L’economia del benessere (slide 3)
Può definirsi oggi come quella parte dell’economia che studia i processi economici che influiscono sul benessere dell’individuo e della
collettività. L’economia del benessere non opera soltanto un’analisi della realtà economica ma “vuole definire ciò che è bene e ciò che è male,
fornire prescrizioni per il raggiungimento di determinati fini, individuare norme da seguire, fornire regole che consentono di ordinare diversi stati
sociali sotto il profilo della loro preferibilità per la collettività” (Bosi). L’obiettivo è quello di individuare l’ottimo sociale ossia la quantità dei beni da
produrre e da distribuire per realizzare il maggior livello possibile di benessere collettivo.
La teoria del Pareto
L’ottimo paretiano o efficienza paretiana è un concetto elaborato dall’economista italiano Vilfredo Pareto per cui “un sistema è efficiente se non è
possibile aumentare il benessere di un individuo senza diminuire il benessere di qualcun altro”. In questa condizione l’allocazione delle risorse è
tale che un qualsiasi mutamento pur migliorando le condizioni di alcuni peggiorerebbe quelle di altri. Rifacendosi al principio dell’equilibrio
economico di Walras, Pareto individua tre condizioni per assicurare l’efficiente allocazione delle risorse:
1) L’efficienza produttiva;
2) L’efficienza nello scambio;
3) L’efficienza sociale.
Possiamo parlare di efficienza produttiva quando non è possibile aumentare la produzione di un bene senza conseguentemente ridurre la
produzione di un altro bene .Dal punto di vista grafico tale situazione si realizza nella “curva di trasformazione” o“ frontiera delle possibilità
produttive” che è un curva decrescente nel senso che mentre aumenta la produzione di un bene diminuisce quella dell’ altro. E’ una curva
concava verso l’origine degli assi proprio perché è possibile produrre un bene in maggiore quantità solo sacrificando in misura sempre maggiore
la produzione di un altro bene. E’ detta “saggio marginale di trasformazione” l’inclinazione della frontiera ed esprime la quantità di un bene a cui
la collettività deve rinunciare per aver più disponibilità di un altro bene.
La seconda condizione (efficienza nello scambio) si realizza quando ciascun membro
della collettività riceve o cede esattamente quantità di beni secondo i propri desideri.
Infine l’efficienza sociale (terza condizione) è data dalla funzione del benessere sociale
che esprime le preferenze della collettività rispetto a situazioni economiche alternative.
Dal punto di vista grafico la funzione del benessere è rappresentata da curve di
indifferenza sociale (C1, C2, C3) e l’ottimo sociale si ha nel punto in cui la curva di
indifferenza sociale è tangente alla curva di trasformazione. Dove le curve si incontrano
(punto E). Si verificano contestualmente le tre condizioni essenziali per la migliore
allocazione delle risorse. La scelta delle quantità dei beni da produrre è un giudizio di
valore che risulta dall’analisi delle preferenze risultanti dall’aggregazione delle volontà
dei singoli componenti la collettività. Il mercato in regime di concorrenza perfetta
realizza l’ottimo paretiano ossia un’efficiente allocazione delle risorse realizzando il
maggior livello possibile d benessere sociale.
Nel mercato concorrenziale il prezzo di un bene sarà elevato quando è scarso perché
la domanda eccede l’offerta, accadrà il contrario nell’ipotesi di abbondanza del bene. Tale situazione creerà un elevato grado di efficienza
perché i beni saranno nelle mani di coloro che, disposti a pagare un prezzo elevato, sapranno sfruttarli nel modo migliore.
Secondo Pareto un mercato altamente concorrenziale si caratterizza per:
L’efficienza produzione;
L’efficienza nello scambio; 1
L’efficienza nella qualità del prodotto.
L’efficienza nella produzione si realizza con la massima produzione possibile di beni da parte delle imprese.
L’efficienza nello scambio esamina lo scambio di beni fra due soggetti e deve avvenire in modo che nessuno dei due ne risulti danneggiato e che
almeno uno ne tragga vantaggio. Emerge che nel modello paretiano non si tiene alcun conto della distribuzione del reddito. Le sperequazioni
nella distribuzione del reddito giustificano l’intervento dello Stato per una politica redistributiva che può evincersi anche all’art. 53, comma 2,
Cost. laddove è stabilito che il sistema fiscale è improntato a criteri di progressività..Vedremo che, non potendosi raggiungere il modello di
concorrenza perfetta, si verifica il fallimento del mercato con l’affermarsi dei fenomeni asimmetria informativa, di esternalità, di monopoli.
