Miele Pasquale
Scienze delle finanze (prof. Castaldo/De Bonis)
Facoltà di giurisprudenza
Corso di laurea magistrale
Corso di laurea in scienza giuridiche
Anno accademico 2013-2014
II anno – 1 semestre
Parte I
Appunti di Pasquale Miele
4 ottobre 2013 – Lezione 4
Che cos’è la scienza delle finanze
Quella branca del sapere, di stampo prettamente economico, che studia tutti gli aspetti che interessano l’economia del settore pubblico. (Economics del settore Pubblico)
Nel corso del tempo la scienza delle finanze ha avuto una grande evoluzione, perché semplicemente è cambiato il settore pubblico: modificando gli ambiti di intervento, il settore pubblico ha mutato la sua forma funzionale e quindi la scienza che la studia ha dovuto adeguarsi.
Gli aspetti legati alla fiscalità sono presenti sin dalla res publica, dei popoli dell’antichità. Nel corso del XVI e XVII secolo – con gli scolastici e i mercantilisti – si dà nuovo vigore allo studio di questi aspetti finanziari legati all’attività degli stati. Nel ‘700, e poi nell’800, i Kammel (cameralisti) iniziarono a ragionare su un insieme di precetti e di regole che dovevano accompagnare il sovrano nell’emanare norme di carattere economico per i consociati. La vera espansione dell’economia pubblica avviene nel momento in cui si iniziano a separare i patrimoni dei sovrani (ovvero le casse private dei regnanti) rispetto al patrimonio pubblico. Dunque, con la separazione degli interessi dei regnanti e della collettività emerge l’esigenza di approfondire gli interessi delle scelte pubbliche (o scelte economiche sociali). È ovvio che con la nascita degli stati moderni occidentali, con l’incremento dell’attività pubblica – negli ambiti di influenza del settore pubblico – la scienza delle finanze ha accompagnato questi processi di ulteriore arricchimento da parte degli stati.
Chi sono in termini storici i primi studiosi dell’economia pubblica e delle scienze delle finanze?
Adam Smith scrive “la ricchezza delle Nazioni” nel 1786, dove si iniziava a ventilare una esigenza di definire in modo metodologicamente rigoroso quelle che erano le tecniche e le modalità di intervento dello stato all’interno dell’economia. Per non parlare di tutta una serie di economisti - che fanno parte di tutto un filone che si è sviluppato prima in Inghilterra, poi in Germania, in Austria e in Svezia – che hanno veramente tracciato il campo e aiutato a definire i contorni del settore pubblico (Vixel, Betti, Ricardo).
Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 l’Italia dettava legge nell’economia pubblica delle scienze delle finanze (Barone, Mazzola, De Marco, Pantaleoni).
Oggi l’economista più fidato è Richard MUSGRAVE. Musgrave con il “three-branch model” ha definito in modo rigoroso sia gli ambiti di interesse di studio che gli ambienti possibili di intervento pubblico. Lui distingue tre branchie fondamentali chiamandole funzioni:
- Funzione allocativa: fa riferimento alla produzione dei beni e servizi pubblici (i beni pubblici sono un fallimento del mercato, ossia il mercato non produrrebbe spontaneamente quei beni, perché hanno delle caratteristiche economiche particolari)
Nella funzione allocativa l’ambito di studio è capire come lo stato in modo efficiente ed efficace deve procedere alla produzione di questi servizi pubblici. In questa prima branca entra in modo importante il primo principio fondamentale sistemi tributari moderni: la controprestazione, cioè il principio dell’imposta-prezzo. Per quanto riguarda la produzione di beni e servizi pubblici, lo stato si trova nel rispetto dei consociati in un rapporto di controprestazione: mette a disposizione un bene o un servizio ed esige in cambio il prezzo, il quale, essendo un flusso monetario dal cittadino allo stato, viene definito imposta. Questa è una delle giustificazioni per cui è possibile introdurre una tassa. In questo ambito - della funzione allocativa - la scienza delle finanze si è espansa in un ambito scientifico che si chiama, in un modo più ampio, economia pubblica.
Economia pubblica
Scienze delle finanze
Facendo riferimento all’ampliamento degli ambiti dell’operatività della nostra materia ci si riferisce in particolar modo alle nuove esigenze delle attività di regolazione (ex ante ed ex post) dei mercati.
