SCIENZE DELLE FINANZE
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La scienze delle finanze o economia pubblica è la disciplina economica che
studia il ruolo dello stato nelle economie di mercato. Lo stato interviene
con alcune finalità: ritiene necessario sostenere alcune spese, naturalmente
deve capire come finanziare tale spesa. ( es. scuole, ospedali, pensioni..) .
Quindi andremo a studiare i meccanismi che regolano l’intervento dello stato.
Theory of public finance (Musgrave) descrive le funzioni principali
dell’attività dello stato:
1. Allocazione delle risorse: modalità efficienti di offerta dei servizi
pubblici e di prelievo fiscale attraverso produzione pubblica e
regolamentazione di attività private, miglioramento della concorrenza e
promulgazione di incentivi e disincentivi. In che modo lo stato influenza
l’efficienza economica
2. Redistribuzione delle risorse : corregge la distribuzione delle risorse
realizzata dal mercato (es. disparità patrimoniale, disparità di reddito ,
disparità socialeindice di gini) mirando a garantire una maggiore
equità all’nterno della societa’attraverso:
Trasferimenti monetari (es. da popolazione piu ricca a meno ricca
come pensioni sociali o indennità di disoccupazione)
Offerta di servizi reali ( es. il libro per chi va a scuola elementare,
sussidi per le università )
Imposte
3. Stabilizzazione dell’economia : tentativo di evitare che l’economia
porti a eccessi negativi, e garantisce il pieno impiego di risorse disponibili
( quindi che non ci sia elevata disoccupazione) e il controllo
dell’inflazione ( oggi si cerca non piu di contenere l’inflazione come in
passa ma di far crescere e stabilizzare l’inflazione fino al livello ottimale
del 2%) attraverso:
Manovra delle spese (aumento spesa pubblica) e delle imposte
Misure che incentivano l’attività produttiva
Perche lo stato deve intervenire? Quali sono i richiami teorici che sostengono la
necessità dell’intervento dello stato? Sono quelli che fanno riferimento
all’economia del benessere: l’economia del benessere fa riferimento a due
temi: Teoria positiva: risponde a domande di carattere generale, studia i
fenomeni economici ( le motivazioni della disoccupazione ad esempio)
Teoria normativa: ha come presupposto la teoria positiva, ma studia
quali sono le politiche, i meccanismi, gli strumenti migliori per ottenere
un determinato risultato ( quindi ad esempio diminuire la
disoccupazione, le disparità etc.) e per quindi raggiungere una
situazione di ottimo sociale
L’economia pubblica si occupa sia dell’aspetto positivo che normativo, infatti
quando lo stato vuole effettuare delle scelte di tipo normativo, deve comunque
prima analizzare e studiare il fenomeno, quindi presupporre la teoria positiva.
ECONOMIA DEL BENESSERE
Gli aspetti normativi sono studiati in particolare dall’economia del
benessere:
1. è lo studio degli strumenti attraverso il quale lo stato riesce a
massimizzare il benessere collettivo
2. definisce l’ottimo sociale, ossia la quantità di beni da produrre e la
distribuzione degli stessi attraverso il quale lo stato riesce a
massimizzare il benessere collettivo
La sua funzione è quella di far raggiungere il massimo benessere attraverso
efficienza e equità.
Economia del benessere vs teoria generale dell’equilibrio economico
L’Economia del Benessere, partendo da una distribuzione iniziale delle risorse,
e accettando giudizi di valori minimali, senza quindi volerli modificare si fonda
su 3 presupposti:
principi individualistici (l’individuo è il miglior giudice di se stesso)
utilitaristici (il benessere dell’individuo è misurato sulla base delle
preferenze, dipende esclusivamente dalla quantità dei beni da egli
stesso consumati)
sul principio di ottimo paretiano.
L’Economia del Benessere ha in comune con l’Equilibrio Economico
Generale una visione utilitaristica ed individualistica, ma l’Equilibrio
Economico Generale non pone
attenzione al ruolo dello Stato, mentre l’Economia del Benessere studia il
comportamento dello Stato. Secondo l’Economia del Benessere, lo Stato è
l’aggregazione delle volontà degli individui che ne fanno parte.
Teoria generale dell’equilibrio economico: il mercato funziona in modo
tale di regolare dei prezzi e delle quantità. Tutte le funzioni che lo stato svolge
per spostarsi dall’equilibrio per ottenere risultati diversi, fanno parte
dell’economia del benessere. Quest’ultima a volte quindi si contrappone alla
teoria dell’equilibrio economico.
