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PRINCIPI DI EQUITÀ NELLE IMPOSTE:

COSA SI per raccogliere un certo livello di gettito x finanziare il settore pubblico, i diversi comparti

FINANZIA settore pubblico applicano varie forme di prelievo tributario per svolgere tre funzioni:

1. finanziare la fornitura di beni e servizi pubblici,

2. finanziare programmi di redistribuzione del reddito e di assistenza sociale,

3. intervenire per porre rimedio a situazioni di fallimento del mercato dovute alla

presenza di esternalità di produzione o consumo.

EQUITA’ qui sorge il problema di EQUITÀ DISTRIBUTIVA, che è una caratteristica desiderabil

del sistema tributario: ripartire equamente il pagamento delle imposte = Il sistema tributar

deve assicurare che il trattamento relativo dei diversi contribuenti sia equo

PRINCIPI DI In base a quali criteri va ripartita la spesa totale fra i contribuenti chiamati a concorrere?

RIPARTIZIONE Due sono i criteri: il principio del beneficio e il principio della capacità contributiva

DEL CARICO

FISCALE

PRINCIPIO DEL BENEFICIO PRINCIPIO DELLA CAPACITA’ CONTRIBUTIV

• •

In base al principio del beneficio, l’imposta Secondo il principio della capacità contributiva i

attribuita a ciascun contribuente dovrebbe contribuenti devono partecipare al finanziamento dell’

essere proporzionata ai benefici che il attività dello Stato in ragione della loro capacità di pagar

contribuente ottiene dalla fornitura dei servizi le imposte.

pubblici finanziati attraverso l’imposta. Rispetto al principio del beneficio, l’ ottica è ribaltata, ne

• le imposte pagate da ciascun contribuente, definizione di un’equa ripartizione delle spese pubbliche

dovrebbero essere commisurate ai benefici i contribuenti: l’equità non è più definita con riferimento a

che il contribuente ottiene in cambio, in benefici ma alla capacità di contribuire al finanziamento

termini di beni e servizi pubblici. della spesa pubblica. Guarda solo a quanto uno può da

• a prescindere da ciò che ottiene in cambio, che è

si contribuisce in ragione di ciò che si riceve irrilevante.

in cambio sotto forma di beni e servizi • Non si contribuisce in ragione di ciò che si riceve in

pubblici

• cambio sotto forma di beni e servizi pubblici, ma in ragio

È chiaro che il principio del beneficio non si di quanto si è in grado di contribuire.

applica alle “imposte”, ma solo alle “tasse” e • L’imposta che il contribuente è chiamato a pagare è per

alle “tariffe”.

• del tutto indipendente dai vantaggi che egli ottiene dai

Il principio del beneficio è conosciuto anche servizi pubblici (al limite, potrebbe non beneficiarne affa

come PRINCIPIO DELLA • L’ articolo 53 della Costituzione della Repubblica Italiana

CONTROPRESTAZIONE, per via del nesso

che si presuppone debba esistere fra recita: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubblic

l’imposta che il contribuente è chiamato a in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema

pagare e i benefici che egli ottiene in cambio tributario Ł informato a criteri di progressività.»

sotto forma di servizi pubblici. In altri termini, il principio della capacità contributiva ha trovato

l’imposta si configura come una sorta di espressione nelle cosiddette TEORIE DEL SACRIFICIO

prezzo personalizzato, perché graduato in definisce una modalità per misurare quanto pesa il

funzione dei benefici, che il contribuente sacrificio di pagare le imposte & definire il riparto equo s

deve pagare per fruire dei servizi pubblici. base di un’ uguaglianza dei sacrifici sopportati.

ARTICOLAZIONE Al fine di dare un contenuto operativo al principio, lo si è articolato in tre diverse

DEL PRINCIPIO articolazioni, che gli permettono di imporre al sistema tributario di soddisfare tre condizio

DELLA minimali di equità, lasciando ampi spazi alla definizione concreta delle strutture di impo

1

CAPACITA’ 1) IL PRINCIPIO DI NO RE-RANKING:

DISTRIBUTIVA secondo cui il sistema fiscale non dovrebbe modificare le posizioni relative di beness

La classifica prima e dopo aver pagato le imposte deve essere

dei contribuenti.

uguale.