I due teoremi dell’economia del benessere
Il primo teorema afferma che dove c’è un regime di mercato di concorrenza perfetta l’operato di ciascun soggetto per il raggiungimento del
proprio massimo benessere determina ciò che è auspicabile per la società nel suo complesso.
Nel mercato in concorrenza perfetta, quindi, la produzione dei beni e l’allocazione delle risorse esprimono l’ottimo paretiano. Il monopolio
determina una riduzione del benessere rispetto alla concorrenza perfetta e non è in grado di garantire l’ottimo paretiano. Infatti passando dalla
concorrenza perfetta alle situazioni di oligopolio e di concorrenza monopolistica fino a raggiungere il monopolio si riduce la quantità dei beni
prodotti, i prezzi aumentano riducendosi conseguentemente il benessere.
Il primo teorema appare come una difesa del mercato concorrenziale e offre argomentazioni a favore dell’intervento pubblico nell’adozione di
politiche antitrust e di tutela della concorrenza quali ad esempio le liberalizzazione dei mercati, l’abolizione delle posizioni di monopolio legale, di
rendita. Va, tuttavia, rilevato che l’efficiente allocazione delle risorse dipende dalla loro distribuzione iniziale perché a differenti ripartizioni iniziali
corrispondono diverse allocazioni che realizzano l’ottimo paretiano. Le diverse allocazioni delle risorse, pur realizzando l’efficienza paretiana,
determinano una diversa distribuzione del benessere fra i membri della collettività. In sostanza “il mercato di concorrenza perfetta permette di
realizzare l’efficienza paretiana, ma non può risolvere il problema della distribuzione ottimale del benessere tra gli individui” (Bosi).
Il secondo teorema dell’economia del benessere afferma che, modificando in modo opportuno la distribuzione iniziale delle risorse
principalmente con imposte e sussidi per poi affidare al libero mercato l’efficiente allocazione delle risorse, è possibile raggiungere l’ottimo
sociale. Questo secondo teorema si pone a sostegno di un’economia decentrata di tipo concorrenziale. Giustifica, altresì, l’ intervento dello Stato
nell’economia al fine non solo di garantire la concorrenza ma soprattutto allo scopi di assicurare preventivamente la distribuzione delle risorse.
Sarebbe così possibile raggiungere una distribuzione delle risorse più equa utilizzando gli istrumenti delle imposte e dei sussidi mentre
l’efficienza sarebbe assicurata dal mercato in regime di concorrenza. Tuttavia si rileva che, seppure riuscissimo a realizzare un mercato
decentrato di concorrenza perfetta, non avremmo risolto il problema distributivo della ricchezza, mentre, di fatto, ci troviamo in situazioni dove
non si realizza tale tipo di mercato con interventi pubblici che non possono considerarsi neutrali per il benessere sociale.
Le critiche all’economia del benessere
Le critiche riguardano i principi cardine dell’economia del benessere:
L’individualismo
L’utilitarismo
L’individualismo attiene al fatto che i beni sono sempre oggetto di valutazioni da parte dei singoli. In tal modo non si comprendono gli interventi
pubblici (es. azioni contro il consumo di alcol e stupefacenti) che sembrano porsi in contrasto con il principio che ciascuno è il miglior giudice di
se stesso come si è detto all’inizio della lezione.
L’utilitarismo attiene al benessere che è considerato solo sotto il profilo del soddisfacimento dei propri bisogni.
Secondo tale principio debbono considerarsi i risultati prodotti sui soggetti interessati , è stato introdotto il concetto di equità procedurale
secondo il quale una società può definirsi equa se concede a tutti i suoi membri di realizzare i singoli e diversi progetti per una vita libera e
dignitosa come prevede specificamente per il lavoro anche la costituzione italiana (art. 36 Cost.).E’ equo garantire a tutti il diritto allo studio ma
non il titolo di studio. L’equità procedurale si realizza nel realizzare l’uguaglianza delle posizioni di partenza ma non di arrivo.
