Capitolo 1° Materie prime
Materia prima si intende una risorsa naturale che l’uomo può trasformare in prodotti finiti o finali, ossia in beni di consumo pronti per il soddisfacimento dei bisogni umani. In senso ampio, per materia prima si intende ogni bene materiale che è la base di un ciclo produttivo (es. petrolio greggio). Queste definizioni si basano sul grado di trasformazione, ossia sul concetto che, attraverso un processo produttivo, le materie prime vengono trasformate in beni di grado superiore al primo con aggiunta di valore, ottenendo prodotti finiti o finali.
Sviluppo delle materie prime
Storicamente tre fatti hanno svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle materie prime:
- Nascita delle Nazioni Unite (1946);
- L’affermarsi del “Problema dello sviluppo” (crescente differenza fra paesi ricchi e poveri);
- Processo di decolonizzazione, che ha influito profondamente sulle relazioni internazionali e sulla questione del prodotti di base.
Si possono quindi individuare più fasi nel settore delle materie prime:
- Fase di “orientamento” (1946-1952), durante la quale si afferma il concetto di aiutare i Paesi in via di sviluppo incentivando le loro esportazioni dei prodotti di base per il loro autofinanziamento. La regolamentazione degli scambi internazionali è rimasta affidata al GATT (General Agreement on Tariffs and Trade).
- Fase di “razionalizzazione” della problematica dei prodotti di base (1953-1963), in questa fase inizia lo sviluppo della cooperazione internazionale nei settori: monetario, finanziario e doganale;
- Fase detta del decennio di sviluppo (1964 - 1973); è caratterizzata dalla nascita dell’UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) organismo che aveva il compito di programmare e coordinare gli obiettivi per lo sviluppo dei Paesi aderenti – Ma il prevalere dell’aspetto politico faceva sì che sorgessero contrasti tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri.
- Fase della crisi petrolifera (1973-1974): l’aumento del prezzo del petrolio da parte dell’OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries) (13 Paesi) sconvolse lo scenario internazionale sia economico che politico – (da 1,7 $ del 1973 a 7,8 $ nel 1974) i prezzi delle materie prime subirono sensibili fluttuazioni – aumentava quindi la disuguaglianza fra i Paesi del terzo mondo e quelli industrializzati;
- Fase più recente (1974-1980), scontro delle posizioni dei PVS con quelle dei Paesi industrializzati – forte dipendenza dei Paesi industrializzati dai PVS: Si auspica cooperazione in un contesto di non conflitto, ma di interdipendenza;
- Fase di relativa tranquillità (1980-1985) sullo scenario internazionale dei prodotti di base;
- Fase (1985-1990) di relativa tranquillità dei prezzi delle materie prime con leggero incremento nel 1987 e diminuzione nel 1990;
- Fase molto vivace (1990-1995) per quanto riguarda l’andamento dei prezzi delle materie prime. Una prima impennata dei prezzi nel 1990 (per la guerra del golfo) poi una caduta (1993) ed un successivo rialzo (1995).
L'Italia e le materie prime
L’Italia è un Paese povero di materie prime per cui le importa, ma, essendo un paese industrializzato le trasforma per ottenere manufatti per il proprio fabbisogno e per l’esportazione. La trasformazione avviene mediante cicli produttivi da cui si ottengono i prodotti finali o finiti. Un ciclo produttivo è l’insieme delle operazioni e dei processi che consentono di realizzare il bene. La produzione deve seguire una rigida programmazione che ha i seguenti obiettivi fondamentali:
- Massima economicità nella realizzazione del prodotto;
- Ottenimento di prodotti con quantità e caratteristiche qualitative stabilite;
- Previsione oggettiva delle date di consegna occorre quindi una perfetta programmazione aziendale.
La programmazione della produzione viene fatta con metodi e tecniche diverse a seconda di vari fattori quali:
- Caratteristiche e livello tecnologico-organizzativo dell’azienda;
- Dimensioni e grado di sviluppo dell’azienda;
- Settore merceologico e caratteristiche del mercato nel quale opera l’impresa;
- Genere, tipo, complessità del prodotto, volume di produzione, livello qualitativo stabilito;
- Tipo di produzione (singola o ripetitiva) e caratteristiche del ciclo di produzione.