In realtà l’evoluzione tecnologica, e quindi l’evoluzione dei mercati, ha reso necessarie altre forme di intervento, che hanno sempre a che fare con questa dinamica legata alla allocazione efficiente delle risorse.
- Funzione redistributiva: ci delimita il tema della giustizia sociale. Lo stato interviene nell’economia per promuovere attività di redistribuzione del reddito e di ricchezze, perseguendo degli obiettivi che non sono insiti, impliciti negli andamenti del mercato (è anche possibile che il mercato porti a degli equilibri che siano equi, ma vanno verificati). Ci sono dei giudizi soggettivi in capo al Governo, in termini di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma in questo ambito ci occuperemo della redistribuzione, ovvero della redistribuzione attraverso la tassazione. Qui si afferma il principio, comune a tutte le costituzioni moderne, secondo cui lo stato, per finanziare la spesa pubblica, è giustificato a prelevare coercitivamente dai cittadini delle porzioni di reddito che sono collegate, basate sulla capacità contributiva (art. 53 Cost.). Questo è il secondo principio cardine che contraddistingue i sistemi tributari moderni (controprestazione imposta-prezzo). Questo discorso vale se si rispetta il principio della progressività: lo stato si deve assicurare che l’imposta sia crescente (in termini percentuali) al crescere del reddito. Bisogna creare, dunque, un meccanismo per cui l’aliquota sia crescente a tassi crescenti. La regressività dell’imposta non è accettata dalla costituzione.
Appunti di Pasquale Miele
- Funzione di stabilizzazione (non trattata nel corso): ha a che fare con la funzione di intervento pubblico volta a garantire stabilità di crescita economica o di equilibro economico tra gli stati (macrofondata).
Musgrave dunque ci definisce i tre ambiti più pregnanti, più importanti dell’intervento pubblico (ci definisce i filoni di ricerca).
La legge di Adolf WAGNER è importante perché ci fa capire come il settore pubblico cresce, ovvero ci spiega le determinanti di quest’ultimo, e la reazione che c’è tra settore pubblico e quello privato. Questa dice che, nel momento in cui ci sarà crescita economica, il settore pubblico crescerà sempre a tassi percentuali più elevati del settore privato. Quindi se l’economia cresce, vuol dire che contemporaneamente il settore pubblico è cresciuto con percentuali più elevate di quello privato. Ciò avviene perché, in termini molto sintetici, questo fenomeno deriva da una complementarietà tra beni e servizi pubblici e beni e servizi privati. Per questi motivi gli investimenti infrastrutturali che hanno così tante esternalità positive per tutti i settori dell’economia, sia al pubblico che al privato, sono investimenti che hanno un coefficiente di moltiplicatore sul PIL molto elevato. Per promuovere la crescita, lo stato dovrebbe investire su campi in cui il privato non può intervenire ottimamente. (es. lo sviluppo industriale, processi di urbanizzazione, le reti stradali, etc. determinano una crescita della spesa pubblica che crea esternalità positive anche nel privato).
Efficienza allocativa
Come può funzionare un sistema economico generale?
Ci occuperemo delle giustificazioni dell’intervento pubblico per riuscire a capire dove lo stato al margine è giustificato ad intervenire.
Bisogna partire dalla situazione in cui il sistema economico generale funziona, ovvero permette il raggiungimento delle condizioni di efficienza allocativa. Questa esposizione del sistema di equilibrio economico generale va a cristallizzare, a far capire il così detto primo teorema dell’economia del benessere:
Ogni sistema economico generale, se funziona in concorrenza perfetta, genera degli equilibri efficienti.
Definiremo questo equilibrio come ottimo paretiano.
Il modello di equilibrio economico generale è molto semplice in termini di contesto in cui ci muoviamo.
Hp:
- Due imprese (x, y) – isoquanti e isocosti
- Due fattori produttivi (K, L) - sono beni privati, dunque c’è interdipendenza nelle scelte
- Due categorie di consumatori (a, b) - tutti gli a sono uguali e tutti i b sono uguali (curve di indifferenza e retta di bilancio)
- Due beni di consumo (x, y) – sono privati e dunque rivali nel consumo]
Assumiamo che siamo in concorrenza perfetta, quindi c’è simmetria di informazione da parte degli agenti economici. Le imprese sono price-taker, tecnologia data (è accessibile a tutti), i beni sono privati, non ci sono variabili di forza contrattuale tra i consumatori (i consumatori sono uguali in termini di potere contrattuale), etc.