Se in un sistema economico sono presenti deviazioni dalla concorrenza
perfetta, ad esempio per la presenza di esternalità o di rendimenti di scala
crescenti, un intervento di politica economica che miri a correggere una di tali
distorsioni, non assicura una maggiore efficienza al sistema nel suo complesso.
L’idea di fondo dell’economia del benessere è quella che , se sono rispettate
tre condizioni di efficienza economica
1. avere una produzione efficiente (lo vediamo dal costo marginale)
2. uno scambio efficiente (utilità marginale)
3. e un efficienza complessiva (incrocio fra costo e utilità marginale)
siamo in presenza di una posizione pareto efficiente e cioè che secondo
pareto è di ottimo. una situazione in cui non è possibile, attraverso
modificazioni delle condizioni di produzione e di scambio, migliorare il
benessere di un individuo senza diminuire quello di un altro.
Per fare ciò bisogna esserci una liberalizzazione dei mercati e libera
concorrenza.
Al livello grafico la frontiera di utilità (curva) individua i punti di ottimo
paretiano(produzione efficiente, scambio efficiente, efficienza complessiva),
esistono infini punti ottimo paretiani, uno per ogni allocazione iniziale. Tutti i
punti che giacciono su questa curva sono punti di ottimo paretiano. Quindi
ho indifferenza fra A e C.
La funzione del benessere sociale: W= W(U1,U2) viene rappresentata da un
sistema di curve di indifferenza decrescenti e concave verso l’alto. Piu ci
allontaniamo dall’origine, piu è maggiore il benessere sociale. ( rappresenta
i giudizi di valore sulla distribuzione delle utilità tra i cittadini) Il punto di
ottimo sociale (C ) è dato dall’intersezione della funzione di utilità (che
individua la massima efficienza) e la piu alta delle curve di indifferenza (che
individua il piu alto benessere sociale,equità) massima equità e massima
efficienza
N.B.
OTTIMO PARETIANO EFFICIENZA NELLO SCAMBIO E PRODUZIONE. Ottimo
paretiano non implica ottimo sociale
OTTIMO SOCIALE è condizionato solo da presupposti di valore, PRINCIPI ETICI,
IDEA DI GIUSTIZIA. Ottimo sociale impilica ottimo paretiano
Primo teorema dell’economia del benessere: In perfetta concorrenza e
con mercati completi ( no esternalità, asimmetrie informative) , un
equilibrio di concorrenza perfetta , se esiste,è pareto ottimale. ( MA NON
NECESSARIAMENTE DESIDERABILE VEDI DOPO)
Quindi la principale implicazione del teorema è che , in certe condizioni, in
mercato è da solo in grado di assicurare l’efficienza in senso paretiano. In
questa visione, il ruolo dello stato è puramente residuale.
1 motivazione dell’intervento pubblico: corregere le discrasie del
mercato ( OSSIA I FALLIMENTI: MONOPOLI,ESTERNALITA’,ASIMMETRIE,
incentivare la liberalizzazione) per portarlo a una condizione di
concorrenza perfetta
Critiche al primo teorema dell’economia del benessere:
Affinche il teorema sia valido è necessario che vi sia perfetta
concorrenza e i mercati siano completi. Sono condizioni molto stringenti,
è infatti sufficiente che:
Non ci sia informazione completa
Che ci siano situazioni di mercato non concorrenziali ( monopoli,
oligopoli)
Affinche il teorema non sia piu valido.
Inoltre una situazione di equilibrio concorrenziale potrebbe essere
caratterizzata da una “sgradevole” distribuzione delle risorse, ossia, pur
rispondendo al criterio di efficienza, è possibile che un equilibrio concorrenziale
non soddisfi il criterio di equità. Infatti, il concetto di ottimo paretiano
non è necessariamente desiderabile. Ad esempio: un regime schiavistico
può raggiungere un ottimo paretiano, nel senso che si potrebbe raggiungere
una situazione in cui non è possibile migliorare la situazione di qualcuno (lo
schiavo) senza peggiorare quella di qualcun altro (il padrone). Ciò ovviamente
non vuol dire che quella sia una situazione desiderabile dal punto di vista della
organizzazione complessiva del sistema socio-economico. In altri termini, al
concetto di ottimo paretiano non è necessariamente associato un giudizio di
valore sulla desiderabilità della situazione che esso rappresenta.