Analisi costi – benefici (slide 4)
Per analisi costi – benefici “deve intendersi qualsiasi analisi che, a prescindere dalle tecniche di fatto adottate, sia basata sull’idea che sia utile
intraprendere un’attività solo nel caso in cui i benefici siano superiori ai costi e che permetta di sommare costi e benefici, valutando tutte e solo
le conseguenze dell’attività in esame senza il ricorso a norme o principi etici” (Sen). Il metodo di analisi consiste nel riportare ad unità i costi
elementari e i benefici elementari. A queste unità si cerca, per quanto possibile, di dare un valore il più possibile oggettivo per la misurazione ed
il confronto. L’affidabilità dei risultati si raggiunge delimitando nel modo più realistico le unità dei costi e dei benefici utilizzando prezzi quanto più
possibile oggettivi. L’analisi costi – benefici si colloca nell’ambito dell’economia del benessere grazie all’opera di Pigou. Le valutazioni attengono
ai livelli di miglioramento del benessere collettivo e ai costi connessi degli interventi pubblici in termini di investimenti e di disciplina normativa .
Nella realizzazione del modello economico neoclassico il mercato svolge la funzione di allocare le risorse disponibili in maniera efficiente e il
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prezzo che viene a determinarsi è il giusto punto di equilibrio fra le quantità disponibili di quel dato bene e la relativa domanda. In questo
contesto l’intervento pubblico ha ragione di essere se finalizzato al funzionamento del mercato, altrimenti determina una diminuzione del
benessere sociale e quindi in tal caso non dovrebbe essere posto in essere.
Nella realtà, tuttavia, ci sono le esternalità, le asimmetrie informative, le difficoltà obiettive di realizzare un mercato di concorrenza perfetta che
conducono ad un livello di equilibrio che si colloca al di sotto dell’ottimo paretiano per cui l’intervento pubblico è giustificato poichè migliora la
situazione di alcuni senza peggiorare quella di altri proprio in ragione del principio di Pareto. L’analisi costi – benefici esamina i progetti alternativi
proprio nell’ottica di miglioramento verso il modello paretiano. E’ necessario poter valutare gli effetti dell’intervento in termini di somma
complessiva dei costi e dei benefici tenendo conto, secondo un criterio probabilistico, del verificarsi di eventi aleatori.
Uno dei terreni privilegiati di applicazione dell’analisi costi – benefici è la regolamentazione degli interventi pubblici nell’utilizzo delle riserve
idriche già compiuta negli Stati uniti durante gli anni 30 dalla “Federal Inter – Agency River Basin Committee”.
Successivamente l’analisi costi – benefici è stata adottata anche da organismi internazionali quali l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione
e lo Sviluppo Economico) con applicazione nel campo della tutela ambientale, nell’assistenza sanitaria nei progetti di sviluppo dei paesi poveri,
ecc. La stessa espressione analisi costi – benefici ha assunto con il tempo significati diversi con particolare attenzione alla realizzazione dei
principi di equità distributiva. Lo strumento dell’analisi finanziaria è utilizzato dalle imprese nella valutazione comparativa dei progetti alternativi.
Si operano stime previsionali in termini di costi e benefici economici degli investimenti alla luce dei prezzi di mercato.
L’ottica è quella di massimizzare i profitti, di conseguenza viene scelto il progetto più redditizio. L’ottica alternativa è quella di valutare la
redditività del progetto in quanto tale secondo le esigenze del mercato. Vi sono, però, costi e benefici che il mercato non è in grado di cogliere o
li registra in modo non adeguato. L’analisi costi benefici si differenzia dall’analisi finanziaria perché conduce la sua analisi alla luce di ciò che è
rilevante per la collettività.
Distorsioni di mercato e tassazione
I prezzi di mercato esprimono esattamente i benefici e i costi di mercato a condizione che nessuno che compie gli scambi possa influenzarne il
prezzo, non vi siano effetti discorsivi determinati da regolamenti pubblici, tasse, sussidi, ecc. e tutto ciò che determina il benessere economico
fosse oggetto di transazione commerciale nel mercato stesso.
E’ ben difficile che le condizioni sopra elencate possano tutte verificarsi con la conseguenza che i prezzi di mercato non esprimono
precisamente i costi e i benefici marginali. I prezzi di mercato sono così corretti dai “prezzi ombra”.