Nozioni di prodotto
Il prodotto è il risultato del processo di produzione. Si distinguono tre nozioni di prodotto:
- Prodotto Totale, quantità dei beni/servizi complessivamente prodotti;
- Prodotto Medio, si ottiene dividendo il prodotto totale per la quantità totale del fattore variabile impiegato;
- Prodotto Marginale, indica l’incremento del prodotto totale ottenuto mediante un incremento infinitesimale della quantità impiegata dal fattore variabile.
C’è la diversificazione di altri due tipi di prodotto:
- Prodotti Congiunti: sono quelli ottenuti da uno o più fattori produttivi con un unico processo di produzione; in questo caso i ricavi della vendita di ciascuno sono dello stesso ordine di grandezza;
- Prodotto Principale: il ricavo derivante dalla vendita di questi prodotti è superiore ai ricavi derivati dalla vendita degli altri (sottoprodotti).
Infine, i prodotti vengono distinti in base al contenuto tecnologico in tre categorie:
- Prodotti tecnologicamente avanzati;
- Prodotti intermedi;
- Prodotti tradizionali o maturi.
L’Italia presenta una situazione di debolezza nel settore dei prodotti ad alta tecnologia (a differenze degli Stati Uniti, che hanno la supremazia, ed il Giappone), mentre, è fortemente incentrato nel settore della produzione di prodotti tradizionali (circa il 47% delle esportazioni italiane) ed in quello dei prodotti intermedi (circa il 45% dell’esportazioni italiane).
La qualità dei prodotti e la qualità aziendale
La qualità è il risultato di un complesso di interventi in cui nulla deve essere lasciato al caso. Le norme e le procedure devono essere chiare e ben definite. La qualità dei prodotti è strettamente legata:
- Alla qualità dei processi;
- Alla qualità dei programmi e dell’organizzazione.
Con l’evoluzione dell’esigenza di qualità si è evoluto anche il controllo di qualità aziendale: da una semplice funzione di controllo si è via via passati alla definizione della funzione di Quality Assurance, di Total Quality Control, di Quality promotion: ossia promozione della qualità con lo scopo tra l’altro di stimolare l’impresa ad investire nella qualità. Il controllo della qualità è quella funzione della direzione che tende a garantire il raggiungimento degli obiettivi di qualità dell’azienda e la riduzione dei costi della qualità. In altre parole, il controllo di qualità ha il compito di verificare ed assicurare che i materiali approvvigionati ed i prodotti realizzati rispettino il livello di qualità stabilito dalla programmazione aziendale. L’obiettivo aziendale è una “qualità media standard” cioè che la qualità sia conforme alle norme di fabbricazione. Si può anche dire che il controllo di qualità è “il processo attraverso il quale possiamo misurare le prestazioni qualitative, confrontarle con gli standards, introdurre le azioni correttive per riportarle nei limiti stabiliti”.
Lo schema tipico del controllo, così definito, è visualizzato nel ciclo PDCA (plan – Do – Check – Action) e si intende esteso ai sette stadi in cui può essere suddiviso il ciclo industriale del prodotto: ricerca e sviluppo; sviluppo metodi ed attrezzature; acquisti; produzione; ispezione; spedizione; installazione e servizio.
Fig. Ciclo PDCA (La freccia va intesa come ricerca continua di livelli di eccellenza e non di mantenimento).
Il controllo della qualità
Il controllo della qualità può essere attuato:
- Controllo di qualità nelle moderne applicazioni avviene apportando le azioni correttive durante il ciclo di lavorazione (“on line”) e non alla fine;
- Controllo della progettazione del prodotto;
- Controllo degli approvvigionamenti;
- Controllo del processo produttivo.
L'evoluzione del significato di qualità
Il concetto di qualità è relativo ed è legato sia al prodotto (conformità) che all’utilizzazione (adeguatezza all’uso); in altre parole la qualità è il complesso di una molteplicità di aspetti rivolti a definire e ad assicurare la rispondenza all’uso riscontrata dal consumatore, in relazione all’esigenze che hanno motivato l’acquisto del prodotto.