Lo stato potrebbe non essere soddisfatto dell’ottimo sociale perché ci sono dei
fallimenti di mercato che determinano che il punto di equilibrio paretiano
potrebbe determinare dei livelli di salute, occupazione ecc. non adatti. Per
questo io stato devo spostarmi rispetto alla allocazione delle risorse Pareto
ottimale. Come vedremo ora, lo status quo del mondo in cui viviamo è
necessariamente costituito da una posizione di second best.
Secondo teorema dell’economia del benessere: ogni allocazione pareto
ottimale puo essere raggiunta con un equilibrio concorrenziale mediante l’uso
di imposte o trasferimenti in forma fissa.(lump sum) o attraverso una
redistribuzione “fisica” delle risorse.
Lump sum: imposta fissa non distorsiva che non puo essere condizionata
dal comportamento del cittadino, del contribuente. ( esempio: imposta
commisurata al colore degli occhi o al Quoziente intellettivo).
Per arrivare all’ottimo sociale ( massima equità e efficienza) , introduco una
lump sum, che porterà a aumentare le risorse dell’utente 1 a scapito del 2.
Quindi attraverso la lump sum sposto risorse senza provocare distorsioni di
mercato.
2 motivazione di intervento pubblico: l’intervento dello stato è
giustificato dall’ESIGENZA DI EFFETTUARE REDISTRIBUZIONI ( DELLE
RISORSE) COERENTI CON LA FUNZIONE DEL BENESSERE SOCIALE
Nella realtà non esiste il Lump sum, perche richiede informazioni troppo
elevate da parte dello stato. Quindi anziche utilizzare la lump sum utilizzo un
prelievo (proporzionale) , ossia un’imposta distorsiva, su cui quindi
interviene il comportamento del contribuente, non sarà quindi possibile
arrivare a un punto di ottimo sociale first-best (C)ma arriverò al punto B che
sicuramente non è un miglioramento paretiano rispetto al punto A ( dato che
non sta sulla funzione di utilità) , ma è un punto di benessere sociale superiore
rispetto ad A ( dato che si trova su una curva di indifferenza piu lontana).
Quindi ho meno efficienza ma piu equità (W1>W0) e quindi mi accontento
di un punto di second-best. Mi sposto quindi da un punto di first-best che non è
socialmente accettabile.
Le imposte e la regolamentazione pubblica (producono distorsioni) sono un
punto di disturbo dell’efficienza di mercato. (trade-off efficienza equità
abbandonare i punti di first-best a favore di punti second-best)
LO STATO DEVE AVVICINARSI IL PIU POSSIBILE ALLA SITUAZIONE DI
CONCORRENZA PERFETTA
Abbiamo visto come lo stato possa sacrificare parte di efficienza per avere
un’equità più desiderabile.
Non è sempre chiaro come valutare questa equità. Sulla base delle dottrine
degli ultimi anni abbiamo tre funzioni del benessere sociale:
Utilitarista , formata da Bentham. In questa funzione il benessere
collettivo viene misurato dalla somma delle utilità dei singoli
individui che la compongono
W= U1+U2 U2= W-U1
Questa concezione mira a massimizzare il benessere collettivo , trascurando il
modo in cui viene distribuito il benessere tra soggetto 1 e 2. Quindi
implicitamente, il benessere complessivo aumenta anche se aumenta solo il
benessere di chi è gia ricco ( purche il suo miglioramento sia maggiore del
danno inflitto agli altri membri della società)
Dato il grafico, ho diversi punti di indifferenza per il benessere sociale sempre
considerando il fatto che ci possa essere la stessa utilità totale ma diversa
utilità tra i diversi soggetti.
Secondo Bentham se ci spostiamo da A o B (uguali) verso C, abbiamo un
miglioramento del benessere sociale, ottenuto a danno dell’individuo 2 ma a
favore dell’individuo 1.
Se incrociamo le funzioni di Bentham con la frontiera delle utilità paretiane,
notiamo come una situazione nella quale mi trovo sulla W0, mi trovo in una
situa migliore sul punto C e ottengo un miglioramento nel punto E, di ottimo
sociale, nonostante maggioro la diseguaglianza fra individuo 1 e 2 .
Ugualitaria , il benessere collettivo è massimo quando ogni individuo
della collettività gode dello stesso livello di benessere, non devono
esserci disparità di benessere U1=U2
Dal punto B al punto A abbiamo un miglioramento del benessere sociale
mentre C e D non vengono considerati perché implicano una disparità tra il
benessere dei soggetti.
