Piogge acide: ossia la quantità di ossidi di zolfo ed azoto in presenza di

vapore acqueo e per effetto della radiazione del sole si trasformano in acido solforico ed

acido nitrico. Questi acidi ricadono sul suolo attraverso la piogiia danneggiando


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AUTORE

luca d.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienze merceologiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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