La storia della filosofia della qualità può essere divisa in due periodi:
- Periodo del controllo (Quality Control), fino al 1960 è stata caratterizzata dal controllo alla conformità;
- Periodo della gestione (Quality Management) dal 1960 ad oggi. È caratterizzata dai concetti di: Qualità totale o Company-Wide Quality Control (adeguatezza all’uso); Qualità globale o Total Quality Management (adeguatezza alle necessità del cliente).
Classificazione dei costi dovuti alla presenza di pezzi difettosi
I costi che l’impresa deve sostenere per raggiungere ed assicurare il livello di qualità prefissato si dividono in:
- Costi per la qualità del progetto: questi costi detti anche “costi operativi” non sono evitabili e sono imputabili a voci stabilite;
- Costi per la qualità della conformità: questi costi detti anche “del controllo di qualità” sono parzialmente evitabili.
Il costo della prevenzione è dato da tutti gli oneri sostenuti dall’impresa per impedire la produzione di pezzi difettosi, ossia per la conformità della produzione allo standard. La prevenzione riguarda il processo produttivo con il duplice scopo di assicurare il livello di qualità fissato e di ridurre gli scarti. Il costo derivante dai prodotti difettosi è rappresentato da tutte le voci imputabili direttamente o indirettamente alla presenza di pezzi difettosi nella lavorazione. I pezzi difettosi (non conformità tra prodotto reale e standard qualitativi aziendali) individuati durante la produzione possono essere scartati, declassati, rilavorati; comunque sia generano costi diretti ed indiretti a seconda della soluzione adottata. I costi diretti possono essere calcolati, mentre quelli indiretti sono difficilmente quantizzabili. I pezzi difettosi non individuati in fabbrica, se contestati dal cliente, dovranno essere riparati o sostituiti, mentre i pezzi difettosi non individuati dal cliente determinano costi di difficile quantificazione. Il costo delle attività ispettive e di collaudo è rappresentato dagli oneri sostenuti dalle imprese per impedire o ridurre l’immissione di prodotti difettosi sul mercato.
Gestione della qualità (Quality Management)
L’era della gestione della qualità viene definita l’era moderna (quella in cui viviamo) nella quale si producono beni e servizi adeguati all’uso (qualità totale) ed alle necessità e soddisfazione del cliente (qualità globale). In pratica, il passaggio dalla fase del controllo di qualità e quella della qualità totale e della qualità globale è avvenuto gradualmente, favorito dalle nuove organizzazioni del lavoro e della produzione. In questa fase la parola qualità diventa il riferimento e l’obiettivo per qualsiasi attività svolta in azienda. In un primo tempo l’attenzione si focalizza sul prodotto e sul processo e quindi sulla totalità delle attività interne all’azienda dando vita alla fase della Qualità Totale nota anche come “Company-Wide Quality Control”. In un secondo tempo la parola qualità diventa un concetto globale ed unificatore che ingloba tutto quanto riguarda l’obiettivo di eccellenza al quale deve tendere l’azienda per rendere soddisfatto il cliente. In effetti, il cliente si aspetta un risultato globale (insieme di prezzo, qualità, consegna, servizio, sicurezza) e quindi l’azienda deve curare tutti i fattori ed in quest’ottica la parola qualità comprende tutte le funzioni aziendali. Siamo nella fase della Qualità Globale come “Total Quality Management”. In questa fase da fatto tecnico la qualità diventa fatto gestionale (concetto manageriale della qualità); il concetto guida è l’adeguatezza alle necessità, ossia l’attenzione si sposta al “cliente” punto di arrivo del “sistema” azienda. In altre parole, il campo di applicazione diventa l’intera azienda; la qualità finale del prodotto sul mercato è la risultante del contributo di tutte le funzioni aziendali (integrazione).
Economia della qualità
Dal punto di vista economico la competitività significa capacità di offrire prodotti e servizi ad alto livello di vendibilità, ossia con un elevato valore d’uso. La qualità permette di raggiungere un elevato livello di vendibilità per questo è l’unica via per assicurare costi compatibili con l’equazione: Prezzo – Costi = Profitto. Le aziende che conquistano un’immagine di qualità:
- Si impongono sul mercato;
- Incrementano la loro efficienza;
- Migliorano i costi globali;
- Migliorano il margine del loro profitto concorrendo a migliorare il ritorno dell’investimento (ROI: Return on investment).