Rawlsiana, cerca di trovare una mediazione tra le due precedenti teorie
sostenendo che il benessere collettivo è massimo quando è
massimo il benessere dell’individuo che sta peggio e quindi il
benessere aumenta se viene migliorata la posizione del soggetto che sta
peggio. W=Min (Ui) i=1,2
Tra B e D non vi è una modifica poiché il soggetto 1 non peggiora le condizioni
del soggetto 2. Viene accettato come miglioramento il passaggio da A a B.
LIMITI DELL’ECONOMIA DEL BENESSERE
Se tutto funzionasse davvero come presupposto dai due teoremi dell’economia
del benessere ... al mercato sarebbe affidato il compito di realizzare un ottimo
sociale (in senso paretiano) ed allo Stato soltanto il compito (eventuale) di
utilizzare lump sum taxes per massimizzare il benessere sociale. Il mondo reale
non funzione come descritto nei due teoremi dell’economia del benessere
.... non esistono lump sum taxes
…. Nel mercato viene violata la condizione di first best: disoccupazione
.... non esiste il mercato di concorrenza perfetta
.... c’è il problema che sul mercato non si scambiano solo beni privati ma anche
beni pubblici.
Le critiche più importanti all’Economia del Benessere sono:
• l’individualismo: il bene è sempre riconducibile soltanto alla valutazione dei
singoli
• l’utilitarismo: il benessere è definito solo in termini di soddisfacimento dei
bisogni.
INTERPRETAZIONE DEL PRIMO TEOREMA
DELL’ECONOMIA DEL BENESSERE IN EQUILIBRIO
PARZIALE
I concetti di ottimo sociale possono essere formulati anche in un contesto di
equilibrio parziale, in cui si analizza l’equilibrio del mercato di un solo bene
privato (equilibrio marshalliano).
Il benessere sociale in questo contesto è definito dalla somma del surplus
del consumatore (differenza tra la disponibilità a pagare del consumatore ed il
prezzo che questi effettivamente paga per l’acquisto di un bene) e del surplus
del produttore (differenza tra l’effettivo prezzo che riesce ad ottenere dalla
vendita di un bene ed il prezzo minimo che questi sarebbe stato disposto ad
accettare).
Il surplus totale è massimizzato in concorrenza perfetta: un aumento di
prezzo, causato ad esempio da un potere di monopolio, diminuisce il surplus
totale.
Analizziamo il prezzo del bene e il bene stesso.
Abbiamo una situazione nella quale il consumatore ha un surplus uguale all’area in
azzurro.
Questo surplus rappresenta tutti i consumatori che sarebbero disposti a pagare una
somma maggiore rispetto al prezzo di equilibrio.
Dal punto di vista del produttore, si ferma al punto q* poiché il costo dell’unità
aggiunta (costo marginale) è superiore al prezzo di equilibrio quindi produrre un’unità
aggiuntiva di quel bene non converrebbe (in quanto mi costa più di quello che ricavo).
I parametri del costo medio sono dipendenti dai costi fissi (macchinari) e da quelli
variabili, Mentre i parametri del costo marginale sono dipendenti solamente dai costi
variabili (materia prima utilizzata per fare il prodotto).
Quindi il produttore avrà al prezzo p un ricavo dato da p*bqo, un costo pari a oabq e
quindi un surplus netto pari al triangolo verde.
Vogliamo capire se esiste una distorsione nel mercato (es. potere monopolistico dei
produttori) che possa produrre una modificazione del prezzo di equilibrio
concorrenziale che porta da p* a p1
Aumentando il prezzo non abbiamo una quantità ideale poiché i consumatori
diminuiscono le quantità acquistate.
A questo prezzo ho un aumento del surplus del produttore, si aggiungere l’area B del
grafico e ho una netta diminuzione del surplus del consumatore.
La somma dei surplus, nel prezzo ottimale era l’area abc mentre ora la somma dei
surplus diminuisce, abbiamo un’area C e E e dunque vi è una perdita di benessere.
La distorsione (cambiamento di prezzo e quantità) viene data dalle barriere
all’ entrata o dalla presenza di mono/oligopoli.
Quindi il prezzo di equilibrio di un mercato di concorrenza perfetta (p=cm) è coerente
con la massimizzazione del benessere dell’economia, misurato dalla somma dei
surplus dei consumatori e produttori.
La somma dei surplus massima ci sarà solo in condizione di
concorrenza perfetta
DOMANDA ESAME- lo stato può migliorare la condizione intervenendo facendo si che si
giunga ad un maggioramento della concorrenza perfetta (benessere c
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