• se si utilizza come indicatore di capacità contributiva (e di benessere) il reddito (ma p

esserne utilizzato un altro qualsiasi), chi occupa una data posizione nella scala dei

redditi prima di pagare le imposte dovrebbe occupare la medesima posizione anche

dopo averle pagate.

• Il principio di no re-ranking si applica a contribuenti con diverso reddito a parità di

condizioni personali (single o coniugato, con o senza gli, ecc.). Se prendiamo due

individui con diverse caratteristiche personali, poniamo un single senza figli ed uno co

figli a carico, il fatto che per effetto dell’imposta il primo, pur disponendo di un reddito

lordo superiore a quello del secondo, si ritrovi poi con un reddito netto inferiore, non

costituisce una violazione del principio di no re-ranking, ma un effetto voluto della

personalizzazione dell’imposta.

1) IL PRINCIPIO DELL’EQUITÀ ORIZZONTALE: o di “uguale trattamento di uguali”

• Il fisco deve trattare allo stesso modo i contribuenti che hanno uguale capacità

contributiva.

• Applicarlo però non è semplice, e quindi nemmeno rispettare il no-rerenking.

!! delicata è la questione relativa all’applicazione concreta dei principi di equità

orizzontale e di no re-ranking, per via del fatto che la capacità contributiva è, il più delle

volte, un concetto multi-dimensionale. Il problema è evidente nel caso dell’imposta

personale sul reddito, laddove proprio la qualificazione di imposta personale implica che

capacità contributiva non possa trovare espressione univoca in una misura, monetaria, d

reddito percepito dal contribuente.

Anche altri fattori, alcuni di natura qualitativa (ad esempio, la fonte del reddito: lavoro

dipendente, lavoro autonomo, o pensione), altri di natura quantitativa ma non espressi ne

stessa unità di misura del reddito (ad esempio, il numero di figli a carico), entrano in gioc

nella definizione della capacità contributiva

1) IL PRINCIPIO DELL’EQUITÀ VERTICALE:

• secondo cui contribuenti con maggiore capacità contributiva dovrebbero contribuire i

misura maggiore e mai inferiore rispetto a quelli con minore capacità contributiva.

• Questo principio impone solo che le imposte pagate aumentino all’aumentare della

capacità contributiva (cioè che le aliquote marginali di imposta non siano mai negativ

• il requisito di equità verticale non richiede, di per sè, che l’imposta debba essere

progressiva (anche con un’imposta regressiva, o proporzionale, i ricchi pagano di più

poveri): poiché anche quelle proporzionali, e in molti casi anche quelle regressive,

soddisfano il requisito che l’imposta non sia decrescente all’aumentare della capacità

contributiva

CAPACITA’ La nozione di capacità contributiva non è unidirezionale, ma è un concetto bi o

CONTRIBUTIVA tridimensionale -> sono considerabili variabili che non hanno la stessa unità di

BI O TRI misura, non solo il reddito!La questione della multi-dimensionalità può essere

DIMENSIONALE illustrata con un esempio.

Si supponga che gli indicatori di capacità contributiva prescelti siano due: il

 reddito e il numero di figli a carico.

In genere, vi è ampio consenso sul fatto che, a parità di figli a carico, la capac

 contributiva aumenti all’aumentare del reddito, e che, a parità di reddito, essa

riduca all’aumentare del numero di figli a carico.

Il problema consiste nello stabilire come varia la capacità contributiva quando

 aumentano (o diminuiscono) sia il reddito sia il numero di figli a carico. Si tratta

in altri termini, di dare una risposta alla domanda: quando aumenta di un’unità

numero di figli a carico, di quanto deve aumentare il reddito affinché il livello d

capacità contributiva rimanga costante?

Tecnicamente, si tratta di definire una curva di iso-capacità-contributiva nello

 2

spazio “reddito” (�) e “figli a carico” (�). Le altre curve rappresentate si riferisco

a livelli minori e maggiori di capacità contributiva rispetto a quello rappresenta

dalla curva Una volta definite le curve di iso-capacità-contributiva,

�!.

l’applicazione del principi di equità è immediata:

• A tutti i contribuenti appartenenti alla medesima curva deve essere applicato lo

stesso livello di imposta (equità orizzontale).

• L’imposta deve crescere o rimanere costante, mai diminuire, muovendosi su

curve di iso-capacità-contributiva “più elevate” (equità verticale).

• Infine, l’imposta non deve modificare l’ordinamento dei contribuenti in base all

curve di iso-capacità-contributiva (no re-ranking).