Un buon ROI consente:
- Più alti dividendi;
- Miglioramento attività correnti;
- Finanziamento attività future.
Organizzazione del “Sistema qualità” in Italia
Il “Sistema qualità” in Italia è ancora orientato verso le metodologie di controllo, mentre è ancora lontano dalla concezione della “gestione della qualità” o Total Quality (con l’eccezione di grandi imprese come la FIAT). Le cause di un grande ritardo risalgono, da una parte, all’assenza di programmi specifici sulla qualità e dall’altra alla convinzione, fortemente radicata in molte aziende italiane, che la qualità costi e che è inutile dare di più di quanto venga già richiesto.
La Qualità nella UE prende l’avvio con l’art. 2 del TRATTATO ROMA (1957): “... Promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della comunità...”. Tale obiettivo si sarebbe realizzato con:
- L’eliminazione delle barriere tecniche: libera circolazione delle merci e dei lavoratori, mercato comune dei servizi, movimenti di capitale, creazione di condizioni favorevoli alla cooperazione;
- L’eliminazione delle barriere fisiche: controllo delle merci e delle persone;
- L’eliminazione delle barriere fiscali: iva, accise.
L’U.E. continua a realizzare il Sistema Europeo della Qualità attraverso varie direttive che vanno incontro alla globalizzazione della qualità. L’Italia si sta gradatamente adeguando attraverso i vari organismi che si sono venuti a costituire, in particolare l’UNI ed il CEI hanno stipulato con AICQ (Associazione Italiana Controllo Qualità) un accordo per l’attuazione di un sistema di certificazione dei valutatori dei sistemi di qualità.
Le certificazioni obbligatorie derivano dall’applicazione di norme armonizzate in EU (norme cogenti) e riguardano:
- Tutela della salute;
- Difesa consumatori;
- Correttezza operazioni commerciali e tutela dell’ambiente.
Dall’1 gennaio 1993 libera circolazione di merci, capitali e lavoro in E.U e quindi:
- Mutuo riconoscimento;
- Eliminazione di tutte le barriere.
La certificazione dei prodotti
La certificazione tecnica è l’azione di certificare, attraverso un certificato di conformità, che un prodotto o un servizio è conforme ai requisiti di una determinata norma. Questa azione può essere svolta da vari soggetti interessati. Si parla di “sistema di certificazione” quando si tratta di un sistema con proprie regole di funzionamento e di gestione, atto a fornire informazioni sulla conformità della produzione corrente; esso si contrappone alla semplice certificazione, che si riferisce soltanto all’esemplare provato. In un sistema di certificazione sono coinvolti tre enti diversi:
- Un laboratorio: che esegue le prove sul prodotto;
- Un’agenzia ispettiva: che esegue le ispezioni presso il luogo di produzione e sul mercato;
- Un ente di certificazione: che gestisce il sistema, e nel quale sono rappresentate tutte le categorie interessate.
Gli organismi di certificazione e la certificazione di conformità
Gli organismi di certificazione e di ispezione, i laboratori di prova ed i sistemi di qualità aziendali sono le strutture di base per la valutazione della conformità. La certificazione della conformità è l’azione di un organismo indipendente, con un adeguato livello di fiducia, che attesta la rispondenza dell’oggetto della certificazione ad una norma o regola tecnica, completata dall’autorizzazione all’uso di un certificato o marchio. La certificazione della conformità si differenzia dalle omologazioni tradizionali perché le prime prevedono una ripetizione periodica degli accertamenti, anche se con frequenza variabile caso per caso. La certificazione può essere considerata come un processo costitutivo delle seguenti fasi:
- La definizione dei requisiti;
- L’ufficializzazione dei requisiti;
- La misura dei requisiti;
- Il grado di conformità ai requisiti;
- Le regole di procedura;
- La verifica delle procedure;
- L’ufficializzazione del risultato (marchio, albo, registrazione).
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