Nell’ipotesi di mercati, dove si verifichino tutte le condizioni sopra enunciate, viene a stabilirsi un punto di equilibrio dove i valori prezzo e
quantità del bene sono uguali (QE e PE) o per meglio dire risultano uguali benefici e costi marginali. Laddove non sussistano tali condizioni, con
i prezzi ombra il prezzo viene corretto la quantità di bene scambiata può essere QA ossia inferiore a QE con un beneficio marginale PB
maggiore del costo marginale PA oppure, al contrario, può accadere con QB maggiore di QE che il costo marginale sarà maggiore del beneficio
marginale. Accade in sostanza che nelle ipotesi di imperfezioni del mercato beneficio marginale e costo marginale non coincidono
Ne deriva che occorre una regola (pricing rule) per comprendere se
utilizzare la curva della domanda o dell’offerta. Se intendiamo analizzare un
beneficio soffermeremo la nostra attenzione sulla domanda aggregata. Se la
nostra attenzione è rivolta alla risorsa impiegata dovremo far riferimento alla curva
dell’offerta. Quando ci sono tasse e sussidi i prezzi devono essere valutati al lordo
delle tasse e al netto dei sussidi in relazione alla curva della domanda perché la
disponibilità a pagare deve essere valutata secondo quanto il consumatore è
disposto a corrispondere. Parliamo di tassazione correttiva quando la tassa e il
sussidio hanno la finalità di far coincidere valori marginali privati e sociali; la DAP
va valutata al netto delle tasse correttive e al lordo dei sussidi correttivi. Se la
domanda rimane, però, invariata la DAP deve essere considerata al lordo delle
tasse e al netto dei sussidi. Per la determinazione dei prezzi ombra è necessario
avere delle curve aggregate di domanda e di offerta. Le curve possono essere
determinate quando vi è un mercato anche imperfetto ma in taluni casi non esiste un mercato di riferimento come avviene per i beni cosiddetti
intangibili come la vita, la salute, l’ambiente. Al fine di determinare il valore monetario dei benefici si deve procedere nel comprendere le
preferenze dei consumatori e la DAP. Si potrà procedere con metodi diretti che consentono di determinare la DAP in base ai comportamenti
degli individui (approcci basati sulle preferenze rilevate) oppure con metodi indiretti dove la DAP è valutata con indagine a campione (approcci
basati sulle preferenze dichiarate).
Alternative all’analisi costi benefici
I rilievi all’analisi costi – benefici si fondano sul fatto che essa richiede un gran numero di informazioni con la pretesa di esaminare il fenomeno
nella sua globalità e dall’altro le valutazioni dei beni fuori dal mercato appaiano molto discutibili. Per i beni intangibili di cui si è detto (vita, salute,
ambiente) piuttosto che procedere alla monetizzazione in base alle preferenze individuali, si preferisce individuare le quantità materiali (es. vite
salvate con la somministrazione di un farmaco).Abbiamo, quindi, il criterio di analisi costi – efficacia (CEA – Cost Effectiveness Analysis) molto
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applicato nel settore sanitario. L’analisi costi – efficacia, applicata ai beni intangibili, è apprezzata dagli economisti che non accettano
l’impostazione del welfare nell’analisi costi benefici e da quei professionisti (medici, ingegneri, ecc.) che per formazione culturale e professionale
non condividono la monetizzazione dei costi e dei benefici per la categoria di beni in considerazione. Seppure non vi siano standard comuni di
applicazione la CEA presenta le seguenti caratteristiche:
1) Individua una tipologia di effetti rilevanti ai fini della valutazione;
2) Quantifica l’ammontare in termini fisici degli effetti ricollegabili a ciascuna alternativa;
3) Misura i costi monetari di ciascun intervento;
4) Determina gli indici dei costi – efficacia;
5) Classifica i progetti in base agli indici in questione;
6) In base alla classifica di cui sopra finanzia i progetti migliori.
Gli indici alternativi dei costi efficacia sono:
1) Costo per unità di risultato che è dato dal rapporto fra costi ed effetti dell’intervento;
2) Risultato per unità di costo che è dato dal rapporto fra effetti e costi dell’intervento.
Quando si applica la CEA si cerca di massimizzare un determinato effetto variabile in base ad un budget monetario predeterminato. Dato che
l’obiettivo da raggiungere è la massimizzazione di un determinato effetto positivo determinato in unità fisi
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