! la progressione lineare può essere soppiantata da una progressione meno che

lineare con considerazioni di carattere economico: curva concava perché:

Il costo medio della cura dei figli, diminuisce all’ aumentare della cura dei fi

- economie di scala

- all’aumentare del numero di figli sono necessari incrementi di reddito via vi

minori per mantenere costante il livello di capacità contributiva. Sotto il pro

economico, ciò può essere giustificato nella misura in cui si manifestino de

economie di scala nella cura dei figli all’aumentare delle dimensioni del

nucleo familiare, cioè che il costo medio per la cura di ciascun figlio si riduc

all’aumentare del loro numero.

TABELLa 1.5: Si consideri un gruppo di contribuenti composto da due tipi di individui: il tipo “ricco

�,

esempio cui reddito è pari a e il tipo “povero”, il cui reddito è pari a

�!=100, �, �!=60.

numerico per la tabella 1.5 rappresenta una funzione di utilità, oggetto matematico che associa i va

illustrare i due di una variabile indipendente (consumo) a quelli di una dipendente (utilità).

principi sopra Questa tabella dimostra come il benessere/utilità dell’ individuo varia al variare del

 reddito o del consumo:

Il benessere/utilità aumenta all’ aumentare del c L’utilità U derivante dal consumo

 beni privati, acquistabili sul mercato spendendo quote di reddito, cresce al crescere d

consumo ma unità agg di consumo danno incrementi di utilità via via decrescenti.

�,

L’utilità cresce al crescere del reddito, ma in modo (ad un tasso) decrescente delta

 

diventa sempre più piccolo. Infatti, come mostra la colonna 3, incrementi di consumo

costanti, pari a 5 unità, determinano incrementi di utilità, ∆�, via via minori all’aumenta

del consumo (L’utilità marginale, ∆�/∆�, decresce al crescere di �.

Se si guarda la terza colonna, si calcola l’incremento di benessere nel passaggio da

 una riga a quella successiva: la prima riga è vuota,1075 indica l’incremento di utilità

quando il consumo passa da 0 a 5 (indica l’incremento di utilità sulle ultime utilità di

consumo: le 5 marginali)e così via. L’utilità marginale però diminuisce all’aument

del consumo da 40 a 45 è 675. Da 85 a 90 è 225, quindi + piccolo. Quindi se

 

sono povero 5 unità di consumo in +, aumentano di molto il benessere, se sono ricco

aumentano di poco il benessere. Se tolgo 5u di consumo a un ricco e le do al povero

benessere del povero aumenta di più riaspetto all’aumento che avrebbe avuto il ricco

il legame tra consumo di reddito e benessere, però è SOGGETTIVO. Le preferenze,

infatti possono essere rappresentate con una funzione di utilità, e variano da soggetto a

soggetto

La funzione di utilità rappresentata in tabella è una quadratica, e il grafico d

�=220−��,

 in funzione di è quello di una parabola a forma di “U rovesciata”, che parte dall’origin

degli assi e raggiunge il punto di massima utilità (il vertice della parabola) in

3

corrispondenza di un livello di C= 110). È crescente, ma poi diminuisce per livelli di

consumo che superano le 110 unità

MA:

Tanto + chiedo a A di pagare imposte, + aumenta il suo sacrificio di pagare 5 u in + di

imposta, perchè tanto di gli chiediamo, tanto più lo impoveriamo, quindi tanto + gli si riduc

reddito netto, tanto + gli costa pagare altre 5 u di imposta. Ogni volta che gli si toglie 5 u

reddito scende dalla curva della parabola, che diventa sempre più pendente.

!!! lo stesso ragionamento vale x B ma vi è una DIFFERENZA: se B paga 0 imposte

utilità 9600, le prime 5 u di imposta gli procurano una caduta (da 90 a 65) gli si riduce il

benessere di 525 unità, quindi molto di + riaspetto a A (seconda riga: delta SA e DsB son

diversi). Quindi le prime 5 u di imposta sono + pesanti da pagare per B rispetto a A, perc

A è + povero.

tanto + si chiede da pagare imposte, tanto + aumenta il sacrificio da sostenere x

 pagare 5 u in + di imposta, perchè + chiedo + si è poveri in termini di reddito netto

il sacrificio a parità di imposta pagata, quindi a parità di riga, il sacrificio è sempre

 alto x l’individuo + povero rispetto al + ricco

1.5 Si supponga ora che il gettito che lo stato intende raccogliere sia pari a 60 unità di reddito

Volendo applicare il principio della capacità contributiva, non occorrono altre informazion

se non quella relativa alle 3 POSSIBILI MODALITÀ OPERATIVE che si intendono

utilizzare:

1) UGUALE S ACRIFICIO ASSOLUTO: ripartire le 60 unità di gettito in modo che il

sacrificio derivante dal pagamento delle imposte sia lo stesso per i due contribuen

4-7: L’utilità diminuisce all’aumentare dell’imposta e, come mostra la

colonne

colonna 6, il sacrificio incrementale, ∆�, aumenta man mano che aumenta l’impos

perché si riduce il consumo, Allo stesso modo si possono leggere le colonne 8

�.

riferite all’individuo �.

Applicando il benessere di passa da 12.000 a 9.600, con un sacrificio pari

�=40, �

2.400 unità. Lo stesso livello di sacrificio è imposto a con la cui utilità pass

� �=20,

infatti da 9.600 a 7.200 unità. Le imposte raccolte corrispondono al gettito richiest

60 unità. L’individuo ricco, avendo maggiore capacità di sopportare dei “sacrific

�,

per pagare le imposte, è chiamato a contribuire in misura maggiore rispetto

all’individuo povero, �.

!!!! A maggiore capacità contributiva corrisponde un maggiore debito di imposta.

!!!! Si noti che le imposte calcolate in base del criterio dell’uguale sacrificio assol

lasciano con un reddito netto che è maggiore di quello di 60 contro 40 unità;

� �,

anche dopo aver pagato le imposte, l’individuo ricco “sta meglio” dell’individuo

povero

2) UGUALE SARIFICIO MARGINALE: le imposte risultano equamente ripartite

quando il sacrificio sull’ultima unità di imposta pagata è lo stesso per tutti i

contribuenti: il sacrificio sopportato da per pagare le ultime 5 unità di imposta è p

a 475 unità di benessere, mentre per il sacrificio è pari a 675 unità. Se vogliamo

uguagliare il sacrificio al margine, dobbiamo allora incrementare ridurre

�Ae �B.

la struttura impositiva che uguaglia il sacrificio al margine è con un

�A=50, �B=10,

sacrificio sulle ultime 5 unità di imposta pari a 575 unità di utilità per entrambi. Pe

effetto dell’imposizione, il reddito netto dei due individui risulta uguagliato al livello

50 unità.

La soluzione ottenuta dall’applicazione dell’uguale sacrificio marginale corrispond

massimo grado di progressività dell’imposta, che dipende in modo cruciale dall’av

assunto che il reddito lordo (la base imponibile dell’imposta) sia esogeno, cioè

indipendente dal livello della tassazione.

Esso dice che l’equità è raggiunta quando uguagliamo non il sacrifico sul totale

pagato, ma sull’ ultimo euro di imposta pagata. Quanto costa in termini di

benessere/sacrificio, pagare l’ultimo euro?

Quando abbiamo uguagliato i sacrifici sull’ unità finale, ovvero marginale, si sono

identificate le imposte eque. Per vedere dove si trova: significa trovare le

combinazioni di imposte per cui DSA = DSB.

1) UGUALE SACRIFICIO PROPORZIONALE: Consideriamo i due casi estremi, la t

4

V.1.5 mostra che l’utilità totale, è pari a 16.800 unità nel riparto in base

�a+�b,

all’uguale sacrificio assoluto, mentre è pari a 17.000 unità in quello basato

sull’uguale sacrificio marginale. Lo stesso risultato si ottiene considerando il caso

Rawlsiano, dove l’utilità del più povero è pari a 7.200 unità nel primo riparto e 8.

nel secondo.

Una soluzione intermedia fra quelle ottenute applicando i criteri dell’uguale sacrifi

assoluto e marginale è quella che si ottiene applicando il criterio dell’uguale sacrif

proporzionale, dove il sacrificio proporzionale è definito dal rapporto fra sacrifici

assoluto e livello di utilità; in questo caso, la soluzione che si ottiene è �a=42,2,

�b=17,8.

l’imposta diventa + progressiva xk l’imposta aumenta sul ricco a 42, 2% e diminui

sul povero fino a circa 40%.

CRITICHE: Ma se a è più ricco di b solo

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher susannadv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Galmarini Umberto.
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