Il problema che noi affrontiamo nel modellizzare un qualche cosa che deve esprimere non un equilibrio di più operatori economici (sia sul versante della produzione che su quello del consumo) è che dobbiamo usare isoquanti e isocosti di due imprese contemporaneamente. Non solo. Essendo K e L input che sono scarsi in natura ed anche rivali, se una delle due imprese consuma una porzione di K l’altra avrà il restante di K (interdipendenza nelle scelte – la scelta di una influenza la scelta dell’altra). Sul versante del consumo abbiamo due operatori che hanno dei gusti e delle preferenze ed hanno anche loro l’obiettivo di massimizzare la propria utilità. Dunque il problema analogo a quello delle imprese, poiché non c’è un unico operatore, ma ce ne sono due. Se uno dei due consuma una porzione di x o di y, all’altro rimane il restante (beni privati, ossia rivali nel consumo).
In tutto questo sappiamo che dovremmo utilizzare isoquanti-isocosti e curve di indifferenza-retta di bilancio. L’unica cosa che manca è capire qual è il contesto matematico in cui ci dobbiamo muovere per prendere in considerazione queste scelte in modo simultaneo.
Per giungere le condizioni di efficienza analitica, ovvero all’efficienza del sistema economico, dobbiamo fare tre tappe intermedie:
- OTTIMO/EFFICIENZA ALLOCATIVA DI/DELLA PRODUZIONE – bisogna mettere insieme produzione e consumo. Bisogna calcolare tutte le – infinite - possibilità di allocazione dei due beni K e L per capire qual è l’ottimo della produzione (come fanno le due imprese, dati K e L, a produrre i beni in modo da non creare inefficienze allocative nella produzione).
- OTTIMO DI SCAMBIO.
- 1 2
Tutti e tre questi passaggi comportano la fissazione di una regola che consente di individuare l’efficienza allocativa.
1) Ciò che ci permette di analizzate tutti e due i fattori si chiama “scatola di Edgeworth”. Nella scatola di Edgeworth della produzione i limiti sono fissati dalla combinazione di K e L.
Appunti di Pasquale Miele
K \L
x y 420
100 O tutti gli input vengono impiegati dall’impresa x.
yx = γmaxθsym75 25 L’impresa x sta impiegando 75K ed i restanti 25K sono a disposizione dell’impresa y;
_ L’impresa x sta impiegando 380L ed i restanti 420L sono a disposizione dell’impresa y.
y =αmaxO 380 800 L \K tutti i fattori della produzione vengono impiegati dell’impresa y.
x x y
Dentro la E.Box ci sono le possibili combinazioni di K ed L dato il limite fisico del 100K e 800L a disposizione del sistema economico generale. La E.Box è una “magata” perché ci consente di comprendere le interdipendenze delle possibili scelte che fanno le imprese in modo di comprenderne la reciproca influenza che generano nell’impiego delle risorse.
I punti e si chiamano “corner solution”.
α γ
Siccome ci sono infinite combinazioni di K e di L nella scatola, noi dobbiamo capire quali sono quelle efficienti, ossia dobbiamo individuare la condizione di ottimalità della produzione che spiega come le imprese possono produrre la torta da immettere sul mercato in modo efficiente (senza sprechi).
Noi sappiamo che all’interno della E.Box, le combinazioni di K e L che stanno in prossimità di O comportano un sottostante che ci y dice che la maggior parte di K e L le stia impiegando l’impresa x. Tracciando mappe di isoquanti di x sappiamo che allontanandosi via via da O avremo valori della produzione sempre più grandi. Analogamente si ottengono gli isoquanti dell’impresa y.
K \L
x y
100 O yx = γmax
EC E* - è punto di ottimo della produzione perché non c’è convenienza economica a spostarsi
E’ da questo, in oltre le due funzioni sono tangenti
1 1y x2yy 3y =αmaxO 800 L \Kx x y !! !!!"!# = !"!#!,! !,!
Nella scatola si possono produrre in modo efficiente combinazioni alternative di x e di y, ma le combinazioni alternative efficienti si!! !! trovano in tutti i punti in cui la condizione specifica si ripete negli altri punti di tangenza tra gli isoquanti. Dunque è!"!# = !"!#!,! !,!1 3 un ottimo di produzione con riferimento specifico ai livelli di produzione (x1,y3). Per individuare la condizione generale dell’ottimo della produzione in tutte la scatola, cioè per tutte le n combinazioni possibili, si deve esprimere questa relazione in termini aspecifici (non contestualizzandoli agli specifici isoquanti): !!!"!# = !"!#!,! !,!
Qual è la frontiera che mi fa vedere tutti i punti di ottimo della produzione? È la funzione che congiunge tutti i punti di tangenza, ossia di continualità della funzione – quindi che rispettano la prima legge dell’economia del benessere -, e si chiama curva di trasformazione. Essa, quindi, è l’insieme dei punti che soddisfano il requisito dell’efficienza della produzione.
Appunti di Pasquale Miele
K \L
x y
100 O yx = γmax
D- curva di trasformazione
Ty =αmaxO 800 L \Kx x y
Gli economisti usano l’espressione “curva di trasformazione” per esprimere un concetto, ovvero quello di individuare e delimitare i punti in cui la trasformazione da beni strumentali a beni finiti (da input ad output) avviene in modo efficiente.
La prima condizione è stata soddisfatta e sappiamo esattamente la regola che rende vera l’ottimo della produzione. Ulteriormente diciamo che quella regola è endogena, cioè che a prescindere da dove si parte e dai prezzi il mercato arriva a quella distribuzione che soddisfa questi requisiti. Il problema è che ora abbiamo individuato tutti i punti ottimi della produzione, ossia torte alternative. Quindi x ed y sono porzioni di questa torta variabile. La questione sta nel capire come queste quantità vengono introdotte sul mercato dei beni del consumo. Sul consumo noi utilizziamo curve di indifferenza e retta di bilancio. C’è bisogno di un ulteriore passaggio per introdurre le quantità al posto di K e L. Come si fa a tener fermo questo concetto ed a inserirci dentro la tematica dello scambio?
La curva di trasformazione tiene ferma la condizione di ottimo della produzione. Possiamo plottare quelle che sono le quantità che si raggiungono nei punti di ottimo in un altro grafico in cui utilizzeremo le quantità sugli assi per esprimere i punti efficienti.
Sugli assi in questo caso mettiamo X ed Y.
Yy =αmax T !- frontiera di produzioneDO x = Xγmax !" , è una funzione decrescente a tassi decrescenti.!"! = ! − !"
La frontiera di produzione garantisce l’ottimalità di produzione in ogni suo punto, perché esprime delle combinazioni alternative dei beni che rispettano la scelta ottimale sottostante dell’uguaglianza tra i saggi marginali. TMT ci dice esattamente quanto all’aumentare di un bene bisogna diminuire l’altro per preservare la condizione di ottimalità della produzione.
2) Siccome nel consumo abbiamo sempre due soggetti che hanno un limite che è la finitezza della torta e che si influenzano reciprocamente nel consumo dei pezzi di quella torta, avremo bisogno della scatola di Edgeworth dello scambio. In questo caso i limiti funzionali della E.Box dello scambio sono fissati dalle imprese, poiché dipendono dalla quantità dei beni che le imprese immettono sul mercato. Ogni punto della curva di trasformazione indica una torta e per questo motivo avremo infinite E.Box dello scambio.
Prendiamo la torta T.
Appunti di Pasquale Miele
Yy =αmax T800 20 massima utilità di a≃Ob- 600 V 200O x = Xγ80 100 massima utilità di b≃O maxa
Appunti di Pasquale Miele
10 ottobre 2013 – Lezione 5
K \L Yx y100 O yy max y max θsymθsym -dyα α- γ γ- !!O 800 L \K O +dx x X!"#! = !"#!x x y max!,! !,! !"!
Il TMT ci dice quanto al diminuire di un bene devo incrementare l’altro per restare sulla frontiera di produzione (per restare efficiente).
Come funzione la scatola di E. dello scambio
Ipotizziamo l’esempio che i consumatori a e b possono consumare y e x0.
Yy O bθsymy A0- B in A il benessere aggregato è (a1;b1) non è ottimo perché esiste un punto migliore- in B il benessere aggregato è (a1;b2) non è ottimo perché esiste un punto migliore!E* in E* il benessere aggregato &egrav
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